Tag Archives: Cottarelli

Milton Friedman, assistenza e previdenza: fu solo un problema di traduzione in italiano?

20 Feb

Forse, Milton Friedman avrebbe votato a favore del Reddito di cittadinanza e, chissà, contro la Quota 100, ma a condizione – assoluta e preliminare – di riformare l’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale.

Ricordiamo che il famoso Nobel per l’Economia nei suoi interventi si riferisce sempre al sistema statunitense in cui Welfare e Social Security sono programmi diversi, ambedue finalizzati a fornire reddito a chi ne è bisognoso.

La Social Security equivale ai Contributi che tutti i lavoratori versano per tutta la vita alla Pubblica Amministrazione, in cambio della garanzia di sussidi di previdenza o ai superstiti.
Il Welfare, viceversa, è finanziato dalla leva fiscale (Tasse) e riguarda i residenti poveri, anziani o disabili, oltre ai lavoratori che non possono esercitare un proficuo lavoro per una malattia grave.

Semplificando, la Social Security equivale ad una Previdenza pubblica obbligatoria per i lavoratori e il Welfare ad una sorta di Assistenza pubblica universale. Vengono spesso confuse perchè non di rado la medesima Pubblica Amministrazione sovraintende ad ambedue i programmi.

Questa sovrapposizione (percepita o reale che sia non solo negli USA), ha causato quello che fin dagli Anni ’70 viene chiamato il ‘pasticcio del Welfare’ e che … noi italiani siamo riusciti dal 1974 e ad oggi a complicare in modo esemplare, viste le competenze dell’Inps, delle Regioni, del Ministero per la Salute e pure quello del Lavoro, senza dimenticare i Comuni e gli Enti o l’onnipresente Ministero dell’Economia e delle Finanze, che, in pratica, … attingono tutte al Debito Pubblico.
E non è che in Francia stiano messi molto meglio, in termini di competenze incerte e/o sovrapposte.

Infatti, Milton Friedman – nonostante sia stato il maggiore studioso di questa ‘dinamica’ etica, sociale e finanziaria, ricevendo un premio Nobel – non sembra sia stato tradotto in francese, mentre buona parte delle traduzioni italiane risalgono ad almeno quarant’anni fa, cioè a quando le sue idee vennero alla ribalta con l’avvento di Margaret Hilda Thatcher, mentre ancora c’era la Guerra Fredda.

Traduzioni, dunque, che sarebbe opportuno verificare oggi, senza lo ‘spirito di fazione’ e le ‘strilla’ di quell’epoca.

Ecco come potrebbe essere tradotto oggi Milton Friedman in lingua italiana, senza il rischio di generare gli equivoci che hanno condizionato l’Informazione e la Politica negli Anni ’70.

“Sono favorevole a tagliare le Tasse in qualsiasi circostanza e con qualsiasi pretesto, per qualsiasi motivo, ogni volta che è possibile. Il motivo è perché credo che il problema centrale non siano le Tasse, il grande problema è quanto si consuma (spending), cioè la Spesa.

La domanda è: “Come contenere i Consumi dell’Amministrazione (government)?”

I consumi dell’Amministrazione pubblica ora ammontano a quasi il 40% del reddito nazionale, senza contare le spese indirette mediante regolamenti e cose simili. Se le si includono, si arriva a circa la metà. Il vero pericolo da affrontare è che quella cifra aumenterà e aumenterà.

Io credo che l’unico modo efficace per contenere questa cifra è quello di contenere l’ammontare della rendita fiscale (income) che ha l’Amministrazione.
Il metodo per farlo è tagliare le Tasse.

La diffusa insoddisfazione nei confronti del programma di assistenza pubblica – con il cosiddetto “pasticcio del Welfare” – ha prodotto numerose proposte di riforma drastica, tra cui gli interventi presidenziali al Piano di Assistenza Familiare.
D’altra parte, l’attrazione acritica (complacency) per la sicurezza sociale si riflette nella pressione per estenderla ancora oltre.

