Tag Archives: dimissioni

La battaglia per il Vaticano

13 Feb

Una ventina di anni fa, un anarchico situazionista, di nome Hakim Bey,  scrisse uno strano libro (Temporary Autonome Zone) in cui si prefigurava l’affermarsi di fazioni pirata, in zone temporaneamente autonome dal sistema finanziario ‘imperiale’, da cui operare intrusivamente ‘cavalcando le stringhe’ della macchina. Un’idea decisamente delirante, se non fosse che 15 anni dopo, G.W. Bush e tutto l’establishment USA dichiarassero battaglia agli ‘stati canaglia’, che già prima della ‘guerra asimmetrica’ il Centroamerica era in balia dei Narcos e delle multinazionali o che lo sta oggi diventando anche l’Africa, dopo l’Est Europa, con l’aggiunta delle fazioni etniche o religiose.

In uno di questi territori autonomi dal sistema imperiale della Borsa e del Bipolarismo perfetto,  c’è – da anni – la monarchia papale, lo Stato della Chiesa con sede a Roma e ‘filiali’ un po’ dovunque, in Italia ed all’estero. ‘Filiali’ perchè anche il prete che gestisce una piccola missione fa ‘autonomamente’ fund rising, aggrega consenso, sostiene l’economia, valida l’affidabilità di altre persone, ma, pur non essendo ‘dipendente’ dallo Stato del Vaticano, può da esso essere rimosso, destituito, spoliato o scomunicato dal Papa, che è allo stesso tempo Pontefice e Re assoluto di una corte formata dai Principi della Chiesa. Una Corte Vaticana che si estende alla cosidetta ‘nobiltà nera’, composta prevalentemente da cittadini italiani, che, non di rado, occupano posizioni di rilievo nella capitale italiana.

Punti di erogazione del servizio come le parrocchie e le missioni, ‘filiali’ e delegazioni come i vescovati, ‘controllate’ come le congregazioni, ‘incorporate’ come le banche e le fondazioni, tutte facenti capo al CdA romano per conto di Dio: un elemento di modernità atavico, di networking primordiale, che ha permesso per duemila anni alla Chiesa Cattolica di sopravvivere e ramificarsi nel potere temporale.

Una Temporary Autonome Zone che va a consolidarsi nel corso degli Anni ’80, durante il pontificato di Karol Woityla, subentrato dopo la strana morte del riformatore Papa Albino Luciani, mentre i personal computer iniziavano a conquistare il mondo degli uomini, nascevano i primi network planetari e le opportunità di facili guadagni e collusioni criminali aumentavano esponenzialmente.

Un pontificato, quello di Giovanni Paolo II, che fu macchiato dalla morte sull’altare del monsignor Oscar Romero, ritornato – tempo prima – letteralmente  “costernato per la freddezza con cui il papa aveva valutato l’ampia documentazione, fatta pervenire in Vaticano, circa la violazione dei diritti umani e delle uccisioni di quanti si erano opposti, anche fra i suoi diretti collaboratori, all’oppressione esercitata dal governo salvadoregno sulla popolazione”.

O la brutta storia del Banco Ambrosiano, di Roberto Calvi impiccato a Londra sotto il ponte dei Frati Neri, dei soldi occulti inviati in Polonia agli anti-comunisti, dei coinvolgimenti mafiosi, come confermato dalla richiesta della magistratura italiana, nel 2007, ergastolo per Pippo Calò, il “cassiere” di Cosa Nostra e per Ernesto Diotallevi, uno dei boss della Banda della Magliana, poi assolti per insufficienza di prove.

Oppure del manifesto appoggio, se non esplicita protezione, che fu dato a Marcial Maciel,  pedofilo e fondatore dei Legionari di Cristo, una congregazione cui manca solo la quotazione in Borsa, visto che ha 650 preti, 2500 studenti di teologia, 30.000 membri laici attivi in tutto il mondo, decine di scuole, 60 milioni di dollari di budget annuale.

Per non parlare dalla fiducia riposta dal Karol Woityla in monsignor Paul Marcinkus, un ambiguo personaggio, presidente – fin dal 1971 – dell’Istituto per le Opere di Religione (IOR), la banca del Vaticano, nel mirino della Organised Crime and Racheteering Section del Dipartimento di giustizia degli Stati Uniti, fin dal 1973 e collegato dai media italiani anche in altri scandali, come la morte di papa Giovanni Paolo I e la sparizione e probabile morte di Emanuela Orlandi, una cittadina vaticana.

