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Pensioni, addio diritti per gli invalidi?

21 Giu

Lega e Cinque Stelle vogliono l’età minima pensionabile a 64 anni per tutti, anche gli invalidi gravi: lo ‘scivolo’ pensionistico per invalidità > 74% che hanno gli invalidi gravi va a levare sull’età contributiva, non su quella anagrafica.

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Non possiamo pensare che Conte, Di Maio e Salvini ignorino gli elementi basilari di un sistema previdenziale, figuriamoci quello italiano, di cui Lega e Cinque Stelle parlano fin dal 2011, opponendosi alla Legge Fornero, che tra l’altro era ‘scaduta’ quando loro, mesi fa, ne chiedevano l’abolizione.

Non è un’iperbole: alcuni Sindacati stanno già allertando i propri iscritti per la delirante idea dei 64 anni anagrafici come requisito minimo per la pensione:

  • “a) Si parla di quota 100 i cui paletti minimi imposti dovrebbero essere 64 anni di età e 36 di anzianità contributiva. Quindi non sarà possibile accedere alla pensione con 67 anni di età e 33 anni di contributi o con 60 anni di età e 40 di contributi.
    È necessario raggiungere ambedue i paletti imposti, 64 anni di età e 36 di contributi.
  • b) In alternativa a quota 100 sarà possibile andare in pensione con 41 anni di servizio “effettivo”. Effettivo dovrebbe escludere i periodi di maggiorazioni, riscatti ecc. ecc.” Per un laureato magistrale o un medico sarebbe, ad esempio, un requisito impossibile da raggiungere prima dei 64 anni, come per chiunque iniziasse a lavorare dopo i 25 anni.

Dunque, non potendo credere che chi si accinge a governare ignori ‘dettagli’ così importanti per milioni di italiani (gli invalidi), c’è da chiedersi se Lega e Cinque Stelle non intendano vessare lavoratori anziani e malati con il plauso del loro elettorato, che in buona parte aveva già lasciato correre sugli esodati in mezzo ad una strada,  votando PD e Forza Italia.

Meglio colpire i deboli che scontrarsi con i Poteri Forti e riformare il Comparto Previdenza e Salute o no?

Se siete d’accordo anche voi sull’idea di mandare in pensione gli invalidi alla stessa età di chi in salute … vale la pena di ricordare ai più giovani che – dopo i 55 anni – un lavoratore su tre si trova con almeno due patologie croniche da sopportare (dati Inps-Istat).
Uno su tre, il rischio vale la scommessa?

Demata

Pensioni: anche per l’Ocse siamo tra i peggiori

15 Dic

Il recente rapporto “Pensions at a glance 2015” dell’Ocse chiarisce bene quale sia la vergognosa e preoccupante situazione italiana in fatto di Previdenza, sia per la tenuta finanziaria sia per quel poco che resta del patto intergenerazionale che dovrebbe sostenerla.

Siamo primi al mondo per spesa pensioni e  primi per aliquota contributiva anche senza considerare la sentenza della Consulta sulla perequazione delle prestazioni previdenziali delle “pensioni d’oro”.

Infatti, checché se ne dica, la spesa pubblica per la previdenza in Italia nel 2013 era al 15,7% del Pil – quasi il doppio rispetto alla media Ocse (8,4% del Pil) e la più alta dopo la Grecia – ed gli over 65 godono di un reddito “relativamente elevato” (95% della media nazionale), come accade negli altri paesi che hanno una rilevante disoccupazione giovanile (Grecia, Spagna e Portogallo).

Inoltre, continuiamo ad ignorare le regole basilari del denaro, cioè che “contributi obbligatori elevati, avverte l’Ocse, “possono abbassare l’occupazione complessiva e aumentare il sommerso”, mentre “molti pensionati oggi ricevono prestazioni pensionistiche relativamente generose nonostante un basso livello di contributi versati”…

Infine, a conferma dell’iniquità ed incongruità delle norme nel loro complesso, il tasso di occupazione per i lavoratori di età tra i 60 e i 64 anni  da noi è pari a circa il 26%, contro il 45% in media dell’Ocse, anche se la legge fissa l’età minima per godere di un trattamento pensionistico di base in Italia a 66,3 anni per gli uomini (media Ocse di 64,7 anni) e 62,3 anni per le donne (63,5 anni la media Ocse).

A proposito – sempre in termini di numeri strillati che poi significano tutt’altro – secondo le proiezioni Inps, dei nati nel 1980 ben il 38,67% raggiungerà la pensione prima dell’età di vecchiaia, con un importo complessivo di circa il 25% inferiore a quella dei nati intorno al 1945.
Praticamente non molto peggio di quello che già oggi va a toccare ai nati negli Anni ’60 per i quali nessuno spende una prece …

Piuttosto, il vero problema è che quando si è disoccupati, esodati, in maternità o ultraprecari … il sistema assicurativo nazionale (leggasi Inps) non prevede adeguati corrispettivi (leggasi reddito minimo) e … si finisce per lavorare fino a 70 anni … in un paese dove il reddito e il potere d’acquisto sono erosi da degrado, tasse e malaffare.

