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Salvini vince, Di Maio è arbitro: Italia in stallo?

5 Mar
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Cartoon di Paolo Lombardi – toonpool.com

La sconfitta di Renzi e Grasso era annunciata, allo stesso modo lo era il sorpasso di Salvini a danno di Berlusconi.

Fin dall’estate scorsa era noto che nei collegi uninominali il Centrosinistra era soccombente ed era una pia illusione pensare che le percentuali si sarebbero ribaltate nel proporzionale.
Quanto a Matteo Salvini, qualunque direttore editoriale sa bene dove si conduce un Paese, se i media amplificano a dismisura certe affermazioni senza stigmatizzarle a sufficienza.

Evidentemente, si sperava che tra il “pressappochismo” dei Cinque Stelle e il “fascismo” della Lega, l’elettorato si rifugiasse ‘as usual’ nel rassicurante centrismo consociativo della coppia Matteo & Silvio.

Un elettorato che – viceversa – aveva buone ragioni per sentirsi tradito dal salvataggio delle Banche e dei piccoli investitori a discapito della Previdenza e di una miriade di lavoratori. (Passa la linea Salvini sulle pensioni: cancellare la legge Fornero – Sole24ore)

Un Meridione che stava scoprendo come – con un uso onesto ed efficiente uso dei Fondi Europei a partire dal 2000 – Repubblica Ceca, Slovenia e Slovacchia hanno oggi un Pil pro capite superiore a tutto il nostro Sud ed, in misura minore, lo stesso è accaduto in Romania e Bulgaria. (Elezioni 2018, la ribellione del Sud e le radici della protesta – Corsera)

Una popolazione (ed una Buona Scuola) che ha evidenti limiti nel recepire l’innovazione e la globalizzazione, cioè nell’accesso al lavoro, al reddito ed a pensioni dignitose, se – nella UE a 27 nazioni – è quella con il più basso tasso di laureati e che li paga peggio di tutti. (Entro il 2020 servono 2,5 milioni di lavoratori qualificati – Repubblica)

A fronte di quanto, Renzi e Berlusconi hanno preferito riempire le liste con noti nomi della Seconda Repubblica, dopo aver salvato banche ed investitori fino all’ultima cassa di risparmio, ma non una prece per esodati, invalidi eccetera, demandando ad un’Agenzia la lotta alla corruzione, alla malamminstrazione e alle mafie.

Il risultato è evidente:

  • il Centrodestra della Lega ha vinto le elezioni, ma non da Roma a scendere, dove Salvini  è al lumicino con PD + M5S che superano largamente il 60%
  • PD e Forza Italia non solo non governerebbero neanche alleandosi, ma sarebbero minoritari in una qualsiasi alleanza di governo
  • Lega e M5S alleati superano il 50% al Senato, ma non di quanto basti per garantirsi, oltre al potere di vero, anche la maggioranza stabile per governare.

Uno stallo alla messicana, ma – niente paura – siamo in Italia.

Infatti, sia agli italiani sia ai partiti conviene un governo ‘di programma’, con i Cinque Stelle che già in campagna elettorale si sono detti disponibili.

In parole povere, Di Maio dovrà scegliere se

  • sostenere Salvini nel tentativo di dimostrare a livello mondiale che il ‘populismo’ è in grado di governare una grande potenza industriale. Prevedibilmente, potrebbe essere un passo più lungo della gamba ed … i “sostenitori internazionali” non sarebbero pochi, ma non in Europa
  • allearsi con il PD, assumendosi la responsabilità di un governo che potrebbe essere tanto breve e distruttivo, quanto longevo e costruttivo, ma a condizione di voltare la spalle ad una parte dell’elettorato storico e di affidarsi ad esperti di settore conclamati
  • appoggiare un governo del Presidente su un programma prefissato ed a termine, onde pervenire a nuove elezioni.

