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Black Bloc a Roma e la Sinistra divisa

18 Ott

La Repubblica riporta che, riguardo l’aiuto da dare alle forze dell’ordine, la posizione di Ateneinrivolta: “Assolutamente no, siamo contro ogni tentativo di repressione e criminalizzazione del movimento”.

Va da se che un’organizzazione che non intende collaborare con le forze dell’ordine non può convocare cortei e manifestazioni, in un paese democratico e legalitario. Qualcuno dovrebbe spiegarlo agli studenti degli atenei in rivolta …

Una posizione che non trova una netta e legalitaria contrapposizione a Sinistra, dato che, tra le tante organizzazioni che hanno emesso comunicati, solamente la Rete Universitaria Nazionale e la Federazione degli Studenti non mostrano  “sulla necessità di aiutare le forze dell’ordine, nessun tentennamento: “Si, le aiuteremo”. Le motivazioni: “Chi ha sfregiato la giornata di sabato sapeva di non poter convivere con questo movimento, dunque ha preso piazza S. Giovanni con la forza.”

Riguardo le devastazioni e gli incendi di sabato scorso a Roma, ricordiamo che si sono così espressi:

  • Valentino Parlato sul Manifesto, “A Roma ci sono stati anche scontri con la polizia e manifestazioni di violenza. Meglio se non ci fossero state, ma nell’attuale contesto, … aggiungerei: è bene, istruttivo che ci siano stati. Sono segni dell’urgenza di uscire da un presente che è la continuazione di un passato non ripetibile”;
  • Pierluigi Bersani, segretario del Pd, “E’ indispensabile un rigoroso isolamento dai movimenti che hanno manifestato pacificamente di chi si è reso protagonista di questi gesti inaccettabili”;
  • Nicky Vendola, Sinistra e Libertà: “Minoranze di teppisti, di black bloc che sono in azione per togliere la scena agli ‘indignati”;
  • Beppe Grillo, leader a 5 stelle: “E’ andata esattamente come previsto. Bersani e Vendola hanno la stessa dignità di Ponzio Pilato”;
  • Paolo Ferrero, di Rifondazione Comunista: “Il movimento è stato stritolato da un’aggressione politica e anche fisica”;
  • Alberto Perino, leader No-TAV: “Io a Roma non c’ero. Non mi fido di quello che ho letto sui giornali”;
  • Antonio Di Pietro, leader Italia dei Valori: “Si deve tornare alla Legge Reale. Anzi bisogna fare la legge Reale bis”.

Posizioni a di poco contrastanti, specialmente se consideriamo che, da Perino a Di Pietro, passando per Grillo, Bersani, Vendola e Ferrero, si tratta di un’unica coalizione se solo andassimo a guardare come sono composte le giunte dei comuni.

D’Alema, intanto, parla di una possibile vittoria elettorale al 60% …

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Indignati, con sdegno e senza rabbia

17 Ott

Se un osservatore alieno dovesse inviare un brief report sulla nostra Italia non avrebbe affatto l’imbarazzo della scelta nel condensare la situazione in alcuni fatti che parlano da se.

Il paese non ha attualmente una centrale di spesa e di monitoraggio autonoma rispetto al Governo, dato che non viene nominato il Governatore. Intanto, nonostante sia una nazione ricca e sostanzialmente operosa, la scadenza del default (insolvenza dello Stato) non è, forse, così lontana come si potrebbe credere.

Il Governo non ha una politica finanziaria visto che è andato sotto, giorni fa, proprio sul bilancio generale dello Stato. Tra l’altro, ricordiamolo, ha negato la crisi finanziaria, non ha tenuto fede al programma elettorale in materia di fiscalità e di infrastrutture e stava andando in ferie agostane, se non fosse arrivata l’Europa a ricordarci che c’era un disastro in corso.

Il Parlamento non ha una maggioranza, dato che il tutto, da un anno, si regge su una dozzina di voti ed anche meno. Il principale partito d’opposizione, il Partito Democratico, è alla paralisi e, salvo il gruppo che fa capo a Zingaretti, non avanza proposte e programmi da molto tempo. Anzi, ha recentemente fatto capire a chiare lettere che non intende agevolare la nascita di un governo tecnico per la legge elettorale e la finanziaria.

