Tag Archives: degrado

Roma, un degrado ormai di portata internazionale?

18 Apr

Tutti possono fare un piccolo esperimento, digitando su Google ‘degrado Roma‘ e selezionando solo le notizie delle ultime 24 ore.

romagovernata

Ecco cosa è apparso tra i primi venti link:

  1. L’agonia di Atac e il colpo di grazia della Giunta Raggi spiegati alla perfezione – Romafaschifo
  2. Fotogrammi di degrado: non si salvano neanche gli asili nidoVigna Clara Blog
  3. Garbatella: degrado nei parchi che vennero inaugurati due volte – Urloweb
  4. Roma, sfregio a Trastevere: la fontana della Botte ricoperta dai writer – Il Messaggero 
  5. Meningite: a Roma l’addio a Susanna Rufi – Il Messaggero
  6. Crolla soffitto in un asilo nido – Jobsnews
  7. L’ultimo spettacolo del cinema Apollo: si sta sgretolandoDiarioromano
  8. Le favelas sotterranee: il volto nascosto di Roma – Il Giornale
  9. Degrado capitale: quanto sei sporca Roma (video) – Repubblica
  10. Chiusi 36 siti archeologici. Lo spreco di Roma Antica – Il Tempo
  11. Campidoglio e Soprintendenza lasciano i tesori nel degrado – Esquilino’s Weblog
  12. Telecamere, anni di reati e degrado sotto gli occhi elettronici – Corriere.it
  13. Borseggi nella metropolitana di Roma – Jimmy Ghione / Striscia la notizia

Si potrebbe pensare “eh ma anche a Milano, anche a Napoli” … ma andando a digitare ‘degrado Milano‘, tanti articoli generalisti, ma la notizia di una villa dimenticata, mentre per ‘degrado Napoli’ troviamo i soliti articoli su rifiuti accumulati da qualche parte e i vandalismi nella Stazione Centrale.

La ‘differenza’ la fanno un sistema di mobilità agonizzante, un degrado architettonico capillare e la notoria autoreferenzialità organizzativa della Capitale, mentre nelle altre due metropoli sono un fiore all’occhiello i trasporti urbani e le infrastrutture stradali come il restauro e il recupero urbano o la disponibilità ad adottare modelli altrui.

Non è bella Roma in rovina, caso mai son belle le sue rovine.
Rovine lasciate ‘intatte’ dalla Storia per ricordare a Roma di un Impero che cadde quando – vittima delle chiacchiere del Foro e delle rivalità dei Senatori – Roma cessò di essere utile all’Impero che da lei dipendeva.

Una Roma che oggi non ha un governo effettivo per l’Italia e neanche per la Regione Lazio, mentre al Comune non è molto diverso, se il Sindaco è ancora allo stallo post-elettorale della miriade di assessori e del bilancio bloccato con l’Atac fuori mercato, tante regole da cambiare con i dipendenti comunali, la raccolta rifiuti e l’approvvigionamento idrico tutti ancora da ‘ristrutturare’, un territorio da mettere in sicurezza sotto tutti i punti di vista … da cui il ‘degrado’ che constatiamo e leggiamo ovunque.

Quanto ancora l’Italia e l’Europa (ma anche il Mediterraneo) potranno permettersi lo stallo ormai ultraventennale del processo di innovazione organizzativa che, a partire da una trentina di anni fa, la capitale doveva avviare e concludere al passo con francesi e tedeschi?

E quanto ancora il Vaticano potrà sopportare una così degradante immagine di Roma, che fa il giro del mondo ogni 24 ore, mentre proprio di immobilismo, corruzione e lassimo è accusato il Cattolicesimo fin dal primo scisma, passando poi per Lutero e tanti altri.

Demata

Annunci

La foto virale di Mario Monti e il diritto alla salute di tutti

16 Feb

E’ divenuta virale l’immagine «rubata» di Mario Monti senatore a vita dal reddito milionario, accucciato sulle scale di un ospedale mentre aspetta il suo turno.

