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Malati? No, meglio consumatori

1 Ago

“Secondo l’Aiba, l’Associazione italiana dei broker di assicurazioni e riassicurazioni, il costo dei risarcimenti per malasanità oscilla tra 850 e 1400 milioni di euro”.
Un miliardo di euro l’anno di danni causati e risarciti o risarcibili per danni alla salute causati da medici o dalla gestione sanitaria sono davvero un’enormità.
“Risarcimenti che “pesano” una media di 25-40 mila euro ciascuno” e che, facendo due conti della serva, riguardano almeno 20.000 malati che sono stati danneggiati anzichè curati.

Eppure, “secondo un’indagine della Commissione parlamentare d’inchiesta sugli errori in campo sanitario, è difficile che un professionista debba affrontare una condanna penale: il 98,8% dei procedimenti per casi di lesione colposa e il 99,1% di quelli per omicidio colposo si concludono con l’archiviazione, mentre su 357 procedimenti le condanne sono state solo due.”
Se le condanne penali rappresentano lo 0,5% dei casi denunciati, possiamo immaginare, dunque, che i risarciti dalle compagnie assicurative – per un miliardo di euro anni di media, ricordiamolo – siano solo la parte più vistosa del problema

Un ‘dato’ indirettamente confermato da Francesca Moccia, responsabile del Tribunale per i diritti del malato-Cittadinanzattiva  che ammette che “noi scoraggiamo le cause inutili, che fanno perdere tempo e denaro, con un sistema di giustizia lento come il nostro. Puntiamo invece a sostenere i cittadini nelle azioni di autotutela e mettendo in mora le strutture sanitarie inadempienti oppure segnaliamo le violazioni dei diritti dei malati come, ad esempio, nel caso di infezioni contratte in ospedale”, che, viceversa, esigerebbero risarcimento del danno.

Una conferma che ci viene data anche da quegli “otto chirurghi su 10 ammettono infatti di evitare interventi, andando oltre la normale prudenza, per paura di una causa, secondo un indagine dell’Ordine dei medici di Roma e dell’Università Federico II di Napoli” … così negando o ritardando ‘de facto’ l’accesso alle cure ai malati che necessitavano di quell’intervento?

Tutte le frasi tra virgolette sono tratte da un recente articolo di La Repubblica Dossier.

La soluzione suggerita dal noto quotidiano romano?

Farsi aiutare dal Tribunale del Malato e dalle numerose associazioni che difendono i diritti dei pazienti … proprio quella di cui sopra che “scoraggia le cause inutili”, invece di pretendere un sistema di controlli, giudizi e sanzioni degno di un paese europeo, come anche “segnala le violazioni dei diritti”, invece di offrire supporto e patrocinio legale ai malati danneggiati.

La Repubblica non si smentisce mai …

Piuttosto, se invece di esser considerati malati – e per giunta anche molto pazienti – accettassimo la mercificazione vigente e generalizzata ed iniziassimo a considerarci consumatori?
Siamo sicuri che ci tratterebbero ancora così?

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Diesel cancerogeno. Addio trasporto su gomma?

9 Lug

Una delle caratteristiche più concrete del nostro universo – una legge universale a dire il vero – è che ad ogni azione ne corrisponde una uguale e contraria. La legge è valida solo per la fisica, ma, da tempo immemorabile, l’Umanità pressoché intera è stata convinta che ciò valesse anche per le azioni degli Uomini.

Se fai una cosa, giusta o sbagliata che sia, prima o poi ti ritornerà indietro con gli interessi, si diceva una volta.

Da circa tre-quattrocento anni, in nome di una ‘grande architettura universale’, un preciso gruppo etnico – la high class degli indoeuropei – sta cercando di convincerci che è vero il contrario, che da azioni pessime possa venire un beneficio, che la vita di una persona si misura dal successo e non ‘per se stessa’, eccetera eccetera.

