Tag Archives: Gemma Azuni

Roma, la black list degli ‘onesti’ e i 350 milioni che non tornano

1 Set

Roma Capitale da aprile 2014 ha avviato un piano di razionalizzazione e riorganizzazione dell’azienda controllata ATAC (tram e bus) tra cui la gestione dell’eccedenza di personale amministrativo, non direttamente coinvolto nell’erogazione del servizio.

Da oggi la ‘black list’ definitiva di chi andrà in esubero o cambierà ufficio è esecutiva, ma “il numero dei dipendenti che la compongono si riduce sempre più”, come denuncia il consigliere comunale Maria Gemma Azuni.

E, tanto per capire cosa sia accaduto Roma in questi anni ai dirigenti ed ai funzionari ‘utili ma scomodi’, Gemma Azuni denuncia che “continuano ad evidenziarsi forti contraddizioni circa i criteri e le motivazioni di inserimento nella black list di lavoratori che per anzianità, carichi familiari, tipologia lavorativa e caratteristiche prettamente operative ed influenti sul buon andamento del servizio sono finiti fra gli esuberi, mentre, coloro che proprio secondo l’Azienda dovevano esservi inseriti, sembra siano, magicamente scomparsi e, quindi, graziati.”
Per non parlare “delle circa 50 consulenze d’oro che appaiono di mera facciata e costano circa due milioni di euro, le gravi irregolarità sui contratti di fornitura e manutenzione, la “Parentopoli ATAC”, con l’assunzione di persone prive delle più elementari competenze necessarie per lavorare nel campo del trasporto pubblico, assunte, peraltro, con incarichi di prestigio e stipendi altrettanto prestigiosi.”

Se questa è una delle tante emergenze irrisolte da Ignazio Marino con cui devono confrontarsi l’assessore Esposito e il prefetto Gabrielli, ce ne è un’altra – molto ‘dolorosa’ che a andrà in scadenza con il nuovo anno.

Parliamo dei 350 milioni di fondi comunali andati in fumo per compensi non dovuti ai dipendenti comunali.
Una questione scabrosa che non riguarda l’operosità dei dipendenti in questione, ma scaturisce da accordi sindacali sugli straordinari arcaici o, talvolta, extra legem (come per le tutele della salute).

A maggio scorso, Renzi ha chiarito che il Mef – pur avendo notificato il ‘danno’, non può esigerli.
Resta, però, il Consiglio di Stato (Sez. VI, 2 marzo 2009 , n. 1164), che sancisce il diritto-dovere della Pubblica Amministrazione a recuperare le somme indebitamente erogate e che la buona fede del dipendente non è di ostacolo.

Dunque, salvo ripensamenti del Mef e dei suoi ispettori /revisori, i 350 milioni in questione dovranno essere in qualche modo iscritti al Bilancio di Roma Capitale entro la fine dell’anno.  Oppure, se Roma Capitale – tra farragini e distinguo – non provvederà all’iscrizione delle somme a residuo, anno per anno finirà tutto in prescrizione (vedi Sentenza TAR Lazio 1317 del 9 febbraio 2012).

Anche se siamo nell’Anno Santo della Misericordia, sarà da vedersi cosa deciderà di fare l’on. Marco Causi, nuovo vicesindaco ed anche assessore al Bilancio nella terza Giunta Marino da pochi giorni, come lo fu dal 2001 al 2008.
Non sarà facile: è sulle ex municipalizzate e sulla gestione /spesa per personale comunale che i suoi precedessori – Daniela Morgante e Silvia Scozzese al Bilancio, Luigi Nieri come vice di Marino – hanno trovato le maggiori difficoltà.

Intanto, speriamo che l’assessore Stefano Esposito voglia vederci chiaro nella ‘black list’ dell’Atac.

Demata

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Roma: gli assurdi percorsi dell’Atac e gli ospedali irraggiungibili

6 Giu

Roma è una città di soli 2,7 milioni di abitanti, che però vivono nello spazio che – di norma – contiene 7-8 milioni di persone in una città europea (es. Londra con 1.500 kmq). Parigi, che ha 2,2 milioni di abitanti, occupa poco più di 100 kmq, Roma ne occupa oltre 1200, mentre a Madrid bastano e avanzano 600 kmq per oltre tre milioni di residenti.

