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I candidati alle elezioni ed i conti senza l’oste

27 Apr

Il movimento dei Rocker è stato l’avanguardia mediatica dei movimenti per i diritti civili, contro la povertà, per l’ambiente, contro l’ingiustizia e la disparità. Non sono solo canzonette, è l’anima del Secolo Breve.

Un movimento che ha alle spalle produzione industriale, denari, ricerca scientifica, marketers e comunicatori, come ha metodo, miti e soluzioni in abbondanza se si vuole parlare direttamente al cuore e alla pancia della gente delle cose che interessano alla gente.

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Un movimento culturale che ha influenzato tutta la seconda metà del Novecento e tutto lo sviluppo tecnologico in cui viviamo, che puntualmente trova ‘casa’ tra i comparti tecnici della middle e della worker class: quelli che fanno funzionare tutto e che sono molto scontenti di produrre solide realtà in cambio di redditi inferiori a quelli di chi vive di parole spesso labili come un tweet.

Insomma, iniziamo col dire che ad agosto scorso non solo diventa ‘operativa’ Greta Thunberg, figlia di “una di noi”, che vogliamo un Mondo paritario, tecnologico, ambientale, esplicito, efficace, dignitoso, non sessista, cioè molto diverso da quello che ci vuole tutti ‘uguali’, ben normati, clusterizzati, genderizzati, assolutamente non assertivi e, soprattutto, non autonomi.

Poco dopo, ad ottobre scorso, un centinaio di accademici e tanti altri sottoscrivevano il manifesto di Extinction Rebellion, un movimento di disobbedienza e attivismo civili per l’ambiente e la biodiversità, che riprende le modalità di protesta del Comitato dei 100 fondato da Bertrand Russel nel 1961 contro il terrore nucleare.
Cos’altro fare, se finora la Politica non è riuscita in null’altro che eludere la questione ambientale, … dato che non ci capisce nulla e – comunque – un pianeta Terra ‘abitabile’ non è un problema che si risolve con dibattiti televisivi e/o appalti truccati.

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Insomma, in una sola settimana si è registrato un bilancio record di quasi mille arresti per i flash mobs a Londra …  bloccando il traffico in alcune delle zone più trafficate in vari modi, tra cui incollarsi – letteralmente – ai vagoni della metro della stazione di Canary Wharf o alla recinzione dell’abitazione di Jeremy Corbyn, il leader dei Laburisti.
Le azioni del gruppo, come tutte quelle dei movimenti per i diritti civili, si contraddistinguono perché gli attivisti si fanno arrestare volontariamente, senza opporre resistenza,dato che, così facendo, la protesta … proseguirà in tribunale.

Una protesta tanto pacifica quanto ‘dura’, come già hanno constatato il sindaco di Londra e il primo ministro australiano.

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Ad ogni modo, dopo l’exploit di Greta e tra le proteste di Extinction Rebellion, si arriva alle Elezioni Europee e, un mese fa, da Berlino arrivano a sorpresa i tedeschi Rammstein con un videoclip (Deutschland) dal messaggio ‘chiaro e forte’: 40 milioni di visite in un mese ed un seguito enorme in tutto il mondo ‘occidentale’, Russia, Messico e Giappone inclusi.

Infine, ieri Banksy dipingeva un nuovo murale a Marble Arch nei pressi di Hyde Park, centro nevralgico della protesta di Extinction Rebellion.

L’opera di Banski raffigura un bambino/a con in mano il simbolo del movimento, a terra una pianta che germoglia, e la scritta “Da questo momento in poi finisce la disperazione e iniziano le tattiche”.

Il problema? 
Oggi come 50 anni fa, non sono pochi coloro che hanno una discreta cultura tecnico-scientifica e che hanno la responsabilità di far funzionare produzione ed infrastrutture.
Cosa accade se non solo loro, ma anche i loro figli, si ritrovano sempre più spesso con il Mondo di Sopra che – come apre bocca – da segno di saperne poco o nulla dei problemi, dei metodi o delle soluzioni?

Dopo il report del Climate Change, arriva quello del McKinsey Global Institute: “Dodici tecnologie emergenti – tra cui Internet mobile, veicoli autonomi e genomica avanzata – hanno il potenziale per rimodellare veramente il mondo in cui viviamo e lavoriamo. I leader sia del governo sia delle imprese devono non solo sapere cosa è all’orizzonte, ma anche iniziare a prepararsi per il suo impatto.”

Chissà quanti ricordano gli Anni ’70 non solo per la Crisi del petrolio e le varie Austerity che ci furono, ma anche per quelli che credevano di poter ridurre la Politica ad una filiera di quarantenni designati, le Infrastrutture ad un sistema di mazzette e la Sicurezza a discoteche e manganelli … che tanto al resto ci pensava l’elettronica e l’Italia è a vocazione rurale e turistica …
Proprio quelli che si ritrovarono con i ragazzini in piazza e l’Europa in fiamme … per finire ‘rottamati’ trent’anni dopo dai loro stessi (ex) bamboccioni e per ritrovarsi ad invecchiare in un mondo  ‘tecnologicamente alieno’.

Quale specie organizzata può permettersi almeno due generazioni inadeguate di seguito al Potere, mentre il mondo va a rotoli, senza rischiare l’estinzione?

“Wer hoch steigt, der wird tief fallen” – da Deutschland, Rammstein – 2019 (Chi raggiunge le vette, ricadrà in abissi profondi)

Qualcuno la chiamava Nemesi.

Demata

La complicata storia del latte in Sardegna

20 Feb

Monta la protesta dei pastori sardi, a pochi giorni dalle elezioni regionali in Sardegna ed il leader di Forza Italia, Antonio Tajani, chiede se “sembra giusto che un litro di latte venga pagato meno di un caffè?”