Così è accaduto, una decina di anni fa, che i nostri WASP bostoniani ed i loro epigoni socialdemocratici europei si siano inventati il tabù del ‘tabagismo’. Cosa comprensibile in Massachussests, dove i ‘democratici’ non avevano ormai più nulla da vietare, meno comprensibile in Europa dove di fatti e misfatti da vietare e perseguire ce ne sarebbero in abbondanza, almeno a vederla da puritani.

Il tutto fu condito da una parola ‘magica’: la ‘salute pubblica’, dato che le statistiche dimostravano che i fumatori tendono ad ammalarsi di tumore ai polmoni con maggiore facilità. A dire il vero, le statistiche, già allora, mostravano che non solo i tabagisti ma tutti i cittadini, neaonati inclusi, avevano un discreto rischio di ammalarsi di tumore per il sol fatto di essere particlarmente esposti al cosiddetto smog dei veicoli a combustione.

Furono inutili le rimostranze dei fumatori, trattati come paria in barba al ‘politically correct’: in alcuni stati esiste il divieto di fumare in pubblico ed i genitori possono essere privati della la patria potestà se fumano in automobile mentre ci sono i figli.
Per non parlare dei nostri media, che sostennero il ‘dovere alla salute’ con accurati servizi salutistici e la rimozione delle sigarette da qualunque inquadratura, nonostante fosse evidente che il fumo poco nuoccia all’habitat se si fa il confronto con tutto quello che scaricano le nostre industrie e le nostre autovetture.

Come dicevo, le cose ritornano e le bugie, aggiungo, hanno le gambe corte.
Così accade che  Christopher Portier – Chairman del Centro Internazionale di ricerca sul Cancro – annunci: “le prove scientifiche sono inconfutabili e le conclusioni del gruppo di lavoro sono state all’unanimità: le emissioni dei motori diesel causano il tumore del polmone. L’esposizione a questa miscela di prodotti chimici sia ridotta in tutto il mondo”.

Più chiaro di così …
Quelle che si annunciano, in Italia come altrove, sono ricadute di eccezionale rilievo sulla nostra civilizzazione, se il metro sarà quello usato per sigarette e droghe. Infatti, stando al nostro paese, si tratterebbe del reato di getto pericoloso di cose (674 cod. penale), ma anche di “omissione d’atti d’ufficio nei confronti dei sindaci e dei presidenti di regione inadempienti”, come ostiene Codacons.

Nulla di iperbolico, per capire l’entità del ‘problema’ basti pensare ai quartieri di tante città italiane attraversati da tangenziali o viadotti, in deroga a chissà quali piani regolatori, e privi di trasporto su rotaia.
Un diritto alla salute – ed alla pianificazione urbanistica in tanti casi – che finora non aveva trovato legittimità grazie all’assenza di prove che addebitassero agli scarichi diesel (furgoni, camion, bus e tante autovetture) la causa dei tumori alle vie respiratorie ed alla vescica.

Adesso basta ed addio diesel, dunque, per lo meno in città per il trasporto pubblico e commerciale.

Non in Italia, ma nel mondo, visto che, questione di anni, qualcuno inserirà il parametro nei monitoraggi della qualità della vita, della salute, dell’effettivo livello tecnologico eccetera …

Una chimera? Probabile. Con il diesel, addio trasporto su gomma, quello che, in Italia, ha reso ricche e centrali Torino, Bologna e Roma a discapito di Palermo, Napoli, Trieste e Genova.

Ma allora come potremo parlare di legalità nei quartieri romani a ridosso del Grande Raccordo Anulare od a San Lorenzo, a Napoli, tra Capodimonte e San Giorgio a Cremano, o, ancora, a Milano, a Torino e Genova con la Tangenziale e le case affacciate sopra?

E come potremo giustificarlo, a maggior ragione, mentre da altri paesi arrivano notizie di class actions contro i percorsi di ‘scorrimento’ utilizzati nelle città dai camion e contro le code del traffico persistenti che danneggiano seriamente la salute dei residenti?

Ma non lo faremo, se non tra 10 o vent’anni: i malati presenti e futuri possono aspettare … o pensate che una classe politica di 60-70enni – per altro ormai scampati ai tumori – abbia voglia di occuparsi di altro che non i (loro) problemi di ieri?

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