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Elezioni: gli errori dei sondaggisti

27 Feb

Quando Fini decurtò la maggioranza berlusconiana al Parlamento, era il caso di votare subito, come lo era votare l’estate scorsa, quando ‘i conti erano in sicurezza’ ed era ben chiara la memoria delle politiche tremontiane e non solo montiane, oltre ad un inquietante ricordo dei tesoretti mai esistiti e della fiscalità creativa dei governi prodiani.
Che andasse a finire così c’era da aspettarselo, chi si è illuso di governare con il 30% ha, adesso, la riprova di quanto fosse sbilenca la sua idea. Non solo per l’expolit di Beppe Grillo che si è potuto avvantaggiare una campagnia elettorale di Bersani. Anche la ripresa di Silvio Berlusconi era prevedibilissima.

Secondo Eugenio Scalfari, riferendosi a Silvio Berlusconi, certi elettori sono, purtroppo, ‘gonzi o furbi’, che corrono dietro ‘all’asino che vola’ o chiedono di entrare nella ‘clientela berlusconiana’.

In realtà, non è proprio così. Chi occupi seriamente di politica sa che la questione ‘meno tasse’ è essenziale per la propaganda. Persino Obama si è ben guardato in campagna elettorale di spiegare che all’incremento di tasse per i ricchi, sarebbe corrisposto un decremento degli sgravi per i ceti medi.
Berlusconi ha promesso meno tasse, Bersani è rimasto nel vago ed ha lasciato intendere a nuovi sacrifici.

Altra questione essenziale è quella della ‘spesa pubblica’, che si traduce commesse alle aziende e servizi ai cittadini, più lavoro e maggiore crescita, per la quale chi la attende vuole promesse chiare, magari poche, ma chiare. Berlusconi ha promesso il taglio dell’IRAP per le aziende, Bersani ha parlato di un piano di sostegno ed investimento industriale ed infrastrutturale, a carico delle (eventuali) risorse derivanti dalla lotta all’evasione.

Infine, la libertà nella propria proprietà, ovvero il diritto di modificare un proprio immobile senza troppi intoppi e con regole chiare, se lo si desidera o se si rende necessario.
Berlusconi ha promesso il ‘condono, che è una soluzione, indecente, ma soluzione, Bersani ha urlato ‘no al condono’, ma senza promettere semplificazioni e regolamenti comunali omogenei.

Era prevedibile che un bel tot di persone comuni decidesse di votare seguendo le questioni di maggiore appeal come accade in ogni luogo del mondo: tasse, lavoro, casa, investimenti. Viceversa, chi semima vento, raccoglie tempesta. Più che di un furbesco avvantaggiarsi di Berlusconi, sarebbe il caso di parlare, soprattutto, di grandi autogol di Bersani.

Ma il dato finale dei consensi era prevedibile anche per un altro, semplice motivo.
Il PdL era dato al 19% nella scorsa primavera, con la Lega sotto il 10%, mentre scoppiavano scandali e cadevano teste. La coalizione veltroniana, le scorse elezioni, non andò molto lontana dal 40% e senza Di Pietro è monca, guarda caso, di un’entità paragonabile.

Ovviamente, la storia dei consensi è trasmigratoria per eccellenza, ma quella dei grandi numeri no. Era prevedibilissimo un PdL+Lega al 29% ed un PD+SEL al 33%, come lo era supporre che larghissima parte degli ‘probabili’ astenuti si sarebbe rivolta al Movimento Cinque Stelle e non ai partiti ‘storici’.

Ilvo Diamanti spiegava, l’altra sera in televisione, che gli analisti avevano tenuto conto del dato che più si approssima il voto più gli indecisi si collocano su scelte che potremmo dire ‘moderate’, ‘affidabili’, ‘sagge’. Il punto è che più che un dato questa è una (mera) ipotesi, mentre i dati raccontavano ben altro.

