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Trattativa Lavoro spiegata con semplicità

13 Mar

A quanto pare, il ministro Fornero avrebbe precisato che i soldi per gli ammortizzatori, due miliardi, “potrebbero essere dai risparmi sulle pensioni, o meglio che “non saranno presi dal fondo sociale”.

Risparmi sulle pensioni? Ma non erano indispensabili ed inderogabili per salvare l’Eurozona?

Ed infatti, Elsa Fornero avrebbe precisato che “non sono in grado di dirvi dove saranno trovate le risorse, il governo è impegnato a ricercarle, ma non saranno sottratte “ai capitoli del welfare: il governo si impegna a trovare le risorse al di fuori dei capitoli di spesa sociale”.

Ammortizzatori sociali che non vertono sulla spesa sociale e sul welfare? Ed a cosa andrebbe destinato, allora, il Fondo Sociale Europeo se non, innanzitutto, ai disoccupati ed ai poveri?

“Indennità di disoccupazione a 1.119 euro”, questo l’ultimo annuncio attribuito al ministro del Welfare, che avrebbe anche promesso che “la cassa integrazione straordinaria resterà e non scompare. Sarà eliminata solo la causale per cessazione attività.” (La Repubblica)

Tutto ed il contrario di tutto, con l’aggiunta dell’abrogazione dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori ed il proseguimento dell’esclusione dai sussidi di giovani e casalinghe.

Non è un caso che si parli “passo indietro” (Camusso) , “ecatombe sociale” (Bonanni), “il ministro non abbia fretta” (Marcegaglia), l’articolo 18 è “una norma antidiscriminazione” (Bersani).

E, mentre LA7 con il suo TG “tira la volata al ministro”, annunciando un’accelerazione che esiste solo nelle intenzioni di Elsa Fornero, accade che solo il Corriere della Sera (link) dia una spiegazione abbastanza chiara di quante e di quali riforme si stia parlando.

Riordino dei contratti: meno tipologie, incremento d’aliquota per i contratti a termine (+1,4%), stabilizzazione dell’apprendistato ( se entro il 25 aprile le Regioni  vareranno le leggi di loro competenza).

Ammortizzatori sociali su due livelli: cassa integrazione ordinaria pagata dalle aziende e dai lavoratori secondo gli schemi attuali, assegno di disoccupazione solo per chiusure o ristrutturazioni aziendali, condizionato da verifiche come in Gran Bretagna.

Assicurazione sociale: consiste nella creazione di un istituto (simile all’ Inail) per la disoccupazione universale per tutti i lavoratori dipendenti privati e ai lavoratori pubblici con contratto a tempo determinato a partire dal 2015.  L’importo massimo del sussidio sarà circa di 1.119 euro mensili iniziali per un massimo di 18 mesi.

Licenziamenti: Elsa Fornero, dopo l’innalzamento dell’età pensionabile, chiede che i lavoratori rinuncino all’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori per tutti i licenziamenti non discriminatori. In tutti gli altri casi, il governo offfre un indennizzo economico non superiore a 18 mesi di retribuzione, ovvero meno di 20.000 Euro se parliamo di un lavoratore non specializzato, La Cisl propone, invece, di escludere dall’articolo 18 solo i licenziamenti per motivi economici (come per i licenziamenti collettivi). La CGIL di Camusso (c’è anche quella di Landini ormai) si oppone all’abrogazione, ma è favorevole alla semplificazione dei giudizi ed all’introduzione e rafforzamento dell’istituto dell’arbitrato.

Ovviamente, nessuno sa quanto costerà tutto questo, visto che la disoccupazione è in aumento e che le riforme potrebbero far emergerne molta altra, tra contratti a termine e lavoro nero.

Preso atto che Bersani si appella all’ONU od alla Croce Rossa, con il suo “una norma antidiscriminazione”, mentre arriva Gasparri alla carica ricordandoci arcani debiti ed astrusi impegni europei, non possiamo non notare che Mario Monti insiste con Alfano per “parlare di RAI” …  e, visto che la “vicenda lavoro” è  – più o meno come avete letto – “semplice semplice”, ditemi voi se non sarebbe primo dovere della televisione pubblica informarci sulle diverse proposte e sul significato dei diversi interventi.

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Un PD senza uscita

8 Mar

Il Partito Democratico da molto tempo mostra di non essersi emancipato dal proprio passato “primo repubblicano”, anzi, di averne fatto la propria quintessenza.

Non è un mistero per nessuno la pregressa militanza democristiana, socialista, comunista che annovera la maggior parte dei suoi quadri politici in Parlamento, nelle Regioni, nelle Provincie e nei grandi Comuni.

