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No profit No Iva: un’altra grana per la Sinistra

29 Set

Mentre nel resto d’Europa si punta sulla defiscalizzazione delle donazioni, il decreto legge per ridisegnare il welfare italiano fa paura alla Sinistra.

Infatti, a voler accontentare il microcosmo delle onlus italiane, finirebbe che il decreto legge per ridisegnare il welfare italiano si ritroverebbe con una copertura finanziaria insufficiente, vista la facilità con cui si diventa no profit in Italia e vista l’opacità di tanti bilanci, a partire da quelli dei sindacati.

A voler andare avanti secondo buon senso e secondo lo spirito europeo, la grana sarebbe ancor maggiore, dato che l’Europa considera onlus solo le fondazioni, ma non le cooperative e le microassociazioni culturali, mentre obbliga i sindacati alla trasparenza come qualsiasi amministrazione.

Il volontariato ‘fai da te’ deve o non deve fruire degli sgravi fiscali?
A rigor di logica, no: da che mondo è mondo per ottenere la charity bisogna prima essersi fatti monaco.

Ed è proprio il ‘fai a te’ al centro della bizarra storia in cui il Corriere della sera e il Tg La 7 si son visti tassare di  300.000 euro (Iva al 10%) i ben 3 milioni di euro raccolti e donati per la ricostruzione delle scuole un comune della Bassa modenese colpito dal terremoto del maggio 2012.

Scuole che, innanzitutto, il Comune di Cavezzo – come tanti altri – non aveva pensato di assicurare contro incendi, furti e calamità, come viceversa fa chiunque abbia la responsabilità di un’impresa o di un immobile.

Per cui suona davvero strana ’interrogazione parlamentare promossa dal senatore modenese del Pd Stefano Vaccari: “Assoggettare, anche indirettamente, all’Iva del 10% le somme ricevute in beneficenza e corrisposte per le spese necessarie alla ricostruzione di opere di valore sociale (scuole, biblioteche, ecc), appare a chi ha donato un balzello incomprensibile e insopportabile, una vera e propria “speculazione” dello Stato sulla generosità e solidarietà dei cittadini”.

Per non essere tassati – anzi per ottenere gli sgravi previsti – sarebbe bastato che i lettori e telespettatori fossero invitati a versare una ‘erogazione liberale’ direttamente sul conto del polo scolastico statale di Cavezzo …

Speriamo che, tra il ministro dell’Economia e delle Finanze Padoan e il ministro del Lavoro e delle Politiche sociali Poletti, ci sia qualcuno che riesca a spiegare agli onorevoli colleghi ed ai noti intellettuali quale sia la differenza tra una pubblica amministrazione, una fondazione benefica od ente morale e tutta una serie di iniziative volontaristiche o associative genericamente ‘non a fini di lucro’.

Così capiranno che, dal riordino della fiscalità e del welfare, ne verrà che tante discutibili onlus – quelle che hanno costruito in vent’anni un esercito di mezzo milione di precari a vita – non potranno più avere uno status fiscale o previdenziale privilegiato, come difficilmente potranno restare a conduzione familiare.
Magari, si rendderanno anche conto che non è possibile che gli Enti Locali affidino servizi per decine e centinaia di migliaia di euro a cooperative che hanno un capitale sociale di soli diecimila oppure che i servizi esternalizzati nel settore sociale hanno accesso a troppi dati sensibili dei cittadini.

Meglio tenersi l’Iva …

Originally posted on Demata

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Tremila finti invalidi. Parliamo degli altri?

23 Ago

Oggi, La Repubblica on line titola “Gdf, scoperti tremila invalidi e poveri falsi danno erariale per un miliardo e mezzo”, seguita a ruota dai principali quotidiani. In realtà, il danno erariale è stato accertato in “quasi 13 mila interventi contro truffe e sprechi di denaro pubblico”, come precisa lo stesso quotidiano.

E siamo alle solite.
Se un disabile resta bloccato ore e giorni a Piombino in attesa di un autobus che lo porti al treno per rientrare dalle ferie o se un altro blocca il traffico in Versilia perchè è ‘impossibile salire su gran parte degli autobus oppure scendere a causa delle piazzole’, la notizia va in cronaca locale, senza neanche interrogarsi su come funzionino sanità e assistenza in Toscana o, meglio, su quanti altri casi accadano senza che vi sia notiza e, soprattutto, soluzione.