Ma virale, spesso fa rima con banale …

foto virale mario monti

E questa volta i nostri media ci sono riusciti benissimo a non accorgersi che:

  1. la riservatezza sullo stato di salute di un cittadino è stata violata grazie ad una foto scattata in un ospedale e diffusa dai media
  2. non è una fantasia popolare che le code in ospedale siano abnormi, che l’accoglienza sia scarsa e che il ‘cartaceo’ ancora impera, se – bottiglietta d’acqua alla mano – un noto settantenne sta lì, seduto su uno scalino, a metter ordine nelle sue carte
  3. star seduti per le scale è una violazione delle norme per la sicurezza e la prevenzione degli infortuni, ma nessuno se ne accorge
  4. tutto questo è normale per un uomo che doveva ‘salvare l’Italia’, oggi senatore  vita, che ha ‘garantito per noi’ in Europa.

English version

Demata

Roma: sette sondaggi per capire

7 Gen

Le rilevazioni online del Messaggero non hanno un valore statistico, essendo aperte a tutti e non basate su un campione elaborato scientificamente, ma hanno l’unico scopo di permettere ai lettori di esprimere la propria opinione sui temi di attualità.
Ed, essendo i lettori principalmente localizzati a Roma e dintorni, questi sondaggi potrebbero darci un’idea di cosa frulli nella testa dei romani, almeno quelli che usano internet per informarsi.

Ad esempio, scopriamo che tanti vogliono il tram a Via Cavour, che però servirà essenzialmente quella minima parte di romani che vive o lavora in centro. Un’opera dal costo elevato, mentre nello stesso territorio (ASL RMA) da oltre sei mesi è stato chiuso l’unico centro infusonale esistente per oltre un milione di persone, tanto per fare un esempio, ma nessuno se ne lagna.

Messaggero sondaggio Tram Via Cavour.Sempe riguardo il centro e i turisti, i romani vogliono vere e proprie barriere per i ‘tavolini selvaggi’, riducendo il già poco spazio a disposizione e barricando i marciapiedi. Meno spazio, costi più elevati per ristoratori e clienti, arredo urbano ulteriormente superfetante … Non dovrebbe bastare un segno di vernice in terra e gli stessi cittadini che li fanno rispettare chiamando dei vigili che prontamente accorrerebbero? Magari con la Sovraintendenza che provvede a far ripristinare un toto di condizioni ‘storiche’ degli esercizi?

Messaggero sondaggio Tavolino selvaggioQuanto all’idea di insegnare ai nostri bambini a ‘darsi da fare’ fin da piccoli in modo da diplomarsi con la maggiore atà come altrove, la posizione espressa nel sondaggio è bene chiara: no alla scuola elementare a cinque anni. La scadenza europea del 2020 per il raggiungimento del 40% di laureati, almeno nella capitale italiana, è rinviata a migliori fortune. Meglio tenerseli in casa almeno fino a diciannove anni compiuti e – con un po’ di “fortuna” – anche oltre i trenta.

Messaggero sondaggio Anticipo Elementari Se il quadro ‘sociotipico’ inizia a palesarsi (ndr. ricordiamo i personaggi caratterizzati da Alberto Sordi, Nino Manfredi, Gigi Proietti … Bombolo, Alvaro Vitali eccetera), ecco tre risposte che valgono oro: si ai quartieri a luci rosse, no all’affitto dei monumenti, ira verso chi lamenta il degrado. La solita logica del ‘si fa ma non si dice’, con l’idea di fiscalizzare il vizio e mantenere le rendite di posizione, anzichè darsi da fare per produrre cultura, turismo e crescita?

Messaggero sondaggio Quartieri luci rosse Messaggero sondaggio Vergogna rifiuti Messaggero sondaggio Affitto monumentiDicevamo che i sondaggi on line del Il Messaggero non sono ‘scientifici’, ma la percezione che ne viene è quella di un romano che vuole una città d’apparato (tram) e non per i turisti (tavolini, monumenti), probabilmente non interessato a quanto accade fuori dalla cinta delle Mura Aureliane (quartieri a luci rosse?), poco informato /consapevole di usi e costumi altrui (diploma a 17 anni) ed in particolare dei sistemi produttivi e di governance moderni.

