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Default italiano: immunità per Cosentino

12 Gen

L’onorevole Cosentino resta libero: la Camera ha respinto la richieta di arresto con 309 no e 298 sì con voto a scrutinio segreto.

Secondo alcuni organi di stampa, è stato determinante il voto dei 6 deputati radicali e le assenza di ventidue deputati. In realtà, preso atto che nella Lega una decina di onorevoli han votato per l’arresto, i numeri dimostrano che buona parte del Terzo Polo ha votato contro, sempre che dal Partito Demcoratico non sia arrivato proprio neanche un voto.

La vicenda trova origine nella  richiesta di autorizzazione a procedere per l’esecuzione della custodia cautelare (novembre 2009) inviata dai magistrati inquirenti  alla Camera dei deputati, per il reato di concorso esterno in associazione camorristica.

Il testo del mandato di arresto, confermato dalla Corte di Cassazione nl 2010, riportava le seguenti motivazioni: “Cosentino contribuiva con continuità e stabilità, sin dagli anni ’90, a rafforzare vertici e attività del gruppo camorrista che faceva capo alle famiglie Bidognetti e Schiavone, dal quale sodalizio riceveva puntuale sostegno elettorale […] creando e co-gestendo monopoli d’impresa in attività controllate dalle famiglie mafiose, quali l’Eco4 spa, e nella quale Cosentino esercitava il reale potere direttivo e di gestione, consentendo lo stabile reimpiego dei proventi illeciti, sfruttando dette attività di impresa per scopi elettorali.”

Wikipedia riporta che Il giudice delle indagini preliminari, Egle Pilla, lo definisce «il referente nazionale» delle cosche casalesi. Ad ogni modo, l’on. Nicola Cosentino è parente acquisito di diversi camorristi di spicco: suo fratello Mario è infatti sposato con Mirella Russo, sorella del boss dei casalesi Giuseppe Russo (detto Peppe O’ Padrino), che sta scontando un ergastolo per omicidio e associazione mafiosa; un altro fratello è sposato con la figlia del boss Costantino Diana, poi deceduto.

Questa è la classe politica alla quale Mario Monti chiede di attuare riforme della governance. Un ceto politico che dovrebbe gestire, secondo le intenzioni del corrente governo, gli “aiuti” richiesti all’Europa.

originale postato su demata

Il Parlamento Italiano e la black list degli indagati

28 Lug

Una lista di 84 parlamentari inquisiti (o condannati) sta girando sulla rete da giorni ed anche La Repubblica l’ha pubblicata.
Un elenco che dice tutto e non dice nulla, che mette insieme reati legati alla concussione, la corruzione e la mafia con quelli “fisiologici” della politica, come il danno all’erario o la resistenza ad un pubblico ufficiale, se non, ahimè, la banda armata.

Una sorta di classifica dell’orrore, in cui, però, non si tiene conto che in Italia, 20 anni fa, è venuto a galla che i partiti, non i singoli politici, si erano ben organizzati per introitare fondi e spartirseli.

La lista pubblicata da Repubblica non rappresenterebbe, dunque, un dato oggettivo sulla “salute” dei partiti, che potrebbero operare tramite portaborse ad esempio, ma ci offre, comunque, uno spaccato del Parlamento inquietante, visto che i dati sui “nostri” inquisiti raccontano, quantomeno, come “loro” siano ben diversi dal gran parte del popolo italiano.

Infatti, i reati “preferiti” da un non irrilevante gruppo di nostri parlamentari sono quelli finanziari (10,7%), quelli di falso o favoreggiamento (14,2%), di abuso d’ufficio (8,3%), di corruzione/concussione (28,6%), di violazione delle norme sui partiti (7,1%), di vicinioreità alla mafia o alla camorra (7,1%).

Nella sostanza, almeno un parlamentare italiano su 39 ha avuto rapporti con la giustizia per fatti di corruzione o concussione, uno ogni 79 ha dichiarato per falso o favoreggiamento, uno su cento per reati finanziari, uno ogni 150 circa per abusi o rapporti con la mafia o la camorra. Circa il 9% degli attuali parlamentari è stato indagato o condannato per reati spesso antitetici all’opportunità di candidarli.

Considerato che la media nazionale degli indagati o condannati penalmente, è molto, ma molto più bassa, specie se consideriamo il tipo di reati  di cui parliamo, dovremmo chiederci, noi cittadini, se siamo realmente rappresentati.