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Decreto dignità: buone notizie

23 Ago

Il “Decreto dignità” è in vigore dal 14 luglio e contiene misure per contenere la diffusione del gioco d’azzardo tra i giovani, in particolare i minori.
In realtà le norme già esistevano, ma ai bambini arrivava la pubblicità delle scommesse tramite le sponsorizzazioni delle squadre e degli atleti del cuore.

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Dunque, il mondo del calcio è stato il primo ad essere coinvolto, con obbligo di rimuovere ogni forma di pubblicità, visto che tra l’altro veniva diffusa in orari da fascia protetta.
Tuttosport di oggi fa il punto delle ricadute economiche derivanti da mancate sponsorizzazioni da parte di agenzie di scommesse.

Ebbene, la perdita complessiva dei 15 club della nostra Serie A sponsorizzati da aziende del Betting è stata solo di 35 milioni di euro, meno del costo di un paio di calciatori di buon livello.

Insomma, è bastata un nulla per evitare che i bambini si ritrovino con la pubblicità delle scommesse appesa in cameretta bene in vista sulla maglia del calciatore preferito o, peggio, nei loro selfie con la adorata maglia addosso.

Non è poco.

Nel 2017, gli italiani hanno speso complessivamente 101,85 miliardi di euro, con una spesa di 1.697 euro pro capite per ogni adulto, ma nel 2016 sono state redistribuite vincite per 77 miliardi, cioè gli italiani hanno perso ben 19 miliardi di euro . 

Le persone che presentano forme di ludopatia in Italia, secondo un’indagine del giornale L’Espresso, sono circa 790.000. Oltre 12mila sono in cura.
Una statistica su un campione di 11.500 adolescenti dagli 11 ai 19 anni  conferma che il 14% scommette online e gioca d’azzardo in rete, il 25% si reca nei centri scommesse e nelle sale slot.
Inoltre, più della metà degli adolescenti acquista Gratta e Vinci, cioè almeno un milione di minorenni riesce ad accedere con facilità alle lotterie ad estrazione istantanea concesse dall’Agenzia Monopoli e Dogane.

C’è ancora molto da fare, ma da questo campionato la pubblicità delle scommesse non entrerà più nelle immagini ieratiche degli anfiteatri moderni e … negli occhi dei nostri figli. Meglio.

Demata

L’Italia non è un paese giovane, stabile, dinamico e credibile

27 Set

Enrico Letta – appena atterrato a Roma di ritorno da New York – la necessità di presentare agli occhi del mondo un Paese «giovane, stabile, dinamico e credibile».

Secondo fonti non verificate, la notizia ha impiegato una discreta mezz’ora per essere battuta dalle agenzie con un effetto domino a seguito del quale in Giappone e Cile è arrivata solo molte ore dopo.
La causa? Le inarrestabili crisi di risate che hanno colpito le redazioni nell’apprendere l’esortazione del premier italiano del momento.

Provate ad entrare in un ufficio pubblico, in un ministero, in uno dei tanti senati accademici, consigli superiori, Cda a controllo pubblico, segreterie nazionali di cui è cosparsa l’Italia a spese dei cittadini e ditemi voi se vedere persone giovani, dinamiche e credibili … al massimo stabilmente impegnate ad occupare la propria postazione, destabilizzando ogni altra cosa.

E, caso mai, sussistessero dubbi, basta ricorrere all’ISTAT e sbirciare i numeri relativi all’età media degli italiani e, ancor più, di quelli che vivono a Roma o nelle regioni ‘rosse’. Oppure – a proposito di credibilità – quanti dati enumerino la scarsezza di laureati tecnici o di quanti periti si siano diplomati – nell’ultimo ventennio – con voti superiori a 80/100.

Potremmo anche dare un’occhiata alla mobilità sociale nel nostro paese, per scoprire che ‘certi posti sono riservati’ e per metterci una pietra sopra a voler parlare di dinamicità.
Unica conferma riguardo la stabilità dell’Italia arriva dai dati relativi al reddito dei cittadini: in certi territori la Crisi non si è quasi vista, perchè che sono in tanti a vivere di intaccabili sussidi, discrete o laute pensioni, più prebende varie, come gli infimi valori catastali delle loro proprietà che li mettono al riparo dall’overtaxing.

L’Italia non è un paese per giovani, Mr. Enrico Letta.

