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Cariche incompatibili, la Lega c’è

22 Dic

Marco Azzolini e Vincenzo Nespoli sono sindaci di centro-destra a Molfetta e Afragola, comuni al di sopra dei 20.000 abitanti, e senatori della Repubblica.

Un incarico oneroso, quello del Senato, dove l’assenza di due parlamentari può comportare il successo o l’insuccesso di una proposta di legge. Un incarico oneroso, quello di sindaco, visto che parliamo di comuni di 60.000 abitanti con attività agroalimentari ed industriali di rilievo e con, ahimé, una notoria presenza mafiosa sul territorio.

Finalmente, dopo 3 anni dall’inizio della legislatura, arriva al voto in Senato la questione dell’incompatibilità tra le due cariche, che la Corte Costituzionale ha già sentenziato. Ed il tutto accade proprio mentre l’Italia borbotta sempre più verso un governo che appare “solo del Presidente” e verso un Parlamento che rema contro tutto e tutti.

Serviva un segno di cambiamento? Un segnale di buon senso, mica di “resa”, da parte della Casta? Specialmente dopo che le pensioni di magistrati e professionisti son rimaste fuori dal “pacchetto Fornero”?

Bene, non c’è stato.

Il Partito Democratico del timido Bersani e l’Italia dei Valori del roboante Di Pietro sono uscite dall’assise, il PdL del Berlusconi “ad personam” ha votato come sempre e la Lega anche, giusto per chiarire da che parte stia.

Sono note le preoccupazioni di francesi e tedeschi per il proprio benessere, inesorabilmente legato alla stabilità dell’Italia, ma è davvero difficile pensare che questo Parlamento riesca ad arrivare al termine “naturale” della legislatura, mettendo, tra l’altro, i conti a posto “a senso unico”, visto che la Casta non ci sta, e con i cittadini e la società civile sempre più attoniti od inferociti, a seconda dei gusti.

Qui ci vuole un “Piano B” …

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Aria di inciucio

22 Dic

Dopo i rumours ed i “mal di pancia” relativi la legittimità dell’azione di governo condotta dal senatore a vita Mario Monti, arriva una prima presa di posizione del Presidente Giorgio Napolitano, che ha precisato come Alfano, Bersani e Casini dovranno fissare un comune percorso di riforme.

«Il Capo dello Stato ha detto che le forze politiche devono dar luogo a un’agenda di riforme istituzionali che comprenda la riduzione del numero dei parlamentari, la legge elettorale e i costi della politica», questo è quanto riferisce a riguardo Pierluigi Bersani, segretario del Partito Democratico.

Una richiesta molto impegnativa per i tre partiti che sostengono questo governo, visto che andrebbero a confermare una nuova maggioranza politico-programmatica, che i propri elettori, specie quelli del PD, non comprenderebbero.
Male minore, visto che quello maggiore arriverebbe dai “capobastone” di partito, che mal digerirebbero i profondi tagli ai costi ed ai numeri della politica, come chiedono gli italiani.

Non a caso, ieri, al Senato, dove si votava riguardo il cumulo di cariche politiche, la Lega ed il Pdl hanno votato contro, mentre Pd e Idv lasciavano l’aula.

Dunque, nonostante il tentativo del Presidente della Repubblica nel sollecitare un programma “politico” di governo, aumentano i dubbi relativi alla legittimità dell’attuale situazione politica italiana.

Democrazia “sospesa”, forse. Inciucio? Ancora più probabile.

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Democrazia sospesa? Forse …

21 Dic

Finalmente, a babbo morto, con il latte versato, la moglie ubriaca, la stalla vuota, l’Italia inizia ad interrogarsi sulla costituzionalità del Governo Monti e, soprattutto, sulla legittimità delle sue leggi.

Lo stesso Presidente Giorgio Napolitano se la cava con una contraddizione in termini, ovvero “la democrazia non è sospesa, doveroso evitare il voto” …

Se è “doveroso evitare” che i cittadini votino e cambino questo parlamento, come mai possiamo dire che la democrazia sia effettiva?

«Nulla è stato scalfito, nè delle libere scelte delle forze politiche, nè delle autonome determinazioni del Parlamento, nè della possibilità di espressione e di manifestazione del proprio dissenso anche dalle forze sociali» … e la volontà popolare dov’è?

Ma non solo.