Il mio atteggiamento nei confronti dei due programmi è quasi al rovescio (ndr. cioè possibilista verso il Welfare e antagonista verso la Previdenza obbligatoria).

Per quanto il pasticcio del Welfare sia nocivo, almeno l’assistenza pubblica va principalmente alle persone bisognose che hanno un reddito inferiore rispetto alle persone che pagano le tasse per finanziare i pagamenti.
Il Welfare (system) ha ampiamente (badly) bisogno di riforme, ma al momento esso assolve ad una funzione sociale essenziale. Sembra impossibile eliminarla subito, anche se la sua eliminazione dovrebbe essere il nostro obiettivo a lungo termine.
(ndr. Come vedremo più avanti lo scopo è sostenere il reddito (e il GDP cioè il PIL) per limitare la Povertà e per trasferire l’Assistenza fiscalmente detraibile alla Charity delle Fondazioni)

All’opposto, la Sicurezza Sociale (ndr. Previdenza obbligatoria) combina un Contributo altamente regressivo con benefici ampiamente indiscriminati e, nell’effetto generale, probabilmente ridistribuisce i redditi da persone a reddito inferiore o superiore. Credo che non assolva ad alcuna funzione sociale essenziale.
Gli impegni esistenti rendono impossibile eliminarla da un giorno all’altro, ma dovrebbero essere liquidati e risolti il prima possibile.

Io credo che un programma in grado di dare reddito alle persone, di finanziarle, dovrebbe avere la possibilità di essere testato. Un programma di questo tipo sarebbe molto meno costoso di quelli che abbiamo ora e potrebbe funzionare meglio nell’aiutare le persone.

Abbiamo una responsabilità verso il contribuente e non solo per le persone povere. La persona che paga le tasse ha tutto il diritto di richiedere, se paga le tasse per aiutare qualcuno, che ci sia qualche evidenza che quella persona ha bisogno di aiuto. 

Direi che la nazione non può essere generosa con nessuno. Solo le persone possono essere generose.
La generosità è un tratto umano, individuale, non un tratto collettivo.

Nessuna generosità (ndr. generosity = prodigalità) è implicita nell’imporre tasse a qualcuno, per aiutare qualcun altro.
Non è questa la generosità
(ndr. generosity = liberalità).”

Dunque, l’idea di Milton Friedman (se letto in lingua inglese e conoscendo il sistema statunitense) era quella di una società nel suo intimo attenta alla Coesione Sociale e sensibile all’Assistenza di chi ne ha bisogno, che interviene senza prodigalità, cioè la generosità acritica, ingiusta verso chi versa le risorse per l’Amministrazione, e che riconosce ed agevola la liberalità, cioè la vera solidarietà intesa come impegno individuale per uno scopo collettivo.

Soprattutto, per Milton Friedman l’Assistenza pubblica era – a chiare lettere – un esigenza intriseca alla Società umana e, comunque, da assolvere tramite il Pubblico, finchè necessario. Viceversa, non lo era la Previdenza obbligatoria, essendo tali “contributi previdenziali” una sorta di tassazione recessiva e potenzialmente iniqua, rispetto ai “versamenti al sistema assicurativo” ed alle ‘detraibilità fiscali’.

Noi, in Italia, tra Prima, Seconda e attuale Terza Repubblica abbiamo fatto e stiamo continuando a fare esattamente il contrario, vero? Anche adesso procedendo con la Quota 100 e il Reddito di cittadinanza senza ristrutturare l’Inps e con pochi poteri nazionali sulle Regioni, esattamente come nel 1974 con le Mutue e le Casse.
Sarà per questo che il Debito cresce, il Pubblico arranca e gli italiani in un modo o nell’altro sono insoddisfatti e preoccupati?

