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Economia politica o politica economica

25 Gen

Non sono trascorsi molti giorni, da quando l’ISTAT ha annunciato che il MEF aveva recuperato, sotto la gestione di Tremonti ed in soli nove mesi, un corposo 1% del debito nazionale.

Un dato che dimostra come fossero errati i parametri con cui viene stimato PIL, debito, deficit e spesa italiani da parte di Mario Monti, della finanza europea e delle agenzie di rating.
Un fatto che questo blog sostiene da tempo e che proprio la Commissione Bicamerale, non più di 10 mesi fa, aveva posto all’attenzione del parlamento e del paese, bloccando parte del Federalismo Fiscale.

Se stessimo parlando di politica economica, il discorso si fermerebbe qui: si prende atto dell’evidenza, si mette in discussione il quadro generale, si cercano exit strategies che ledano al minimo possibile le categorie di cittadini più deboli.
Purtroppo, in Europa, ormai, si tratta solo di economia politica ed il discorso rimane aperto: non si mette in discussione il quadro generale, anche dinanzi all’evidenza, se non si sono trovate delle exit strategies vantaggiose per il management e la governance.

Infatti, secondo i dogmi dell’econometria la manovra neoliberista che Monti sta attuando è contestabile non “secondo logica”, ovvero tramite evidenza, ragionamento e deduzione, ma solo se qualcuno riesce ad elaborare un modello matematico che contraddica le stime e le proiezioni dell’establishment.

Una “scienza economica” è diventata un astruso modello matematico, di cui si spera siano corretti i fondamenti …
Una disciplina che non parte più da cosa c’è ed a quanto è venduto un bene al mercato oppure da quanto denaro ha da spendere la gente e dove va effettivamente a spenderlo. … che bada solo a garantire l’osservanza dei “presupposti”, ovvero dell’eterna sopravvivenza dei “leviatani” e soprattutto della loro immutabilità.

Una “scienza” dogmatica per un’economia che è diventata talmente speculativa da aver perso ogni contatto con la realtà dei beni materiali e dei loro scambi, come direbbe Tobin, il maestro che Monti rinnega nei fatti.
D’altra parte basta sfogliare i curricula dei nostri ministri per prendere atto che tutto sono fuorchè dei tecnici: neanche un giorno di lavoro in una posizione dirigenziale esecutiva … dunque parliamo di accademici, teorici, manager, dirigenti apicali.

Questo non è un governo di “tecnici”, quelli sono un’altra cosa: mettono le cose in condizione di funzionare, evitano che la cura ammazzi il cavallo ed abbandonano le navi per ultimi ….

E così andando le cose, con i teorici della tecnica ed i santi dogmi dell’econometria, corriamo ciechi, come fossimo su di una nave da crociera impazzita, verso il disastro.

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Passera esulta, gli italiani no

22 Gen

I dati ISTAT e non solo ci raccontano, da decenni, che gli sprechi sono tutti insiti nel sistema di governance che abbiamo, sia per come viene selezionata la classe politica e l’alta dirigenza, sia per la poca attualità e funzionaità delle nostre norme, specie in sede procedurale.
Come ci raccontano, da anni e decenni, che esistono alcuni settori della società con una discreta propensione all’evesione fiscale e/o al mantenimento di posizioni di privilegio.

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Finora, il governo Monti è intervenuto su lavoratori precoci, invalidi, tassisti, avvocati, notai e farmacisti.
Difficile credere che, con buona pace dei notai, siano costoro i privilegiati.

La cosa prende una piega davvero sinistra, se andiamo a chiederci se vorremmo essere seguiti in una causa giudiziaria da un tirocinante che non ha sostenuto neanche un esame di procedura.
Come c’è da chiedersi perchè non si garantiscano, negli stessi provvedimenti, le necessarie tutele sia per gli invalidi ed i disoccupati, se parliamo di welfare, sia per i consumatori, nel caso di tassisti e avvocati.

Intanto, le liberalizzazioni che contano “per noi cittadini” non arrivano.

Parliamo dei vaucher per il sistema di istruzione, del libero ricorso a sistemi di previdenza privati, della libertà per Regioni e Comuni di edificare stadi e porticcioli, della competitività del sistema sanitario.
Come tutto tace sul fronte delle concessioni demaniali, del patrimonio immobiliare pubblico, della riduzione dei costi della politica e dello “spoil system”, del ripristino dei reati di falso in bilancio e falsa fatturazione.