Nel primo caso, a parte la reazione dell’elettorato meridionale che è la maggior forza nei Cinque Stelle, dovrebbe fare i conti con l’incombente appoggio-ombra di Berlusconi e/o della Destra.
Nel secondo, c’è prima da capire quale sarà il futuro ruolo di Matteo Renzi e quali i rapporti del PD con Sinistra, Sindacati e Cooperazione o Volontariato, se parliamo di pensioni o di sprechi.
Nel terzo caso, c’è il rischio che, tra un anno, il voto di protesta che sostiene i Cinque Stelle possa rivolgersi altrove.

L’unica cosa certa è che l’esperienza di Roma Capitale – dove si è alla paralisi diffusa, ma i Cinque Stelle restano il primo partito – non è replicabile a livello nazionale: le agenzie di rating ed i controllori dell’Unione esprimono i loro ‘verdetti’ non devono attendere anni prima di poter intevenire se il bilancio finanziario è fallimentare. (Tensione su euro e spread dopo il voto – Repubblica)

Intanto, se Salvini già rivendica l’incarico di governo, Beppe Grillo ritorna a sbraitare a nome della ‘base’ …

 Demata

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L’Italia al voto tra soliti noti, balle spaziali e qualche prospettiva

11 Gen

Tra meno di sessanta giorni l’Italia andrà a votare e sembra che i vari contendenti facciano a gara ad alimentare l’astensionismo, pur di garantire equilibri e filiere interne.

La situazione è chiara, ormai.

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Come da tradizione, Partito Democratico e Forza Italia ricandideranno in ogni modo possibile proprio coloro che negli ultimi vent’anni ci hanno messo nell’attuale situazione, mentre la Sinistra del pubblico impiego e del parastato si erge a difesa dei ‘diritti’, cioè della fonte del proprio reddito.
Intanto, la Lega ventila riforme fiscali e previdenziali pari ad almeno la metà delle attuali Entrate, cioè il disastro finanziario, e i Cinque Stelle annunciano 400 riforme in un anno, cioè il Caos amministrativo.
I Demoliberali restano al momento divisi tra +Europa, con Emma Bonino ed Alleanza Liberaldemocratica per l’Italia (ALI), con Oscar Giannino.

Altrettanto chiaro è cosa accadrà dopo.

Infatti, tra i primi problemi che il nuovo Parlamento dovrà affrontare, c’è quello che solo dalla Regione Lazio si prevede un debito sanitario stratosferico, mentre il Comune di Roma non ci sta ad onorare quanto che ancora deve alle banche a partire dalla gestione Veltroni, come non intende cedere, liquidare o ristrutturare Atac, Acea e Ama, mentre già si annuncia per la prossima estate un’emergenza delle forniture idriche, della rimozione rifiuti e dei trasporti. Il tutto condito da un senso di insicurezza generale, anche nella Capitale, causata dall’incertezza e dalla pochezza delle sanzioni a cui va incontro chi delinque.

Già nell’esercizio provvisorio, il nuovo Parlamento potrebbe trovarsi a fronteggiare – dinanzi ai media di tutto il mondo – l’emergenza “Roma Capitale”. Dunque, ci si aspetterebbe che all’ordine del giorno di chi ci governa ci sia:

  1.  la riforma del sistema assicurativo, ripristinando pienamente l’art. 38 della Costituzione, garantendo ai lavoratori la sanità, l’assistenza e la previdenza come era fino al 1974, mettendo fine al colabrodo iniziatosi con la gestione ‘politica’ di questi servizi, mantenendo a tutti gli assistiti i diritti ‘universali’ vigenti in capo alle Regioni e all’Inps
  2. la riforma del sistema di giustizia, introducendo la separazione delle carriere, intervenendo sui tempi e modi procedurali rendendo i processi più brevi, riformando il farraginoso iter delle perizie e delle liquidazioni, introducendo aggravanti adeguate per chi reitera reati, specie se violenti, irrigidendo le pene per le azioni fraudolente, eccetera
  3. la riforma del sistema fiscale o, meglio, la fine delle riforme fiscali, dato che un impreditore serio dovrebbe avere la possibilità di pianificare su un arco quinquennale senza troppe ‘sorprese’ e che un amministratore serio non dovrebbe presentarsi dopo cinque anni agli elettori con le casse vuote e le mani bucate.

