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Pensioni d’oro: i numeri dell’Inps

6 Nov

I pensionati Inps che percepiscono più di 5.000 euro lordi al mese sono solo 123.895 su un totale di 7.504.221; la metà sono ex dipendenti pubblici (53% ex-Inpdap).

La spesa su 13 mensilità è di 9.017 milioni di euro a fronte di soli 3.740 milioni per ben 848.716 persone bisognose (pensioni o assegni sociali) e di 16.662 miseri milioni annui di spesa assistenziale dell’Inps per ben  2.781.62 malati gravi (invalidi civili privi di reddito).

Altro da dire?

Demata

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Huffington Post – Il piano di Tito Boeri

Come sarà il dopo Marino?

31 Ott

La situazione politica italiana dopo la bagarre delle dimissioni di Ignazio Marino è ritornata allo stato di malessere diffuso tra gli elettori come quello che si verificò con Tangentopoli.
Anzi, a ben vedere, il contesto esploso con Mafia Capitale sembra essere l’epilogo di quella vicenda evidentemente rimasta irrisolta.

Riepilogando molto rapidamente:

  1. con la Caduta del Muro di Berlino e la fine della Guerra Fredda cessa l’afflusso estero di finanziamenti ai partiti e muta la loro collocazione nel panorama politico mondiale.
  2. il PCI dell’epoca con Achille Occhetto dovette affrontare ristrutturazioni, diaspore e scissioni ed alla fine prevalse un metodo politico molto più attento a raccogliere il consenso degli elettori, piuttosto che l’adesione dei cittadini
  3. in Italia il cambiamento sotto i colpi di ricatti e attentati mafiosi vero le istituzioni e grazie a Tangeentopoli che porta alla luce un reticolo di malaffare e collusioni che spazza via tutti i partiti ad eccezione del PCI, perchè il cassiere’ Primo Greganti si assume tutte le responsabilità
  4. tolta la falce e martello dal logo, l’ex PCI si ridenomina, assorbe una buona fetta di ‘ex democristiani’ e crea il Prodismo, mentre la restante parte dei democrisstiani converge con tanti socialisti nel Berlusconismo
  5. poco dopo una legge (Decreto Biondi) sana o prescrive i reati di Tangentopoli che coinvolgevano sia politici e partiti sia soprattutto funzionari e uffici, mentre viene varata tra mille polemiche la legge sul conflitto di interessi attesa da tempo
  6. la realtà locale romana resta sostanzialmene fuori dagli scandali

Venti anni dopo

  1. una bella parte degli amministratori dell’attuale PD è stato coinvolto (se non condnnato o prescritto) in scandali per abusi o corruttele mentre … Primo Greganti è stato di nuovo beccato e si trattava dell’Expo
  2. Roma che era rimasta ai margini di Tangentopoli si ritrova oggi con Mafia Capitale, cioè con nessi diretti e reticolari tra pezzi della pubblica amministrazione, gruppi di potere nei partiti e crimine organizzato. Addirittura, un ex procuratore dell’Antimafia come Sabella dichiara che catturare Brusca fu una passeggiata a confronto con due mesi da assessore capitolino …
  3. Nepotopoli e Parentopoli varie hanno dimostrato come sia facile passare da una onlus ad una carica pubblica e poi ad un Cda non solo a Roma ma dovunque, l’asssorbimento dell’Inpdap nell’Inps si è ivelato un disastro e i conti (come le pensioni bloccate) non tornano, mentre metà dell’Italia ormai prende la Tav o l’aereo se deve andare in ospedale
  4. gli italiani sempre più  preferiscono le mani pulite (si spera per sempre) dei Cinque Stelle o si astengono dal voto temendo di sostenere un mafioso od un pressappochista, sempre che non appoggino l’estrema destra
  5. la Capitale – sfuggita a Tangentopoli – viene commissariata per quasi un anno dal Ministero degli Interni e dal Vaticano, sperando che il Giubileo sia l’inizio di un risanamento profondo.

