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Italia: senza senso di responsabilità arriva l’instabilità finanziaria

9 Mar

Quando la Politica si rivolge agli elettori sventolando diritti/doveri, cioè principi che si rifanno alla filosofia, il disastro è annunciato. Le soluzioni concrete possono arrivare solo tenendo conto dell’economia e della possibilità tecnica: il trionfo della Politica è assicurato solo se elettori ed eletti rammentano che a collegarli è il desiderio di benessere, fondato sul buon senso per il bene comune.

images.duckduckgo.com

Solo l’altro ieri la Commissione Europea presieduta da Valdis Dombrovskis annunciava che  è pronta a ricevere dall’Italia un Def basato su ”uno scenario a politiche invariate”, come è accaduto in altri Paesi che hanno avuto bisogno di tempo per formare un nuovo esecutivo dopo le elezioni.

Tre settimane fa, il nostro Ufficio parlamentare di bilancio nell’ultimo Focus dedicato alla finanza pubblica annunciava che, “come avvenuto nello scorso anno, nell’ambito della sorveglianza europea potrebbe emergere la richiesta di misure correttive che riportino il saldo a un livello coerente con il rispetto delle regole”.

In parole povere, la realtà è che tra un mese esatto o il governo Gentiloni emette un “no policy change DEF” (dato che altro non può fare, essendo ad interim), ma questo DEF dovrà essere votato da un parlamento dove M5S e Lega hanno una risicata maggioranza relativa, oppure si forma un nuovo governo che ha già in tasca un piano condiviso di riforme strutturali (almeno triennali) per l’Italia, cioè cosa del tutto impossibile.
 
Intanto, secondo i numeri (italiani ed internazionali) e come preannuncia Dombrovskis, “ci sono ancora sfide da affrontare“: in Italia vediamo che la bassa produttività (cioè il costo del lavoro e dei servizi) sta frenando la crescita che resta sostanzialmente sotto la media Ue, persiste l’elevato livello di debito pubblico e le questioni sulle banche, in particolare l’elevato stock di crediti deteriorati (Npl), che – a parte l’esposizione finanziaria e la deformazione del credito – equivale a parlare dell’efficienza della P.A. e dei soliti speculatori noti alle cronache.
 

E’, dunque, una pessima premessa che – a neanche 24 ore dall’avviso europeo – Di Maio annunci che il DEF «dovrà essere approvato a maggioranza assoluta del Parlamento, quindi il Movimento sarà determinante. Questa sarà l’occasione per trovare le convergenze sui temi con le altre forze politiche. Siamo già al lavoro su una proposta che renderemo nota nei prossimi giorni».

In pratica, il progetto di politica economica del M5S sembra essere quello di modificare profondamente la programmazione finanziaria nazionale del prossimo triennio con l’appoggio della Lega, PRIMA che si insedi un eventuale governo, trasferendo voci di spesa da un capitolo all’altro, senza avere il tempo per verificare accuratamente  nè i regolamenti applicativi nè i costi effettivi nè – almeno – quali spese andrebbero a tagliarsi e con quali conseguenze per tutti.

Peggio ancora se, poi, non si dovesse formare alcun governo e questo parlamento autodelegittimatosi dovesse andare a nuove elezioni, l’Italia finirebbe per dover convivere per mesi ed anni con norme incomplete, diritti e doveri imprecisati, costi e bilanci fuori controllo.

Cosa ne accadrebbe se – senza un governo che dia seguito con i propri decreti e senza neanche concertarsi con le associazioni sindacali e delle imprese – si approvasse ‘sulla carta’ il salario minimo che è destinato a quei 2,5 milioni di lavoratori tra dipendenti, parasubordinati e autonomi che vengono retribuiti a livelli inferiori ai minimi contrattuali e al di sotto delle soglie di povertà?

E, senza poi un governo e senza conti inequivocabili, come andrebbe a finire la rivalutazione delle pensioni contributive promessa da Lega e Cinque Stelle sotto la voce ‘abolire Fornero’: l’avvio di un iter fallimentare per l’Inps e la sua privatizzazione, con buona pace per il futuro?