E’ la stabilità che crea lavoro, impresa, opportunità. Lo Stato non deve farsi datore, finanziatore, erogatore. Lo Stato deve essere (solo) il Garante.
E’ la concorrenza che garantisce occupazione a chi merita e crescita per chi è al passo con i tempi.

Speriamo che le formazioni demoliberali si ricordino delle proprie tradizioni e delle proprie battaglie di tanti anni fa, quando furono le uniche a contrapporsi a questo sfacelo iniziatosi negli Anni ’90, e sappiano attrarre almeno una parte dell’elettorato cristiano-sociale che, ormai, ha ben inteso come – in nome di una non meglio precisata idea di ‘diritti’ o di ‘semplificazione’ ed accampando come paravento la scusa dell’Europa – in venti anni abbiamo perso almeno un milione di eccellenze andate all’estero, mentre scandali e cronache ci presentano una genia che sembra uscita dai film di Alberto Sordi.

Demata

Come evitare di far brutta figura con i Meridionali

3 Set
La storia dell’Italia ha subito negli ultimi dieci anni una profonda rilettura, nonostante gli archivi risorgimentali siano ancora largamente secretati.
Una storia che continuerà ad essere rivista, dato che in essa sono riposte le origini della Mafia, l’esplosione finanziaria del Vaticano, la destabilizzazione del Mediterraneo, l’organizzazione moderna degli stati fondata sul mantenimento di enormi ‘colonie’ rurali e corrispettivi distretti industriali altrove collocati eccetera.
 
Dunque, se si volesse evitare di continuare ad offendere i Meridionali con dottrine storiche desuete e luoghi comuni razzisti, basterebbe leggere uno qualunque dei tanti libri scritti e pubblicati sull’Annessione per scoprire che fu come in Iraq con G.W.Bush e che …. i primi campi di sterminio li inventarono gli ufficiali savoiardi, ad esempio a Fenesterelle.
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A ben vedere, da decenni, a Roma come in Padania e, magari, sulla RAI, sarebbe bastato ricordare Francesco Saverio Nitti, che – a parte il testo di scienza delle finanze tanto noto quanto poco studiato da chi dovrebbe servirsene – fu presidente del consiglio e propose “il solo programma conservatore serio della borghesia italiana.” (Piero Gobetti, da Scritti attuali, Capriotti Editore – Roma 1945)
 
Francesco Saverio Nitti fu il primo Presidente del Consiglio (1919-1920) proveniente dal Partito Radicale Storico e più volte ministro. Nonno carbonaro, padre mazziniano socialista, altri parenti esuli, profondo conoscitore degli ‘antefatti’, economista di fama internazionale, meridionalista e repubblicano.
 
Pil Pil per abitante ,9 0, ,5 -0, , ,7 2, ,8 2, , ,1 4,1.Anche i più refrattari all’idea che – ammesso che fossero in buona fede – Cavour, Garibaldi e sodali possano aver combinato un gran pasticcio, alla stregua di G.W.Bush in Iraq, dovrebbero almeno confrontarsi con quanto scriveva un Presidente del Consiglio dello Stato Italiano, oltre che fiero liberale e noto economista, a proposito dell’Annessione delle Due Sicilie.
 