Tutto chiaro, alla luce del sole e sotto gli occhi di tutti, eppure Angelino Alfano e Pierluigi Bersani quasi sbraitano in televisione il loro fermo sostegno a questa mattanza.

Resta solo da chiedersi come farà mai il ministro dello Sviluppo sulle liberalizzazioni, Corrado passera, a raccontarci che “in due mesi fatto ciò che non era stato fatto in due decenni. Tracciato il cammino per una crescita strutturale. Venerdì è stata una bella giornata, per il governo e per l’Italia” …

Leggi anche Corrado Passera, una biografia non autorizzata

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Monti ed il difetto di democrazia

22 Gen

Giusto per disilludere chi crede ancora di essere in una repubblica parlamentare, Mario Monti annuncia che è stata una faticaccia ma “abbiamo prodotto un risultato equilibrato. Meglio lasciarlo così. Anzi non si può più cambiare”.

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E’ la seconda volta in un mese, era già accaduto con le pensioni, giustificando il tutto con l’emergenza dei conti pubblici.
Sappiamo anche che così emergenza non era, dato che Tremonti aveva già recuperato circa l’1% del PIL, che lo spread non si è ripreso e che al posto delle pensioni si potevano (e si possono) risparmiare 40 cacciabombardieri F-35.

Un governo ed un sistema di poteri che pretenderebbe bellamente di ignorare che la Sicilia, da una settimana, è “all’alba di un day of rage”.

Intanto, Alfano e Bersani urlano “altolà” alla base che quasi insorge, mentre Casini gongola ed il paese (specialmente il Sud) ormai crede solo a Di Pietro, Maroni, Forza Nuova e, forse, Gianfranco Fini. E forse neanche a loro …

A quale disastro ci sta portando Mario Monti e la “strana idea” di mettere costituire un governo di programma”, composto esclusivamente da tecnici che non rispondono nè al parlamento nè agli elettori.
Non era questa la proposta di Giorgio Napolitano e non è questo, secondo il sentire di tanti, quello che la Costituzione permetterebbe.

Non è un caso che il Presidente abbia, ancora una volta, sollecitato i partiti affinchè il parlamento approvi al più preso una nuova legge elettorale.
Chissà come andrebbe se i media si associassero alla reiterata richiesta di Giorgio Napolitano …

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Per la Sicilia, per il Sud

22 Gen

La Sicilia è totalmente ferma da una settimana.
Sembra l’alba di un day of rage, quasi come due giorni prima la cacciata di Ben Alì in Tunisia.
Niente benzina, poche merci sugli scaffali di quel poco che rimane aperto, zero trasporti, gente, tanta gente per strada.
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Sigle poche, i soliti “ribelli” di destra e dei centri sociali, la mafia, se c’è, ancora non ci ha messo la faccia.

Una regione ricchissima e civile, una sorta di scrigno d’oro nel bel mezzo del Mediterraneo, ridotta da decenni e decenni alla fame da uno stato unitario, che sembra quasi che non sappia che farsene del Sud, se non fosse per le braccia ed i cervelli che hanno costruito la ricchezza di Roma e del Nord.

Come, ad esempio, l’HUB aereoportuale internazionale che dovrebbe stare in Sicilia e non a Fiumicino e ad Atene.
Oppure, come il traffico merci, che dovrebbe sbarcare tra Siracusa e Catania, per non far entrare le grandi navi e petroliere nel Tirreno.
O lo zolfo, gli agrumi ed il grano, che sono da sempre la ricchezza dell’isola, oltre al turismo, che potrebbe movimentare volumi ben superiori a quelli che viceversa beneficiano la piatta costiera adriatica.

Una Sicilia disastrata da una governance scellerata, che paga per intero il prezzo dell’assenza italiana nel Mediterraneo, del trasporto su gomma che arricchisce Torino e Bologna, di un turismo che, senza legalità, non potrà mai oltrepassare il Tevere.
Tra l’altro, una qualunque politica meridionalista avrebbe affrancato la Sicilia dall’oneroso trasporto su gomma, costruendo porti anzichè tentare il flop del ponte sullo Stretto.