Un’Istituto Opere di Religione’ che nasce il 27 giugno 1942 – quando già si era capito che il mondo sarebbe diventato ‘americano’ – dall’upgrade in istituto bancario della “Commissione delle Opere Pie”, voluta nel 1887 per volontà di papa Leone XIII, il cui capitale fu affidato in gestione, nel 1929, al banchiere Bernardino Nogara, onde ‘investire’ capitali enormi,  dopo che i Patti Lateranensi obbligarono lo Stato Italiano a versare alla Santa Sede la somma di 750 milioni di lire ed a consegnare titoli di debito pubblico consolidato, per un valore nominale di 1 miliardo di lire.

Una stranissima operazione finanziaria visto che Nogara reinvestì i capitali vaticani finanziando la  modernizzazione e l’industrializzazione che l’Italia fascista stava realizzando: finirono sotto il controllo della  neo-costituita “Amministrazione speciale per le Opere di Religione”: l’Italgas, la holding tessile CISA-Viscosa, l’Istituto di Credito Fondiario, le Assicurazioni Generali, la Società Italiana per le Strade Ferrate Meridionali, l’Istituto Romano di Beni Stabili (una compagnia immobiliare), la Società Elettrica ed Elettrochimica del Caffaro, la CONDOR Società per l’industria petrolifera e chimica, la Società Mineraria e Metallurgica Pertusola, la Società Adriatica di Elettricità e le Cartiere Burgo, il Banco di Roma, il Banco di Santo Spirito, la Cassa di Risparmio di Roma, la Società Generale Immobiliare e persino le industrie belliche come le Officine Meccaniche Reggiane, la Breda e la Compagnia Nazionale Aeronautica, nel 1935, fornirono armamenti e munizioni per la pulizia etnica italiana in Libia.
Una ‘non banca’ che, con la Grande Crisi degli anni ’30, scaricò sull’IRI gli interessi mobiliari del Banco di Roma, del Banco di Santo Spirito e del Credito sardo a prezzi di mercato, nonostante fossero del tutto deprezzati, con un guadagno di oltre 600 milioni di dollari.

Se questo era il ‘dato’ quando la Commissione operava sostanzialmente solo in Italia, figuriamoci quale sia diventato il potere finanziario dello IOR a livello mondiale e quale possa essere il suo potere politico, oggi, sia fuori sia, soprattutto, dentro il Vaticano.

Specie se aggiungiamo che la malattia di Woytila, negli ultimi anni di pontificato, permise l’affermarsi e il ramificarsi all’interno della Corte del Papa Re di un coacervo di interessi inconfessabili. O, peggio, che l’Istituto Opere di Religione, oltre ad aver raccolto sospetti e accuse di riciclaggio, alcuni mesi fa ha rinunciato ad adeguarsi alle norme di trasparenza richieste alle banche per operare nell’Unione Europea e che ormai opera in Italia come fosse una vera e propria banca off-shore.

Ombre, dubbi, sospetti, episodi, coinvolgimenti che segnalano un cambiamento etico profondo, se, addirittura, in Messico si parla da anni di ‘narco-elemosina’, dove si edificano chiese e basiliche, grazie a pubbliche donazioni di sanguinari narcotrafficanti, e dove il cardinale Juan Sandoval, arcivescovo di Guadalajara, è stato indagato per riciclaggio di denaro sporco.

Di qui le riluttanze iniziali di Joseph Ratzinger ad accettare il mandato papale, ampiamente percepite, anche in seguito, come nel Conclave del 2005  come il Corriere della Sera descrive, parlando di un “sintomo estremo, finale, irrevocabile della crisi di un sistema di governo e di una forma di papato; e della ribellione di un Santo Padre di fronte alla deriva di una Chiesa-istituzione passata in pochi anni da maestra di vita a peccatrice; da punto di riferimento morale dell’opinione pubblica occidentale, a una specie di imputata globale”.

Una decisone presa a marzo del 2012, come riferisce il direttore dell’Osservatore Romano Gian Maria Vian, cioè mentre si svolgeva il Vatileaks, una fuga di notize riservate, per la quale venne condannato e poi graziato il maggiordomo pontificio Paolo Gabriele.