“Il governo delle province, prefetti, intendenti di finanza, generali, ecc., è ancora adesso in grandissima parte nelle mani di funzionari del Nord. Non vi è nessun senso d’invidia in quanto diciamo. Ma vogliamo solo dire che se i governi fossero stati più onesti e non avessero voluto lavorare il Mezzogiorno, cioè corromperne ancor più le classi medie a scopi elettorali, molto si sarebbe potuto fare.
Le loro amministrazioni locali vanno, d’ordinario, male; i loro uomini politici non si occupano, nel maggior numero, che di partiti locali. Un trattato di commercio ha quasi sempre per essi meno importanza che non la permanenza di un delegato di pubblica sicurezza.” (Nord e sud -1900)
 
Un certo modo di corrompere e delinquere è tipicamente meridionale, come da luogo comune, oppure è “d’importazione”?
 
 
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“Nel 1800, la situazione del Regno delle Due Sicilie, di fronte agli altri Stati della penisola, era la seguente, data la sua ricchezza e il numero dei suoi abitanti.
 
Le imposte erano inferiori a quelle degli altri Stati;
I beni demaniali e i beni ecclesiastici rappresentavano una ricchezza enorme e, nel loro insieme, superavano i beni della stessa natura posseduti dagli altri Stati;
Il debito pubblico, tenutissimo, era quattro volte inferiore a quello del Piemonte e di molto inferiore a quello della Toscana;
Il numero degli impiegati, calcolando sulla base delle pensioni nel 1860, era di metà che in Toscana e di quasi metà che nel Regno di Sardegna;
La quantità di moneta metallica circolante (ndr. in oro), ritirata più tardi dalla circolazione dello Stato, era in cifra assoluta due volte superiore a quella di tutti gli altri Stati della penisola uniti assieme.
Il Mezzogiorno era dunque, nel 1860, un paese povero; ma avea accumulato molti risparmi, avea grandi beni collettivi, possedeva, tranne la educazione pubblica, tutti gli elementi per una trasformazione.” (Nord e sud -1900, p. 113)
 
Possiamo affermare con certezza che l’enorme ricchezza dei beni demaniali ed ecclesiastici si è dissolta nel nulla con l’Unificazione, a seguito della quale i Meridionali si sono trovati a pagare i debiti e la burocrazia del Settentrione, mentre buona parte dell’oro cambiava padrone?
 
 
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“Ora, ciò che noi abbiamo appreso dei Borboni non è sempre vero: e induce a grave errore attribuire ad essi colpe che non ebbero, ed è fiacchezza d’animo per noi tutti non riconoscere i lati manchevoli del nostro spirito e della nostra educazione, e voler attribuire ogni cosa a cause storiche.
Bisogna leggere le istruzioni agli intendenti delle province, ai commissari demaniali, agli agenti del fìsco per sentire che la monarchia (ndr. borbonica) cercava basarsi sull’amore delle classi popolari. Fra il 1848 e il 1860 si cercò di economizzare su tutto, pure di non mettere nuove imposte: si evitavano principalmente le imposte sui consumi popolari. Il Re dava il buon esempio, riducendo la sua lista civile spontaneamente di oltre il 10 per cento; fatto questo non comune nella storia dei principi europei, in regime assoluto o in regime costituzionale.”
 
Con i Borboni al posto dei Savoia oggi avremmo avuto uno Stato Minimo ed un Welfare equo?
 
 
Economia_regno“Pochi principi italiani fecero tra il ’30 e il ’48 il bene che egli (ndr. il re Borbone) fece. Mandò via dalla corte una turba infinita di parassiti e di intriganti: richiamò i generali migliori, anche di parte liberale, e licenziò gli inetti; ordinò le leve militari; fece costruire, primo in Italia, una strada ferrata, istituì il telegrafo, fece sorgere molte industrie, soprattutto quelle di rifornimento dell’esercito, che era numerosissimo; ridusse notevolmente la lista civile; mitigò le imposte più gravi.
Giovane, forte, scaltro, voleva fare da sé, ed era di una attività meravigliosa. Educato da preti e cattolicissimo egli stesso, osò, con grande ammirazione degli intelletti più liberi, resistere alle pretese del papato e abolire antichi usi, umilianti per la monarchia napoletana. (da Scritti sulla questione meridionale: Volume 1, Laterza, Bari, 1958, p. 41)
 
Con i Borboni al posto dei Savoia oggi insegneremmo la religione cattolica in ogni scuola e concederemmo ogni tipo di esenzione prebenda agli ecclesiastici?
 
