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Roma come Berlino, novanta anni dopo

1 Ott

“Una crisi che appare irresponsabile”, con “ripercussioni economiche” e “ricadute sulla credibilità dell’intera classe politica italiana”. “Italia costretta a una nuova crisi politica” e “timore che il tessuto condiviso di regole sul quale si basa ogni convivenza civile, lacerato nel corso di questi anni da un confronto politico esasaperato, rischi di uscire definitivamente compromesso da una chiamata permanente allo scontro”.

Questo il punto di vista della Santa Sede, tramite L’Osservatore Romano, e come non correre – oggi come già scritto ieri – con la memoria agli Anni Venti tedeschi, agli indulti ed amnistie che misero in libertà e riabilitarono Hitler e tanti altri, alla debolezza congenita del governo di Gustav Stresemann?

I problemi sono gli stessi della Germania degli Anni ’20:

  1. una crisi che intacca seriamente il potere d’acquisto del cittadino medio e, soprattutto, inficia il futuro dei propri figli;
  2. un uomo con accesso a capitali illimitati che incatena il proprio destino a quello della propria nazione,
  3. una Sinistra riluttante a tagliare ogni legame con i sindacati e con i partiti antagonisti o comunisti
  4. un elettorato di Centrodestra – ‘moderati’ o ‘duri e puri’ che siano – privo di un’effettiva rappresentanza in Parlamento.

Una vera e propria polveriera in cui l’uomo della strada può solo sfiduciare tutta la classe dirigente del Paese, il popolo della Sinistra che – inevitabilmente – andrà a rifugiarsi nel Giacobinismo e nei provincialismi velleitari, i giovani di Destra non possono che trarre la conclusione che l’interesse patrio è leso da incapaci e imbelli, per non parlare dei ‘traditori’.

E, giusto per non farsi mancar nulla, se ai tempi di Weimar c’era una stampa scandalistica degna del peggiore tabloid e un’editoria vagheggiante a non si sa quale Arcadia perduta, oggi c’è l’untore Beppe Grillo con il suo ‘blog’ (per l’esattezza ‘portale WEB’), su cui passa di tutto di più.
Dai NO-TAV ai ciclisti, andando ai autotrasportatori ‘ngazzati e ufologi di varia fazione, ai problemi della Val Brembana e alle macchinose teorie su denaro e valute, con un programma di ‘governo’ che – per l’istruzione – sembra ricalcato dal sito dei Cobas e che – per i regionalismi – sembra la fotocopia di un volantino di qualche gruppuscolo di estremisti autonomisti (di destra).

Per non parlare del fatto che, dopo aver fatto una campagna contro ‘i privilegi’, il M5S non spinge per riformare il catasto, non pretende una legge elettorale, non urla e neanche si lamenta per la gravissima infiltrazione delle Eco-mafie nel settore energia, ‘lascia perdere’ sull’improduttività della pubblica amministrazione, neanche si ricorda della questione meridionale. Di economia, programmazione finanziaria, relazioni UE neanche a parlarne, almeno in termini realistici.

Dunque, non manca nulla: l’uomo nero, l’untore, i difensori della patria, gli (ex)giovani ribelli, la gente che vede calare il potere d’acquisto dei propri redditi lordi ed il valore del suo bene primario, la prima casa.

Figuriamoci se, con Berlusconi o senza di lui, qualcuno si facesse venir voglia di aumentare l’IVA, dopo non aver aggiornato/riformato il catasto – come chiedeva Mario Monti un anno e mezzo fa – e dopo aver ‘abolito’ l’IMU anche per chi vive in una casa signorile o di lusso.

Intanto, fatti i conti della serva, una coalizione PdL + Forza Italia + Lega + Autonomie ha, sulla carta, una certa probabilità di uscire a testa alta dalle elezioni anticipate …
Un azzardo, come tutti gli altri, che non fa bene all’Italia.

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Un golpe al gobierno di Enrico Letta?

30 Set

El Mundo, domenica 29 settembre 2013, titola con “un golpe al gobierno de Letta”, un concetto appena addolcito da El Pais, che annuncia che “los ministros de Berlusconi dimiten del gobierno italiano”. A differenza degli altri media stranieri, gli spagnoli – che di fibrillazioni ispaniche se ne intendono – colgono il ‘dettaglio fatale’: i ministri del PdL non ‘si sono dimessi dal’, bensì ‘hanno dimesso’ il Governo Letta.