Il direttore della Sala Stampa vaticana, padre Federico Lombardi, commentò l’atteggiamento di papa Benedetto XVI, all’epoca i fatti, sottolineando “una linea di volontà di verità, di volontà di chiarezza, di volontà di trasparenza, questa – anche se con dei tempi graduali – fa i suoi passi, e quindi onestamente ritengo che stiamo cercando di gestire questa situazione nuova: cerchiamo la verità, cerchiamo di capire che cosa oggettivamente sia successo. Però, prima bisogna capirlo con sicurezza, anche per rispetto delle persone e della verità”.

Una strada sul filo di una lama, visto che un informatore del magazine Panorama (forse lo stresso Paolo Gabriele)  raccontava che “qui dentro c’è una buona quantità di ricattatori, un numero uguale di ricattati, una massa di employé, e una percentuale ridotta di uomini di fede: tra questi ci sono i Santi, che tengono in piedi la Chiesa.”

Una storia complessa, come scriveva Ezio Mauro – su la Repubblica del 1 giugno 2012 – che racconta di “una missiva del segretario del Governatorato della Città del Vaticano, arcivescovo Carlo Maria Viganò, che denuncia una serie di malversazioni, traffici e complotti in Vaticano”, di un’altra lettera del cardinale Dionigi Tettamanzi, vescovo di Milano, che chiede ragione della richiesta di “lasciare la presidenza dell’istituto Toniolo, che controlla due giganteschi centri d’influenza e di potere come l’università Cattolica e il Policlinico Gemelli” o la “lettera del cardinale Attilio Nicora, presidente dell’Autorità di Informazione Finanziaria del Vaticano, che denuncia il rifiuto dello Ior, la Banca della Santa Sede, di dare informazioni trasparenti su movimenti bancari sospetti prima dell’entrata in vigore della legge vaticana antiriciclaggio, il 1° aprile 2011”.

Una sequel di palesi o velate accuse al cardinale Tarcisio Bertone, Camerlengo vaticano (segretario di Stato), che accadeva mentre Ettore Gotti Tedeschi, presidente dello Ior ‘suggerito’ direttamente dal Papa per risanare lo IOR, veniva sfiduciato all’unanimità dal Consiglio di Sovrintendenza dello IOR, “con un attacco ad personam del Cavaliere di Colombo Carl Anderson, per delegittimarlo preventivamente”, sembra ispirato proprio dal numero due della Santa Sede.
Un fatto che ha generato allarme nel mondo finanziario europeo e nel Patto Atlantico, dato che “l’opacità voluta, insistita e ricercata dallo IOR può essere una finestra d’opportunità criminale per operazioni d’ogni genere, con il rischio – denunciato nella sua lettera dal cardinal Nicora – di un conseguente colpo alla reputazione della Santa Sede“.

Cosa altro pensare dinanzi ai nove bonifici per 225.000 euro partiti da un conto IOR e destinati a un gruppo di criminali di Catania, grazie al nipote sacerdote di un mafioso secondo uno schema poi rivelatosi piuttosto diffuso, oppure dinanzi all’ordine dato al Credito Artigiano di trasferire 23 milioni alla Jp Morgan di Francoforte (20 milioni) e alla Banca del Fucino per 3 milioni, in barba alla normativa antiriciclaggio italiana.

Un affare scandaloso se scopriamo che, mentre l’Italia era con lo spread alle stelle, qualcuno in Vaticano spostava ingenti capitali all’estero, come descrive Il Fatto Quotidiano del 21 marzo 2012.
Allorchè “la Banca d’Italia impone agli istituti italiani di chiedere allo Ior il nome del reale titolare dei soldi movimentati e la banca vaticana si disamora della penisola. Con una serie di bonifici per decine e decine di milioni di euro i soldi del Vaticano lasciano le banche italiane, come l’Unicredit ex Banca di Roma, e volano a Francoforte alla banca Jp Morgan.
Lo Ior, per effettuare i suoi bonifici milionari che alimentano l’attività delle Congregazioni usa un conto acceso presso l’unico sportello della banca americana Jp Morgan in Italia. … È il cavallo di Troia attraverso il quale lo IOR opera in Italia: i movimenti nell’arco di un anno e mezzo superano il miliardo e mezzo. Nell’ottobre 2011, la Procura di Roma scopre l’inghippo e chiede all’Uif – l’Unità di informazione finanziaria della Banca d’Italia – di intervenire. Gli ispettori di Bankitalia chiedono informazioni sui reali intestatari dei soldi movimentati dallo Ior. … Il 15 febbraio, per evitare guai, Jp Morgan comunica a Ior la chiusura definitiva del conto a far data dal 30 marzo 2012”.