Un partito nato vecchio, che, finora, ha potuto andare al governo – nazionale ma lo stesso vale per quelli locali – per ben due volte solo grazie all’alleanza, se non all’abbinamento, con l’estrema sinistra, che in Italia è sia rigidamente poststalinista sia libertariamente postmoderna.
Un intellighentzia partitica che – basta andare ad un convegno per saperlo – è convinta d risolvere “tutto” con tecnologie e servizi, che hanno un costo e non generano un granchè di PIL.
Una base elettorale molto “retrò”, che “ragiona con la pancia”, come per 20 anni di antiberlusconismo fine a se stesso o come per “l’opposizione dei comici RAI”, da Guzzanti e Crozza, oppure come per la “mano libera” di cui gode qualunque manifestante sventoli una bandiera rossa.

Di questo passo, il futuro è già scritto ed, a quanto pare, il più realistico sembra essere Walter Veltroni che agogna un’ammucchiata (tradotta Grosse Koalition in tedesco) con i “centristi in sella”.

Molto lontano dalla realtà delle cose, viceversa, appare Pierluigi Bersani, che da un lato s’affida ad un Patto di Vasto, che cancella i suoi candidati alle Primarie ed inficia future alleanze “centriste”, dall’altra scalpita a sostegno di Monti e del salvataggio delle lobby finanziarie del Centroitalia.

Il risutato è, tra l’altro, l’inoperatività del governo Monti, impedito a riformare, ovvero liberalizzare, il sistema contributivo, assicurativo e cooperativo, che rappresentano alcuni dei principali ed “eterni” fattori di “stallo” dell’economia italiana, assieme alla superfetazione delle autonomi locali ed alla lentezza ed imprevedibilità della giustizia.

Allo stesso modo, non stiamo rilanciando il sistema di trasporto su rotaia e quello aereoportuale, riducendo progressivamente quello su gomma, mentre la benzina vola verso i 2 euro al litro, vuoi per la “priorità metalmeccanica” (leggi occupazione industriale al nord), vuoi per gli enormi interessi del Gruppo Marcegaglia (leggi guardrail), vuoi per mantenere la “centralità logistica” bolognese.
Per non parlare della patrimoniale, necessaria per fare cassa e, soprattutto, immettere sul mercato meno titoli e ad interessi più bassi, ovvero rassicurando l’Eurozona e rafforzando il sistema-Italia, ma anche “non impellente”, mentre Unicredit, in cui confluì Unipol, andava a salvarsi acquistando titoli con rendite elevate.

Un Partito Democratico abbinato a troppi processi ed inchieste, partendo dallo scandalo rifiuti che coinvolse Bassolino, al caso Lusi, che coinvolge anche il PD, od al caso Penati, tutto da giudicare, fino ai troppi indagati per mafia o corruzione al Sud o, peggio, al “disastro agroalimentare” italiano, che vede trusts al centronord e mafia, desviluppo e sfruttamento al sud.
Per non parlare, più in generale, del sistema consortile o dello spoil system o delle esternalizzazioni, come denuncia indirettamente anche Saviano, chiedendo una legge anticorruzione anche “tra privati”.

Cosa fare?

Dividere le strade di chi s’abbarbica al vecchio e chi ricerca il nuovo sembra essere una scelta inevitabile, anche se dovesse provocare un’implosione: la sommatoria dei voti raccolti dalle varie componenti derivanti (partiti tra loro alleati e non) sarebbe comunque maggiore di quanti raccoglierebbe il partito oggi e, peggio, tra un anno, andando di questo passo.
Una scelta che, prevedibilmente, andrebbe a scompaginare anche la saldezza del PdL, specie se parliamo di giunte locali, e permetterebbe di evitare l’abbraccio “fatale” con SEL o spezzoni dell’IDV (che non sembra essere in grande armonia interna).

Una scelta che potrebbe comportare buoni risultati, forse sul medio periodo, se il PD “finalmente” si decidesse ad aprire le proprie liste a molti, tanti, troppi potenziali candidati e “seconde file” che la “società civile”, le imprese e le professioni hanno già apprezzato per il saper fare governance e welfare.
Un “popolo” di sinistra o comunque affine, fatto di persone con elevate professionalità e ligie a leggi e regolamenti, che, però, “esistono” solo per il giorno delle elezioni.

Probabilmente, il problema non è (mai) stato il “dover dire qualcosa di sinistra”, bensì il “dover dire” sia qualcosa di rapidamente realizzabile, ovvero “non troppo ambizioso”, sia qualcos’altro (leggasi “riforme”) che abbia lungimiranza ed una chiara visione dello Stato che si va ad innovare.

Ad ogni modo, con Monti al governo, il PD sta vedendo crollare il proprio consenso e, per una parte dell’elettorato, la cosa potrebbe essere irreversibile, visto cosa è passato per le pensioni od il montante dissenso del comparto “università e scuola”.