In un Paese da 60 milioni di abitanti, fanno notizia i ‘tremila invalidi e poveri falsi’. Non i milioni di invalidi sotto-riconosciuti ed in balia del sistema sanitario e degli enti locali, con diritti ed accessibilità, che nelle grandi città come Roma cambiano da una strada all’altra, a seconda della ASL di appartenenza.

Malpractice Cartoons by T. McCracken mchumor.com/medicine_malpractice.html

Il ‘Dossier in tema di malattie rare del 2008-2010 (a cura di Cittadinanzattiva, Tribunale per i diritti del malato, Coordinamento nazionale associazioni malati cronici), segnalava:

  1. le difficoltà nel godere effettivamente dei benefici previsti dalla legge
  2. le forti differenze che si riscontrano tra regione e regione,
  3. più del 40% dei pazienti non ha spesso accesso ai farmaci indispensabili o ai farmaci per la cura delle complicanze.

Peggio ancora, secondo Il Sole 24 ore nel “Focus sanità” del 11-17 Novembre 2008, per quanto relativo l’inadeguatezza sanitaria e il mancato accesso ai diritti, ovvero ‘costi e disagi, che determinerebbero la rinuncia alle cure da parte di 1 paziente su 4 a cui andrebbe aggiunto un 37% che desiste per gli ostacoli burocratici’, che evidentemente vengono posti dai diversi ospedali e ASL.

Aggiungiamo la bella trovata della legge sulla disabilità (L. 68/99), che apparentemente aveva accolto – con sette anni di ritardo – le direttive del WHO che impongono di tenere conto della ricaduta funzionale e non solo del danno biologico, ma che, viceversa, le ha solo menzionate nella norma vigente.
Risultato? Si continuano a conferire punteggi in base alle patologie ed a un sistema di punti non troppo diverso dal preesistente, come se si fosse di fronte ad un tirchio ispettorato assicurativo e non dinanzi ad una benefica istituzione medica tramite la quale lo Stato garantisce l’accesso a diritti essenziali.
O della porta di servizio tramite la quale i servizi ancora in carico diretto al SSN (quelli pagati prima, di solito) sono stati esternalizzati in alcune regioni su strutture non pubbliche, cosa che riduce notevolmente le tutele dei malati, specie dopo l’introduzione delle cartelle cliniche elettroniche, e comporta non pochi disagi, visto che le norme prevedono che le certificazioni emesse siano validate/riemesse dal medico di base.

Malpractice Cartoons by T. McCracken mchumor.com/medicine_malpractice.html

Preso atto che le malattie rare (sempre e comunque croniche) sono solo cinque tra quelle in elenco, parliamo di una legge che nega diritti internazionalmente riconosciuti a chiunque non soffra delle patologie elencate nella lista. Utile aggiungere che i malati italiani delle quasi 3.000 malattie rare esistenti sono milioni.
Il ritardo ‘de facto’ nell’applicazione delle direttive WHO-1992 (in italiano OMS, Organizzazione Mondiale della Sanità) su funzionalità, lavoro e disabilità, ammonta ormai a 21 anni.

O, peggio, che addirittura nei contratti di lavoro, stipulati dallo Stato (non il ‘bieco aguzzino’ privato) per i propri dipendenti di ruolo, non sono considerati i diritti (e le dovute garanzie) a tutela dei malati con prescrizione sanitaria emessa da una commissione medica collegiale, di cui fa obbligo la norma nazionale apposita (art. 42 comma c d. lgs. 88-2008).

Una situazione drammatica per non pochi cittadini non (del tutto) abili al lavoro, oltre che sofferenti nella salute, come, ad esempio, quella del Lazio, dove almeno una ASL non concede l’art. 3 comma 3 della L.104 (quello che consente tre giorni di malattia al mese, per intenderci) neanche a persone con malattie congenite che devono essere sottoposte a frequenti terapie ospedaliere o che lesina punti, tanti punti, di invalidità a persone con doppio bypass, seri problemi metabolici, malattie croniche e notoriamente gravose, eccetera …

Un sistema che – grazie al de facto mancato assorbimento delle norme OMS che distinguono tra invalidità e capacità funzionale a svolgere una certa mansione/incarico – trasforma i malati italiani in due precise categorie: ‘gravissimi’, ovvero insindacabilmente non atti al lavoro, e ‘tutti gli altri’, ai quali – salvo esenzioni ticket (ci mancherebbe altro …) spetta poco o nulla, con un’età pensionabile che si allontana sempre di più.
Un sistema che aggravia i costi del lavoro per incrementare le spese sanitaria ed assistenziale, visto che un malato cronico che lavora senza tutele, si aggrava e necessita anche di maggiori cure, oltre ad assentarsi.

