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Spending Review: basterà tagliare sprechi e malagestione per avere servizi sanitari migliori?

9 Set

Il commissario alla revisione della spesa pubblica e parlamentare PD Yoram Gutgeld, un paio di mesi fa, annunciava che l’obiettivo della spending review era quello di tagliare 10 miliardi alla strabordante spesa sanitaria, di cui 3,3 miliarrdi in meno già a partire da gennaio. (Repubblica).

Tagli alla spesa non ai servizi ai cittadini, visto che “abbiamo ospedali gestisti bene ed altri meno bene con squilibri nella gestione economica di decine di milioni” ed esistono “differenze importanti tra Regioni e all’interno di singole regioni nelle prescrizioni di esami clinici”.

La soluzione? Sanzioni per le strutture sprecone, centrali appaltanti per le forniture, parametri e protocolli per evitare diagnostica inutile e garantire quanta necessaria.

“L’idea è quella di dare servizi di maggiore qualità non di fare macelleria sociale”, “questo nuovo approccio per rendere le strutture più efficienti porterà nel tempo non solo un risparmio ma un miglior livello di servizio”.

Il discorso non fa una piega: se la Regione Lombardia eroga ai cittadini dell’area metropolitana di Milano servizi sanitari di buon livello a tot costo ed i corrispettivi comuni supportano con servizi sociosanitari a tot altro costo, ed andrebbe meglio compreso se o perchè altre regioni non possano fare altrettanto, specialmente se da anni prelevano dalle nostre tasche imposte maggiorate.

Questiti importanti se vogliamo evitare la macelleria sociale ed un ulteriore degrado dei servizi con i noti danni collaterali per cittadini e aziende.

In primis – se alcune regioni brillano ed altre sprecano – andrebbe verificato se esistano le adeguate competenze manageriali, informatiche, logistiche, amministrative.

In secondo luogo, la spending review dovrebbe tenere conto che nei territori spreconi le indagini hanno, in questi anni, rivelato come il settore sociosanitario affidato ai Comuni sia stato preda di cartelli politico-criminali e che si siano coagulate situazioni diffuse di lumpen proletariat o di white trash.

Infine, la questione delle associazioni dei malati che da anni sono pressochè invisibili, mentre altrove pretendono bilanci trasparenti e si fanno promotrici di riforme, e quella dell’Inps che non da seguito neanche alle sentenze passate in giudicato, garantendo così iniquità per i malati e caos per i propri database. O quell’altra che prima del Servizio Sanitario Regionale, la Corte dei Conti (CoReCo) si ritrovava puntualmente a non poter approvare  bilanci e dover perseguire politici e manager.
Per molti di noi vedere le cartelle cliniche ancora oggi redatte a penna è davvero un balzo nel passato, come è indecente che i software dei medici di base non siano uguali per tutti ed interfacciati con Inps ed SSR … magari prenotando i medicinali in farmacia con una Apps come anche per … le visite specialistiche o la diagnostica. Magari … qui stiamo che certi database regionali non sanno neanche quanti malati cronici hanno in carico o quanto spende per tipo di patologie croniche (almeno quelle).

Ergo, se vogliamo sanare la spesa pubblica, ridurre imposte inique e fornire servizi decenti ovunque, non è facile: in certe zone la medicina è innanzitutto status sociale e la sanità è ancora concessione feudale.

Ma non è solo la cattiva Sanità a dover cambiare, c’è anche la questione dello stato, dell’aggiornamento e dell’interfacciabilità dei sistemi informativi di Inps, ASL, ospedali e medici di base, senza i quali addio a trasparenza e controllo di gestione, come a Recup e ad ambulanze efficienti od a tutta la logistica su cui ruota una rete di ospedali e cliniche.

Quanto alla macelleria sociale, sarà inevitabile se il Governo non interverrà anche sui parametri minimi di qualità dei servizi sociosanitari in capo ai Comuni e se non vigilerà affinchè i tagli decisi dalle Regioni non incidano sulla manutenzione e l’ammodernamento di attrezzature e macchinari.
Meglio ancora se la politica locale (ed i salotti buoni) di certi territori vorranno comprendere che eccellenza e welfare vanno coltivati e non, viceversa, sprecati in nepotismi e prebende, come avvenuto dall’Unità d’Italia ad oggi: astensionismo, Cinque Stelle e destre varie sono un segnale preciso.