Non rischiamo il default, perchè abbiamo una “adeguata capacità di rimborso” come la chiamano le agenzie di rating, ma diversi Enti (anche locali) potrebbero finire in fallimento, mentre i pagamenti pubblici si rallenterebbero con incremento del debito sommerso, se andassimo alla ventura per poi fermarsi sull’orlo del baratro come accadde in Grecia.
Visto che parliamo di un centinaio di miliardi complessivi e di una bella fetta degli italiani, a parte cosa accadrebbe sui mercati, al nostro spread ed all’euro di tutti, arriva puntuale l’appello di Mattarella ai leader: «Abbiamo ancora e avremo sempre bisogno del senso di responsabilità di saper collocare al centro l’interesse generale del paese e dei suoi cittadini».

Infatti, dal 26 febbraio i nostri indici borsistici stanno andando male: il FTSEMib ha perso oltre il 3,5%, come il FTSE Italia Mid Cap (-3,09% a 40.258 punti) e per il FTSE Italia STAR (-3,55%), mentre la friabilità della situazione militare nel Mediterraneo è ben nota a tutti e si annuncia pure la guerra commerciale USA-UE con l’Italia che esporta merci verso gli Stati Uniti per oltre 36 miliardi di euro.

L’Italia sta correndo il rischio di replicare il disastro greco del primo governo di Alexīs Tsipras, durato il tempo di una semestrale di bilancio dopo esser partito con velleità populistiche.
A proposito, Tsipras oggi governa di nuovo, ma porta avanti una politica di rigore, con un pesante piano economico per ridurre il debito pubblico attraverso tagli significativi della spesa, cessioni del patrimonio pubblico e nuove tasse.

Demata

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Buoni pasto: statali a digiuno

27 Giu

Enrico Bondi, superconsulente del governo sulla spesa pubblica ha individuato uno spreco: i buoni pasto dei dipendenti dello Stato. La spending review taglia il valore dei ticket ristorante per gli statali dagli attuali 7 a 5, 20 euro.

Sono colpiti dal taglio quasi di mezzo milione di lavoratori, tra ministeri ed enti romani più le amministrazioni periferiche provinciali, che – nei due giorni di orario prolungato al pomeriggio – consumano circa 100 buoni pasto annui.

Parliamo, dunque, di un’economia nell’ordine dei 100 milioni annui, per lo Stato, e di una ‘perdita’ per i lavoratori di una trentina di euro al mese, se non vorranno davvero tirare la cinghia o, meglio, portarsi ‘pane e companatico’ da casa.

E qui viene il bello, dato che le aziende hanno il dovere di rendere disponibili dei locali consoni per il consumo dei pasti (anche quelli da casa) da parte dei lavoratori. Tra le ‘aziende’ annoveriamo anche il nostro apparato statale, se lo si considera come datore di lavoro.

Tagliare il buono pasto agli statali comporta un’economia di 100 milioni. Quanto costa, piuttosto, fornire locali consoni ed inventarsi una politica di gestione del personale che a Roma non è di casa oppure, peggio ancora, dover far funzionare lo Stato con tutti gli ingranaggi che brontolano e cigolano più di prima?

E come non chiedersi cosa accadrà nella Capitale, dove una buona parte di questi ticket restaurant vengono spesi in baretti, rosticcerie e ristorantini, che da settembre dovranno fronteggiare minori introiti generali per decine e decine di milioni annui?

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Monti Bis? Un governo balneare

27 Giu

Era evidente da gennaio scorso che questo governo non poteva arrivare a settembre. Lo era per il semplice motivo che i ‘conti’ di Mario Monti non tornavano dato che il ‘metodo’ consisteva nel dragare le risorse ed i benefit dei lavoratori dipendenti per trovare i quattrini per risollevare Finmeccanica, Unicredit e Monte Paschi.