Altrettanto sicuramente, nessun Partito Demcoratico – nè presente nè futuro – può permettersi il rischio di andare al voto tra un anno, per “giocarsi” in pochi mesi politiche, amministrative, europee e presidenziali: non sono tempi di “big slam”, di “asso pigliatutto”, come profetizzavano “certi” sondaggisti pochi mesi  or sono.

E, magari, si potrebbe incominciare accantonando la “bozza Violante” e puntare su una legge elettorale “più lungimirante”, ovvero che consenta di individuare un partito “di governo” ed una maggioranza che aderisca sul programma, con il premier indicato dal Presidente della Repubblica, qualche percentuale di sbarramento ed un paio di commi “anti inciucio”.

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Monti verso il capolinea?

8 Mar

Tra le diverse cose che questo blog afferma fin dai primi giorni di governo di Mario Monti c’è anche quella che, passata la buriana dei titoli di Stato e “sistemata” Unicredit, sarebbe venuto meno il “collante” che tiene insieme l’ammucchiata PdL-PD-UDC-FLi.

Ed, infatti, nel giro di pochi giorni, come entrati nel mese di marzo, accade che il PdL rifiuti di inserire nel “programma di governo” RAI e giustizia, mentre 46 sui senatori – praticamente un terzo con Nitto Palma come primo firmatario, insieme a Bruno Alicata e Luigi Compagna – chiedono formalmente la revoca dell’incarico al ministro della cooperazione Ricciardi, per una frase fortemente offensiva verso i politici “di mestiere”.

Intanto,  il Partito Democratico, dopo il disastro delle primarie di Genova, conferma la propria recessività a Palermo, dove “la sinistra” sceglie il candidato Fabrizio Ferrandelli, un ex del Partito Umanista molto sostenuto dall’emergente Partito del Sud (link)

Ciliegina sulla torta, tutti i sondaggi ci confermano che un Mario Monti a capo di una Grosse Koalition (si traduce letteralmente “ammucchiata”) incontrerebbe, nonostante il supporto di tutti i “grandi” partiti, una forte resistenza popolare, forse ben oltre il 50% dei consensi.

Come anche, molti ministri dell’attuale governo – a partire da Corrado Passera che annunciava poche settimane fa “un decreto la mese” – si stanno rendendo conto che il loro è un “governo tecnico” e che già è un miracolo che nessuno stia ancora raccogliendo le firme referendarie per abrogare l’allungamento dell’età pensionabile preteso da Elsa Fornero.

Per non parlare dei nomi eccellenti ed eccellentissimi che gli scandali Penati, Finmeccanica, Lusi e Boni porteranno in luce a breve, si spera prima di andare a votare. O, pejus, dell’elettorato leghista che, sull’onda degli scandali, potrebbe imboccare qualunque deriva alla stessa stregua di quanto avviene in Val di Susa.

Una situazione, dunque, dove l’unica variabile è il giorno in cui tanti illustri personaggi vorranno “ritirarsi in buon ordine” sia per limiti geriatrici sia, soprattutto, per i limiti strutturali del paese che “non ce la fa più” e che ha bisogno di chiudere una volta e per tutte l’esperienza della Prima Repubblica, ancora ben rappresentata e dominante come dimostra l’aggregato politico (DC-PSI-PCI-AN) che sostiene Mario Monti.

All’Italia serviva un governo tecnico che avesse l’umiltà di traghettare e che non pretendesse l’esautorazione della Politica. Questo non è accaduto e difficilmente Mario Monti riuscirà ad andare oltre l’aver evitato una patrimoniale grazie al massacro delle pensioni, indecorosamente avallato dai leader sindacali, la “persecuzione dei tassisti” o l’acquisto di tot cacciabombardieri F-35 e qualche prebenda per i “settori amici”. Basti vedere in che stato di follia sono i conti del MIUR, se da diversi giorni si promettono 10.000 assunzioni e poi si va ritrattare.

Giorni fa, scrivevo che è di nuovo “l’ora del Presidente”, Giorgio Napolitano: questo governo non sta dimostrando nè una caratura politica adeguata alla situazione corrente nè un’assenza di conflitti di interessi che gli permetta di “avere le mani libere” nè un Parlamento che possa dire di essere rappresentativo dell’elettorato, visto che da anni ed anni è sostanzialmente chiamato va votare “si o no”.

Un governo che “non ha bisogno di chiedersi” che idea si sta facendo della situazione quel  20% di elettori, che sente elogi sperticati al governo, ma continua a non arrivare a fine mese: un politico, anche di infimo livello, un problema così lo terrebbe bene in chiaro, vuoi per opportunismo vuoi per senso di umanità vuoi perchè è la sua mission.

Sarebbe il caso che Mario Monti ed i suoi ministri iniziassero a prendere atto – fosse solo per “deontologia magistrale” e per amore del numero e della oggettività scientifica – che da novembre ad oggi son passati 4 mesi … e l’acqua è davvero poca.