El Mundo  Golpe al gobierno

Secondo il viceministro Stefano Fassina (PD): «Tre giorni fa non c’era lo Stato di diritto. Tre giorni fa eravamo al colpo di Stato. Sembrano non rendersi conto della gravità della situazione e dei danni economici e costituzionali provocati dalle loro posizioni eversive». (fonte Sole24Ore)

La conferma che ‘tiri una brutta aria’ – se non di golpe, quanto meno di tempesta – arriva anche dalle parole del Presidente Napolitano che ha lanciato due appelli al Parlamento:

  • “l’Italia ha bisogno di continuità e non di continue elezioni”;
  • ”pongo al Parlamento un interrogativo: se esso ritenga di prendere in considerazione la necessità di un provvedimento di clemenza, di indulto e di amnistia”.

Come non correre con la memoria agli Anni Venti tedeschi, agli indulti ed amnistie che misero in libertà e riabilitarono Hitler e tanti altri, alla debolezza congenita del governo di Gustav Stresemann, che – tra l’altro – ad Enrico Letta somigliava un bel po’.

Gustav Stresemann (premier tedesco 1929) - Enrico Letta (premier italiano 2013)

Gustav Stresemann (premier tedesco 1929) – Enrico Letta (premier italiano 2013)

Ma quali sono gli scenari determinati dalle dense nubi che persistono sull’Italia?

Scenario A: il Parlamento vota “un provvedimento di clemenza, di indulto e di amnistia”, Enrico Letta resta al proprio posto con il PdL ed il PD che lo sostengono. Prosegue l’ingessatura del Paese, mentre ambedue i partiti tentano una ristrutturazione, a causa della quale l’ipotesi delle elezioni anticipate resta una spada di Damocle. Un governo dalle gambe corte.

Scenario B: il Partito Democratico cede alle lusinghe di SEL e M5S, optando per una maggioranza ‘di lotta e di governo’, o, peggio, resta al palo in attesa del Congresso e dell’Autunno Caldo. Un governo impossibile per la compresenza di antagonisti e moderati, se non vogliamo dimenticare cosa accadde con Pecoraro Scanio, Ferrero, Mastella e Padoa Schioppa.

Scenario C: cade il Governo e si va ad elezioni anticipate, dopo una mattanza di mesi e mesi nel caos generale e con il Porcellum, visto che – dopo aver sbraitato contro per anni – anche Beppe Grillo lo trova ‘utile alla causa’. Il risultato è già noto: Camera con maggioranza bulgara (PD o M5S), Senato ingovernabile, aumento delle tensioni sociali, delle speculazioni finanziarie e del deficit.

Scenario D: il Parlamento NON vota “un provvedimento di clemenza, di indulto e di amnistia”, Enrico Letta resta al proprio posto con il PdL (ma senza Forza Italia) ed il PD che lo sostengono, a patto che arrivi il sostegno in Senato di una parte del M5S o della Lega di Zaia e Maroni. Il governo delle ‘larghe intese’ che servirebbe ad avviare un tot di riforme strutturali.

Salvo quest’ultimo caso, l’instabilità dei sistemi finanziari e la leva fiscale, la recessività del PIL e l’iniquità sociale diventerebbero rapidamente insopportabili.

Foto Infophoto

Un governo di pacificazione che darebbe sia al PD il tempo per uscire dal duopolio Letta-Renzi – dopo essersi dissanguato con quello Veltroni-D’Alema – sia al PdL quello di affrancarsi dal Berlusconismo e risorgere dalle proprie ceneri sia al M5S lo spazio necessario per crescere e dotarsi di uno staff politico all’altezza della situazione.

Intanto, oltre alle dissociazioni da Forza Italia di alcuni (ex)ministri dell'(ex)PdL, prendiamo atto che è il solo Luca Cordero di Montezemolo a formulare un’ipotesi di buon senso: “spero che persone come Lupi, Quagliariello, Sacconi, Gelmini, Lorenzin e Alfano, riflettano bene prima di decidere di assecondare, fino alla fine, una deriva populista e irresponsabile che riporta il paese sul ciglio del baratro e che non corrisponde al sentire di milioni di elettori moderati“.
Per gli imprenditori che combattono sui mercati internazionali è un vero e proprio tradimento” da parte di chi “dovrebbe rappresentarne più di altri le istanze”.

Come anche che Papa Francesco, proprio l’altro ieri, lamentava che «il diavolo cerca la guerra interna in Vaticano», che – ricordiamolo – ha anch’esso la sua Santa Sede proprio a Roma. Non a caso, ieri, ribadiva: “mai adagiarsi ad avere, si diventa nullità”.

