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Chi ha letto Jean Jacques Rosseau?

5 Set

Sarà sempre troppo tardi quando qualcuno si prenderà la briga di leggere qualche citazione di quel signore a cui è ispirata la Edemocracy che ha deciso questo governo: Monsiuer Jean Jacques Rosseau.

Sarebbe importante leggerlo Rosseau, dato che è famoso grazie ad una ‘fake news’: quella che mise in giro la voce che nasciamo tutti buoni e ottimi, ma è poi la società a tarparci le ali e renderci malvagi.

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Ovviamente, è impossibile che Grillo e Casaleggio jr. come Di Maio o Di Battista non conoscano il pensiero dell’uomo a cui si ispirano, quello di M. J.J. Rosseau, e che Renzi e Zingaretti ignorino perchè Emma Bonino ha votato contro questo governo ‘avallato’ da settantamila sconosciuti on line.

Democrazia: “Se ci fosse un popolo di dei, si governerebbe democraticamente. Un governo così perfetto non è adatto agli uomini. “

Educazione:“La sola abitudine che si deve lasciar prendere al fanciullo è quella di non contrarne nessuna.” 

Responsabilità:“La più grande, la più importante, la più utile regola di tutta l’educazione? È non di guadagnare tempo, ma di perderne.” 

Pari opportunità: “Nessuno si annoia mai della sua condizione, quando non ne conosce di più piacevoli.” 

Sanità: “Non so di che malattie ci guariscano i medici, ma so di certo che ce ne inoculano di assai funeste: la viltà, la pusillanimità, la credulità, il terrore della morte. Se guariscono il corpo, uccidono il coraggio. La sola parte utile della medicina è l’igiene; e anche l’igiene, del resto, più che una scienza è una virtù”.

Giovani: “Si pensa soltanto a conservare il proprio figlio: non è sufficiente; occorre insegnargli a conservarsi da sé quando sarà adulto, a sopportare le percosse del destino, a sfidare l’opulenza e la miseria”.

Movida e reddito: “La temperanza e il lavoro sono le due vere medicine dell’uomo: il lavoro stimola il suo appetito e la temperanza gl’impedisce di abusarne”. 

Giustizia: “Chiunque arrossisce è già colpevole: la vera innocenza non ha vergogna di niente.”

Sicurezza: “L’ordine sociale è un diritto sacro, che serve da base a tutti gli altri”.

Impresa: “Il primo uomo che ha recintato un pezzo di terra dicendo: ‘È mia’ e che ha trovato gente tanto semplice da credergli, è stato il vero fondatore della società civile.”

Scienza:“Le idee generali e astratte sono la fonte dei più grandi errori degli uomini.” 

Innovazione:Tutto è buono quando esce dalle mani del Creatore, tutto degenera nelle mani dell’uomo.” 

Informazione: “Si è curiosi soltanto nella misura in cui si è istruiti.” 

Libertà: “Da solo il popolo vuole sempre il bene, ma non sempre, da solo, lo vede.”

Questo, dunque, l’ideale condiviso da Beppe e Davide, da Luigi e Alessandro, oggi sostenuto anche da Nicola, Matteo, Giuseppe ed … i circa settantamila cripto-votanti di Rosseau.

Ed adesso avrete anche capito uno dei perchè +Europa avrebbe dovuto votare contro alla Camera, come Emma Bonino ha fatto al Senato, e perchè Forza Italia – a differenza dei post comunisti di LeU –  non ha neanche preso in considerazione l’ipotesi.

Demata

Edilizia pubblica, privato sociale e consenso tra PD , M5S e Lega

26 Ago

Servizi regionali, emergenza e sicurezza sociali, servizi e integrazione locale sono stati e saranno l’ago della bilancia delle campagne elettorali a venire. In particolare, la situazione abitativa e la povertà che allarmano per cause e con modi diversi i vari corpi elettorali.