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Sappiamo tutti che per il caffè, come tutte le ‘spezie’, le variabili che incidono sui prezzi è l’abbondanza e la qualità dei raccolti come la richiesta dei consumatori, che lo rendono oggetto di oscillazioni di prezzo di minuto in minuto,   esattamente come per le azioni in borsa, per fattori di qualità come per quelli sociali, ambientali o salutistici nei paesi di origine come per il consumatore in Italia, tra cui il costo della manodopera, i fertilizzanti e i prodotti come i pesticidi, le varie Borse Merci, Azioni o Valute, la fiscalità locale, eccetera, tra cui ovviamente anche le speculazioni inevitabili in una filiera così.

Poi, per il caffè, ci sono da aggiungere al costo della materia prima anche quello di trasporto, le oscillazioni delle valute e i dazi doganali per arrivare fino alle industrie italiane che si occupano della trasformazione dei chicchi in miscela o delle fave in cacao in polvere.

La filiera del latte in Italia è molto più semplice, essendo sorta sulle infrastrutture pubbliche del Novecento preposte a garantire una alimentazione sana e sufficiente per tutti i bambini: le ‘Centrali del Latte”. Naturalmente, essendo la Sardegna un’isola impervia, il costo di raccolta e trasporto del latte sardo è prevedibilmente maggiore di quello di una regione continentale e pianeggiante. E con costi molto maggiori che nel Terzo Mondo, trasportare via mare il latte dalla Sardegna al continente potrebbe rivelarsi più oneroso che portare caffè dall’Etiopia, a parità di peso.

Poi, va sommato il costo di questa trasformazione, nel caso del del latte in se stesso c’è la pastorizzazione  .
La densità ed il peso specifico dei due prodotti influisce sul costo di impacchettamento e trasporto agli hub ed ai depositi, tributi o accise inclusi.
Restano comparabili per numero di prodotti venduti, non per peso, i costi di marketing commerciale per la diffusione del prodotto e tutto quanto contribuisce al prezzo della miscela all’ingrosso di norma.

Nel rapportare il passaggio dalla produzione alla vendita c’è un dettaglio essenziale: il caffè viene trasformato, il latte di per se è ‘trasformato’ con la pastorizzazione e la conservazione, ma non è formaggio o mozzarella.
In altre parole, se parliamo di ‘caffè tostato, polverizzato e impacchettato’, cioè trasformato, c’è da ricordare che esiste anche la ‘trasformazione’ del latte ed è quella ad opera dell’industria casearia italiana che sembra essere florida e nota nel mondo.
Da quanti decenni che si tenta di sviluppare una filiera casearia in Sardegna, che porterebbe occupazione e valore aggiunto?

Infine, ci sono i costi della somministrazione del caffè, cioè di gestione del locale e delle stigliature, l’Iva, i tributi locali, le tasse, i costi della sicurezza sul lavoro e della raccolta rifiuti, eccetera.

Infatti, al bar un bicchiere di latte costa circa 1 euro e non circa 28 cent come se lo comprassimo al supermercato, nè 0,7 cent come se lo viene pagato all’origine (dati CLAL).

Andando alla Politica in Sardegna, da Wikipedia apprendiamo sommariamente che “alle elezioni politiche del 2018 il Partito Sardo d’Azione stringe un accordo con la Lega Nord per l’inserimento dei suoi candidati nelle liste elettorali della Lega” conquistando un seggio alla Camera e uno al Senato.
Inoltre, il leader leghista Matteo Salvini presentava il 34esimo congresso del PSd’Az a Cagliari insieme al candidato a Governatore regionale, Christian Solinas.

In altre parole, sembra proprio che gli Autonomisti sardi hanno scelto in larga parte di transitare nella Lega (o comunque nel Centrodestra).  Infatti, gli ultimi sondaggi di Swg danno il candidato del centrodestra in testa con una forbice compresa tra il 33 e il 37%.

L’oppositore è Massimo Zedda, sindaco di Cagliari del Partito Democratico in coalizione con +Europa-Centro democratico e molte liste civiche, che è stimato invece fra al 27-33%, mentre Desogus del M5S è staccato nei sondaggi tra il 22 e il 26%, anche se il Movimento sostiene la protesta dei pastori.

Vale la pena di sapere, infatti, che la vicenda inizia con il pasticcio tutto sardo della Associazione Regionale Allevatori, che doveva solo riformare l’Art.9 dello Statuto ed è pervenuta sorprendentemente ad una sorta di trasferimento di tutte le funzioni amministrativo-contabili verso una società consortile con sede fuori dalla Sardegna.
Oggi, l’ARA Sardegna è stata messa in liquidazione ed è dall’inizio del 2018 che migliaia di allevatori sardi chiedono chiarezza alla Regione, dato che rischiano di perdere 37 milioni di euro annui che arrivano dal contributo a fondo perduto europeo sul Benessere Animale e sono rimasti senza servizi pubblici d’assistenza tecnica alle aziende agricole.

E’ ancora possibile un testa a testa tra Solinas e Zedda, ma la filiera del latte sembra essere la chiave del successo del Centrodestra, almeno delle promesse di Salvini, visto l’insuccesso della uscente Giunta regionale a guida PD.

Lo sviluppo caseario ad elevata qualità sembra restare un fattore di qualità del Centrosinistra, che da anni doveva sostenerlo con più coraggio, se  il direttore di Coldiretti Sardegna, Luca Saba, conferma il problema di ricavi infimi da parte dei pastori legati alla ‘trasformazione’ e successiva ‘distribuzione’, invitando “i trasformatori dare un segnale concreto e immediato proponendo un prezzo di acconto più alto”.

Del resto, in Sardegna come altrove, ognuno è portatore del proprio male, specialmente se questo ‘male’ si chiama ‘resistenza al cambiamento’, cioè decrescita.

Demata

Milton Friedman, assistenza e previdenza: fu solo un problema di traduzione in italiano?

20 Feb

Forse, Milton Friedman avrebbe votato a favore del Reddito di cittadinanza e, chissà, contro la Quota 100, ma a condizione – assoluta e preliminare – di riformare l’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale.