Inoltre, «non si possono sciogliere le Camere prima che il 3 dicembre la Corte Costituzionale si sia pronunciata sulla legittimità della legge elettorale»  – come ricordava il ministro Quagliariello del PdL – ed in caso di incostituzionalità del Porcellum è evidente che il Parlamento dovrebbe comunque farsi da parte, dopo aver emendata la Legge Calderoli, per consentire ai cittadini di scegliere legittimamente i propri rappresentanti.
In caso contrario, se il Governo presentasse le proprie dimissioni, il Presidente della Repubblica dovrebbe sciogliere il solo Senato per rinviarlo ad elezioni, visto che alla Camera dei Deputati esiste una maggioranza assoluta, in mano al Partito Democratico.

E, per non farsi mancare nulla, “il 19 ottobre si preannuncia una giornata di fuoco. A Milano, presso la III Corte d’Appello di Milano, andrà in scena il processo d’appello bis per il ricalcolo dell’interdizione dai pubblici uffici a carico di Silvio Berlusconi, condannato a quattro anni di reclusione per frode fiscale nell’ambito della vicenda Mediaset. A Roma, lo stesso giorno, i No Tav e altri movimenti sociali scenderanno in piazza per protestare contro “l’austerity e la precarietà”. Nell’appello alla mobilitazione apparso in Rete, si legge che l’intenzione è quella di “dare vita a una giornata di lotta che rilanci un autunno di conflitto nel nostro paese, contro l’austerity e la precarietà impostaci dall’alto da una governance europea e mondiale sempre più asservita agli interessi feroci della finanza, delle banche, dei potenti”. Il 19 ottobre, quindi, “vogliamo dare vita ad una sollevazione generale“. (fonte Il Sussidiario.net)

Più chiaro di così …

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Decadenza Berlusconi: crepe nella Sinistra?

16 Set

Solo tre mesi fa, Luigi Nieri (SEL), vicesindaco di Ignazio Marino, dichiarava riguardo le norme introdotte dal ‘decreto Cancellieri’ (dlgs 235/2012)  che “si tratta di una legge ingiusta perchè porta ad escludere dalle istituzioni alcuni protagonisti delle lotte sociali per reati che non possono destare allarme e che non vanno confusi con fattispecie più gravi come la corruzione e la concussione. Così si condannano gli individui a una marginalizzazione infinita e immotivata.”

Una posizione ben precisa, come conferma Giancarlo Torricelli, coordinatore SEL di Roma: “Annullare il risultato elettorale per un reato di più di vent’anni fa è, paradossalmente, un danno per la democrazia”, a fronte di “un riconoscimento chiaro ed inequivocabile che gli viene accordato dai cittadini.” (fonte Roma Today)

Come anche, mesi fa, era Dario Franceschini, dal Corsera, che esprimeva un concetto molto simile: «ci piaccia o no, gli italiani hanno stabilito che il capo della destra, una destra che ha preso praticamente i nostri stessi voti, è ancora Silvio Berlusconi. È con lui che bisogna dialogare».

Ed era sempre il Partito Democratico, questa estate, a presentare un disegno di legge a firma dei senatori Muchetti e Zanda per ‘superare il conflitto d’interessi’, che va a sostituire il concetto di “incompatibilità”, con il risultato secondo il Movimento 5 Stelle di “prolungare di un anno la vita a Silvio Berlusconi”.

D’altra parte, la fretta che alcune forze politiche e sindacali pretendono per liquidare il Centrodestra non fonda su alcuna forma di buon senso e trova linfa dai soliti conflitti interni della nostra Sinistra e dal truculento giustizialismo che una certa parte del suo elettorato ‘democratico’ adora.

La decadenza di Silvio Berlusconi tout court incrementerebbe i problemi: dalla dubbia retroattività del provvedimento Cancellieri all’interdizione dai pubblici uffici rispedita al mittente proprio dalla Corte giudicante fino all’eccezionalità di un azionista processato per le malefatte di un CdA ed alla sproporzione della pena in rapporto alla mole di tasse versate dal colosso Mediaset.

Considerato che il condannato è ultrasettantenne e che le sue aziende sono nelle salde mani di sua figlia, la quale non ha nessuna voglia di entrare in politica, come anche che almeno una sentenza definitiva è stata emessa senza che Berlusconi fosse prescritto, potremmo lasciare che la giustizia faccia il proprio corso e lasciare il PdL libero di far politica come meglio crede. O no?

