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Roma, il volto balneare della crisi

28 Mag

Quattro notizie in un solo giorno, uno spaccato di Roma e dintorni in tempo di crisi.

“Complice un’improvvisa domenica di sole e caldo (quasi) estivo, le spiagge del litorale romano sono state prese d’assalto. I più coraggiosi non hanno rinunciato a un primo tuffo nonostante l’acqua è ancora gelida. Da questa mattina, così, le spiagge di Ostia, Fregene, Ladispoli, Torvajanica, Nettuno e Sabaudia si sono popolate anche solo per chi voleva concedersi un passeggiata sull’arenile o per un pranzo all’aperto per godersi un primo anticipo dell’estate.

Affollati anche i parchi capitolini con lunghe file di macchine parcheggiate nei pressi di Villa Pamphili, Villa Ada e Villa Borghese. Anche qui asciugamani, bikini e picnic.” (Roma, 27 mag. – Ign)

Poche ore prima, durante la notte, un operaio 44enne, originario di Rieti, veniva trovato impiccato in un bosco tra Acquasparta e Spoleto. Padre di tre figli, era rimasto disoccupato un anno fa. Nell’auto c’erano appunti per incontri di lavoro.

27 maggio 2012, domenica di Pentecoste, “la festa dell’unione, della comprensione e della comunione umana”, ha ricordato Papa benedetto XVI all’omelia da San Pietro, aggiungendo che “tutti possiamo constatare come nel nostro mondo, anche se siamo sempre piu’ vicini l’uno all’altro – con lo sviluppo dei mezzi di comunicazione, e le distanze geografiche sembrano sparire – la comprensione e la comunione tra le persone e’ spesso superficiale e difficoltosa”.

Più o meno alla stessa ora, un centinaio di Grillini, a piazza Montecitorio, hanno dato il via all’assemblea pubblica della città di Roma del Movimento Cinque Stelle, tra i passanti incuriositi ed un po’ intimiditi, che però applaudono se si sente dire “perché se siamo in questa situazione è grazie alla classe dirigente di oggi”.

Con i Cinque Stelle anche il Movimento per l’acqua pubblica – “perché Alemanno sta privatizzando l’acqua, e sta calpestando la volontà dei romani che hanno detto no a vendere l’Acea” – e l’immancabile Movimento noTav capitolino.

Parole destinate alle agenzie, quelle del Papa o dei Grillini, ma non ai romani che erano al mare, come se rotolare in allegria verso il baratro faccia meno male.
Parole non destinate a chi vive (e muore) nel disagio se non nella disperazione, dissanguati dalle speculazioni finanziarie e dagli egoismi dei potentati finanziari, dall’assenza di opportunità. Persone, la maggioranza di noi, che necessitano di un cambiamento strutturale – un cambio di mentalità – e non di neofiti o vecchie volpi della politica e pannicelli caldi nelle riforme attese da decenni od eccesso di tutele per le rendite di posizione.

Comprensione e comunione tra le persone, che non possono fermarsi al moto affettivo od al bel gesto senza intervenire sulle cause e sugli effetti, e che possono, se ancora disattese, portarci a ‘vivere in una Babele’, come ricordava Ratzinger.

Ad ogni modo, questa è Roma nell’anno della Crisi e se il quadro d’insieme preoccupa, ricordiamo che è la capitale della terza potenza dell’Eurozona, ovvero dell’ottavo PIL del mondo, e di uno dei principali potentati finanziari mondiali, lo Stato del Vaticano.

Resta solo da chiedersi cosa accadrà (o non accadrà) durante il lungo black out balneare romano, che, prevedibilmente, inizierà tra un paio di settimane, con l’esodo vacanziero (e spendaccione) di donne, vecchi e bambini, e che finirà tra 3-4 mesi, alla riapertura delle scuole.

Intanto, oggi 28 maggio, il cielo è coperto e forse pioverà.

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Ancora suicidi. Mario Monti passa oltre (i cadaveri e le responsabilità)

9 Mag

Ancora suicidi, due disoccupati e un imprenditore, ma Mario Monti passa oltre (i cadaveri) minimizzando con un “drammi umani causati dalla crisi, rifletta chi l’ha provocata” e distinguendo tra “chi ha portato la situazione in questo stato e chi sta cercando di risolvere i problemi”.

Ovviamente, l’informazione italiana – acritica ed informe – la beve tutta e la strilla, per giunta, dalle testate, come fosse l’oro di Re Mida, senza chiedersi “chi” dovrebbe riflettere secondo Mario Monti.