Ricordiamo che il famoso Nobel per l’Economia nei suoi interventi si riferisce sempre al sistema statunitense in cui Welfare e Social Security sono programmi diversi, ambedue finalizzati a fornire reddito a chi ne è bisognoso.

La Social Security equivale ai Contributi che tutti i lavoratori versano per tutta la vita alla Pubblica Amministrazione, in cambio della garanzia di sussidi di previdenza o ai superstiti.
Il Welfare, viceversa, è finanziato dalla leva fiscale (Tasse) e riguarda i residenti poveri, anziani o disabili, oltre ai lavoratori che non possono esercitare un proficuo lavoro per una malattia grave.

Semplificando, la Social Security equivale ad una Previdenza pubblica obbligatoria per i lavoratori e il Welfare ad una sorta di Assistenza pubblica universale. Vengono spesso confuse perchè non di rado la medesima Pubblica Amministrazione sovraintende ad ambedue i programmi.

Questa sovrapposizione (percepita o reale che sia non solo negli USA), ha causato quello che fin dagli Anni ’70 viene chiamato il ‘pasticcio del Welfare’ e che … noi italiani siamo riusciti dal 1974 e ad oggi a complicare in modo esemplare, viste le competenze dell’Inps, delle Regioni, del Ministero per la Salute e pure quello del Lavoro, senza dimenticare i Comuni e gli Enti o l’onnipresente Ministero dell’Economia e delle Finanze, che, in pratica, … attingono tutte al Debito Pubblico.
E non è che in Francia stiano messi molto meglio, in termini di competenze incerte e/o sovrapposte.

Infatti, Milton Friedman – nonostante sia stato il maggiore studioso di questa ‘dinamica’ etica, sociale e finanziaria, ricevendo un premio Nobel – non sembra sia stato tradotto in francese, mentre buona parte delle traduzioni italiane risalgono ad almeno quarant’anni fa, cioè a quando le sue idee vennero alla ribalta con l’avvento di Margaret Hilda Thatcher, mentre ancora c’era la Guerra Fredda.

Traduzioni, dunque, che sarebbe opportuno verificare oggi, senza lo ‘spirito di fazione’ e le ‘strilla’ di quell’epoca.

Ecco come potrebbe essere tradotto oggi Milton Friedman in lingua italiana, senza il rischio di generare gli equivoci che hanno condizionato l’Informazione e la Politica negli Anni ’70.

“Sono favorevole a tagliare le Tasse in qualsiasi circostanza e con qualsiasi pretesto, per qualsiasi motivo, ogni volta che è possibile. Il motivo è perché credo che il problema centrale non siano le Tasse, il grande problema è quanto si consuma (spending), cioè la Spesa.

La domanda è: “Come contenere i Consumi dell’Amministrazione (government)?”

I consumi dell’Amministrazione pubblica ora ammontano a quasi il 40% del reddito nazionale, senza contare le spese indirette mediante regolamenti e cose simili. Se le si includono, si arriva a circa la metà. Il vero pericolo da affrontare è che quella cifra aumenterà e aumenterà.

Io credo che l’unico modo efficace per contenere questa cifra è quello di contenere l’ammontare della rendita fiscale (income) che ha l’Amministrazione.
Il metodo per farlo è tagliare le Tasse.

La diffusa insoddisfazione nei confronti del programma di assistenza pubblica – con il cosiddetto “pasticcio del Welfare” – ha prodotto numerose proposte di riforma drastica, tra cui gli interventi presidenziali al Piano di Assistenza Familiare.
D’altra parte, l’attrazione acritica (complacency) per la sicurezza sociale si riflette nella pressione per estenderla ancora oltre.

Il mio atteggiamento nei confronti dei due programmi è quasi al rovescio (ndr. cioè possibilista verso il Welfare e antagonista verso la Previdenza obbligatoria).

Per quanto il pasticcio del Welfare sia nocivo, almeno l’assistenza pubblica va principalmente alle persone bisognose che hanno un reddito inferiore rispetto alle persone che pagano le tasse per finanziare i pagamenti.
Il Welfare (system) ha ampiamente (badly) bisogno di riforme, ma al momento esso assolve ad una funzione sociale essenziale. Sembra impossibile eliminarla subito, anche se la sua eliminazione dovrebbe essere il nostro obiettivo a lungo termine.
(ndr. Come vedremo più avanti lo scopo è sostenere il reddito (e il GDP cioè il PIL) per limitare la Povertà e per trasferire l’Assistenza fiscalmente detraibile alla Charity delle Fondazioni)

All’opposto, la Sicurezza Sociale (ndr. Previdenza obbligatoria) combina un Contributo altamente regressivo con benefici ampiamente indiscriminati e, nell’effetto generale, probabilmente ridistribuisce i redditi da persone a reddito inferiore o superiore. Credo che non assolva ad alcuna funzione sociale essenziale.
Gli impegni esistenti rendono impossibile eliminarla da un giorno all’altro, ma dovrebbero essere liquidati e risolti il prima possibile.

Io credo che un programma in grado di dare reddito alle persone, di finanziarle, dovrebbe avere la possibilità di essere testato. Un programma di questo tipo sarebbe molto meno costoso di quelli che abbiamo ora e potrebbe funzionare meglio nell’aiutare le persone.

Abbiamo una responsabilità verso il contribuente e non solo per le persone povere. La persona che paga le tasse ha tutto il diritto di richiedere, se paga le tasse per aiutare qualcuno, che ci sia qualche evidenza che quella persona ha bisogno di aiuto. 

Direi che la nazione non può essere generosa con nessuno. Solo le persone possono essere generose.
La generosità è un tratto umano, individuale, non un tratto collettivo.

Nessuna generosità (ndr. generosity = prodigalità) è implicita nell’imporre tasse a qualcuno, per aiutare qualcun altro.
Non è questa la generosità
(ndr. generosity = liberalità).”