Tanto, se la legislatura dovesse durare altri 4 anni, Silvio Berlusconi sarebbe comunque ‘fuori’ dalle elezioni future …

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Giustizia: l’ora del Buon Senso

7 Ago

E’ difficile non chiedersi se il processo Mediaset, conclusosi con la condanna di Silvio Berlusconi, non abbia bisogno di un’attenta revisione, se salta fuori che la condanna è stata emessa perchè ‘non poteva non sapere’.
Una sentenza ‘indiziaria’, documentata per ‘relata refero’? Una motivazione, non ancora consegnata, che già mostra falle inconfessabili?

Speriamo di no, speriamo che la nostra Giustizia non si dimostri la stessa dello scandalo della Banca Romana e del caso Giolitti, dopo un secolo e mezzo di Trasformismo e Cleptocrazia ampiamente sfuggiti a processi e sentenze.

E’, però, sorpendente scoprire tramite La Repubblica che il Presidente della Sezione Feriale della Corte di Cassazione, Antonio Esposito, che ha emesso la sentenza Mediaset, sia anche fratello e padre di altri magistrati. Un fenomeno già diffuso tra docenti e medici e già notoriamente deleterio.
Come è sorprendente che un così emerito magistrato pretenda che un cronista pubblichi non  l’intervista rilasciata e debitamente registrata, ma un testo diverso, concordato ex post.

Disdicevole, poi, è il pasticciaccio della norma Cancellieri, da applicarsi, secondo alcuni, anche alla sentenza Berlusconi, facendolo decadere da senatore. Infatti, è davvero poco ‘liberale’ applicare una norma ad eventi pregressi e giudicati, anche se in corso di revisione del giudizio, come è ‘iniquo’ che Silvio Berlusconi, come al solito, vada via impunito.
Incredibile, infine, è che la frode fiscale non venga applicata a tutti i processi per corruzione, concussione, malversamento di denaro pubblico, eccetera.

Dunque, ritorniamo alla questione ‘vera’ del serio problema istituzionale in cui l’Italia viene a trovarsi: l’effettiva forza del Parlamento, ovvero del Popolo Sovrano.

Un Parlamento che non ha solo bisogno di una legge elettorale decente, ma anche di processi celeri e fondati esclusivamente sulle prove, che chiariscano agli elettori chi, tra gli eletti, è ladro od incauto o marpione.
Basterebbe ricordare che Silvio Berlusconi è diventato il tycoon ed il politico che è stato grazie ad un mostruoso inviluppo della nostra magistratura, durato due generazioni di italiani, nonostante più di venti anni fa fosse già provato e giudicato che s’era fatto cartello tra i due principali concorrenti e che s’erano corrotti dei giudici: il Lodo Mondadori.

Un processo non può e non deve durare più di un quinquennio e benchè meno dieci anni od una generazione intera, le cause civili vanno gestite secondo una Common Law, le carriere vanno separate e deve esserci un organo che sanzioni chi causa danni a cittadini innocenti, la Corte Costituzionale dovrebbe essere di sola nomina parlamentare/presidenziale.

Scrive Angelo Panebianco sul Corriere della Sera che “la magistratura è l’unico «potere forte» oggi esistente in questo Paese e lo è perché tutti gli altri poteri, a cominciare da quello politico, sono deboli. Non permetterà mai al potere debole, al potere politico, di riformarla. Certo, si potranno forse fare – ma solo se i magistrati acconsentiranno – interventi volti ad introdurre un po’ più di efficienza: sarebbe già tanto, per esempio, ridurre i tempi delle cause civili. Ma non ci sarà nessuna «riforma della giustizia» se per tale si intende una azione che tocchi i nodi di fondo“.

Speriamo si sbagli.

Anche perchè – alla ricerca di un po’ di buon senso – la luce in fondo al tunnel ci arriva proprio dall’accusatore finale di Silvio Berlusconi, il procuratore capo Edmondo Bruti Liberati, che ha dichiarato a L’Espresso che «la procura di Milano non chiederà il carcere per Silvio Berlusconi», precisando che non si tratta di una decisione ad personam, ma della semplice applicazione di un principio generale, valido per tutti gli imputati e condannati.

Un approccio che ‘tutelerebbe’ Silvio Berlusconi dal carcere, anche a seguito di altre sentenze che lo colpirebbero senza lo scudo di parlamentare. Qualcuno potrebbe chiamarlo ‘salvacondotto’, in realtà è solo la legge che va applicata.

