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Antonio Giolitti, un pensiero attuale

5 Mag

C’erano, ieri, Giorgio Napolitano, Eugenio Scalfari e Giuliano Amato al convegno su Antonio Giolitti, ex ministro ed esponente di rilievo della sinistra, tenutosi ad un anno dalla morte a cura della Treccani e della Fondazione Lelio Basso.
Ampio e profondo l’intervento del Presidente della Repubblica, che, prendendo spunto da un non dimenticato articolo di Giolitti, ha ricordato come l’ex ministro incarnasse la definizione di Bobbio della «mitezza» come «pratica della tolleranza e del rispetto verso l’altro, senza pretese di reciprocità».
Un vero democratico, insomma, preoccupato soprattutto dall’assenza di una “alternativa” nel nostro sistema politico.

“Sono passati quindici anni, ma in quel testo c’è un tema che è ancora di attualità, e che perciò dovrebbe rileggere molte volte chi fa politica a sinistra oggi ed è, a quanto pare, all’opposizione”.
Infatti, sono rimasti senza esito i tre imperativi posti da Giolitti alla politica (di sinistra) italiana:

  1. essere capaci di esercitare l’azione di governo
  2. togliersi di dosso il sospetto di volersi insediare al potere come un’alternativa senza alternativa
  3. rendere realistico e convincente il perseguimento degli obiettivi, gli ostacoli da superare e la gradualità da adottare.

Il risultato di questa incapacità a superare gli schemi dalla Guerra Fredda, se non addirittura quelli del campanilismo municipale, è che ancora oggi l’Italia soffre di “una drastica sottovalutazione quanto di una non conoscenza della socialdemocrazia europea”, confluita in “un grave impoverimento culturale dei partiti e della loro funzione formativa”, causato da “un divorzio tra politica e cultura, di un rapporto che si è rotto, da tutte e due le parti nel corso degli ultimi dieci o venti anni”.

Proprio ieri questo blog poneva dei quesiti analoghi alle riflessioni di Giorgio Napolitano ed Eugenio Scalfari.

“Qual’è l’effettivo livello culturale dai nostri politici? Sono informati? Sono adeguati alle responsabilità ed alle decisioni che gli competono? Sono in grado di comprendere e valutare le diverse proposte che, si spera, i loro esperti avanzano?
Hanno sufficienti competenze sociali e geopolitiche per interpretare il presente ed anticipare il futuro? Sono ben riposte le speranze delle giovani generazioni?”

Evidentemente no, se dobbiamo constatare che sono del tutto inattuate ed ignorate le riflessioni di Antonio Giolitti, pubblicate in questo intervento del 1983 sulla politica energetica (ed urbanistica) del paese.

La Russa, Lukashenko e … la beata ignoranza

4 Mag

Durante la trasmissione Ballarò, che va in diretta tv sulla RAI, Ignazio La Russa viene interpellato dal conduttore  Giovanni Floris e la regia “switcha” l’inquadratura e l’audio su di lui.

Accade, però, che il ministro della Difesa, tutto preso a parlare con i suoi collaboratori,  non si accorge  nè di essere ripreso nè che il suo microfono era attivo.

Così accade che  i telespettatori possano ascoltare il ministro della Difesa che  chiede informazioni al suo collaboratore sul dittatore bielorusso con un perentorio “ma chi è ‘sto Lukashenko?”

E’ davvero inspiegabile come si possa ricoprire la carica di ministo Della Difesa senza sapere chi sia il presidente dell’Ucraina, sia perchè  la Difesa è quasi sullo stesso livello della Farnesina, come rilevanza all’estero, sia anche perchè  Berlusconi, primo ministro di La Russa, è stato molteplici volte criticato per la sua “disponibilità” verso un dittatore.

La Russa è il caso di oggi, ma non è isolato. Ad esempio, la Gelmini, che sbaglia anche una semplice percentuale.

O Bossi, che ormai non diffonde volgarità solo in diretta, ma anche a mezzo agenzia, per non parlare di Berlusconi ormai famoso nel mondo per le sue “cadute di stile”.

Qual’è l’effettivo livello culturale dai nostri politici? Sono informati? Sono adeguati alle responsabilità ed alle decisioni che gli competono? Sono in grado di comprendere e valutare le diverse proposte che, si spera, i loro esperti avanzano?

Hanno sufficienti competenze sociali e geopolitiche per interpretare il presente ed anticipare il futuro? Sono ben riposte le speranze dele giovani generazioni?

Evidentemente no.