Facciamo presto, signor Presidente, che l’ultima iattura che ci meritiamo, noi italiani, è di andare a votare in autunno, con milioni di disoccupati, il Sud rovente, le valli alpine stradeluse e due riforme due, tanto “british” ma sostanzialmente di facciata se non “pro domo di qualcuno”.

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IPR Marketing: la Prima Repubblica è con Monti?

6 Mar

Il sondaggio IPR Marketing per La7 (link) è molto lusinghiero verso Mario Monti: presentandosi come Premier di una Grande Coalizione avrebbe il 50% degli italiani dalla sua parte e, se fondasse un proprio partito, il 32% degli elettori andrebbe con lui.

Un consenso che include pressochè per intero il PdL, l’UDC ed il PD (salvo qualche “frangia”), ovvero i tre partiti ancora composti in larga parte dai politici della Prima Repubblica.

Veltroni, D’Alema, Alfano, Casini, Cicchitto, La Russa, Franceschini, Marini, Violante e chi più ne ha più ne metta.

Popolo bue? Probabilmente, ma … a legger bene il sondaggio fino in fondo scopriamo che dichiara su 1000 contatti addirittura 982 risposte, mentre di solito ne sono 250 ogni mille …

Un record planetario: improvvisamente tutti i primi 1000 “sondati erano lì pronti a rispondere alla telefonata senza aver alcuna incombenza da compiere e tutto il desiderio di partecipare.

Due righe sotto, IPR marketing precisa che “i dati sono stati ponderati rispetto ai parametri di costruzione del campione stesso” … Inutile aggiungere altro, no?

Scopriamo, dunque, che è scomparsa la grande quota di astenuti/indecisi (oltre il 40%) di pochi giorni fa e, soprattutto, che Mario Monti è il candidato ideale per i salotti ed il popolino di un certa Italia, una volta detta “democristiana”, “socialista”, “cattocomunista”.

La cosa non stupisce. Specialmente dopo il floppante governicchio attuale, non è affatto soprendente. Cambiar tutto purchè nulla cambi.

In tutto ciò, con il 50% dei sondaggi non si vincono le elezioni, specialmente se la legge non è ancora scritta, la campagna elettorale non si è avviata, e soprattutto se, arrivando le elezioni tra un anno con il Sud esausto, dovesse accadere che il Partito del Sud, dimostrando una capacità propositiva su questioni di interesse nazionale, riuscisse nello sfondamento del Quorum.

Infatti, di questo passo, con Monti “Premier uber Alles”, Berlino come Roma, continuerà a non arrivare niente di nuovo dal Sud,  … come “non arrivò niente di nuovo dal Fronte Orientale” un secolo fa all’incirca … speriamo solo che il “niente di nuovo” arrivi dal lato “onesto” e non da quello “mafioso” … ci manca solo di fare la fine del Messico.

Tanto basta continuare a farsi del male, o no?

A propostito, Groesse Koaition non significa “grande” coalizione, bensì “coalizione di massa”, e la CDU, il partito di Ang(h)ela Merkel, è l’ultimo, solido baluardo dell’apparato democristiano andatosi a creare con la Guerra Fredda, come i Socialisti ed il PD sono le ultime “ridotte” della Socialdemocrazia.

I dati, dunque, tornano, ma al negativo, dato che non può esser certamente questa la compagine – qualcuno direbbe neoguelfa – ad avere le capacità morali e personali necessarie per difendere e rilanciare un’Europa ed un’Italia sempre più esposte, come le vicende dei fucilieri di marina in India dimostrano.

E resta sempre da capire come si orienteranno, forse e comunque all’ultimo momento, gli astenuti/indecisi che nessuno, come “ovvio”, osa lontanamente sondare …

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Un programma per l’Italia

2 Feb

Quando una nave affonda è fisiologico che, ad un certo punto, una parte dell’equipaggio continua a tentare di tappare la falla, mentre un’altra parte vorrebbe sfasciare il vascello per costruire delle zattere.
Uno dei motivi per cui su una nave “serve un comandante” è proprio questo: coordinare, con sufficiente autorità ed attendibilità, le manovre d’emergenza.

Detto questo, dato che molti si chiedono “quali sono le alternative a Monti”, andrebbe preso atto che questo quesito non può cancellarne un altro, ben più prioritario: Monti sta facendo la cosa giusta per l’Italia?

La risposta è tutta in questo post, che riporto, scritto l’11 agosto scorso, ovvero ben prima che la situazione precipitasse verso un inevitabile che inevitabile non era.

(Demata 11 agosto 2011) “PdL e Lega stanno predisponendo un enorme salasso senza riforme con l’avallo sostanziale del PD e dei media, che, seppur nel giustificato timore di “sollevare le masse”, evitano accuratamente di spiegare agli italiani le cause economiche dei mali attuali, equamente condivisi da destra e sinistra, e le soluzioni obbligate che, da questa generazione o da un’altra, andranno prese.