Con una buona lettura della realtà, il Partito Democratico avrebbe perduto per strada Casini e/o Di Pietro, avrebbe investito su Mario Monti e sull’austerity ad oltranza, avrebbe temporeggiato sulla legge elettorale ‘che si vince anche col 30%’, avrebbe strutturato le liste superando le vecchie logiche di apparato democomunista? Avrebbe candidato Renzi?

Sempre a proposito di dati e di letture, come far emergere nei numeri la fotografia di un partito che è ‘da sempre’ al 30%, qualunque cosa accada, e che è ormai senz’anima perche troppe sono le anime che lo paralizzano.
Un partito che nasce da ‘l’importante è esserci’ – noto slogan degli Anni che furono – per cui oggi esiste, ai vertici come tra la base e tra gli elettori, un’anima demoliberale ed una postcomunista, una populista ed una socialdemocratica, una ambientalista ed una infrastrutturale, eccetera.

Dunque, l’ipotesi che si vorrebbe far passare, danneggiandoci pesantemente all’estero, è che l’Italia non è quella ‘giusta’, come campeggiava nei manifesti di Bersani, ci sono ‘gonzi e furbi’, come afferma Scalfari, dove gli abitanti sono bizarramente imprevedibili, come i flop di tante previsioni vorrebbero dimostrare a propria discolpa.
Oppure no. Non era l’Italia giusta.

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Tre, due, uno … eleggiamoli!

21 Feb

La Stampa - Shopping Elezioni 1

Siamo a tre giorni dalle elezioni ed il rancore popolare o la diffidenza della gente si sta trasformando da astensione a voto di protesta.

Giannino, stella mai nata del panorama parlamentare italiano, è knock out grazie ad un siluro lanciato da un italiano all’estero come Zingales, che di professione fa il professore come quelli che il buon Oscar, vero e colto self made man, ha beffato per anni con una piccola bugia, oggi diventata marachella imperdonabile.
Cose ordinarie in un paese che mette in carcere i ragazzini con lo spinello e prescrive noti ladri pubblici.

Come andranno a finire le elezioni, tra l’altro, lo sappiamo tutti e non ci vuole la Maga Circe o la Sibilla Cumana per fare ‘profezie’.

Il tutto inizierà con Bersani che annuncia ‘abbiamo vinto’. Probabilmente, avrà Rosy Bindi o Franceschini al fianco, forse Vendola o Renzi, il discorso è già scritto in 11 versioni differenti. Sarà colpa del Porcellum che nessuno ha riformato, ma già sappiamo che gli elettori ‘democratici’ sono avvisati che in prima fila troveremo (altro che primarie) i salvatori di province e piccoli comuni, di ospedali e aziende municipalizzate, di sistemi consortili e finto-volontaristici.

Dal PdL arriverà il fido Cicchitto, il Tallyerand della Seconda Repubblica, a spiegare che si ‘hanno vinto’, ma che senza il Berlusconi Partito non si governa neanche per un giorno senza finire in pasto ai ‘comunisti’, temuti – forse, anzi di sicuro – da Angela Merkel e Barak Obama. Intanto, sotto banco, ferveranno trattative e negozi, con colpi di mano e spostamenti di parlamentari, specie al Senato, dove Casini ha già annunciato la necessità della sua vigile ‘presenza’.

I Grillini per un bel tot staranno zitti su quello che conta, che cimentarsi con i regolamenti parlamentari comporta studio notturno, tanto tempo e grande fatica, salvo sbraitare all’inciucio su ogni tentativo di governabilità che dovesse verificarsi.
La Lega starà lì a guardare, pronta ad accettare soluzioni che le permettano definitivamente di liberarsi dall’immagine dei Bossi e dei Borghezio. Fratelli d’Italia è già pronto a far parte di una maggioranza di governa: è nato apposta con la Meloni, novella Le Pen, in testa.