Se la densità abitativa è relativamente bassa, non solo il costo manutentivo procapite schizza alle stelle, ma anche i trasporti ne risentono sia perchè in molte tratte diventano inconvenienti per i gestori sia perchè, con lo sviluppo caotico e palazzinaro di Roma, i percorsi diventano tortuosi, gli incroci improbabili, la segnaletica pubblica carente e quella privata onnipresente.

Il risultato è che tutta una serie di servizi è praticamente irraggiungibile con i mezzi pubblici da quartieri praticamente limitrofi, come dimostra Google Map.
E, nota bene, quelli nelle mappe sono tutti siti ospedalieri  dove convergono migliaia di malati al giorno con i loro accompagnatori per ambulatori e day hospital, oltre ai convegnisti e al personale commerciale e tecnico.

Verano - Borgo Sant'Angelo

EUR Ciampino

Magliana - Ifo San Gallicano

Rocca Cencia Pertini

Ottavia Sant'Andrea

Fidene-SF Neri

Montesacro Togliatti

Inquietante e scandaloso: non è possibile che aeroporti e ospedali siano così scollegati dai propri siti e bacini di riferimento.

Dalle mappe di Google sono evidenti due cose: l’impossibilità a spostarsi con i mezzi pubblici (n.b. le tempistiche non includono i tempi di attesa alla fermata) e l’enorme quantità di chilometri da perorrere facendo giri inutili.

Dunque, la faccenda riguarda anche la Regione Lazio se – guarda caso – alcuni ‘ospedali a rischio o parzialmente inutilizzati sono proprio quelli mal raggiunti dai trasporti pubblici.

Intanto, la Giunta Capitolina dovrebbe prendere atto che continuando a non intervenire nelle periferie, -non appena sarà completato il complesso del Palacongressi dell’Eur e lo stadio della A.S. Roma non molto lontano, con la pedonalizzazione rigida del centro storico – andremo a conseguire quello che già si prospetta: un’area centrale di una sessantina di chilometri quadrati destinata alla casta entro il perimetro della Roma Anni ’50, che garantisce sufficiente densità demografica per servizi pubblici adeguati, e i restanti 1200 kmq ridotti ad una sorta di sobborgo di Los Angeles, senza collegamenti, servizi a casaccio ed impattugliabile.

Un’elegante soluzione alla ‘francese’ direbbe, forse, il sindaco Ignazio Marino, come accade a Parigi, meravigliosa meta turistica e simbolo della Grandeur francese, ma anche sterminata e brutale banlieue di esistenze dimenticate.

Trasformare una caserma in abitazioni in un quartiere centrale dove le scuole o i presidi sanitari o i mercati son pochi non è un’ottima idea per il traffico e le vie, come non lo è mettere tutti in auto nelle periferie anche se c’è da comprare un litro di latte.

Soluzioni ‘migliori’?

Visto quello che racconta Google, si potrebbe iniziare almeno a considerare l’esistenza di un trasporto pubblico circolare (ndr. senza cambi) nei tre anelli esistenti (tram, anello ferroviario, GRA).

Metropolitana tra le corsie autostradali – Mexico City

Ma non solo, visto che abbiamo un sindaco cosmopolita e le ‘informatissime’ 5S al Campidoglio. Sarebbe bello risentir parlare, dopo 20 anni di sacco romano, di:

  1. Decentramento degli apparati centrali e locali (vedi Palazzo della Regione o progetto SDO), revisione dei contratti e delle mansioni per incrementare il telelavoro per i dipendenti pubblici.
  2. Decentramento ai municipi per i rapporti con cittadini, gli interventi  di attuare, la gestione del territorio
  3. Funzionalizzazione produttiva o vendita degli immobili pubblici inutilizzati tenendo conto della finalizzazione dei trasporti e della logistica

 E, a dirla tutta, come ristrutturare l’ATAC e trovare investimenti per rinnovare e ottimizzare senza privatizzarla almeno al 40% del pacchetto azionario?