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Secondo gli studi di Federcasa – Nomisma, l’Edilizia Residenziale Pubblica (Erp) consisteva in circa 850.000 abitazioni, con tassi di turn over molto bassi, cioè assegnate ‘a vita’.

Gli alloggi effettivamente in locazione sono circa 750.000, ma nel 2013 risultava regolarmente assegnato solo l’86% (circa 650.000), con quasi 100.000 appartamenti sfitti od occupati abusivamente.

La fotografia degli inquilini pubblici ci dice che sono cittadini italiani (88,3%) anziani (49% oltre 65 anni) con pensione minima o sociale (44,4%), che vive lì da oltre 30 anni (28%) o almeno 20 anni (49%).

Le famiglie in graduatoria utile per l’assegnazione di una ‘casa popolare’ sono anch’esse circa 650.000, ma la tipologia di domande accolte è del tutto diversa: quasi la metà sono nuclei stranieri (37,3%) pluri-componente (34,5% supera le 3-4 persone) non anziani (31,6% è tra 35 e 45 anni).

Gli sfratti in Italia richiesti per abitazioni pubbliche e private nel 2017 erano 132.107, di cui 59.609 pervenuti a richiesta di esecuzione e ben 32.069 eseguiti con l’intervento dell’Ufficiale Giudiziario.
Secondo l’ultimo censimento Istat, sono oltre 2 milioni di alloggi vuoti in Italia, escluse naturalmente le seconde case per le vacanze.

Alla resa dei conti, l’Edilizia Residenziale Pubblica

  1. accoglie molte persone sole o nuclei di due componenti di italiani, mentre 200.000 famiglie in lista d’attesa sono di oltre 3-4 componenti con ‘capofamiglia’ sotto i 45 anni, spesso straniere
  2. disperde oltre 300.000 gli italiani anziani semi-indigenti, spesso senza adeguati servizi sanitari di prossimità, con costi pubblici aggiuntivi derivanti dalla dispersione delle cure.
  3. non è in condizione, essendo satura, di fronteggiare l’emergenza abitativa derivante dagli sfratti, con la conseguenza che gli Enti Locali devono ricorrere alla disponibilità di alloggi privati vuoti per tramite di costose convenzioni
  4. nell’attuale, l’esigenza di alloggi presunta è di oltre un milione di unità abitative, tenuto conto anche dell’invecchiamento della popolazione e del calo demografico, cioè ne ‘mancherebbero’ almeno 400.000
  5. è lo snodo centrale dell’integrazione dei lavoratori stranieri e dei loro figli ‘italiani’ in un’Italia che non vede arrestarsi il proprio declino demografico.

E l’Italia di tutto ha bisogno, fuorchè ‘separarsi’ in quella del passato da quella del futuro, ma altrettanto certamente non può ampliarsi con una colata di cemento pari a quella di una città di un milione di abitanti, come è inevitabile che un milione e quattrocentomila famiglie aventi diritto ad un alloggio pubblico sia una cifra shock in termini di consenso sia in termini di bisognosi, sia di cambiamenti da introdurre, sia come costi generali e tasse, sia … di eventuali guerre tra poveri; divide et impera docet.

Tra l’altro, le ‘case popolari’ non sono nate come alternativa al carcere, anzi dovrebbero essere una tappa nella crescita economica di una famiglia o il rifugio estremo per chi più sfortunato.
Viceversa, oltre agli arresti domiciliari in attesa di giudizio già previsti dal Codice, sulle case popolari – in assenza di altre politiche ad hoc – è andata a ricadere anche tanta detenzione alternativa al carcere, dopo la cosiddetta legge Gozzini del 1986, voluta dalla Sinistra Indipendente, che introdusse i permessi premio, l’affidamento al servizio sociale, la detenzione domiciliare e la semilibertà, seguita dalla Legge 199 del 16 dicembre 2010 che generalizzava presso il domicilio “le pene detentive non superiori ad un anno” con effetti tutti da capire per l’Edilizia Residenziale Pubblica, se il Parlamento (D.L. 4 ottobre 2018 n. 113) ha dovuto inserire nel Codice di Procedura Penale che … gli “arresti domiciliari non possono essere eseguiti presso un immobile occupato abusivamente“.