Speriamo che dati (e vergogne) alla mano gli oppositori del reddito minimo e del pensionamento anticipato  aprano gli occhi e si rendano conto che finiranno per ledere del tutto il poco di patto intergenerazionale che ancora c’è, se continueranno a difendere antiche scelte di campo oggi davvero discutibili  (le pensioni d’oro, le cassaintegrazioni, le ‘quote donna’ eccetera).

Demata

Pensioni d’oro: i numeri dell’Inps

6 Nov

I pensionati Inps che percepiscono più di 5.000 euro lordi al mese sono solo 123.895 su un totale di 7.504.221; la metà sono ex dipendenti pubblici (53% ex-Inpdap).

La spesa su 13 mensilità è di 9.017 milioni di euro a fronte di soli 3.740 milioni per ben 848.716 persone bisognose (pensioni o assegni sociali) e di 16.662 miseri milioni annui di spesa assistenziale dell’Inps per ben  2.781.62 malati gravi (invalidi civili privi di reddito).

Altro da dire?

Demata

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Huffington Post – Il piano di Tito Boeri

Pensioni, esodati? Solo parole al vento e lacrime da coccodrillo

16 Ott

Le ‘pensioni non si toccano’ fu uno degli slogan della campagna elettorale della sinistra di base italiana ai tempi di Fausto Bertinotti. Sembrava una bella cosa, ma poi abbiamo scoperto che era una fregatura: chi in pensione restava intatto, chi in procinto aveva da aspettare e per chi futuro nulla sarebbe rimasto.

La riprova arriva in questi giorni:

  1. niente agevolazioni per i lavoratori precoci;
  2. niente scivoli per gli invalidi gravi;
  3. quattro centesimi di ‘opzione donna’;
  4. esodati poi si vedrà;
  5. zero opzioni per anticipare.

Intanto, Tito Boeri – neo direttore dell’Inps – resta inascoltato e nè istituzioni nè sindacati hanno finora presentato un esposto uno per acclarare cosa ne sia stato dei miliardi e miliardi che mancano all’ex Inpdap e alle tante Casse assorbite dall’Inps.

E, se la CGIL piange lacrime da coccodrillo dopo aver affondato le proposte di Boeri e di Damiano, va da se che Poletti proprio non sembra interessato alla previdenza come all’assistenza: oggi è ministro, ma ieri era  Coop …

Renzi? Per ora ha dato lavoro nelle scuole a quasi centomila suoi coetanei, ha salvato i privilegi iniqui del catasto e di chi vive nei centri storici, ha lasciato in piedi la Cassa Integrazione, mentre per i (ne)fasti di Roma ha finora scucito almeno un miliardo di euro e mentre l’Europa presta quasi 2.000 miliardi di euro alla Grecia.

Aggiungiamo che i Cinque Stelle intervengono su tutto ma non riguardo le pensioni od il salario minimo ed anche il Centrodestra e persino l’estrema Destra non mostrano interesse alla questione.

Inutile ricordare che qualcuno aveva sbagliato metodo e conti per le pensioni – specie se apicali – come è comprovato dall’intervento corrrettivo di Maroni, come anche che i dati sul livello di istruzione dei maschi e sulla sottoccupazione femminile sono la riprova dei danni prodotti dall’assenza di un welfare organico e rigoroso e di percorsi professionalizzanti (Mafia Capitale docet) .

Eppure, basterebbero qualche dozzina di miliardi e dei sindacati ‘come quelli degli altri paesi avanzati’ per sbloccare la questione. I miliardi ci sarebbero pure, quel  che manca da noi sono dei sindacati ‘normali’, cioè in grado di gestire fondazioni ed enti benefici, Cda assicurativi, case per anziani eccetera.
L’organizzazione del dissenso, come sentivamo in tv tempo fa? Quella compete ai partiti, mica ai sindacati …

Demata

Scuola, infrastrutture, legge elettorale, pensioni: mutare tutto per cambiare nulla

5 Mag

E’ o non è un ‘inciucio’ approvare una riforma elettorale con soli 19 voti di vantaggio (334 su 630) in una Camera dei Deputati eletta con un premio di maggioranza incostituzionale e un voto blindato dalla fiducia al Governo o tutti a casa?

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E’ o non è una vergogna trovare una dozzina di miliardi per i diritti di chi è già gode di una pensione tre volte superiore al minimo, mentre persino gli invalidi gravi che dovevano andare in pensione da quest’anno si troveranno ad attendere il 2018 o forse mai?

