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Sciatica: cosa fare?

5 Mag

Diversi miei amici e conoscenti soffrono, come tanti, di mal di schiena. A volte lievi, a volte no. E, alcuni, si ostinano a non recarsi dal medico e preferiscono affidarsi a panacee.

Altri si ritrovano a non saper che decisione prendere, nonostante l’ortopedico od il fisiatra che li seguono anche da anni, perchè chi cura non taglia e viceversa..
Un problema non banale, dato che non c’è solo ‘quel brutto dolore’ 3-4 volte all’anno, ma la schiena si riassesta a modo suo, si logorano altri dischi, qualche callo osseo si fa vivo, l’anca e la testa del femore si consumano con rischi e dolori peggiori.

Ricordato che questo non è un sito medico e che tutti farebbero bene ad andare dal medico se ne hanno bisogno, insistendo finchè non ottengono risultati, passiamo alla ‘nostra sciatica’.

Iniziamo col dire, che il dolore alla schiena (così detta sciatica) è causato da una posizione anomala del disco intervertebrale lombospinale, che va a premere sul nervo causando infiammazione e dolore, che a loro volta contraggono la muscolatura andando a creare un potenziale circolo vizioso. La pressione del disco sul nervo sciatico (che arriva fino alla punta dei piedi) da il nome comune a questa patologia, ovvero ‘sciatica’.

L’unico modo ‘risolutivo’ è quello di riportare il disco nella giusta posizione (o asportarlo chirugicamente in toto o parte), eliminare la pressione sul nervo e l’infiammazione dolorosa, decontrarre la muscolatura che rende persistente il problema.

Cosa fare?

A livello di attività con effetto diretto sulla parte ‘criccata’:

  • Evitare il riposo troppo prolungato, che favorisce la rigidità delle articolazioni e dei muscoli. E’ meglio assumere una posizione riposante ed al possibile antalgica per 30 minuti, seguita da un esercizio fisioterapico leggero, specifico per la sciatica
  • Applicare sulla zona una borsa del ghiaccio avvolta su un panno di cotone, per diminuire sia il dolore sia l’infiammazione.
  • Seguire una mirata terapia riabilitativa volta a correggere la postura, sostenere la schiena e migliorare la flessibilità del rachide, allungare il muscolo piriforme.
  • Assumere farmaci ‘decontratturanti’, i farmaci rilassanti muscolari, come  la Ciclobenzaprina (es. Flexiban).

Per l’infiammazione (ed il dolore che ne consegue) non c’è altro da fare che assumere antinfiammatori:

  • con dolore medio-moderato: Acido acetilsalicilico (es. Aspirina, Vivin, Ac Acet, Carin); Ibuprofene (es. Brufen, Moment, Subitene);  Paracetamolo (es. Tachipirina) almeno 1 grammo per somministrazione, Nimesulide (es. Aulin N.B. in corso di ritiro e sconsigliato);
  • con dolore medio-acuto: Ketoprofene (es. Orudis N.B. non “mutuabile” salvo esenzioni); Naprossene (es. Aleve, Naprosyn, Prexan, Naprius, Synflex);  Diclofenac (es. Voltaren): disponibile sottoforma di gel, compresse gastro-resistenti, supposte o soluzione iniettabile.

C’è anche la terapia antinfiammatoria con corticosteroidi (N.B. non hanno un grande effetto se la situazione del disco è compromessa) come Prednisone (es. Deltacortene, Lodotra); Metilprednisolone (es. Solu-medrol, Advantan, Depo-Medrol, Medrol, Urbason).

Come solo antidolorifico non antinfiammatorio un farmaco tipico è la Indometacina (es. Difmetre, Indom, Liometacen).

Il tutto va eseguito sotto controllo medico e, per gli esercizi, di un fisioterapista. Evitare i preparatori atletici ed i personal trainer che non abbiano specifica formazione come riabilitatori.
Ricordate anche che, senza radiografia, un medico od un fisioterapisti esperti sono in grado – a seconda delle zone dove si irradia il dolore o, peggio, diventano insensibili – di risalire alla posizione dell’ernia discale (o spondilolisi/spondilolistesi, che in pratica sono niente altro che un’ernia lieve o una pre-ernia). Come anche ricordate che le semplici radiografie poco dicono se c’è da decidere sul caso: una risonanza magnetica e passa la paura.