Demata

(Nota bene: è consentita Libertà di copiare, distribuire o trasmettere questa traduzione a condizione di menzionare il Traduttore. E’ negata la Libertà di riadattare questa traduzione)

—-

Testo originale in inglese

I am in favor of cutting taxes under any circumstances and for any excuse, for any reason, whenever it’s possible.

The reason I am is because I believe the big problem is not taxes, the big problem is spending.

The question is, “How do you hold down government spending?”
Government spending now amounts to close to 40% of national income not counting indirect spending through regulation and the like.

If you include that, you get up to roughly half. The real danger we face is that number will creep up and up and up.

The only effective way I think to hold it down, is to hold down the amount of income the government has.
The way to do that is to cut taxes.

Widespread dissatisfaction with the public assistance program — with the so-called welfare mess — has produced numerous proposals for drastic reform, including the President’s proposed Family Assistance Plan now before the Congress. On the other hand, general complacency about social security is reflected in pressure to expand it still farther.

My own attitude toward the two programs is almost the reverse. Bad as the welfare mess is, at least public assistance does go mainly to needy persons who are at lower income levels than the persons paying the taxes to finance the payments. The system badly needs reform but, at the moment, it serves an essential social function. It seems impossible to eliminate it promptly, even though its elimination should be our long-term objective.
On the other hand, social security combines a highly regressive tax with largely indiscriminate benefits and, in overall effect, probably redistributes income from lower to higher income persons. I believe that it serves no essential social function. Existing commitments make it impossible to eliminate it overnight, but it should be unwound and terminated as soon as possible.

I believe that a program which is going to give income to people, which is going to give funds to people, should have a means test. I believe we have a responsibility to the taxpayer and not only to poor people.

I believe that the person who pays taxes has every right to require that, if he pays the taxes in order to help somebody, there be some evidence that that person needs help.

A program of that kind would be vastly less expensive than the ones we’ve now got. It would do a better job of helping people. In my view, the task of people like Mr. Cohen and myself is not to speculate about what people will do if they don’t have leadership but to try to provide leadership in order to obtain the kind of good program that would achieve our objectives.

I would argue that the nation can’t be generous to anyone. Only people can be generous. Generosity is a human, individual trait, not a collective trait. There is no generosity involved in my imposing taxes on you to help him. That is not generosity.

Il 2019 del premier Giuseppe Conte

28 Dic

Il Governo presieduto dall’avvocato Giuseppe Conte è in carica a partire dal 1 giugno 2018, sono trascorsi sette mesi  ed una Legge Finanziaria: è il momento di una valutazione di cosa abbia prodotto il nostro Presidente del Consiglio. 

Quota 100, ma quale? Quella che blocca la pensione del 60enne che ha già 43 anni e di contributi e lascia andar via il 62enne con soli 38 anni di contributi oppure tutte e due e, comunque, taglia qui e lì, con un importo pari al 60% dell’ultimo stipendio?
Un conto è ‘superare la Legge Fornero’ – come chiedeva Salvini e come ormai è tempo che sia – un altro è aprire il vaso di Pandora, come vorrebbero i Cinque Stelle ed una bella fetta del Centrosinistra.

Reddito di cittadinanza, ma senza lavorare? Gli occupati sono circa 22 milioni, di cui circa 3 milioni con contratti a termine, e i disoccupati sono circa 2 milioni. Ma se dobbiamo ricorrere a manodopera straniera per circa 5 milioni di lavoratori, il lavoro in Italia c’è o non c’è?
Piuttosto, cosa ne è rimasto degli ‘aiuti’ che alla famiglia, ai giovani in cerca di prima occupazione, alle madri lavoratrici, agli invalidi parziali eccetera? Questi sì che erano nel ‘contratto’ ed il Decreto Dignità farà forse più danni che benefici.

