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Cannabis: un capolinea per il Centodestra?

19 Ago

Sulla legalizzazione della marijuana ci saremmo aspettati un dibattito parlamentare di livello adeguato alla problematica da affrontare, che – ricordiamolo – è la tutela della salute dei cittadini che consumano sostanze “ricreative”, come tabacco, alcol, per l’appunto la cannabis, cocaina, eroina, pasticche eccetera.

Un dibattito che avrebbe dovuto vertere, innanzitutto, sugli aspetti ‘tecnici’ e cioè la gradualità e la gravità dei danni alla salute di chi consuma, gli effetti farmacologici e, dunque, psicotropi, ma, soprattutto, i dati statistici della diffusione dei fenomeni e dei profitti legali ed illegali.

Se si fosse proceduto secondo logiche e secondo buon senso, oggi avremmo probabilmente già più o meno unanimemente legiferato. Purtroppo, non è così e molti elettori italiani vorrebbero comprendere ‘da che parte sta’ il Centrodestra.

Un Centrodestra che sembra dimenticare che da noi lo Stato lucra sui tabacchi, che un’Italia di pubblici esercenti e coltivatori si arricchisce grazie all’alcol, per non parlare delle centinaia di migliaia di individui che nel nostro paese sono, in un modo o nell’altro, al soldo di qualche mafia.

Un Centrodestra che sembra dimenticare che  la morale cattolica, riguardo l’uso di sostanze ricreative, è alquanto ambigua e carente, se:

  1. la Bibbia ha sempre dimostrato un grande favore verso l’alcol (Ecclesiaste 9:7 “Bevi il tuo vino con cuore allegro”; Salmi 104:14-15 Dio dona “il vino che rallegra il cuore dell’uomo”)
  2. il solo San Paolo che ebbe a condannare l’ubriachezza, che si diffuse endemicamente in Europa dalla caduta dll’Impero Germanico fino all’avvento del Puritanesimo e dello Stato moderno (sic!),
  3. per cannabis ed oppio non v’è menzione nè divieto nei testi sacri, pur essendo ampiamente noti ed usati nel Medio Oriente antico, e le fonti dottrinali (San Paolo) utilizzate per il Catechismo (2290-2291) sono le medesime applicabili per l’alcol, da cui non si comprende perchè si vietino le prime ma non il secondo
  4. il divieto di coltivazione della cannabis è moderno, risale al 1937 e venne introdotto per proteggere le attività industriali della petrolchimica Du Pont, dato che all’epoca la canapa era competitiva sia per la produzione di carta, sia come alternativa alla nascente plastica sia come base per carburanti
  5. il Vaticano fu storicamente promotore e, talvolta, gestore del gioco d’azzardo (lotterie) e dei collegati banchi dei pegni a Roma.

Dunque, visto che viviamo ormai in un mondo globale dove tutti sono più o meno informati degli usi e costumi altrui, ci piacerebbe che i politici di Centrodestra, nell’esprimere le proprie opinioni, dimostrassero almeno di conoscere la religione che professano e, al possibile, che non ci trattino puntualmente come degli ignoranti senza speranza.

Infatti, sarebbe anche bello che – riguardo alcol, eroina e promiscuità sessuale – il ministro Lorenzin parlasse di salute ai suoi elettori, spiegando che l’ostinata mancanza di informazione e prevenzione sulle epatiti e sulle malattie epatiche, ha fatto in modo che l’Italia detenga il primato europeo per il numero di casi di malattie epatiche, mentre cirrosi e tumori al fegato causano circa 20mila decessi all’anno, nonostante siamo secondi in Europa per numero di trapianti di fegato effettuati, ma il 15% dei pazienti il lista di attesa muore prima di ricevere il trapianto, quasi sempre per mancanza di organi disponibili.

Il ministro Alfano, vista la questione ‘sicurezza’ che preoccupa praticamente tutto il corpo elettorale, potrebbe farci sapere quali limitazioni alla vendita e al consumo intende introdurre, se l’eccesso di alcol riguarda oltre 8 milioni di italiani (con il 39,9% che consuma prevalentemente alcolici ad alta gradazione) e, soprattutto, i giovani di 18-24 anni (22% maschi e 8,7% donne) e tra gli adolescenti di 11-17 anni (21,5% e 17,3%).

Maurizio Gasparri, vicepresidente del Senato, dovrebbe ragguagliarci sulla posizione del partito, se la proposta di legalizzazione è stata firmata persino da Antonio Martino, ex Ministro degli affari esteri e Ministro della difesa, anche lui eletto con Forza Italia, ma – soprattutto – i suoi elettori sarebbero felici di conoscere le ragioni per cui afferma che il magistrato e presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione Raffaele Cantone “dimostra incompetenza e irresponsabilità”.

Sono domande che ogni elettore di centrodestra si pone, se Matteo Salvini resta proibizionista, ma “se ci fosse la legalizzazione almeno eviteremmo l’ipocrisia democristiana di fare una legge che manda in galera il grande spacciatore e non il piccolo, tra l’altro a prescindere dal tipo di sostanza che viene venduta”, e se Giorgia Meloni ironizza sul provvedimento di legge definendolo una “operazione di distrazioni di massa”, ma sa altrettanto bene che i magistrati dell’anticorruzione e dell’antimafia, che si sono espressi pro-legalizzazione, sono persone esperte, caute e preparate.

Alfano, Lorenzin e Gasparri sperano forse di raggranellare consensi con slogan buoni forse vent’anni fa, vedremo se ci riusciranno, ma il mondo va da un’altra parte.
Peccato che il post Berlusconismo si stia dimostrando del tutto incapace di cogliere il cambiamento.

