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2011, un anno memorabile

29 Dic

Il 2011 passerà alla Storia come “Year of Rage”, l’Anno della Rivolta.
Tunisia, Libia, Egitto, Siria: nulla sarà più lo stesso. Anche se non dovesse arrivare la democrazia occidentale, la gente si è sollevata contro i tiranni, usando internet e praticamente senza le solite violenze di piazza “contro il potere”.

Anche in questo, venti a passa anni fa, aveva avuto paradossalmente ragione Saddam Hussein chiamando la Guerra del Golfo “la madre di tutte le battaglie”, sia come confronto armato tra due mondi sia come fine delle oligarchie postcoloniali.

Masse, che sono insorte in tutto l’ex Impero Ottomano, non giovani “intellettuali”, che cercano di bloccare le City dell’Occidente e non le “classi lavoratrici”, ormai rassegnate al tramonto del “Sole dell’Avvenire”.

Il 2012 che ci attende non sarà facile, dopo un anno “memorabilis” come quello che è trascorso, tra i traumatici assestamenti nei paesi delle sollevazioni, ma, soprattutto, per l’incapacità sopraffina dell’Occidente di leggere le nuove matrici e le future trame.

Un mondo incomprensibilmente nuovo e cripticamente antico, questo è quello che ci annuncia questo avvio di millennio.
Un mondo incomprensibile ed incontrollabile per chi volesse leggerlo con le ottiche e le ideologie del Novecento.

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Spending review: come dire tagli

18 Dic

Il ministri dello Sviluppo e quello della Coesione territoriale, Passera e Barca, che il governo Berlusconi aveva accantonato e che andranno a finanziare infrastrutture: ferrovie, porti, scuole, carceri.
Non è una gran cifra, solo per le scuole ne servono almeno il doppio, se non il triplo, e, dunque, non ci saranno infrastrutture se non arriveranno economie, ovvero tagli.

D’altra parte, è notorio che non si rilancia a costo zero la crescita, lo sviluppo, l’innovazione.

Così andando le cose, il governo ha avviato la mappatura della “spending review”, che Tremonti aveva previsto in Finanziaria e che l’Europa si attende.
Si tratta, in parole povere, di tagli di spesa “mirati”, per almeno 10-15 miliardi di Euro.

Un’anteprima sono quelli già contenuti nel decreto “Salva Italia” relativamente la Sanità, che ricadranno inevitabilmente sui malati e che, per ora, colpiscono medici e paramedici.
Visto che anche la lobby dei farmacisti ha ottenuto la sua postilla, la cosa inizia a sembrare paradossale.

Ma non solo.
Dove pensa di prendere, il governo Monti, le risorse necessarie a finanziare il rilancio della domanda e il welfare che serve per “gestire” almeno due milioni di disoccupati?
Dalla lotta all’evasione fiscale ed agli sprechi … in un paese dove il falso in bilancio è depenalizzato e dove i dirigenti pubblici sono assicurati, in caso di condanne, a carico dello Stato.

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La Manovra del Dragone

18 Dic

Da martedì prossimo, 20 dicembre, la Banca Centrale Europea, guidata da Mario Draghi, darà avvio all’enorme manovra che dovrà sostenere l’Euro ed i suoi mercati.
Da dopodomani, le banche dell’Eurozona potranno accedere ad ingenti prestiti (tasso 1%) della durata di 36 mesi, rinnovabili, presso la Bce e le Banche centrali dei rispettivi Paesi. La sola BCE ha reso disponibile un plafond fino al tetto di 2.000 miliardi di Euro.

Le “garanzie” che le banche dovranno offrire potranno consistere in:

  • titoli di debito sovrano al loro valore di rating,
  • obbligazioni emesse dalle stesse banche che accedono al credito,
  • crediti cartolarizzati da parte di clienti dalle medesime banche.

Lo scopo dichiarato di questo enorme intervento?

La Bce si aspetta di ottenere i seguenti risultati:

  • sblocco del credito interbancario,
  • ripresa del credito alle imprese,
  • sblocco della segmentazione nazionalistica del mercato dei titoli pubblici,
  • buon andamento delle aste dei debiti sovrani in scadenza a marzo.

In parole povere, oltre a consolidare l’Euro, Mario Draghi spera di “convincere” le banche dei paesi del Nord Europa ad investire di nuovo in titoli pubblici del Sud Europa.
Basti dire che, dal 2007 ad oggi, i capitali investiti in Italia e Spagna si sono letteralmente dimezzati (44%).

Ben venga la manovra di Francoforte, ma sarebbe da chiedersi se potrà bastare senza andare alle cause della perdita di appeal di Roma e Madrid.
E qui non possiamo dimenticare che, proprio mentre le banche iniziavano a dubitare dell’Italia, diversi esponenti pubblici italiani firmarono un appello all’Europa, chiedendo di sospendere gli “aiuti allo sviluppo”, dato che alimentavano solo corruzione e malaffare.

Dunque, se il nodo finanziario sarà sciolto grazie alla manovra dela BCE, va ben ricordato cosa è già accaduto.
E’ impensabile che, ancora una volta, buona parte degli investimenti nordeuropei si trasformino in sprechi, corruzione e casta, se parliamo dell’Italia, o, peggio, in assistenzialismo, consociativitsmo e desviluppo, se parliamo anche della Spagna.

Eugenio Scalfari, in un suo editoriale, si dice “ottimista” a riguardo.
Deve essergli sfuggito che Mario Monti ha l’incarico di mettere i “conti a posto” e non quello di “riformare” l’Italia. Basti vedere come litigano in TV i politici per mille euro, in più o in meno, su stipendi da 12.000 Euro …

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Eugenio Scalfari ed il suo tempo

18 Dic

Eugenio Scalfari, oggi, in uno dei suoi lunghi editoriali, si interroga: “Lasceremo che la recessione si trasformi in depressione?”
“Senza il rigore saremmo già saltati in aria, ma senza un rilancio della crescita con effetti rapidi saremo morti egualmente tra poche settimane.”

La soluzione? Evitare di staccare “la spina a marzo. Nel pieno della stagione di scadenza d’una mole enorme di titoli pubblici e di obbligazioni bancarie in Italia e in tutta Europa”.

Un po’ poco.
Si può votare anche a luglio, con i conti a posto ed il debito sovrano sotto controllo … promettendo agli elettori, guarda caso, “crescita” e “decisioni politiche”.

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