Uno IOR che movimenta almeno un miliardo di euro all’anno sul solo conto Jp Morgan di Milano, mentre il patrimonio stimato nel 2008 sarebbe di appena 5 miliardi di euro (fonte Sole24ore), una somma ridicola se si considera che Mukesh Ambani, l’uomo più ricco dell’India, vive a Mumbai con la famiglia in un grattacielo di 27 piani del valore di 1 miliardo di dollari.

«Nel mondo di oggi, soggetto a rapidi mutamenti e perturbato da questioni di grande rilevanza per la vita della fede, per governare la barca di san Pietro e annunciare il Vangelo è necessario anche il vigore sia del corpo, sia dell’animo, che, negli ultimi mesi, in me è diminuito in modo tale da dover riconoscere la mia incapacità di amministrare bene il ministero a me affidato».

Questo il testo delle dimissioni papali, in cui nessuna parola è lasciata al caso, come ‘il vigore dell’animo diminuito” e ‘l’incapacità ad amministrare’.

Dimissioni che, però, non sono un atto d’impulso, ma hanno avuto tutto il loro tempo per essere organizzate, ad esempio, nominando durante gli ultimi 12 mesi ben 28 nuovi cardinali e portando da 40 a 67 i cardinali elettori da lui espressi e superando di molto i 51 residuali dal pontificato di papa Giovanni Paolo II, così ribaltando gli equilibri interni del Concistoro che dovrà eleggre il nuovo pontefice.

Come sarà la Città del Vaticano e cosa accadrà tra le sue mura, se tra qualche mese avremo due papi, uno in cattedra e l’altro in pensione?

Intanto, La Stampa racconta del parroco di Cesara don Renato Sacco, che testimonia come il monsignor Luigi Bettazzi, alcuni mesi fa, «aveva incontrato il Papa alcuni giorni prima a Roma e ci aveva accennato a una possibile dimissione di Ratzinger legandola a motivi di salute e all’esigenza che lui sentiva di rinnovamento della Chiesa. Un rinnovamento che doveva venire dai vertici della Chiesa stessa».

Più chiaro di così …
La battaglia continua. Il Bene vince, il Male perde?

originale postato su demata

I detrattori stranieri e la libera scelta degli italiani

12 Dic

I detrattori stranieri dell’Italia e della libera scelta degli italiani dovrebbero consultare più spesso l’ISTAT, ma basterebbe anche Wikipedia.

Non sanno che in Italia si spendono più soldi, tanti di più, per i costi della politica di una provincia di 100.000 abitanti, prevalentemente residenti in comuni al limite dei 5.000 abitanti, piuttosto che per una densa municipalità metropolitana con 400.000 abitanti. E non sanno, forse, che in alcune regioni e lungo la fascia appenninica gli abitanti son pochi ma i politici eletti sono, in proporzione, tanti.

Allo stesso modo, i nostri detrattori esteri non sembrano sapere che un sesto degli italiani vive in Lombardia e quasi un quinto ci lavora. Come non sembrano essersi accorti che una parte del PIL che ‘produce’ la Capitale, andrebbe sottratto e non aggiunto al PIL nazionale, visto che è da quello che attinge per servizi che dovrebbe dare (e spesso non da) al resto dell’Italia, che ‘serva di Roma Iddio la creò’. Non a caso Milano e Napoli hanno un basso peso sulle scelte nazionali decise a Roma.

Sempre dai dati, gli stranieri disinnamorati dell’Italia potrebbero accorgersi che il nostro agroalimentare proprio non va, se frutta quasi il 4% del PIL complessivo, specialmente se teniamo conto che le regioni e le province agroproduttive sono anche, spesso, quelle su cui dovrebbe abbattersi la mannaia del taglio dei costi della politica, di cui sopra, e delle ispezioni a contrasto dell’evasione fiscale e del lavoro nero.

Ci spieghino loro come possa funzionare un sistema così e ci spieghino anche perchè Mario Monti non l’abbia immediatamente ristrutturato e rioganizzato, intervenendo su Province, ex-municipalizzate, città metropolitane, leggi elettorali.

Sembrano così spaventati dalla inefficacia italiana, gli investitori esteri, ma, allora,  ci spieghino perchè Mario Monti non abbia messo al sicuro i conti, come aveva promesso, con una patrimoniale ed una riforma fiscale, invece di emettere un’enormità di titoli ad interessi svantaggiosi per l’Italia.