L’agibilità politica di Silvio Berlusconi? Non riguarda nè i magistrati nè il Presidente della Repubblica … è una questione ‘inter pares’ … la discutano in Senato.

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Laura Prati: un’italiana decente, mentre il debito ci affonda e i kazaki imperversano

22 Lug

L’ex governatore dell’Abruzzo, Ottaviano Del Turco, è stato condannato a nove anni e sei mesi di reclusione, mentre veniva annunciata la morte cerebrale dell’ennesimo martire italiano, Laura Prati, sindaco di Cardano al Campo (Varese), a causa dei colpi esplosi contro di lei dall’ex capo dei vigili urbani, licenziato per aver truccato gli straordinari.


Più o meno nelle stesse ore, nel Lazio, finiva sotto inchiesta il Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) per tangenti e sentenze pilotate, convolgendo Franco De Bernardi, magistrato della seconda sezione quater, Giovannino Antonini, ex presidente della Popolare di Spoleto, Franco Clementi e Claudio Salini, rispettivamente amministratore delegato e socio fondatore dell’impresa di costruzioni ICS Grandi Lavori, Marcantonio Trevisani  e Luciano Callini, ammiragli e parte dello stato maggiore della Difesa.

Quanto alle attività delle autorità kazake, riguardo le quali Emma Bonino temporeggia nell’allontanare l’ambasciatore, i media confermano che è almeno dal 28 maggio scorso che l’ambasciatore Yelemessov tempestava di telefonate i massimi decisori istituzionali, ma passa in sordina che Muxtar Qabılulı Äblyazov, oltre ad è stato il Ministro dell’energia, dell’industria e del commercio del suo paese dal 1998 al 2001, quando fondò il partito di opposizione Scelta Democratica e venne prima arrestato e poi scarcerato, nel maggio 2003, a condizione, però, che rinunciasse all’attività politica.
Bene sapere anche che la BTA Bank era sì insolvente per errate esposizioni creditizie, ma anche che Ablyazov volò dal Kazakhstan a Londra solo dopo che, nel settembre 2009, un fondo sovrano kazako, Samruk-Kazyna, aveva immesso ingenti capitali nella BTA Bank a garanzia della solvibilità, diventando così il suo azionista di maggioranza.
Che ‘gatta ci covi’ è reso palese dalla sentenza del novembre 2012, nella quale una corte britannica ha ingiunto a Mukhtar Ablyazov di pagare 1,63 miliardi di dollari, oltre agli interessi maturati, ma ha anche disposto contro Mr. Ablyazov nuovi blocchi post-giudizio di beni per un ammontare illimitato …

Anche perchè EurasiaNet – di base a New York – sta riferendo da tempo un incremento del social gap in Kazakhstan, mentre i profitti derivanti dalle risorse naturali sono concentrati nelle mani di pochi clan vicini al presidente Nursultan Nazarbayev. Nell’aprile scorso, il Council of Entrepreneurs of Kazakhstan ha ufficializzato che nel paese vivono 1,5 milioni di personi con un reddito mensile inferiore ai 76 euro, mentre il 55.6% della popolazione guadagna mediamente 183 euro al mese.
Secondo gli analisti, il costo delle risorse primarie (acqua e benzina) viene gestito in modo da scoraggiare le attività impreditoriali locali, specie in alcune regioni del paese etnicamente diverse dalla maggioranza dominante.

Una situazione scandalosa ed illiberale, che l’Europa vorrebbe ignorare a tutti i costi, come Der Spiegel raccontava, giorni fa, rivelando che, se Silvio Berlusconi è amico personale del presidente kazako di Nazarbayev, altri noti politici ne sono consulenti o dipendenti, come gli ex cancellieri tedesco e austriaco Gerhard Schröder e Alfred Gusenbauer, gli ex primi ministri britannico e italiano Tony Blair e Romano Prodi, così come l’ex presidente polacco Aleksander Kwaniewski e l’ex ministro degli interni tedesco Otto Schily. Tutti costoro sono membri nei loro paesi di partiti socialdemocratici. Gusenbauer, Kwaniewski e Prodi sono ufficialmente membri dell’Intenarnational Advisory Board di Nazarbayev. S’incontrano spesso ogni anno – nella più recente occasione due settimane fa nella capitale kazaka Astana – e ciascuno di loro percepisce onorari annuali che raggiungono le sette cifre.”