Demata

Roma: il conto (salato) degli elettori e della finanza

29 Ago

L’avventura di Ignazio Marino sindaco di Roma iniziò nel 2013: si era ad aprile e si erano appena concluse tra le polemiche le Primarie che gli avevano permesso di diventare candidato del Pd, con quasi 100.000 votanti ed i ‘cavalli di razza’ Gentiloni e Sassoli surclassati.

In quell’occasione, Antonio Funiciello, portavoce del comitato “Gentiloni per Roma” denunciava che: “stanno arrivando al comitato numerosissime telefonate e segnalazioni di irregolarità e disservizi nei seggi elettorali. Invito tutti a vigilare affinché il voto si svolga in maniera regolare. Sarebbe davvero grave se una giornata di democrazia come quella di oggi venisse funestata da vicende poco chiare”. (Fatto Quotidiano – 7 aprile 2013)

E la renziana Cristiana Alicata – blogger membro della direzione regionale del Pd Lazio – ebbe a scrivere su Facebook: “Le solite incredibili file di Rom che quando ci sono le primarie si scoprono appassionatissimi di politica” e “Sono voti comprati. Punto. Chi lo nega è complice dello sfruttamento della povertà che fa il clientelismo in politica”. (Repubblica – 7 aprile 2013)

Con l’emergere di Mafia Capitale, il ministro della Pubblica Amministrazione Marianna Madia denunciò: “Nel Pd a livello locale e parlo di Roma facendo le primarie dei parlamentari ho visto, non ho paura a dirlo, delle vere e proprie associazioni a delinquere sul territorio”. Così sul territorio si muovevano le truppe cammellate dei ras locali che muovevano persone, voti e tessere. C’era anche un tariffario: 10 euro per un voto al proprio candidato di fiducia, 20 per la tessera. Tessera che a volte veniva assegnata anche all’insaputa dei malcapitati. (Huffington Post – 11 dicembre 2014)

“Pacchetti di tessere comprate in bianco dai capibastone e restituite compilate, come e da chi però non si sa. Code di extracomunitari ai seggi delle primarie. Pulmini di anziani prelevati dai centri ricreativi e ricompensati con buste alimentari. Soldi distribuiti fuori dai circoli per incentivare il voto.” Tutti episodi che «sono stati però ignorati dal Pd cittadino, che ha convalidato quel voto e non ha mai preso provvedimenti disciplinari, anzi» – Andrea Sgrulletti, ex segretario pd di Tor Bella Monaca – «Noi che abbiamo denunciato siamo finiti sul banco degli imputati e io stesso ho rischiato l’espulsione dal Pd». (Repubblica – 11 dicembre 2014)

Facendo la conta dei primi nomi coinvolti dalle prime indagini di Mafia Capitale troviamo Mirko Coratti (presidente del Consiglio comunale di Roma), Daniele Ozzimo (assessore alla Casa), Micaela Campana (responsabile welfare nella segreteria del partito), Pierpaolo Pedetti (presidente della commissione Patrimonio in Campidoglio), Andrea Tassone (presidente del Municipio X), Franco Figurelli (segreteria di Coratti), Luca Odevaine (ex vice capo di gabinetto con Walter Veltroni, ex capo della polizia provinciale con Nicola Zingaretti, inserito nel Coordinamento nazionale sull’accoglienza per i richiedenti asilo del ministero dell’Interno), Maurizio Venafro, Regione Lazio, Massimo Caprari (consigliere di Centro Democratico, nella maggioranza del sindaco Marino), Daniele Magrini (dirigente della Regione Lazio, responsabile del dipartimento Politiche sociali). (Fatto Quotidiano – 6 aprile 2015)