Ma, soprattutto, questi lettori del Messaggero dimostrano ben radicata un’atavica caratteristica che ha sempre portato alla rovina Roma e quanto da essa governato: la faziosità. Infatti – incredibile ma vero – se Matteo Renzi dice ‘no all’UE dei banchieri’, quella invisa a tutti persino a chi l’ha creata, accade che sei lettori su sette vadano contro il premier …

Messaggero sondaggio Renzi Ue BancheNon sappiamo se coloro che hanno cliccato siano dieci o diecimila, ma quel che si vede è una Roma che – ritornata capitale mondiale dopo 1500 anni di declino – non riesce a liberarsi dei ‘bad habits’ che molti secoli fa la azzerarono nel giro di soli cinquant’anni.
Ovviamente c’è un’altra Roma, probabilmente quella tanto maggioritaria quanto invisibile, che non comprende perchè il centro non diventi un salotto (come Firenze, Venezia e pian piano Napoli) che porti milioni nella casse della città e perchè non venga liberato e valorizzato azzerando tanti enti inutili e portanto uffici e tribunali in un Centro direzionale apposito, come dovunque.

Tanti, tantissimi romani – figli di un’Italia che arranca ma produce – i quali si non hanno affatto bisogno di chiedersi perchè fuori dalle Mura Aureliane arrivino solo i lampioni a led e qualche pensilina, e dentro le Mura Aureliane siamo invece al restyling urbano e agli interventi strutturali … mentre di aggiornare le rendite catastali nei quartieri centrali manco se ne parla.

originale postato su demata

Firenze, non povera ma non bella?

12 Ott

Firenze è un comune italiano di circa  370.000 abitanti, che secondo il Sole24Ore ha un reddito medio per abitante di 16.468 euro e di 33.989 euro per famiglia (dati 2007).

Che sia una città piccola, come sostiene Marchionne, è inoppugnabile, ma definirla povera, con i redditi medi degli italiani, è difficile, specie se il reddito medio pro capite a Pomigliano d’arco, dove c’è la FIAT, è di 8.575 euro pro capite (dati 2010).

Il punto, però, secondo i fiorentini – tra cui certamente il sindaco Matteo Renzi – è che la città, povera o piccola che sia, è oltremodo bella. Purtroppo, con tutto il rispetto e la simpatia per gli amici fiorentini, c’è solo da constatare che le cose non stanno esattamente così.

Firenze ‘era’ bella, ma oggi sembra essere diventata un luna park per turisti ‘usa e getta’ ed un bivacco per desperados che alimentano – al ribasso – commercio ed occupazione locali.

Una situazione ‘esemplarmente’ alimentata dal Comune di Firenze, che applica lo ZTL in modo da avere un flusso di turisti-pedoni fino alle 19,30 ed un rombate afflusso di movidari nel corso  della notte, evitando con gli opportuni balzelli che qualche vero amante di Firenze resti per più di 3-4 giorni, occupando per troppo tempo la camera d’albergo ed intasando il ricambio dei festanti giostranti finto-cult. In caso di bisogna, son ben accetti convegnisti e congressisti, sempre di 3-4 giorni si tratta.

Una cannibalizzazione della ‘bella e colta Firenze’ che emerge quà e là dalle cronache fiorentine.

Ad esempio, la situazione di Piazza Brunelleschi, denunciata da alcuni giovani fiorentini allo stesso Renzi, che, ricordiamolo, su LA7, giorni fa, ha annunciato testualmente di voler “rivoluzionare la scuola”.

Oppure La Repubblica (vedi foto sotto) quando parla di “Cibo andato a male, lattine e bottiglie, flaconi di Metadone, siringhe, spacciatori e drogati, disperati da marciapiede che dormono nei cartoni. Persino escrementi e un odore terribile”.

Il Corriere della Sera scrive, ancora, di “combattere il degrado e la sporcizia che derivano dalla movida notturna e che affliggono la aree intorno alle basiliche fiorentine”.