Dunque, l’idea di Milton Friedman (se letto in lingua inglese e conoscendo il sistema statunitense) era quella di una società nel suo intimo attenta alla Coesione Sociale e sensibile all’Assistenza di chi ne ha bisogno, che interviene senza prodigalità, cioè la generosità acritica, ingiusta verso chi versa le risorse per l’Amministrazione, e che riconosce ed agevola la liberalità, cioè la vera solidarietà intesa come impegno individuale per uno scopo collettivo.

Soprattutto, per Milton Friedman l’Assistenza pubblica era – a chiare lettere – un esigenza intriseca alla Società umana e, comunque, da assolvere tramite il Pubblico, finchè necessario. Viceversa, non lo era la Previdenza obbligatoria, essendo tali “contributi previdenziali” una sorta di tassazione recessiva e potenzialmente iniqua, rispetto ai “versamenti al sistema assicurativo” ed alle ‘detraibilità fiscali’.

Noi, in Italia, tra Prima, Seconda e attuale Terza Repubblica abbiamo fatto e stiamo continuando a fare esattamente il contrario, vero? Anche adesso procedendo con la Quota 100 e il Reddito di cittadinanza senza ristrutturare l’Inps e con pochi poteri nazionali sulle Regioni, esattamente come nel 1974 con le Mutue e le Casse.
Sarà per questo che il Debito cresce, il Pubblico arranca e gli italiani in un modo o nell’altro sono insoddisfatti e preoccupati?

Demata

(Nota bene: è consentita Libertà di copiare, distribuire o trasmettere questa traduzione a condizione di menzionare il Traduttore. E’ negata la Libertà di riadattare questa traduzione)

—-

Testo originale in inglese

I am in favor of cutting taxes under any circumstances and for any excuse, for any reason, whenever it’s possible.

The reason I am is because I believe the big problem is not taxes, the big problem is spending.

The question is, “How do you hold down government spending?”
Government spending now amounts to close to 40% of national income not counting indirect spending through regulation and the like.

If you include that, you get up to roughly half. The real danger we face is that number will creep up and up and up.

The only effective way I think to hold it down, is to hold down the amount of income the government has.
The way to do that is to cut taxes.

Widespread dissatisfaction with the public assistance program — with the so-called welfare mess — has produced numerous proposals for drastic reform, including the President’s proposed Family Assistance Plan now before the Congress. On the other hand, general complacency about social security is reflected in pressure to expand it still farther.

My own attitude toward the two programs is almost the reverse. Bad as the welfare mess is, at least public assistance does go mainly to needy persons who are at lower income levels than the persons paying the taxes to finance the payments. The system badly needs reform but, at the moment, it serves an essential social function. It seems impossible to eliminate it promptly, even though its elimination should be our long-term objective.
On the other hand, social security combines a highly regressive tax with largely indiscriminate benefits and, in overall effect, probably redistributes income from lower to higher income persons. I believe that it serves no essential social function. Existing commitments make it impossible to eliminate it overnight, but it should be unwound and terminated as soon as possible.

I believe that a program which is going to give income to people, which is going to give funds to people, should have a means test. I believe we have a responsibility to the taxpayer and not only to poor people.

I believe that the person who pays taxes has every right to require that, if he pays the taxes in order to help somebody, there be some evidence that that person needs help.

A program of that kind would be vastly less expensive than the ones we’ve now got. It would do a better job of helping people. In my view, the task of people like Mr. Cohen and myself is not to speculate about what people will do if they don’t have leadership but to try to provide leadership in order to obtain the kind of good program that would achieve our objectives.

I would argue that the nation can’t be generous to anyone. Only people can be generous. Generosity is a human, individual trait, not a collective trait. There is no generosity involved in my imposing taxes on you to help him. That is not generosity.

Matteo Salvini: l’uomo ‘nero’ dell’Italia sulla stampa mondiale?

28 Gen

Non solo i grandi editori europei, ma anche le agenzie USA o i giornali di nicchia ed i ‘fogli’ commerciali parlano molto dell’Italia ed al centro dell’attenzione c’è Matteo Salvini.

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Andando ai contenuti, il ‘tormentone’ è sempre lo stesso.

Me Mola Madrid (Spagna): Il leader della Lega affronta un’accusa di rapimentoIl Tribunale dei ministri di Catania ha chiesto l’autorizzazione al Senato (il leader di estrema destra Lega è senatore per la Calabria meridionale) per accusare il ministro di “sequestro di persona persone aggravate “, perché credono che, “abusando dei suoi poteri, privò ​​della libertà” 177 immigrati, che alla fine toccarono terra dopo cinque giorni di navigazione e altri cinque giorni di blocco al porto. I magistrati ritengono che quelle persone furono trattenute senza giustificati motivi e in condizioni fisiche e psicologiche critiche”.

Challenges (Francia): Matteo Salvini testa di ponte delle grandi manovre di nazionalisti e dei sovranisti in tutto il continenteMatteo Salvini, ministro degli Interni e leader della Lega – formazione con ‘accento’ fascista – guarda ad Oriente per rafforzare le sue alleanze. Dopo Viktor Orban, l’ultra-conservatore Primo Ministro ungherese, che ha ricevuto a Milano il 28 agosto, si è incontrato il 9 gennaio con il polacco Jaroslaw Kaczynski, leader del Presidente del Partito per il Diritto e la Giustizia“, … di destra cattolica ultraconservatrice, al punto da  paragonare l’estensione dei diritti civili in Europa ad una «malattia» da cui  difendersi.

The Spectator, (Regno Unito): La Gran Bretagna si è disamorata dell’Italia, così come gli italiani “Gli italiani erano la nazionalità che tutti volevano copiare. Non più, l’Italia non ama più se stessa. Costantemente risulta come una delle nazioni più infelici in Europa  e questo ha messo radici ancor prima della piaga della disoccupazione giovanile, che attualmente si attesta al 31,9 per cento. L’Italia ha anche la più alta percentuale di bambini tra i 15 e i 24 anni non impegnati nell’istruzione, nell’impiego o nella formazione. È difficile dare una svolta a “bella figura” (un concetto italiano che significa “essere ben visti in società”). 