Eh già, perchè qui viene il bello: chi ha provocato la Crisi?

Facile a dirsi: la Crisi è stata provocata dall’avidità di Goldman Sachs e Unicredit e dalla facilità con cui hanno aperto linee di credito ed investimenti nell’Europa dell’Est, dragando risorse principalmente dal Sud Europa. Inoltre, la Crisi è stata accentuata dalla superficialità con cui gli organismi di controllo UE ed internazionali hanno monitorato e tollerato gli eccessi e gli sprechi delle Caste al potere in Francia, Germania ed Italia.
Una Crisi che sta diventando “endemica” grazie alla scelta dei Poteri Forti (Bilderberg, Opus Dei, Trilateral, Deutsche Bank eccetera) di privilegiare un salvataggio recessivo dei propri capitali piuttosto che badare ai cittadini ed alla ripresa industriale.

Mario Monti, dunque, parla a se stesso ed ai suoi colleghi quando afferma “rifletta chi l’ha provocata”, mentre è pura tautologia la frase “”chi ha portato la situazione in questo stato e chi sta cercando di risolvere i problemi”. Come dimenticare che Monti era, fino a pochi mesi fa, in Bilderberg e Goldman Sachs, che Fornero era (è) Compagnia di Sanpaolo, che Renato Passera era (è) Banco Ambrosiano Veneto, Unicredit, Alitalia …

Effetti speciali che riescono – incredibilmente – ad illudere giornalisti e redattori, ma che non possono intaccare di un millimetro la consapevolezza del dramma in corso e delle responsabilità del Potere che ogni cittadino ormai ha.
Veramente incredibile che i nostri media e le nostre forze politiche non se ne rendano conto – per inerzia, malafede o incompetenza cambia poco – senza rendersi conto che questa “demogogia” e questa “opacità dell’informazione” non fanno altro che alimentare l’antipolitica ed il populismo.

Tra l’altro, checchè se ne dica, l’esito delle amministrative conferma che il paese è attualmente ingovernabile, che non esiste una maggioranza, che le forze politiche in crescita sono perniciosamente populiste (SEL e Cinque Stelle) e, soprattutto, prive di un programma di politica economica, come del resto è il cosiddetto “Centro” dei moderati.

Se il Parlamento non dovesse addivenire – come ormai scrivo da tempo – almeno ad un rimpasto di governo, ripristinando un minimo di governance politica del Paese, al voto delle Politiche 2013 ci ritroveremo con ben altri cocci da ricomporre.

E, probabilmente, andrà così, se Mario Monti continuerà a rilasciare dichiarazioni “estemporanee” che una qualuque persona istruita è in grado di confutare e che … offendono l’intelligenza di chiunque.

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Lega, Bossi, Padania: lo scandalo

5 Apr

L’elenco che  la non indagata impiegata amministrativa leghista Nadia Dagrada e l’indagato tesoriere leghista Francesco Belsito al telefono hanno sciorinato lo scorso 26 febbraio ai carabinieri in ascolto (e quello che si assomma da altre intercettazioni) comprende, secondo il Corriere della Sera:

  • i costi di tre lauree pagate con i soldi della Lega
  • i soldi per il diploma di Renzo Bossi
  • i 670.000 euro per il 2011 oltre ad altre somme ingenti per gli altri anni
  • le autovetture affittate per Riccardo Bossi, tra cui una Porsche
  • i costi per pagare i decreti ingiuntivi di Riccardo Bossi
  • le fatture pagate per l’avvocato di Riccardo Bo ssi
  • altre spese pagate anche ai tempi del precedente tesoriere Balocchi
  • una casa in affitto pagata a Brescia
  • i 300.000 euro destinati alla scuola Bosina di Varese per Manuela Marrone (moglie di Bossi)
  • l’ultima macchina del “Principe”, 50.000 euro
  • i costi liquidi della scorta di Renzo Bossi  (dai 151.000 ai  251mila euro)
  • le ristrutturazioni del terrazzo nella casa di Gem onio ( 5-6.000 euro)
  • 200.000-300.000 euro dati al sindacato padano Sinpa
  • altre spese pagate anche ai tempi del precedente tesoriere Balocchi
  • altre somme date mensilmente

.

Ce ne è da far inferocire il “popolo padano” ed è arrivata l’ora dei Meridionali e del “l’avevamo detto noi” … e certo è che alle prossime elezioni al Settentrione non sapranno davvero quale partito votare.