Se le situazioni di dolore medio-acuto si ripetono, fare una risonanza magnetica (inutile perdere tempo con radiografie e TAC) e rivolgersi ad un medico specialista esperto in riabilitazione.
Se la situazione peggiora oppure si ripete almeno annualmente con settimane di sciatica o, comunque, se la terapia cortisonica è inefficace, non perdere tempo inutile e rivolgersi ad un neurochirurgo o a un chirurgo ortopedico specializzati in colonna vertebrale per una valutazione.

Avvertenza

Le informazioni qui riportate hanno solo un fine illustrativo: non costituiscono e non provengono né da prescrizione né da consiglio medico.

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Lezioni sospese. Ed il monte ore annuale?

13 Feb

La buriana sembra essere passata e la neve passa loscettro del disastro al ghiaccio ed al gelo.
Intanto, nei centri abitati riaprono le scuole, dopo sette o dieci giorni di sospensione della didattica.

Il sistema scolastico italiano prevede, come tutti sanno, che le classi ed i singoli alunni svolgano un determinato numero di ore, affinchè l’anno scolastico sia “valido” e si possa essere promossi od amemssi agli esami.

Parliamo di 1056 ore annue per gran parte degli istituti, di 990 per medie, elementari e buona parte dei licei, fino al minimo di 891 ore, previsto per i classici.
Ore che vengono distribuite, quasi esclusivamente, su 33 settimane annue, con frequenze che vanno dai cinque ai sei giorni alla settimana e con una durata quotidiana delle lezioni di 5-6 ore.

La norma, così come voluta dal ministro Gelmini, non prevede deroghe al numero minimo di ore svolte dalla classe e consente ai singoli alunni un massimo di una 50 di assenze annue, salvo casi eccezionali e documentati.
D’altra parte, la norma non è altro che il recepimento delle direttive e dei trattati europei: nulla da fare, dunque, se vogliamo emettere dei titoli riconosciuti all’estero.

In due parole, se il Calendario scolastico della Regione Lazio, per il 2011-12, prevedeva 210 giorni di lezione, sabati inclusi, ne restano solo 200-202 per le scuole di Roma, ad esempio, ed ancor meno per tutte quelle località dove stamane le lezioni sono rimaste sospese.

Così andando le cose, va capito cosa accadrà, nel futuro prossimo venturo, allorchè verrà a porsi il problema che, in molti comuni del Centroitalia tra cui la Capitale, la durata dell’anno scolastico potrebbe non poter contare su un numero di giorni congruo, a fronte di un diritto costituzionalmente garantito.
Dieci, quindici giorni di sospensione delle lezioni sono tanti, tantissimi, se, poi, c’è da recuperarli.

Le scuole di pensiero a riguardo sono tante e tutte affette da una qualche “difficoltà”.

Dall’ipotesi che le ore vengano svolte “in aggiunta” all’orario “normale”, per iniziativa dei dirigenti e degli organi collegiali delle scuole, senza intaccare il calendario regionale, ma stravolgendoi trasporti e obbligando i docenti ad orari eccedenti.
A quella che le singole Regioni adottino modifiche ai rispettivi calendari scolastici, azzerando le vacanze pasquali, ipotesi impraticabile per gli esiti di forte impopolarità, mentre riforme ed elezioni incombono.

Per finire alla prevedibilissima “deroga” ministeriale, magari a mezzo circolare, anzichè decreto, sollevando tutti dall’obbligo di recupero delle ore di lezione mancanti e lanciando al paese un chiaro – e pericoloso – segno di populismo … e di “benevolenza”. Il tutto  – ancor più pericolosamente – in barba all’europeismo vantato da Mario Monti in tante sedi internazionali.