Di Ingroia, poco o nulla si profila all’orizzonte, visto che – con De Magistris, Orlando e Di Pietro – non aveva altro da fare che lanciare il partito meridionalista, conquistando Campania, Sicilia e Puglia: gli errori di percorso si pagano molto cari. Se c’è una Destra che fa la destra, arriviamo a Storace, che potrebbe rivelarsi una piccola sorpresa.

Mario Monti, molto inopportunamente, non resisterà alla tentazione di ricordarci che ‘lui’ è senatore a vita e che senza di ‘lui’ l’Europa ci guarda di sbieco.

Come farà Giorgio Napoliano a conferirgli il mandato esplorativo per formare un governo senza un passo indietro di Bersani, resta un mistero. E altro mistero è come farà Monti a governare l’Italia, da premier politico e non tecnico, senza far imbestialire tutti qui da noi e deprimere tutti nell’Eurozona.

Governi possibili? Uno ed uno solo, lo si scrive da tempo: una Grosse Koalition senza Vendola, SEL ed il non-partito CGIL e senza Berlusconi e gli indagati del Centrodestra. Praticamente, la Democrazia Cristiana rediviva, con il PCI del 1966 alle porte, senza, però, nessuno dei talentuosi politici del Dopoguerra.

Facile a dirsi? Fantasie confermate o sconfessate nei prossimi giorni?
I soliti Italianer?

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Ad una settimana dal voto

18 Feb

Ad una settimana dal voto, il quadro politico italiano non manca di promettere (cattive) sorprese.

La Stampa - Shopping Elezioni 2occhiello tratto da una homepage di La Stampa

A partire da Barak Obama che si consulta sul futuro dell’Italia con l’unico di noi che futuro non ha: l’ottuagenario Giorgio Napolitano, di cui a breve si voterà l’avvicendamento. Misteri del sistema mediatico estero, che tira la volata gli antiberlusconiani? Forse. Intanto il Presidente della Repubblica, bontà sua, precisa “nessuna ingerenza sul voto, comportamento sempre impeccabile.”

Passando ad Oscar Giannino, che potrebbe superare il quorum tra le amiche mura lombarde, e portare, finalmente, un po’ di buon senso e cosmopolitismo tra le asfittiche mura delle nostre Camere, con una messe di parlamentari sufficiente a costruire un fare ed un futuro per l’Italia, quando ‘lorsignori’ ci lasceranno, finalmente, con le nostre macerie da ricostruire.

Od il Movimento Cinque Stelle che, ormai, sembra completamente fuori dal controllo del vate Beppe Grillo e che – molto prevedibilmente e con grande onta per i suoi elettori – si frammenterà e/o confluirà altrove, come tutti gli altri partiti ‘autoconvocati’ della Storia, alla prima bozza di programma di governo. Ipotesi alternativa: trovarsi con un sostanzioso aggregato di estrema sinistra (superiore al 20%) al Parlamento, con una ‘balena’ centrista al 40%. Praticamente, come ai tempi della Guerra Fredda, che, però, è finita da tempo, mentre nè Castro e nè Chavez godono di buona salute.

Del PdL c’è poco da dire, trascinato non si sa dove da un Silvio Berlusconi, che cura troppi interessi suoi per garantire anche quelli nostri. E dell’Alleanza Nazionale dei tempi che furono c’è ancor meno da dire, con Storace solitario a destra, La Russa, Gasparri e Meloni affratellati, mentre Gianfranco Fini è quasi all’estinzione. Quanto alla Lega, vedremo Maroni cosa riuscirà a portare a casa, non tanto per lo scandalo di Bossi, quanto per la concorrenza di Tremonti a Sondrio e di Gelmini a Bergamo.

Dicevamo di Oscar Giannino e del suo piacere nelle metropoli e tra i ceti acculturati post-sessantottini, finamo a parlare di Mario Monti, dei bei tempi che furono con i Beatles e la Humanae Gentium e del modesto contributo che darà ad una Scelta Civica per l’Italia che si presenta come montiana, ma in realtà sarà l’UDC e solo l’UDC, più un tot di volenterosi parrocci e qualche Club, con l’aggiunta di Fini, Baldassarri, Buongiorno e Della Vedova.

