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Eraclito, i consigli alle famiglie e gli auguri di Pasqua

18 Apr

Anni fa, le cronache locali riferirono che, tra le rovine di Paestum in Campania, alcuni turisti avevano riferito una apparizione del filosofo Eraclito, circondato da luci celestiali. 

Era il giorno di Pasquetta e si accingevano a consumare il lauto pasto a base di casatielli e rigatoni al forno, quando tutto il gruppo più o meno contemporaneamente si accorgeva della presenza di quell’uomo dal vestito strano, la barba ben tenuta che stava lì appoggiato ad un blocco con la penna in mano, tale e quale come nel dipinto di Raffaello.

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Dopo un attimo di imbarazzo per l’ospite inatteso, una piccola folla si radunava intorno all’anziano sapiente, mentre i bambini più piccoli ammiravano incuriositi il suo chitone di lino, la lunga tunica, cucita su un lato e fermata sulle spalle da fibule  che indossavano i Greci.

Poi, con la spontaneità tipica dei giovani, una ragazzina forse quindicenne dalla sagoma ‘secchiona’ disse: “Maestro, insegnaci come dobbiamo vivere”.

Eraclito si alzò in piedi e le rispose.

Ricorda innanzitutto a te stessa ed ai tuoi genitori che “il buon carattere non si forma in una settimana o un mese. È creato a poco a poco, giorno dopo giorno. È necessario uno sforzo prolungato e paziente per sviluppare un buon carattere.”

Ma ricorda anche che, da sola, “l’Erudizione non insegna ad avere intelligenza, perché in una sola cosa consiste la Sapienza: nell’intendere la Ragione che governa tutto il mondo dappertutto“.

Intanto, al gruppo di turisti si erano aggiunte altre persone ed anche alcuni vigilanti, attirati dal bagliore luminoso.
Chi appoggiato ad una colonna un po’ a distanza, chi seduto in terra ai piedi del filosofo, un ragazzotto stupefatto con la bocca aperta, una signora rimasta semiparalizzata con il Domopack in mano. Addirittura, alcuni chiassosi bambini che giocavano sugli smartphone erano improvvisamente sereni e attenti a cosa si diceva.

Dunque, il Maestro si rivolse a tutti.

“Tutti quelli che vivono sulla terra sono condannati a restare lontani dalla verità a causa della loro miserabile follia”, finchè tentano di “soddisfare il desiderio dei sensi che è di per se insaziabile”.
E’ questo il motivo per cui “le persone migliori rinunciano a tutto per un unico obiettivo, la fama dei mortali, e la maggior parte della gente si riempie come fosse bestiame.”

Adesso sapete che “per gli uomini non è meglio se tutto quanto accade come essi ambiscono“.
Perciò rammentate tutti anche che “il popolo deve vigilare per la sua legge come per le mura della città”, se vuole che “la Giustizia prevalga sui fabbricanti di menzogne e sui falsi testimoni”.

E non temete: “l’intolleranza è la patologia di ogni credo” e “la loro invidia dura sempre più a lungo della felicità di coloro che invidiano”, ma “non c’è realtà permanente ad eccezione della realtà del cambiamento; la permanenza è un’illusione dei sensi”.

Fu allora che tra quel centinaio di persone che erano talmente commosse da dimenticare persino di farsi un selfie, Eraclito disse “Niente dura, tutto – semplicemente – cambia”.
Poi, scomparve.

Per un po’ rimase un alone di luce, raccontano i testimoni, e tutti rimasero lì per un po’ senza parlare, persino i bimbi. Tutti alla ricerca di qualcosa che il grande Maestro greco aveva svelato dentro di loro.



Non sappiamo se questa sia tra le Fake News degne di entrare tra le leggende metropolitane, ma quel che disse Eraclito alle generazioni future è vero.

Buona Pasqua.

Demata

Le ‘Fake News’ che vi sorprenderanno

23 Gen

L’Italia è piena di informazioni non ‘esattamente vere’ che condizionano profondamente la pubblica opinione e, soprattutto, la percezione di cosa va e non va.

Non ci sono abbastanza soldi per la Sanità pubblica. Non vero, la Costituzione  (art. 32) “garantisce cure gratuite agli indigenti”, ma i Servizi Sanitari regionali gratuiti sono estesi  anche che ai lavoratori che – viceversa – dovrebbero (art.38)  essere “assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia”.