Malpractice Cartoons by T. McCracken mchumor.com/medicine_malpractice.html

Qualcuno ha provato a chiedersi se costa di più un lavoratore ultracinquantenne aggravato da particolari carichi di lavoro, che, ricorrendo frequentamente a cure e controli, richiede anche una spesa sanitaria di 30-40.000 euro annui o costa di meno un lavoratore con 25-30 anni di contribuzione che diventi un part timer od un pensionato e che, però, se la cava da solo ed incide molto meno sulla spesa sanitaria?
E, soprattutto, è questa una domanda lecita in una nazione come l’Italia, dove abbiamo circa un centinaio di parlamentari che arrivano dal settore sanitario ed un altro tanto dagli apparati locali di partito?

Di questo dovrebbero scrivere e raccontare – a proposito di invalidità e lavoro – i nostri quotidiani, non (solo) dei soliti tremila furbi che si annidano in tutte le categorie umane.

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Rapporto FIEG: la fotografia di uno spreco

19 Apr

Secondo il rapporto della Federazione degli editori di giornali per il 2009-2011, i lettori dei quotidiani on line sono cresciuti.
Per l’esattezza, secondo il rapporto Fieg, “tra il 2009 e il 2011 il numero complessivo di utenti attivi sul web in un giorno medio è passato da 10,4 a 13,1 milioni, con un aumento del 26%. La percentuale dei lettori dei quotidiani online sul totale degli utenti web, nel giorno medio, nel 2011 è del 46,8%, mentre nel 2009 era del 38,3%. Verosimilmente nel 2012 supererà la soglia del 50%”.

Dunque, i lettori dei quotidiani on line nel 2011 sono cresciuti dell’1,8% e non che “il numero degli utenti di siti delle testate, in un giorno medio, è cresciuto del 50%, passando da 4 a 6 milioni di individui”, come qualcuno è riuscito a scrivere. Piuttosto, il 50% è riferito agli utenti on line, la cui metà, quando si connette, va anche a sfogliare un quotidiano on line.

Un documento tutto da leggere ed approfondire quello della FIEG, dove scopriamo, a pagina 29 che, nei quotidiani a grande tiratura, il costo del lavoro dipendente per addetto è di 101,355 Euro. Praticamente il doppio di quello delle piccole testate locali: principi e peones …

La diffusione dei settimanali per “giovani” è mediamente di 40.385 copie alla settimana. Sostanzialmente, il traffico settimanale di un qualunque sito per adolescenti che si rispetti, ma senza i costi e l’inquinamento della carta stampata.

Un periodico mensile ha venduto come media giornaliera  di 137 copie nel 2008, 127 copie nel 2009 e 118 copie nel 2010. I peridici di Attualità/Pol. Economica, nel 2010, hanno diffuso, in totale, solo 433.000 copie (-23% rispetto al 2009). 1300 copie al giorno totali (diffuse e non necessariamente vendute), mentre un blog che si rispetti ha almeno 2-300 passaggi effettivi al giorno.

Sempre restando ai periodici mensili, se ne stampano circa 17 milioni di copie per venderne solo il 60% (circa 10 milioni). Il restante è tutto inquinamento, dallo spreco di cellulosa, alle cartiere ed alle tipografie, al trasporto su gomma, alla risbiancatura delle copie invendute per il riciclaggio.

La quantità di carta consumatata in un anno è nell’ordine delle 5-6.000 tonnellate annue, se parliamo solo delle 56 aziende editrici dei maggiori quotidiani. Nel 2010, il “consumo apparente” è stato di circa 800.000 tonnellate di carta, quasi del tutto d’importazione.

La Repubblica – volendo fare un esempio rappresentativo – ha ottenuto, nel 2011, i passaggi di 1.383.515 utenti unici su 11.976 pagine pubblicate in un giorno medio. Circa 130 Utenti Web per pagine viste: una quantità ampiamente paragonabile a quanto raccoglie un blogger “storico” od un aggregatore, se non inferiore.

Dai citati dati Istat (Cittadini e nuova tecnologia. 20 dicembre 2011), il 51% degli utilizzatori usa internet anche per leggere giornali, riviste, news. E tra le “news, vanno evidentemente inclusi i blogger, visto quello che gira su Facebook, ed è possibile che almeno un terzo di quel 51% sia da attribuirsi a loro.