E che dire di Merkel ed Hollande, così afflitti dal ritorno di Berlusconi, ma dovrebbero anche spiegarci anche per quali cause questo accada, se non in conseguenza del flop politico del professor Monti e del flop delle Primarie del PD, che nonostante lo share televisivo RAI e SKY, hanno visto quasi dimezzarsi i partecipanti rispetto alla scorsa tornata.

O della Spagna che vuol convincere i suoi cittadini che la colpa è del ‘maldido Berlusconi’, che ha mandato a casa Mario Monti, ma, anche in questo caso, varrebbe la pena che ci spiegassero sia perchè la loro crisi la dovremmo pagare noi italiani, sia, soprattutto, se si siano mai chiesti se una grande nazione europea come la loro possa vivere di turismo, di movida e poco più, mentre si sorvola sull’invasione narco-camorristica nel sud della penisola iberica.

Qualcuno dice che gli italiani attendono un programma alla Hollande, con quel rigore e quella equità che Mario Monti non ha dimostrato nell’azione del suo governo, del resto formato da persone scelte da lui.
Un programma alla Hollande che il nostro Centrosinistra rifugge dal proporre e che le altre compagini minori non considerano affatto.

E se fosse proprio Silvio Berlusconi a presentarne uno così?

originale postato su demata

Basta populismo, basta sprovveduti

12 Dic

Luca Cordero di Montezemolo, oggi leader di Italia Futura attacca il populismo e l’Italia del ’94 (quella di Berlusconi ma anche quella di Prodi) e dichiara: «Monti l’uomo giusto». Purtroppo, in parte si sbaglia, visto che Mario Monti non ha avuto neanche il tempismo politico di riformare le Province a furor di popolo, quando era un gioco da ragazzi.

Intanto, dalla Sinistra che sembrava avesse già vinto le elezioni dell’anno che verrà arrivano Bersani, con un (poco) rassicurante «Avremo numeri al Senato», e Vendola, che lancià la sua enensima fattwa su Casini, giusto per dimostrare che sinistre e governabilità sono due cose ben distinte e che per i cattolici è ancora tempo di diaspora.

Intanto, Le Figaro titola ‘La dipartita di Mario Monti preoccupa gli europei’ – ma affatto gli italiani, sarebbe da aggiungere – ed ABC lancia l’iperbolico strillo ‘La Spagna paga il caos italiano’, ribadito da El Pais che titola ‘La crisi politica italiana scuote i mercati e castiga la Spagna’. Politica, si noti bene, e non finanziaria come si racconta da noi.
Il ben informato Financial Times informa il mondo che ‘Monti è in trattativa per correre come Primo Ministro’ – cosa che i nostri media si affanano a smentire – ed in Sudafrica il deVolkskrant parla chiaro ed annuncia che ‘Il ritorno di Berlusconi spaventa gli investitori’, come altrettanto fa il Buenos Aires Herald che spiega che è ‘l’Europa (che) spinge per le riforme di Monti”. Non gli italiani.

Dunque, quello che apprendiamo dai media di paesi meglio posizionati del nostro nelle classifiche per la qualità dell’informazione è qualcosa di molto semplice:

  1. la crisi italiana è politica e non finanziaria e questo lo sapevamo anche noi italiani, prima che lo spread a reti unificate obnubilasse le nostre coscienze;
  2. il sovraccarico fiscale propinato da Mario Monti agli italiani ha anche lo scopo di sostenere l’Eurozona e la situazione spagnola
  3. gli investitori (potenziali speculatori e non benemeriti mecenati) temono il ritorno di Silvio Berlusconi
  4. i grandi poteri mondiali tifano per Mario Monti quasi che abbiano scopi diversi da quello di aiutare l’Italia a superare una crisi politica di cui Monti è ormai coprotagonista.

Una dimensione delle cose che trova conferma nell’atteggiamento tedesco.

Infatti, il ministro degli Esteri Guido Westerwelle, ha voluto precisare il governo tedesco non intende interferire negli affari interni italiani, essendo dell’opinione che “Né la Germania, né l’Europa sono la causa delle attuali difficoltà che attraversa l’Italia”.
Il problema, però, è che la cancelliera Angela Merkel interferisce, e come, se si dichiara “convinta che gli elettori italiani voteranno in modo tale da garantire che l’Italia resti sul cammino giusto”.
Se esiste un ‘cammino giusto’ quale è quello sbagliato? Restare, un invito a confermare l’attuale?