Il Presidente della Repubblica, un nobiluomo, non può sciogliere le Camere perchè non si può andare a votare con una legge elettorale che non funziona e non può avvicendare il Governo senza la collaborazione del Premier perchè glielo impedisce, naturalmente, la legge elettorale che non funziona.

I Sindacati non riescono a darsi una veste unitaria, oltre che garantire la democrazia interna, e, stando così le cose, non possono rappresentare unitariamente i lavoratori. La Confindustria continua a pensare agli investimenti ed alle infrastrutture senza chiedere anche interventi per garantire maggiore legalità nel paese, più celerità nei processi penali, più certezza della pena/sanzione per i disastri ambientali e gli infortuni sul lavoro.

La Società Civile ed i cittadini indignati vengono oscurati, nella piazza e nei media, prima da una torma di bandiere rosse, che protestavano “contro i tagli” (alla maniera greca, non in quella spagnola o inglese per intenderci), e poi da una banda di teppisti lasciati liberi di vandalizzare Roma e di assaltare i due o  tre esigui avamposti di polizia che c’erano, giusto per confermare ai media internazionali che di indignados in Italia non ce ne sono e che la drammatica deriva greca sta ispirando almeno una parte dei nostri giovani e meno giovani.

Naturalmente, in un dissesto del genere, una sentenza definitiva per un banale prestito non restituito può durare anche dieci anni, le Tasse sono al limite massimo sostenibile, la Sanità e l’Istruzione sono molto decadute, l’Agricoltura ci costa in sussidi quasi più di quanto produce, le strade sono scassate, pericolose e stracolme di cartelli,  i trasporti pubblici erano, ma non lo sono più, l’orgoglio del paese, i morti sul lavoro sono tanti e troppi, buona parte della dirigenza apicale è corresponsabile del disastro insieme alla classe politica. Ovviamente, le Mafie sono ben presenti in una buona metà del Paese, i fondi per l’Antimafia vengono decurtati ed alcuni accusati di rapporti con la criminalità organizzata o con dei cartelli finanziari occulti sono coperti dall’immunità parlamentare.

This is Italy, the Pizza Republic …

Questo, più o meno, è il quadro generale che un lettore straniero, acculturato e non superficiale, riceve dai media del suo paese e possiamo immaginare cosa stiano “captando” i ceti meno istruiti delle altre nazioni riguardo l’Italia ed il nostro “stile di vita”: mafia, disastri ambientali, donnine facili, corruzione diffusa, sanzioni poche e differite.

Dopo il (prevedibilissimo) fallimento della manifestazione romana degli autonominatisi Indignati, convocata però da anarchici e comunisti, all’Italia non resta altro che lo sdegno e l’indignazione, non la rabbia, della gente comune, che, ricordiamolo, non ama manifestare sotto la bandiera di alcuno e che in Italia non è ancora scesa in piazza, a differenza degli altri paesi europei.

Ed è proprio di queste persone che si sta nutrendo l’istanza di rinnovamento nelle altre nazioni: le persone comuni, quelle che facendo dei lavori ordinari sanno come funzionano le cose e come andrebbero cambiate.

Lo sdegno non può essere fermato da un manipolo di ragazzini violenti o da un legislatore inadeguato oppure dai media che non danno voce alle istanze concrete di riforme.

Ordinary people, common law: la Storia siamo noi, la Storia continua.

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Silvio, avanti a chi tocca

10 Ott

La Repubblica di oggi riporta un lungo approfondimento sul DDL Intercettazioni. Secondo il noto quotidiano romano, sarebbe dal 2005 che Silvio Berlusconi sta cercando di depotenziare le inchieste che lo coinvolgono.
Anche se gran parte di quello che Massimo Giannini scrive non arriverà mai nelle aule di tribunale, è evidente che le intercettazioni rappresentano una spina nel fianco per il Cavaliere, dato che documentano atteggiamenti e convivialità quantomeno moolto discutibili.

Comportamenti, quelli del Premier, che altrove sarebbe stata la pubblica opinione a censurare irrevocabilmente sul nascere e che, in un paese dove l’informazione è monopolizzata, non producono alcun effetto neanche quando rimbalza in Italia che a Buenos Aires c’è un enorme sexy club chiamato Palacio Berlusconi.