Morale della favola, i guru dell’ex PCI ed attuale PD prendessero atto che nel democratizzare il PCI si è falliti, fosse solo perchè le tanto vantate primarie sono state troppo spesso oggetto di scandali e denunce.
E prendiamo atto tutti che l’unica infrastruttura di base rimasta ‘alla politica’ è il Sindacato confederale, anch’esso fortemente diviso come nel resto dell’Europa in cristiano-sociali e social-radical.

Questa probabilmente la chiave delle evoluzioni future del quadro politico italiano left sided,  ammesso e non concesso che si riesca ad smuovere Roma in soli due anni, con Renzi che potrà contare sui giovani tecnocrati e sulla base cristianosociale, mentre Die Linke aggregherà l’universo social dei comitati e delle piccole onlus, come del sindacalismo di base e dei senza diritti.

E Roma?
Dopo quello che è accaduto nelle municipalizzate e non solo, passando per monumenti chiusi e i servizi inaccessibili come un muro di gomma, non se ne viene a capo senza una legge sui sindacati che la Costituzione attende dal 1949 e che è nella filiera delle riforme costituzionali ed istituzionali.
Ovviamente si potrebbero e si potevano siglare contratti diversi dagli attuali, ma come per i Cda delle municipalizzate l’ex sindaco preferì affidare il tutto all’ex vicesindaco, noto per la sua provenienza dai movimenti di piazza …

Allo stesso modo, scoprire che tutti appalti e gran parte degli affidamenti di forniture erano illegittimi suggerirebbe di inviare le Fiamme Gialle anche per le revisoni contabili ordinarie, come avviene per i privati.
Intanto, solo a parlare del Campidoglio (ma ci sono anche altri apparati coinvolti in Mafia Capitale) Roma si ritrova con interi uffici rimossi, sospesi o denunciati e non si sa dove prendere personale adeguato visto come sono andati assunzioni e carriere finora. Questi sono gli anticorpi che mancano a causa di un mobbing sistematico come l’Anticorruzione denuncia pubblicamente.

E poi c’è il problema che Roma Capitale dava direttamente o indirettamente lavoro ad oltre 50.000 persone tra dipendenti, municipalizzate, concessioni e onlus, cioè non meno di 2-300.000 elettori come indotto che in buona parte vedranno cambiare le proprie abitudini di vita con l’attuazione di leggi e regolamenti che – come stiamo scoprendo – Roma teneva nel cassetto da oltre un decennio.

Guardando oltre la faida interminabile PD-SEL, ci sono i Cinque Stelle che non hanno ancora a Roma l’infrastruttura necessaria ad affrontare il labirinto capitolino, mentre a centro e a destra ‘brillano’ Marchini e Meloni ma dietro di loro, per ora, il nulla.

Otto mesi di commissariamento potrebbero non bastare a ricostruire un apparato ed una classe dirigente, specie se come probabile il repulisti toccherà anche altre amministrazioni, come un anno di Giubileo potrebbe non bastare a cambiare una mentalità rissosa ed autoreferenziale che già ha portato Roma alla rovina più volte nel corso dei millenni.

Meno risse verbali, meno distinguo teorici, meno assuefazione al degrado ed alla maleducazione, un po’ di voglia di imparare dalle città e dalle nazioni che stanno decisamente meglio di noi. A Roma bastebbe questo.

Demata

Pensioni, esodati? Solo parole al vento e lacrime da coccodrillo

16 Ott

Le ‘pensioni non si toccano’ fu uno degli slogan della campagna elettorale della sinistra di base italiana ai tempi di Fausto Bertinotti. Sembrava una bella cosa, ma poi abbiamo scoperto che era una fregatura: chi in pensione restava intatto, chi in procinto aveva da aspettare e per chi futuro nulla sarebbe rimasto.

La riprova arriva in questi giorni:

  1. niente agevolazioni per i lavoratori precoci;
  2. niente scivoli per gli invalidi gravi;
  3. quattro centesimi di ‘opzione donna’;
  4. esodati poi si vedrà;
  5. zero opzioni per anticipare.

Intanto, Tito Boeri – neo direttore dell’Inps – resta inascoltato e nè istituzioni nè sindacati hanno finora presentato un esposto uno per acclarare cosa ne sia stato dei miliardi e miliardi che mancano all’ex Inpdap e alle tante Casse assorbite dall’Inps.