Dunque, se un uomo qualunque volesse avanzare dei dubbi, a leggere i titoli stranieri, potrebbe sentirsi legittimato. Potrebbe pensare che “lo spread è un imbroglio” ed esser fermamente convinto che “l’economia con Monti è solo peggiorata” o che le elezioni “sono state anticipate solo per colpa delle dimissioni anticipate di Monti”.

Del resto, è piuttosto astruso – sia per i comuni mortali sia per gli addetti ai lavori – focalizzare una crisi nazionale su un unico indicatore consistuito dal mero rapporto degli interessi sui nostri titoli rispetto a quelli sui bund tedeschi, il cosiddetto ‘spread’.

Specialmente, se si viene a sapere che Berlino aveva “ordinato a tutte le banche di vendere i buoni del Tesoro italiani, con 8-9 miliardi di vendita. Gli altri fondi hanno pensato: ‘Se la Germania vende, qualcosa ci sarà…’. E hanno ritenuto di chiedere un premio per un rischio teorico, a noi del 6%. La Germania ha approfittato di tutto questo e ha abbassato i tassi all’1%, mentre a noi importa che i nostri tassi sono aumentati del 2%, che in un anno sono 5 miliardi in più.”

Ragionando a mente fredda, qualcuno potrebbe anche convincersi che “tutto quello che è stato inventato sullo spread è un imbroglio usato per abbattere un governo e fargli perdere la maggioranza”.
Ragionando a mente fredda, si potrebbe anche mettere a fuoco che quel governo ci aveva portato in quella situazione, dopo aver ereditato una pesante situazione dal governo uscente, e che l’opposizione a quel governo per 3 anni e mezzo non s’è fatta sentire granchè.

Basta populismo: gli italiani non sono degli sprovveduti.

originale postato su demata

C’era da aspettarselo

11 Dic

Praticamente è durato un anno il Governo di Mario Monti. Risultati, tanti e solo  negativi. A partire dall’abolizione delle Province che vede reucci e principini restare saldamente al proprio posto, magari prevedendo di far carriera in Regione, al Parlamento od in qualche gallina dalle uova d’oro ex-municipalizzata.

O le pensioni, che vede centinaia di migliaia di ‘esodati’, lasciati privi di reddito, e milioni di dismissioni ‘rinviate’ ad libitum, mentre 700.000 italiani percepiscono mensilmente rendite superiori ai 3.000 euro.

Lo spread che oggi è tale e quale a quello di un anno fa, punto menoo punto più. Le nostre banche che languono in un limbo allarmante, con Unicredit al lumicino e Monte Paschi di Siena ancora in bilico sul baratro.

La sprecona e malfidata Sanità che vede aumentare i tagli ma non le ispezioni e, soprattutto, i commissariamenti, con il risultato che costa lo stesso se non di più ed offre di meno, molto meno. Le scuole invase e danneggiate come di consueto senza che nessuno paghi, mentre i docenti hanno dimostrato di poter bloccare Roma per giorni e mesi pur di nulla cambiare se non ottenere (giusti) aumenti.

Le aziende che soffrono, falliscono e scappano, portando a circa 3 milioni di persone il numero dei disoccupati ‘ufficiali’, dietro i quali si allunga la folta colonna delle casalinghe e dei sottoccupati.

Il Parlamento che resta tale e quale come è, con il Porcellum e le improbabili maggioranze al Senato.

Un disastro, un vero disastro quello di Mario Monti al governo.

Resta da chiedersi il perchè e la risposta è duplice.

Innanzitutto, il metodo con cui il professor Monti ha affrontato la crisi: no alla patrimoniale, si alla sovraemissioni di titoli di stato, si alle riforme che toccano i cittadini, delel riforme della Casta se la veda il Parlamento.
Praticamente, un atto suicida: accontentati i volponi europei, che voglio la messa in sicurezza del sistema bancario dell’Eurozona, eccoci di nuovo al solito andazzo.

Il secondo motivo è ancor più semplice: Grecia ed Italia avrebbero subito lo stesso salasso se Angela Merkel avesse voluto riservare alla Goldman Sachs – di cui Mario Monti era un consulente ‘storico’ – la stessa sorte che G.W.Bush e Barak Obama avevano riservato ai Lehman Brothers?

originale postato su demata

Secessione, secessione!