Quali potrebbero essere le vie d’uscita da questo drammatico cul de sac generazionale?

  • Patrimoniale “secca” sugli immobili, eccetto prime case, e sulle concessioni governative
  • Una tantum sulle pensioni e gli stipendi superiori agli 80.000 Euro annui
  • Riconduzione di tutte le pensioni ad un livello massimo pari al corrente stipendio d’ingresso per la stessa qualifica/posizione
  • Riforma delle concessioni demaniali e cessione di aree demaniali per edilizia turistica
  • Equiparazione fiscale e patrimoniale delle Cooperative
  • Eliminazione dello scontrino fiscale e tassazione sul commercio in base agli ordinativi piuttosto che le vendite
  • Contingentamento delle dirigenze pubbliche ed esclusione dai compensi per la progettazione o la gestione di opere e servizi esternalizzati
  • Riduzione del numero di parlamentari ed istituzione del Senato Federale
  • Privatizzazione del sistema assicurativo dei lavoratori del settore privato
  • Defiscalizzazione dei premi ai lavoratori e dei contributi previdenziali od assicurativi
  • Limiti all’espansione della grande distribuzione nelle città ed interventi in favore delle aziende che operano da lungo tempo nei centri abitati
  • Riforma del sistema delle contrattazioni sindacali con maggiore apporto per gli accordi locali
  • Nuova legge elettorale e voto nel 2012
  • Nuove leggi sul conflitto di interessi e sulla Par Condicio
  • Smantellamento della televisione commerciale di Stato
  • Riforma delle norme sull’editoria, sia per quanto relativo ai finanziamenti pubblici sia per quanto relativo i rapporti tra editore e comitati di redazione
  • Legge nazionale per la democrazia interna nei partiti e nelle associazioni dei lavoratori o di categoria
  • Esclusione dei Sindacati dalla gestione di servizi pubblici esternalizzati
  • Federalizzazione su due sole entità macroregionali, oltre a Roma Capitale, a regime fiscale e contributivo differenziato
  • Trasformazione delle Provincie in Distretti amministrativi, con accorpamento dei comuni maggiori in Distretti Metropolitani
  • Accorpamento dei piccoli comuni fino a 5000 abitanti e consolidamento delle Comunità montane ed insulari
  • Concentrazione intorno alle Prefetture delle diverse Ammnistrazioni periferiche dello stato provinciali, unificazione dei database, dei procedimenti e delle certificazioni
  • Trasferimento delle Aziende di Stato, della Ricerca e dell’Energia al Ministero delle Infrastrutture
  • Reintroduzione del Genio Civile o di un’equivalente Authority
  • Prepensionamento per il pubblico impiego, con trattenimento di buona parte del TFR, e riorganizzazione della Pubblica Amministrazione
  • Reintroduzione della mezzadria e riforma dei sistemi consortili e cooperativi nell’agricoltura
  • Politiche fiscali che incentivino il trasporto su rotaia o via mare
  • Campagna di formazione permanente per gli adulti, finalizzata al conseguimento di un diploma
  • Razionalizzazione della rete formativa post-diploma ed universitaria
  • Maggiori finanziamenti e meritocrazia nel sistema scolastico con riduzione dell’età media del personale
  • Totale separazione delle carriere tra inquirenti, giudici ed avvocati
  • Riforma del Consiglio Superiore della Magistratura, come organismo “interno” al sistema giudiziario e con forti poteri disciplinari
  • Definizione di standard di qualità e di best pactices nel sistema giudiziario
  • Definizione delle sentenze “in base alle prove presentate” e non “in base a giusto convincimento”
  • Semplificazione dei codici di procedura giudiziaria e del sistema di notifica degli atti
  • Reintroduzione della nozione  in vigore prima di Tangentopoli di “rilevanza giuridica”, di “danno all’erario” e di “falso in bilancio”
  • Maggiori poteri alle Authority
  • Esclusione perpetua da tutti i pubblici uffici per i parenti (fino al secondo grado) di appartenenti ad organizzazioni mafiose
  • Amnistia per i reati di mafia e di crimine organizzato per coloro che seguano un piano pluriennale di formazione professionale e reinserimento sociale
  • Depenalizzazione del consumo di stupefacenti e dell’immigrazione clandestina
  • Costruzione di centri detentivi per la riabilitazione ed il reinserimento con aziende e scuole
  • Reintroduzione del “foglio di via” ed estenzione delle condizioni di flagranza di reato che giustifichino l’arresto
  • Esclusione dalle attenuanti e maggior sanzione per i criminali recidivi
  • Introduzione del “braccialetto elettronico, esclusione della libertà vigilata per i reati violenti
  • Obbligo per tutti i detenuti di attività lavorativa, in carcere per quelli pericolosi, all’esterno per i recuperandi
  • Istituzione di un servizio ispettivo nazionale per il sistema ospedaliero e di medicina di base
  • Obbligo per i medici dirigenti di superamento di una prova giuridico-amministrativa
  • Formazione/aggiornamento scientifico dei medici su base nazionale in base ad accordi Ministero_Farmaindustria
  • Obbligo per le Onlus operanti nel settore sociale e salutistico, di utilizzare almeno il 30% del fund rising in interventi diretti per i malati, come accompagno, assistenza e supporto, eccetera.
  • Obbligo per i grandi ospedali di dotarsi di strutture ricettive (bed & breakfast) per pazienti e familiari
  • Messa in carico delle malattie rare (8 milioni di italiani) presso ospedali generali o poliambulatori, con abbattimento dei rischi terapeutici e dei costi per accertamenti e cure