E’ legittimo che un governo tecnico possa portare l’età pensionabile degli elettori a 42 anni di contribuzione? O che, addirittura, intervenga a modificare lo Statuto dei lavoratori? Non sono questi aspetti di “sovranità popolare” che l’attuale leadership politica del Paese sta bellamente ignorando?

E’ corretto affermare che il termine «naturale» della legislatura sia la primavera del 2013, senza tener conto di cosa sono stati i parlamenti della Seconda Repubblica, di quanto sia delegittimato l’attuale e, soprattutto, della necessità, nota da anni, di formulare una nuova legge elettorale, che nessuno, guarda caso, si prende la briga di concertare?

E’ democratico che il Presidente della Repubblica nomini senatore a vita un illustre professore, per poi consegnargli, poche ore dopo, il mandato a formare un governo che abbia come presupposto l’esclusione dei politici e della società civile dalla governance del paese?

Se stessimo parlando dell’America Latina non avremmo dubbi …

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Fiducia “Salva Italia”? No, salva Euro …

16 Dic

Due milioni di disoccupati, dei quali il 40% sono giovani, mentre il resto sono padri e madri di famiglia. Il dato è confermato dai riscontri dall’abonorme incremento della disoccupazione (+600.000 in tre anni), che è dovuto in sei casi su dieci alla perdita del posto di lavoro nel corso dell’anno.

Un’Italia che, per dare lavoro agli italiani, deve contare sempre di più sulle piccole imprese, che sono il 94,7 per cento, mentre le nostre multinazionali investono, viceversa, all’estero (39% del terziario, 30% delle industrie). Solo in Romania le 3.282 affiliate italiane impiegano oltre 116 mila addetti con un fatturato di 5,3 miliardi di euro.

Intanto, mentre i nati sono meno dei morti (circa 6.000) anche gli stranieri iniziano a mancare, con 300.000 residenti in meno.
E, per non farsi mancar nulla, il PIL è calato del 1,6% annuo, secondo Confindustria.

Questo lo scenario dinanzi al quale gli italiani, un paio di mesi fa, avevano sfiduciato Berlusconi, accettando un governo tecnico che mettesse le cose a posto.
Purtoppo per noi, anche l’Europa aveva bisogno di mettere le cose a posto, ovvero l’esposizione speculativa delle banche francesi e tedesche verso l’Italia, una montagna di euro, quasi 350 miliardi per le prime ed oltre 100 per le seconde.


Sappiamo come va il mondo e, oggi, il nostro Parlamento ha votato la fiducia al “Decreto Salva Italia”, che, però, non contiene una misura una per contenere la recessione, riassorbire la disoccupazione, sostenere le piccole imprese, attirare capitali e risorse.

Pensavate forse che PD, per quanto relativo l’esposizione francese, ed UDC, soprattutto per quella bavarese, potessero tirarsi indietro?

Salva Italia? … salva Euro.

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Monti’s financial plan: a risky idea …

15 Dic

The three most alarming aspects of the financil plan that Mario Monti is going to implement in Italy are:

  1.     a devastating recession that already begins to be felt, with an huge amount of incoming unemployed workers;
  2.     a further aging of a public administration already ‘obsolete and wasteful’, which suffered major cuts  for years and is in its death throes;
  3.     a fracture, even generational and territorial, which will be created between parties and electorate, after a parliamentary vote of confidence so opposite to popular mood and general sense.

These are three or four ‘perspective’ aspects while, in this month of ‘technical government’, I founded myself writing for fews and the most part of comments was enthusiastic and / or reassuring about.

We might emphasize just that we are facing with an irreversivile choice, which will not be changed by a subsequent government ‘closer to the social’, as many voters believe, inexplicably.

If the recession will explode, as in the ’70s, the huge mass of unemployed young people would react as in the ’70s.

Italy and Greece are different each other: it is not easy to absorb millions of unemployed, as to them is not easy to manage – and then rebuild – their lives as it is hard to re-aggregate millions of disappointed and resentful voters.