Una ‘mossa’ ormai sotto gli occhi di tutti – dopo sei mesi circa – perchè comprovata da fatti: le garanzie date agli USA di mantenere gli ordinativi di F-35 Alenia-Finmeccanica, nonostante in Italia si fosse annunciata la riduzione, l’esborso prossimo futuro di due miliardi per salvare Monte Paschi di Siena, i titoli di Stato venduti al 7% di interesse in modo che tra 2-3 anni Unicredit sarà di nuovo ‘in sella’, il rifiuto – anche dinanzi a proposte di legge presentate in Parlamento – di intaccare o quantomeno contingentare le ‘pensioni d’oro’.

Nessun governo può sopravvivere a sei mesi di iniquità palesi e ribadite, mezze verità puntualmente rinnegate, promesse al vento come fossero coriandoli, conti che non tornano che fanno seguito ad annunci strabilianti, conflitti di interessi talmente diffusi da lasciar pensare, ormai, che il ‘potere’, in Italia, sia una questione meramente ‘etnica’.

Ed, infatti, da un mesetto ci ritroviamo con la Fornero (finalmente) all’angolo, dopo 3 mesi di welfare all’incontrario, con Corrado Passera che è riuscito solo a salvare le banche, ma al prezzo di affossare le aziende, con Mario Monti che, da ‘salvatore dell’Euro’ e fido scherano della Merkel, è, ormai, quasi indicato come uno dei principali ‘untori’ della Crisi al pari, per l’appunto, della Merkel.

Così andando le cose, accade che – fulmine a ciel sereno a voler seguire i media nostrani – Pierferdinando Casini annunci, proprio ieri, “temo la follia del voto anticipato” e che si faccia promotore – a stretto giro con Mario Monti – di «passare da un governo tecnico ad un governo con connotazioni politiche che unisca le forze migliori del Paese».

«È evidente per tutti quelli che mi hanno ascoltato che la “svolta” dal governo tecnico ad uno politico è riferita al passaggio elettorale del 2013, qualsiasi altra interpretazione è frutto di fantasia».

Finalmente … potevamo dirlo (e farlo) almeno un mese fa, quando questo blog scriveva che ‘al di là dell’analisi generale del voto alle amministrative, dopo i ballottaggi, alcuni dettagli sono da considerarsi, specie in luce di una riforma elettorale tutta da farsi e da “inventarsi”.

Dettagli, forse, non tutti determinanti dei quali, però, sarà bene tener conto, se vogliamo evitare qualche altro “svarione” al nostro già danneggiato paese. … … Difficile pensare che alle prossime elezioni si possa andare a votare con un Partito Democratico rappresentato da SEL, con l’IDV che sembra poter diventare la prima forza “a Sud”, un Centrodestra inesistente, l’UDC che è disponibile a qualunque alleanza, i Grillini in parlamento senza un programma nazionale e “soli contro tutti”.

E difficile pensare che le cose possano andar meglio, senza un rimpasto del governo Monti, che rimetta la politica al suo posto, ed un salto di qualità del Parlamento, nell’abolizione delle provincie e dei troppi privilegi. … L’Eurozona? Ci pensino Francia e Germania.”

Oppure, il 2 giugno scorso, quando – a proposito del DEF e della politica econmomica di Monti, Passera e Fornero – che si ricordava che  “è la realtà dei fatti a dirci che il barile è raschiato e va a finire questa cleptocrazia iniziata 150 anni fa con il saccheggio del Triveneto e delle Due Sicilie e con ‘l’acquisizione’ del patrimonio clericale.

Cosa ne sarà è difficile dirlo, visto il senso di ‘irresponsabilità’ verso la Nazione che questa gerontocrazia all’ultima spiaggia sta dimostrando. L’unica cosa certa è che, con gente così al potere, non lasciamo spazio che agli speculatori ed agli usurai. Quale pazzo, ma onesto investitore giocherebbe le sue fiches sull’Italia?”

Ormai, la frittata è fatta.