Demata

iPhone: il gioco vale la candela?

4 Gen

Il Corriere della Sera e l’Huffington Post riportano, quasi fosse manna dal cielo, la storia di una mamma che, regalando un iPhone al figlio tredicenne, gli ha sottoposto un contrattino d’uso, con una serie di regole che dovrebbero essere più che scontate e che invece fanno scalpore.

Non portare il telefonino a scuola, stare alla larga dal porno, non fotofilmare tutto maniacalmente, riporlo dopo una certa ora della sera.

Qualche dubbio sulla bontà dell’idea nel suo complesso sorge subito, considerato che un iPhone, come vedremo, costa quello che costa e che il ragazzino potrà usarlo, durante la settimana, solo dal ritorno da scuola (ore 14.00) e fino alle 19.00: a quell’ora ci sarebbero piscine, palestre e compiti. Altro che chattare con gli amichetti.

A cosa serve ad un tredicenne un iPhone, da 500-900 euro, che potrà usare si e no per un’oretta al giorno? Misteri del consumismo.

Infatti, un iPhone 5, secondo i dati di sostariffe.it, costa tra i 600 ed i 900 euro a seconda del contratto abbinato. Praticamente quanto un ultrabook Acer core i5 di ultima generazione oppure la metà di un motorino 50 cc. della Kymco o dell’Honda o quanto tre nebook Acer o quattro smartphone Blackberry o Nokia, tutte ditte note per la qualità delle proprie tecnologie, come lo è la Apple.

Ma non solo. Un iPhone costa quanto percepiscono di pensione mensile circa 20 milioni di italiani e di salario base tanti operai e precari o quanto si paga d’affitto in due mesi per un appartamentino in periferia od, in un anno, per il riscaldamento autonomo. Costa quasi quattro volte La Treccani ‘light’ (due volumi, 1.400 pagine ciascuno, 190 euro totali) e due volte l’abbonamento di un anno a La Repubblica. O quanto un soggiorno di 10 giorni in Irlanda con tanto di corsi d’inglese madrelingua e certificazione internazionale.

I benefit dell’iPhone non sono nella sua durevolezza, tra l’altro, visto che la casa di Cupertino solo dal novembre scorso ha accettato di estendere gratuitamente la garanzia per due anni, come di norma, dopo le proteste dei consumatori. E, sempre riguardo la durevolezza del bene, va anche rilavato che il melafonino sta diventando uno degli oggetti più rubati negli USA, mentre in Europa si arriva ad assaltare a mano armata i TIR, se carichi di i-qualcosa, quasi fossero barili di whisky durante il Proibizionismo.

I punti di forza degli iPhone sono principalmente nella fotocamera di buona definizione, nel controllo vocale – che si basa su Wolfram Alpha, un motore di intelligenza artificiale assai evoluto, che funziona, però, solo se si è connessi con il datacenter Apple via internet – nella possibilità di impostare allarmi e avvisi geolocalizzati – ma a condizione però che i servizi di localizzazione siamo sempre attivi – e nella enorme messe di giochini ed utilità.
Rievocando un giochino giapponese di qualche anno fa, qualcuno potrebbe parlare di una vita da Tamagochi, quasi l’i-phone fosse un cucciolo di cui prendersi cura e da cui essere gratificato.

Non è un caso che negli USA, dove il fenomeno iPhone è nato prima, si stiano ponendo già da anni degli interrogativi.

The New York Times pubblicava, il 30 settembre 2011 (link), uno studio del prof. Martin Lindstrom, che ha provato a rispondere all’interrogativo “se possiamo veramente caratterizzare l’intensa devozione del consumatore per l’iPhone come una dipendenza?

Utilizzando la tecnologia di neuroimaging il prof. Lindstrom ha esaminato l’attività cerebrale dei soggetti nel visualizzare immagini di marchi come Apple e Harley-Davidson ed immagini religiose come la corona del rosario e una foto del Papa: l’attività cerebrale era stranamente simile durante la visualizzazione di entrambi i tipi di immagini.

Alcuni psicologi suggeriscono che utilizzando i nostri iPhone e BlackBerry attingiamo allo stesso apprendimento associative del cervello che rende così coinvolgenti altri comportamenti compulsivi, come il gioco d’azzardo.

Il prof. Lindstrom menziona nell’articolo anche un esperimento fMRI finalizzato a scoprire quanto gli iPhone sono  coinvolgenti, condotto con la collaborazione della società di MindSign Neuromarketing di San Diego, arruolando otto uomini e otto donne tra i 18 ei 25 ann ed esponendoli separatamente all’audio di una suoneria e al video di un iPhone che vibra.

I risultati hanno mostrato l’attivazione in entrambe le cortecce audio e video di cervelli dei soggetti. In altre parole, quando sono stati esposti al video, il cervello dei soggetti non solo ha visto l’iPhone vibrante, ma ha anche “sentito” la suoneria, e, quando sono stati esposti al solo audio, ha anche “visto” il melafonino. Questo potente fenomeno cross-sensoriale è noto come sinestesia.

Ma la cosa più sorprendente di tutte è stata la raffica di attivazioni nella corteccia insulare del cervello, che è associata a sentimenti di amore e compassione: i cervelli dei soggetti hanno risposto al suono dei loro telefoni come avrebbero potuto rispondere alla presenza o la vicinanza di un membro della famiglia od un fidanzata/o.

In una parola, è “amore“.

originale postato su demata