18 Set

18 settembre 2011, “Festa dei popoli padani”, ecco l’intervento di  Umberto Bossi, ministro della Repubblica Italiana, accolto dalla platea padana al grido di «Secessione, Secessione».

«Come si fa a stare in un Paese che sta addirittura perdendo la democrazia giorno per giorno? Se qualcuno pensa che il fascismo è finito mi sembra sia ritornato con altri nomi e altre facce».

«Bisogna trovare una via democratica forse referendaria perchè un popolo importante e lavoratore come il nostro, non può essere costretto a continuare a mantenere l’Italia. D’altra parte, se l’Italia va giù la Padania va su. Bisogna trovare la strada perchè la gente non ne può più, ma io sono per trovare la via democratica».

La soluzione “democratica” del leader della Lega Nord?

«La soluzione è la secessione. Piano piano, non possiamo illuderci di fare senza la secessione. Dobbiamo avere la forza per ottenere la nostra libertà. L’Italia attuale è uno schifo».

Ancora più “rassicurante” per l’Italia e gli italiani, è il Ministro dell’Interno, Roberto Maroni: «Il governo non è un mezzo ma un fine per combattere la nostra battaglia sul federalismo e ci saremo fino a quando ce lo dirà Umberto Bossi». Dopo di che le barricate?

Così la Lega Nord mostra il suo vero volto e ribadisce il suo progetto antitaliano, cogliendo due piccioni con una fava, ovvero delegittimando ulteriormente il Governo della Repubblica Italiana, dove certamente non può esserci posto per dei ministri dichiaratamente secessionisti.

E’ davvero incredibile che in questi 15 anni un partito secessionista, minoritario e rappresentatosolo in poche regioni, abbia avuto tale potere di veto e di governo, sia durante le legislature berlusconiane sia durante il breve governo di Massimo D’Alema, che volle la riforma del Titolo V della Costituzione che, insieme al Mattarellum, ha reso ingovernabile l’Italia.

«Molti dei nostri sono morti durante la Prima guerra mondiale per un paese democratico, ma se sapessero lo schifo di Paese che c’è oggi avrebbero sparato dall’altra parte», l’ha detto Umberto Bossi, ma dovremmo dirlo noi, i nipoti dei Ragazzi del ’99, che dal Sud accorsero in massa alla chiamata dell’Italia per fermare l’oppressore sul Piave sotto il comando di un generale napoletano, Armando Diaz.

Fortunatamente, noi ci sentiamo ancora italiani.

Un’Italia ordinariamente razzista

8 Set

Mentre i Neonazisti tedeschi superano il 6% dei consensi ed iniziano ad avere una presenza in molti Lander ed amministrazioni, arriva il monito del Consiglio d’Europa verso i politici che usano “slogan razzisti”.

E’ il Commissario per i diritti umani dell’organizzazione internazionale, Thomas Hammarberg, a lanciarlo: “È arrivato il momento per l’Italia di sviluppare con vigore le disposizioni del codice penale relative ai reati di matrice razzista per arginare il continuo uso di slogan razzisti da parte dei politici”.

Infatti, secondo i monitoraggi che l’Unione Europea attua periodicamente, in Italia, poco è stato fatto negli ultimi tre anni dalle autorità italiane nel garantire il rispetto dei diritti umani di rom e immigrati. Tra l’altro, le autorità italiane non hanno ancora affrontato la situazione di molti apolidi Rom arrivati in Italia dall’ex Yugoslavia e dei loro discendenti, che sono ormai quasi 15.000.

Hammarberg ha manifestato forte preoccupazione per gli slogan politici razzisti e xenofobi e per l’assenza di misure efficaci per contrastare questo fenomeno, comprese iniziative di autoregolamentazione da parte dei partiti politici e la vigorosa attuazione delle leggi contro i reati legati al razzismo.

Intanto, come volevasi dimostrare, le prime pagine dei giornali parlano della Lega e del Giro della Padania, ma non degli insulti lanciati via radio da un “esemplere leghista”, il deputato Torazzi. I Presidenti del CSM e della Camera tacciono, come tacciono il leader dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, ed il capogruppo dei senatori del Partito Democratico, Anna Finocchiaro, ambedue meridionali ed ex magistrati.

Eh già, perchè a tollerare gli atteggiamenti razzisti, va a finire che ci si abitua … l’Olocausto è iniziato così e così è stato per tutte le pulizie etniche e le colonizzazioni della Storia, ma questo gli italiani proprio non vogliono capirlo.