Non resta che iniziare a ricompattare o ridisegnare gli schieramenti partitici. O si trova il modo per stilare un ‘Documento Economia e Finanza’ (DEF) che permetta alle attuali forze parlamentari di andare al voto raccogliendo almeno il 30-40% del consenso dell’elettorato – questo è il dato se si tiene conto dell’enorme astensionismo alle Amministrative – oppure si va a votare a settembre, prima che la disaffezione degli italiani peggiori ancora.

Finora, erano solo ‘i mercati’ che vogliono garanzie future di stabilità, il ‘solito’, irruento Berlusconi e l’isolato Fassina a premere. Adesso, c’è anche Casini e, probabilmente, una bella fetta di potere romano, visto che Roma senza finanziamenti pubblici non ha le basi economiche per esistere.

Dunque, qualcosa accadrà ed – a consultare il calendario – appare probabile che potrebbe andare come da tradizione: ricorrere alla formula di un governo ‘balneare’.

Un governo che, in tre mesi, trovi il modo di allargare perigliosamente i cordoni della borsa per riconquistare consensi, per poi portarci alle elezioni confidando che il numero di clientes sia superiore al numero degli astenuti.

Di questo si tratta: Mario Monti ha appena compiuto la sua missione, con la consegna del primo F-35 ed il salvataggio di Monte Paschi,  dopo l’attacco ai diritti dei lavoratori dipendenti (welfare, pensioni, tasse), la blindatura della Casta, il drenaggio delle risorse private degli italiani ed il Fiscal Compact che subordina il nostro Parlamento agli accordi di bilancio dell’Eurozona.

L’alternativa è non votare l’ultimo salasso che i Professori vogliono appiopparci – nel nome di Merkel e del Grande Capitale, mica del popolo italiano – ed andare alle urne a settembre, visto che il PdL sembra non ricordare di avere, praticamente da solo, la maggioranza alla Camera.

Tanto … già ‘si sa’ che PD, SEL e IdV dilagheranno alle prossime elezioni, che il Sud è con loro, che gli astenuti ritorneranno all’ovile, che Silvio Berlusconi è estinto, che il PdL è alla cannibalizzazione, che il Centrodestra è allo sbando … .
Ma se fosse vero, saremmo già andati a votare da un pezzo.

Leggi anche DEF: i conti di Mario Monti, alla prima verifica semestrale, non tornano

Il barile è raschiato. La cleptocrazia andrà a finire?

Amministrative: i segnali sono nei dettagli

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Il barile è raschiato. La cleptocrazia andrà a finire?

6 Giu

Oggi, ‘Il Jester’ esce con una efficace e sintetica disanima del fallimento di Mario Monti (Ecco i dati del fallimento del Governo Monti. Il gettito fiscale è diminuito di 3,5 miliardi di euro), analogamente alle notizie e riflessioni diffuse da questo blog ieri (DEF: i conti di Mario Monti, alla prima verifica semestrale, non tornano), aggiungendo che la “Corte dei Conti, proprio ieri ha denunciato l’eccessiva pressione fiscale che ha avvitato l’economia italiana in una recessione pericolosa.”

Sono andato a spulciare tra i suoi post di dicembre: anche Il Jester, come questo blog ed altri, ha sentito odore di bruciato e di marcio fin da subito.

Rispetto al post in questione, però, non mi allarmerei troppo per lo ‘spread’, dato che è evidente che non dipende da noi quano dalla Germania e dal sistema finanziario in-grassato dalle decine di migliaia di miliardi di Euro che dai paesi dell’Est le ‘oligarchie’ (mafie?) locali hanno riversato sull’Europa da 15 anni a questa parte.

Quello che preoccupa me e non solo è altro, come scrivevo ieri.

La riforma delle pensioni è vigente e sta facendo solo danni, la riforma del lavoro presenta troppe ‘dimenticanze’ e troppi salti in avanti per lasciar ben sperare, dei cacciabombardieri F-35 (che costano tantissimo) e dell’effettiva quantità non si è saputo più nulla.