Ed è da 2000 anni che Roma non è una città giovane, politicamente stabile o dinamica e – salvo per coloro che nel mondo si riconoscano nel Cattolicesimo – credibile negli impegni che prende, come documentato fin dai tempi delle Guerre Civili o dalle cronache di Tacito e tanti altri, come anche dalle vicende degli Angioini e degli Hohenstaufen e dalle scelte fatte da ortodossi e protestanti.

Ci vuole altro che una ‘lettera di intenti’ per convincere i corpi diplomatici e le elite politiche estere o le oligarchie finanziarie e le redazioni di mezzo mondo …

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Governo Letta a fine corsa?

27 Set

Ben vengano le dimissioni dei parlamentari del PdL, se fossero il risultato di una loro spontanea e indipendente decisione. E ben venga un governo PD con M5S se, finalmente, dovessimo riuscire a riformare giustizia, sanità e dirigenze apicali.
Cos’altro dire in un Paese dove anche i più blandi tentativi di ridurre le Provincie e di intaccare le super-pensioni si sono infranti per sentenza della Suprema Corte, mentre questioni essenziali per la democrazia e la nostra Costituzione sono ancora tutte lì: Porcellum, conflitto di interessi, leggi su droghe e immigrati, coppie gay e chi più ne ha più ne metta.

Vignetta di Vincino per Il Foglio

Cos’altro dire se tutti sappiamo da mesi che il capolinea del Governo Letta coincideva con il congresso del Partito Democratico e che saremmo andati a votare a febbraio per acclamare Matteo Renzi, il Berlusconi ‘quasi di sinistra’.

Lo stesso Antonio Polito, che è certamente un moderato di sinistra, scrive oggi su Corserache l’esecutivo Letta è al capolinea. Non avrebbe senso assumere altri impegni di bilancio, per evitare l’aumento dell’Iva o il ritorno dell’Imu, quando non si sa chi potrà rispettarli. In questi mesi, anche per gli errori di un governo che ha sommato invece di selezionare le pretese dei partiti, Letta non è riuscito a domare il fronte di chi voleva le elezioni a febbraio e che ha sfruttato la vicenda giudiziaria di Berlusconi per averle.

Annunciano tasse per altri 10 miliardi di euro, se il governo cadrà, e mentono, dato che ne sono già iscritti a debito circa 25 per le minori entrate derivanti da IMU, perdita del PIL e minori entrate dal gioco d’azzardo. Come se la gente possa credere a questi appelli alla ‘responsabilità’, dopo i salassi di Mario Monti, le lacrimucce di Elsa Fornero e la spesa pubblica che continua a salire.

Come se non sapessimo già che la metà degli italiani difficilmente andrà a votare e un altro quarto è ‘sempre e comunque’ di centrodestra.

Matteo Renzi, il Partito Democratico (e la CGIL) vogliono governare con la maggioranza assoluta in Parlamento e un minoranza assediata dal malcontento popolare e dalla diffidenza dei mercati? Berlusconi spera un un ultimo successo elettorale per arrivare egemone ad una rinnovata Grosse Coalizione de Noartri?

Al punto in cui siamo, che facciano pure. Noi italiani, alle urne, non ci saremo.

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Gioco d’azzardo: adesso basta!

5 Set

Gianni Letta intervistato sul canale All News Russia 24: “E’ molto importante che il governo continui a lavorare per il bene dell’Italia e degli italiani”.
Tanto che lavorano per il ‘bene’ che volevano l’apertura di nuovi centri per i giochi d’azzardo pur di ricavare 6 miliardi di gettito fiscale per continuare a foraggiare una spesa pubblica di cui poco arriva ai cittadini e troppo va alla Casta ed ai Corrotti.

Fortunatamente, la Lega Nord ha presentato al Senato un emendamento – votato ad ampia maggioranza – che vieta per i prossimi 12 mesi l’apertura di nuovi centri per i giochi d’azzardo elettronico on line e nei luoghi aperti al pubblico.

Il sottosegretario Giorgetti rimetterà la delega sui giochi. L’ex magistrato e senatore del Partito Democratico Felice Casson glissa, dichiarando che «tutto è avvenuto in un momento di grande confusione in Aula. In pratica si è trattato di un errore di votazione».
Ma è difficile parlare di ‘errore di votazione’ quando si tratta dei senatori – solitamente abbastanza esperti di iter parlamentari  – e quando i voti siano arrivati anche da Scelta Civica dal Pd e dal Pdl, oltre a Lega e M5S.

Il senatore Andrea Olivero, componente del Comitato di presidenza di Scelta Civica, ha voluto sottolineare che “oggi, per mere esigenze di cassa e con un cinismo inaccettabile, stiamo incentivando la scommessa sul nulla, che produce impoverimento, frustrazione, cancellazione del futuro. Non e’ giusto fare cassa con strumenti che sappiamo dannosi per i nostri concittadini”.