E cosa fa il governo Monti? Nulla, tanto i media parlano di “protesta dei forconi” e non di società civile allo stremo.
Intanto, mentre Confindustria delegittima una protesta palesemente spontanea ed ancora relativamente pacifica, Marcegaglia chiarisce, molto inopportunamente, che è bene “lasciarli strillare” …

Speriamo che almeno il Parlamento decida di occuparsi di un forte e profondo malcontento, che potrebbe sfociare in risentimento popolare.

Anche perchè i manifestanti hanno annunciato che faranno riprendere il trasporto merci, ma confermano che la protesta in Sicilia proseguirà ”in maniera pacifica fino al 26 gennaio”, quando si terrà l’incontro tra governatore, governo e cittadini.
E dopo?

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Pensioni – Fornero, pessime idee

26 Nov

Che il Governo Monti non abbia i numeri per durare è un dubbio che inizia a serpeggiare tra gli osservatori.

Sono già troppe le “buche” che questo governo ha mostrato di non saper evitare, dal protrarsi delle scelte per i ruoli di governo minori, ma “politici”, alla quasi assenza di esposizione mediatica, ovvero di attenzione al consenso popolare.
Per non parlare delle età e delle professioni rappresentate nel governo, che mostrano una squadra vecchia e lontanissima dal mondo del lavoro e delle imprese medio-piccole, per non parlare della gente: un esecutivo che mai è stato esecutivo.

Crepe già vistose, di cui torneremo a parlare, che la proposta del ministro Fornero sulle pensioni non fa altro che confermare, deludendo profondamente le aspettative di chi aveva sperato in una vera riformatrice.

Infatti, non era difficile comprendere cosa chiedono a viva voce gli italiani: stop pensioni d’annata e privilegi, meno anziani al lavoro più spazio ai giovani, sistema contributivo per tutti.

Basterebbe, per far sentire garantiti i lavoratori italiani, legiferare che nessuna pensione possa superare lo stipendio iniziale dell’ultima/migliore professione svolta. Facile come bere un bicchier d’acqua.

Cosa offre il ministro? Più anziani al lavoro, meno spazio ai giovani, sistema contributivo solo per chi è ancora al lavoro.

In due parole, potrebbe esserci uno scarto anche del 15%  sulla pensione tra un lavoratore pensionatosi lo scorso anno ed uno che sta andando via oggi con la stessa entità contributiva.

Rieccoci con le pensioni d’annata …

L’incredibile è che la motivazione di un intervento così iniquo sia dato dal fatto che, come annuncia lo stesso ministro Fornero su La Repubblica, i “principi, che sembrano banali, sono stati spesso largamente disattesi, nel periodo preriforma, ma anche successivamente, sia con la riforma Amato (1992), sia con la riforma Dini (1995), in modo particolare con la scelta di tutelare i “diritti acquisiti” dei lavoratori meno giovani, scaricando invece sulle nuove generazioni l’onere dell’aggiustamento. E hanno continuato a essere disattesi nel periodo successivo, a ogni nuovo intervento sulla transizione.”

Ma non finisce qui: non è solo un problema di equità.

Infatti, il neoministro del Welfare sarebbe anche dell’idea di “non si può prescindere dall’abolizione delle ingiustificate posizioni di privilegio che perdurano per molte categorie difficilmente annoverabili tra i bisognosi, come i liberi professionisti con le loro casse.
E dire che eravamo tutti d’accordo, tempo fa, che nell’additare il duopolio INPS-INPDAP come l’elemento sistemico che ha messo in ginocchio il sistema pensionistico italiano, oltre a creare una commistione pericolosa tra previdenza, assistenza e politica.

Dunque, la ricetta del governo Monti per le pensioni è sostanzialmente quella di colpire “i lavoratori nati tra il 1950 e il 1962”, di fare cassa tramite l’assorbimento delle poche forme assicurative “privatistiche” esistenti.

Magari, il prossimo passo, dopo aver accorpato tutte le pensioni nell’INPS-INPDAP, sarà di trasformarli in aziende di Stato e metterli sul mercato …

Ecco il “progetto Monti” per noi più giovani di loro: niente equità, ma, soprattutto, tanto statalismo, a cui potrebbe far seguito  un’enorme cessione del sistema previdenziale, visto che siamo nelle mani di banche e sindacati.

