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Edilizia Residenziale Pubblica: uno spreco da almeno 30 miliardi di Euro

20 Ago

Secondo quanto riportato da La Stampa, “l’Edilizia Residenziale Pubblica può contare su un patrimonio valutabile fra i 50 ed i 150 miliardi” e “la parte dell’Edilizia Residenziale Pubblica che ha perso le finalità sociali per cui era stata realizzata, circa il 60% del totale.”

Questo significa che, solo dalla vendita delle case popolari affittate a persone che non ne avrebbero più la “necessità sociale”, potremmo racimolare dai 30 ai 90 miliardi di Euro, ovvero coprire  buona parte se non tutta, la manovra che dovrà recuperare 80 miliardi in 3 anni.

Un’operazione finanziaria che sarebbe risolutiva, specie se  aggiunta alla patrimoniale fissa, all’abolizione delle pensioni di anzianità, alla messa in busta paga dei TFR ed all’abolizione delle Provincie, come propone da molto tempo questo blog.

Un atto di equità e giustizia verso i contribuenti e di liberazione di risorse attualmente sprecate.

Cosa stiamo aspettando?

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Il Parlamento Italiano e la black list degli indagati

28 Lug

Una lista di 84 parlamentari inquisiti (o condannati) sta girando sulla rete da giorni ed anche La Repubblica l’ha pubblicata.
Un elenco che dice tutto e non dice nulla, che mette insieme reati legati alla concussione, la corruzione e la mafia con quelli “fisiologici” della politica, come il danno all’erario o la resistenza ad un pubblico ufficiale, se non, ahimè, la banda armata.

Una sorta di classifica dell’orrore, in cui, però, non si tiene conto che in Italia, 20 anni fa, è venuto a galla che i partiti, non i singoli politici, si erano ben organizzati per introitare fondi e spartirseli.

La lista pubblicata da Repubblica non rappresenterebbe, dunque, un dato oggettivo sulla “salute” dei partiti, che potrebbero operare tramite portaborse ad esempio, ma ci offre, comunque, uno spaccato del Parlamento inquietante, visto che i dati sui “nostri” inquisiti raccontano, quantomeno, come “loro” siano ben diversi dal gran parte del popolo italiano.

Infatti, i reati “preferiti” da un non irrilevante gruppo di nostri parlamentari sono quelli finanziari (10,7%), quelli di falso o favoreggiamento (14,2%), di abuso d’ufficio (8,3%), di corruzione/concussione (28,6%), di violazione delle norme sui partiti (7,1%), di vicinioreità alla mafia o alla camorra (7,1%).

Nella sostanza, almeno un parlamentare italiano su 39 ha avuto rapporti con la giustizia per fatti di corruzione o concussione, uno ogni 79 ha dichiarato per falso o favoreggiamento, uno su cento per reati finanziari, uno ogni 150 circa per abusi o rapporti con la mafia o la camorra. Circa il 9% degli attuali parlamentari è stato indagato o condannato per reati spesso antitetici all’opportunità di candidarli.

Considerato che la media nazionale degli indagati o condannati penalmente, è molto, ma molto più bassa, specie se consideriamo il tipo di reati  di cui parliamo, dovremmo chiederci, noi cittadini, se siamo realmente rappresentati.

Bersani, il PD e il fango che sale

27 Lug

Bersani attacca magistrati e giornalisti: “macchina del fango contro il PD”, ma, a leggere i giornali, l’unico fango sembra essere quello in cui il Partito Democratico si ritrova a galleggiare, dopo averlo creato, vistoche l’azione deimagistrati appare più che legittima.

Le notizie che arrivano, senza particolare scandalismo, se le confrontiamo con quelle che solitamente leggiamo, raccontano di un network di corrotti che sembra operare su base associativa e travalicando i limiti territoriali dell’appalto o della fornitura, con estensioni su tutto il territorio nazionale. (vedi scheda alla fine)

In un caso del genere, qualunque organizzazione si sentirebbe in dovere di verificare internamente, allontanando i funzionari sospetti, sia per fugare ogni dubbio sull’organizzazione stessa sia per evitare infiltrazioni criminali e prevenire comportamenti illeciti dei propri dipendenti o associati sia, soprattutto, per non essere ritenuta responsabile.

Infatti, la gravità dei reati ipotizzati nelle inchieste contro diversi politici del Partito Democratico (vedi il caso Penati di Milano) consiste nella possibilità che il reato associativo si sia realizzato tra le mura del partito e delle sue propaggini storiche. Cosa ben diversa dalla corruttela che coinvolge uomini del PdL, svoltasi entro le “mura amiche” di lobbies e comitati d’affari.