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Non ci sono i soldi per le pensioni. Discutibile, all’incontrario dei Servizi Sanitari, che si reggono sull’IVA e le accise sulle benzine, l’Inps incassa  premi assicurativi dal 95% dei lavoratori e questi sono pari a circa il 33% del reddito lordo  (aliquota contributiva pensionistica di finanziamento), cioè ben più  del 12% del PIL che eroga annualmente come pensioni da lavoro.

L’evasione fiscale ci dissangua. Discutibile, sarebbe più oggettivo parlare di corruzione, se almeno il 5% di tutto sembra muoversi sotto forma di ‘bustarelle’, e di lavoro nero degli immigrati, se in alcuni settori produttivi, sembra essere piuttosto diffuso, anzi  talvolta si legge di riduzione in schiavitù o di mafia.

I servizi sociali non funzionano. Discutibile, se c’è uno strato sociale che – dopo aver ricevuto casa, esenzioni, sussidi – continua a pretendere senza accettare le ‘regole’, andando a discapito delle esigenze emergenti e di quanti in condizioni di disagio.

Non vedremo la pensione neanche a 70 anni. Falso: nessuno può essere obbligato a lavorare più di tot anni nella vita. Ad esempio, chi avesse iniziato a 18 anni – Fornero o non Fornero – mantiene il diritto a pensionarsi entro il 60esimo anno d’età.

La scuola deve essere statale, lo dice la Costituzione. Non vero: è scritto solo che lo Stato può finanziare esclusivamente le proprie scuole. I Comuni e le Regioni possono imporre persino tributi per finanziare la proprie scuole o convenzionarsi con privati.

In Italia c’è carenza di operatori sanitari. Discutibile, oltre al personale pubblico andrebbe considerato il privato (dove si riversa ormai quasi il 40% della spesa sanitaria) per scoprire che – forse, in totale – sono davvero tanti.

L’Italia è il paese dei falsi invalidi. Non vero: il numero di cause che vede l’Inps soccombente per aver negato (spesso per anni) i diritti essenziali a malati gravi è di gran lunga maggiore a quello dei falsi invalidi che finiscono sulle cronache e che potrebbero essere molti meno di quelli coinvolti in frodi assicurative degli altri paesi.

Le tasse che paghiamo sono esorbitanti. Discutibile, se nelle tasse c’è anche il costo della Sanità e della Previdenza alla quale ogni lavoratore dovrebbe contribuire e beneficiare versando un premio di assicurazione.

Con il contributivo, addio pensioni. Falso: l’inconfessabile problema è che a causa della bassa e tardiva contribuzione anche il lavoro di una vita corrisponderà a rendite poco più che minime. E c’è poco da fare se nel Belpaese i titoli di studio servono per ‘cultura’, se si cerca lavoro tramite amici e parenti e si resta con mamma & papà fino a quarant’anni.

I giovani preferiscono restare degli eterni adolescenti. Discutibile, sarebbe più corretto dire che sono indotti. Perchè diventare adulti se non si possono apportare cambiamenti e non c’è mobilità sociale, in un paese ingessato ed antimeritocratico?

Gli invalidi sono depauperati a causa delle pensioni oltre i 3.000 euro mensili. Falso: le pensioni per invaldi e anziani poveri non attingono ai fondi per le pensioni dei lavoratori. Inoltre, sono le circa 80.000 che superano (di gran lunga) i 4.000 euro mensili ad essere del tutto sproporzionate rispetto ai contributi versati.

Gli stranieri delinquono più degli italiani. Falso: se una parte di noi riesce puntualmente ad evadere obblighi e pagamenti per i quali in altri paesi veniva condannato per direttissima al primo tentativo. Obblighi e pagamenti, cioè leggi.

Molti italiani delinquono per cause sociali. Falso: la qualità di vita ed il benessere – altre alle infrastrutture ed ai servizi – sono quelli di un paese avanzato e ben migliori di quelle di altre nazioni meno ricche e avanzate, come della stessa Italia degli Anni ’50, dove i tassi di criminalità e l’insicurezza della popolazione sono molto più bassi.

La Politica è marcia e non funziona. Discutibile,  se proprio noi preferiamo affidare  decine e centinaia di miliardi delle nostre tasse ad ‘eletti dal popolo’, anzichè a manager responsabili ed esperti, cioè con il criterio della ‘preferenza’ e della ‘fazione’ anzichè della ‘meritocrazia’ e del risultato.

Demata