P.S. Dimenticavo … quelli che vedete sono più o meno i tempi di intervento/ percorrenza delle ambulanze verso i pronti soccorsi.

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Viabilità Roma: troppi incidenti, troppe buche, troppo traffico. Dati e proposte

5 Giu

L’Istat, per il 2012, segnalava 15.782 incidenti con vittime Roma, di cui 145 mortali, con 154 decessi e 20.670 feriti. Negli scontri sono state coinvolte 246 bici. E, se  Roma erano ‘solo’ cinquantasei, nel Lazio si arrivava a ben 89 pedoni morti (15,8% su 564 in Italia) di cui un terzo stava attraversando sulle strisce pedonali.
Secondo i dati della Polizia Capitolina – solo tra gennaio e giugno 2013 – il numero totale degli incidenti con e senza vittime a Roma si attestava a 35.504 con 4.191 motocicli, 94 biciclette e 1.071 pedoni coinvolti.
Praticamente 200 incidenti al giorno registrati, otto all’ora, più quelli per i quali non viene richiesto l’intervento dei vigili.

Perchè?

Partiamo dalle famose ‘buche di Roma’, quelle derivanti da cattiva o mancata manutenzione stradale, e scopriamo che le Buche e voragini a Roma: i numeri di Codici
segnalazioni del sito http://www.voragini.it raccontano che , solo nel 2012, si sono aperte 72 nuove voragini. Nel 2008 il sindaco di Roma e i rappresentanti della fondazione Ania fornivano dati che contavano 215 buche sulle strade romane per un totale di 448 punti potenzialmente pericolosi per automobilisti e motociclisti romani.

Lo stesso Ufficio per la Conciliazione del Comune di Roma precisa che “i casi più frequenti possono riguardare incidenti causati da buche e dissesti del manto stradale di proprietà comunale, da caduta di alberi o da allagamenti determinati da tombini otturati.”
Difficile enumerare i costi che si ripercuotono sulle casse comunali, per decine di migliaia di contenziosi avviati da automobilisti e pedoni, se le sole raccomandate postali di risposta costano oltre 100mila euro all’anno. (Agenzia Dire)

D’altra parte, come fare a sostenere la spesa manutentiva di ben 5.400 km di strade  in una città di soli 2,7 milioni di abitanti, che però vivono nello spazio che – di norma – contiene 7-8 milioni di persone in una città europea (es. Londra con 1.500 kmq). Parigi, che ha 2,2 milioni di abitanti, occupa poco più di 100 kmq, Roma ne occupa oltre 1200, mentre a Madrid bastano e avanzano 600 kmq per oltre tre milioni di residenti.

Se la densità abitativa è relativamente bassa, non solo il costo manutentivo procapite schizza alle stelle, ma anche i trasporti ne risentono sia perchè in molte tratte diventano inconvenienti per i gestori sia perchè, con lo sviluppo caotico e palazzinaro di Roma, i percorsi diventano tortuosi, gli incroci improbabili, la segnaletica pubblica carente e quella privata onnipresente.

Il risultato è che tutta una serie di servizi è praticamente irraggiungibile con i mezzi pubblici da quartieri praticamente limitrofi, come dimostra Google Map.
E, nota bene, quelli nelle mappe sono tutti siti ospedalieri  dove convergono migliaia di malati al giorno con i loro accompagnatori per ambulatori e day hospital, oltre ai convegnisti e al personale commerciale e tecnico.

 

Verano - Borgo Sant'Angelo

EUR Ciampino

Magliana - Ifo San Gallicano

Rocca Cencia Pertini

Ottavia Sant'Andrea

Fidene-SF Neri

Montesacro Togliatti

EUR Ciampino

Magliana - Ifo San Gallicano

Rocca Cencia Pertini

Ottavia Sant'Andrea

Fidene-SF Neri

Inqquietante e scandaloso: non è possibile che aeroporti e ospedali siano così scollegati dai propri siti e bacini di riferimento.