E questa è una delle fotografie che mandano in giro i giornali parigini …

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Matteo Salvini – foto Le Parisien

MR East (Danimarca): Salvini chiude il secondo centro migratorio italiano a Roma “Secondo i media italiani, la decisione ha incontrato proteste, anche da parte del sindaco della città di Castelnuovo di Porto, dove si trova il centro. I bambini vanno a scuola qui e ora devono lasciare il villaggio. I giovani migranti hanno iniziato la loro integrazione qui e non sanno dove andare, dice il sindaco Riccardo Travaglini.”

Wikipedia (DE): Global Compact per una migrazione sicura, ordinata e regolare “Italia si è astenuta all’Assemblea generale delle Nazioni Unite il 19 dicembre 2018 (ndr. non aderendo formalmente al Patto per la gestione delle migrazioni dell’ONU, che non è vincolante come un trattato). Il vero capo del governo è Salvini, come si è scoperto di nuovo, con il recente cambiamento di rotta l’Italia continua a perdere credibilità “

AP News (USA): Un ministro italiano snobba l’olocausto dei migranti  “Il leader del partito della Lega, Matteo Salvini, ha twittato una preghiera sulla Giornata internazionale della memoria dell’Olocausto per “milioni di vittime del nazismo”, così che “la follia omicida non si ripete”.  Salvini, che  si rifiuta di lasciare che le navi di soccorso private portino in Italia i migranti soccorsi nel Mar Mediterraneo, ha anche usato la funzione religiosa di domenica per difendere la posizione del suo governo contro il permesso di ingresso ai migranti.”

Die Welt, Germania: Come la Destra italiana deporta nella criminalità i migranti I migranti sono sbattuti per strada. Il ministro dell’Interno Salvini sgombera le case dei rifugiati  e mette in numero imprecisato di migranti per strada senza una nuova casa. Un aumento della prostituzione e della criminalità ben prevedibile. Senza un permesso di soggiorno temporaneo nessuno affitterà loro un appartamento. Senza una residenza non otterranno il permesso di soggiorno e non troveranno in lavoro, che a sua volta è necessario per soggiornare.”

Dalla varietà delle testate consultate, gli aspetti che inquietano l’opinione pubblica (cioè i cittadini) delle altre nazioni sono chiari: l’Italia si avvia a ripetere gli incidenti e l’autarchia voluti da Benito Mussolini?
Noi italiani non ci crediamo, noi sappiamo che il Presidente del Consiglio è l’avvocato Giuseppe Conte, ma agli stranieri il dubbio sta venendo …

Demata

Sant’Antonio da Padova: un promemoria per gli elettori italiani

27 Gen

340px-antoniuspaduaSant’Antonio da Padova è ancora uomo dei nostri tempi, che ha utili insegnamenti da dare ai cristiani ed agli uomini di buona volontà. Fu un uomo che visse rapidamente e morì giovane e famoso a 35 anni, come tanti “eroi” moderni, venendo proclamato santo immediatamente, come tante ‘icone’ moderne.

Infatti, ancora ventenne, era già noto per la sua oratoria e il suo approccio umano (marketing, come diremmo oggi?), come riporta un cronista dell’epoca, il francese Giovanni Rigauldt: «gli uomini di lettere ammiravano in lui l’acutezza dell’ingegno e la bella eloquenza (…) Calibrava il suo dire a seconda delle persone, così che l’errante abbandonava la strada sbagliata, il peccatore si sentiva pentito e mutato, il buono era stimolato a migliorare, nessuno, insomma, si allontanava malcontento
E già a 30 anni, le sua capacità organizzative (project management, come diremmo oggi?) l’avevano reso ministro provinciale  dell’Ordine dei Francescani per l’Italia centro- settentrionale, dove – ieri come oggi – erano diffusi gli scontri tra i clan familiari dei ‘nuovi ricchi’, i potenti e i notabili  per il proprio tornaconto si disinteressavano delle popolazioni  che avrebbero avuto l’incarico di guidare e proteggere. “Cani muti“, come li chiamava il Santo.  

Un uomo dei nostri tempi, che ha ancora molto dai dire ai cristiani, specialmente riguardo i “cittadini”, le “istituzioni” ed le loro interrelazioni, cioè la Politica e l’Economia secondo la Morale cattolica.

«La natura ci genera poveri, nudi si viene al mondo, nudi si muore. È stata la malizia che ha creato la ricchezza e chi brama diventare ricco inciampa nella trappola tesa dal demonio.»

Dunque, un «Lago di miseria e di lurido fango è il mondo.
Il lago è una massa d’acqua che ristagna e non defluisce. Le acque corrotte del mondo sono superbia, lussuria, bramosia di denaro, e mai defluiscono, anzi di giorno in giorno s’accresce il loro livello.»

Infatti, «Quando prosperità mondane e piaceri ti arridono, non lasciarti incantare, non prenderne diletto; entrano in noi blandamente, ma quando li abbiamo dentro ci mordono come serpenti.»

«Razza maledetta, sono cresciuti forti e innumerevoli sulla terra, e hanno denti di leone. L’usuraio non rispetta né il Signore, né gli uomini; ha i denti sempre in moto, intento a rapinare, maciullare e inghiottire i beni dei poveri, degli orfani e delle vedove…

E guarda che mani osano fare elemosina, mani grondanti del sangue dei poveri.
Vi sono usurai che esercitano la loro professione di nascosto; altri apertamente, ma non in grande stile, onde sembrare misericordiosi; altri, infine, perfidi, disperati, lo sono apertissimamente e fanno il loro mestiere alla luce del sole.»

E voi, amministratori di uomini e risorse, «Abbiate in orrore il denaro, rovina principale della nostra professione e perfezione; sapendo di dover dare il buon esempio agli altri, non si permetta alcun abuso in fatto di denaro.