Se al Centro piove, andando a Sinistra grandina e nevica. Infatti, il quadro osservabile mostra una propaganda elettorale di sinistra, una proposta politica centro-populista, un effettivo apporto di voti ‘per Bersani’ dall’estrema sinistra, un consistente numero di eletti blindati (alla Camera) che arriveranno dalla fascia appenninica, demitiana e postcomunista. Si aggiunge un’inquietante visibilità per Rosy Bindi ed Ignazio Marino, proprio quando c’è da smontare e rimontare un sistema sanitario assurdo. Il tutto mentre D’Alema non si candida ma esiste, Renzi c’è ma è sparito dai media, Fassina con Monti sarà baruffa quotidiana e la CGIL che incombe sul futuro con il peso di un partito-ombra.

In due parole: stabilità e governabilità a rischio, mentre la Cleptocrazia guadagna mesi ed anni di linfa e vita e gli investimenti stranieri vengono – come da tradizione – gioco forza dirottati altrove.

Da un lato la vecchia Democrazia Cristiana, dall’altro il nuovo PCI, ormai ‘gruppettaro’ ad oltranza, in un Paese dove la Pubblica Amministrazione è ripiombata nel trasformismo e nell’opportunismo, grazie alla lentenzza dei processi, alla derubricazione dei falsi in bilancio e dei conflitti d’interessi, al monopolio politico-sindacale sulla previdenza sociale, allo strapotere della lobby dei ‘baroni’ universitari?

Sembra proprio di si.
Fini, Monti, Meloni, Chicchitto e Tabacci avrebbero potuto fare di meglio, riunendo in un solo ‘polo’ le anime liberali del Paese. Tanto, l’essere in minoranza era comunque assicurato e, comunque, era questo quello che chiedevano ‘i mercati’: essere l’ago della bilancia.

Se Obama cerca conferme da Giorgio Napolitano – ben sapendo che potrà solo nominare il futuro governo e poi pensionarsi – vuol dire che siamo messi male: non è solo il ritorno di Berlusconi, ma anche (e soprattutto?) il mantenimento di un centosinistra di ‘soliti noti con i soliti intenti effimeri e spreconi’ e l’affermarsi delle estreme fazioni come in Grecia, che solleva una densa (e cupa?) nebbia sul Paese del Sole.

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Inciucio senza riforme?

15 Gen

Visto che Berlusconi regge ancora saldamente il timone del PdL, a Monti non resta che vedere ‘cosa avrà da dire  Bersani’, al quale non resta altro che dichiararsi ‘pronto a collaborare’, ed affermare che si tratta di un ‘rapporto contro natura’ è quasi un’ovvietà, dato che il primo è ‘no alla patrimoniale’, mentre il secondo, giorni fa, raccontava di una patrimoniale sugli immobili «fino a 1,5 e mezzo catastale che significa a mercato 3 milioni».

Pierluigi Bersani vuole ‘eliminare l’Imu per chi sta pagando fino a 400-500 euro’, Mario Monti si barrica con un ‘assolutamente non penso ad un’imposta patrimoniale’.

Il segretario del PD è il candidato premier del centrosinistra e l’ex consulente di Goldman Sachs rammenta che ‘noi non siamo stampella di nessuno’.

L’ex consulente di Goldman Sachs difende le sue riforme a Porta a Porta, rivendicando che ‘i partiti mi hanno lasciato un piedistallo di impopolarità’, mentre  l’ex presidente della Regione Emilia Romagna spiega al Washington Post che vuole ‘applicare o apportare dei correttivi alle sue riforme’.

L’Agenda Monti prevede “un reddito di sostentamento minimo”, “condizionato alla partecipazione a misure di formazione e di inserimento professionale”, mentre il Manifesto riporta che ‘il segretario del Pd ieri ha aperto alla possibilità di un salario minimo imposto per legge, mentre la segretaria della Cgil – seguendo una tradizione più contrattualista del sindacato – ha chiuso le porte’.