Dalle mappe di Google sono evidenti due cose: l’impossibilità a spostarsi con i mezzi pubblici (n.b. le tempistiche non includono i tempi di attesa alla fermata) e l’enorme quantità di chilometri da perorrere facendo giri inutili.

Intanto, la Giunta Capitolina dovrebbe prendere atto che continuando a non intervenire nelle periferie, non appena sarà completato il complesso del Palacongressi dell’Eur e lo stadio della A.S. Roma non molto lontano, con la pedonalizzazione rigida del centro storico, andremo a conseguire quello che già si prospetta: un’area centrale di una sessantina di chilometri quadrati destinata alla casta entro il perimetro della Roma Anni ’50, che garantisce sufficiente densità demografica per servizi pubblici adeguati, e i restanti 1200 kmq ridotti ad una sorta di sobborgo di Los Angeles, senza collegamenti ed impattugliabile.

Un’elegante soluzione alla ‘francese’ direbbe, forse, il sindaco Ignazio Marino, come accade a Parigi, meravigliosa meta turistica e simbolo della Grandeur francese, ma anche sterminata e brutale banlieue di esistenze dimenticate.

Trasformare una caserma in abitazioni in un quartiere centrale dove le scuole o i presidi sanitari o i mercati son pochi non è un’ottima idea per il traffico e le vie, come non lo è mettere tutti in auto nelle periferie anche se c’è da comprare un litro di latte.

Soluzioni ‘migliori’?

Visto quello che racconta Google, si potrebbe iniziare almeno a considerare l’esistenza di un trasporto pubblico circolare (ndr. senza cambi) nei tre anelli esistenti (tram, anello ferroviario, GRA).

Metropolitana tra le corsie autostradali - Mexico City

Metropolitana tra le corsie autostradali – Mexico City

Ma non solo, visto che abbiamo un sindaco cosmopolita e le ‘informatissime’ 5S al Campidoglio. Sarebbe bello risentir parlare, dopo 20 anni di sacco romano, di:

  1. Decentramento degli apparati centrali e locali (vedi Palazzo della Regione o progetto SDO), revisione dei contratti e delle mansioni per incrementare il telelavoro per i dipendenti pubblici.
  2. Decentramento ai municipi per i rapporti con cittadini, gli interventi  di attuare, la gestione del territorio
  3. Funzionalizzazione produttiva o vendita degli immobili pubblici inutilizzati tenendo conto della finalizzazione dei trasporti e della logistica

 

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Roma: salviamo Farmacap!

14 Mar

La vicenda Farmacap – l’azienda del Comune di Roma che gestisce 44 farmacie e i servizi di Teleassistenza e Telesoccorso – è ben descritta dai commenti del capogruppo pd Francesco D’Ausilio riportati da La Repubblica.

“Siamo contrari a qualunque ipotesi di privatizzazione, l’azienda ha bisogno di un immediato rilancio con un nuovo management”. Che nell’immediato significa commissariamento. “Troppe le anomalie che odorano di truffa”

Intanto, il buco sembra sia di almeno quindici milioni di buco, si parla di ‘crediti accertati ma “inspiegabilmente” svalutati e cancellati dalla contabilità aziendale’, per non parlare delle  consulenze, affidate ad amici e parenti.

Non a caso, Gemma Azuni (SEL) si fa sentire: “Com’è stato possibile far lievitare in pochi mesi un milione di passivo, certificato dal commissario straordinario, a 10 milioni. Mi viene il sospetto che la strategia del centrodestra fosse quella di depauperare l’azienda per poi venderla a prezzi di saldo. Una cosa che con questa maggioranza non accadrà mai”.

Ma non solo, la stessa Azuni denuncia in un comunicato che “i costi di Roma Capitale per l’ospitalità nelle case di riposo sono ben più onerosi del servizio di Teleassistenza e Telesoccorso che consente di risparmiare risorse per mantenere a casa gli anziani ed è fondamentale per la prevenzione di patologie che possono intervenire e per le quali è necessario il ricovero in strutture di accoglienza.”

Il quadro – per l’ennesima volta disastroso – che ne viene è, nella sostanza, il seguente.