E, se la CGIL piange lacrime da coccodrillo dopo aver affondato le proposte di Boeri e di Damiano, va da se che Poletti proprio non sembra interessato alla previdenza come all’assistenza: oggi è ministro, ma ieri era  Coop …

Renzi? Per ora ha dato lavoro nelle scuole a quasi centomila suoi coetanei, ha salvato i privilegi iniqui del catasto e di chi vive nei centri storici, ha lasciato in piedi la Cassa Integrazione, mentre per i (ne)fasti di Roma ha finora scucito almeno un miliardo di euro e mentre l’Europa presta quasi 2.000 miliardi di euro alla Grecia.

Aggiungiamo che i Cinque Stelle intervengono su tutto ma non riguardo le pensioni od il salario minimo ed anche il Centrodestra e persino l’estrema Destra non mostrano interesse alla questione.

Inutile ricordare che qualcuno aveva sbagliato metodo e conti per le pensioni – specie se apicali – come è comprovato dall’intervento corrrettivo di Maroni, come anche che i dati sul livello di istruzione dei maschi e sulla sottoccupazione femminile sono la riprova dei danni prodotti dall’assenza di un welfare organico e rigoroso e di percorsi professionalizzanti (Mafia Capitale docet) .

Eppure, basterebbero qualche dozzina di miliardi e dei sindacati ‘come quelli degli altri paesi avanzati’ per sbloccare la questione. I miliardi ci sarebbero pure, quel  che manca da noi sono dei sindacati ‘normali’, cioè in grado di gestire fondazioni ed enti benefici, Cda assicurativi, case per anziani eccetera.
L’organizzazione del dissenso, come sentivamo in tv tempo fa? Quella compete ai partiti, mica ai sindacati …

Demata

Cinque domande facili per Landini e i sindacati

6 Ott

In Francia i dirigenti dell’Air France rischiano il linciaggio e in Italia Landini condanna le aggressioni, ma si dichiara “pronto ad occupare le fabbriche”.

Se una azienda è in crisi e deve tagliare posti di lavoro è una buona idea occupare gli impianti e bloccare la produzione per protesta? No, evidentemente no. Praticamente è come darsi una picconata sulle caviglie …

Possiamo pensare ad un intervento pubblico sostanzioso a sostegno di aziende e ‘cassaintegrati’? No, assolutamente no, se una bella fetta del debito pubblico e del disavanzo previdenziale e assistenziale trovano origine proprio in queste prassi degli anni passati.

Il ruolo legittimo dei sindacati è quello di ‘organizzare il dissenso’ (come affermato per il caso del Colosseo chiuso per assemblea)? A leggere norme, statuti e contratti, l’attività sindacale è finalizzata alla negozialità, visto che i diritti dei lavoratori son sanciti da leggi e contratti e per quello ci sono ispettori, preposti e magistratura.

Un sindacato che fa denunce nelle sedi dovute è quanto ci aspetteremmo, quello ‘carbonaro’ è, invece, come un partito alla ricerca di consenso e, di prassi, lo diventa: è la storia dei partiti politici di sinistra che ce lo insegna. Allo stesso modo la Storia ci insegna che – salvo periodi di disordine o affermazioni totalitarie – fin dall’emersione con la Rivoluzione Francese le forze aggregatesi più sulla protesta che sulla ricerca di soluzioni comuni sono risultate minoritarie.

E’ altrettanto vero che chi fa un lavoro dipendente è costretto a delegare – rispetto ad un coltivatore o ad un artigiano – al proprio datore di lavoro ogni decisionalità pur dipendendo dalle sorti dell’azienda in tutto e per tutto per il proprio sostentamento.

Questo comporta responsabilità ‘sociali’ per i datori di lavoro delle grandi aziende ed, infatti, fino alla Crisi del ’29  esisteva un certo codice deontologico tra industriali e banchieri, on corrispettivi fallimenti e suicidi.