Immigrazione e Sicurezza, ma come? Dal 2006 al 2014 sono stati archiviati ben 370.953 procedimenti per un reato minore come la “minaccia” ed altri 424.122 sono pervenuti ad azione penale, con una percentuale di italiani doppia rispetto agli stranieri e con un sommerso rilevante, visto che il procedimento si avvia su querela di parte.
Gli italiani ritengono che servano più sgomberi, meno protezione umanitaria e più centri per il rimpatrio, almeno così dicono le statistiche del consenso. Ma i numeri dei ‘fatti’ raccontano anche che i problemi di sicurezza sono altri.

Sanità universale ma anche privata? Quella delle liste d’attesa di mesi e mesi, nonostante il sistema unico di prenotazione che mette in rete tutta l’offerta ed i pazienti ormai abituati a rinunciare ad eseguire una visita o un esame presso la struttura di cui si fida e/o più vicina? 
Non se ne verrà mai capo senza riformare i rapporti Stato-Regioni, ma – anche se la questione non è nel ‘contratto’ Di Maio – Salvini – non si può continuare a togliere soldi alla salute dei cittadini per pagare i debiti accumulati dalla Sanità stessa, senza riformarla profondamente. O l’una o l’altra od ambedue. 

Spesa pubblica in aumento, ma con quali Entrate? Il 2017 ha comportato circa 472 miliardi di entrate fiscali allo Stato e alle Regioni, che – però – nel 2018 hanno previsto una spesa per circa 850 miliardi, ma è chiaro a tutti che lo 0,1% sul Debito pubblico (il “decimale”) significa 1,69 miliardi di euro in più od in meno da dover ripagare in qualche modo, oltre ai circa 2.227 miliardi di euro che già abbiamo … da elidere dalle somme disponibili per l’Italia e gli Italiani?
Non a caso, riguardo la manovra finanziaria, Carlo Cottarelli ha evidenziato che “è oscura. Il vero rischio è la recessione”. 

Appalti e Forniture facilitati, ma per chi? Con la nuova normativa la Pubblica amministrazione potrà affidare lavori senza gara d’appalto nelle opere di importo compreso tra 40 mila e 150 mila euro e – come ha dichiarato Raffaele Cantone, presidente dell’Autorità Nazionale AntiCorruzione – “questa norma non aiuterà i funzionari morosi, mentre consentirà a quelli disonesti di fare il buono e il cattivo tempo. Basti ricordare che tutto il sistema di Mafia Capitale si reggeva sugli affidamenti diretti“.

Forse, qualcuno non ricorda che il 27 maggio 2018 Giuseppe Conte rimetteva l’incarico come presidente del Consiglio dei ministri, ricevuto dal Presidente della Repubblica solo quattro giorni prima, il 23 maggio 2018, per poi riaccettarlo il 31 maggio, onde evitare la formazione di un governo tecnico provvisorio guidato da Carlo Cottarelli, visto che l’Italia era senza una guida da quasi 90 giorni, cioè dalle elezioni del 4 marzo 2018.

Dunque, anche se in prima pagina troviamo puntualmente Salvini & Di Maio con la loro antitesi manifesta, di norma sarebbe ed è il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ad essere il primo responsabile dei danni o benefici che arriveranno nel 2019 con la Quota 100, il Reddito di cittadinanza, il Decreto Dignità ed il Decreto Sicurezza, gli Appalti e le Forniture facilitati, la Spesa pubblica incrementale, la Sanità a progetto.

In parole povere, il 2019 porterà a tutti noi l’evidenza che, specie con le norme volute o promesse da Salvini & Di Maio,  il compito del premier Conte non può restare solo quello di ‘presiedere’ le attività del governo od esserne il portavoce: ormai sono dieci mesi che l’Italia ha solo un tot di ministri che vanno per conto loro.

Demata

L’ingovernabilità italiana e le responsabilità del PD di Matteo Renzi

20 Apr

Dietro i roboanti titoli dei media, si intravede una Realtà politica senza ormai più veli e si inizia a comprendere che, se non fosse per l’ambizione dei vari leader,  gli elettori le basi per una governabilità le avrebbero pur date, almeno se parliamo di Partito Democratico.