Il sottosegretario all’Economia, Alberto Giorgietti – ex Alleanza Nazionale e ritenuto da M5S ‘troppo vicino alle lobby del gioco d’azzardo – ha annunciato la restituzione della delega governativa e, giusto per non smentire le accuse dei Cinque Stelle, ha detto ai giornalisti che il documento in questione «presenta aspetti di conflitto con i diritti dei gestori che già si sono aggiudicati la concessione».
Come si siano siglate concessioni senza la piena e definitiva autorizzazione del Parlamento è davvero un mistero.

Se fin qui la storia delinea storie di degrado morale e di riscossa civica, lascia veramente attoniti un’altra precisazione del sottosegretario all’Economia riguardo il problema del ‘problema del mancato gettito per sei miliardi di euro’.

Eppure, dopo la moratoria proposta dalla Lega e approvata in Senato, il governo ha presentato – ottenendone l’approvazione a larga maggioranza – uno sconto di 1,9 miliardi per i Signori del gioco d’azzardo.
Infatti, è stata respinta una mozione el senatore Giovanni Endrizzi (M5S) che chiedeva “la cancellazione dell’articolo 14 del decreto Imu che prevede il condono per le societa’ concessionarie di slot machines” che “invece di pagare i 98 miliardi di multa, poi ‘scontati’ dalla Corte dei Conti a 2,5 miliardi, i ‘signori dell’azzardo’ grazie al Governo Letta ora dovranno restituire allo Stato solo 611 milioni di euro”.

Sul territorio italiano ci sono 400.000 macchinette e oltre 7.000 punti autorizzati, le scommesse stanno dilagando tra i giovani e distruggendo intere famiglie e caseggiati, le nostre televisioni (inclusa quella di Stato e quelle che godono di forme di sovvenzione pubblica) trasmettono in fascia protetta spot pubblicitari per incentivare le scommesse.

Inutile aspettarsi che il sottosegretario Alberto Giorgietti si dimetta. Inopportuno attendersi che l’UE intervenga con la durezza che conosciamo, se mancano sei miliardi delle scommesse ed un altro tanto per l’IMU e l’IVA incrementale.

Anche da questa vicenda una parte del nostro establishment restituisce ai cittadini un’immagine fortemente compromessa dal persistere della malizia bertoldina, sulla quale la profonda provincia italiota che tira le redini del Paese ‘da sempre’ confida per avvantaggiarsi con pannicelli caldi, mezzucci e confraternite varie.
Porte aperte a chi voglia incassare sulla dipendenza dal gioco altrui o peggio riciclare denaro sporco tramite il gioco d’azzardo, pur di mantenere sprechi e prebende pubbliche destinate ai soliti noti territori dove far arricchire ben precisi potentati sfruttando l’ingegno ed il lavoro di altri italiani, immigrati da regioni dove lo Stato, viceversa, è quasi assente.
Il caso Novara e gli F-35 ne è un modello aggiornato, lo sviluppo economico di Torino, Firenze, Roma, Bologna o Siena ne sono il rendiconto su serie storica 150ennale.

Si attendono reazioni almeno da Otto Rehn, commissario all’Economia UE, e da Papa Francesco, vescovo di Roma, città martire del gioco d’azzardo.

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Miliardi sottratti al fisco … per darli al malaffare

17 Lug

I Radicali Italiani stimano che in Italia vengano consumate circa 120 tonnellate all’anno di marjuana o hashish, con un valore al consumo di circa 10 miliardi di euro (costo medio 10 euro per grammo, (dati Huffington Post) ed una percentuale di consumatori in Italia (14,6%) pressochè identica a quella olandese e statunitense.
Se lo Stato applicasse, banalmente, un’Iva del 21%, incasserebbe 2 miliardi di euro l’anno, con minori spese per la sicurezza, le carceri ed i servizi sociali che oggi derivano dall’illegalità delle così dette ‘droghe leggere’.
Inoltre, i dati agroalimentari USA confermano che “la California è lo stato che produce la maggiore quantità assoluta di piantina da fumare, per un guadagno (illegale) che supera persino quella del grano e del frumento messi insieme” e, soprattutto, che i raccolti, nonostante la crisi, non hanno subito grosse variazioni di prezzo come invece è accaduto per i cereali.”