Landini e i sindacati, per non parlare di certa sinistra francese, forcaiola ante litteram, potrebbero e dovrebbero sollevare questa questione che tocca tutti (lavoratori, datori, welfare, Stato), piuttosto che cercare il dissenso, che seppur motivato e riconoscibile, spesso e volentieri, lascia il tempo che trova.

Magari, ritornerebbe in auge la sacrosanta questione che 40 anni di lavoro per 40 ore alla settimana più i trasferimenti da casa sono davvero troppi per tutte le mansioni e professioni che espongono l’organismo a forti stress (orari e turni notturni o continuativi, agenti industriali, contenziosi con utenti o committenti, trasferte frequenti). E la faccenda non si risolve di sicuro esodando un po’ di gente anno per anno.

E qui arrivano la quarta e la quinta domanda: perchè Landini, Camusso & co. non sostengono interventi di contenimento delle pensioni retributive apicali in corso e perchè non sostengono a spada tratta le proposte di Boeri e/o Damiano sugli anticipi pensionistici e sul reddito minimo?

Demata

“Gli italiani e l’Europa”: tutta una questione di serotonina?

24 Lug

Condizionare un  sondaggio non è difficile e può anche accadere inavvertitamente. Ad esempio, porre quesiti su una ‘certa idea di Europa’ è un ottimo modo per instillare dubbi (‘certa idea’ suona dispregiativo). Ugualmente se quella fosse ‘solo’ l’etichetta dei dati.

Oppure è decisamente fuorviante per “l’uomo qualunque” chiedere se “l’Unione Europea ha migliorato le condizioni di vita in Italia”, senza far menzione delle norme sulla sicurezza del lavoro, sulla trasparenza degli enti pubblici, sui diritti civili e sociali nè rammentare la valanga di contributi arrivati (grazie ai nostri amministratori, non l’Europa) a cani e porci per il fondo sociale, il sostegno all’agricoltura, le politiche comunitarie eccetera.

Ricordiamo Di Pietro e altri che chiesero in più riprese all’Europa di sospendere i finanziamenti all’Italia perchè finivano in sprechi e corruttele ….

E non a caso la diffidenza verso l’Europa è più marcata nelle aree del Paese dove più forte è la corruzione politica e maggiore è lo spreco di risorse collettive.
Come non è un caso che  sia nella fascia di età 30-44 anni la maggiore concentrazione di giudizi negativi (solo il 38%), falcidiata dalle norme sul lavoro introdotte dal  Governo D’Alema nel 1998 (co.co.co ed interinali) ed ormai priva dei finanziamenti a cannella degli ultimi vent’anni che arrivavano dall’Europa per progetti tutti svaniti nel nulla per la pochezza della politica nostrana e per le strane idee che abbiamo sul welfare state e la sua finanziabilità.

La conclusione ‘secca’ del sondaggio realizzato da Tecnè per la Cgil è che l’Unione europea evoca un’immagine negativa per la maggioranza degli intervistati (55%) mentre è positiva per il 43,3%. Considerando come è stato posto il quesito, siamo ‘fifthy fifty’, poco peggio di due anni fa quando ottimisti e pessimisti erano alla pari (50%).

Eh già … a ben vedere il quesito era ‘siete ottimisti o pessimisti’? … una questione di serotonina, secondo gli addetti di settore. Non politica o sociale.

Non a caso il segretario generale Susanna Camusso ha voluto presentare “Gli italiani e l’Europa” a Ventotene, ameno luogo balneare.

Demata

Perchè Merkel ha ragione?

17 Lug

Chi pensa che i contabili europei siano degl aguzzini, mentre i populisti antieuro siano gli alfieri della democrazia si sbaglia. Anzi, peggio, è in malafede.

Infatti, qualcuno crede davvero che sia giusto promettere di pagare tot fatture o cambiali a 60 giorni e poi presentarsi al 91esimo senza un denaro e chiedendo anche lo sconto? Immagino che nessuno – neanche il ragazzino che attende la paghetta o il premio per la promozione – sia lontanamente disposto ad accettare ‘promesse a geometria variabile’ …

Eppure, c’è una certa parte della politica che si comporta così, allorchè si occupa dei nostri soldi, perchè succube – causa incompetenza propria – delle burocrazie ministeriali e locali, giustificandosi con gli elettori invocando insopportabili imposizioni e tagli, che in realtà sono piani finanziari pluriennali e limiti di budget, per i quali ci si poteva predisporre per tempo.