Il prefetto Varratta – dopo che l’arcivescovo ha raccolto il grido di aiuto di alcune chiese fiorentine – parla «di comportamenti incivili e di mancanza di attenzione verso i luoghi e di considerazione per le persone. Il nostro obiettivo è di contenere questi fenomeni per evitare che degenerino in fatti più gravi».

L’Espresso denunciava (pochi giorni fa) la storia di “Michelle D. che passa le sue giornate tra i monumenti di Firenze che tutto il mondo ci ammira. Ha cominciato a consumare eroina a 13 anni, quando ancora frequentava la scuola media. Così come sua sorella, Camilla, 20 anni, e i loro amici”.

E sempre L’Espresso raccontava di “Saverio L., 24 anni, finito al pronto soccorso per un arresto cardiaco dopo un malore. Ed è morto. Secondo la polizia, l’ha ucciso una nottata passata con amici. A sniffare eroina e cocaina. Il giorno del funerale, le pagine di cronaca locale descrivono un ragazzo appassionato di moto, cresciuto tra il catechismo e l’oratorio dei salesiani”.

Il quadro di uno sfascio sociale,  che si rende necessario perchè riportare la città al ‘turismo colto’ (e spesso facoltoso) implica – evidentemente – qualcosa che non è nelle corde del Partito Democratico, visto cosa sono diventati Perugia, Rimini e Bologna, diversamente da Montecarlo o Venezia.
Un disastro culturale, che si rende possibile perchè la ‘Firenze che conta’ abita più a Fiesole e molto meno in città (dati ISTAT sul PIL).

Una contraddizione politica, se nella ‘democratica’ Firenze circa il 20% dei residenti dichiara un reddito superiore ai 33.500 euro, pari al 50% circa del totale dei redditi ‘prodotti’, mentre ‘nell’elitaria Venezia’ più o meno la stessa percentuale di ‘benestanti’ rappresenta – come volume finanziario ‘prodotto’ – all’incirca il 40% del totale. Una Firenze ‘che arriva alla fine del mese’ per tanti e ‘diffusamente benestante’ per altri.

«Firenze non può vivere con il coprifuoco, ma non è possibile usare le strade come propaggini dei locali», dice Matteo Renzi, dinanzi alle “rimostranze dei gestori dei locali, all’indomani del sequestro preventivo di alcuni esercizi in via dei Benci, ma anche di residenti e comitati” (metronews.it).
Praticamente tutti contro tutti, my compliments.

Al di là di come vadano effettivamente le cose nella città del Savonarola, però, certo è che Firenze è molto meno bella di quello che potrebbe essere, come è probabile che vada sempre peggio, visto che genere di turismo si predilige attrarre e quanto sia difficile arrivare in città senza prendere una TAV,  che ormai è quasi l’unico modo per entrarvi, aereoporto o limousine esclusi.

Mi dispiace per i fiorentini, che meriterebbero di meglio, come lo meriterebbero tutti i residenti dei centri storici italiani, ormai invasi da oggetti sintetici, devoluzioni culturali ed esistenze anonime.
L’opposto di quello che storia, racconti e cinema di testimoniano della città sull’Arno e della nostra civilizzazione italica.

.

Sarebbe ora di cambiare e di ritornare un po’, solo un po’, se stessi.

originale postato su demata

Corruzione, un paese da record

17 Feb

Per uno strano caso del destino, mentre Mario Monti annuncia “apprezzamenti” per l’Italia a tutto spiano, l’Anno Giudiziario si inaugura proprio mentre cade l’anniversario di Tangentopoli.

E così accade che si parli di corruzione con dati alla mano, proprio mentre conduciamo una singolare lotta agli sprechi senza andare a caccia di spreconi.

“Illegalità, corruzione e malaffare sono fenomeni ancora notevolmente presenti nel Paese le cui dimensioni  sono di gran lunga superiori a quelle che vengono, spesso faticosamente, alla luce“. Questo il senso della relazione con cui il presidente della Corte dei Conti, Luigi Giampaolino, ha inaugurato l’anno giudiziario della Corte dei Conti.