Who knows if psychology, sociology and history – and teachings and method that can give us –  are considered by our government of “professors” or, at least, by that part of them who studied at institutions of Jesuits, who were forerunners and masters in the field of social doctrine …

read also Italian financial plan? Fix it again …

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Manovra blindata … e non funzionerà

15 Dic

I tre aspetti più allarmanti della manovra che Mario Monti si accinge ad attuare sono:

  1. la devastante recessione che già inizia a farsi sentire, con l’enorme numero di disoccupati che si porterà dietro;
  2. l’ulteriore invecchiamento di una pubblica amministrazione, già “sprecona ed obsoleta”, che subisce da anni tagli importanti ed è al lumicino;
  3. la frattura, anche generazionale e territoriale, che si verrà a creare tra partiti e corpo elettorale, dopo un voto di fiducia parlamentare così contrastante con umori popolari e buon senso generale.

A questo va aggiunto, visto il tipo di “restyling” generale dell’Italia che Monti e Passera intendono attuare, il disastro del sistema sanitario, costoso e inefficace, che non può essere rimesso in sesto incidendo ulteriormente sui malati e senza intervenire sulla casta dei medici.

Sono tre-quattro cose di cui, in questo mese di “governo tecnico”, mi sono trovato a scrivere tra pochi, mentre buona parte di quanto circolante era entusiasta e/o rassicurante verso il “nuovo che avanza”.

C’è solo da sottolineare che siamo dinanzi ad una scelta irreversibile, che non potrà essere mutata da un successivo governo “più attento al sociale”, cosa che molti elettori credono, inspiegabilmente.

Se davvero la recessione dovesse esplodere, come negli Anni 70, l’enorme massa di giovani disoccupati reagirebbe come negli Anni ’70.

E l’Italia non è la Grecia anche su questo fronte: non è facile riassorbire milioni di disoccupati, come per loro non è semplice gestire e, poi, ricostruire le proprie esistenze e come è altrettanto complesso riaggregare milioni di elettori delusi e rancorosi.

Chissà se la psicologia, la sociologia e la storia, ovvero gli insegnamenti ed il metodo che possono darci, sono tenute in qualche conto dal nostro governo di “professori” o, per lo meno, da quella parte di loro che ha studiato presso istituti dei Gesuiti, che furono antesignani e maestri in materia di dottrina sociale …

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Salute: un report per cambiare rotta

14 Dic

L’Italia è un paese dove un quinto della popolazione ha più di 65 anni.
Questo è il dato più evidente ed inquietante del Bel Paese: oltre 15 milioni di persone, che godono di pensioni mai accantonate e di servizi e diritti sanitari “a vita” che gravano su coloro che, più giovani, sono ancora al lavoro.
Un’enorme massa di persone che rappresenta un terzo dell’elettorato, che non usa internet per informarsi, che spesso vive in Italia settentrionale o centrale, che rischia di peggiorare le proprie condizioni di salute con cattivi stili di vita, in particolare la pigrizia e il fumo.

Questo è quanto riporta rapporto sullo stato di salute presentato dal ministro Renato Balduzzi.

Un report affidabile, se si tratta di dati confrontabili con l’ISTAT, ma tutto da verificare se parliamo i dati provengono dal Ministero, piuttosto discutibili e, spesso, generici e riferiti al contesto mondiale.

Sono, infatti, poco credibili i numeri che indicano, riguardo le droghe, che “il numero totale dei consumatori (sia quelli occasionali sia quelli che le usano quotidianamente) è stimato in circa 2.924.500”. Solo? Sarà allora un caso che, per i giovani, la prima causa di morte è rappresentata dalle cause violente: 5.073 su 14.169 complessive.

E devono far riflettere i dati che attribuiscono al “fumo di tabacco dalle 70.000 alle 83.000 morti l’anno, con oltre il 25% di questi decessi compreso tra i 35 e i 65 anni di età”, con buona pace sui maggiori accertamenti riguardo le morti per cause cardiovascolari.
Malattie che, comunque, hanno un’incidenza elevatissima, dato che “tra gli uomini, le malattie del sistema circolatorio, per la prima volta nel 2008, divengono la prima causa di morte (97.953 decessi), superando i tumori (97.441). Tra le donne invece, le malattie cardiovascolari si confermano principale causa di morte con 126.531 decessi su 296.366 (43%), mentre i tumori, responsabili di 74.767 decessi (25%), rappresentano la seconda grande causa di decesso.

Se parliamo delle cosiddette “malattie rare” (quasi ottomila patologie), circa il 30% dei malati ha un’attesa di vita non superiore i 5 anni, la restante parte ha decorso cronico con esiti gravi, in termini di disabilità e di qualità di vita, dato che la maggior parte riguarda il sistema nervoso e degli organi di senso.

