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Pasqua: quando la famiglia diventa un carcere …

9 Apr

Il magistrato, nel concedergli gli arresti domiciliari, l’aveva obbligato a convivere con la madre con cui non aveva buoni rapporti.
Dopo aver chiesto di poter cambiare “domicilio”, senza esito, un sorvegliato speciale di Torre Annunziata ha deciso di ritornare in carcere.

Come?
Lanciando una molotov contro un commissariato di pubblica sicurezza, sempre a Torre Annunziata e facendosi arrestare poco dopo.

Il fatto, accaduto alla vigilia di Pasqua, ha visto Carmine Iervolino, di 43 anni, con precedenti per rapina, estorsione, ricettazione e spaccio di droga, che si era recato al commissariato di zona per i problemi di convivenza insorti con la madre e per cambiare domicilio, cosa per la quale è necessaria un’istanza all’ Autorità giudiziaria.

Messo dinanzi alla contingente necessità di soggiornare ancora con la propria mamma e di doverlo fare propria a Pasqua, Carmine non ha esitato un minuto e, procuratasi della benzina, poco dopo, verso le 21, ha lanciato una bottiglia molotov in bella vista delle telecamere di sorveglianza del commissariato.

Il pressochè immediato arresto, avvenuto poco dopo in corso Umberto, ha reso possibile che il desiderio di Carmine Iervolino si avverasse, trascorrendo la Santa Pasqua lontano dalla madre e con le persone che abitualmente frequenta: poliziotti e delinquenti.

Molto probabilmente, gli altri detenuti avrebbero dato “non so che cosa” per esser fuori, in famiglia, almeno a Pasqua, ma la situazione di Carmine deve essere davvero terribile,  se, con una Torre Annunziata “così” preferisca stare al carcere di Poggioreale …

foto pubblicata su Giornalettismo da Luca Scialò

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Decreto “svuota carceri”: un altro flop

5 Gen

Non sono trascorsi neanche 100 giorni dall’insediamento di Mario Monti e già si iniziano ad osservare i primi “non sense all’amatriciana”.

Dopo quello dell’urgenza di fare cassa portando l’età pensionabile a 42 anni di contributi, una misura i cui effetti si vedranno dopodomani o chissà quando, e dopo quell’altro dell’acquisto di ben 130 cacciabombardieri F35, in tempo di tagli e miserie per alcuni ma non per tutti, arriva l’indulto, ovvero il decreto ‘svuota carceri’.

E cosa scopriamo?

Che le celle di sicurezza sono poche, promiscue e senza servizi igienici, oltre al fatto che i braccialetti elettronici sono altrettanto pochi e che, soprattutto, non hanno il GPS …

E’ il vice capo della Polizia, il prefetto Francesco Cirillo, a denunciare (fonte ADN-Kronos) che le camere di sicurezza, oggi disponibili in Italia, sono in tutto 1057 e dovrebbero ospitare, per circa 48 ore dal fermo, le oltre 25.000 persone arrestate annualmente per reati non gravi e in attesa di processo per direttissima.
“Non hanno il bagno, non consentono l’ora d’aria né la separazione tra uomini e donne e dunque non garantiscono ‘condizioni indispensabili per rispettare la dignità delle persone’.”

Quanto ai braccialetti elettronici per il controllo a distanza dei detenuti, quelli disponibili sono solo 2.000 e non sono numericamente sufficienti, neanche adesso, per i detenuti agli arresti domiciliari. “Sono inoltre strumenti tecnicamente non idonei, perché non dotati di sistema Gps e dunque non consentono la localizzazione. Quanto ai costi, calcolati in circa 500 euro ciascuno, avremmo speso di più se fossimo andati da Burgari”, commenta con una battuta il vice capo della polizia. (fonte ADN-Kronos)

Morale della favola?

Il decreto “svuota carceri” appare sempre di più come un frettoloso e scandaloso indulto, questo blog lo prefigurava in tempi non sospetti, ma, soprattutto, il governo Monti non sembra riuscire a far meglio di Tremonti, se parliamo di affidabilità dei conti …

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Carceri sovraffollate: arriva un nuovo indulto …

16 Dic

Per alleviare il problema del sovraffollamento delle carceri, il governo Monti si accinge a varare un pacchetto di provvedimenti che farà discutere:

  1. detenzione presso le camere di sicurezza di polizia e carabinieri per gli arrestati in flagranza di reato ed in attesa di processo per direttissima
  2. depenalizzazione per i reati minori
  3. estensione da 12 a 18 mesi del residuo di pena che si potrà scontare agli arresti domiciliari
  4. estensione della reclusione domiciliare, ovvero la possibilità di scontare la pena definitiva presso il proprio domicilio.

La detenzione, in attesa del processo e per 72 ore, presso caserme, commissariati e questure non apporterà grandi benefici al sovraffollamento carcerario, ma permetterà di azzerare i costi di trasferimento per 21.000 persone l’anno.
Una misura che avrebbe dovuto esistere già da tempo e che, soprattutto, andrebbe attuata per motivi di “civiltà” e non per mera necessità finanziaria.

Se parliamo di reati “minori”, va subito precisato che il codice non ne fa distinzione e che sono, nella sostanza, quelli che generano minore allarme sociale. Ed anche in questo caso, ricordando che la proposta era stata avanzata dal PdL, prendiamo atto che si tratta di una misura che avrebbe dovuto esistere già da tempo e che, soprattutto, andava attuata per motivi di “civiltà” e non per mera necessità finanziaria.

Bene depenalizzare gli spinelli e l’immigrazione clandestina, male se si trattasse di frodi fiscali o di sfruttamento della prostituzione.

Quanto alle altre due misure, dobbiamo ricordare che consistono in un’ampia estensione della detenzione domiciliare senza braccialetto elettronico, con un obbligo di firma spesso neanche quotidiano e con affidamento ai servizi sociali.

In un paese che “vanta” due milioni di disoccupati, “garantire” un lavoro (socialmente utile) a chi delinque appare come un vero paradosso.

Senza contare che, in breve tempo, una buona parte dei detenuti rilasciati si ritroverebbe nuovamente nei guai con la legge, come le statistiche sugli indulti dimostrano.

A proposito di indulti, se non fosse che si tratta di arresti domiciliari in vece di scarcerazione tout court, le proposte del governo ad un indulto somigliano, anzi lo estendono agli anni a venire.

Carceri sovraffollate? Costruiamone di nuove.

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