Tra l’altro, siccome in Italia ci sono 40 carceri, costruite, inaugurate e mai utilizzate al prezzo di miliardi di euro , addirittura è accaduto che per anni degli sfrattati abbiano abitato (abusivamente) un carcere mai inaugurato.

Dunque, come conferma Federcasa, quel che serve è una maggiore integrazione con le politiche socio-sanitarie, dell’educazione e della sicurezza, con una nuova organizzazione aziendale e il  potenziamento della rete del privato sociale.

“La storia infrastrutturale dell’edilizia sociale italiana ha necessità prioritaria di essere affiancata da nuove forme di gestione della persona e dei nuclei familiari.” (Luca Talluri, presidente Federcasa)

In altre parole, prima di aprire nuovi cantieri, serve

  • implementare uno sportello di utenza e la presenza di operatori in loco che spesso mancano o non sono previsti
  • riprogettare l’accoglienza in base alle esigenze diverse, distinguendo quelle urgenti, a lungo termine, disabili, inoccupati, anziani, famiglie e stranieri

E’ esattamente quello che ci aspettiamo dalle Regioni – e dal notevole numero di personale a cui danno lavoro – fin dal 1974, quando questa vicenda iniziò con Mutue e Casse affidate dalla politica locale, poi a partire dal 1977 l’Istituto Autonomo Case Popolari (IACP) venne frammentato in Aziende territoriali  regionali (ATER), infine migliaia di Enti  “inutili” vennero cessati e sostituiti – caso mai – con ‘privato sociale.

Ecco perchè le ‘periferie’ – proprio a partire dagli Anni ’80 – hanno iniziato a sentirsi tradite dalla Sinistra. Ed ecco dove sono i milioni di voti che si spostano con un paio di tweet, tra chi teme il cambiamento, chi teme lo status quo e chi teme ambedue.

Demata

L’inferno in Libia raccontato a … chi ne ha bisogno

25 Gen

Secondo Alessandro Di Battista, ex deputato Cinque Stelle, la Libia oggi è “un inferno creato ad hoc dai francesi”. Purtroppo, la Libia come la intendiamo oggi un secolo fa non esisteva neanche e, purtroppo, è figlia del “sogno coloniale” italiano, come lo è il disastro somalo.

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Mappa francese del 1707

In realtà, fino all’ “inferno creato ad hoc dagli italiani” dal 1911 al 1931 con stupri, torture, massacri e armi chimiche, c’erano la provincia ottomana della Tripolitania,  che includeva parte di quella che da sempre è la Cirenaica, retta in realtà dalla  Confraternita islamica dei Senussi, e Gadames con il semi-indipendente  Fezzan, visto che parliamo del cuore poco abitato del Sahara.

Dopo la Seconda Guerra Mondiale, il 24 dicembre 1951, la Libia dichiara l’indipendenza come Regno Unito di Libia, sotto re Idris al-Sanusi, che diciotto anni dopo viene deposto da Mu’ammar Gheddafi, con l’appoggio dell’Egitto di Gamāl ʿAbd al-Nāṣer, il prototipo dei vari raiss filo-russi come poi furono Gheddafi, Assad e Saddam.

E si andò avanti con gli orrori e le bizzarrie di Gheddafi fino al 27 febbraio 2011, quando a Bengasi (cioè in Cirenaica) si insediò il Consiglio Nazionale Libico, con quasi immediato riconoscimento italiano (28 febbraio) e solo a seguire della Francia e Gran Bretagna (5 marzo), quale “unico legittimo rappresentante della Repubblica libica”, e poi degli USA tramite Bill Clinton (10 marzo) e della Lega Araba (12 marzo).