E da circa un mese, l’opinione pubblica ha avuto conferma che “sono , i circoli “dannosi” del Pd romano identificati dalla Oggi, la relazione di Fabrizio Barca, incaricato dal commissario Matteo Orfini di condurre la mappatura nella Capitale dopo lo scandalo delle tessere false, conferma che 27 circoli , sui 108 esistenti, “bloccano il confronto sui contenuti, premiano la fedeltà di filiera, emarginano gli innovatori”, altri 17 sono i cosiddetti “di inerzia”, mentre addirittura 2 sono definiti “presidio chiuso”, ovvero “circoli segnati da forte degrado sociale ed istituzionale”. “In particolare si registrano “irregolarità” di iscrizioni in corrispondenza di votazioni o congressi. Inoltre il “38,3% degli iscritti non frequentano il circolo”. (TGcom24 – 15 luglio 2015)

Gli appelli del Comitato Gentiloni e le denunce della renziana Cristiana Alicata di quell’aprile 2013 erano fondati. Inoltre, le siste che sostenevano Ignazio Marino come sindaco raccoglievano solo 512.720 voti su 2.359.119  elettori e di questi  solo il 15,9% era ‘solo sindaco’: parlare di voto ‘popolare’ è un’iperbole, mentre è quasi atto dovuto lagnare un difetto di democrazia (viste specialmente le primarie, ma anche arresti e defezioni /incompatibilità successivi).

A parte la questione se e chi “non poteva non sapere”, in questi due anni Ignazio Marino, con la ‘sinistra’ che lo sostiene, non ha voluto confrontarsi con l’evidenza che la sua stessa candidatura a sindaco (come in parte quella di Zingaretti in Regione) si fondarono sulle Primarie e sulle Sezioni del PD di cui sopra.

La soluzione è tutta un equivoco, visto che si evita il commissariamento per mafia del comune di Roma, ma si commissaria il Sindaco, delimitandone l’ambito a “traffico e decoro” (polizia municipale,  viabilità e giardini, forse la raccolta rifiuti e i trasporti Atac e Metro, eccetera).

“Il Consiglio dei ministri non ha avuto il coraggio di dire a chi fa politica perché ci crede o perché c’è costretto: signori, state uccidendo Roma … si scende dal carro e fine della giostra, tutti a casa. … Decisione complessa ma doverosa, in linea con la dignità smarrita della politica, messa da canto e sacrificata sull’altare del chissà chi vincerà a Roma se cacciamo adesso Marino e andiamo presto ad elezioni anticipate.”

“Gli impegni, le decisioni, i programmi e in qualche caso anche il personale politico per governare bene Roma dovevano essere di ben altra fattura. Così non è stato. E questa volta, persi tutti i treni possibili, i romani si preparano a presentare il loro conto. Che sarà salatissimo.” (Repubblica – 29 agosto 2015)

Un conto che si prevede salato anche a livello nazionale, se Roma e il Governo Renzi non sapranno dimostrare che la Capitale è la prima a rispettare le leggi che emana.
Forse è pretendere troppo, c’è già chi parla di ‘questione culturale’, ma chi vuole raccogliere e rappresentare il voto ‘popolare’ – come Sinistra  e sindacati reclamano – dovrà vedersela con i tanti cittadini che in questi anni recenti si son trovati in situazioni anche drammatiche a causa di sprechi, ruberie, disservizi, impunità mentre piovevano tasse, tagli, licenziamenti. 

A proposito, quanto ci costa la situazione di Roma in termini di spread dei nostri buoni /titoli, ad esempio, o di capacità di ripresa del Bel Paese o di efficienza finanziaria degli enti a controllo pubblico?

Sapientemente Alfano e il Centrodestra prendono progressivamente le distanze ed, a questo punto – per Roma, per il Partito e per l’Italia – dovrebbe essere il sindaco ad avere un colpo di umiltà” … “Pensate quale dignità se avesse detto: mi arrendo, rimetto il governo di una città che non sono riuscito a capire, con la quale non c’è mai stato un vero feeling. Applausi e onore delle armi.” (Repubblica – 29 agosto 2015)

E chissà che Piazza Affari non risalga persino di qualche punto …
Demata

Marino, la bicicletta e chi pedala

23 Giu

Il discorso di Ignazio Marino al Festival dell’Unità ha ben reso lo stato dell’arte della Sinistra italiana, come l’aveva ben reso il discorso di Matteo Renzi dopo le Comunali, quando ricordava che il PD è l’unico partito  di Sinistra in Europa (e forse al mondo) che ancora prende consensi elettorali.