Siate uomini capaci di consolare gli afflitti, perché è l’ultimo rifugio dei tribolati, onde evitare che, venendo a mancare i rimedi per guarire, gli infermi non cadano nella disperazione.
Per piegare i protervi alla mansuetudine non si vergogni di umiliare e abbassare sé stesso rinunciando in parte al suo diritto.»

In Politica, come in ogni caso della vita, «La predica è efficace, ha una sua eloquenza, quando parlano le opere.
Purtroppo siamo ricchi di parole e vuoti di opere, e così siamo maledetti dal Signore, perché Egli maledisse il fico in cui non trovò frutti, ma solo foglie.»

Infatti, «Il grande pericolo del cristiano è predicare e non praticare, credere ma non vivere in accordo con ciò che si crede.

«In un’acqua torbida e mossa il viso di chi vi s’affaccia non viene rispecchiato.
Esci dal tumulto delle cose esteriori, sia tranquilla la tua anima. 
Se guarderai bene, potrai renderti conto di quanto grandi siano la tua dignità umana e il tuo valore…
In nessun altro luogo l’uomo può meglio rendersi conto di quanto egli valga, che guardandosi nello specchio della Croce.»

E sii attento ad affidare il tuo consenso, perchè «La verità genera odio; per questo alcuni, per non incorrere nell’odio degli ascoltatori, velano la bocca con il manto del silenzio.
Se predicassero la verità, come verità stessa esige e la divina Scrittura apertamente impone, essi incorrerebbero nell’odio delle persone mondane, che finirebbero per estrometterli dai loro ambienti.
Ma siccome camminano secondo la mentalità dei mondani, temono di scandalizzarli, mentre non si deve mai venir meno alla verità, neppure a costo di scandalo.»

«Adesso ho da dire una parola a te … L’esempio della vita dev’essere l’arma di persuasione; getta la rete con successo solo chi vive secondo ciò che insegna.»

«La fede vera è accompagnata dalla carità.»

Parola di Antonio di Padova, detto “il Santo” (noto anche come “Antonio da Forlì” o António de Lisboa), al secolo Fernando Martins de Bulhões (Lisbona, 15 agosto 1195 – Padova, 13 giugno 1231).

Le elezioni politiche e/o amministrative non sono alle porte, ogni cristiano ha tempo per riflettere e chiedersi se sia possibile – “guardandosi nello specchio della Croce” – scegliersi dei rappresentanti “ricchi di parole e vuoti di opere” e che “non vivono in accordo con ciò che dicono di credere“, vietando addirittura la carità verso gli indigenti, non vivendo secondo ciò che insegnano, lasciando dietro di se un mare di debiti.

Demata

Lettera aperta a +Europa

24 Gen

Dal 25 al 27 gennaio 2019 si tiene il Congresso di +Europa, a Milano presso l’Hotel Marriott, in vista delle prossime elezioni europee formazione politica demoliberale avrà in Italia la possibilità di sfondare il 4% – presentandosi come alternativa per i tanti defezionisti del PD e/o dei Cinque Stelle – e questo darebbe la certezza di tot seggi in Parlamento UE.

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Ma basta tentare per l’ennesima volta ad “essere uniti” e farsi “alternativa”, mirando ad un 6% oggi che ridiventerebbe 3% dopodomani?
No, a parte l’antico problema dei catto-liberali o Destra liberale –  oggi con la Lega – e dei liberisti ‘di ritorno’ più o meno pentiti delle iperboli che ci hanno raccontato per anni, c’è quello dell’elettorato PD che ritornerà alla base nelle elezioni locali e politiche.
Inoltre, farsi ‘alternativa’ non è una forte motivazione al voto per gli  almeno 5 milioni di quegli elettori (oggi ancora in vita) che dal 1992 – con l’avvento del Bipolarismo ‘centrista all’amatriciana’ di Berlusconi vs D’Alema – non hanno più avuto un proprio partito ‘riformista’ da votare, mentre prima avevano fior di riferimenti, programmi e personaggi da scegliere tra PSI, PLI, PRI, Radicali eccetera.

Se, poi, si pensa di attrarre il voto degli under30 (10% elettorato), a maggior ragione servono ‘slogan’, programma e visibilità on line, visto che usano solo il web per informarsi, ma uno su sei non ha il diploma e di media 1 su 4 non lavora (ndr. le cose peggiorano per meridionali e donne), con il risultato che solo uno su dieci è sposato o convivente e non meno di mezzo milione ha già cercato o trovato lavoro in Europa, spesso da soli e fuori dai circuiti ‘protetti’ dei progetti UE.

In altre parole, non vorremmo che il Demoliberali europeisti italiani ‘vincano’ le Europee e 2-6 di loro vanno a Bruxelles a farsi sentire, ma alle Politiche dovranno – causa legge elettorale – confluire con il PD come al solito, mentre alle Amministrative non avranno abbastanza candidati nei comuni, salvo poi reclutare i transfughi dei Cinque Stelle (si spera quelli di buon senso e con il capo cosparso di cenere) e/o dell’arcipelago verde (che almeno sarebbero ‘trendy’, vista l’ascesa dei Greenliberal nei paesi avanzati).

La questione si riassume tutta nel detto di Sun Tzu: “I vincenti sono quelli che prima si preoccupano di come vincere e poi vanno alla competizione, i perdenti sono coloro che prima prendono parte al contesto e poi, solo quando sono lì, cercano di vincere”. 

Intanto, c’è da superare il 4% sperando che molti voti non ritornino al PD a stretto giro, ma – ad avere un progetto – ci sarebbero da convincere innanzitutto i simpatizzanti di vecchia data (quei famosi 5 milioni) e i loro figli under30 (altri 3-5 milioni), con l’obiettivo di pervenire ad un 8-10% stabili anche alle politiche e alle amministrative, cioè avere anche in Italia una valida rappresentanza della Associazione Liberali Democratici Europei, finora esclusa.

