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Sondaggi elettorali: vincere non significherà governare

28 Lug

Secondo le intenzioni di voto, a 2 mesi dalle elezioni politiche 2022 del 25 settembre, rilevate dal sondaggio Swg per il Tg La7, il 25 settembre vedremo Fratelli d’Italia primo partito al 25%, ma il dato più interessante è un altro.

Quanto ‘vale’ la maggioranza uscente?
Potrebbe riproporsi a stretto giro in un Parlamento senza più premio di maggioranza, magari in primavera, dopo un inverno freddo e in crisi con i rating che incalzano?

Ebbene, secondo SWG – La7, il Pd arriva al 23,2%, la Lega cala al 12,4%, Forza Italia resiste al 7,1%, Azione/Più Europa sale al 6% e Italia Viva resta stabile al 2,9% come i Verdi si attestano al 3,6%.

Totale, senza il partito di Giuseppe Conte, 55,2%.
Aggiungendo i Cinque Stelle, previsti all’11,1%, addirittura si arriverebbe al 66,3% dei parlamentari.
Una larga maggioranza.

Questo per i collegi proporzionali, ma cosa accade in quelli uninominali?
Il patto della coalizione prevede che vada a Fratelli d’Italia il 45% dei collegi uninominali vinti dalla Destra, che corrisponde il 25-35% del totale dei seggi.
Anche in questo caso, Fratelli d’Italia finirebbero ‘sotto’ in caso di ribaltone.

Resta solo da chiedersi se alla Lega ed a Forza Italia ‘convenga’.
Basta rileggere le cronache della crisi di governo appena conclusasi per constatare che tante resistenze alle riforme del PNRR arrivavano dal Centrosinistra e dai Cinque Stelle, non più di tanto dalla Lega e da Forza Italia, che – tecnicamente – non si sono pronunciate contro Draghi, bensì astenute dopo lo strappo interno del Campo Largo PD-M5S.

In altre parole, la ‘sicurezza’ è il cavallo di battaglia di Salvini che ricorre Meloni, ma il Centrodestra di Giorgetti e Moratti rappresenta elettori che vogliono maggiore concorrenza e più efficienza pubblica, non solo nelle concessioni o nei processi che bloccano innovazione e crescita, ma anche nelle associazioni e nei progetti che fagocitano quel che serve per innovazione e crescita.

Intanto, vincendo la Destra di Meloni, potremmo ritrovarci un Centrosinistra parlamentare finalmente depurato dalle componenti populiste, tanto minoritarie quanto sussidiate.
E con questi numeri, anche senza qualche ribaltone, sembra davvero ambiziosa l’idea che – in quattro e quattr’otto – Fratelli d’Italia da ‘partito del 6% fisso’ si rivelino essere un’esperta e compatta forza di governo.

Chissà che sorprese ci riserverà il 2023.

A.G.

Berlusconi e l’OPA sui Liberali

17 Feb

Silvio Berlusconi è dal 1994 che si professa liberale, anche se prima appoggiava i Socialisti di Bettino Craxi ed anche se a tutt’oggi fa capo al Partito Popolare e non all’Alleanza Liberale.

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Decisamente fantasioso. E, adesso, ad oltre 20 anni dal 1994 ed alla veneranda età di 80 anni, si ricomincia con lo stesso disco?

Dunque, beato a chi ci crede e attenzione ai prodotti riciclati … potrebbero essere scaduti. “Oggi non avere talento non basta più” (Gore Vidal).

Intanto, prendiamo atto che sono dieci anni che i giornali scrivono sulla credibilità di Silvio Berlusconi e del suo intento liberale. Ecco alcune testate prese a caso dalla Rete.

E, dunque, prima di ventilare parole e pensieri, qualcuno può constatare l’impossibile convergenza di Forza Italia nell’Alleanza dei Liberali Europei e l’improbabile adesione degli elettori verso una minestra riscaldata?

Demata

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