Ma la cosa non finisce ai soliti affarucci di bottega dei partiti italiani: sempre secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, “ci sono due operazioni tra società che vengono segnalate come «sospette» dall’Uif, l’Unità di informazione finanziaria della Banca d’Italia. Riguardano flussi finanziari tra le società di Bonet, con la «Siram spa» a fare da capofila in uno scambio con «Polare Scarl», «Marco Polo Triveneto» e «Fin. Tecno srl». «Siram, a fronte di tale fatturato passivo, usufruirebbe di un credito d’imposta pari a 6.125.694 euro, costituente il 40 per cento dell’ammontare dei costi fatturati, pari a 15.314.235 euro».

“Le indagini sono in fase cruciale. Anche perché nel mirino degli inquirenti di Reggio Calabria ci sono una serie di operazioni «improduttive» che dimostrerebbero l’attività di riciclaggio svolta da Belsito con Romolo Girardelli, il suo socio, ritenuto il referente finanziario della «cosca De Stefano», con l’imprenditore Stefano Bonet. È il filone che porta alla ‘ndrangheta e al reimpiego dei soldi in Italia e all’estero.”

Dunque, esistono altri filoni d’inchiesta che coinvolgono la Lega dei “padani”, oltre all’inchiesta dei PM di Napoli, Francesco Curcio, Vincenzo Piscitelli e John Henry Woodcock.

Uno scandalo che riguarda sia la capacità di “penetrazione commerciale” dei grandi fornitori pubblci sia il sistema “di finanziamento e di spesa” dei partiti sia la “semplicità” con cui entità criminali riescano a far affari con gli investitori del Nord se non con quelli europei. Questo lo stato dell’arte, dopo il caso Penati a Milano, le due giunte regionali in Puglia, l’eterno affaire Formigoni a Milano, l’appaltone comunale di Roma, la gestione rifiuti in Campania, lo scandalo PD-Margherita del tesoriere Lusi, la “strana storia” Finmeccanica-UDC.

Da molti anni, ai bambini del Sud viene insegnato – da un nonno o da una zia un po’ anziana – che “la Mafia sta al Nord”, ma questo resta un concetto relegato alle memorie infantili di cui si dubita, visto che sono 150 anni che ci raccontano il contrario.

Ma come non dubitare se puntualmente accade che toscani, romani, veneti, lombardi, piemontesi, tedeschi, francesi preferiscano gli affari facili alla gente onesta, consolidando nel Meridione un potere malvagio ed un’oppressione insopportabile come solo la Mafia sa essere?

leggi anche:Siram e lo scandalo delle risorse energetiche

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Siram e lo scandalo delle risorse energetiche

5 Apr

“Sanità e Pubblica Amministrazione sono tradizionalmente i due principali settori del portafoglio clienti Siram rappresentando tuttora una parte importante del fatturato dell’Azienda.  220 enti tra cui la Presidenza del Consiglio e i Ministeri dell’interno, dell’economia, della giustizia, delle telecomunicazioni e della comunicazione.

A livello locale, infine, sono oltre 250 i clienti Siram tra comuni (ad esempio Roma, Venezia, Trieste, Piacenza), province (Bari, Firenze, Genova, Milano) ed enti (le Università di Pavia e Napoli, la Sapienza e l’Ente Poste di Roma).” Questo il comunicato che spicca alla pagina “enti pubblici” del sito della Siram, “un’azienda italiana con quasi 100 anni di esperienza nella gestione energetica di edifici complessi pubblici e privati”.
Ad essere esatti, Siram gestisce “770 strutture sanitarie, pubbliche e private, per un totale di 65.061 posti letto, 457 strutture sportive, culturali e di intrattenimento, 76 stabilimenti industriali, 93.050 alloggi residenziali, 2.222 edifici dedicati al terziario e al commercio pari a 4.186.140 mq, 6.300 siti di telecomunicazione, 6 reti di teleriscaldamento”.
Dal 2004 al 2010, Siram ha gestito gli impianti che producono calore al Pio Albergo Trivulzio, proprio l’edificio milanese “madre di tutte le tangenti”, come raccontano cronache e processi.

Siram nasce nel 1912 ed il suo primo contratto importante, dal 1927, è come gestore degli impianti di riscaldamento del Comune di Venezia, per poi estendersi ad altri clienti pubblici nel Veneto, in un settore (carbone) tradizionalmente controllato dai Rothschild.
Divenuta nel corso degli anni azienda leader in Italia nei servizi energetici e multitecnologici nei settori della sanità, dell’amministrazione pubblica, dal 2002 Siram, tramite Dalkia International, è controllata da Veolia Environnement, il più grande gruppo al mondo nel settore dei servizi ambientali (energia, acqua, rifiuti e trasporti), presente in 72 paesi con circa 312mila dipendenti e un fatturato 2009 di 34,5 miliardi di Euro.