Un volume, stimato dalla Corte dei Conti, per un valore di 60 miliardi di euro l’anno, ma le condanne inflitte “coprono” 75 milioni di euro, l’uno per mille del malaffare.
E, soprattutto, secondo la Commissione Europea, i capitali coinvolti nella “corruzione italiana” equivalgono a circa il 50% della corruzione complessiva in Europa.

Infatti, come conferma la magistratura italiana, “il nostro Paese nella classifica degli Stati percepiti più corrotti nel mondo stilata da Transparency International per il 2011 assume il non commendevole posto di 69 su 182 paesi presi in esame e nella Ue è posizionata avanti alla Grecia, Romania e Bulgaria“.
Non parliamo solo di “mazzette”, ma anche di “malaffare”, dato che i magistrati si riferiscono a tutti i comportamenti che arrecano “un danno alle finanze pubbliche” ed, in particolare, agli “episodi più ricorrenti di gestione delle risorse pubbliche inadeguata, perché inefficace, inefficiente, diseconomica”.dalla corruzione dell’attività sanitaria, allo smaltimento dei rifiuti, dal “gravemente colposo” utilizzo di strumenti derivati o prodotti finanziari simili, per arrivare alla costituzione e gestione di società a partecipazione pubblica e alla stipula di contratti pubblici di lavori, servizi e forniture. Vengono inclusi anche gli errori nella gestione del servizio di riscossione dei tributi“.

Senza parlare dell’assenteismo, del pressappochismo, della discrezionalità, del nepotismo, dell’affiliazione di partito o di sindacato, della negligenza, della inadeguatezza alle quali assistiamo – vittime o carnefici – quotidianamente.

Cifre impressionanti, dunque, quelle della corruzione italica, ben più rilevanti di quelle relative all’evasione fiscale, se si fanno i dovuti confronti.

Infatti, se i dipendenti pubblici sono nell’ordine dei 5 milioni di addetti, la corruzione denunciata dalla Corte dei Conti equivale ad una “media” di seimila euro annui a lavoratore.

Infatti, in tema di conti pubblici, il Presidente della Corte dei Conti, Luigi Giampaolino, sottolinea che, “mentre grande attenzione è riservata alle proiezioni e alla stima degli effetti attesi dei principali provvedimenti, sono invece carenti le misure e le valutazioni ex post circa l’impatto che le politiche pubbliche esercitano sulla dinamica delle entrate e delle spese. Cosicché vi è una quasi totale mancanza di documenti e studi dedicati a verificare a posteriori se, quanto e come abbiano in realtà funzionato gli strumenti impiegati per migliorare il coordinamento della finanza pubblica e la qualità della spesa“.
Eh già, chissà quanti dirigenti pubblici dovrebbero restituire premi e prebende, puntualmente incassati mentre il “disastro avanzava”, dato che – a voler compilare qualche serie storica degli adempimenti contabili – salta subito fuori che gli obiettivi non erano quelli “giusti” e, per giunta, non erano mai stati raggiunti.

Dopo “Salva Italia” arriverà un “Pulisci Italia”?
Difficile.

Non è un caso che il ministro della Giustizia, così energica nel “fustigare i giovani”, annunci: “Ci vuole tempo, è un problema mai debellato”.

D’altra parte, bisogna capirli i “professori”, se aggredissero la corruzione, dove troverebbero mai il consenso (parlamentare) che li tiene al governo? E, poi, ve li immaginate voi dei banchieri che perseguono speculatori e corrotti?

‘Ca nisciuno è fesso.

originale postato su demata

Il Centroitalia in stato di calamità

12 Feb

L’Appennino centromeridionale è sommerso dalla neve.
Come al Passo del Furlo, dove si combatte da almeno una settimana contro una bufera ignorata dai media, oppure per le centinaia di persone sfollate dalle piccole frazioni della Romagna.