  1. Farmacap nasce alla fine del 1997 a seguito della trasformazione delle 29 Farmacie Comunali da servizio in economia ad Azienda Speciale. In questi anni l’Azienda ha  aperto 14 nuove sedi, per un totale, oggi, di 44 farmacie ed è prevista l’apertura di altre 4 sedi nelle zone di “Ennio Flaiano”, “Achille Vertunni”, “Camocelli” e “Castel Porziano”. Farmacap gestisce anche il Banco Farmaceutico per la raccolta dei farmaci inutilizzati o scaduti.
  2. Inoltre, l’Azienda promuove, nell’ambito delle finalità stabilite dal Consiglio Comunale, ogni possibile forma di partecipazione consultiva dei cittadini e degli utenti in ordine al funzionamento e alla erogazione dei servizi e alla loro distribuzione sul territorio, come ( fin dal 2002, con il Sindaco Veltroni) i servizi di Teleassistenza, Telecompagnia e Telemonitoraggio/Telesoccorso.
  3. Dal 2006, Farmacap ha gestito inizialmente, in via sperimentale, cinque asili nido del Comune di Roma, in regime di accreditamento e convenzionamento, e l’Azienda gestisce l’asilo aziendale “M.E. Bossi”, attivo dal 1 Settembre 2008, ubicato nel XIII Municipio, nato per soddisfare le richieste del proprio personale.

Davvero un pout pourrì …

Nel primo caso, la distribuzione dei farmaci, è piuttosto ‘arcaico’ che si debba provvedere con ben 50 farmacie ‘pubbliche’, alla stregua del ‘medico condotto’ di una volta, in una sistema che vede la concorrenza delle parafarmacie e, tra un po’, quella delle farmacie online tramite Apps sul telefonino …
E’ vero che Roma per altri 15 anni sarà una città sempre più anziana, ma proprio per questo bisogna cercare di guardare anche alle nuove generazioni e alle loro esigenze.
Se Farmacap riuscisse ad integrarsi col sistema di prescrizioni dei medici di base (cosiddette impegnative) potrebbe funzionare da hub per i recapiti a domicilio … venendo incontro a giovani (via Apps) e anziani (telefono o fax) … e trovando investimenti.

E’ così che si abbatterebbero i costi, esaltando i ricavi e i servizi offerti, mettendo Roma all’avanguardia.

Nel secondo caso, i teleservizi, è evidente che sono indispensabili e che possono essere la ‘testa di ponte’ per sviluppare il sistema di distribuzione/accesso ai farmaci.

C’è, poi, la questione degli asili nido e proprio non si comprende perchè non siano affidati ad un ente /azienda apposito, vista l’elevata specificità dei servizi offerti.

D’Ausilio chiede un ‘immediato rilancio con un nuovo management”, Azuni si oppone adepauperare l’azienda per poi venderla a prezzi di saldo”.

E la via ‘tecnica’ – un possibile piano aziendale – forse ci sarebbe …

Salviamo Farmacap!

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Ignazio Marino: blocco Roma e … i romani

27 Feb

Che Roma fosse agli sgoccioli lo sapevano tutti nella Capitale e lo si sapeva fin dal lontano gennaio 2005, quando al sindaco di Roma, Walter Veltroni, venne donato un tapiro bucato a memoria della situazione delle strade comunali, ridotte ormai a una buca continua, dopo aver praticamente rinunciato alla manutenzione stradale  mentre si sosteneva la spesa sociale e culturale.

Lo si sapeva da quel meno lontano giorno del 2008, in cui il neoeletto sindaco Alemanno denunciava ben “12 miliardi e 300 milioni di debito alla fine del mandato Veltroni”, come ebbe a ribadire più volte, mentre il debito accertato dalla agenzia di rating Standard & Poor’s ammonta a 6,9 miliardi di euro.[fonte]
E, sempre nel 2008, ben prima di Parentopoli, La Repubblica scriveva “Il bilancio dell´Ama? È da libri in tribunale. La situazione finanziaria dell´azienda della pulizia e dello smaltimenti rifiuti è più che a un passo dal collasso. Ha azzerato il capitale sociale, contravvenendo a precise norme legislative. Inoltre ha un buco di 600 milioni di conti a breve, con debiti nei confronti di banche e fornitori e sulla voragine finanziaria paga 35 milioni di interessi l´anno.
A partire da gennaio 2008 a oggi, dunque a cavallo delle due diverse amministrazioni Veltroni e Alemanno, la sua gestione arranca a colpi di anticipazioni di cassa del Campidoglio.”