Dalkia International opera a livello mondiale, gestendo tra l’altro circa 24.000 strutture sportive o culturali e oltra 6.000 centri di cura. La maggioranza del pacchetto azionario di Dalkia International è controllata – come detto – da Veolia Enviroment, ma il 37% appartiene a EDF (Électricité de France S.A.) azienda energetica di rilevo mondiale, che gestisce nella sola Francia 58 reattori nucleari ed in Italia controlla Edison Spa tramita Transalpina di Energia.

Utile sapere che Électricité de France S.A. è il principale concorrente in Francia di GDF Suez, la supercompagnia energetica che vede ai propri vertici Étienne Davignon, socialista ex padre fondatore dell’Europa e attuale presidente di quel Gruppo Bilderberg di cui Mario Monti è stato membro del comitato direttivo. Gerhard Schröder, socialista ex Cancelliere tedesco, alcuni mesi dopo la fine del mandato politico, accettò la nomina di Gazprom a capo del consorzio Nord Stream AG. Con la sua uscita dalla politica Angela Merkel ebbe campo libero per la formazione della Grosse Ammucchiata.

Andando a Veolia Acqua Srl, holding del’omonimo gruppo in Italia, possiamo osservare che controlla Compagnia Generale delle Acque Spa (Veneto ed Emilia-Romagna), Sagidep Spa (nord-ovest), Società dell’Acqua Potabile Srl (Liguria), Sicea Spa (Piemonte, Lazio, Emilia-Romagna, Toscana e Marche).
Veolia è anche in partnership con pubbliche amministrazioni, come Siba, (servizi di ingegneria), Veolia Water Solutions & Technologies Italia Srl (acque reflue), Acqualatina Spa (Latina), Geal (Lucca), Mediterranea delle Acque (Genova), Sorical (acqua all’ingrosso Calabria), Siciliacque (acqua all’ingrosso Sicilia).

Una coincidenza: dalle carte dell’inchiesta di Reggio Calabria, emergono contatti tra la Siram e Romolo Girardelli, vicino a Paolo Martino, il boss della nDrangheta arrestato nel 2011 dalla Dda di Milano.


Dunque, mentre apprendiamo che la “libera Francia” ha “esemplarmente” privatizzato acqua ed energia, che fino a 20 anni fa erano pubblici, potremmo anche chiederci se “agli squali” interessi anche l’acqua pubblica italiana ed il gas asiatico dell’ENI.

E, forse, se volessimo un’Italia meno corrotta, meno sprecona, più efficiante, più “fiscalmente” contributiva, dovremmo spostare la nostra attenzione dai commercianti di Cortina d’Ampezzo alla rendicontazione dei partiti ed al mercato dell’energia e, perchè no, delle telecomunicazioni.

Forse … ma da come è andata con lo scandalo Finmeccanica-UDC, scomparso dai notiziari, c’è ben poco da sperare. Liberatisi di Bossi e del suo entourage, ritornerà tutto come prima, o peggio, (s)venderemo le nostre risorse “al miglior offerente” perchè l’Europa lo chiede?

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Monti: l’Italia fa la differenza. Voi ci credete?

4 Apr

Mario Monti, dopo i pessimi giudizi espressi sui partiti e l’Italia nei giorni scorsi, insiste, adesso, con dichiarazioni mellifue e davvero poco credibili: «E’ importante non perdere il momentum. All’estero c’è la chiara sensazione che l’Italia oggi possa fare la differenza».

Beh, allora prepariamoci al peggio, se le speranze del Mondo sono affidate all’Italia recessiva e sprecona, quella degli evasori e dei sussidiati, di cui si legge tutti i giorni, ed a quella, di cui si parla da mesi, della Casta eterna e della finanza politico-mafiosa.

In tutto ciò, chi mai a Piazza Affari potrà mai credere a “così rassicuranti” dichiarazioni, mentre il PIL crolla, la leva fiscale corre verso il 60% e gli investimenti (vedi Centro Richerche Alfa Romeo) si smontano e li si mandano all’estero?

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Le colpe di Mario Monti

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IMU: andare indietro invece che in avanti

2 Apr

Una cosa che proprio i “liberisti” non riescono a spiegare è perchè non siamo rimasti con un sistema finanziario e produttivo come era quello antecedente alle Reaganomics e del Tatcherismo degli Anni ’80, che qualcuno vorrebbe storicizzare come “modelli di successo”.