Cosa possiamo ricavare dal Report sullo stato di salute del paese?

Innanzitutto, dobbiamo annotare che non c’è menzione dell’emergenza sanitaria nel Napoletano, che perdura da anni e che è sotto gli occhi del mondo.
In secondo luogo, è palese che il Sistema Sanitario Nazionale non sia monitorato a sufficienza ed i dati che fornisce non sono comparabili nè a livello nazionale, a causa della scarsa uniformità, nè per aggregati, a causa dell’assenza di una politica nazionale.
Inoltre, è evidente che la medicina di base non fa il proprio dovere, vista la quantità di morti per fumo e problemi cardiocircolatori.
Infine, poco o nulla si sa riguardo gli oltre 4 milioni di malati rari esistenti in Italia, per i quali “ufficialmente” esistono ambulatori e finanziamenti dedicati. Utile aggiungere che, grazie ai codici di esenzione, queste situazioni sarebbero ampiamente tracciabili.

Un Report non inutile, ad ogni modo, dato che fornisce delle chiare indicazioni per la governance.

Resta da chiedersi cosa farà il ministro Balduzzi con dei numeri così …
Continuare a chiudere ospedali generali e presidi territoriali, che servono ai cardiopatici ed ai malati rari, oppure incidere sulla medicina di base e le alte dirigenze sanitarie, che rappresentano lo zoccolo duro della Casta?

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Governo Monti nei sondaggi: un flop

13 Dic

La Repubblica si presenta, oggi, con il solito sondaggio Ipr Marketing ed annuncia che, “a trenta giorni dall’incarico, sale il consenso verso il premier (al 58%), scalfito ma non di molto dall’annuncio dei sacrifici. La cui responsabilità viene fatta ricadere innanzitutto sul governo Berlusconi. Alta anche la fiducia nella Fornero.”

Un articolo “tutto da capire”, lo trovate qui, visto che riporta che ” il livello di fiducia del premier si attesta, ad oggi, al 58%” e che “Il consenso nell’arco del primo, durissimo mese a Palazzo Chigi è in crescita.”

A ben vedere, i risultati del sondaggio (datato 6 dicembre 2012) sono piuttosto diversi da quello che vorrebbe la redazione del Gruppo L’Espresso-Repubblica.

Infatti, secondo IPR Marketing,  il 70% degli elettori ritiene la manovra “non equa”, il 65% pensa che “poteva essere fatta diversamente”, la manovra è valutata positivamente dal 36% dei cittadini (in media), l’attacco alle pensioni è “condivisibile” per il 30_40% della popolazione, l’aumento dell’IVA e dell’IRPERF da meno del 20%.
Dulcis in fundo, la manovra è ritenuta insufficiente dal 48% degli elettori, in particolare del Centrodestra, ma il 75% degli elettori del Partito Democratico la appoggia.

Resta da capire a quali dati faccia riferimento La Repubblica, se a quelli degli italiani tutti oppure dei soli sostenitori del PD …

Ad ogni modo, a conferma del sondaggio IPR Marketing, arriva quello dell’IPSOS, realizzato a sole 24 ore di distanza per la trasmissione Ballarò.

Secondo il 69% degli italiani “è la solita manovra che colpisce quasi esclusivamente lavoratori dipendenti e pensionati”, l’intervento sulle pensioni “è stata una scelta del Governo, ma era possibile concentrarsi su altri capitoli di spesa” per il 60% degli italiani, l’incapacità di colpire i grandi patrimoni “è un’ammissione di sconfitta” per il 68%.

Ancor peggiore è l’opinione favorevole degli italiani riguardo i singoli provvedimenti:

  • aumento età pensionabile 29%
  • eliminazione indicizzazione pensioni 39%
  • reintroduzione ICI prima casa 30%
  • aumento dell’IVA 16%
  • aumento IRPERF 26%

Solo il 29% preferirebbe che il Parlamento faccia passare questa legge “perchè è necessaria”, il 56% chiede che venga cambiata, l’11% si oppone in toto.

Con numeri così è inutile prendersi in giro: la manovra proposta dal Governo Monti non ha l’appoggio degli italiani, ma solo del Presidente Giorgio Napolitano, di buona parte del Partito Democratico e di una, forse, minoranza del PdL, ovvero di coloro che tra due anni non saranno più dove sono, oltre che, come evidente, degli editori di carta stampata.