E’ troppo?

… a ben leggere, molte delle proposte risalgono addirittura a 20 anni fa, quando c’era da riformare la Prima Repubblica,  non poche dovrebbero essere già norma, in base alle leggi vigenti, ed alcune sono in via di emanazione come Direttive Europee.

Di tutto ciò Mario Monti ha fatto ben poco e, dunque, ha ragione De Magistris ad affermare che “questo esecutivo è un arroccamento dei poteri forti contro le istanze di cambiamento che provengono dalla società.

Ribadito il quanto, non resta che una sola domanda: se l’Italia, sostituito Berlusconi con Monti, avesse fatto lavoce forte, invece che i “compitini”, la Germania avrebbe o non avrebbe arretrato su ben più miti pretese?

Ebbene si, se volessimo parlare di politica economica nazionale, anche questo andrebbe chiesto.

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Crespi Ricerche, confermato il flop di Monti

1 Feb

Poche ore fa, Crespi Ricerche ha pubblicato un proprio report relativo alle intenzioni di voto, confermando l’alto consenso (57%), che Mario Monti e la sua maggioranza godono tra i sempre meno italiani (58,8%) che, sembra, esprimerà il proprio voto.

Anche questo studio conferma la minoritarietà del Governo Monti, attestato tra il 27 ed il 33% delle preferenze dell’intero corpo elettorale. Due italiani adulti su tre, in un modo o nell’altro, non voterebbero l’attuale maggioranza ed, evidentemente, è gente che non è soddisfatta o non si sente rassicurata.

Come si conferma, nel rapporto pubblicato da Crespi Ricerche, una crescita della “fuga dalle urne”, dato che la “sommatoria” astenuti-bianche-indecisi è salita, in 20 giorni, dal 38 al 41,2%.

Un andamento generale del consenso che coincide, parallelamente, agli esiti dei diversi sondaggi, effettuati in questi giorni da Ipsos, SWG, EMG per Telecom, La7, Repubblica, Corriere della Sera.

Non è chiaro a quale realtà dei fatti, e soprattutto dei numeri, attingano coloro che continuano a “reclamare” – nel senso di reclame e non di reclamo – che c’è una “sorprendente tenuta del Governo Monti” …

La matematica non è un opinione e la rappresentazione dei dati non può puntualmente ignorare il forte distacco esistente tra cittadini ed establishment.

La statistica serve, anche e soprattutto, alla Politica per individuare direzioni, strategie, finalità. Come, ad esempio, per quanto relativo quei politici che stanno lavorando alla legge elettorale, che ben andrebbero informati della situazione che tutti i numeri raccolti in questa settimana, successiva alle “liberalizzazioni”, hanno confermato.

Una legge elettorale – ne riparleremo – non può essere utilmente strutturata, specie se con finalità oligarchiche o partitocratiche, se chi la formula e chi la vota è influenzato da informazioni “trionfalistiche” che non raccontano come, da qualche parte,  l’astensionismo potrebbe rivelarsi eclatante, causa le solite “punte statistiche”, o, peggio, che la gran parte dei voti vadano a nuove e raccogliticcie entità politiche, vanificando ogni cordata ed ogni premio di maggioranza.

Speriamo che, se non gli statistici, almeno i “direttori” od i “professori” si chiedano quanto fatale, per la nostra povera Italia, possa rivelarsi il proseguire su questa china.

Altri dati su Un governo di minoranza e L’astensionismo galoppa verso il 50%?

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Un governo di minoranza

1 Feb

Nessuno si meraviglia se siano da prendere con le pinze le notizie che diffonde La Repubblica, il quotidiano fondato da quel Eugenio Scalfari, che attualmente rappresenta la “quinta colonna” di un governo liberista come quello di Mario Monti.

Nessuno poteva immaginare che, però, una tale mostruosa manipolazione della pubblica opione continuasse dopo due settimane di sondaggi “edulclorati” e, puntualmente, svergognati.

Oggi, La Repubblica titola: Sale la fiducia al Governo cinque punti in 20 giorni ed esibisce a riprova un sondaggio IPR Marketing che vede al 57% “molta/abbastanza” fiducia al governo Monti.