Infatti, all’incirca tra il 1975 ed il 1980, il mondo “avanzato” – sono i dati pro capite a raccontarcelo – consumava molto di meno, i balzelli e le burocrazie erano meno tortuose, il cibo più naturale, il tempo destinato al lavoro ed allo stress era minore, il salari in proporzione migliori.

Anche il cibo era migliore e, soprattutto, più fresco, la gente sembrava più felice, il “sistema” era più semplice, i diritti più chiari, le sentenze più rapide e certe, la scuola più formativa e di treni ce n’erano di più.

I servizi non erano molto migliori di oggi, ma erano a misura d’uomo, le opportunità di un lavoro con delle prospettive forse maggiori ad oggi. Buche stradali, sicurezza, traffico e trasporti pubblici tanti di meno e senza il balzello dell’IMU.

L’unica cosa che è migliorata è l’aspettativa in vita per i malati di tumore, ma solo grazie ad una ricerca che sosteniamo privatamente, con le donazioni alle fondazioni apposite.

Intanto le tasse aumentano, anzi si sovrappongono come per l’IMU, le ore di lavoro pure, se ne si ha uno, e gli anni di contributi necessari a pensionarsi anche, sempre che non facciate parte dei 4 milioni di malati cronici e “rari” del nostro paese.

Dunque, non sembra affatto che il Liberismo abbia ottenuto degli effetti benefici nel trentennio trascorso, se non per aver dilazionato il giorno in cui Cina e Terzo Mondo potranno raggiungere un benessere paragonabile al nostro, innescando una competizione “pericolosa” per i mercati e per la pace.

Anzi, perchè non chiederci se la via intrapresa “dai liberisti” non sia del tutto “errata”, visto che la tendenza appare inversa, a tener conto che Cina, India e Germania liberisti non sono. I consulenti finanziari delle oligarchie saranno anche bravissimi, faranno anche arricchire pochi a discapito di tanti, ma il “dono profetico” è un’altra cosa ed errare humanum est.

D’altra parte, a chi mai può sembrare sensato portare il prelievo fiscale italiano a circa il 60% del reddito, come accadrà con l’inroduzione dell’IMU non accopagnata dalle dovute riduzioni di aliquota su quanto dovuto allo Stato?

A Mario Monti e colleghi, oltre che a non si sa ancora quanti parlamentari … magari per, poi, anunciarci che c’è recessione.

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Le colpe di Mario Monti

29 Mar

Non ho capito perchè “dovremo aspettare fino a luglio” per verificare se Mario Monti è in grado di fare qualche riforma per, poi, essere costretti comunque ad arrivare al 2013.

Infatti, a circa 5 mesi dall’incarico di governo, noi italiani dobbiamo iniziare a prendere atto che s’è fatto poco, nulla o male. Sarà che ha sbagliato ha scegliere i ministri, sarà che è un buon suggeritore e non un frontman, sarà che per sistemare l’Italia s’è partiti dal lato sbagliato, fatto sta che Mario Monti finora non ha concluso nulla se non una marea di norme inique e le maggori spese per gli F-35, mentre i tagli, ricordiamolo, li aveva già programmati Tremonti.

Entriamo nei dettagli.

Innanzitutto, va rilevato che gli andamenti dei mercati sono stati in questi circa 150 giorni del tutto autonomi ed indipendenti dal “lavoro” di questo governo: date, spread, interventi di legge sono lì, basta un calendarietto per verificare.
Dunque, non sono Monti e colleghi “l’alternativa” che serve all’Italia, se la TV ci (ri)annuncia qualche “dramma finanziario” del nostro paese.

Inoltre, l’aspetto che, con maggiore gravità balza all’occhio, Mario Monti non sta mantenendo praticamente nulla di quanto promesso nel discorso al Senato su cui ha ottenuto la fiducia. Anzi, riguardo pensioni e lavoro le norme proposte o votate vanno esattamente nella direzione opposta.

Terzo, per gravità, nessuno dei ministeri, ad eccezione del Welfare, ha prodotto finora altro che l’applicazione dei tagli lineari determinati da Giulio Tremonti e maggiore spesa per il codazzo di consulenti e personale politico che ogni ministro ha portato con se. Eclatante il caso del MIUR, dove il ministro Profumo nomina consulenti su consulenti, mentre si lesina su una supplenza.

