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Nascerà il “nuovo” PdL di Angelino Alfano?

21 Ago

Angelino Alfano è segretario del Popolo delle libertà, indicato da Silvio Berlusconi e non dal partito stesso o dalla base, ammesso che ne esista una.
Intervistato da Lucia Annunziata su La Stampa, ha ben chiarito quali siano i rapporti interni al partito.

“Sapevo che il mio compito sarebbe stato quello di trovare un punto di convergenza”.
Quale sarebbe, dunque, il livello di “divergenza” nel partito e come misurarlo, visto che nel PdL non si vota praticamente mai?

“Ognuno di noi nella vita deve qualcosa a qualcuno e nessuno si può sottrarre a questa regola. Nel mio caso, il qualcuno è Berlusconi cui devo ben più di qualcosa”.
Parole che evocano concetti del tutto antidemocratici, come “cooptazione”, “delfinato”, “investitura”, eccetera.

“Il passaggio da un partito carismatico in mano a coordinatori ad un segretario è stato possibile perché il Titolare del Carisma ha favorito questo processo. Il Carisma rimane in mano a lui”
Il PdL, dunque, resta un partito carismatico e questo carisma è nelle mani di un uomo, Silvio Berlusconi, che, quantomeno per motivi d’età anagrafica, sta per uscire di scena?

“Non possiamo permetterci come partito di essere una caserma”.
Una conferma della scarsa democrazia interna al partito in questi 15 anni di gestione dei Coordinatori ed una conferma che l’insofferenza di Gianfranco Fini fu percepita come un ammutinamento?

“Fini è un leader che si è caratterizzato soprattutto per la sua azione contro Berlusconi”.
A dire il vero, Gianfranco Fini manifestò, un anno e passa fa, insofferenza per il codazzo di coordinatori di partito, per le notti del bunga bunga, per la scarsezza di interventi in piena crisi, per lo storno di rilevanti risorse destinate al Sud.

Tramonta Berlusconi, dunque, ma resta il Berlusconismo ed il “portabandiera”, a quanto pare, è davvero Angelino Alfano. Vedremo se i suoi compagni di partito lo seguiranno.

Per ora prendiamo nota che una parte di loro non verrà rieletta e che molti sono di una certa età …

Angelino Alfano: quali margini di manovra?

21 Ago

Angelino Alfano, nuovo leader del PdL, sta lavorando tenere in piedi questo goveno, che oltre l’80% degli italiani, secondo le statistiche di La Stampa, non ritiene adeguato alla situazione.
Intervistato da Lucia Annunziata su La Stampa, ha ben chiarito quali siano le posizioni del suo partito.

“La riduzione dei tagli agli enti locali può essere bilanciata da un intervento sulla riforma delle pensioni”, cosa che potrebbe equivalere ad un mantenimento dei costi della politica (appalti e servizi esternalizzati) a carico dell’età pensionabile, dei TFR e delle pensioni.

“A noi del Pdl le nuove tasse procurano l’orticaria”, come se i servizi pubblici e le infrastrutture si creassero dal nulla …

“La Iva è di sicuro una tassa. Su questo tema bisognerà essere concreti e poco ideologici” … vincerà l’orticaria od il buon senso?

“Il mio primo incarico è stata la Commissione Bilancio per sette anni”, … e abbiamo tutti sotto gli occhi come sia aumentato il debito ed il deficit. Inoltre, il suo primo provvedimento come neoministro della Giustizia, il cosiddetto “Lodo Alfano”, è poi stato dichiarato illegittima dalla Corte Costituzionale.

“La famiglia è un tema centrale, tutelando la famiglia possiamo rendere ancor più equa la manovra”, belle parole che si traducono come meno interventi per i giovani, disoccupati e, dunque, poco inclini a prolificare, meno interventi per gli anziani, che (soprav)vivono di pensione, e meno interventi per investimenti ed infrastrutture, ovvero per il Sud.

“Sulle dismissioni di immobili dello Stato non si tratta di un intervento strutturale, ma di una una tantum”, che è un’idea molto rassicurante che quegli inquilini di case popolari (magari di epoca fascista in centro città), ormai lì da generazioni ad equo (per loro) canone.

“Negli anni ci sarà uno spegnimento progressivo di quelli che ora appaiono grandi casi, come la P3 e la P4” … insabbiamento tramite leggi ad hoc, come per Tangentopoli, colpo di spugna, come per la P2, o cos’altro?

Questo è quello che passa il governo.

Edilizia Residenziale Pubblica: uno spreco da almeno 30 miliardi di Euro

20 Ago

Secondo quanto riportato da La Stampa, “l’Edilizia Residenziale Pubblica può contare su un patrimonio valutabile fra i 50 ed i 150 miliardi” e “la parte dell’Edilizia Residenziale Pubblica che ha perso le finalità sociali per cui era stata realizzata, circa il 60% del totale.”