Il ‘ricacciamoli nelle fogne’ di Ignazio Marino, come i ‘niet’ di Camusso e CGIL su tante riforme, non propone soluzioni: chiede solo di schierarsi a prescindere dagli intenti  personali non necessariamente onesti o pacifici. Il requisito è essere ‘anti’ (anticapitalisti, antifascisti, antiberlusconiani eccetera).

Va da se che finiti i totalitarismi contro cui battersi e finita la Guerra Fredda – come ben aveva previsto Ziegler – vengono a mancare il mordente (oppressione del popolo) e la sostanza (finanziamenti sovietici) per non parlare del Capitalismo Sociale di Strauss e Brandt e/o del Consumismo che ha permesso un certo benessere a tutti gli occidentali.

Bicicletta Marino Pedala Keep Calm

E non c’è da meravigliarsi se si resta confinati entro il 20% dell’elettorato e se ci si frantuma in mille fazioni e cordate, quando ci si propone come ‘anti’ senza, però, le ideologie né i progetti sociali e neanche il mito del progresso di liberale e comunista memoria.
Specialmente se dovessimo ‘ricacciare nelle fogne’ tutti coloro che si sono ‘spesi’ per il lavoro di un parente o di un conoscente … tanto un piacere lava l’altro …

Eppure assistiamo da mesi alla ‘resistenza’ di Ignazio Marino dinanzi al progressivo svuotamento della Giunta, del Consiglio e delle dirigenze, mentre Roma è sommersa dai debiti e dal degrado a causa di privilegi e prebende ‘a pioggia’ e mentre si indaga per infiltrazione mafiosa nei vertici della politica locale come nella pubblica amministrazione.
Come se la Politica fosse enunciazione di intenti (ndr ho chiesto gli ispettori) e di cultura o di stile, piuttosto che buona amministrazione. Quanto ha pesato sulle recenti elezioni  amministrative non ‘essere discontinui’ con Mafia Capitale e l’essere inefficienti a Roma Capitale?

L’oligarchia dai grandi intenti e delle buone maniere vorrrebbe salvare capra e cavoli mettendo in discussione la sussistenza di infiltrazioni mafiose ai  vertici capitolini appellandosi alla peculliarità della capitale (italiana e vaticana) e, soprattutto, alla tradizione di ‘finalità private in atto pubblico’ che a Roma risale ininterrottamente fino alle origini della Res Publica.
Ma così non si fa altro che confermare le ‘malelingue’ che a Nord come a Sud vedono Roma come un’idrovora insaziabile …

Marino Bicicletta Esausto Traffico RomaCosa regge ancora la poltrona del Sindaco Marino? Certamente rappresenta l’ultimo bastione di quella sinistra che ancora ragiona in termini di intellettuali e di proletari … Corre anche voce che Ignazio Roberto Maria goda della benevolenza di Papa Francesco e non dimentichiamo che furono proprio i Gesuiti a costituire i primi consorzi di lavoratori ed a sostenere la cultura liberale, ma …
Mettetevi al posto di Renzi e provate ad immaginare ‘i danni politici collaterali’ se il futuro sindaco della Capitale dovesse essere  Giorgia Meloni oppure – disastro totale per il PD – il Cinque Stelle Alessandro Di Battista. Oppure al posto delle autorità che dovranno gestire sicurezza e mobilità per l’Anno Santo mentre il Comune di Roma è impaludato e con il personale nel caos ….