Ad esempio, ci  sono le regioni con le loro agenzie od enti e le loro forniture, le cui ditte preferiscono cedere i crediti ben prima deila scadenza della prima rata di pagamento, pur di esser certi di incassare repidamente, lasciando  il 10-15% alle finanziarie che rilevano il credito, le quali a loro volta dovranno attendere mesi  (o anni) per il saldo, lasciando sul tavolo sconti e crediti contestati (se va male) o incassando lauti interessi (se a bene). Morale della favola, la PA paga con molti mesi di ritardo e cerca puntualmente di sottrarsi o comunque di dilazionare; chi ne fa le spese è l’Italia sia in termini di ricchezza sia in termini di efficienza dei servizi; i demagoghi fomentano il popolo applicando tagli a casaccio  e riversandone la colpa su altri.

Altro esempio, ognuno di noi versa il 9,9% del proprio reddito per l’assistenza sanitaria che, in soldoni, equivale a quasi 300 euro mensili per chi ha uno stipendio netto di 1.600-1.800 euro. Beh, con 400 dollari al mese in USA vi pagate una copertura assicurativa di prima classe, con 200 $ (quel che versa chi guadagna 1000 euro netti) andate in qualunque clinica privata, qui da noi finite in barella per ore ed ore al pronto soccorso. Peggio ancora se invece di sanità parlassimo di previdenza. Morale della favola, i nostri sindacati non ci tutelano, avallando un sistema previdenziale e sanitario iniqui e spreconi; chi ne fa le spese è l’Italia sia in termini di ricchezza sia in termini di efficienza dei servizi; i demagoghi fomentano il popolo invocando un bengodi che non c’è e procastinando le soluzioni ad un futuro che non arriva mai.

Dovremmo riflettere prima di pensare che l’Europa pretenda da noi cose impossibili: la diretta conclusione che se ne trae è la conferma definitva di una ‘storia’ che gira da 2000 anni. I popoli latini sono culturalmente più corrotti o corruttibili di quelli centro-nordeuropei’? Sarebbe meglio fornire ampie e dimostrabili smentite, mantenendo gli  impegni presi  e non buttando in politica (in cavalleria) i guai e le soluzioni, se vogliamo convincere Europa e Germania ad adottare maggiore flessibilità finanziaria. O pensiamo che Normanni e Sassoni abbiano voglia di cambiare le proprie regole (vincenti) per dar seguito ai Celti imbelli od ai Cattolici furbetti?

Demata

Grecia: vincono gli insolventi, ma i creditori sono i lavoratori e i pensionati d’Europa

6 Lug

La Grecia ‘prima dell’euro’ era un paese povero e sottosviluppato, che sopravviveva grazie ai transiti mercantili ed ai flussi turistici. Una nazione che emetteva la dracma ad un cambio ‘ufficiale’ e poi lasciava che venisse scambiata ovunque a 20 volte in meno. Un paese talmente privo di sviluppo culturale ed industriale che i suoi figli migliori dovevano studiare all’estero, se volevano diventare biologi  od ingegneri provetti.

Con l’avvento dell’Europa (ed il benessere che portò) la Grecia non fece altro che spendere e spandere in privilegi, corruzione e ‘sociale’, finendo per ritrovarsi con Atene – la capitale – a raccogliere quasi metà della popolazione, ma senza avere le potenzialità industriali per sostenere un tale addensamento (ndr. come ad esempio Roma).
Finchè, nel 2009, salta fuori che addirittura lo Stato greco aveva truccato i conti pubblici, onde succhiare risorse ai creditori.

Da allora la Grecia ricatta l’Europa, minacciando l’insolvenza (ndr. default), che colpirebbe duramente i creditori, e ricatta i propri cittadini, dato che per pagare gli interessi s’è tagliato e venduto di tutto, ma non s’è fatta una riforma.