Questo significa che, solo dalla vendita delle case popolari affittate a persone che non ne avrebbero più la “necessità sociale”, potremmo racimolare dai 30 ai 90 miliardi di Euro, ovvero coprire  buona parte se non tutta, la manovra che dovrà recuperare 80 miliardi in 3 anni.

Un’operazione finanziaria che sarebbe risolutiva, specie se  aggiunta alla patrimoniale fissa, all’abolizione delle pensioni di anzianità, alla messa in busta paga dei TFR ed all’abolizione delle Provincie, come propone da molto tempo questo blog.

Un atto di equità e giustizia verso i contribuenti e di liberazione di risorse attualmente sprecate.

Cosa stiamo aspettando?

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Il default di Obama incombe sugli USA

26 Lug

Stamane, RAINews raccontava agli italiani di un presidente “buono”, Barak Obama, che vuole più tasse per i ricchi e dei Repubblicani “cattivi, che chiedono meno aiuti ai poveri.

Praticamente, la politica economica USA raccontata a gli italiani come se fossimo a Nottingham con lo Sheriffo e Robin Hood in lite: questo è il servizio pubblico che paghiamo.

Andrebbe ricordato, viceversa, ai cittadini telespettatori che Obama era stato eletto per le sue promesse di riforma elettorale, di estensione dei diritti agli ispanici, di intervento statale sulle infrastrutture, di vigilanza sugli “squali” della finanza.

Di tutto questo, come sappiamo e/o dovremmo sapere, non è accaduto nulla. La sanità è stata bloccata dagli stessi democratici del Congresso, degli ispanici neanche se ne parla, del grande piano di manutenzione neanche l’ombra e, soprattutto, gli aiuti alla finanza voluti proprio da Mr President.

A questo aggiungiamo, la incerta politica afgana, con promesse di ritiro mai avvenute, le sommosse nordafricane del tutto inattese, i bombardamenti in Libia con i Patriot mentre l’Europa e gli Arabi protestano, l’inconcludente politica in Medio Oriente, l’incapacità di fronteggiare il predominio cinese.

L’unico goal di Obama è stato il salvataggio di Detroit (il suo bacino elettorale d’origine), ma anche in questo caso il merito non è suo ma di Marchionne.

Adesso, siamo alla minaccia di default se il Congresso, cioè il Parlamento, non approverà l’ennesimo dissanguamento delle esauste finanze USA per sostenere un welfare che riguarderà i ceti medi (che votano) e non i veri poveri (che non votano).

Cosa dovrebbe raccontarci la RAI?

Che Obama appoggia il leader democratico Reid (compagno di partito di Obama) che chiede, addirittura, 2.700 miliardi di tagli alle spese, mentre il leader repubblicano Boehner si oppone as ulteriori aumenti alle tasse e propone tagli per 1.200 miliardi di dollari.

Dov’è la differenza? Obama-Reid vorrebebro aumentare le tasse per portare il tetto del mentre Boehner vuole bloccare il debito complessivo al di sotto dei 15.000 miliardi di dollari, mentre il presidente spinge per incrementarlo oltre i 16.500 miliardi, in modo da “liberarsi del problema fino alle elezioni, senza toccare programmi sociali cari alla sua base.” (La Stampa)

Come andrà a finire?

«Con ogni probabilità un compromesso politico dell’ultimo minuto eviterà il default ma lascerà il rating in una posizione estremamente vulnerabile», ha detto Mohamed el-Erian, amministratore delegato di Pimco, il più grande fondo obbligazionario del mondo con oltre 1.000 miliardi di dollari in gestione. intervistato da Bloomberg.  (Sole24Ore)

Gianfranco Fini e l’assordante silenzio dei media

21 Lug

Nel marasma generale che attraversa il paese, pochi ricordano che esiste anche Futuro e Libertà e, se questo accade, è per spettegolare sui fatti familiari o per rammentarne le origini fasciste.

Nessuno ricorda che Fini ed i suoi lasciarono il partito a causa del chiacchierato stile di vita berlusconiano e dell’inazione governativa dinanzi alla crisi ed ai problemi strutturali del paese. Quanto al “fascismo”, prendiamo atto che nel PD, pur avendo abiurato il comunismo, continuano a chiamarsi compagni e che Fini è stato ricevuto in Israele con chiara cordialità, mentre per D’Alema ricordiamo come è andata …

Un conto sono le trame da salotto ed i mal di pancia del popolo-bue, un altro le contingenze storiche, sociali e d economiche. Ambedue contribuiscono al verificarsi dei noti “corsi e ricorsi”, ma i primi sono eventi casuali che attivano altri eventi, i secondi sono cause strutturali e congiunturali.

E’ evidente che la “scomparsa” di FLi dipenda, anche e soprattutto, da un gioco mediatico, dove Mediaset berlusconiana e RAI partitocratica possono permettersi di oscurare un partito che ha in parlamento lo stesso peso dell’UdC di Casini così in voga.