Secondo il Censis, il totale delle persone “estranee ai mezzi di stampa” supera il 45%, mentre solo la metà dei lettori di giornali usa anche internet. Ecco spiegato il caos dell’opinone pubblica italiana ed il ruolo giocato dall’editoria nel sostegno a Mario Monti.

Al Sud si vende quasi la metà dei quotidiani del Nord (92) e del Centro (84), mentre i dati relativi all’acculturamento della popolazione sono omogenei o comunque non spiegano questo rapporto, anche includendo i fattori di depressione socio-economica. Evidentemente, è una questione di contenuti, non a caso in Campania si registra il dato in assoluto peggiore: 36 copie ogni 1000 abitanti.

Considerato che in Italia esiste un monopolio televisivo RAI-Mediaset, è davvero allarmante che il 55,9 % della pubblicità vada alle televisioni, mentre solo il 15,4% ai quotidiani ed il 9,3% ai poco letti periodici, la radio “resiste” con il 7,1% ed Internet avanza con il 14,6%. L’allarme è “speciale”, se parliamo della televisione di Stato, la RAI, che opera come una televisione commerciale in un sistema diffuso di aziende a partecipazione pubblica.

In soldoni, la RAI incassa pubblicità per circa 1 miliardo di  Euro annui, ai giornali arrivano 2 miliardi, a Mediaset oltre 2,5 miliardi. Basterebbe avere meno interruzioni pubblicitarie o meno canali per editore o, meglio, una televisione di Stato non commerciale per ovviare al problema.

In termini di sudditanza dell’informazione rispetto ai “mercati”, è significativo che i ricavi editoriali si dividano 50-50 tra vendite ed introiti pubblicitari. E’ dunque interesse vitale di chi ci informa, promuovere abitudini e stili di vita consumistici.

I giornalisti occupati in quotidiani (5000), periodici (4000) e agenzie di stampa (1000) sono circa 10.000, meno dei presidi delle scuole o dei notai. Una vera casta, se consideriamo sia cosa serve per entrare nell’Ordine sia , soprattutto, che i poligrafici della carta stampata (operai ed impiegati) sono in tutto quattro gatti (5.569).

A quanto ammontino i contributi pubblici per la carta stampata non ho trovato traccia e, ricercando in rete, poco o nulla.

D’altra parte, la FIEG era presieduta, fino a pochi mesi fa, da quel sottosegretario del Governo Monti, Malinconico Scandenberg, dimessosi recentemente per uno scandalo. Come anche, la FIEG rappresenta la stampa italiana, quella che scende – ben coadiuvata dalle nostre televisioni – sempre di più nelle classifiche mondiali per la qualità dell’informazione. Non c’era da aspettarsi una gran trasparenza.

Basti sapere che, nel 2003, Liberazione incassò 3.718.490,08 € di contributi, La Padania 4.028.363,80 €, Rinascita 907.314,84 €, Il secolo d’Italia 3.098.741,40 €, Il Sole che ride 1.020.390,93 €, L’Unità 6.817.231,05 €. (fonti varie)

Forse un miliardo di Euro all’anno in totale, forse di più, visto che Beppe Lopez, in libro del 2007, denunciava che “la parte più cospicua delle provvidenze se ne va in “contributi indiretti”: agevolazioni postali (228 milioni nel 2004), rimborsi per l’acquisto della carta (per fortuna aboliti nel 2005), agevolazioni telefoniche, elettriche, ecc. Contributi che premiano in particolare i grandi gruppi editoriali con molte testate, alte tirature e ampi organici.”

Come aspettarsi un’opinione pubblica informata e consapevole dinanzi ad una storia così? Perchè continuare a buttare carta ed a sprecare risorse industriali (la pubblicità) se le cose stanno così? Perchè spendere uno o due miliardi di Euro, presi dalle vuote casse dello Stato italiano, per finanziare fogli che nessuno legge?

Perchè arricchire l’ennesima casta, discriminando i blogger con un Ordine dei Giornalisti che non ha mai funzionato (vedi caso Emilio Fede), mentre la gente legge su internet e non si fida più di nessuno? Perchè la RAI, televisione commerciale di Stato? E come mai Mediaset, che ha tutti i paramtri per essere definita prevalente, se non monopolista almeno per quanto riguarda i privati?

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Val di Susa fuori controllo

29 Feb

Una troupe di H24 del Corriere Tv è stata aggredita in Valsusa dopo aver documentato in video le pesanti provocazioni di un militante No Tav ad un carabiniere.