O come nell’Avellinese dove, oltre agli sgomberi di edifici,  l’accumulo di neve sui tetti ne ha messo a rischio la staticità e le strade del centro sono transennate per la caduta delle grandi lastre di ghiaccio, che si staccano dai tetti e dai balconi, con tantissime auto danneggiate.
Inoltre, almeno una ventina di comuni dell’Alta Irpinia sono senza acqua, a causa di un black out verificatosi agli impianti dell’Acquedotto Pugliese, e nella stessa situazione sono i comuni di Aquilonia, Bisaccia, Lacedonia, Monteverde, Cairano.
Praticamente isolata l’Irpinia, dove sono chiuse molte strade che servono a collegare i centri della Valle Peligna, dell’Alto Sangro,  Pescina, Villetta Barrea, Opi, Scanno, Anversa degli Abruzzi, S. Donato val di Comino (Frosinone).

Anche la Toscana ha i suoi problemi e risultano semi-isolati Gamberaldi, Lutirano, Campigno, Firenzuola, Vacchiella, Eremo Santa Maria, Greta. Mugello è semi-isolato e problemi seri si riscontrano anche a Palazzuolo. In provincia di Pistoia, ma non solo, a causa del congelamento delle tubazioni, alcune aree montane sono senz’acqua potabile.

Nel Teramano, dove la situazione è particolarmente critica, intere frazioni sono rimaste sepolte dalla neve, che è caduta ininterrottamente per circa 24 ore.
Nelle provincie di Pesaro e Urbino nevica quasi ininterrottamente dal 3 febbraio scorso e “la situazione è drammatica”, specialmente a  Mercatino Conca, Sassofeltrio, Monte Cerignone e Montegrimano, con più di 3 metri di neve nell`entroterra.
Addirittura, Urbino ha rischiato di restare isolata e la situazione è piuttosto critica nelle frazioni più periferiche di Umbertide, Preggio, Olivello, Racchiusole, Caicocci, Santa Lucia Castelvecchio, Sant’Anna e Spedalicchio.

Anche Chieti, Francavilla al Mare, Cappelle sul Tavo e Spoltore, in Abruzzo, sono senz’acqua a causa del gelo delle sorgenti e delle riduzioni di portata dell’acquedotto. E nella sola Regione Lazio, si contano ben 150.000 utenze dell’Enel distaccate per il freddo con effetti sulla telefonia, fissa e mobile.

Questa è una breve ed incompleta lista dei luoghi dove neve, vento e ghiaccio hanno raggiunto l’entità di “evento calamitoso”.

Una lunga lista alla quale va aggiunto che il blocco dei mezzi pesanti, l’impercorribilità delle strade e le enormi difficoltà per raggiungere le aziende agricole hanno fatto crollare del 40 per cento le consegne dei prodotti alimentari freschi (frutta, verdura, carne, latte, latticini, uova) dalle campagne ai mercati all’ingrosso rispetto al quantitativo medio abituale.
E che, le nevicate hanno danneggiato le colture d’olivo – appena potate – e portato i consumi energetici (ed i costi) dei vivai e delle serre alle stelle.

Oppure, ancora, che sono milioni e milioni le ore di lavoro perdute e saranno di miliardi le spese che l’Italia ed i singoli italiani dovranno affrontare per ripristinare le zone e le cose disastrate e per intervenire, soprattutto, contro il dissesto idrogeologico ed il degrado infrastrutturale, che incombe sulla sicurezza dei cittadini e delle imprese.

Un governo “iniquo” – vedi George Walker Bush a New Orleans – “non commenta” e manda l’esercito … un governo “equo” avrebbe già fatto la sua parte attivando – e sostenendo finanziariamente – le reti di solidarietà sociale e civile.

.
Equità: una questione di stile, ma anche di cittadinanza.

originale postato su demata

Padova, il nuovo muro della vergona

10 Ott

A Padova, dopo il muro di via Anelli, anche nel quartiere Arcella arrivano i reticolati.
Il filo spinato, comprato da alcuni residenti per la modica cifra di 400 Euro, servirà a “difendere” la parrocchia dagli spacciatori, che abitualmente si “piazzavano” nelle immediate vicinanze.
I residenti esultano, gli spacciatori si sposteranno di qualche metro, al degrado si aggiunge il recinto, ma il Comune non interviene.
Eppure, sarebbe bastata una pattuglia e qualche assistente sociale in più: per gli spacciatori e per chi ha messo il filo spinato.

originale postato su demata