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Monti alle stelle e gli italiani si arrangino

10 Feb

“L’Italia non è in uno stato in cui ha bisogno di sostegno finanziario da parte della Comunità internazionale, ma ha bisogno solamente di una migliore governance. La crescita in Italia è necessaria, non solo per ridurre il tasso di disoccupazione, ma anche per assicurare la sostenibilità dei conti”.

Mario Monti, in visita in USA, ha anche annunciato che il pacchetto sulle liberalizzazioni potrà essere approvato nel giro di due settimane ”con modifiche minimali” e che il terzo pilastro dell’azione di governo, oltre alla disciplina di bilancio e alle liberalizzazioni, “è la riforma del lavoro”.

Tagli al Welfare, eliminazione delle “protezioni” verso i piccoli imprenditori e professionisti, deregulation del lavoro: questi i “pilastri” – molto british e molto neolib – del nostro Governo.

Peccato che il popolo italiano e gli analisti tutti avessero evidenziato che il “male italiano” va ricondotto alla Casta ed agli sprechi, all’immane spesa dell’apparato pubblico, allo strapotere delle banche e delle mafie, ai sistemi di controllo e sanzione farragginosi e deboli.

Tra qualche giorno, Mario Monti ritornerà dagli USA e noi ritorneremo a chiederci – magari dopo le aste di titoli di marzo – se quello attuale è un governo tecnico, che si occupa solo di “riforme tecniche” ed ha un tempo prefissato, oppure è un governo di programma, che opera riforme politiche e che arriva fino a fine legislatura.

Differenza irrilevante, ormai? Mica tanto: un governo tecnico non ha titolo ad innalzare l’età pensionabile o ad intervenire sull’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori … e, comunque, ambedue le materie sono referendabili, con esiti scontati, almeno per quanto riguarda la riforma delle pensioni.

Intanto, mentre mezza Italia è sotto la neve, non si vede un soccorso pubblico, come anche con il Meridione al collasso, si parla solo d’altro. Inutile chiedersi quali sarebbero le priorità di un “governo di programma”, specialmente se “l’antipolitica” è al centro delle conversazioni dei cittadini comuni.
Specialmente, se il governo non ha altro da dirgli che “arrangiatevi”.

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Leggi anche Obama elogia, ma non è chiaro cosa

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Roma, l’Italia in ginocchio

7 Feb

In quanto sta avvenendo a Roma, per la neve e per le polemiche derivanti, possiamo leggere nella sua dramamticità della situazione di semiparalisi non della sola Capitale, ma del Paese tutto.
Una semiparalisi dei “poteri”, in cui si è andata ad infilare l’Italia dopo 12 anni di “sospensione secondorepubblicana” ed ulteriori sei di stallo tra Prodi bis e Berlusconi ter.

Dalle centinaia di migliaia di pendolari rimasti senza mezzi di trasporto e senza, soprattutto, informazioni, venerdì scorso, agli automobilisti ed ai trasportatori che, stessa situazione, si sono trovati dinanzi alla totale non-organizzazione.
Per non parlare dei treni metropolitani di Roma che sono andati in tilt, addirittura partendo a percorso bloccato, o della stazione Termini che era rimasta con 2-3 binari percorribili, deviando il traffico TAV su Tiburtina da cui partivano solo pochi treni verso Fara Sabina e Tivoli.
Alla Protezione Civile che invia bollettini asettici, invece di mettere un bel timbro rosso con scritto “Evidenza”, come fanno in USA, o che annuncia 35mm di acqua, che, se la temperatura è sotto lo zero, solo se, diventano 35 centimetri di neve.
All’Esercito, che andrà rimborsato a carico di tanti magri bilanci comunali, alla RAI che avrebbe potuto, ma non l’ha fatto, svolgere un ruolo di informazione diffusa, come accade normalmente, altrove ed in Italia, in caso di calamità e catastrofi.
Fino alla “follia” riportata nell’atto del 14 dicembre 2011, in cui il Campidoglio stabilisce che, per una città vasta come Roma, l’AMA (l’azienda ex municipalizzata) «per le opere di spazzaneve metterà a disposizione sei mezzi, tre pale meccaniche, una lama, due spandisale».