Una quarantina di militanti No Tav ha bloccato, spintonato e malmenato i tre operatori, dopo di che ha danneggiato le attrezzature ed il pick up attrezzato per la trasmissione satellitare, al quale sono state anche sgonfiate le gomme.

Ciò non bastante, gli aggressori hanno derubato i ragazzi della troupe dei documenti, degli smartphone e delle chiavi del pick up.

Dopo l’episodio di ieri, in cui un matto – cos’altro mai – si è arrampicato su un traliccio dell’alta tensione minacciando di buttarsi senza che nessuno lo fermasse, anche questo atto squadrista dimostra come la Val di Susa sia ormai una terra di nessuno, dove si aggrediscono giornalisti e, soprattutto, si prendono loro documenti e rubriche telefoniche, ovvero si entra profondamente nella loro privacy …

Visto quanto succede alla libera stampa, resta un mistero il perchè il ministro degli Interni, Annamaria Cancellieri pensi «che con il dialogo si possano risolvere molti problemi». Dovrebbe sapere che è con il dialogo che in 5 anni non si è fatto un metro e che non è pensabile che un’azione squadrista ed intimidatoria verso dei reporter possa passare sotto silenzio solo perchè i tre ragazzi, intimiditi, hanno minimizzato la denuncia …

Come anche ministri e giornali dovrebbero sapere che i Verdi europei appoggiano le TAV, dato che abbattono il traffico su gomma …

Detto questo non proviamo neanche a chiederci perchè da Torino partano tante bandiere rosse in “soccorso della Val di Susa” oppure perchè si debba a forza dialogare con chi urla, spinge e non ragiona.

Tra l’altro, non si comprende davvero perchè protestino per le tonnellate di polveri sottili ed il traffico in Val di Susa, che coinvolge 30.000 persone, e non, viceversa, “a casa loro”, ovvero per lo smog e la paralisi in cui vivono milioni di persone nelle nostre città.

Aggiunto che il maggiore appoggio agli ambientalisti susini arriva dai metalmeccanici delle fabbriche d’auto, di cosa vogliamo parlare?

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Il codice del silenzio

24 Gen

Queste notizie mi sembra non abbiano trovato spazio sulle prime pagine on line dei quotidiani del Nord: La Stampa, Corrriere, Il Giornale.

“Una talpa di alto livello per il boss dei Casalesi”
http://napoli.repubblica.it/cronaca/2011/01/24/news/zagaria_i_sospetti_del_procuratore_qualcuno_protegge_il_superboss-11576048/

“Lega e Berlusconi censurano Saviano”
http://www.leggo.it/articolo.php?id=102311
http://www.ilmattino.it/articolo.php?id=135859&sez=SPETTACOLO

“Il caso immondizia a Napoli è ancora tutto da risolvere”
http://www.ilmattino.it/articolo.php?id=135848&sez=CAMPANIA
http://www.ilmattino.it/articolo.php?id=135896&sez=NAPOLI

“Le Camorre avviano una nuova sanguinaria guerra?”
http://www.ilmattino.it/articolo.php?id=135847&sez=NAPOLI
http://www.ilmattino.it/articolo.php?id=135851&sez=NAPOLI

Storie analoghe si registrano per la Sicilia e la Calabria e, ricordiamolo, nelle tre regioni muoiono ogni anno da 30 anni 5000 persone per fatti di mafia.
Le notizie si riferiscono tutte ad un deficit di democrazia che stravolge le vite quasi quindici milioni di cittadini italiani.

Dovrebbero essere notizie di rilevanza nazionale ed invece restano ai margini dell’informazione.

TAV ? Si grazie !

1 Apr

Quanti TIR in meno attraverseranno l’Europa e la Val Padana, con la costruzione della TAV Ucraina-Spagna? Una enormità.
Altrettanto enorme sarà la quantità di CO2 e di polveri emessa e  respirata da 10-15 milioni di Italiani al Nord. Come è enorme il costo del blocco del cantiere allo Stato in penali, mutui e noleggi.

Spero, dunque, che il sostegno ai 30mila valligiani lo stiano offrendo immigrati kazaki che svernano alle Maldive … ma temo che come al solito siano Italiani.
Infatti nessuno ci ha finora spiegato che le TAV sono una priorità ambientale dell’Europa (si, proprio quella dei Verdi) e che probabilmente andranno a nucleare.

Pensa te cosa vuol dire ad essere il popolo che “non conosce l’inglese e usa poco internet”, ti rigirano (o raggirano ?) come un calzino.