Secondo B., ‘pensare che in fase di recessione possa diminire il debito pubblico è impossibile’, mentre M. sostiene che ‘la crescita non nasce dal debito pubblico. Finanze pubbliche sane a tutti i livelli’.

Pierluigi ritiene che priorità siano ‘una legge contro la corruzione, una legge sulla vita e il funzionamento dei partiti politici’ e ancora ‘leggi sui diritti civili, come quello dei lavoratori di partecipare alla scrittura dei contratti aziendali. Le unioni civili per le coppie gay. Diritti di cittadinanza per gli immigrati’.
Mario pensa che  sia fondamentale attuare ‘il principio del pareggio di bilancio strutturale, ridurre lo stock del debito pubblico a un ritmo sostenuto e sufficiente’ e ‘ridurre a partire dal 2015, lo stock del debito pubblico in misura pari a un ventesimo ogni anno, fino al raggiungimento dell’obiettivo del 60% del prodotto interno lordo’.

E tutto via così, come quando si allearono per governare Prodi, D’Alema, Franceschini, Mastella, Di Pietro, Bertinotti, Giorgio La Malfa e Lamberto Dini.  Sappiamo tutti come andò a finire.

Così andando le cose, ‘Dio ci scampi da destra e sinistra’, come ha dichiarato di recente Mario Monti.
Infatti, prendiamo atto che Alfredo Bazoli, nipote del banchiere Giovanni Bazoli, ex numero uno di Banca Intesa, è candidato col Pd e sarà quasi sicuramente eletto, dato che è ottavo della lista in Lombardia, mentre Gregorio Gitti, genero di Bazoli senior e cognato del presidente del Consiglio di sorveglianza di Intesa San Paolo, Fabio Coppola, punta anch’egli al Parlamento, essendo terzo di lista, sempre in Lombardia, con Mario Monti.

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I partiti e l’Italia che non c’è (più)

6 Ago

Mentre un sondaggio on line di La Repubblica rivela che il 20% dei suoi lettori non è d’accordo nè ad un’alleanza PD-SEL nè a quella PD-UDC, arriva – sempre sulla stessa testata – un articolo di Ilvo Diamanti (link) abbastanza chiarificatorio ed eloquente: da settembre inizia la corsa elettorale e – da adesso in poi – i sondaggi sul consenso dei cittadini devon essere ‘veraci’ e non ‘proattivi’, come quando c’è da tirare la volata ad un governo instabile.

A partire dall’abbraccio, fatale ed imprescindibile, tra Lega e PdL.
Nel centrodestra, la Lega di Maroni non può ri-stabilire l’alleanza con il Pdl di Berlusconi. Per non smentire se stessa. Ma non può neppure prescinderne, come prospettiva. Soprattutto in caso di elezioni in Lombardia. Pena: l’isolamento. La marginalizzazione. Reciprocamente, il Pdl: non può escludere l’intesa con la Lega, su cui ha costruito la sua maggioranza da oltre dieci anni.

O dal ‘centro e sinistra’, allo stesso tempo avvinghiati e contrapposti da un Ulivismo prodiano mai decollato e mai fatto proprio dagli elettori.

Nel centrosinistra il progetto di Veltroni, del Pd partito unico e maggioritario, in grado di intercettare i voti dell’area di sinistra, è tramontato. Così si riapre la tradizionale questione. Quale coalizione? Centro-Sinistra o Centrosinistra senza trattino? … I suoi protagonisti: impegnati a disegnare mappe e scenari per il prossimo futuro. Il dopo Monti. Seguendo gli stessi linguaggi e le stesse formule di ieri. Come se – dopo Monti – fosse possibile ripetere lo stesso copione. Con le stesse etichette, le stesse sigle, gli stessi calcoli. Di prima. Io penso che si tratti di ragionamenti in-fondati. Elaborati e proposti in modo inerziale.”

