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Francia vs. Italia, cosa c’è di vero?

7 Apr

Silvio Berlusconi ha firmato il decreto, faticosamente concordato con la Tunisia, che prevede il rilascio di un «permesso di soggiorno temporaneo per protezione umanitaria» ai circa 26mila immigrati arrivati da gennaio ad oggi.

Secondo il nostro governo il documento consentirà loro di lasciare l’Italia, secondo la Francia “assolutamente no”.

Mentre Maroni tuona “Francia ostile!”,  il ministère de l’Intérieur, de l’Outre-mer, des Collectivités territoriales et de l’Immigration si limita a mandare una circolare e qui viene il bello.

La circolare francese (la trovate cliccando qui) dice molto chiaramente, tra le condizioni di regolarità per l’ingresso in Francia, che è escluso il ” permesso di soggiorno temporaneo per richiesta silo politico ai sensi della Convenzione di Dublino”.

Andando a cercare (lo trovate cliccando qui) cosa riporta il Ministero degli Interni possiamo leggere che “al richiedente asilo viene rilasciato un permesso di soggiorno temporaneo, recante la dicitura “Convenzione di Dublino 15.6.1990”, che lo autorizza alla permanenza sul territorio nazionale per un mese e può essere prorogato fino a quando non verrà accertata la competenza dell’Italia all’esame della domanda di riconoscimento.”

I tunisini che accogliamo come richiedenti asilo ed ai quali diamo un permesso di soggiorno temporaneo possono solo “permanere sul territorio nazionale”, questo è quanto prevedono gli accordi di Dublino, la legge francese, il ministero diretto da Maroni.

Troppo facile addebitare ai cugini d’oltralpe il fallimento del “partito del fare” in politica estera ed energetica come in quelle sociali e dei flussi migratori e della sicurezza pubblica …

Bastava dare a quei tunisini un regolare permesso di soggiorno, per 6 mesi, e questo gli avrebbe consentito di recarsi, prima o poi, in Francia o Svezia, o chissadove. Ma come spiegarlo agli elettori della Lega dopo aver lapidato il tutto con un “fora de ball”?

“Sindaci sceriffi”, addio

7 Apr

E’ durata poco più di due anni l’epopea dei “sindaci sceriffi”, nati con una legge voluta dalla Lega e da Silvio Berlusconi nel 2008.

La Corte Costituzionale ha dichiarato illegittimi gli ampi poteri concessi ai sindaci dal cosiddetto “pacchetto sicurezza”, fortemente voluto da Maroni, Zaia, Alemanno, Cota.

La Consulta ha, infatti, acclarato l’incostituzionalità dei provvedimenti “a contenuto normativo ed efficacia a tempo indeterminato” e, comunque, che non rispondano al criterio di “contingibilità e urgenza”.

Questa sentenza è un duro colpo al “federalismo municipale”, così come formulato da Calderoli, ed a quanti prefiguravano la cancellazione delle Prefetture e la nascita di polizie locali.
Ma non solo.

La sentenza della Suprema Corte va ad aggiungersi a quelle, recenti, che hanno confermato l’illegittimità del reato di clandestinità e riconosciuto la non punibilità dell’immigrato in stato di indigenza.
Una “politica del fare” a dir poco fallimentare, messo anche in conto che procure, preture e tribunali regionali hanno seppellito la Gelmini sotto una montagna di condanne e di conseguenti “ulteriori spese per l’erario”.

Una Lega ed un governo Berlusconi che in 3 anni hanno collezionato una mole senza precedenti di sentenze avverse, non per una “antipatia dei giudici”, ma per sonore violazioni di diritti essenziali di disabili, indigenti, bambini, lavoratori, malati.

Che non si tratti della “solita” guerra tra palazzi trova la sua conferma nel fatto che, a ben vedere, quella che ne esce sconfitta è la strategia tremontiana dei tagli e degli imperativi che costringono a buone pratiche.

E’, viceversa, sempre più evidente che solo il risanamento e l’innovazione della Pubblica Amministrazione possono consentire economie, ridare centralità ai legittimi poteri e dare sicurezza di un futuro ai cittadini.

Legittimo impedimento: una legge illegittima

13 Gen

La Consulta della Corte Costituzionale avrebbe in parte bocciato le norme sul legittimo impedimento, che il governo aveva varato per mettere Berlusconi al riparo dai suoi troppi processi, tra cui quelli inerenti i casi Mills, Mediaset e Mediatrade.

Resta, dunque, affidata al giudice la valutazione del “legittimo impedimento” tra esigenze della giurisdizione, esercizio del diritto di difesa, tutela della funzione di governo e leale collaborazione tra poteri.

La suprema corte ha anche escluso ogni automatismo, nell’ambito dell’elenco di attivita’ indicate come impedimento per premier e ministri, lasciando al giudice la valutazione della differibilita’ dell’udienza per concomitanza di impegni istituzionali.

Sono confermati, dunque, i dubbi di seria incostituzionalità sul provvedimento di legge, per altro approvato in Parlamento e firmato dal Presidente della Repubblica.
Non è la prima volta, nel corso di questa legislatura, che la Magistratura si ritrovi a dover contraddire norme predisposte dal Governo e firmate dal Presidente, magistrato ante litteram, senza apparentemente batter ciglio a fronte di veementi proteste parlamentari e popolari.

Adesso, finalmente, sappiamo con certezza che alcune norme sul legittimo impedimento non andavano firmate perchè non costituzionali

… speriamo non accada di nuovo.