Se, secondo Sun Tzu, è complicato per un soldato andare in battaglia senza sapere chi è il generale, chi sono gli alleati e cosa deve essere conquistare …  lo è anche per un azionista nel non diffidare di una ditta di proprietà di un fondo, che campa in una nicchia speculativa ed i ricavi finiscono a finanziare chissà cosa e dove … come per un consumatore che arrivato allo scaffale non è di certo indotto a scegliere un prodotto, se non è stato pubblicizzato, lo scatolo non è attraente e c’è scritto tutto quanto serve.

Slogan, programma e portale: qui non si tratta di una fondazione o di un giornale il cui sito è organizzato per ‘temi’ e si va avanti con “l’attualità”: qui parliamo di un ‘organo di partito’, una volta a mezzo stampa ed oggi on Web ed interattivo come un portale. Infatti, visitando i siti degli altri partiti europei aderenti ad ALDE è tutta un’altra storia.

Nel III Millennio, senza programma semplice (e corrispettivi slogan), diventa impossibile ai leader di essere presenti su Web e soprattutto sui Social in modo coerente.
Infatti, Lega e Cinque Stelle hanno risolto il problema del “non programma” con un solo speaker a testa (Salvini e Di Maio) che parla per tutti più volte al giorno. Ma non è una soluzione praticabile in ambito liberale.

Nel III Millennio, senza un programma “di partito”, è impossibile emettere decine di tweet alla settimana per ‘esistere’ sui Social senza contraddirsi e senza rifugiarsi nelle astrazioni. Serva un portale – come quelli dei Sindacati, ad esempio – per aggregare la base locale ed ‘esistere’ nel territorio, ‘emergere’ alle Politiche o Amministrative e poter dimostrare la capacità di buon governo.

Perchè non c’è un programma? 

Certamente manca un programma (a tutti i partiti nostrani, sia chiaro), perchè in Italia le Facoltà giurisprudenziali ed economiche non hanno mai recepito il dato che “la tecnica ha i suoi effetti sull’economia e sui rapporti sociali”, eppure sono trascorsi quasi 50 anni da quando fu pubblicato “Technology and Society”, a cura di Robin Roy e  Nigel Cross (Milton Keynes: Open University Press, 1975).

Tradotto in italiano come “La tecnologia e i suoi effetti sull’economia e sui rapporti sociali”, ne esistono ormai pochissime copie … con somma gioia dei teorici del Leviatano e della Legge di Mercato come del Welfare State e dello Statalismo.
Ma oggi, ormai, è a Silicon Valley dove ‘transitano’ tutte le relazioni sociali e tutti i soldi del mondo … ed sono il Climate Change e la tecnologia che dovrà fargli fronte a dettare le regole in termini finanziari e relazionali.
Il predominio dell’Economia sulla Politica e della Politica sulla Tecnica? Bufale.

Molto probabilmente non c’è un programma (come tutti i partiti nostrani, sia chiaro) anche perchè si corre dietro ai comitati dei quattro gatti e ai like massivi che sono foglia al vento, ma non v’è la percezione nel ristretto mondo della Politica dei partiti, che sono non meno di 3 milioni gli italiani che risiedono in Germania, Regno Unito, Francia e Spagna (dati AIRE) , ai quali c’è da aggiungere quelli di seconda generazione ‘europea’ con doppio passaporto e tutti coloro che operano nel commercio e nella logistica esteri.

In altre parole, la Politica che corre dietro all’ortolano e al padroncino o all’accademico, non sa che gli ‘italiani all’estero’ significano – qui in Italia – che su 25 milioni di famiglie italiane, almeno una su 3 che ha problemi diretti derivanti dall’Europa.
Perchè Europa unifica il denaro e sposta i giovani lavoratori come vuole, ma ostacola i ricongiungimenti ed i rientri interfamiliari, come nega pari norme sanitarie, assistenziali e previdenziali. Perchè Europa limita i trasferimenti d’impresa e l’Ecommerce, se i trattati bilaterali poi lasciano aleatoria la residenza fiscale come è variegata la sede/norma giudiziaria competente. Perchè Europa consente agli Stati nazionali (e alle Autonomie) di derogare persino ai servizi essenziali e di accumulare debiti fino a strozzarsi da soli, azzerando le pari opportunità tra diversi territori europei.

E se da un lato arriva la Brexit, dall’altro c’è il trattato di Aquisgrana tra Francia e Germania … spesso i problemi degli italiani con l’Europa sono causati innanzitutto da leggi nostrane che aspettano la ‘riforma definitiva’ da 30-40 anni. 

Dunque, se si vuole dimostrare che non è la solita questione di ‘poltrone’ e di ‘nominati’ e se si vuole diffondere l’idea di un’Italia in Europa ed un’Europa per l’Italia, c’è da chiarire agli elettori ‘quale Europa’ potrebbe essere utile ai cittadini e alle famiglie, come ad imprese e lavoratori, per difenderci sui Mercati come per salvaguardare cittadini e aziende dalle bizzarrie (normative) delle varie gentry provinciali e regionali.
Cioè … quali riforme per l’Italia?

Ignora cosa un uomo desidera e ignorerai quale è la vera fonte del potere.” (Walter Lippmann).

I media parlano solo di chi sarà segretario di +Europa, ma un segretario viene eletto in base alle tessere, cioè il pre-esistente, e agli elettori interessano le ‘promesse’, cioè i programmi futuri … da mettere in piedi nei prossimi tre giorni.
Sembrano davvero pochi, cosa dire? Buon lavoro.

Demata

Prima dell’Europa, l’Italia? Perchè è difficile a farsi

15 Set

Per il budget dell’Unione Europea,  nel 2006 ogni tedesco contribuiva al netto per 124 €, un italiano o un francese per 58 euro, meno della metà, un inglese circa 90 euro. Il problema più vistoso che al lordo tedeschi (276 €), francesi (266 €), italiani (244), inglesi (226) contribuivano quasi alla pari.