Alberto Torazzi, un esemplare leghista

7 Set

Alberto Torazzi è il capogruppo del Carroccio alla Camera per la Commissione attività produttive. E’ tra i primi 200 deputati per “produttività”, secondo i paramentri della Camera, che però tengono conto principalmente delle presenze e non, ad esempio, delle proposte di legge approvate (o bocciate) e del tempo consumato a tale scopo.

Anche grazie al suo voto le Provincie non sono state soppresse, il Ministro Bondi rimase al suo posto dopo il disastro di Pompei, alla Procura di Milano fu negata la competenza nel caso Ruby-Berlusconi, l’aggravante di omofobia o di razzismo è stata esclusa dai codici, l’acqua fu privatizzata, è passata la vergognosa legge per il terremoto in Abruzzo, sono stati rinnovati gli incentivi “industria e quote latte”, abbiamo salvato banche ed Alitalia-CAI, abbiamo approvato il Lodo Alfano e le “ronde”, abbiamo abbandonato Napoli all’emergenza rifiuti con la Legge 126 del 2008.

Ed è sua una singolare proposta di legge per “il trasferimento delle funzioni amministrative relative al personale della scuola alle regioni” …

L’On. Torazzi è nato a Milano il 16 agosto del 1963, è un ingegnere meccanico, esperto del settore “automotive”, almeno secondo quanto afferma lo stringato curriculum sul sito della Camera.
A dire il vero, in rete c’è pochissimo su di lui e questa è una cosa davvero singolare per un ingegnere meccanico, esperto del settore “automotive” …

L’unica cosa che, noi elettori, possiamo sapere di lui è che, nel 2007, viene candidato al Comune di Crema dalla Lega Nord Padania, ma, nonostante sia il quarto della lista, non viene eletto. Ha più fortuna l’anno successivo, alle Politiche del 2008, quando nel Collegio Lombardia 3 (Cremona-Mantova-Pavia-Lodi) risulta essere il terzo eletto della Lega.
E’ davvero un po’ poco, considerato che tutti i dirigenti pubblici devono esibire on line curriculum e cartella esattoriale.
Ma il punto non è questo.

Il problema è che l’On. Alberto Torazzi ha, stamane, offeso e discriminato almeno 20 milioni di italiani, i Meridionali, tra cui numerosi suoi colleghi parlamentari ed, insieme a loro, anche le nostre Forze dell’Ordine, la Magistratura, per non parlare del Presidente della Repubblica (e del CSM), Napolitano di nome e di fatto.

Queste le sue dichiarazioni a Radio Padania Libera: “In Padania la mafia non esisterebbe, perché la nostra magistratura, che è fatta tutta di ragazzi del sud coi loro burocrati del sud, è un autentico groviera di informazioni: come fa uno a denunciare un mafioso se il mafioso, dopo tre minuti, lo sa perché viene informato da qualcuno, dagli amici? Perché questi sono così: qualcuno sarà codardo, qualcuno sarà venduto, qualcuno semplicemente facilone… Poi il magistrato, quando tornerà dalle ferie, quando avrà voglia, quando penserà che, interverrà, perché questa è la loro cultura, il loro modo di fare.”

Inoltre, sempre secondo l’ing. Torazzi, è “Maroni che ha arrestato tantissimi mafiosi”, mica i tanti e coraggiosi magistrati, carabinieri e poliziotti meridionali.
Il suo esempio sono i “sindaci coraggiosi, come Cesarino Monti e Gentilini, che hanno preso iniziative contro i mafiosi, contro il riciclaggio, contro gli islamici”. Peccato che lo stesso deputato leghista ricordi che “è però intervenuta la Corte Costituzionale” e che questa “è fatta tutta di ragazzi del sud che, putacaso, vengono da regioni mafiose”.

Non credo che l’ing. Alberto Torazzi abbia presente che un deputato della Repubblica si rivolge a tutto il corpo elettorale e non solo  i 177.799 cremaschi e lodigiani che hanno votato Lega nel 2008.

E c’è da temere che, dai banchi del Centrosinistra come dalle note testate giornalistiche, non partirà alcuna richiesta di dimissioni: non hanno aperto bocca neanche per i cori razzisti con i ministri della Lega a cantare …

Così andando le cose, ai Meridionali non resta che attendere fiduciosi l’intervento dei Presidenti del CSM e della Camera, cioè Giorgio Napolitano e Gianfranco Fini.