E’ pura demagogia convocare i soliti scioperi per ‘salvare la scuola italiana’ dalla cancellazione del precariato, come dal diritto dei presidi di scegliersi i diretti collaboratori (ed essere sostituiti se si ammalano) oppure dal diritto degli alunni ad essere valutati uniformemente su tutto il territorrio nazionale?

E’ tutta ‘una chiacchiera’ quella dei conti dello Stato, se manco sappiamo quanto costerebbero sanità, pensioni e welfare ‘a regime’ o – peggio ancora – quanto costa rinnovare e manutentare le ‘infrastrutture’ lasciateci da 40 anni di saccheggio e spreco?

E’ sbagliato prendere atto che ormai siamo governati da partiti che non abbiamo eletto (Renzi senza Bersani e Letta ma con i Montiani; Alfano con i transfughi di UDC e Lega)?

E, soprattutto, è il caso di dirlo, se i media si preoccupano di cosa faranno i pensionati con il gruzzoletto che gli arriverà, mentre ignorano del tutto percchè e per cosa serva una ‘buona scuola’, dimenticando che l’Inps è ormai un ‘crollo annunciato’ e che risistemare il Belpaese significa prima ripristinarlo?

Demata (blogger since 2007)

Più soldi per colf, badanti e bambinaie, nulla per disoccupati, esodati e invalidi

20 Apr

Inps, Boeri: «Allarme povertà, la nuova emergenza sono i 55-65enni. Presto proposta di reddito minimo per gli over 55», che anche grazie al Jobs Act e alla Deregulation della Pubblica Amministrazione verranno licenziati in massa per far spazio ai giovani.

Jobs Act: fino a 7.000 euro annui a prescindere dal reddito, per tutte le famiglie che assumono una colf, una badante o una baby sitter.

Ma siamo impazziti?

Cosa ne dite di un Paese che garantisce la badante a chi già percepisce una più o meno lauta pensione, oltre a tutto il welfare che è gia speso per loro tramite le Coop e le Onlus così amate dai nostri Partiti?
E che vogliamo scherzare se un briciolo degli stessi diritti dovesse toccare che nacque dopo di loro .. prima degli esodati, dei disoccupati, dei precari, degli invalidi … ci sono colf, onlus, coop, badanti, bambinaie … nani e ballerine.

Riuscite ad immaginare voi una famiglia esodata o disoccupata, che non raccatta un centesimo di Welfare anche dopo una vita di contributi, ma che tra pochi giorni potrebbe permettersi la colf grazie ai 7.000 euro annui che Renzi sta legiferando?

Magari, avremo un mondo più solidale dove assumo la moglie del vicino come colf ed in cambio mia figlia fa da badante al loro nonno; settemila a testa e passa la paura.
O forse finalmente le casalinghe, assumendosi l’un l’altra come colf, riusciranno a raccattare uno stipendio.

Prendiamo atto che il PD di Renzi, Del Rio e Poletti  è ben attento alle esigenze delle famiglie con colf, badanti e bambinaie, mentre è per nulla interessato a disoccupati, esodati e invalidi.
Come Tito Boeri, che – dopo aver dimenticato che la Sanità e il MEF sarebbero debitori di una cinquantina di miliardi di euro all’ex Inpdap e dimendicando che qualcuno dovrebbe pagare per il buco di miliardi dell’ex Inpdai – sembra aver dimenticato di esser nato nel 1958 e che i suoi coetanei stanno a tirar la cinghia per le pensioni pazzesche e del tutto immotivate che l’Inps versa e everserà a chi nacque prima del 1952 …

originale postato su Demata (blogger dal 2007)

La grande bugia (che accomuna Berlinguer, Prodi e Renzi)

24 Mar

Quando avevo 20 anni, Enrico Berlinguer annunciò i ‘sacrifici’, che equivalsero a dire che noi giovani diplomati e laureati dovevamo aspettare per salvare il lavoro dei padri di famiglia con le medie e le scuole professionali.

Quando ne avevo 40, furono Romano Prodi a spiegarci che il lavoro era finito, ce lo dovevamo inventare creativamente, ma che il mondo restava solidale, così c’era pure da pagare welfare e pensioni dei nostri padri

Adesso che vado per i 60, Matteo Renzi mi spiega che va sacrificato il lavoro dei padri di famiglia diplomati e laureati, mettendoli per strada da anziani, per dar lavoro a giovani senza una professione, preavvisandomi che costoro non verseranno mai abbastanza contributi neanche per se stessi grazie alle leggi sul lavoro precario che Antonio Bassolino emanò.

Dico … ma – visto come è iniziata la ‘storia’ e la quantità di ‘balle’ che lo ‘stesso partito’ ha riservato ad un’intera generazione, almeno Renzi potrebbe rivolgersi ai padri di famiglia del 1977, che costituiscono quasi il 30% dei residenti e versarono tutto pre-inflazione e pre-contributivo, anzichè a quelli del 2007, che sono si e no il 10% e bene o male hanno versato il giusto?

Original posted on demata