Un governo e la sua sopravvivenza sono determinati da un solo elemento: rappresentare sia alla Camera sia al Senato qualcosina in più della metà dei voti necessari, in modo da andare avanti anche se qualcuno si dovesse dissociare, come accade.

Maggioranze di governo Legislatura XVIII

Di seguito, in ordine di rappresentatività, le varie maggioranze possibili.

  • Governo del Presidente:  FI + PD + Misto-Autonomie = 237 deputati e 126 senatori = 363 eletti non bastano. Servirebbe una maggioranza FI + PD + Misto-Autonomie + Lega (o M5S) = 362 (459) deputati e 184 (235) senatori = 546 (694) eletti
  • M5S + PD + Misto-Autonomie (o Leu) = 354 deputati (347) e 174 (165) senatori = 528 (512) eletti si poteva fare, se non fosse per lo stallo posto da Matteo Renzi 
  • M5S + Lega = 347 deputati e 167 senatori = 514 eletti si poteva fare, ma non si farà.
  • un governo FI + Lega + PD = 341 deputati e 171 senatori = 512 eletti è possibile, ma è difficile che Salvini ed i suoi vogliano far da puntello a due edifici pericolanti.

Ciò che rende inconciliabili i diversi fronti (ed in particolare l’avversione di Matteo Renzi e del PD laziale ed emiliano verso i Cinque Stelle) è certamente la differente percezione da parte dei diversi movimenti politici di quali sono gli esiti, quali le istanze e quale la percezione sociale di quanto promesso e legiferato con la riforma del Titolo V (il ‘regionalismo’ ed i nuovi Sindaci o le Città metropolitane) e della pubblica amministrazione (city manager, spoil system, conflitto di interessi etc).

Se gli ospedali funzionano, le tasse son ben spese, non si rischiano la vita o spese private e – dunque – il Governatore ci sa fare, ma se non funzionano … tutti a casa, prima di danni e sprechi maggiori.
Allo stesso modo per il Sindaco, se non sa badare a strade, pulizia, sicurezza e trasporti pubblici … vada a casa prima possibile.

Dunque, non ne verrà nulla di buono, finchè Renzi e Berlusconi resteranno convinti che c’è ancora speranza , senza nulla cambiare a partire da se stessi, di vincere le prossime amministrative, mantenendo i feudi da cui si diparte gran parte della spesa, degli appalti e del lavoro precario.

Lega e Cinque Stelle hanno ben capito cosa oggi la gente misura in una proposta politica che gli si offre. Arrivano dalla gente … il Partito Democratico di Renzi, Zingaretti, Orfini e De Luca no, al massimo capita che ci trascorrano qualche ora.

Demata

Il nesso tra Matteo Renzi e Consip

21 Giu

Carlo Cottarelli – il commissario alla spending review voluto da Enrico Letta – aveva come obiettivo l’adozione dei costi standard per l’acquisto di beni e servizi e la riduzione delle stazioni appaltanti da 34mila a 35. Interventi con risparmi previsti, a regime, fino a 7,2 miliardi, raccontava il Fatto Quotidiano.

Enrico Letta aveva adempiuto per quanto possibile, durante i 10 mesi di governo, avviando l’aggiornamento della banca dati dei Fabbisogni Standard presso le varie amministrazioni coinvolte.

Dopo di che è arrivato Matteo Renzi e Consip ritornò in auge, anzichè spingere per completare i descrittori e i parametri dei ‘costi standard‘.

Finito il Governo Renzi, scoppiano a catena gli scandali Consip. Intanto, stiamo ancora a far statistiche, per qualcosa – il giusto prezzo – che qualunque mercante sa definire senza troppe storie.

Il bello di questa storia è che, se i costi standard non sono ‘esattamente’ applicati, quel che è vigente è il fabbisogno standard.