Intanto, la “patrimoniale” non vuol farla Berlusconi, il condono non lo vuole l’Italia, il Partito Democratico e la Lega non vogliono abrogare le Provincie, UdC e SEL difendono il pubblico impiego, la Confindustria sollecita investimenti ed infrastrutture, la CGIL è contro i contratti nazionali “leggeri”, la CISL e la UIL non si capisce con chi stanno (maggioranza, centorsinistra, terzo polo o tutti e tre …), mentre gli italiani vorrebbero soltanto che si mettessero d’accordo.

Eppure, dopo Fini e Baldassarri, anche Scajola e Formigoni puntano i piedi ed a poco servono gli “altolà” di Alfano, se il ricorso alla fiducia in Parlamento è diventato un rischio, dopo essere stato “un’arma totale”.

Avanti a chi tocca.

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L’Italia crolla e Berlusconi vola via da Putin

7 Ott

Ormai, ci tocca andare avanti così, attendere che le Borse chiudano al venerdì pomeriggio, sperando che il disastro anunciato non sarà peggiore lunedì mattina, quando riapriranno.

Dopo Moody’s anche Fitch taglia il rating, mentre il governo non è neanche in grado di nominare il Governatore di Bankitalia, per un avvicendamento noto ed atteso da mesi.

La richiesta di riforme strutturali cade nel vuoto, intanto, cade nel vuoto, mentre Silvio Berlusconi, giusto per non mancare, è volato da Putin per la sua strabordante  (è il caso di dirlo, se ci sono le ragazze dell’Armata Putin) festa di compleanno.

Così andando, le agenzie di rating e la Banca Centrale Europea, guidata dall’italiano Draghi, appaiono come l’unico elemento moralizzatore di questo flaccido panorama italico, eppure, follia nella follia,  alcuni manifestanti hanno, oggi, attaccato con vernici la sede di Moody’s.

Cosa accadrà se i mercati di lunedì si rivelassero, come prevedibile, peggiorativi, rischiando di innescare una spirale catastrofica per l’economia e la stabilità del nostro paese?

E cosa dire dello stallo in cui ci tiene l’ostinazione ed il disinteresse del Premier,  l’opportunismo di Bossi e del “popolo padano” e l’incapacità politica generalizzata dei partiti e dei sindacati, nel liberarsi da schemi ormai indelebilmente superati dal mondo che va?

Non so cosa accadrà il giorno che finirà questo governo, ma è probabile che la fine del Berlusconismo avverrà nel sollievo, magari incofessabile, se non gioia manifesta ed annunciata, vista la silente e paziente attesa che contraddistingue la maggior parte degli italiani in questo momento di grande criticità.

Ormai, c’è poco da dire: l’Italia crolla e Silvio pensa al suo “week end rigeneratore”.

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Quanto costano agli italiani CISL, UIL e CGIL?

5 Ott

In tempi di crisi economica ed occupazionale, mentre in Italia e non solo, i cittadini aspirano ad un sistema più equo ed etico, non dovremmo perdere di vista la ricerca pubblicate tempo fa nel libro “L’altra casta” di Stefano Livadiotti (Privilegi. Carriere. Stipendi. Fatturati da multinazionale. L’inchiesta sui sindacati).

Per avere un quadro generale, di seguito sono raccolte alcune annotazioni con i dati di riferimento, provenienti dal libro in questione e non solo.

Nel 1977, per effetto della Legge 902, lo Stato italiano cedette alla CISL, UIl e CGIL i beni e gli immobili pubblici che, durante il Regno d’Italia, erano stati assegnati alle Corporazioni dei Lavoratori. La cessione fu a titolo gratuito ed esentasse. Di quei tre sindacati confederali, la sola CGIL conta, oggi,  3.000 sedi sul territorio nazionale ed, in alcuni casi, si tratta di interi edifici con valori milionari. Grazie alla legge 504 del 1992 i sindacati non pagano l’ICI, dato che sono assimilati alle onlus.