Una stasi, un contorcimento, un avvilupparsi, un restar fermi che non sembra essere adeguatamente percepito dalle strutture di aprtito e che sta portando un enorme consenso al Movimento Cinque Stelle.

I principali partiti dell’era berlusconiana hanno subito un sensibile calo nel corso del governo Monti. Tutti, senza eccezione. Unico beneficiario: il M5S. Emerso, anzi, esploso negli ultimi mesi.  È, ancora, stimato un po’ oltre il 20%. Poco sopra il Pdl. Non molto al di sotto del Pd. Intercetta il consenso di chi esprime dissenso verso il sistema partitico della Seconda Repubblica. Non solo il Pdl e i suoi alleati, ma anche i partiti di opposizione di centrosinistra. Che hanno accettato le regole e i modelli del gioco imposto da Berlusconi. (Alcuni, come l’Idv di Di Pietro, sono sorti e si sono sviluppati insieme al Cavaliere). Senza riuscire a rinnovarsi davvero. Neppure negli ultimi anni, quando il vento dell’antipolitica ha soffiato più forte.”

Il messaggio del più famoso statistico d’Italia invia alla classe politica italiana è molto chiaro. Tra l’altro, il vento dell’antipolitica soffia da anni, vista l’enorme messe di comici che nell’ultimo decennio hanno fatto le loro fortune ‘occupandosi di politica’ ed i congrui share che le principali televisioni hanno ottenuto grazie a loro.
Ebbene, dopo Monti  –  e dopo Grillo  –  non è possibile riproporre gli stessi schemi, le stesse etichette e gli stessi volti di prima. Perché – come ho già scritto  –  entrambi, per quanto diversi e perfino alternativi, segnalano la crisi della nostra democrazia rappresentativa, oltre che del Berlusconismo. Il grado di fiducia, ancora elevato, di cui dispone Monti: rivela la domanda di una classe politica migliore. Competente e di qualità.

In poche parole, Bersani e Vendola con Casini dovrebbero prendere atto che devono avvicendare almeno la metà degli attuali consiglieri e parlamentari, sostituendoli non con giovani in carriera con esperienza al massimo decennale, bensì con collaudati e competenti esperti ‘prestati alla politica’ dalla società civile. Cosa che, tra l’altro, ci metterebbe al riparo anche dai fin troppi nepotismi cui assistiamo, mentre la generazione del ’68 si accinge al pensionamento …

Anche ricorrendo alla ‘lista dei sindaci’, una cosa del genere è una ‘mission impossible’ per dei partiti che hanno fatto dell’apparato il ‘core’ della propria attività, con tanto di proprietà immobiliari, fondazioni ed aziende ‘storicamente’ amiche (le Coop ad esempio), personale politico ‘in carriera’ e privo di altra occupazione. Partiti che si ritroverebbero a mettere in strada decine di migliaia di ‘professionisti della politica’. Figurarsi, poi, se lo stesso accadesse per i media e ci ritrovassimo con giornalisti competenti a porre domande e diffondere risposte.

Come sarà composto, dunque, il nostro futuro Parlamento?
Facile a dirsi: Pd, M5S e PdL sostanzialmente attestati – nell’ordine – tra il 27 edil 19%, con UDC, IdV, SEL, Lega e Forza Nuova tra il 5 ed il 9%. Praticamente, nessuna maggioranza di governo, neanche con i premi.
Il caos.

Altro sarebbe – sia in termini di stabilità sia in termini di accesso alla politica attiva – se avessimo una legge elettorale con il doppio turno, che permette di definire le alleanze ‘in corsa’, ma le rende durevoli, e che favorisce l’emersione di candidati ‘civici’ a dispetto di quelli ‘preformati’.