In poche parole, tra uso legale in Italia e possibilità di esportare marjuana a scopo medico nei tanti stati USA e nordeuropei che stanno legalizzando il settore, lo Stato italiano potrebbe beneficiare di diversi miliardi di euro annui tra tasse e proventi di monopolio, senza incrementare particolarmente il numero di consumatori, che è già uno dei più alti del pianeta, e sottraendo alle narcomafie un mercato miliardario ed un notevole fattore di attrazione verso droghe più lucrative e micidiali.

Ma c’è dell’altro.

In Italia, secondo La Repubblica, ‘lavorano’ 50-70.000 prostitute/i, che rendono mensilmente ai loro sfruttatori tra i 5.000 ed i 7.000 euro mensili: un volume di ‘affari’ superiore ai 5 miliardi di euro annui. Stando ai numeri di Spagna (300.0000) e Germania (400.000), dovrebbero essere molte di più, almeno il doppio (150.000), specialmente se volessimo tenere conto di probabili sottostime del fenomeno, come nella cattolicissima e gauchista Francia, dove le fonti ufficiali (OCRTEH) vorrebbero farci credere che in Allemagne vi sarebbero oggi solo 18-20.000 prostitute.

Sempre applicando un’Iva al 21% (ma dovremmo forse parlare di Irperf e tassa comunale?), su una base realistica di 100.000 prostitute/i, ci ritroviamo un altro paio di miliardi di  euro di minore gettito fiscale annuo, oltre a mancati contributi previdenziali per oltre 300 milioni annui.
Senza dimenticare che legalizzare la prostituzione è l’unico modo per evitare che aumentino ancora quei 10-15.000 minorenni che si prostituiscono  in Italia e per rallentare il contagio del virus dell’AIDS, che è cresciuto addirittura del 10% nel solo 2012, arrivando a 4000 nuovi casi annui, secondo fonti del Ministero della Salute.

Solo applicando l’Iva alla marjuana e alla prostituzione lo Stato italiano ricaverebbe un benefit fiscale e dei minori costi per la sicurezza e la giustizia ben superiore ai tre miliardi annui. Figuriamoci se mettessimo in conto quelli derivanti dall’occupazione nei settori agricolo, commerciale, ristorazione e intrattenimento, impiantistica ed edilizia.

A proposito, non dimentichiamo che il PIL di Las Vegas è di 90 miliardi di dollari annui con soli due milioni di abitanti ed un flusso di 40 milioni di turisti all’anno provenienti da tutto il mondo, e che, al netto dei contributi che i singoli casinò devono versare ai propri comuni, a San Remo l’utile 2012 tocca i 13 milioni, a Venezia tra i 25 e i 28 e a Saint Vincent gli undici. Più tutto quanto deriva dai prelievi fiscali sulle vincite dei songoli giocatori e dalle tasse che arrivano dal’indotto e dalle migliaia di lavoratori occupati.
Parliamo del gioco d’azzardo vero, quello che attira turismo e capitali internazionali, non quello che raschia pensioni e stipendi di tanti italiani e sul quale lo Stato lucra direttamente, come accaduto nel 2011 con oltre 13 miliardi di ‘utili’, sottratti alla produzione ed al commercio per alimentare la spesa pubblica.

In poche parole, liberalizzando prostituzione, gioco e droghe leggere, le casse pubbliche si ritroverebbero con non pochi miliardi di euro annui in maggiori entrate, mentre l’Italia guadagnerebbe non meno di 200.000 occupati e tanto spazio in meno per l’illegalità e lo sfruttamento.
Ovviamente, per realizzare almeno una sola Las Vegas da 50 miliardi di PIL annui, non basta solo liberalizzare quello che già esiste agli angoli delle nostre strade: servirebbe anche una giustizia semplice e snella (Common Law) e dei contratti di lavoro nazionali che possano essere ampiamente integrati in sede locale.

Dunque, se qualcuno fosse ancora del parere di mantenere le leggi attuali che almeno ci spiegasse il perchè, visto che parliamo di ‘costi a perdere’ e che, molto probabilmente, il volume di affari, l’occupazione e la leva fiscale potrebbero rivelarsi di gran lunga superiori alle stime di questo post.

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Senatori, deputati, multinazionali, lobbisti

20 Mag

Senatori e deputati a libro paga di multinazionali e lobbisti per cifre che andrebbero dai 1.000 ai 2.500 euro al mese, più qualche ‘fortunato’ che arriva fino a 5.000 mensili di mazzetta. Questa la denuncia di Le Iene, dopo le rivelazioni di un assistente parlamentare, protetto dal segreto.