Ecco perchè la Germania ‘detta legge’, se al netto versa più del doppio, ed ecco quale domanda porsi: dove finivano i 244 euro lordi contribuiti pro capite da ogni italiano, se  se , poi, se ne contavano solo 58 al netto? Mistero.

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Fatto sta che il “Financing of the general budget by member state” (2007-2013) conferma che se l’Italia contribuisce – come tutti – per l’1% del proprio Reddito Nazionale Lordo, i finanziamenti UE spesi sono solo lo 0,8% del RNL e va ancor peggio la Francia con lo 0,7% o la Germania con lo 0,5%.

A questi dati, nota bene, corrisponde la diffusa percezione italiana che la burocrazia fagociti e dissipi i fondi UE, o quella francese, che – burocrazia a parte – dimentica puntualmente banlieues in degrado e tanta provincia arretrata, oppure quella tedesca per cui la Germania  è colei che si fa operosamente carico dei ‘vizi’ latini.

Demagogia e populismi? Forse, ma cosa dire dei Media che non approfondendo quel che accade lasciano campo libero alle chiacchiere da bar, quando – dopo anni di promesse – si scopre che c’è chi non ha utilizzato i fondi e, peggio, chi ha sforato.

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Nel 2006, inoltre, il budget UE constava di 105 miliardi di euro (oggi 145, ) e nella sostanza veniva e viene distribuito (dati del 2015) con queste percentuali:

  • 41% – produrre alimenti sicuri, favorire una produzione agricola innovativa ed efficiente e l’uso sostenibile del territorio e delle foreste.
  • 34% – aiutare le regioni sottosviluppate dell’UE e le fasce svantaggiate della società
  • 12% – migliorare la competitività delle imprese europee

In parole povere, questo si traduce in:

  • molto ma molto di più in costi, tasse e tributi – specie quelli meno abbienti – in termini di spesa alimentare  con un effetto domino che impatta direttamente sull’uso sostenibile del territorio (strade, trasporti, manutenzione) e delle foreste (gestione rifiuti incrementale).
  • molto ma molto meno del 34% per le fasce svantaggiate della società che vivono in aree relativamente sviluppate, cioè tutte le aree metropolitane, dove si addensa la maggior parte dei poveri e dei sottoccupati

Demagogia e populismi? Se non in una situazione del genere, quando?

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E’ evidente che ‘worker class’ e ‘middle class’ non ottengono da almeno un decennio nè benefici nè rassicurazioni da un simile approccio:

  • in Germania la densità demografica inizia ad essere pesante, ci sono tagli addirittura per i diritti alla casa e alla maternità, intanto si destinano ‘aiuti’ a paesi stranieri … ai lavoratori (Gott sei Dank!) ci pensano i sindacati, le Versicherung e i Lander
  • i francesi hanno un reddito medio simile a quello italiano, ma … non sono ‘sottosviluppati’, anzi spendono alla grande in ricerca e università. Ovviamente i francesi ‘normali’ attendono sempre che si trovi il modo di risollevare i loro stipendi asfittici dai tempi di Mitterand
  • gli italiani sanno bene che fu la Lira a capottarsi nel 1974 come nel 1994, ma fanno finta di niente e mica è colpa loro se i conti per entrare nell’Euro erano a dir poco ottimistici. Ma è facile dare la colpa all’Europa, come è difficile avviare delle riforme, se l’Italia è senza classe dirigente, dato che in dieci anni oltre un milione di eccellenti laureati è andato via insieme a diversi milioni di giovani operosi diplomati.

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Dunque, è essenziale che l’Europa prenda atto che la spesa in coesione sociale deve divenire primaria e l’onda di populismi e nazismi emergenti dovrà pur riaprire la questione del ‘welfare state’.
Purtroppo, come andranno le cose, c’è che l’Italia ancora non prende atto di essere ‘anomala’ in fatto di Sanità, Assistenza e Previdenza, cioè di essere lei stessa ad impedire un processo di unificazione ‘sociale’ europeo, che richiede, e che si fonda generalmente su istituti pubblici e su casse/mutue di comparto … proprio come recita la nostra Costituzione e proprio come diffidano coloro che vorrebbero nazionalizzare tutto … se non fosse che lo è già e funziona davvero male.

Una anomalia italiana che – tra l’altro – prevede un notevole sbilanciamento dei Conti Pubblici – se qualcuno se ne fosse accorto – a causa dell’enorme prelievo fiscale, tributario e d’imposta da parte dello Stato per conto dell’Inps, come delle Regioni e dei Comuni, cioè a catena di ASL, Università, Onlus, Patronati ed appaltatori o concessionari vari, che costituiscono l’effettiva ossatura dei servizi nei territori e per i cittadini, che se possono si rivolgono altrove.

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Se l’Europa resiste alle pressioni italiane ed esita sul ‘welfare state’ è perchè – viste le riforme costituzionali che attendiamo da decenni – teme che in tal modo vada a peggiorare la situazione debitoria, dell’efficienza della pubblica amministrazione e dei servizi. Cioè il consenso …

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E non sembra che maggioranza, opposizione e media vogliano farsi parte di questo ‘altro lato della medaglia’, che sta lì dagli esordi della Seconda Repubblica: non è possibile restaurare la Prima Repubblica, che – per altro – finì per corruttela sentenziata, come – pezzo per pezzo – lo è stata la Seconda.

Tutti i dati confermano che la ‘sicurezza’ – sia come legalità sia come sanità / previdenza /assistenza – è un aspetto critico, che non riguarda solo l’autodifesa come afferma Salvini nè riguardava solo la trasparenza come auspicava Bassanini.
Marciapiedi e strade sicure, scuole decorose, ospedali efficienti, operatori gentili e preparati, mobilità accettabile, turn over e concorsi: a parte i Populisti, c’è qualcuno disposto a promettere tutto questo e come?

Demata