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L’ombra della guerra sul prossimo G-20 in Indonesia

4 Apr

Mentre anche in Giappone esplode l’indignazione per il massacro di Bucha e le scuole lanciano una campagna di crowdfunding per i rifugiati ucraini, secondo quanto riporta Kyodo News, su 699 entità giapponesi in 10 economie, il 55% delle aziende giapponesi con sede all’estero ha avuto un impatto sulle proprie operazioni commerciali – o prevede che lo sarà – dall’invasione russa dell’Ucraina, secondo un sondaggio condotto da da Pasona Group Inc. a metà marzo.
Di questo 55% percento delle aziende con sede all’estero, il 43,2 percento ha affermato di sentire già gli effetti del conflitto, mentre il 22,7 percento ha dichiarato di aspettarsi di farlo entro un mese e il 26,8 percento entro tre mesi.

Le aziende con sede nell’unico paese europeo incluso nel sondaggio (la Francia) sono state di gran lunga le più colpite con il 92,3% che ha risposto di aver subito un impatto in qualche modo, seguita dalla Malesia con il 72,0% e da Singapore con il 66,7%. L’impatto più citato (43,2%) è stato l’aumento dei costi delle materie prime, inclusi petrolio, prodotti chimici e metalli, seguito dall’aumento dei costi logistici e dei prezzi dell’energia.

Quel che più preoccupa i giapponesi (e anche noi) è che, tra due settimane, in Indonesia si terrà il G-20 della nazioni più industrializzate con la partecipazione di Argentina, Australia, Brasile, Gran Bretagna, Canada, Cina, Francia, Germania, India, Indonesia, Italia, Giappone, Messico, Russia, Arabia Saudita, Sud Africa, Corea del Sud, Turchia, Stati Uniti ed Unione Europea.

La stampa giapponese prevede che l’Indonesia non escluderà la Russia dall’incontro, ma altri membri hanno anche espresso preoccupazione per la sua partecipazione, dopo che il presidente Joe Biden ha affermato che la Russia dovrebbe essere rimossa dal G-20 e gli Stati Uniti potrebbero non partecipare.
Ad ogni modo, I ministri delle finanze del G-20 e i governatori delle banche centrali stanno valutando la possibilità di non rilasciare una dichiarazione congiunta al termine del convegno.

Il 18 febbraio, circa una settimana prima che la Russia iniziasse il suo attacco all’Ucraina, i leader finanziari del G-20 avevano affermato – secondo Nippon.com – che “avrebbero continuato a monitorare i principali rischi globali, comprese le tensioni geopolitiche che stanno sorgendo e le vulnerabilità macroeconomiche e finanziarie”, senza citare la crisi ucraina.

Il Giappone ha aderito alle sanzioni NATO dopo quasi una settimana di pressing della Casa Bianca. Secondo quanto riportato da Ntv.co, il primo ministro Kishida Fumio conferma che il Giappone rimarrà coinvolto nei progetti di sviluppo di petrolio e gas Sakhalin-1 e Sakhalin-2 in Russia e continuerà a pagare il proprio gas naturale con valuta pregiata, ma incrementerà le sanzioni contro la Russia.

Anche il governo giapponese ha condiviso l’appello del segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres per un’indagine indipendente porti a una responsabilità effettiva e la ferma condanna delle “violazioni del diritto internazionale, come il danneggiamento dei civili”.

“Siamo profondamente scioccati e riteniamo estremamente grave che molti civili siano stati vittime in Ucraina”, ha affermato il principale portavoce del governo giapponese, il segretario capo di gabinetto Hirokazu Matsuno. “Uccidere civili innocenti è una violazione del diritto umanitario internazionale ed è assolutamente intollerabile”.

Demata

Terremoti? … un castigo divino.

22 Mar

Secondo quanto riportato da La Stampa,  ecco cosa avrebbe dichiarato Roberto De Mattei, vicepresidente del CNR, all’emittente radiofonica Radio Maria riguardo il terremoto e la catastrofe in Giappone.

Il sisma “è stato un modo per purificare”.
Le catastrofi “sono voce terribile ma paterna di Dio” e possono “essere, e sono, esigenza della giustizia divina”.
Il terremoto è un “battesimo di sofferenza”.
“Dio si serve delle grandi catastrofi per raggiungere un fine alto della sua giustizia”.

Tutto davvero molto poco scientifico.

E’ vero che parte delle frasi sono citazioni di un discorso, altrettanto inquietante, tenuto da un arcivescovo cattolico, eppure, il dott. De Mattei è all’apice di uno dei più costosi enti di ricerca del mondo: il Centro Nazionale delle Ricerche italiano.

Pensate che il dott. De Mattei si dimetterà o che verrà licenziato? Io temo proprio di no.

Fukushima, i fatti

17 Mar

Da diversi giorni, nonostante l’assedio mediatico cui siamo sottoposti, la pubblica opinione non riesce a sapere con una minima esattezza cosa stia accadendo a Fukushima.

La BBC, come da tradizione, ha pubblicato una serie di diapositive che spiegano egregiamente gli aspetti tecnici che nessuno finora è riuscito ad esporre al grande pubblico.

A partire dal 14 marzo, una serie di incendi ed esplosioni hanno danneggiato quattro dei sei reattori dell’impianto.
Guasti all’impianto di raffreddamento sono all’origine del problema.
Nelle esplosioni cegli impianti 2 e 3 hanno comportato possibili fughe di vapore radiottivo.

Infatti, all’interno di ogni reattore, il combustibile nucleare produce vapore acqueo, che, a sua volta, produce elettricità passando attraverso delle turbine.
Dopo la scossa di terremoto, le barre di controllo si sono automaticamente riposizionate per fermare la reazione nucleare e spegnare il reattore.
A quel punto, però, il sistema di raffreddamento, che fa circolare acqua per impedire il surriscaldamento, è andato in blocco a causa dei danni alle sottocentrali elettrice, causati dallo tsunami.

Così andando, buona parte dell’acqua è eaporata, lasciando scoperte le barre e si ritiene che stia fondendo il loro rivestimento con rilascio di zirconio.
Questo metallo, reagendo con il vapore, ha prodotto dei composti molto volatili, che, compressi nell’impianto di aspirazione, sono esplosi danneggiando l’edificio che contiene il reattore.
Fonti ufficiali riferiscono l’uso di acqua marina, piuttosto inusuale, e di acido borico, che inivisce la reazione nucleare.

Uno dei principali timori è che, nel reattore 2, si sia danneggiata la vasca di “soppressione” dove va a condensarsi il vapore. Se così fosse, il vapore avrebbe la diffondersi nell’aria con le sostanze radiottive che trasporta.
Ci sono anche due incendi nel reattore 4, dove le vasche di storaggio sono a  corto di acqua e dove sono conservate le barre esaurite di combustibile nucleare.

Dal 17 marzo, gli elicotteri scaricano acqua nel reattori 3 e 4 nel tentativo di colmare di nuovo di acqua le vasche semiesaurite.

Non era così difficile da spiegare, vero?