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“Due cose sono oramai fuori di dubbio: la prima è che il regime unitario, il quale ha prodotto grandi benefizi, non li ha prodotti egualmente nel Nord e nel Sud d’Italia; la seconda è che lo sviluppo dell’Italia settentrionale non è dovuto solo alle sue forze, ma anche ai sacrifizi in grandissima misura sopportati dal Mezzogiorno. (da L’Italia all’alba del secolo XX – 1901. p. 108)
 
Più chiaro di così ed … a firma del massimo autore di scienza finanziaria della nazione?
 
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“Dei Borbone di Napoli si può dare qualunque giudizio … Non furono dissimili dalla gran parte dei prìncipi della penisola, compreso il Pontefice. Ma qualunque giudizio che si dia di essi non bisogna negare che i loro ordinamenti amministrativi erano spesso ottimi; che la loro finanza era buona, e in generale, onesta.
Ed è costata assai più perdite di uomini e di danaro la repressione del brigantaggio di quel che non sia costata qualcuna delle nostre infelici guerre dopo il 1860.
 
L’ordinamento finanziario del Regno di Sardegna fu esteso a tutto il resto d’Italia. Fu il [Pietro] Bastogi, che fra il 1861 e il 1862, compì l’opera di trasformazione. Con cinque disegni di leggi, che furono la base delle leggi successive, il Bastogi estese il sistema fiscale piemontese a tutti i vecchi Stati che erano entrati a far parte del nuovo regno.
 
Avvenne così, per effetto del nuovo ordinamento, che il regno delle Due Sicilie si trovò a un tratto, senza che nessuna trasformazione economica fosse in esso avvenuta, anzi perdendo quasi tutto il suo esercito e molte sue istituzioni, a passare dalla categoria dei paesi a imposte lievi, nella categoria dei paesi a imposte gravissime. (Nord e sud -1900)
 
Come a Baghdad qualche anno fa?
 
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“É un grave torto credere che il movimento unitario sia partito dalla coscienza popolare: è stata la conseguenza dei bisogni nuovi delle classi medie più colte; ed è stato più che altro la conseguenza di una grande tradizione artistica e letteraria.” (da L’Italia all’alba del secolo XX – 1901, p. 110-111)
 
Il Risorgimento fu “mero marketing d’opinione”, inteso secondo la lectio di Walter Lippmann, una ventina di anni dopo Nitti?
Ed è (mai) possibile che in una nazione si (insegni e si) conosca una storia molto diversa a seconda del territorio in cui si vive?
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Demata
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Pinocchio e i Cinque Stelle

1 Giu

Pinocchio non si salva votando il Gatto e la Volpe, come non si salva dando credito a Lucignolo o tirando scarpate ai Grilli Parlanti.
E, comunque, per votare qualcuno c’è prima da sapere cosa vuol fare, cambiali in bianco per cinque anni a nessuno per nessuno.

Ad ormai sette anni dall’insediamento di Mario Monti e dopo oltre 15 anni di legge elettorale incostituzionale, abbiamo il diritto di sapere cosa i vari candidati intendono fare per Giustizia, Fisco, Sanità, Istruzione, Infrastrutture, Assicurazioni, Commercio Estero, Rapporti Stato-Regioni eccetera.

E – a proposito di Cinque Stelle – vorremmo sapere tutti se in Parlamento sono almeno riusciti a trovare convergenze per far approvare leggi e emendamenti … sono tre anni che dura questa storia. E’ nei fatti che neanche sanno fare Opposizione .