Con Gheddafi che – anzichè negoziare – ormai bombardava a casaccio le città, il 19 marzo 2011 “alle 17,45 è stato colpito il primo obiettivo militare dai caccia francesia Bengasi dove le truppe governative minacciavano la sede del Consiglio.
Ed iniziava anche “una pioggia di bombe” dagli aerei inglesi, francesi e statunitensi, oltre a 110 missili Tomahawk lanciati dalle navi Usa e dai sottomarini inglesi, mentre il Pentagono annunciava l’avvio dell’operazione “Odissea all’alba”,  che oltre agli Usa vedeva coinvolti Gb, Francia, Italia e Canada. Infatti, oltre alle basi messe a disposizione e al supporto logistico per preparare l’attacco, la sera dopo, il 20 Marzo 2011, entravano in azione dalle nostre basi i Tornado ERC italiani e le aviazioni danese e spagnola. 

Dunque, tutt’altro che un “inferno creato ad hoc dai francesi” come sostiene Alessandro Di Battista e come credono non solo milioni di seguaci, ma anche quella parte dei media più attenta ai “like” che ai “lettori”.
Anzi, il “problema Libia” l’abbiamo creato noi italiani, prima dei quali la parola stessa non esisteva: riporta la Treccani che “il nome di Libia, derivato dalla geografia classica (v. appresso), venne dal geografo F. Minutilli rievocato con la sua Bibliografia della Libia (Torino 1903) e applicato alla regione allora costituente il pascialato turco della Tripolitania e Cirenaica“.

Più chiaro di così …

Eppure, oltre alla questione ‘inferno francese’ che ha causato un “quasi incidente” tra Francia e Italia, l’ex onorevole Di Battista non è nuovo ad una lettura molto soggettiva delle cose.
Ad esempio, solo pochi giorni fa, era “arrabbiatissimo per non essere riuscito a vaccinare il figlio” e denunciava che “dicono che vaccinano fino alle 11.15, ma in realtà ne fanno 20“, per ritrovarsi a stretto giro con la ASL RM1 che precisava come “il presidio di via Plinio ogni giorno mediamente vaccina 110 bambini e non 20 come erroneamente dichiarato. A conferma di questo, nella prima parte della mattina di oggi sono stati trattati 90 bambini“.

Oppure quasi un anno fa, nel salotto mediatico di Lilli Gruber, era proprio Alessandro Di Battista a rilanciare la bufala di un quotidiano, secondo cui a Pachino “al prezzo di 1 euro e 39 centesimi al kg è in vendita il pomodoro ‘datterino’ importato dal Camerun“, anche se prontamente smentita dai “documenti dell’Agenzia delle dogane che raccontano una realtà diversa: dai dati risulta che i pomodori importati dal Camerun sono pari a zero“.

Dunque, tenuto conto che il termine ‘follower’ si traduce ‘seguace’ che è cosa diversa da ‘sostenitore’, c’è da ricordare che le sue dichiarazioni sono quelle di un “opinion maker”, che è una cosa a sua volta differente da ‘leader politico’ con un ruolo – di solito – mediatico, cioè quello dell’ “anchor man”.
La Casaleggio & associati ha sufficienti professionisti per cogliere questa sottile differenza e prendiamo atto che Di Battista parla per se e non per i Cinque Stelle. Dovrebbero farlo anche i media, riportando le dichiarazioni di personaggi famosi: un conto sono gli opinion maker, i loro seguaci e le post-verità che preferiscono, un’altra i leader politici,  i lettori/elettori ed i fatti storici.

Demata

Come saranno tra dieci anni Renzi, Di Maio, Boschi, Raggi eccetera

29 Nov

Immaginare che il ‘nuovo’ sia preferibile al ‘vecchio’ è un po’ come dire che non mi piaccio oggi  sperando di essere ‘domani’ qualcosa di diverso da quel che ero ‘ieri’. Roba da matti.