Quarto, dopo aver annunciato il rischio “recessione” ed il rischio “populismo”, il premier ed il suo “vice” Passera, non fanno altro che cavalcare queste due tigri, come se non sapessimo tutti che la recessione era evitabile con una patrimoniale sui redditi (ndr. Renato Passera dichiara ooltre 4 milioni l’anno) e che il populismo lo mette in atto chi esautora i partiti ed il parlamento.

Spesa pubblica e casta politica intatte, a 150 giorni dall’incarico. Come per la lotta alla Mafia “del Nord” od in Campania e Sicilia, dove non accade nulla di nuovo, ma i “cartelli” restano. Di riforma della giustizia e sentenze rapide, neanche a parlarne.

La scuola deve soffrire la fame, ma le università sono intoccabili, anche con disastrosi deficit, che lo Stato ripiana. Riformare il CNR per ottenere anche qualche brevetto utile al paese, ovviamente nulla.

Nessuna riforma strutturale per le cooperative e le onlus, che sono ancora lì senza che in 20 o 30 anni siano mai riuscite a diventare aziende produttive, ovvero in grado di andare avanti senza aiuti o sussidi e, soprattutto, di dare a parità di spesa un servizio “europeo” ai cittadini.

L’incostituzionalità dell’ICI per le prime case, furbescamente “riassorbita” nell’IMU, mentre perdurerà l’esenzione per il Vaticano. I controlli bancari che il Garante per la Privacy ha condannato. L’assenza di interventi sulle licenze televisive e sul costoso carrozzone RAI.

Demanio e beni pubblici, così utili per abbattere spese e fare cassa, non sono “in programma”, visto che toccarli andrebbe ad intaccare tante rendite di posizione. Spesa sanitaria, solo sprechi, caste e tagli lineari, così colpiamo i malati più gravi, che, dopo il loro trapasso, potremo annunciare economie …

Nulla di nulla sui lauti stipendi dei dirigenti degli enti locali, tra cui ricordiamo, per ricchezza delle e consulenze, gli ospedalieri e gli uffici tecnici. Le liberazioni? Incredibile, i monopolisti erano i tassisti e i farmacisti …

Le uniche spese, finora previste da questo governo, in ben cinque mesi trascorsi dall’incarico, sono state quelle per i cacciabombardieri F-35 della Finmeccanica.

Non è una spietata lista quella che avete letto: è la realtà di questi 150 giorni.

Sarebbe davvero terribile, ritrovarci, tra un anno o due, con Mario Monti e colleghi ormai rientrati tra le oligarchie finanziarie che li hanno partoriti ed i nostri partiti sgomenti dal disastro da loro stessi causato, mentre la gente batte padelle (e si spera solo quelle) per istrada.

E sarebbe davvero il caso che tutti – politici e partiti in prima fila – iniziassimo a tener conto di come ridusse l’Argentina il presidente liberista Carlos Saúl Menem, anche lui un uomo particolarmente gradito alla finanza mondiale. O di come hanno ridotto troppe nazioni i tanti colleghi di Mario Monti che, all’ONU come al WTO e del FMI, le hanno obbligate a disastrosissimi “piani di rientro”, come ormai la Storia inizia ad appuntare.

Sarebbe il caso che anche Mario Monti riflettesse, fosse solo per onestà intellettuale, visto che i fatti sono fatti.

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Monti il “populista”

28 Mar

Il premier italiano, Mario Monti, nel corso di una conferenza stampa e dinanzi ad un contesto internazionale, ha tenuto a precisare, riguardo la stiuazione italiana, che “la maggioranza degli italiani percepisce questa riforma del lavoro come un passo necessario nell’interesse dei lavoratori; nonostante alcuni giorni di declino a causa delle nostre misure sul lavoro questo governo sta godendo un alto consenso nei sondaggi i partiti no.” .

In due parole, secondo il capo del governo, gli italiani vogliono le riforme in corso, il Governo ha alti consensi, i partiti no.

Era lo stesso Mario Monti, 100 giorni fa circa, ad annunciare all’Europa che in Italia c’era il rischio “populismo”, che, ricordiamolo, è “un’ideologia secondo la quale al ‘popolo’ si contrappongono delle ‘elite’ le quali attentano alla possibilità di esprimersi del ‘popolo sovrano.”
Esattamente quello che è stato paventato alla stampa estera riguardo l’Italia, da parte del nostro Premier.