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Malati? No, meglio consumatori

1 Ago

“Secondo l’Aiba, l’Associazione italiana dei broker di assicurazioni e riassicurazioni, il costo dei risarcimenti per malasanità oscilla tra 850 e 1400 milioni di euro”.
Un miliardo di euro l’anno di danni causati e risarciti o risarcibili per danni alla salute causati da medici o dalla gestione sanitaria sono davvero un’enormità.
“Risarcimenti che “pesano” una media di 25-40 mila euro ciascuno” e che, facendo due conti della serva, riguardano almeno 20.000 malati che sono stati danneggiati anzichè curati.

Eppure, “secondo un’indagine della Commissione parlamentare d’inchiesta sugli errori in campo sanitario, è difficile che un professionista debba affrontare una condanna penale: il 98,8% dei procedimenti per casi di lesione colposa e il 99,1% di quelli per omicidio colposo si concludono con l’archiviazione, mentre su 357 procedimenti le condanne sono state solo due.”
Se le condanne penali rappresentano lo 0,5% dei casi denunciati, possiamo immaginare, dunque, che i risarciti dalle compagnie assicurative – per un miliardo di euro anni di media, ricordiamolo – siano solo la parte più vistosa del problema

Un ‘dato’ indirettamente confermato da Francesca Moccia, responsabile del Tribunale per i diritti del malato-Cittadinanzattiva  che ammette che “noi scoraggiamo le cause inutili, che fanno perdere tempo e denaro, con un sistema di giustizia lento come il nostro. Puntiamo invece a sostenere i cittadini nelle azioni di autotutela e mettendo in mora le strutture sanitarie inadempienti oppure segnaliamo le violazioni dei diritti dei malati come, ad esempio, nel caso di infezioni contratte in ospedale”, che, viceversa, esigerebbero risarcimento del danno.

Una conferma che ci viene data anche da quegli “otto chirurghi su 10 ammettono infatti di evitare interventi, andando oltre la normale prudenza, per paura di una causa, secondo un indagine dell’Ordine dei medici di Roma e dell’Università Federico II di Napoli” … così negando o ritardando ‘de facto’ l’accesso alle cure ai malati che necessitavano di quell’intervento?

Tutte le frasi tra virgolette sono tratte da un recente articolo di La Repubblica Dossier.

La soluzione suggerita dal noto quotidiano romano?

Farsi aiutare dal Tribunale del Malato e dalle numerose associazioni che difendono i diritti dei pazienti … proprio quella di cui sopra che “scoraggia le cause inutili”, invece di pretendere un sistema di controlli, giudizi e sanzioni degno di un paese europeo, come anche “segnala le violazioni dei diritti”, invece di offrire supporto e patrocinio legale ai malati danneggiati.

La Repubblica non si smentisce mai …

Piuttosto, se invece di esser considerati malati – e per giunta anche molto pazienti – accettassimo la mercificazione vigente e generalizzata ed iniziassimo a considerarci consumatori?
Siamo sicuri che ci tratterebbero ancora così?

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Partito Democratico: un partito populista di centrodestra?

10 Lug

Il Partito Democratico ha convocato una “prima assemblea di discussione’ affinchè «il Pd porti l’agenda Monti nella prossima legislatura». L’assemblea si terrà a Roma, venerdì 20 luglio alle ore 16.30, presso le Scuderie di Palazzo Ruspoli, una sede principesca – è il caso di dirlo – che ospita  eventi e si trova praticamente di fronte al Fendi Shop.

Promotori dell’iniziativa sono i parlamentari Alessandro Maran, Antonello Cabras, Claudia Mancina, Enrico Morando, Giorgio Tonini, Magda Negri, Marco Follini: il nocciolo duro della ‘corrente’ dalemiana nel partito.

I contenuti della convocazione sono a dir poco interessanti, dato che – nella loro stringatezza e semplicità – riassumono il PD-pensiero e liberano da ogni equivoco sia i partner del Patto di Vasto sia il popolo meridionale in cerca di autonomie.