Filosofia spicciola che persino nella Preistoria era di facile comprensione, ma oggi no.

E, passando dal serio al faceto, ecco – grazie ad un programmino online – le foto da ‘vecchi’ del Nuovo che avanza.

Non manca molto, al massimo una decina di anni.

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Demata

Addio Metro C: è finita l’era delle ‘scelte di campo’?

15 Dic

Roma ha circa 3 milioni di abitanti di cui oltre il 45% ha un’età superiore ai 65 anni, ovvero pensionati.

Dunque, tra 10 anni al massimo potrebbe avere mezzo milione di residenti in meno con una perdita di un sesto del PIL e con servizi pubblici da riorientare verso le esigenze di una popolazione più giovane e per larga parte immigrata.

L’idea è – da molti anni – quella di ‘sostituire’ residenti, reddito e occupazione che mancheranno con un flusso turistico consistente a vertere sul così detto ‘centro storico’, con ridestinazione degli immobili pubblici e privati e riqualificazione delle rendite.

E’ dagli Anni ’80 che doveva realizzarsi questo processo, come è avvenuto a Parigi o Londra, ma la politica romana ha sempre privilegiato le ‘scelte di campo’ all’interesse di Roma, come dire l’uovo oggi piuttosto che la gallina domani.

Oggi l’annuncio dello stop ai lavori della Metro C e anche oggi – che è il dopodomani dell’altro ieri – le cronache descrivono efficacemente il crash causato proprio dalle ‘scelte di campo’ … cioè, a seconda dei casi,  di lobby, di comitato, di fazione, di partito etc.

I futuri candidati sindaci per Roma Capitale?
Si dice Giachetti (PD), Marchini  (AmoRoma), Fassina (SEL), Meloni (CentroDestra), Di Battista (CinqueStelle) … e se al ballottaggio arrivassero proprio questi ultimi due?

Demata

P.S. A proposito di ‘scelte di campo’ e del noto proverbio per il quale ‘le strade per l’inferno sono lastricate di buone intenzioni’, di seguito alcune tra le news ‘salienti’ di oggi:

  1. Campidoglio, nomine dirigenti sospette, inchiesta sulle ultime due giunte
  2. Lazio: dirigenti medici senza titoli, dieci indagati al Policlinico Umberto I
  3. Case coop vendute a peso d’oro, senza luce e con il rischio sfratti. Gabrielli: «Comune responsabile»
  4. Mafia Capitale, chiesti oltre 10 anni di carcere per le prime sentenze di corruzione
  5. Ciarrapico condannato a cinque anni di carcere per bancarotta e distrazione dei fondi pubblici per l’editoria
  6. Inquinamento, Roma dice addio alle auto Euro 0: erano oltre 180mila veicoli
  7. Metro C «è fallita» e si fermano i cantieri. Per rifinanziarla servono altri due miliardi di euro
  8. Il fenomeno dei ladri travestiti da agenti è in aumento dal giorno dell’apertura del Giubileo
  9. Cantiere a Piazza di Spagna: impedita ogni visuale della scalinata di Trinità dei Monti e non c’è un cartello
  10. Giubileo: prenotazioni alberghiere in netto calo rispetto agli scorsi anni
  11. Roma, la settimana calda degli scioperi: a rischio anche lo shopping di Natale
  12. Capodanno, feste in piazza addio: no a concerti in centro e periferia.

Marino, la bicicletta e chi pedala

23 Giu

Il discorso di Ignazio Marino al Festival dell’Unità ha ben reso lo stato dell’arte della Sinistra italiana, come l’aveva ben reso il discorso di Matteo Renzi dopo le Comunali, quando ricordava che il PD è l’unico partito  di Sinistra in Europa (e forse al mondo) che ancora prende consensi elettorali.