Peccato che lo stesso sondaggio annoveri un “bel” 53% di astenuti/indecisi e che, se tale è la fuga degli elettori, solo il 27% degli italiani appoggia l’attuale governo e la riprova ne sono i persistenti dati che danno il Centrosinistra a livelli storicamente infimi.

Infatti, secondo un sondaggio di EMG per Telecom-La7 di ieri, Italia dei Valori, Sinistra, Ecologia e Libertà, Verdi, Rifondazione e Comunisti italiani raccoglierebbero, uniti, solo il 19.4% con un astensionismo stimato al 33% ed una massa di indecisi attestati al 16%.

Il Governo Monti, secondo questo sondaggio, raccoglie solo il 27% dei consensi complessivi. Un dato che conferma, in peggio, gli esiti dei dati SWG del 23 gennaio, per La7, che stimavano al 40% gli astenuti ed i voti “dispersi”, con una “Alleanza per Monti” (PdL, FLI, UDC, e PD) al 33% delle indicazioni di voto totali raccolte durante le interviste.

Lo si scriveva giorni fa: l’unico dato certo che questi sondaggi offrono è che meno di un terzo degli elettori è soddisfatto dell’attuale governo e parlamento, mentre una buona metà è, viceversa, del tutto insoddisfatta ed i restanti sono piuttosto confusi.

La “fuga dai partiti” era ampiamente prevedibile fin dall’incipit del governo Monti, quando per 20 giorni, con i mercati impazziti, ci tennero tutti all’oscuro di quello che avrebbero, poi, preteso di legiferare in quattro e quattr’otto senza interferenze da parte del parlamento …

Elettori in fuga dalle urne: questo il dato di un governo minoritario ed autoritario.

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Non è più il ’78

31 Gen

Da tre giorni, Eugenio Scalfari e Susanna Camusso, “autoconvocatisi” a nome della sinistra intera, dibattono su fronti contrapposti riguardo il ruolo del sindacato nei rapporti con il governo (tecnico) e nella gestione della crisi.
Nonostante la lungaggine delle lettere pubblicate da La Repubblica, i concetti su cui si fonda il confronto, sono pochi e possono essere racchiusi in queste tre affermazioni.

Eugenio Scalfari (29 gennaio 2012) “La riforma della cassa integrazione è uno dei tasselli. Non piace alla Camusso e neppure alla Marcegaglia ed è evidente il perché. Infatti non potrà essere adottata se simultaneamente non sarà rinnovato e potenziato il sistema degli ammortizzatori sociali. In mancanza di questo il sindacato ha ragione di dire no per evitare quella macelleria che farebbe esplodere una crisi sociale estremamente pericolosa. Ma in presenza d’un meccanismo di protezione efficiente e robusto il sindacato dovrebbe farlo proprio e accettare la riforma della cassa integrazione.

Susanna Camusso (30 gennaio 2012) “La diseguaglianza è dettata dallo spostamento progressivo dei profitti oltre che a reddito dei “capitalisti”, a speculazione (o si preferisce investimento?) di natura finanziaria. Senza investimenti, si è scelto di produrre precarietà, traducendo l’idea di flessibilità invece che nella ricerca di maggior qualità del lavoro, di accrescimento professionale dei lavoratori, in quella precarietà che ha trasferito su lavoratori e lavoratrici le conseguenze alla via bassa dello sviluppo. In sintesi: lo spostamento sui lavoratori dei rischi del fare impresa.

Eugenio Scalfari (31 gennaio 2012) “L’intervista con Lama da me citata poteva essere di grande insegnamento: un dirigente sindacale metteva l’interesse generale al di sopra del pur legittimo “particulare” e faceva diventare il sindacato un protagonista attraverso una politica di sacrifici che andavano dalla licenziabilità alla moderazione sindacale, alla riduzione della cassa integrazione, con la principale finalità di far diminuire la disoccupazione e aprire l’occupazione alle nuove leve giovanili.

Sindacato un protagonista attraverso una politica di sacrifici?
Ma se dagli Anni 80 ad oggi il Sindacato ha solo perso potere e capacità propositiva, mentre i contratti di lavoro si appiattivano sull’ “adeguamento all’inflazione” e si sfilacciavano con la “flessibilità dei lavoratori”?

Interesse generale? Interessi particolari?
Ma se lo stesso Scalfari ricorda che “noi siamo uno spicchio della crisi”, perchè un sindacato nazionale non dovrebbe badare all’interesse “particulare”, come del resto accade in Germania, Stati Uniti o Cina?