Chi sostiene Tsipras dimentica, infatti, che:

  • 2010 la Grecia taglia la spesa pubblica di 30 miliardi e promette riforme, ricevendo un credito di 110 miliardi di euro
  • 2011 non avendo mantenuto le promesse di riforma, deve promettere di tagliare ulteriori 6 miliardi e garantire un rientro di  ulteriori 28 miliardi di euro entro il 2015. Intanto, essendo l’economia prevalentemente clientelare, il PIL crolla e la disoccupazione esplode
  • 2012 permamendo l’inerzia dei greci, arrivano nuovi aiuti per evitare il default: 130 miliardi e la riduzione del valore nominale del 50% dei titoli di Stato, con un allungamento della scadenza (ndr spalmatura)
  • 2013 il PIL è passato in pochi anni da oltre 350 miliardi o poco più di 200 miliardi di euro, mentre il debito pubblico è ben maggiore di quello descritto nei conti ‘truccati’, pari a 320 miliardi di euro, ovvero il 175,1% del PIL
  • 2014 l’economia riparte, ma dopo i tagli non arrivano le riforme. Intanto, il Pireo somiglia sempre più ad una filiale commerciale di Shangai e dei flussi turistici di una volta non v’è più traccia
  • 2015 i greci eleggono Tsipras che promette una politica ‘forte’ verso l’Europa e il FMI, riavviando il ricatto dell’insolvenza e dell’uscita dall’Eurozona.

Grazie alla preannunciata insolvenza (febbraio scorso), la Grecia si trova costretta a finanziarsi con la sola liquidita’ di emergenza della BCE (Ela). Ad aprile, durante la riunione apposita dell’Eurogruppo, il ministro dell’economia greco Varoufakis viene accusato di essere “un dilettante e un perditempo”.
A maggio – quattro mesi dopo le minacce di insolvenza e la prevedibile restrizione di liquidità, Eurostat certifica che il Paese è nuovamente in recessione, mentre i creditori chiedono tagli pari ad almeno tre miliardi entro l’anno.
A fine giugno, Tsipras e Varoufakis non saldano la rata di 16 miliardi, di cui avevano ottenuto la dilazione, e annunciano un referendum per la permanenza della Grecia nell’Eurozona, con il risultato di interrompere il flussi di liquidità.

Per comprendere come mai i greci non se la prendano con i propri politicanti o, meglio, emigrino in massa, è utile sapere che tutto questo accade in un paese dove l’informazione e i media hanno una ‘chiara’ fama (ndr. 69esimi nella classifica Reuters) e che il maggior sostegno arrivi  dall’Italia, pari ‘merito’ al 69° posto in classifica …

Infatti, mica ci raccontano che i creditori siamo noi, i lavoratori e i pensionati degli stati europei più svantaggiati.

Il debito greco non fa capo ad entità finanziarie astratte (o rapaci): è al 60% della Ue attraverso i suoi fondi Efsf – Esm, il 12% è del Fmi, l’8% è detenuto dalla Bce, 11% sono bond e il 4% sono bills (prestiti cedibili a breve termine), il 5% sono altri prestiti.

I lavoratori e i pensionati europei sono informati che Tsipras (e Syriza, il partito di sinistra greco) chiedono di ‘scalare’ quasi 200 miliardi di euro dal Fondo europeo di stabilità finanziaria (Efsf) e dal Meccanismo europeo di stabilità (Esm), oltre che dalla BCE?

Le nostre agenzie ed i nostri talk show – con tutto il novero di noti opinionisti, sindacalisti, politici ed economisti – spiegano che sostenere Tsipras equivarrebbe a svalutare l’euro di un buon 5%, oltre che sottrarre miliardi su miliardi al welfare e alla ripresa italiani?

Demata

Scuola: Italia e Germania, due scioperi a confronto

17 Giu

La scuola italiana va riformata profondamente se da decenni non riusciamo a superare il tetto del 20% di laureati, a fronte del monte ore di lezione più alto d’Europa, e se ci troviamo puntalmente con l’andirivieni di supplenti e le classi scoperte, mentre abbiamo il più elefantiaco apparato scolastico del mondo.