Del Meridione inutile parlarne, neanche se impugna i Forconi o inneggia ai Briganti oppure, peggio ancora, se è vittima di un oscuro e gravissimo attentato a Brindisi. Niente per le donne, per l’istruzione e la formazione professionale nulla, la sicurezza che – neve o terremoti, viabilità o rapinatori – non c’è. Niente famiglia, niente bambini, niente anziani, niente disabili: non esistono nelle priorità di questa maggioranza di governo.

Solo farisaica ignavia e flaccida inazione per la Sanità, dove i giusti tagli hanno interrotto parzialmente il ‘Paese del Bengodi’, ma che, senza monitoraggio e government, sono in balia delle Regioni e dei loro dissesti o delle oligarchie che fanno da base consensuale di questo sistema partitico. I malati? Siano … pazienti. Il buco nero del deficit pubblico? Andiamo oltre …

Alle province da abolire per legge, ma che possono restare per legge. Oppure, alla riforma elettorale che non c’è, dato che – come la mettono la mettono – comunque la Partitocrazia perderà tanti seggi. Meglio tenesi le attuali mille poltrone mille …

Questo è lo stato attuale della Nazione e, da oggi, non è più un cittadino blogger a pensarlo: il disastro è firmato di loro pugno nel Documento di Economia e Finanza (DEF).

Cosa fare?

Continuare a rincorrere lo ‘spread’ è impresa folle, come lo fu quella di immettere nelle aste titoli con interessi del 7%: praticamente una corda al collo.

Continuare ad incidere sul welfare e sulle infrastrutture, sottraendo risorse, sarebbe la negazione del Programma di governo – poca roba – e, soprattutto, del Keynesismo, in nome di un ultraliberismo che non trova più adepti neanche tra i Repubblicani statunitensi.

Allo stesso modo, in nome di una stabilità che si sfilaccia di giorno in giorno, non si è voluto abbandonare al proprio destino Unicredit, aumentando il gravame sull’Italia e gli Italiani, come non si vuole prendere atto che il consenso dei partiti di governo è pressochè inesistente, vista l’astensione ed il voto espresso alle recenti amministrative.

Come anche, per più antichi ed imbarazzanti motivi, si evita di nominare il Meridione od a non pretendere efficienza e sobrietà dalle pubbliche amministrazioni, dagli ospedali, dalle scuole, dalla Politica e dai Partiti.

Dunque, è la realtà dei fatti a dirci che il barile è raschiato e va a finire questa cleptocrazia iniziata 150 anni fa con il saccheggio del Triveneto e delle Due Sicilie e con ‘l’acquisizione’ del patrimonio clericale.

Cosa ne sarà è difficile dirlo, visto il senso di ‘irresponsabilità’ verso la Nazione che questa gerontocrazia all’ultima spiaggia sta dimostrando.

L’unica cosa certa è che, con gente così al potere, non lasciamo spazio che agli speculatori ed agli usurai. Quale pazzo, ma onesto investitore giocherebbe le sue fiches sull’Italia?

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DEF: i conti di Mario Monti, alla prima verifica semestrale, non tornano

5 Giu

Circa sette mesi fa, dinanzi alle prime avvisaglie del Governo Monti, scrissi che questa gestione del paese ci avrebbe portato, prima dell’estate, allo stallo e/o al caos.

Diciotto giorni fa, annotai che “tra pochi giorni, i dati ci dimostreranno che l’inflazione è salita, le economie sulle pensioni non sono così tante, i cacciabombardieri F-35 non sono 131 e neanche 25″ e “delle richieste diffuse, anche tra i ceti più informati, di rimpasto del governo Monti o di elezioni anticipate.”

Oggi, il Corriere della Sera titola “Lo Stato incassa meno: entrate tributarie in calo. Il Def (Documento di Economia e Finanza): 3.477 milioni di euro in meno nei primi 4 mesi dell’anno rispetto alle previsioni” e aggiunge che sono “in flessione anche i ruoli per -93 milioni di euro (-4,5%), le poste correttive per -160 milioni di euro (-2,2%) e le entrate tributarie degli enti territoriali per -84 milioni di euro (-1,2%)”.