Il governo Monti ha assunto un ruolo da protagonista in Europa. Dagli interventi immediati per far fronte all’emergenza, fino a un nuovo ambizioso piano di unione fiscale, finanziaria e politica, sono le proposte e le iniziative italiane a informare di sé il confronto, le possibili soluzioni, le tappe di un credibile percorso di avvicinamento agli obiettivi.”

Veramente, è il solo Mario Monti ad avere un seguito in Europa e ci mancherebbe altro, visto che si tratta di un (ex) superconsulente della Goldman Sachs, suggerito da Obama e Merkel e scelto da Napolitano.
E’ interessante leggere che anche il nostro Partito Democratico abbia partecipato a quella che alcuni già chiamano cospirazione e che, ad ogni modo, rappresenta una sospensione della democrazia, fosse solo perchè nessuno si prende la briga di redigere una nuova legge elettorale.

I termini essenziali dell’agenda riformatrice dei prossimi mesi sono chiari: incisiva e coraggiosa revisione della spesa pubblica, per conseguire il pareggio strutturale di bilancio, per ridurre l’imposizione fiscale sul lavoro e l’impresa, per tornare a investire sulla formazione del capitale umano, sulla ricerca e sull’infrastrutturazione del Paese, per introdurre maggiori elementi di equità intergenerazionale nel sistema del welfare, affrontando la fase transitoria attraverso soluzioni coerenti e non regressive, rispetto alla logica della riforma.

In breve, si chiede di mettere a posto i conti e di continuare a sprecare denaro “per tornare a investire sulla formazione del capitale umano, sulla ricerca e sull’infrastrutturazione del Paese”, ovvero finanziare i mille carrozzoni della Casta. Di riformare la Giustizia o di riqualificare la Sanità o l’Istruzione neanche l’ombra. Di disoccupazione, lotta alla mafia e Meridione nessuna menzione.  Il sistema del welfare resterà clientela e ‘panem et circenses’.

Il proposito espresso da Follini, Maran, Negri, Cabras e altri è che “obiettivi e principi ispiratori dell’agenda del governo Monti – collocati dentro un disegno almeno decennale di cambiamento del Paese – possano travalicare i limiti temporali di questa legislatura e permeare di sé anche la prossima”. Un proposito che, secondo i parlamentari del PD, “corrisponde alle aspettative della maggioranza degli italiani.”

Che Vendola, Di Pietro, Orlando, De Magistris, autonomie e partiti del Sud intendano il messaggio, ma lo intendano soprattutto Berlusconi ed Alfano: il PD si appresta a conquistare l’elettorato moderato del Centrodestra, con lo slogan ‘o noi o l’instabilità”.

E lo intendano anche gli elettori del Partito Democratico, prendendo atto che anche nel partito c’è l’esigenza di chiarire le “ambiguità sul giudizio circa l’azione svolta fino a oggi dal governo Monti“, dato che “si sono troppo spesso accompagnate critiche aspre e manifestate intenzioni di revisione” e che il “già deliberato aumento delle aliquote Iva finirebbe per approfondire la recessione in atto“.

Se ci sono ‘ambiguità’, se si deve dar risposta ad ‘critiche aspre’ e se l’aumento dell’IVA sarà dannoso, perchè sostenere a spada tratta questa azione di governo e non, viceversa, ‘emendarla’ in Parlamento?
Se “centrare l’obiettivo del pareggio strutturale” è un dogma da attuare anche senza ridurre i costi della Casta, perchè, anzichè al disastroso aumento dell’IVA, non ricorrere ad una Patrimoniale, che certamente non rappresenterebbe una “inaccettabile inversione della direzione di marcia“?

Forse perchè una Patrimoniale violerebbe il ‘dogma’ dell’intoccabilità della proprietà privata, come una riforma delle pensioni d’annata avrebbe intaccato il principio dei ‘diritti acquisiti’?

Mario Monti come Margaret Tatcher od i Chicago Boys in versione socialdemocratica?  Il Partito Democratico si prepara a raccogliere l’eredità del PdL di Silvio Berlusconi?
Sembrerebbe proprio di si.

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