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Elezioni Amministrative 2012, le ripercussioni del voto

7 Mag

 Così Anna Maria Cancellieri, ministro dell’Interno,  rispondendo a una domanda sull’esito del voto delle amministrative che sembra penalizzare i partiti che sostengono il governo, ha dichiarato che: “Questo credo che vada chiesto ai partiti, quando si parla di amministrative il tema credo vada approfondito molto. Non mi avventuro in questa analisi”.

Il ministro aveva ammesso, rispondendo ad una precedente domanda, che “”servirebbe un’analisi complessa sul voto, ma certo era nell’aria che ci sarebbe stata una disaffezione; questo è importante considerarlo” e che “l’exploit delle liste dei cosiddetti grillini “era nell’aria: sono fenomeni che accadono in momenti di disorientamento come questo, in cui si cerca un punto di riferimento che non è istituzionale”.

Dunque, dopo mesi che “andiamo alla grande”, anche il “core” del Governo Monti ammette che c’è disorientamento e c’è disaffezione. Era ora.

Quanto all’analisi del voto, essendo una questione tecnica e non politica, sarebbe stato il caso di non usare il verbo “avventurarsi”, come fosse guardare nella sfera di cristallo. E dire che sono professori …

Eppure, le ripercussioni del voto non sono così difficili a ‘leggersi’, già adesso che le urne non sono ancora scrutinate.


Innanzitutto, le vittorie di Doria (SEL), Tosi (Lega) e, al ballottaggio, Orlando (IdV) erano scontate e non fanno clamore.
A Parma non vince di certo il Partito Democratico se Bernazzoli, il suo candidato, è un sindacalista “storico” della CGIL Federbraccianti ed a maggior ragione se sarà il Candidato delle Cinque Stelle (oltre il 15%) ad andare al ballottaggio.

La Lega di Maroni tiene, il PdL affonda, Cinque Stelle è una realtà, la Sicilia non vota, SEL e la CGIL sono egemoni sul Partito Democratico, l’Italia dei Valori ha un buon radicamento al Sud, l’UDC non svolgerà la sperata funzione di “jolly” nelle giunte locali che contano.

Vincono i candidati che sono stati critici od oppositivi a questo governo e questa maggioranza; perdono quelli che si erano affidati ad equilibrismi e tatticismi.

Il fatto che i principali comuni coinvolti si riferiscano proprio ai territori dove la “querelle Provincie” è maggiore e che avanzino solo i partiti “anticasta” non lascia dubbi su cosa debba fare Mario Monti con l’accorpamento dei Comuni minori e la cancellazione degli apparati politici provinciali.
Allo stesso modo, i sindaci e le Regioni dovranno andare molto cauti nell’appioppare l’IMU o nello (s)vendere ex-municipalizzate o, ancora, nel continuare a trattenere fondi destinati a diritti costituzionalmente garantiti a causa del Patto di stabilità. Il Sud inizia ad esprimere una autonoma identità politica con il Partito del Sud presente nelle guinte comunali.

Deduzioni “avventurose” per il nostro ministro dell’Interno … e non solo per lei.

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Elezioni Amministrative 2012 – I numeri dell’affluenza alle urne

7 Mag

Il dato nazionale dell’affluenza alle urne è di un calo di 7 punti, al 66,9%, rispetto alla scorsa tornata.
Un dato apparentemente contenuto, ma, in realtà, “significativo”, dato che parliamo di tante piccole località, dove campanile, fazione e politica sono in piazza e sono l’argomento di ogni giorno dopo altro giorno.

I dati separati dei maggiori comuni sono viceversa più significanti, anche in luce di una effettiva valutazioe di “chi abbia vinto e chi perso”.

N.B. I dati sono quelli diffusi da La Repubblica on line e riferiti alla chiusura dei seggi.

Le prime conclusioni che possono trarsi sono:

  1. la Lega di Maroni tiene? Sembra proprio di si.
  2. in Sicilia i dati di minore affluenza sono sostanzialmente uniformi e preoccupantemente alti. Spinte autonomistiche, nuova strategia di Mafia, enorme malcontento?
  3. nelle quattro regioni più ricche,la fuga dalle urne è significativa, nonostante siano le meno colpite dai tagli ed, in proporzione, dalla disoccupazione. E’ il minor consumismo, ovvero una richiesta generale di sobrietà, che scontenta “certi” elettori?
  4. in Campania – vista la disaffezione verso i partiti tradizionali, dimostratasi per le elezioni scorse a Napoli – la ‘buona’ affluenza alle urne (solo -4%) potrebbe preludere ad un forte cambiamento in ottica meridionalista

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Hollande come Pirro, Grecia nel caos, Italia in fuga dalle urne

6 Mag

In Francia vince Hollande con oltre il 50% dei voti, mentre la Grecia  è sempre più nel caos e la bassa affluenza al voto italiana non lascia ben sperare : questo il verdetto parziale e catastrofico del “week end elettorale” dell’Unione Europea.

Un disastro, a partire da Hollande che vince perchè Le Pen e suoi votano scheda bianca, puntando ad incassare nel medio periodo il prevedibile flop di una alleanza elettorale ‘vincente’ che vede ‘ammucchiati’ comunisti, ambientalisti, sindacalisti, cristiano-sociali, socialdemocratici, demoliberali.

Una coalizione che, dai fasti di Mitterand ed i Socialisti al potere, è ‘ben’ ricordata nelle banlieues francesi, nelle aree rurali e nel Mezzogiorno per l’ampia portata delle sua liberalizzazioni, la libertà d’azione dei conglomerati finanziari, la speculazione su acqua ed energia.

In Grecia, la destra di Nuova Democrazia esce con gravi perdite dalle elezioni, mentre la sinistra di Syriza affianca i socialisti “storici” del PASOK e arriva in Parlamento, secondo gli exit pool, anche l’estrema destra di Alba Dorata.

Non esiste, dunque, alcuna premessa per la costituzione di una maggioranza e benchè meno che la Grecia prosegua “obbediente” sul cammino indicato dalla Merkel e Mario Monti.

Arrivando all’Italia, il dato principale sarà quello dell”astensionismo dilagante, sia perchè negato da tanti – mano da questo blog – oltre l’inverosimile ed adesso ineludibile sia perchè recuperare quegli elettori sarà la ‘mission impossible’ di tutti i partiti italiani per le prossime politiche.

Dunque, aspettiamoci pure maggiori turbolenze nell’Eurozona e maggiori spinte nazionalistiche, minore credibilità delle misure “di rigore” e minore tenuta della coalizione che regge Mario Monti.

Giorni fa, scrivevo della necessità di risolvere lo “snodo” delle Provincie con celerità e dell’opportunità di un rimpasto governativo.

Parole al vento, probabilmente, dinanzi ai malvezzi italici ed alla “diabolica” perseveranza di questi governanti nei propri errori. O fatti in attesa di realizzarsi?
Nessuno può permettersi che dalle urne italiane, alle idi di marzo del 2013, esca fuori un Bianconiglio come in Francia od in Grecia.

Cinque mesi fa, un altro post ammoniva Sarkozy, Merkel e Monti a non tirare troppo la corda che gli (indo)europei non amano le crisi e le ‘risolvono’ in un modo o nell’altro.
Non sono trascorsi neanche 150 giorni e Sarkozy va a casa, i piani tedeschi sulla Grecia vanno in fumo ed il governo PdL-PD-UDC di Mario Monti va in malora … sarebbe il caso di riflettere.

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