E il fabbisogno standard è il criterio a cui ancorare il finanziamento integrale dei livelli essenziali delle prestazioni e delle funzioni fondamentali degli enti locali (art. 11, comma 1, lettera b) della legge delega).

In poche parole, chi spende o spande per mantenere lo status quo finisce comunque in un mare di debiti e chi gli succederà non potrà rinnovare ed ottimizzare, perchè avrà i bilanci bloccati per molto tempo.

Infatti, Roberto Maroni, il Governatore della Lombardia, durante l’inaugurazione della struttura d’eccellenza Villa San Mauro nel giugno 2013, incalzava Berlusconi: “affinché il Governo applichi i costi standard in sanità. Abbiamo fatto un calcolo, dal quale emerge che, se tutte le Regioni italiane applicassero il rapporto costi/prestazioni che c’è in Lombardia, risparmieremmo 30 miliardi di euro, 1/3 degli interessi del debito pubblico. Perché noi riusciamo a farlo e gli altri no?”

Bella domanda, da girare ai Governatori Zingaretti, De Luca e Crocetta del PD.
Grazie Governo Renzi.

Demata

Roma: dalla storia dei Papi le soluzioni di domani

3 Ago

La situazione in cui si trova oggi Roma Capitale e lo Stato Italiano ha un preciso corrispettivo storico, che gli economisti cattolici, in prima fila Mario Monti, dovrebbero conoscere a menadito.

sisto-v“Con Sisto V al soglio pontificio per le finanze vaticane è una ventata di aria nuova. … Emblematica è la vendita dell’Ufficio di Tesoriere della Camera Apostolica. … Sisto V lo assegna lla famiglia Giustiniani per 50.000 scudi, ma dopo un anno nomina cardinale il Principe Giustiniani e si riprende la carica, rivendendola alla famiglia Pepoli per 72.000 scudi. E ancora, pochi mesi dopo, nomina cardinale il Pepoli e costituisce con metà delle entrate di quell’ufficio, 0vveero 5000 scudi l’anno, un nuovo monte cchee riesce a vendere per 50.000 scudi. In definitiva arriva ad incassare, in poco più di un anno e mezzo, 172.000 scudi” da un ufficio ” venduto ultimamente a (soli) a 15.000 scudi”. (Claudio Rendina – 2009)

Sisto V inoltre sottopone “a dazio tutti i commestibili, grano, olio, vino, carne, erbaggi, pesce, talchè le rendite dello Stato allorquando egli ascese al soglio assommavano a 1.746.814 scudi, lui morto, erano salite a 2.576.814, sulla fame, sulla miseria, sulla desolazione del popolo” (Raffaello Giovagnoli – 1879)

“E’ un fatto comunque che a fronte di questo contesto di  statalizzazione dei depositi chee si verificano i fallimenti di numerosi banchieri … ma quella riserva pontificia dura poco.
Forzieri a parte, il successore di Sisto V, Clemente VIII, si ritrova con un debito di 12 milioni di scudi … durante i 13 anni del suo pontificato le entrate precipitano da 500.000 scudi a 345.000;  onsiderando che la spesa annua resta sui 450.000 scudi, il defiit annuo si aggirerà mediamente su i 100.000 scudi. Paolo V continua a far fronte alle necessità dello Stato con i Monti, ma il debito a fine pontificato arriverà a 18 milioni di scudi. Sotto Urbano VIII è il dissesto finanziario, con debiti che arivano a 35 milioni.” (Claudio Rendina – 2009)

Solo Innocenzo XI, dopo quasi settant’anni, tenterà una inversione di rotta, abbassando gli interessi dei Monti dal 7 al 4,5%, abolendo le franchigie doganali e i donativi a famigli, riducendo gli stipendi della Curia e portando le spese a 2.580.000 scudi a fronte di 2.409.000 per le spese con un deficit sotto il 7%.
innocenzo xii

Dopo di lui, ripresero i precedenti costumi e, trascorsi altri 14 anni, fu Innocenzo XII a dover accertare, all’insediamento, che gli interessi annui sul debito equivalevano ad oltre metà dei 2.225.000 scudi di entrate, paralizzando così l’economia e la circolazione di danaro.