Con l’Europa che avrà di media il 40% della popolazione laureata entro il 2020, è abissale credere di poterci permettere ancora un congruo 35% di lavoratori con la sola licenza media, mentre meno del 10% è in possesso di lauree tecnico-scientifiche e non di rado scappa all’estero.

La situazione degli edifici scolastici è molto carente, ma gli Enti Locali continuano a fare orecchie da mercante. Per non parlare della dispersione scolastica da record che ci troviamo e che alimenta criminalità, degrado, esclusione sociale.

Questa è la situazione, Invalsi o non Invalsi che sia, che ci piaccia o meno: all’Italia serve una buona scuola, non c’è che dire.

Di cosa dovrebbe essere fatta una buona scuola?

Innanzitutto da buoni ed ottimi insegnanti, ma qui da noi – superato il concorso – non c’è più nessun filtro che ce lo garantisca ed, allo stesso modo, non v’è una retribuzione od una meritocrazia che lo riconosca. E se i governi hanno finora avanzato proposte molto vaghe e, comunque, timide, l’aspetto più preoccupante è che in decenni di proteste e rivendicazioni da parte dei docenti, la questione ‘merito/premialità’ (e più in generale quella della progressione stipendiale) non è mai stata oggetto di proposte ‘congrue’ da parte dei sindacati e/o del mondo della scuola.

In secondo luogo da programmi/piani/programmazioni didattici coerenti tra di loro e non largamente ‘adattati’ e/o ridotti a seconda delle scuole o delle classi, se vogliamo contenere l’abbandono scolastico e massimizzare l’accesso alle lauree. Questo è il frutto avvelenato delle indecisioni e delle forti resistenze all’attuazione dell’Autonomia Scolastica e la creazione di una dirigenza appositamente qualificata, come di un sistema di valutazione nazionale e di uno status del personale docente ancorato ancora a norme del 1976 e contratti del 1995 …

Potremmo continuare all’infinito, passando per il concetto che le scuole dovrebbero essere sempre luogo di ‘coesione’ e non di ‘antagonismo’, e troveremmo puntualmente ambedue queste carenze di metodo e di ruoli.

Infatti, anche la Buona Scuola del ministro Giannini sta mostrando la solita incertezza dell’azione politica come la puntuale resistenza al cambiamento da parte della base.
In mezzo le famiglie che troppo spesso non percepiscono la scuola come un riferimento per la genitorialità e come una centralità dei servizi sul territorio, bensì come mero ‘punto di erogazione di un servizio’ … e come dargli torto, se la dicitura è ‘ufficiale’ ed è condivisa da amministrazione e sindacati.

Intanto – mentre in Italia continuano le agitazioni nella scuola, senza però rivendicazioni ‘concrete’, a fronte di ‘scatti triennali’ di poche decine di euro per i nostri docenti – in Germania l’efficienza è un vanto come lo è il giusto trattamento di chi lavora, mentre il politico locale di turno ci mette la faccia se la scuola cade a pezzi ma anche le maestre dei kindergarten tedeschi sono in sciopero ormai da un mese perchè chiedono aumenti stipendiali ed … ecco quanto quadagnano oggi. Quanto ai programmi ed alla ‘gerarchia’ o la ‘burocrazia’ son tutti d’accordo che sia un compito e dovere del ‘datore di lavoro’ … che, come detto, rende conto in termini di consensi elettorali se le scuole funzionano bene o meno.

Stipendi maestre kindergarten Germania

Ore, stipendi, numero di alunni, pensioni … visto che un po’ dovunque i docenti possono pensionarsi prima dei 55 anni d’età, cosa che solo da noi è un miraggio.

Nel Paese delle Api Operose contano i fatti, in quello degli Acchiappacitrulli le parole, avrebbe commentato il buon Collodi …

Demata

Ballottaggi: le urne semivuote. Il PD sconfitto dagli scandali e dall’inerzia

15 Giu

Ballottaggi, come in Liguria, un elettore su due diserta le urne ed il Pd perde Venezia e Arezzo. Renzi precisa che “non è una mia sconfitta” e, paradossalmente, ha ragione come in parte avrebbe torto.