Una chiamata in causa per Emma Bonino e Laura Boldrini, se Viola von Cramon, deputata dei Gruenen, deve stigmatizzare come accada che politici come Schröder, Schily, Prodi e Blair si lascino coinvolgere nei giochetti di Nazarbayev, “specialmente perché ora il suo regime è impegnato in un giro di vite. Ma grazie all’influenza dei lobbisti occidentali, poco di quello che succede oltrepassa i confini.”

Un segnale d’allarme, se ricordiamo che Unicredit ha annunciato solo 3 settimane prima (2 maggio 2013) dell’espulsione dall’Italia di Alma e Aula che la controllata Bank Austria aveva competato la vendita del 99,75% della seconda banca kazaka, la JSC ATFBank, alla KazNitrogenGaz, interamente controllata da Galimzhan Yessenov, genero del sindaco di capitale Almaty e magnate sel settore estrattivo dei fosfati.
Un’operazione di cui comprenderemo le ripercussioni a breve, per la quale l’Ufficio Studi del Gruppo SACE precisa un Country Risk Update: “secondo alcuni fonti il prezzo pagato per ATF Bank è pari al patrimonio netto della banca, circa USD 500 milioni. Unicredit aveva acquisito ATF Bank prima della crisi finanziaria internazionale, per un importo di USD 2,1 miliardi.”

Un Kazakistan ed un oligarca, Nazarbayev, che hanno ricevuto – oltre all’ex candidato alla Presidenza della Repubblica Romano Prodi – le visite di Luciano Violante, Giorgio Napolitano, Emma Bonino, Lamberto Dini, Massimo D’Alema, Tiziano Treu, secondo quanto riporta il quotidiano Libero di Maurizio Belpietro.

Visite di Stato, ne vorremmo esser sicuri, come quella, nel 2007, di Emma Bonino, in occasione dell’incontro per la centrale estrattiva di Kazakhstan fra il primo ministro kazako Karim Masimov , il ministro dell’Energia Sauat Mynbayev e l’Amministratore Delegato di Eni Paolo Scaroni, poi indagato per corruzione internazionale, mentre Human Rights Watch accusa da quasi un anno l’Ente nazionale Idrocarburi di violazione dei diritti umani proprio in Kazakhistan, dopo che numerosi operai vennero uccisi dalla polizia durante scioperi contro le multinazionali del petrolio

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Intanto – a Roma, ma non in Italia – anche Papa Francesco vuole vederci chiaro nella finanza pubblica ed ha istituito una commissione, che dovrà raccogliere «puntuali informazioni sulle questioni economiche interessanti le amministrazioni vaticane», preposte «ad evitare dispendi di risorse economiche, a favorire la trasparenza nei processi di acquisizione di beni e servizi, a perfezionare l’amministrazione del patrimonio mobiliare e immobiliare, ad operare con sempre maggiore prudenza in ambito finanziario, ad assicurare una corretta applicazione dei principi contabili ed a garantire assistenza sanitaria e previdenza sociale a tutti gli aventi diritto».
Eh già, se la spesa pubblica tracima, sono Sanità, Welfare e Infrastrutture a farne le spese.

Un’ora fa, ADN-Kronos annunciava che, “secondo Eurostat, il rapporto debito/Pil ha raggiunto quota 130,3%, contro il 127% dell’ultimo trimestre del 2012 e il 123,8% del primo trimestre dello scorso anno. In termini assoluti, il debito pubblico italiano nei primi tre mesi del 2013 è stato di 2.034.763 miliardi.”
Peggio di noi , in Europa, sta solo la Grecia, con la differenza che ogni greco è esposto per ‘solo’ 24.000 euro di debito pubblico pro capite, mentre noi italiani ce ne ritroviamo poco meno di 40.000.

Debito%PIL ITALIA 2010 2013

E non ci salverà – nella fiducia che ormai pochi, all’estero, si azzardano a riporre sull’Italia – l’uscita di Emma Bonino: ‘Allontanare l’ambasciatore kazako? Devo tutelare i nostri interessi là’. Nostri starebbe per ENI, Impregilo e tante altre aziende italiane andate ad investire all’estero …

Purtroppo, varrebbe la pena di convincersi che l’affaire kazako, come dichiara Gustavo Zagrebelsky intervistato da La Repubblica, “è l’umiliazione dello Stato. Ammettiamo che nessun ministro ne sapesse qualcosa. Sarebbe per questo meno grave? Lo sarebbe perfino di più. Vorrebbe dire che le istituzioni non controllano quello che accade nel retrobottega e che il nostro Paese è terreno di scorribande di apparati dello Stato collusi con altri apparati, come già avvenuto nel caso simile di Abu Omar, rapito dai “servizi” americani con la collaborazione di quelli italiani e trasportato in Egitto: un caso in cui s’è fatta valere pesantemente la “ragion di Stato”.