E fu proprio Innocenzo XII (il napolitano Antonio Pignatelli Carafa) a risanare in 20 anni il regno dei Papi.

Infatti:

  • proibì la concessione di proprietà, incarichi o rendite a qualsiasi parente
  • soppresse molte cariche inutili o duplicate, ma arricchite da laute prebende
  • introdusse alla sua corte uno stile di vita più sobrio e più economico
  • compose il dissidio cinquantennale con il Regno di Francia in materia di benefici ecclesiastici (regalia)
  • varò un piano di ampliamento dei porti di Civitavecchia e Nettuno, al fine di migliorare e promuovere il commercio
  • destinò il palazzo del Laterano ad ospizio per donne inabili al lavoro e fece costruire l’ospizio di San Michele a Ripa Grande per gli  uomini
  • lo stesso palazzo di Montecitorio fu fatto edificare per ospitare i poveri, ma poi fu utilizzato per la Curia, i tribunali, il Governatorato di Roma, la polizia

Alla morte di Innocenzo  XII, Roma era talmente potente, dal punto di vista finanziario, che il suo successore, Clemente XI da Urbino, potè realizzare importanti opere nei territori dei suoi clientes e far pervenire a Filippo V, nuovo Sovrano di Spagna, notevoli sostentamenti, tutti provenienti dai beni della Chiesa, scatenando de facto la guerra di successione spagnola.
Questo rinnovato atteggiamento vaticano (che si evolveva da nepotistico a clientelare) ebbe come conseguenza la perdita di autorità della figura del Pontefice nei rapporti tra gli Stati Italiani (in particolare quelli meridionali, che iniziarono a esigere le tasse anche dal clero) e all’interno stesso dello Stato della Chiesa.

Dalla storia vaticana a quella italiana il passo è breve e i vizi del passato sono divenuti quelli del presente, se Regno e Repubblica andarono ad inglobarsi, il primo ed uniformarsi, la seconda, con una “cultura di governo pregressa”.
Finite le ‘regalie’ dei Patti di Yalta, ecco la Seconda Repubblica con il suo epilogo montiano, che è davvero molto somigliante al pontificato di Sisto V.
Le soluzioni? Quelle di Innocenzo XII: meno spese per rendite di posizione, meno tasse, più welfare, più infrastrutture, più politica internazionale.

Dunque, se la ‘lezione’ di Innocenzo XII funziona, Matteo Renzi (*ed Ignazio Marino) potrebbero:

  1. smagrire la Pubblica Amministrazione e digitalizzarla, creando economie (*idem)
  2. intervenire sulle pensioni d’oro e sui patrimoni, aumentando le risorse per le pensioni di gran parte dei cittadini, finanziando correttamente l’INPS e riducendo debito e deficit (*intervenire sul patrimonio immobiliare romano adeguando catasto e affitti pubblici)
  3. semplificare i procedimenti, sostenere le infrastrutture e ridurre le tasse, per rilanciare investimenti, lavoro e commercio (*idem)
  4. sostenere la presenza e l’immagine internazionale dell’Italia partecipando a missioni ‘di pace’ (*delocalizzare le infrastrutture amministrative romane, creando lo spazio per l’upgrade turistico-culturale)

Esattamente quello che NON vogliono i suoi ‘compagni’ di partito o ‘alleati’ di maggioranza, i media che lo ‘sostengono’, i sindacati che ‘mugugnano’, i Cinque Stelle che gli si oppongono.

Ma Roma è sempre la stessa ed ogni male ha la sua cura.

originale postato su demata