O, come oggi, sapere della scoperta di decine di lame dimenticate in un deposito a San Saba, o del sindaco Alemanno, che a dicembre aveva tolto all’Ama il ruolo principale nella gestione di situazioni eccezionali.
E, per dirla tutta, una capitale in ginocchio, con scuole ed uffici chiusi, non per la neve, ma per l’assenza di misure idonee, visto che da sabato c’è il sole.

Con un governo “normale” e con un’Italia che “va da qualche parte”, le cose sarebbero andate molto diversamente:

  • il Partito Democratico avrebbe dovuto chiedere le dimissioni del Sindaco, chiedendo le elezioni. Cosa che al momento non ha intenzione di fare;
  • la RAI avrebbe trasmesso sia le solite new strappalacrime “dai luoghi della tragedia” ed i talk show sarebbero stati ricolmi di rissosi politici, ben attenti a rimpallarsi barili e responsabilità;
  • qualche magistrato avrebbe aperto un fascicolo contro ignoti;
  • qualcuno (sindaci ed imprese) avrebbe reclamato lo stato di calamità e finanziamenti straordinari;
  • il premier, o chi per lui, avrebbero rassicurato i cittadini visitando i luoghi disastrati;
  • la santa stampa ci avrebbe spiegato a menadito cosa andava fatto e cosa non, chi era e chi no, dove e quando se non perchè.

Di tutto questo, nulla.
Questa è l’Italia guidata da Mario Monti.

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Roma bloccata dalla neve

3 Feb

Ore 13,40: Roma è in tilt a causa della neve  e, per il momento, ne sono caduti 50 centimetri in poche decine di minuti su Roma Nord, dove le pendenze sono anche elevate.

Il Prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro ha disposto la chiusura degli uffici pubblici dalle 14 di oggi a tutta la giornata di domani per “le avverse condizioni atmosferiche che si prevedono in miglioramento solo a partire da domenica, dovranno essere comunque garantiti i servizi d’emergenza”.

In questo momento, migliaia e migliaia di impiegati sono ancora negli uffici, colti alla sprovvista lontano dalle proprie abitazioni, come anche tanti automobilisti sono sulla strada per tornare a casa propria, tra le smisurate periferie romane o, addirittura, nella provincia.

Tutti senza informazioni, eccetto il fai da te, consultando i tweet dei romani in movimento su l’unico servizio in rempo reale attualmente funzionante, ovvero la pagina Twitter di INFOATAC.

Non è per mettere la croce ad Alemanno, l’organizzazione richiede anni ed anni, ma nessuno sa quali strade siano ancora percorribili o quali mezzi pubblici, eccetto quelli ferroviari, siano ancora in funzione.

Cose anche banali, ad esempio sapere se lungo la Nomentana i bus stiano percorrendo regolarmente la corsia a loro riservata e che “non dovrebbe” avere intralci. Oppure, quali tram e quali metro siano ancora operativi. Per non parlare delle indicazioni minime agli automobilisti, visto che affrontare la neve con il traffico in tilt.

L’unica speranza, al momento, è che la “bufera” cessi per qualche ora, prima del buio, in modo da dare il tempo alle persone di rientrare a casa.

In alternativa, nessuno sa cosa racconteranno le cronache domani riguardo quel circa mezzo milione di persone che cercherà di rientrare alla propria abitazione.

In ambedue i casi, sarebbe il caso di iniziare e chiedersi se Roma è effettivamente diventata una metropoli da 4 milioni di persone, più i pendolari, o se è solo il numero, ma non il Pil e le infrastrutture, a renderla tale.

P.S. Mentre Roma iniziava a paralizzarsi per la neve “una Smart ha bloccato il passaggio dei tram all’altezza del museo d’arte moderna, in viale delle Belle arti. La macchina è parcheggiata esattamente sulle rotaie. Il volante bloccato da una sbarra antifurto. Sul posto i carabinieri già presenti per monitarare il traffico che tramite la centrale cercano di rintracciare il proprietario.
Speriamo venga denucniato e condannato per interruzione di pubblico servizio.