Solo pochi mesi fa, Paolo Gentiloni – nel suo programma per le Primarie a Sindaco di Roma – scriveva che “Il decennio 2001-2010 ha visto la maggiore crescita demografica nell’area metropolitana di Roma in tutti i suoi tremila anni di storia. … in tempi di recessione, il super incremento demografico è anche un rischio, perché può aumentare le sacche di povertà.

L’economia di Roma e del Lazio è in grande affanno. … La grande crisi economica e finanziaria, che fino a qualche anno fa, a Roma si era sentita meno che in altre aree del Paese, oggi morde con tutta la sua ferocia. Anche perché su Roma grava il record di pressione fiscale: abbiamo l’IMU più alta d’Italia e subiamo le conseguenze del debito sanitario regionale con record negativi anche su IRAP e addizionale IRPEF.”

Dunque, Ignazio Marino sapeva in che razza di guaio andava a ficcarsi e quali aspettative andava a suscitare, nel momento in cui si candidava a sindaco di Roma. Lo sapeva nel promettere di di realizzare in quattro e quattr’otto una ‘piccola Pompei’ ai Fori Imperiali e nello spendere gli ultimi spiccioli delle esauste casse capitoline in cordoli e segnaletiche, più gli straordinari agostani per i vigili.

Pura follia che tutto potesse risolversi con quel Decreto SalvaRoma plurimiliardario, che il compagno di partito Enrico Letta ha tentato di far approvare in ogni modo, mentre Napoli e Palermo devono cavarsela da sole (ed i isindaci hanno già protestato) e mentre Lega e M5S suonano il leit motif di ‘Roma ladrona’ …

Infatti, uno dei primi passi del nuovo governo è stato annunciato dal neoministro Maria Elena Boschi rinunciando alla conversione del decreto “per l’elevato numero di emendamenti, che avrebbero potuto tenere l’Aula impegnata per 215 ore, ben oltre la scadenza del provvedimento. Il varerà però “un nuovo provvedimento, dopo una valutazione dei contenuti”, che contenga anche le norme sull’Expo e sulla Sardegna. (La Repubblica)
Il che significa che, per bene che vada, a Roma Capitale arriverà molto meno di quel miliardo e mezzo che andava ad aggregarsi  tra le diverse norme che il governo uscente non è riuscito a far approvare. E Renzi si rifiuta – per evidenti motivi – di blindare il decreto: “non gioco così la mia prima fiducia“.

Una situazione ‘da paura’ come direbbero a Roma, in cui nervi saldi e senso della cosa pubblica fanno la differenza.

Ma da Ignazio Marino, già a caldo, sono arrivate delle ‘note stonate’: “Non sto minacciando dimissioni ma voglio sapere qual è la mia job description. Non voglio fare il commissario liquidatore”.  Job description? Il sindaco che chiede cosa /come deve fare il sindaco?

“Devo essere messo nelle condizioni di governare la città. Roma non si governa in dodicesimi: se c’è bisogno di un sindaco che gestisce un bilancio della capitale d’Italia, io sono felice di esserlo perchè ho avuto l’onore di essere eletto dai cittadini. Ma se c’è bisogno di un commissario liquidatore che licenzi il personale, venda Atac e Ama, dismetta Acea e metta in cassintegrazione tutto il personale, io non sono disponibile a fare quel lavoro lì”.
E chi dovrebbe farlo se non il Sindaco eletto dai cittadini? Un commissario prefettizio? Trasformiamo Roma in Belfast?