La cassa integrazione va, questo è certo, riformata, anzi andava fatto almeno 30 anni fa, ma “non è più il ’78”, egregio dottor Scalfari …

Oggi, quando si parla di “meccanismo di protezione (sociale) efficiente e robusto”, non ci si rivolge “sic et simpliciter” agli operai sindacalizzati ed alle aziende da sostentare del Settentrione, ma ai milioni di disoccupati e sottoccupati del Sud, finora rimasti invisibili e … senza protezione, oltre che alle aziende soffocate dall’assenza di controlli efficaci da parte dello Stato centrale.

Non sembra che l’implementazione di uno stato sociale – cosa ben diversa dall’assistenzialismo ed il clientelismo – sia nelle intenzioni del governo Monti, di questo parlamento e, soprattutto, dei poteri forti internazionali.

Non è un caso che, mentre la Sinistra “storica” litiga sui fogli di la Repubblica, quella del Sud si riunisce a Napoli con tutt’altre opinioni, come ben ha espresso Luigi De Magistris, sindaco di Napoli ed esponente liberale nell’Italia dei Valori: “questo esecutivo è un arroccamento dei poteri forti contro le istanze di cambiamento che provengono dalla società.

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Otto miliardi per le elezioni

30 Gen

L’accordo UE del 15 dicembre pevedeva che 3 miliardi di euro andassero ad istruzione, agenda digitale, credito per l’occupazione, reti e ferrovie meridionali.
La Stampa, quotidiano torinese, ne parla come i “denari che cercavano a fatica sbocco in un’Italia storicamente maglia nera nell’incassare gli euro di Bruxelles. Sono ridiventati una risorsa in questi tempi di crisi e austerità di bilancio“.

Tre miliardi sono una goccia nel mare, se parliamo di un paese, l’Italia, che vanta un Pil da 2.000 miliardi di euro, per l’esattezza sono l’1,5%. Quanto serve per acquistare una ventina di cacciabombardieri F-35, un sesto di quelli ordinati a Finmeccanica … Spiccioli.

Adesso ne arrivano degli altri, sembra 5 miliardi di euro. “La Commissione calcola che per l’Italia la sacca a cui attingere contenga 3,6 miliardi di fondi strutturali (coesione nel Mezzogiorno) e 4,3 del Fondo sociale (lavoro e imprese).

Ci risiamo, una manciata di spiccioli per risanare l’economia di una delle prime potenze industriali del mondo?
Tre virgola sei miliardi di euro per risollevare 150 anni di saccheggio e degrado del Meridione? Ma se non si si ricostruiscono neanche le scuole sgarrupate con quei soldi …

E poi, domanda cruciale, come e da chi verranno spesi quei soldi?
Quale “indecente” campagna elettorale dovranno sostenere, visto che quasi il 50% degli elettori è allo sbando?
Quale ripristino del sistema clientelare e del voto di scambio si sta per prospettare?

In un’Italia con i lavoratori dipendenti allo stremo ed i piccoli privati alle corde è facile immaginare “come, dove e quando” saranno spesi quei soldi.

Euro Hilfe? Bitte, nicht.

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Bagnasco, il cardinale che tifa Monti

26 Gen

Secondo il Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, il cardinale Angelo Bagnasco da Pontevico (Brescia), il governo Monti è «un esecutivo di buona volontà, autonomo non dalla politica, ma dalle complicazioni ed esasperazioni di essa, e con l’impegno primario e caratterizzante di affrontare i nodi più allarmanti di una delicata, complessa contingenza».

Chissà se Bagnasco alludesse all’antica massima romana per cui “le strade che portano all’inferno sono lastricate di buona volontà” …

Non v’è dubbio, però, che il “suo” giudizio, data la carica occupata dal Cardinal Bagnasco, dovrà essere necessariamente anche quello dei prelati preposti alla cura delle anime a sud del Garigliano, come  il vescovo di Caserta, Pietro Farina, o gi arcivescovi di Napoli, cardinale Sepe, e di Palermo, cardinal Romeo.
Prelati che, si spera, vorranno adeguatamente spiegare ai propri fedeli – in rivolta, in miseria o con la valigia di cartone in mano – quanta e quale sia la buona volontà del governo Monti …

Certo, Bagnasco è bresciano ed ha trascorso gran parte della vita a Genova: non sa nulla del Sud e potrebbe avere anche qualche pregiudizio poco cristiano e tanto “padano”, … ma non è questo quello che conta.

Ciò che interessa è che l’Alto Clero sostenga il Governo Monti, come già hanno fatto i Partiti che non riescono neanche a votare un regolamento parlamentare, le Banche che ci hanno spesso offerto titoli tossici e interessi da strozzinaggio, le Grandi Imprese che hanno già trasferito gli impianti all’estero, i Media che per anni hanno taciuto sulla crisi.

Alto Clero, Partiti, Banche, Grandi Imprese, Media … basta sfogliare un qualunque libro di Storia per sapere dove si va a finire con un “cartello” così …

Leggi anche cosa ne pensa la blogger Saura Plesio

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