Vorremmo anche sapere – dopo il super flop chiamato Stallo di Roma – come si fa ad ambire al Governo e rinviare di spiegarci il quid e il conquibus di cosa faranno a DOPO aver eventualmente occupato poltrone?

A parte, la regola del Movimento di un solo mandato, poi si torna al proprio lavoro e alla propria dimensione di normali cittadini … era così, vero?

Son tutte cose che sono state chieste a muso duro a Mr Di Maio durante le sue conferenze in USA e che non hanno trovato risposte.

Il Popolo VUOLE soluzioni. A criticare son buoni tutti.
Se i Cinque Stelle hanno gli assi (le riforme) è ora di calarli. Altrimenti, il tavolo va oltre.

E Pinocchio?
Ha capito il gioco, s’è messo a studiare ed adesso è un’eccellenza felicemente emigrata all’estero. Se così non fosse le nostre redazioni non confonderebbero il Bar dello Sport con la tribuna Politica …

Demata

Come saranno tra dieci anni Renzi, Di Maio, Boschi, Raggi eccetera

29 Nov

Immaginare che il ‘nuovo’ sia preferibile al ‘vecchio’ è un po’ come dire che non mi piaccio oggi  sperando di essere ‘domani’ qualcosa di diverso da quel che ero ‘ieri’. Roba da matti.

Filosofia spicciola che persino nella Preistoria era di facile comprensione, ma oggi no.

E, passando dal serio al faceto, ecco – grazie ad un programmino online – le foto da ‘vecchi’ del Nuovo che avanza.

Non manca molto, al massimo una decina di anni.

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Demata

L’Italicum spiegato in due parole

11 Lug

L’Italicum – secondo le proiezini Demopolis di maggio scorso – prevede che il partito vincitore delle elezioni ottenga circa 10 seggi alla Camera per ogni punto percentuale conquistato, mentre agli altri partiti ne spettano solo cinque.

In poche parole, non appena terminatasi la conta generale dei voti per stabilire quale partito o coalizione abbia vinto ‘chi vince e chi perde’, l’Italicum dimezza i parlamentari dei ‘vinti’ e raddoppia quelli dei ‘vincitori’.

Lo scopo è quello di garantire una blindatura totale del Governo per cinque lunghi anni senza neanche un Senato che abbia più il potere di dare o togliere la fiducia al governo.

Il Senato, inoltre, non potrà bocciare le leggi approvate dalla Camera, ma solo formulare proposte di emendamento che saranno prevedibilmente respinte dalla maggioranza assoluta degli onorevoli, visto  il ‘raddoppio’ dei seggi per chi ha vinto le elezioni.

Potrà sembrare incredibile, ma questa è la legge approvata e vigente su cui andremo a votare a breve.

Demata

Pensioni possibili se … Cinque Stelle le vota

6 Feb

Cinque Stelle sta dimostrando di essere un movimento ‘dal basso’ e non solo ‘telematico’ e se sceglierà candidati sindaci di alto profilo e un gruppo di tecnici che li assista come assessori, il movimento fondato da Grillo e Casaleggio potrebbe affermarsi non solo nella provincia, ma anche nelle realtà urbane complesse.

Allo stesso modo, tra pochi mesi – o per la crisi in cui annaspiamo o perchè Renzi dovrà agire pressato dal de-rating e dal dissenso –  i Cinque Stelle dovranno iniziare a spiegarci anche loro a menadito cosa intendono fare per pensioni, diritto allo studio e alla salute più la giustizia, ergo se vogliamo stare in Europa per davvero oppure ritornare ad essere ‘appendice geografica’.

Infatti, l’Italia continua ad aumentare il proprio debito, nonostante i tagli e le tasse di Tremonti, Prodi, Monti e Renzi. Dunque, anche con tutti gli sprechi del mondo, il problema non è solo nelle falle del sistema, ma soprattutto nella stessa struttura di bilancio dello Stato, che è regolata da norme risalenti alla seconda metà dell’Ottocento.