Infatti, da ieri Matteo Orfini è sotto scorta e Roma è rimasta anche senza assessore alla Mobilità e comunque dovrà iscrivere a debito i 340 milioni sperperati per spese di personale. Marino aspetta che il Governo elargisca e provveda, ma ditemi voi, con la situazione che c’è a Roma, quale governante o quale sponsor elargirebbe fondi a perdere. Lo conferma il braccio destro del premier, Claudio De Vincenti a proposito del Giubileo: «In Consiglio dei ministri non c’è un decreto e non è detto che sia un decreto. Di sicuro le risorse sono quelle di Roma» …

Piaciuta la bicicletta? Beh … c’è da pedalare …

Demata

Mafia Capitale: fate presto

12 Giu

Oggi, si parla di ‘mafia’ ogni qual volta ci si trova dinanzi ad una cospiracy tra colletti  bianchi e delinquenza comune finalizzata ad assumere il controllo della governance di un territorio e, nei fatti, del denaro pubblico come dei servizi o del lavoro. Una mafia che non necessariamente deve essere gerarchizzata, ma che può operare anche per ‘cartelli’ che si dividono mutualmente le aree di influenza e ricorrendo a reati violenti solo in forma poco appariscente.

Il ‘picciotto con la lupara’? E’ un luogo comune, lo sappiamo bene fin dagli scandali romani di fine Ottocento, quando per le prime volte in Parlamento si iniziò a discutere di ‘mafia e politica’,  ma lo risentiamo in questi giorni come se nulla fosse.

Nell’epoca dei cartelli e delle holding criminali, quello che le diverse indagini stanno rivelando somiglia molto ad un’occupazione, da parte di diversi ‘cartelli d’affari’, della governance per il controllo dei fondi pubblici. Come anche, dopo il parziale repulisti per gli scandali del Centrodestra avvenuti ai tempi della Polverini e di Alemanno,  oggi assistiamo al coivolgimento esteso del Partito Democratico laziale e di interi settori d’apparato locali.

Ignazio Marino dovrebbe lasciare il passo ad un Commissariamento: a prescindere dalla ‘mafia’, il Comune – con tanti consiglieri e funzionari sotto indagine – non è verosimilmente in grado di gestire appalti e servizi, specie se il Sindaco ha poca esperienza amministrativa.

Nicola Zingaretti si ritrova in una situazione diversa, dato che il suo Consiglio regionale sembra essere fuori dalle indagini, ma proprio il suo Capo di Gabinetto ne è coinvolto, oltre al problema degli appalti e degli apparati come ad esempio – tra le tante inerenti la Sanità romana – dimostra la vicenda Recup avvenuta mentre proprio  lui era Commissario ad acta.

Dovrebbero dimettersi, non per colpe loro, ma perchè si possano garantire i servizi essenziali, visto che finora tutto o quasi tutto ‘era una mucca da mungere’.
Dovrebbero dimettersi, non per colpe loro, ma per dovere istituzionale, perchè ci sono  anche le vittime, non di lupara, ma ci sono e sono tante.

Ad esempio i tanti incidentati (e talvota deceduti) per la situazione delle strade  abbandonate a se stesse  (leggasi buche) per finanziare proprio quel ‘welfare’ di cui si occupavano Carminati & co. E, come loro, i malati e i bisognosi depredati degli aiuti che a loro dovevano arrivare e che mai hanno visto?
I tanti dipendenti pubblici onesti  che son stati tartassati per escluderli dalle posizioni ‘chiave’ o le famiglie di lavoratori con un affitto salato, mentre si davano sussidi e case a chi guadagnava magari il doppio, … i giovani  in fuga verso le università del nord ‘perchè qui ormai non c’è futuro’ e chi più ne ha più ne metta.

E’ difficile che questi elettori  possano continuare a dare fiducia al Partito Democratico senza un passo indietro di almeno uno dei due. E’ difficile non notare gli stessi guasti che le mafie producono tipicamente nei territori che sfruttano.

Sindaco e Governatore, come altri personaggi del Partito Democratico, non danno a vedere di aver compreso l’entità del problema e della debacle, Renzi e il partito si, specialmente dopo l’exploit degli astenuti alle ultime amministrative: il  Giubileo sarà commissariato.

Intanto, Roma è bloccata senza un futuro, nel degrado e nell’insicurezza. Fate presto …

Demata