Poche ore fa, La Repubblica ha confermato “L’ultimatum di Marino: da domenica blocco la città, la gente dovrebbe inseguire la politica con i forconi”, dimenticando di essere stato senatore dal 2006 al 2013, con il ruolo di presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sull’efficacia e l’efficienza del Servizio sanitario nazionale, che sappiamo bene tutti come va e quanto ci costa …

 “Io da domenica blocco la città. Quindi le persone dovranno attrezzarsi, fortunati i politici del palazzo che hanno le auto blu, loro potranno continuare a girare, i romani non potranno girare”. (fonte La repubblica – Mix24)

Le persone dovranno attrezzarsi? I romani non potranno girare? Incredibile, ma vero: è proprio il sindaco eletto a dirlo …
Senza considerare che il 70% circa dei romani non l’ha votato, che potrebbero essere non pochi quelli che vogliono che venda Ama, dismetta Acea e metta in cassintegrazione il personale in esubero …
Il Messaggero, pur non attaccando il sindaco, titola “Salva Roma, a rischio servizi per anziani, disabili, strade e asili: un collasso annunciato. Tutti i servizi sociali che andranno in crisi per il mancato via libera alla manovra 2014” approvata dal Consiglio Comunale, ricordiamolo, nella speranzosa ipotesi che il decreto passasse in extremis.

Davvero incredibile che – dinanzi ai debiti e dissesti accumulati dalle diverse Consigliature succedutesi al Campidoglio (ndr. non dai governi nazionali), con uno squilibrio demografico /produttivo ‘importante’ ed annunciato, nel corso di una crisi finanziaria epocale – ci si ritrovi con un sindaco che, a quasi un anno dall’elezione, ancora non ha tirato fuori un programma concreto di risanamento a breve-medio termine, in attesa di quei denari che servono per ripianare il ‘buco di 816 milioni di euro’ in scadenza e quelli che servono per iniziare la bonifica del sistema capitolino ed il rilancio della città. In due parole, un miliardo.
La Repubblica, riguardo le spese ‘vive’, precisa che “mancherebbero circa 500 milioni di euro, senza i quali non sarebbe possibile pagare gli stipendi e far funzionare l’amministrazione della città.”
E, come Il Messaggero, aggiunge due dettagli significativi, precisando che “il provvedimento in stand-by a Montecitorio permetterebbe al Comune di scaricare sulla gestione commissariale dell’Ente, una sorta di pozzo nero nel quale sono confluiti i debiti originati prima del 2008, 485 milioni di oneri in due anni 2013 e 2014. Se la Capitale dovesse accollarsi la spesa, il sindaco Ignazio Marino si troverebbe in gravi difficoltà perché il 6 dicembre scorso ha approvato il bilancio previsionale contando sul versamento di qui soldi da parte dello Stato.”

Dunque, lo Stato si è già accollato in qualche modo una decina di miliardi di euro contratti dalla Capitale – quelli di cui per anni si è lagnato il sindaco Alemanno per intenderci – e l’attuale Sindaco avrebbe presentato un bilancio previsionale fondato sui ‘fichi secchi’, come stiamo scoprendo e come già accaduto con la sua compagna di partito, l’ex ministro Carrozza, al MIUR per gli scatti stipendiali dei docenti.

Il tutto con i romani (vittime sacrificali as usual) che oltre al consueto degrado, oltre alla notoria burocrazia, oltre alla sicurezza che fa declinando, oltre alla crisi che non vede vie d’uscita nella città del pubblico impiego … i romani dovranno farsi carico del ‘blocco la città‘ deciso dal neoeletto sindaco e con loro il resto d’Italia che da Roma dipende.

“Bloccherò i bus, fortunato chi ha l’auto blu” … la Lega invoca ‘Nerone commissario’, ma qui sembra che ci siamo già …

Una capitale in ‘blocco’ per non vendere Ama, non dismettere Acea e non mettere in cassintegrazione il personale in esubero, come avvenuto altrove, il tutto dopo gli scandali di Parentopoli, di Malagrotta, eccetera eccetera?