E se uno dei paesi ‘membri titolari’ dei G8 deve ritrovarsi, oggi, a subire il ricatto di qualche ‘benzinaio’ e di qualche corrotto lobbista, non è che le cose andranno meglio, domani.
Anzi, il sacrificio di Laura Prati sarà stato del tutto inutile e, forse, è proprio da lei e dal suo esempio che dovremmo ripartire.

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Caso Ablyazov … e i ministri Alfano, Bonino, Cancellieri

17 Lug

Come accade da decenni, La Repubblica entra a gamba tesa sul governo ‘moderato di sinistra’ e pone la questione, gravissima, di Alma Shalabayeva e la piccola Alua private della libertà, separate per due giorni, espulse e deportate in tutta fretta in  Kazakistan.

E, come al solito, vengono attaccati gli ‘esecutori materiali’, ovvero la Polizia e il ministro degli Interni, nella fattispecie Angelino Alfano.

Peccato che dello status di rifugiato internazionale – concesso in Gran Bretagna a madre e figlia – la competenza è del ministero degli Esteri, guidato da Emma Bonino, e peccato che si stia parlando dell’unica espulsione di ‘immigrati irregolari’ attuata in tre giorni tre dalla nostra magistratura, che dipende dal ministro Cancellieri.

Dunque, se c’è da prendersela con qualcuno, gli Interni appaiono a qualunque persona di buon senso l’anello finale di una catena di errori ed orrori: lo status era noto altrove (Esteri) e la sentenza frettolosa di espulsione è stata decisa altrove (Giustizia). E se c’è da prendersela con qualcuno, invece che con i ministri, perchè non puntare l’attenzione verso quegli apparati ministeriali che da 60 anni lasciano lettera morta quando c’è da attuare una riforma o anche una semplice direttiva, come Il Sole 24 Ore ha definitvamente dimostrato.

Perchè La Repubblica stia portando avanti questa battaglia è cosa nota, anzi è orami Storia e noia, oltre che confilitto di interessi, dato che l’antiberlusconismo del Gruppo L’Espresso deriva anche (soprattutto?) da questioni di concorrenza commerciale con le sue testate e da un’antica lotta per il controllo dei media da parte di due editori.

Se l’Italia non dovesse andare alle elezioni in tempi brevi, il sogno ulivista, con Renzi premier, sarebbe definitivamente accantonato, come andrebbe persa l’illusione (a sinistra) di cavalcare ‘ma anche’ la tigre del Movimento Cinque Stelle, come da Libretto rosso del Presidente Mao … perchè ‘l’importante è esserci’ eccetera eccetera …
Un sogno che una certa parte delle redazioni e dei salotti romani insegue dal 1976/8, quando l’ostentata apertura di Berlinguer ai ceti medi moderati non fu sufficiente a garantire il successo al disegno politico del compromesso storico. Anzi, contribui notevolmente alla sua crisi, con progressivo esaurimento delle sue basi d’appoggio e significative resistenze in settori importanti dello stesso apparato sindacale.

Del resto, a sessanta come ad ottant’anni si vive di ricordi e di rimpianti …

D’altra parte, come stiano le cose realmente ce lo spiega a chiare lettere Massimo D’Alema, sempre più impopolare, che nell’intervista rilasciata al magazine francese “SoFoot”, parla di Francesco Totti, chiarendo che «la sua figura oltrepassa il mondo del calcio» e precisando, con lungimiranza politica, che «nessuno è in grado di sfidarne l’immagine. Andare contro Totti vuol dire mettersi contro l’opinione pubblica e sarebbe impossibile da sopportare».

Totti for President con la benedizione di Eugenio Scalfari?

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Montalcino, sette milioni di euro nelle fogne

4 Dic

Giorni fa, a Montalcino, la cantina della Tenuta Case Basse ha subito l’attacco di ignoti che hanno aperto i rubinetti delle cisterne, lasciandole però intatte, e così versando negli scarichi circa 600 ettolitri di vino pregiato, l’intera produzione vinicola che riguarda le vendemmie dal 2007 al 2012.