La Legge 40/1987 consente ai sindacati costituire enti di istruzione e formazione professionale che possono operare nel settore della progettazione afferente al Fondo Sociale Europeo ed presentare progetti per la Formazione Tecnica e per quella professionale in carico agli Enti Locali. Un’enorme fetta di denaro (parliamo di miliardi) destinata all’istruzione ed alla formazione, sottratta alle casse del MIUR, che in non pochi casi si è rivelata una fabbrica di consenso clientelare e corruttela pubblica, come emerso nell’inchiesta Why Not di De Magistris, quando era magistrato.

I permessi sindacali retribuiti beneficiano circa 700.000 lavoratori (4% dei dipendenti totali), che consumano non meno di 1 milione di giornate lavorative. Altri 2.500 sono distaccati nelle sedi sindacali, con un costo di oltre 4,5 milioni di Euro. In gran parte, appartengono alla pubblica amministrazione, spesso della scuola e degli enti locali, e mantengono la propria sede di servizio, che verrà poi occupata da un precario.

Le leggi Mosca 252/1974 e Treu 564/1996 hanno “donato” a sindacalisti e dipendenti dei sindacati e dei partiti ben 15 milioni di Euro, a carico dello Stato, per i contributi figurativi che i Sindacati, evidentemente, non avevano versato al proprio personale (sic!). Inoltre, chi ricopriva cariche ha avuto il riconoscimento di una pensione doppia, per il lavoro non svolto e per l’attività in sindacato. Di questi fortunati, non sono pochi gli ex sindacalisti in politica o nei Consigli di Amministrazione degli Enti (proprio quelli che da 60 anni vorremo eliminare …), nelle camere di commercio, nell’Inps, nell’Inpadap, nell’ENAM, nel CNEL, nell’IACP, nella Banca d’Italia, negli albi professionali, nelle aziende ex-municipalizzate ed in quelle partecipate. Tutte entità che, tra l’altro, conferiscono pensioni o sussidi o prestiti od assunzioni.

Grazie alle leggi 413/1991 e  152/2001, i sindacati ricevono dallo Stato per gestire patronati e CAF circa  300 milioni l’anno, ma, nonostante le loro risorse arrivano dal pubblico erario per svolgere un servizio pubblico, non sono soggetti al controllo della Corte dei Conti. Per effetto di sentenze, inoltre, i sindacati non hanno obbligo di bilancio consolidato e non è dato sapere quale sia il volume delle loro finanze e, soprattutto, cosa ne facciano di tutti quei soldi. Le Associazioni dei Consumatori sembrano collegate ai sindacati, visto che, tra l’altro, operano spesso all’interno di edifici che sono stati o sono ancora sede di sindacati, e ricevono dall’AntiTrust una buona percentuale delle multe milionarie comminate alle aziende.

L’art. 40 della Costituzione obbliga che gli scioperi siano regolamentati da una legge che lo Stato Italiano non ha mai provveduto ad emanare, forse perchè nel resto d’Europa l’indizione di uno sciopero richiede il referendum tra i lavoratori. Dulcis in fundo, l’art. 39 della Costituzione, che prevede come solo “i sindacati registrati hanno personalità giuridica. È condizione per la registrazione che gli statuti dei sindacati sanciscano un ordinamento interno a base democratica.”

Considerato che coloro che sono distaccati non sono eletti dalla base e che gli scioperi non prevedono un referendum tra i lavoratori, è facile intuire che i nostri sindacati non siano registrati e che i nostri tanti parlamenti non hanno mai provveduto a trasformare la Costituzione in legge. Durante l’ultimo Governo Prodi erano 53 i deputati e 27 i senatori che avevano svolto incarichi nel sindacato …

Non resta che chiedersi che valore legale abbiano tutti i contratti finora firmati, sia quelli con le aziende private sia, soprattutto, quelli che Stato ed Enti Locali hanno siglato e rispettato per sei decenni, visto che la “controparte” non ha personalità giuridica, ovvero che non ha la capacità, determinata dalla legge, di acquistare diritti ed assumere obblighi.

Io credo nel Sindacato, credo che sia indispensabile in uno spazio a democrazia ridotta (cfr. Chomsky) come è l’ambiente di lavoro. Ma esistono dei veri sindacati in Italia?

Quasi dimenticavo, la legge 108/1990 consente “de facto” ai sindacati la possibilità di licenziare i propri dipendenti senza giusta causa, in barba all’art.18 dello Statuto dei Lavoratori.    Senza parole.

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