E’ altrettanto evidente che l’ostracismo che gli altri partiti mostrano verso FLi sia dovuto al fatto che lo “strappo di Fini” abbia violato le regole consociative della Casta, mettendo a rischio la longevità delle poltrone e la dinamica “governo impotente – opposizione sterile” così cara ai Trasformisti.

Eppure, tra le poche certezze che abbiamo in questo avvio di III Millennio c’è che:

  1. l’Italia non è più cementificabile ed è ridotta ad uno sconcio
  2. i mercati finanziari ed il sistema euro-dollaro non sono più in grado di sostenere le nostre scelleratezze, visto che rappresentiamo 1/4 dell’intero debito pubblico europeo
  3. il valore della produzione agricola cresce nel mondo e non possiamo più permetterci di affossare il Sud per sostenere l’agroalimentare (cooperativo) del centronord
  4. la strutturazione della pubblica opinione tramite i media televisivi e telematici è diversa da quella dell’epoca dei giornali, delle radio e dei comizi e non possiamo permetterci un sistema di informazione della pubblica opinione che somigli ad un continuo comizio

Dunque, il partito dei palazzinari e delle opere pubbliche non dovrebbe avere più mucche da mungere, come quello delle quote latte, delle coop e delle onlus, e  la comunicazione politica ed istituzionale (RAI inclusa) deve rientrare nei limiti e nella correttezza che la caratterizzano negli altri paesi democratici.

Fini, Bocchino e Della Vedova questo l’avevano capito ed hanno agito di conseguenza, tanti altri parlamentari, gli editori e molti italiani no: credono ancora nel partito trasversale del mattone, del sussidio e dello sgravio.

Intanto, i mercati incalzano.

Brandelli di governo

21 Lug

Ieri, la Camera votava l’autorizzazione a procedere per Alfonso Papa (PdL), presunto lobbista e corruttore, mentre, quasi in simultanea, il Senato la negava per Alberto Tedesco (PD), indagato anche lui per reati di corruzione.

Due pesi e due misure? E’ evidente, specialmente se consideriamo che la stessa Camera, un anno e mezzo prima, non concedeva la stessa autorizzazione per Nicola Cosentino, sottosegretario di governo e parente acquisito di diversi camorristi, su richiesta della Direzione Antimafia, nonostante la Corte di Cassazione avesse confermato le misure cautelari a carico di Cosentino.

Dunque, non illudiamoci: l’eccezionale istanza di legalità che ha spinto i deputati ad autorizzare le richieste della magistratura è, piuttosto, l’effetto di un patto trasversale, finalizzato a mettere fuori gioco il PdL di Berlusconi ed a favorirne la trasmigrazione verso l’UdC e la Lega.

D’altra parte, sono i volti ed i nomi dei “moderati” Maroni e Casini a mostrarsi sempre più spesso nei commenti e nei servizi d’approfondimento: la voglia di un governo tecnico con Tremonti per votare entro novembre del 2012 è forte, anzi fortissima.

Se così non fosse, ci toccherebbe, nella primavera del 2013, andare a votare in successione, mentre c’è da eleggere il Presidente della Repubblica, per il Parlamento europeo, per quello italiano e per governi locali di primo piano, come Roma ad esempio.

Sarebbe follia andare a votare in quelle condizioni, con Lega, UdC, PD e IdV arroccati sulle poltrone parlamentari, FLi e SeL emarginate dal dibattito e gli italiani imbufaliti, specialmente se, nel frattempo, c’è ricollocare cariche e prebende in comuni e provincie.

Sarà, dunque, governo tecnico, ma quale?

E’ molto difficile, grazie al niet dalemiano verso FLi, che si possa seguire la “via istituzionale”, con Fini a capo di un governo che scriva una legge elettorale “efficiente” e ci porti al voto e con Tremonti a capo del MEF, a tal punto obbligato a mantenere ciò che ha promesso, per nostro conto, all’Europa.

E’ molto probabile, stante la palese convergenza di interessi e territori tra Lega e PD, che si opti per un governo “di transizione”, in modo che sia guidato da un premier molto più “innocuo” di Fini, che provveda a ripristinare il Mattarellum, che, ricordiamolo, consentiva ogni tipo di ribaltone. Anche in un governo “di transizione”, Tremonti continuerebbe a restare al MEF, ma libero di proseguire una politica finanziaria che, dopo 15 anni possiamo iniziare a rilevarlo, procede a tentoni, senza una strategia generale, delle linee guida, degli interventi coordinati, il reinvestimento di parte delle economie (caso mai realizzate).

Questo è il timore dei mercati: la possibilità che resti in sella l’Italia del trasformismo, dell’assistenzialismo e del consociativismo, così ben rappresentata dalla Lega delle quote latte e dei vini doc, dal PD  delle coop e delle onlus e dall’UdC dei palazzinari e delle acque minerali.

A dire il vero, più che una possibilità sembra una catastrofica certezza, visto che i media continuano a dare spazio agli scandali, quasi fossero una giostra fatale, e non a quello che non funziona ed alle riforme che dovremmo affrontare.