Un mese prima (e 66 giorni fa) scrivevo che arrivava l’inflazione, “un qualcosa di prevedibile se i commercianti non vendono (stagnazione) e le tasse aumentano vertiginosamente. L’alternativa sarebbe quella di vedere serrande callate e avvisi di fallimento.

Ricordiamo che inflazione e recessione non vanno molto d’accordo, anzi, non sono affatto sostenibili da un sistema produttivo-finanziario. Qualunque professore di economia o sostenitore di un “ordine mondiale” sa che la congiuntura va evitata a tutti i costi.

Un situazione che si sta accompagnando, ma saranno i dati di fine anno a confermarlo, all’inabissamento dell’evasione e della corruttela secondo un meccanismo abbastanza prevedibile. Infatti, il monitoraggio ossessivo dei conti bancari di chiunque sta creando (ed era prevedibilissimo) un circuito parallelo di attività saldate per contanti e, ovviamente, non fatturate o sotto-fatturate.

Questo è quello che provoca un Welfare iniquo ed una fiscalità esosa e sprecona. I libri di storia coloniale e del Terzo Mondo grondano di esempi simili.

Ma Elsa Fornero e Corrado Passera non lo sanno e non riescono a comprendere che sarebbero bastati una patrimoniale sui redditi, lo spacchettamento di Finmeccanica e l’abbandono di Unicredit agli squali tedeschi suoi partner per evitare la mattanza sociale, lo stallo economico del Paese, l’interessata inerzia tedesca.”

Adesso la frittata è fatta e volge alla fine la saccenza di Mario Monti e delle centinaia di ‘professori’ di cui hanno lautamente riempito ministeri e commissioni di lavoro.

Non è un caso che Fassina, l’esperto di economia pubblica del Partito Democratico, ha presentato “l’asso di picche” proprio ieri, paventando l’approssimarsi di elezioni anticipate.

Nulla di male, in Italia hanno praticamente floppato quasi tutti e nessuno ha pagato il pegno, anzi talvolta è stato richiamato a ‘completare l’opera’.

Il punto è che la riforma delle pensioni è vigente e sta facendo solo danni, la riforma del lavoro presenta troppe ‘dimenticanze’ e troppi salti in avanti per lasciar ben sperare, dei cacciabombardieri F-35 (che costano tantissimo) e dell’effettiva quantità non si è saputo più nulla.

Del Meridione inutile parlarne, neanche se impugna i Forconi o inneggia ai Briganti oppure, peggio ancora, se è vittima di un oscuro e gravissimo attentato a Brindisi. Niente per le donne, per l’istruzione e la formazione professionale nulla, la sicurezza che – neve o terremoti, viabilità o rapinatori – non c’è. Niente famiglia, niente bambini, niente anziani, niente disabili: non esistono nelle priorità di questa maggioranza di governo.

Solo farisaica ignavia e flaccida inazione per la Sanità, dove i giusti tagli hanno interrotto parzialmente il ‘Paese del Bengodi’, ma che, senza monitoraggio e government, sono in balia delle Regioni e dei loro dissesti o delle oligarchie che fanno da base consensuale di questo sistema partitico. I malati? Siano … pazienti. Il buco nero del deficit pubblico? Andiamo oltre …

Alle province da abolire per legge, ma che possono restare per legge. Oppure, alla riforma elettorale che non c’è, dato che – come la mettono la mettono – comunque la Partitocrazia perderà tanti seggi. Meglio tenesi le attuali mille poltrone mille …

Questo è lo stato della Nazione allo stato attuale e, da oggi, non è più un cittadino blogger a pensarlo: il disastro è firmato di loro pugno nel Documento di Economia e Finanza (DEF).

Complimenti, dunque, a Mario Monti, Elsa Fornero e Corrado Passera per … la loro capacità di ipnotizzare leader di partito e direttori di testate.

Purtroppo, per noi, però, i loro conti, alla prima verifica semestrale, non tornano.

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