Riguardo le pensioni, in questi anni i Cinque Stelle non hanno mai affrontato la questione, limitandosi agli esodati (della scuola), ai lavoratori precoci (di Ntv e Trenitalia), al ripristino del Fondo per i lavori usuranti. Stop.

Dunque,  i Cinque Stelle hanno operato finora come se la riforma Fornero avesse danneggiato poche decine di migliaia di anziani e non, come è nei fatti, milioni di malati invalidi e lavoratori senior con almeno trent’anni di contribuzione, più le loro famiglie …

E’ come se i Cinque Stelle dimenticassero che all’ordine del giorno (in Parlamento come sui posti di lavoro) abbiamo:

  1. (dal 1992) la ‘flessibilità’ in uscita e il superamento del sistema ‘a ripartizione’ che scarica sul futuro gli errori del passato , tra cui il dibattito sindacale sullo ‘scalone’ (2009)
  2. (dal 1994) le normative e tutele inappropriate  per quanto riguarda gli ‘invalidi’, cioè quel 30% di lavoratori over55 con almeno due malattie croniche e salute ‘non buona’, secondo Istat e persino l’Inps,
  3. (1999) i referendum radicali di Marco Pannella per l’abolizione del prelievo forzoso del 9,9% del reddito per l’assicurazione sanitaria
  4. (dal 2001) la libera concorrenza nel comparto assicurativo e superamento del “monopolio di Stato” rappresentato da Inps e SSN
  5. (dal 2004) l’esclusione di migliaia di malattie rare dall’elenco dei punteggi invalidanti, con la conseguenza che molti pervengono al requisito di invalidità solo a seguito di effetti lesionali causati da queste patologie
  6. (dal 2011) l’esclusione dei periodi salatamente riscttati dal computo della precocità lavorativa e l’esclusione del riconoscimento previdenziale ‘a partire dalla nascita’ per le malattie congenite (escluse sordità e cecità) .

Soprattutto, come il PD di Renzi, i Cinque Stelle non vedono che proprio le pensioni costituiscono il ‘buco’ nei conti pubblici e la ‘palla al piede’ dei vincoli  di cui il furbo Matteo incolpa l’Europa:

  1. le pensioni dei lavoratori rappresentano più di un terzo della spesa in bilancio dello Stato, praticamente metà del PIL annuo,
  2. in qualunque nazione, contributi e rendite dei lavoratori non hanno niente a che vedere con i bilanci pubblici
  3. secondo leggi italiane e sentenze europee, queste somme (oltre 200 miliardi di euro) sono versate ed erogate dall’Inps che non è lo Stato bensì un ente assicurativo come Generali o Lloyds.

Se delle pensioni se ne occupasse per davvero e solamente il sistema previdenziale in libera concorrenza, il nostro debito scenderebbe dal 132% in incremento a circa il 95% in decremento, i nostri Titoli di Stato andrebbero a ruba, tutte le banche ritornerebbero in salute, la Giustizia troverebbe il metodo per rendere i processi brevi e la legge certa e prevedibile, ci sarebbero i soldi per creare lavoro e consumi finanziando istruzione, sicurezza, difesa, ambiente e welfare, giovani, donne, malati …

In Parlamento c’è una legge onesta proposta da un uomo onesto, Cesare Damiano, l’hanno firmata fior di parlamentari e attende di essere votata dal lontano 2013. Non è il toccasana, ma almeno avvierebbe la transizione e, soprattutto, l’attendono tutti i lavoratori over50 e le loro famiglie.

Va bene che Damiano è del PD, ma è anche antirenziano e sono vent’anni che batte questo tasto.
Cosa aspettano i Cinque Stelle ad appoggiarla?

leggi anche Pensioni flessibili: perchè il PD non vuole?      Cosa si aspetta davvero da noi l’Europa?

Demata