Innanzitutto, quello che balza all’occhio è l’assenza (sembra definitiva) di alternative ‘a sinistra’, siano SEL o PRC oppure i Verdi come l’Italia dei Valori.
Un bel 10% dell’elettorato non è rappresentato: è quello che va in piazza con la CGIL e che sostiene gli attuali dissidenti del PD, ma un partito da votare non ce l’ha.

Poi, c’è l’atteso effetto degli scandali del PD romani e delle cooperative dei servizi esternalizzati: rubare ai poveracci e favorire i raccomandati sono tabù per l’elettore di sinistra, convinto da sempre di essere superiore moralmente.
Non sappiamo quanti elettori vedano ormai con sospetto certi rapporti ‘storici’ del PD con il mondo cooperativo, ma Mafia Capitale ha cambiato totalmente la percezione solidaristica e positiva di prima. Intanto, accade che un uomo onesto come Casson sia stato sconfitto a Venezia, mentre un personaggio discusso come De Luca vinca in Campania grazie al sostegno dei vertici nazionali.

Infine, c’è il nodo lavoro-pensioni, che attanaglia tante famiglie con genitori anziani e figi disoccupati e che dura ormai da cinque anni.
Nessuno dimentica il totale silenzio del PD e della CGIL ad avallo delle disastrose ‘riforme’ di Mario Monti ed Elsa Fornero. Ed oggi che ci sarebbe l’urgenza di risolvere il pasticcio previdenza che blocca la crescita occupazionale … Damiano, Camusso, Padoan, Renzi, Poletti, Boeri e chi più ne ha più ne metta … potremmo arrivare a dicembre del 3015 continuando a discuterne.

Se alle prossime elezioni politiche, la Sinistra non vorrà trovarsi con un miserrimo 25% deve superare questo bivio: l’elettorato è deluso, disorientato, diffidente.

Si potrebbe almeno cauterizzare la ferita nel consenso elettorale che il  protrarsi delle indagini e degli scandali di  Mafia Capitale comporta, commissariando Roma e il Lazio e portandole a nuove elezioni con nuovi candidati.
In secondo luogo, è tempo che nasca un partito ‘a sinistra’ del PD: la CGIL ha sempre svolto un ruolo politico e non solo sindacale nel nostro Paese, al Senato i ‘dissidenti del PD’ sono abbastanza per formare un gruppo.

Ed è il momento che Renzi faccia breccia e porti ad attuazione almeno un tot delle tante cose che ha messo in campo. In alternativa, sarà molto difficile mantenere la sua immagine di ‘vincente’ su cui fonda buona parte della sua forza.

Demata

Sindacato unico, no. Unitario? Di corsa …

25 Mag

L’idea di un sindacato ‘unico’ è potenzialmente totalitaria, quella che sia ‘unitario’ sarebbe norma di buon senso.

Provate a chiedere ai chi dirige nei settori dell’istruzione o della sanità, di quale strabordande numero di rappresentanti sindacali di ogni colore sia composto un tavolo di contrattazione.
Il rapporto è sempre non inferiore a 3-4 sindacalisti per dirigente e nel privato non va molto meglio.

Ovviamente se ogni rappresentante dei lavoratori vuol portare acqua al proprio mulino, differenziando le proposte come sempre accade, la contrattazione è il mantenimento dello status quo e l’introduzione di norme estemporanee. Praticamente un frullato.

Sarebbe, dunque, ovvio che i rappresentanti dei lavoratori si presentassero in numero adeguato al dialogo, con proposte concertate tra loro precedentemente, prevedendo di consultare i lavoratori, prima e dopo, sia sul contratto sia su chi deve andare in rappresentanza.

Inoltre, oggi, un sindacato composto da 5-6 sigle, che rappresentano i lavoratori per ‘comparto’, dovrebbero tutelare si il più oscuro dei manovali sia il primo dei dirigenti. Sarà per questo che sono 20 e passa anni che ii contratti della Pubblica Amministrazione non vanno nè avanti nè indietro?

Demata (since 2007)