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Roma corrotta, nazione infetta

23 Gen

Mentre la maxi operazione coordinata dalla Direzione Nazionale Antimafia è ancora in corso ed emergono enormi investimenti di denaro sporco nella Capitale Gemma Azuni – consigliere comunale di maggioranza ed esponente di punta di Sinistra Ecologia Libertà – ha diffuso un comunicato stampa in cui rivela che “nella passata consiliatura ho presentato un ordine del giorno, votato all’unanimità, per l’istituzione della Consulta Antimafie e di una Commissione di inchiesta, in seno all’Assemblea Capitolina, sul fenomeno delle infiltrazioni mafiose, rimaste entrambe lettera morta.”

Le conseguenze di tale ‘superficialità’ del Sindaco Alemanno e degli apparati capitolini che che Roma non si è dotata di un “organismo preposto alla promozione di un’attiva cultura della legalità e come strumento straordinario per aiutare il contrasto alle economie criminali, a cominciare dalla trasparenza sui beni confiscati alla mafia trasferite e da trasferire, all’Amministrazione di Roma Capitale.”

Politica, distintivi, polemiche faziose? Non sembra affatto.

Infatti, Roma Capitale non ha (ancora) un sistema di “informatizzazione e dematerializzazione dei SUAP e degli uffici entrate, per censire le autorizzazioni presenti sul territorio di Roma e consentirne un sistematico controllo” …

Non resta che chiedersi se Roma sia (ancora) in grado di svolgere il ruolo di Capitale e, soprattutto, se ne abbia davvero l’intenzione. Di sicuro, fu profetico L’Espresso, nel 1956, quando – pubblicando la prima inchiesta ‘storica’ sulla speculazione edilizia e i rapporti fra affari e politica – titolò «Capitale corrotta = Nazione infetta».
Son trascorsi quasi 60 anni e ancora la nostra Capitale non sa quanti immobili esistono, quanti sono effettivamente utilizzati e, soprattutto, quanti esercizi sono autorizzati a fronte di debiti controlli, garantendo sicurezza e igiene e pagando le dovute tasse.

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Senatori, deputati, multinazionali, lobbisti

20 Mag

Senatori e deputati a libro paga di multinazionali e lobbisti per cifre che andrebbero dai 1.000 ai 2.500 euro al mese, più qualche ‘fortunato’ che arriva fino a 5.000 mensili di mazzetta. Questa la denuncia di Le Iene, dopo le rivelazioni di un assistente parlamentare, protetto dal segreto.

Pietro Grasso, presidente del Senato e magistrato, esorta: «Chi sa qualcosa sui parlamentari pagati farebbe bene a denunciare questi comportamenti gravissimi». E, in effetti, la denuncia a ‘mezzo stampa’ c’è e qualche magistrato dovrebbe necessariamente aprire un inchiesta d’ufficio.

I ‘cattivi’ sarebbero, sta volta, le lobbies del tabacco e del gioco d’azzardo, che premerebbero per leggi ed emendamenti a loro favorevoli. Nulla di sorprendente, va così in tutto il mondo e spesso sono finanziamenti legali per le campagne elettorali, facilitati da leggi diverse dalla nostra sul finanziamento dei partiti.
Immediate le voci per la rapida approvazione delle norme anticorruzione, ma è la riforma dei finanziamenti ai partiti quel che serve per contrastare la concussione e l’occultamento dei finanziamenti, come è necessaria una nuova visione delle concessioni governative se si vuole risolvere a monte la questione ‘tabacchi, azzardo, accise, demanio marittimo, Equitalia, Caaf’.

Dunque, il punto non sono le eventuali lobbies del tabacco o quelle dell’azzardo – in gran parte estere, si noti bene – dato che il ‘problema’ vero è che se certi nostri parlamentari si dimostrassero ‘permeabili’ per soli 2.000 euro al mese, figuriamoci quali altre ‘lobbies’ possano esserci in grado di promettere ‘premi’ migliori, in soldoni od in carriere per figli e nepoti.

Se si accettano ‘quattro spiccioli’ per sigarette e gioco d’azzardo, quanti altri (denari, favori o ‘immunità’) potrebbero essere ‘graditi’ per tutelare gli interessi della Mafia o della Casta?

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