Gianfranco Soldera, il proprietario, ha definito il blitz «un vero atto mafioso», i carabinieri ipotizzando ‘un atto vandalico’.  Eppure, parliamo di una azienda ‘purista’ del Brunello di Montalcino, la cui produzione media è di circa 15 mila bottiglie l’anno, con un prezzo medio di 165 euro a bottiglia.

Sono finite nelle fogne oltre 400.000 bottiglie di vino per un valore commerciale di circa 7 milioni di Euro da capitalizzare prevalentemente all’estero.

Un danno non solo per Montalcino, ma per le esauste casse italiane. Un danno gravissimo e non solo economico, visto che è un colpo letale per un noto ed apprezzato marchio vinicolo. Un danno che certamente non è opera di vandali, ma che è stato effettuato con uno scopo. Non a caso, la vicepresidente del Consorzio del Brunello di Montalcino, Donatella Cinelli Colombini, dichiara: «A mia memoria, non ricordo, nella nostra zona, un simile precedente. Un fatto che sgomenta e inquieta».

Scriveva il Sole24Ore, nell’estate 2011, che “secondo il primo rapporto Eurispes-Coldiretti, infatti, il crimine agroalimentare nel 2009 ha fatturato 12,5 miliardi, di cui il 70% (3,7 miliardi) reinvestiti in attività illecite”.

“La ‘ndrangheta, in particolare, seppure sempre più proiettata fuori dai confini d’origine, non abbandona mai il controllo sociale ed economico del territorio calabrese, rivendicando il proprio dominio sulle attività agricole e sulla pastorizia e intensificando le frodi ai danni della Ue. In Campania, i clan della camorra investono i capitali illeciti acquistando aziende agrarie, vasti appezzamenti di terreno e diversi caseifici”.

Ma non solo al Sud e nelle aree storiche di infiltrazione mafiosa al Nord: “la Dia segnala il coinvolgimento delle cosche mafiose nella gestione degli affari del mercato ortofrutticolo di Fondi, in provincia di Latina, ma indagini più recenti confermano penetrazioni dell’agrocrimine camorrista in altre regioni, come l’Umbria”.

Elisabetta Zamparutti, deputata Radicale e componente della commissione Ambiente, ha presentato al Governo Monti, il 18 gennaio scorso, nella persona dei ministri Cancellieri, Passera e Clini, un’interrogazione relativa le iniziative da prendersi per contrastare la “colonizzazione delle reti commerciali alimentari, da parte del crimine organizzato, con l’imposizione di manodopera e di servizi di trasporto”, menzionando uno studio Coldiretti-Eurispes secondo il quale “i prezzi della frutta e verdura triplicano (+300 per cento) dal campo alla tavola per effetto delle infiltrazioni criminali nelle attività di autotrasporto in un Paese dove oltre l’86 per centro dei trasporti avviene su gomma e la logistica incide per quasi un terzo sui costi di frutta e verdura … il giro d’affari delle attività della criminalità organizzata nel solo settore agroalimentare ammonterebbe a 12,5 miliardi di euro”.
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Aggiungiamo che sarebbero 400.000 i lavoratori ‘a nero’, di cui oltre 50.000 accampati alla meno peggio, con percentuali differenti: 90% al Sud, 50% al Centro e 30% al Nord.

Una produzione meridionale che costerebbe ben di più se realizzata senza evadere leggi e tasse, come conferma L’Espresso che , nel 2009, scriveva come “per sei mesi all’anno, il primo anello della catena alimentare degli italiani sono gli ortaggi freschi coltivati in 4 mila ettari di serre tra Licata, Gela e Pachino”, “al centro della rete produttiva c’è il mercato ortofrutticolo di Vittoria, che è il più grande del Sud: un alveare di box che nell’ultima annata agraria, chiusa al novembre 2008, ha smerciato 2 milioni e 441 mila quintali di verdura”.

Una questione che questo governo sta sottacendo, mentre le mafie si espandono e si infiltrano in un sistema agroindustriale in crisi anche perchè vessato da balzelli e controlli eccessivi senza ricevere, dallo Stato, in contraccambio legalità sul territorio e sicurezza sociale.

Atti vandalici a Montalcino o preciso disegno criminoso? Cosa fa il Governo?

AGGIORNAMENTO: Era un preciso disegno criminoso. È stato arrestato dai carabinieri un ex dipendente dell’azienda vinicola «Case Basse» di Montalcino, Andrea Di Gisi, 39 anni. Avrebbe congegnato il suo piano per rancore verso il suo ex-datore di lavoro e, non a caso, il reato contestato è quello di sabotaggio.

originale postato su demata