Il ‘ricacciamoli nelle fogne’ di Ignazio Marino, come i ‘niet’ di Camusso e CGIL su tante riforme, non propone soluzioni: chiede solo di schierarsi a prescindere dagli intenti  personali non necessariamente onesti o pacifici. Il requisito è essere ‘anti’ (anticapitalisti, antifascisti, antiberlusconiani eccetera).

Va da se che finiti i totalitarismi contro cui battersi e finita la Guerra Fredda – come ben aveva previsto Ziegler – vengono a mancare il mordente (oppressione del popolo) e la sostanza (finanziamenti sovietici) per non parlare del Capitalismo Sociale di Strauss e Brandt e/o del Consumismo che ha permesso un certo benessere a tutti gli occidentali.

Bicicletta Marino Pedala Keep Calm

E non c’è da meravigliarsi se si resta confinati entro il 20% dell’elettorato e se ci si frantuma in mille fazioni e cordate, quando ci si propone come ‘anti’ senza, però, le ideologie né i progetti sociali e neanche il mito del progresso di liberale e comunista memoria.
Specialmente se dovessimo ‘ricacciare nelle fogne’ tutti coloro che si sono ‘spesi’ per il lavoro di un parente o di un conoscente … tanto un piacere lava l’altro …

Eppure assistiamo da mesi alla ‘resistenza’ di Ignazio Marino dinanzi al progressivo svuotamento della Giunta, del Consiglio e delle dirigenze, mentre Roma è sommersa dai debiti e dal degrado a causa di privilegi e prebende ‘a pioggia’ e mentre si indaga per infiltrazione mafiosa nei vertici della politica locale come nella pubblica amministrazione.
Come se la Politica fosse enunciazione di intenti (ndr ho chiesto gli ispettori) e di cultura o di stile, piuttosto che buona amministrazione. Quanto ha pesato sulle recenti elezioni  amministrative non ‘essere discontinui’ con Mafia Capitale e l’essere inefficienti a Roma Capitale?

L’oligarchia dai grandi intenti e delle buone maniere vorrrebbe salvare capra e cavoli mettendo in discussione la sussistenza di infiltrazioni mafiose ai  vertici capitolini appellandosi alla peculliarità della capitale (italiana e vaticana) e, soprattutto, alla tradizione di ‘finalità private in atto pubblico’ che a Roma risale ininterrottamente fino alle origini della Res Publica.
Ma così non si fa altro che confermare le ‘malelingue’ che a Nord come a Sud vedono Roma come un’idrovora insaziabile …

Marino Bicicletta Esausto Traffico RomaCosa regge ancora la poltrona del Sindaco Marino? Certamente rappresenta l’ultimo bastione di quella sinistra che ancora ragiona in termini di intellettuali e di proletari … Corre anche voce che Ignazio Roberto Maria goda della benevolenza di Papa Francesco e non dimentichiamo che furono proprio i Gesuiti a costituire i primi consorzi di lavoratori ed a sostenere la cultura liberale, ma …
Mettetevi al posto di Renzi e provate ad immaginare ‘i danni politici collaterali’ se il futuro sindaco della Capitale dovesse essere  Giorgia Meloni oppure – disastro totale per il PD – il Cinque Stelle Alessandro Di Battista. Oppure al posto delle autorità che dovranno gestire sicurezza e mobilità per l’Anno Santo mentre il Comune di Roma è impaludato e con il personale nel caos ….

