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Agenda Monti: i rapporti con la Libia …

27 Nov

Il Comando Generale delle Capitanerie di porto ha rilasciato un comunicato che i pescherecci ‘Asia’ di Mazara del Vallo e ‘Astra’ di Siracusa sono stare sequestrate da naviglio militare libico e condotte nel porto di Misurata.
A bordo dell’Asia ci sono cinque nostri connazionali, mentre sulla Astra gli italiani sono quattro insieme a tre tunisini.

Una vicenda paradossale, visto che in zona ci sono ancora squadre operative della NATO.
Una storia aspettata, che conferma come i metodi negoziali della Libia, qualunque Raiss governi, sono sempre gli stessi: violazione dei trattati e ricatti energetici.

Uno scherzo da ragazzi, poi, quello di profittarsi di un debole governo tecnico, che ha appena pagato o lasciato pagare un riscatto per la nave “Rosalia D’Amato”, in mano ai signori della guerra somali.

Si spera che i libici abbiano fatto male i loro conti, visto che adesso l’atifona dovrebbe cambiare con un fior d’ammiraglio NATO, il comandante Gianpaolo di Paola, a dirigere il Ministero della Difesa ed, alla Farnesina, un diplomatico del calibro di Giulio Terzi di Sant’Agata, ex Rappresentante Permanente d’Italia alle Nazioni Unite a New York.

Anche questo è un banco di prova per il governo Monti.

originale postato su demata

Mafia: dopo la Lombardia, il Veneto

14 Apr

I carabinieri di Vicenza e dalla Direzione investigativa antimafia di Padova hanno arrestato almeno 29 persone appartenti ad un’associazione a delinquere di stampo mafioso legata al clan camorristico dei Casalesi, che operava sotto la schermatura della società di recupero crediti Aspide, con sede principale a Padova.
Numerosi gli imprenditori che pagavano i debiti contratti con interessi usurai anche del 180% e che, infine, venivano costretti a cedere la loro attività alla cosca stessa.
Infatti, il “cuore” dell’attività criminale consisteva in una catena di società di intermediazione finanziaria più o meno fittizie finalizzate a coprire fiscalmente sia gli esborsi dei debitori sia gli incassi e le appropriazioni dei malavitosi.

I camorristi veneti avevano messo sotto tiro almeno un centinaio di imprenditori padani e di alcune regioni del centro e del meridione.
In almeno due casi si sono verificati anche sequestri di persona, a scopo di estorsione naturalmente, e, non di rado, il trasferimento di intere quote societarie.

La rilevanza ed il radicamento dell’organizzazione è comprovata dal “volume di affari”, oltre 4 milioni di euro, dall’esistenza di un “gruppo di fuoco” ben armato e dalla destinazione di parte dei “proventi” ai affiliadetenuti in carcere e dei loro familiari.

L’aspetto più riprovevole della vicenda consiste nei diversi casi in cui gli imprenditori taglieggiati si sono trasformati in procacciatori di affari per il clan camorristico, “agganciando” aziende in difficoltà e trascinandole nella tela dal ragno pur di ottenere una dilazione od uno sconto.

Una squallida vicenda che conferma che “tutto il mondo è paese”.