Come inquadrare l’affermazione del nostro Premier, specialmente sapendo che è da decenni parte delle oligarchie mondiali?
Difficile riderci sopra … specialmente se volessimo ricordare come ridusse l’Argentina il presidente liberista  Carlos Saúl Menem,  particolarmente gradito alla finanza mondiale come lo è oggi Mario Monti .

leggi anche Mario Monti, un curriculum da conoscere

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Mario Monti, un curriculum da conoscere

25 Mar

Tempo addietro, allorchè si parlò della prodigiosa carriera di Silvia Deaglio, Elsa Fornero ebbe a dire che “i curriculum parlano da soli“.
Affermazione ineccepibile, visto che proprio del curriculum si ponderava e proprio dei curriculum dovremmo pre-occuparci, prima di mettere qualcuno a capo di qualcosa.

Dunque, tra un Milan-Roma ed un Juventus-Inter, mentre il Napoli affronta il Catania in casa, raccogliamo l’invito del nostro ministro del Welfare e vediamo cosa “racconta” il curriculum di Mario Monti, limitando le ricerche a Wikipedia, per snellezza ed attendibilità.

N.B. La “lettura” di questo curriculum si articola in un’ottica di “elegibilità teorica” di un premier, espressione della sovranità e dell’interesse nazionale e frutto del consenso di una pubblica opinione informata.
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Dal 2005 al 2011, l’economista Mario Monti è International advisor per Goldman Sachs, una banca che, il 16 aprile 2010, venne incriminata per frode dalla SEC, l’ente governativo statunitense preposto alla vigilanza della Borsa valori: tramite il titolo Abacus 2007-AC1 la banca d’affari avrebbe di fatto “truffato” i propri clienti, tra i quali figurano anche grandi istituzioni finanziarie internazionali.

Cose che capitano con i titoli, ma la Goldman Sachs ha anche suscitato forti polemiche, in USA e UK,  per il fenomeno conosciuto come revolving doors (in inglese: “porte girevoli”), per cui determinate persone passano da responsabilità pubbliche a ruoli di vario genere all’interno della banca d’affari e viceversa, configurando un potenziale conflitto di interessi.
Anche Mario Draghi, oggi a capo della Banca Centrale Europea, ha lavorato per Goldman Sachs, dal 2002 al 2005, come vicepresidente e membro del Management Committee Worldwide.

Un problema, quello delle “revolving doors”, che sembra essere del tutto sconosciuto in Italia.
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Dal 2010 al 2011, il “supertecnico” Mario Monti è stato il Presidente europeo della Trilateral Commission, un’organizzazione di orientamento neoliberista, al centro di gran parte delle teorie cospirazioniste, fondata nel 1973 da David Rockefeller, presidente della Chase Manhattan Bank.
Utile ricordare che le origini delle fortune investite nella Chase Manhattan Bank ed i rapporti con la Germania ed il gruppo Thyssen-Krupps risalgono alle speculazioni finanziarie della repubblica di Weimar ed alla nascita del Nazismo.
Della Trilateral Commission fanno parte anche Enrico Letta, attuale vicesegretario del Partito Democratico, e Luigi Ramponi, senatore del Popolo della Libertà.

A riguardo Wikipedia cita Gilbert Larochelle, in «L’imaginaire technocratique» (Montreal, 1990), che scrive: «Il maggiore benessere deriva solo dai migliori che, nella loro ispirata superiorità, elaborano criteri per poi inviarli verso il basso”. Un atteggiamento che ritroviamo anche in Mario Monti ed alcuni dei suoi ministri …
Lo scrittore francese Jacques Bordiot racconta, sempre riguardo la Trilateral Commission, che “il solo criterio che si esige per l’ammissione, è che i candidati siano giudicati in grado di comprendere il grande disegno mondiale dell’organizzazione e di lavorare utilmente alla sua realizzazione” e che “il vero obiettivo della Trilaterale è di esercitare una pressione politica concertata sui governi delle nazioni industrializzate, per portarle a sottomettersi alla loro strategia globale”. (“Présent”, 28 e 29 gennaio 1985).

Una “loggia” dei tecnocrati della politica e della finanza? Forse.
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Sempre dal 2010 al 2011, il Premier Mario Monti è stato anche membro del comitato direttivo del Gruppo Bilderberg, fondato nel 1954 per iniziativa di diverse persone tra cui il principe Bernhard van Lippe-Biesterfeld, il primo ministro belga Paul Van Zeeland, della nota famiglia di gioiellieri, l’olandese Paul Rijkens, CEO della Unilever, e Walter Bedell Smith, capo della CIA.
In violazione del Logan Act, il Bilderberg non ha mai rese note le proprie riunioni e ne ha secretato i verbali. Quello che è noto è che, tra gli scopi dichiarati del Bilberger Group, c’è  “il controllo americano sul Medio Oriente”, la “creazione di un’Europa regionale”.
Vale la pena di notare che, 3 anni dopo la nascita del Gruppo Bilderberg, il 25 marzo 1957, venne firmato a Roma il trattato istitutivo della Comunità Economica Europea. Nel Gruppo Bilderberg figura anche Franco Bernabè, Chairman and CEO di Telecom Italia e ne hanno fatto parte anche Romano Prodi e Tommaso Padoa Schioppa.