Così non si va da nessuna parte.

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Sciopero: il primo di una lunga serie?

12 Dic

Sono centinaia di migliaia, se non milioni, i lavoratori che, in tutta Italia, hanno partecipato allo sciopero generale indetto contro la manovra da Cgil, Cisl e Uil.

«Equità» era la parola d’ordine per protestare contro il governo Monti e contro la manovra “a senso unico” che questo esecutivo intende far approvare dal Parlamento.
Uno sciopero di poche ore, che molti lavoratori sarebbero disposti a fare ad oltranza, che non ha visto convocato il Comparto Scuola ed Università e che potrebbe essere solo il primo di una lunga serie.

«Con Monti è stato sicuramente molto più deludente di quello che ci si aspettava. C’è un “no” ad affrontare il tema dell’indicizzazione delle pensioni, della casa e dell’Ici», ha chiarito il segretario generale della CGIL, Susanna Camusso, ribadendo che la manovra «è iniqua proprio rispetto a chi paga il conto», perchè «pagano molto di più i redditi medio bassi e individuali. Pagano quelli che denunciano tutto e non chi ha di più».

Intanto, a Torino, è stato lo striscione «Per la libertà del lavoro» con il logo Fiat ad aprire il corteo della Fiom con dietro migliaia di lavoratori metalmeccanici.  Come anche, aumentano i presidi dei lavoratori sotto i “palazzi del potere” a Roma come ad Imperia, come a Palermo o Torino.

Una manovra che resta “intoccabile”, secondo i “professori” con qualche apertura solo da parte della Fornero, anche se, ormai, abbiamo preso atto tutti che le alternative c’erano, che il problema è l’Eurozona e che il Vaticano accetta di rinunciare a qualche prebenda.

Una ipotesi, quella di mediare sulle pensioni, che non interessa il Partito Democratico, visto che Bersani chiede: “Monti mandi un segnale su patrimoniale, evasori e Ici”. Non è un caso che, come annunciano le agenzie dell’ultima ora, un numero minimo, ma non quantificato, di parlamentari del PD non voterà la manovra.

Una soluzione “faziosa”, quella di Monti & co., come da loro stessi più o meno direttamente confermato: l’indicizzazione si tocca per non incidere ulteriormente sui capitali scudati, la penalizzazione dei nati dal 1950 al 1962 è causata dai diritti acquisiti di chi pensionatosi a partire dal 1992, le proprietà e le attività del Vaticano “neanche a pensarci”.

Una manovra che una parte dell’elettorato non dimenticherà affatto, quando (quando?) sarà l’ora di depositare la propria scheda nell’urna, e che una larga parte dei lavoratori non può accettare a cuor leggero, dato che assicura sacrifici, ma non garantisce migliorie.

leggi anche Europa: più disciplina per la finanza pubblica Manovra: le alternative c’erano

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Europa: più disciplina per la finanza pubblica

10 Dic

Dopo circa due mesi di panico italiano, causato dall’urgenza di sanare i nostri sprechi e le nostre prebende in un battibaleno, pena il crollo dell’Eurozona, da Bruxelles arriva un po’ di luce.

Finalmente si parla di Eurozona, di Unione Europea, di European Stability Mechanism, di stability bonds. Come anche sentiamo usare espressioni rassicuranti:  “patto di bilancio”, “procedura di emergenza”, “risorse aggiuntive”, “sanzioni automatiche”, “tetto al deficit”, “unione fiscale”.

La “colpa” del disastro continentale, dunque, non era (solo) della Seconda Repubblica italiana, di Berlusconi o della Casta all’amatriciana, dell’Italietta decandente, indecente ed iniqua, ma (soprattutto) del Sistema Europa e dell’avidità degli speculatori finanziari.

E, non a caso, arriva anche la disponibilità del Governo Monti a modificare l’intoccabile proposta di manovra finanziaria, purchè i conti, alla fine, tornino ugualmente.

Prendiamo atto, per concludere, che una parte del panico finanziario si poteva evitare, che abbiamo rischiato di pagare per Germania e Francia, che solo pochi l’avevano detto in tempi non sospetti e che … non va assolutamente dimenticato l’appoggio “accorato” che UDC e PD hanno frettolosamente dato all’inevitabilità di certe norme e di tal altre misure.

leggi anche Una regola d’oro per l’Europa

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