Un’idea involutiva, visto che se i giovani in Italia avessero un sistema sbloccato, potrebbero iniziare a lavorare e versare contributi prima dei 25 anni, risolvendo il problema all’origine, e visto che, con un sistema assicurativo libero, ogni lavoratore può negoziare individualmente il proprio pensionamento.

L’avevo detto io che se non era pan cotto era pan bagnato …

(leggi anche Pensioni, quelle d’annata non si toccano e Pensioni, quel che propone Confindustria)

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Pensioni: quelle d’annata non si toccano …

24 Nov

La riforma delle pensioni «è già stata largamente fatta ma necessita di tempi più accelerati», Elsa Fornero ministro del Welfare.

Una «azione improntata a sobrietà», in nome dell’equità dice il neoministro, che «implicherà che i sacrifici imposti siano equlibrari in funzione della capacità di sopportazione dei singoli».

Non è quello che ci aspettavamo: restano intatte le pensioni d’annata e quelle d’anzianità che, non essendo su base contributiva, gravano “inspiegabilmente” sugli attuali e futuri lavoratori.

Questo è tutto quello che le generazioni nate tra il 1925 ed il 1950 hanno riservato a noi che siamo nati dopo di loro.
E’ iniziata quando avevamo ancora 15 anni, cambia poco se fossero gli Anni Settanta, Ottanta o Novanta e, dopo 20-30 anni, continua ad andare così.

Una letale e brutale corsa senza traguardo e senza vincitori: una generazione in esubero da “smaltire”.

Predatori, che ci hanno portato alla rovina arraffando tutto quello che c’era, durante il Boom economico, e che intendono continuare a farlo finchè ci sarà sangue e linfa da succhiare.

Le loro pensioni non si toccano, le nostre si.

E questa il ministro Fornero la chiama “equità”?

(Leggi anche Pensioni – Fornero, pessime idee e Pensioni, quel che propone Confindustria)

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Il rischio recessione

24 Nov

Queste le ultime dichiarazioni di Mario Monti.

Ho illustrato il programma in corso di articolazione del governo, e ho insistito nell’interesse che l’Italia ha di perseguire in modo rigoroso gli obiettivi di consolidamento della finanza pubblica, entro termini serrati, confermando l’obiettivo del pareggio di bilancio nel 2013 e in modo sostenibile.

La sostenibilità implica anche una crescita economica non inflazionistica, non alimentata dal disavanzo. Questo significa riforme strutturali.

“L’Italia ha un rilevante avanzo primario, ma deve fare sforzi particolari. Non è in discussione l’obiettivo del pareggio di bilancio, esiste un problema più generale di cosa accade se si entra in una fase recessiva.”

Fase recessiva? Eh già …

Da tempo questo blog ha richiamato l’attenzione sulla necessità di sostenere un’inflazione contenuta, a causa dell’elevato interesse sul debito, e di evitare spinte inflattive forti, derivanti da fattori speculativi,  a fronte della prevedibilissima flessione dei consumi causata da patrimoniali, nuove imposte dirette ed indirette, tassi di interesse accresciuti, incertezza riguardo lavoro, salute e pensioni.

Il rischio recessione, grazie al salasso che ci colpirà a breve, è notevole e tutto ci serve fuorchè un ulteriore downgrade dei prezzi degli immobili od ulteriore caos e tagli sui servizi pubblici.

Non è una partita tecnica però, bensì politica, visto che i piani regolatori toccano ai Comuni,  i piani di gestione sanitari alle Regioni ed il welfare e la formazione a tutti e due. Comuni e Regioni, cassate le Provincie si spera, che potrebbero, dati i precedenti, dissolvere in un mare di sprechi, cemento e prebende ciò che è congelato dal Patto di Stabilità e non solo, impoverendoci ulteriormente.

Le rassicurazioni per il governo Monti non devono arrivare solo dall’Europa, ma soprattutto dai partiti nostrani, che oltre le “amene” chiacchierate a Porta a Porta non vanno, quasi che il problema non fossero anche e principalmente loro.

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