E, d’altra parte, questa sarebbe la seconda volta in 20 anni che dei funzionari del partito (ieri Greganti, oggi, eventualmente, Penati &co.) si trovano coinvolti in operazioni tangentizie enormi senza che il partito non ne abbia avuto nessun sentore.

Non è un caso che Bersani chieda  al Partito Democratico un “codice etico”, pur ribadendo che «è totalmente estraneo a tutte le vicende di cronaca di cui si parla».

Peccato che sia la mastodontica macchina elettorale ed immobiliare, ereditata dal partito comunista, non dovrebbe esistere in una democrazia reale ed in un sistema di mercato: nessun finanziamento pubblico dei partiti potrebbe sobbarcarsi un costo del genere.

Non a caso l’On. Paolo Guzzanti scrive: “il Pd, non essendo nato ieri ma molti decenni fa, sia pure nascosto da una selva di sigle, prima di somministrare ricette dovrebbe dimostrare di essere sano. E Bersani stesso ammette nella sua lettera che così non è.”

 

Scheda: il PDgate in 4 stralci

Del resto – ha concluso l’imprenditore (Di Caterina) – io avevo vantaggi dall’operazione in quanto mi proteggevano da Atm, mi hanno fatto entrare nel Consorzio trasporti (pubblici di Sesto San Giovanni) e mi hanno consentito di partecipare a operazioni per me lucrose.

Si è trattato di pagamenti in cambio di favori e quindi ora io attendo la restituzione”. (La Repubblica)

“La pista del denaro è lunga più o meno duecento chilometri. Parte da Sesto San Giovanni e scende fino all’Emilia, per poi sparire in un mistero di carte e operazioni finanziarie sospette. Ci sono quei finanziamenti per 100 milioni di lire che nel 2000 dall’imprenditore Piero Di Caterina arrivano a Botteghe Oscure” e “altri due milioni e mezzo di euro, nel 2002, sono finiti a due società emiliane come pagamento per prestazioni di dubbia natura.

L’ipotesi della Procura è che quei soldi siano stati destinati al finanziamento della politica.” (Il Giornale)

“Il “sistema Sesto” è un po’ come il vaso di Pandora: ovunque ti giri, spuntano tangenti. Non tutte chiare, non tutte destinate all’ex sindaco di Sesto San Giovanni Filippo Penati e soprattutto non tutte servite per finanziare le attività politiche dei Ds tra la provincia e Milano.
Ad esempio, “il versamento di quei famosi 2 milioni e 400 mila euro alle due piccole società di consulenza di Modena e Ravenna. Che fine hanno fatto quei soldi? A chi erano destinati veramente? Il sospetto degli investigatori, anche in questo caso, è che si sia trattato di un pagamento per i vertici nazionali del partito di Penati dell’epoca, ovvero i Ds.” (La Stampa)

“Infine il caso Penati, il più scabroso per Bersani, poiché ne era il braccio destro.

La pietra dello scandalo è la spericolata operazione con cui la Provincia di Milano guidata da Penati comprò azioni di una società autostradale, peraltro già a maggioranza di capitale pubblico, … frutto dell’ipertrofia, se non peggio, di una politica che invece di privatizzare acquista fette di aziende, gioca a Monopoli e fa scambi impropri con le imprese usando il denaro dei contribuenti?” (Corsera)

Processo breve, processo ingiusto

31 Mar

L’Italia è un paese dove una causa fallimentare dura più di un decennio ed un recupero crediti, se va bene, qualche anno. Una banale lite od un contenzioso lavorativo si attestano su poco più di un quinquennio. Praticamente impossibile contestare  multe, balzelli e tributi errati od inesatti a causa delle lungaggini procedurali.

Cause civili e non penali, come quelle a cui si applicheranno le norme sul processo breve.

E’ evidente che quelle che il governo Berlusconi sta facendo approvare di tutta fretta non sono leggi utili agli italiani onesti e neanche a quelli moderatamente disonesti, ma “penalmente non rilevanti”.

Il processo breve serve solo ad evitare lo svolgimento dei processi per i politici, i funzionari e gli imprenditori coinvolti in fatti di corruzione e concussione, reati ambientali e societari, l’appropriazione indebita e le truffe, che, tra l’altro, sono fatti che si possono acclarare solo dopo un lungo monitoraggio.

Un totale di poche decine di migliaia di persone che, grazie al combinato prescrizione-processo breve, potranno restare al loro posto, continuando a compiere le nefandezze che intercettazioni e filmati comprovano, grazie ad un cavillo od una negligenza che hanno allungato i tempi del processo.

Quale governo e quale parlamento approverebbero mai una legge che  agevola chi dilapida il denaro pubblico, chi defrauda pensionati e sprovveduti o svena le aziende, chi avvelena l’ambiente od evade le tasse?