Infatti, da ieri Matteo Orfini è sotto scorta e Roma è rimasta anche senza assessore alla Mobilità e comunque dovrà iscrivere a debito i 340 milioni sperperati per spese di personale. Marino aspetta che il Governo elargisca e provveda, ma ditemi voi, con la situazione che c’è a Roma, quale governante o quale sponsor elargirebbe fondi a perdere. Lo conferma il braccio destro del premier, Claudio De Vincenti a proposito del Giubileo: «In Consiglio dei ministri non c’è un decreto e non è detto che sia un decreto. Di sicuro le risorse sono quelle di Roma» …

Piaciuta la bicicletta? Beh … c’è da pedalare …

Demata

Mafia Capitale: fate presto

12 Giu

Oggi, si parla di ‘mafia’ ogni qual volta ci si trova dinanzi ad una cospiracy tra colletti  bianchi e delinquenza comune finalizzata ad assumere il controllo della governance di un territorio e, nei fatti, del denaro pubblico come dei servizi o del lavoro. Una mafia che non necessariamente deve essere gerarchizzata, ma che può operare anche per ‘cartelli’ che si dividono mutualmente le aree di influenza e ricorrendo a reati violenti solo in forma poco appariscente.

Il ‘picciotto con la lupara’? E’ un luogo comune, lo sappiamo bene fin dagli scandali romani di fine Ottocento, quando per le prime volte in Parlamento si iniziò a discutere di ‘mafia e politica’,  ma lo risentiamo in questi giorni come se nulla fosse.

Nell’epoca dei cartelli e delle holding criminali, quello che le diverse indagini stanno rivelando somiglia molto ad un’occupazione, da parte di diversi ‘cartelli d’affari’, della governance per il controllo dei fondi pubblici. Come anche, dopo il parziale repulisti per gli scandali del Centrodestra avvenuti ai tempi della Polverini e di Alemanno,  oggi assistiamo al coivolgimento esteso del Partito Democratico laziale e di interi settori d’apparato locali.

Ignazio Marino dovrebbe lasciare il passo ad un Commissariamento: a prescindere dalla ‘mafia’, il Comune – con tanti consiglieri e funzionari sotto indagine – non è verosimilmente in grado di gestire appalti e servizi, specie se il Sindaco ha poca esperienza amministrativa.

Nicola Zingaretti si ritrova in una situazione diversa, dato che il suo Consiglio regionale sembra essere fuori dalle indagini, ma proprio il suo Capo di Gabinetto ne è coinvolto, oltre al problema degli appalti e degli apparati come ad esempio – tra le tante inerenti la Sanità romana – dimostra la vicenda Recup avvenuta mentre proprio  lui era Commissario ad acta.

Dovrebbero dimettersi, non per colpe loro, ma perchè si possano garantire i servizi essenziali, visto che finora tutto o quasi tutto ‘era una mucca da mungere’.
Dovrebbero dimettersi, non per colpe loro, ma per dovere istituzionale, perchè ci sono  anche le vittime, non di lupara, ma ci sono e sono tante.

Ad esempio i tanti incidentati (e talvota deceduti) per la situazione delle strade  abbandonate a se stesse  (leggasi buche) per finanziare proprio quel ‘welfare’ di cui si occupavano Carminati & co. E, come loro, i malati e i bisognosi depredati degli aiuti che a loro dovevano arrivare e che mai hanno visto?
I tanti dipendenti pubblici onesti  che son stati tartassati per escluderli dalle posizioni ‘chiave’ o le famiglie di lavoratori con un affitto salato, mentre si davano sussidi e case a chi guadagnava magari il doppio, … i giovani  in fuga verso le università del nord ‘perchè qui ormai non c’è futuro’ e chi più ne ha più ne metta.

E’ difficile che questi elettori  possano continuare a dare fiducia al Partito Democratico senza un passo indietro di almeno uno dei due. E’ difficile non notare gli stessi guasti che le mafie producono tipicamente nei territori che sfruttano.

Sindaco e Governatore, come altri personaggi del Partito Democratico, non danno a vedere di aver compreso l’entità del problema e della debacle, Renzi e il partito si, specialmente dopo l’exploit degli astenuti alle ultime amministrative: il  Giubileo sarà commissariato.

Intanto, Roma è bloccata senza un futuro, nel degrado e nell’insicurezza. Fate presto …

Demata