Difficile commentare riguardo l’appartenenza ad un’organizzazione che non ha un logo, non rende note le proprie riunioni e ne secretata i verbali.
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Il fondatore del Gruppo Bilderberg, il principe Benno van Lippe-Biesterfeld, è menzionato negli atti del processo di Norimberga per attività filonaziste ed è stato l’incontrastato presidente del Gruppo fino al 1976, quando dovette dimettersi per una tangente da 1,1 milioni di dollari versata dalla Lockheed Corporation per l’acquisto di aerei da parte dell’aereonautica militare olandese.
Dal 1990 al 1998, il Presidente del Bilderberg Group è stato Peter Alexander Rupert Carington, VI Barone Carrington of Upton, già Segretario Generale della NATO dal 1984 al 1988.

Prendiamo atto che uno dei primi atti di governo di Mario Monti è stato il notevole incremento della commessa di cacciabombardieri F-35.
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Inoltre, da 14 anni, il Gruppo Bilderberg è presieduto dal visconte Étienne Davignon, un uomo dal “curriculum che parla da solo”.
Infatti, dal 1969 al 1984 l’economista Davignon gioca il ruolo di “padre fondatore” europeo in quota socialista, ricoprendo cariche importantissime – e molto delicate se si guarda ai conflitti di interessi – come primo presidente dell’Agenzia internazionale dell’energia, commissario europeo per il mercato interno, l’unione doganale e gli affari industriali europei, vicepresidente e commissario per l’energia e gli affari industriali europei.
Dal 1985, il visconte Étienne Davignon diventa il dominus della finanza belga, prima con la presidenza di Société Générale e, poi, come vicepresidente della super-multinazionale SUEZ che rifornisce di acqua almeno 120 milioni di persone in tutto il mondo, e che – dopo la fusione con Gaz de France, nel 2006 creando GDF Suez S.A. – è la prima società al mondo nella gestione del gas naturale liquefatto.

Utile ricordare che l’Italia è una delle ultime roccaforti dell’acqua pubblica, pur essendo la patria delle “acque minerali”, e che, riguardo il gas, possiede un’azienda di Stato, l’ENI, che ha sviluppato rilevanti rapporti commerciali nelle ex-repubbliche sovietiche.

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Mario Monti è stato anche uno dei presidenti del “Business and Economics Advisors Group” del Consiglio Atlantico, il cui scopo è “promuovere la leadeship americana e promuovere accordi internazionali basati sul ruolo centrale della comunità atlantica nell’affrontare le sfide del 21° secolo”.

Allora, se sono gli USA che vogliono promuovere la loro leadership, sostenendo il proprio “complesso industrial-militare”, perchè i soldi, i brevetti (Alfa Romeo) e la disoccupazione deve metterceli l’Italia?.
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Venendo all’attività accademica del professor Mario Monti, il masterpiece dell’attività di ricerca in campo economico fu (eravamo ai primi Anni ’70) il cosiddetto “modello di Klein-Monti”, che regola il comportamento di una banca che riesca a porsi in regime di monopolio …
Inutile precisare che il regime di monopolio bancario sarebbe vietato in/da qualunque stato esistente e che, in questo “modello”, i titoli rappresentano una sorta di “variabile buffer”, da “riempire”, quando si vogliono raccogliere risorse in eccesso tra i risparmiatori, e da “svuotare”, se servono risorse cash da investire altrove.

Questo era il “mondo futuro” che occupava i pensieri di un Mario Monti non ancora trentenne.
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I curriculum parlano da soli, non c’è che dire.

Aggiornamenti: Le colpe di Mario Monti e Dittatura Monti

N.B. Mario Monti è certamente un uomo onesto, animato da buone intenzioni e di grandissima competenza, ma questo non esclude che non sia anche un convinto fautore di un “ordine mondiale”. Come anche, va sottolineato che la Trilateral Commission ed il Bilderberg Group sono associazioni legalmente costituite e perseguono – nota bene, secondo il proprio punto di vista – l’intento di un futuro di crescita e pace.

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