Intanto, il Piano Emergenza Neve per il trasporto pubblico di Roma su disposizione della Protezione civile di Roma Capitale, diffuso dall’Agenzia per la Mobilità, la linea numero 3 dei tram è tra le linee che assicurano il servizio. Peccato che  “non ce la fa a fare la salita”, lo confermano gli autisti, e che il problema sia di vecchia data …

Secondo un comunicato di TomTom, alle ore 16, c’erano 270 chilometri di code entro il Grande Raccordo Anulare.

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Scie chimiche: pioggia o desertificazione?

23 Dic

Far piovere non è poi tanto difficile.

I primi esperimenti risalgono agli Anni ’40, quando Vincent Schaefer, nei laboratori della General Electric di Schenectady (NY), riuscì a coagulare le goccioline di acqua che compongono le nuvole, aggiungendo ghiaccio secco, ovvero anidride carbonica raffreddata.
Oggi il reagente più usato per “inseminare” le nuvole è lo ioduro di argento, una sostanza economica che viene immessa nel carburante di aerei o razzi, che poi andranno ad attraversare le nubi.
L’inseminazione può essere anche fatta con sostanze igroscopiche, come il carbonato di calcio, per far aumentare le dimensioni delle goccioline e provocarne la caduta per l’appesantimento.

«Molti ecologisti concordano sul fatto che queste tecniche, utilizzate  in molti paesi per l’irrigazione, non costituiscono una minaccia per l’ambiente o la salute delle persone, come anche il periodo di influenza attiva sulle nuvole è molto breve». (fonte BBC)

Ovviamente, questi sono interventi su scala locale, ma va ricordato che, nel 2009, la Cina Popolare intervenne su vastissima scala, alterando così il clima, ricorrendo alla pioggia artificiale per porre fine a una lunga e diffusa siccità.

Ed, infatti, la capacità di intervenire sul meteo è anche un business.
Si parla, ormai, di “ingegneria climatica”, di azoto liquido contro la nebbia, di vulcani artificiali contro il riscaldamento globale”, di “microonde contro i tornadi”, di “nuvole sintetiche”, mentre la gente è preoccupata da notizie non verificate riguardo le “scie chimiche” e presunti danni o complotti.
Non a caso, la Weather Modification Inc., azienda leader nel settore che vanta “cinquant’anni di esperienza nelle scienze atmosferiche”, ha clienti negli Stati Uniti, Canada, Messico, Argentina, Mali, Marocco, Arabia Saudita, Spagna, Grecia, India, Tailandia, Australia e Indonesia, enti governativi inclusi.

Intanto, sono tante le voci che attraversano la Rete, nel timore generale causato dal Global Warming, e che raccontano delle semisegrete tecniche che l’ingegneria climatica sta approntando e diffondendo.
Infatti, oltre alla questione delel cosiddette “scie chimiche”, tutta da verificare, si racconta di certi aeroporti, in cui si utilizzerebbe sistematicamente metodi antinebbia a base di azoto liquido, o degli esperimenti inglesi in Devonshire, che avrebbero provocato il disastroso nubifragio del 1952 con 34 morti, per non parlare dei tentativi USA, di cui si parlò già durante la guerra in Vietnam, per anticipare i monsoni e tagliar fuori i rifornimenti dei Vietcong.

D’altra parte, stante l’incrementale necessità di acqua per colture, allevamenti, industrie e persone, l’esigenza di controllarne il ciclo è un target essenziale per  la nostra società tecnologica e sovraffollata.

In Italia, è operativo, con buoni risulati per l’agricoltura e gli acquedotti, il “Progetto Pioggia”, che prevede l’inseminazione delle nubi con ioduro di argento, una tecnica utilizzata in tutto il mondo e con scarse contestazioni degli ambientalisti, dato che, come detto, si tratta di irrorazioni a bassa quota su scala locale.

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