Pietro Grasso, presidente del Senato e magistrato, esorta: «Chi sa qualcosa sui parlamentari pagati farebbe bene a denunciare questi comportamenti gravissimi». E, in effetti, la denuncia a ‘mezzo stampa’ c’è e qualche magistrato dovrebbe necessariamente aprire un inchiesta d’ufficio.

I ‘cattivi’ sarebbero, sta volta, le lobbies del tabacco e del gioco d’azzardo, che premerebbero per leggi ed emendamenti a loro favorevoli. Nulla di sorprendente, va così in tutto il mondo e spesso sono finanziamenti legali per le campagne elettorali, facilitati da leggi diverse dalla nostra sul finanziamento dei partiti.
Immediate le voci per la rapida approvazione delle norme anticorruzione, ma è la riforma dei finanziamenti ai partiti quel che serve per contrastare la concussione e l’occultamento dei finanziamenti, come è necessaria una nuova visione delle concessioni governative se si vuole risolvere a monte la questione ‘tabacchi, azzardo, accise, demanio marittimo, Equitalia, Caaf’.

Dunque, il punto non sono le eventuali lobbies del tabacco o quelle dell’azzardo – in gran parte estere, si noti bene – dato che il ‘problema’ vero è che se certi nostri parlamentari si dimostrassero ‘permeabili’ per soli 2.000 euro al mese, figuriamoci quali altre ‘lobbies’ possano esserci in grado di promettere ‘premi’ migliori, in soldoni od in carriere per figli e nepoti.

Se si accettano ‘quattro spiccioli’ per sigarette e gioco d’azzardo, quanti altri (denari, favori o ‘immunità’) potrebbero essere ‘graditi’ per tutelare gli interessi della Mafia o della Casta?

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Senza Fede (Emilio)

29 Mar

Due giorni fa, il Corriere della Sera raccontava l’inusitata storia di Emilio Fede, respinto alla cassa di una banca svizzera mentre tentava di versare “una valigiata” di contanti, sembra circa due milioni di euro.  Oggi arriva il comunicato di Mediaset che “dopo una trattativa per la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro non approdata a buon fine, Emilio Fede lascia l’azienda”.

Secondo le cronache, i responsabili della banca non avevano accettato il versamento, tenendo conto della necessità di fornire spiegazioni, presumibilmente, in relazione al procresso per concorso in bancarotta fraudolenta ed i diversi problemi avuti in precedenza con i magistrati italiani. Secondo Emilio Fede si tratta di “un falso organizzato per colpirmi e convincermi a lasciare la direzione del Tg4”.

Un abbandono che trova origine sia nell’età avanzata dei Emilio Fede (80 anni) sia, soprattutto, nel suo coinvolgimento nello scandalo Ruby Rubacuori, che vedeva una ragazzina fuggita dalla casa famiglia inserirsi nel giro delle escort, addirittura lavorando “regolarmente” in locali notturni e partecipando a “feste private” anche in sedi “istituzionali”, come le residenze del Premier.

Uno scandalo che ha lasciato aperta una sola domanda: quanti adulti “sbagliati” o distratti ha incontrato Karima El Mahroug mentre diventava Ruby Rubacuori, tra cui Emilio Fede che l’accompagnò a casa di Silvio Berlusconi?

Un pensionamento forzato che arriva dopo una trattativa durata mesi in cui Emilio Fede probabilmente sperava di diventare – come ha spiegato lui stesso – direttore editoriale dell’informazione.

E invece no: è finita con Mediaset che chiude le porte e “ringrazia per il lavoro svolto in tanti anni di collaborazione e per il contributo assicurato alla nascita dell’informazione del gruppo”.

Finalmente.

Finalmente, è finita con le notizie che puntano in un senso ed i commenti frapposti da Emilio Fede che, tra “pro e contro”, spingevano gli ascoltatori in una sola, altra o confusa, direzione.

Nessuno dimenticherà il TG4 “religiosamente” berlusconiano o “pregiudizialmente” anti-islamico ed anti-immigrazione oppure “inderogabilmente” anticomunista, come resterà indimenticabile il sospiro ispirato con cui Emilio Fede pronunciava “il nostro presidente, Silvio Berlusconi”, cosa che ha reso l’anziano giornalista famoso (ed anche un po’ “sfottuto”).

E’ la fine dell’epoca secondorepubblicana dei direttori “sudditi” del Potere, anzichè censori, e dei “lavoratori dipendenti” per un Editore, anzichè professionisti “tenuti a porre anche domande sgradite”?

No, c’è ancora Bruno Vespa ed una bella fetta di RAI …

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