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Lucy Riina, an honorful daughter for a ‘catholic’ Mafia boss

28 Ago

Swiss television has published on its website an interview with Lucy Riina,  daughter of mafia boss Toto Riina, who said ‘I am proud and happy to call me Riina. It ‘s the name of my father and I imagine that any child who loves his parents does not change his family name. It corresponds to my identity ‘.

‘Our mother was extremely important, because we could not go to school. She taught us to read and write’. ‘ They’re my parents, we are Catholic and I love my father and my mother’, pointing out that  every night they prayed for the boss and that the worst in his life was the arrest of his father.
So ‘worst’ that every year, for about twenty years, millions of Italians rejoice the day of his arrest and commemorate massacres and martyrs of the Mafia.

Christmas massacre to Train Rapid 904 – quotidiano.net

Almost immediately the reaction of the Italian civil society, like that of Giovanna Maggiani Chelli, president of the Victims of the Massacre of Via dei Georgofili Association: ‘His father did not kill someone in a fit, but he slaughtered and butchered scientifically made hundreds of poor souls who have found themselves even just on its way as our children. Lucia Riina appalled a good time in front of so much innocent blood spilled ‘cause those like her could have a rich life’.

Massacre of Gergofili – photos La Nazione

Toto Riina was the undisputed head of the Sicilian Cosa Nostra for about twenty years and he ordered hundreds of deaths and injuries, attacks and car bombs, massacres, conspiracies and corruptions, that will shape the future of Italy and the Mediterranean for many decades to come.
We cannot forget that Cosa Nostra (and later Ndrangheta) invaded Italy and (in part)Germany with  heroine poisoning generations and generations, creating a  parallel tax system named extortion, putting tentacles – more or less directly – in many contracts and concessions, going so far as the London Stock Exchange after that of Milan.

Capaci massacre – photo Sestini

A man responsible for the death of judges Falcone and Borsellino with their security staffs. A criminal in career who has castrated the aspirations for growth and development of his own land, Sicily, affecting even the water supply to homes and fields, as still happens. He affected the election results of the Region and the Parliament. He blackmailed and probably continues to blackmail the Italian State, one of the countries of the G8 and NATO.
He has implemented terrorist attacks against civilians with car bombs and heavy charges.
How she can be ‘honored’ by a ‘this kind’ parent is hard to understand, unless we speak of ‘men of honor’ and ‘honored society’, but it is even more difficult to understand how she could be grateful to a father that – to escape the prison and continue its sordid business – has made raising children in hiding without even being able to attend a school and find freely their friends.
A Mafia boss who has never shown signs of repentance, as it happened for the bosses Provenzano and Buscetta or the killer Brusca.

Via Amelio massacre

‘The daughter of a mobster, what we expect’ someone would say, forgetting that consciousness is something individual and not inherited from the parents, which at most can educate or plagiarize.
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A consciousness of which Lucia Riina clarifies the moral reference when she says “we are Catholics and I love my father and my mother.” A matter of conscience regarding all Catholics, if, for example, in Mexico there is a long-standing controversy for those rich donations that the Catholic Church accepts the Narcos.

Headstone of ‘thanksgiving as benefactor to Heriberto Lazcano Lazcano’, leader of the Zetas, affixed to the churchyard of a Catholic church – Tezontle in Pachuca, Mexico

In fact, the Radio Télévision Suisse types on site a title like “Une éducation catholique”.
Still, we should remember – including Mexicans – that  Sicilian episcopate imposed the penalty of excommunication from the mafia for three times – in 1944, 1955 and 1982 – and that Pope Wojtyla, lifting his finger to the Sky launched the anathema ‘Repent!’ against the mafias, called “fruit of the work of the tempter,” “social sin”, the “opposite” of ‘love civilization willed by God. Even on last May 20th, Francis Pope reiterated that ‘funeral can not be celebrated in the church for the Mafia people, because, by not accepting the Gospel message, they rank directly outside.
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The author Roberto Saviano – under fatwa by Casalesi because he wrote the book Gomorra, has recently urged the Pope to issue an excommunication Urbis et orbis, to offenders as to part of the clergy – who officiates the sacraments – because they continue to ignore the ‘lata sententia’.
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Without resorting to the very busy Vicar of Christ, it would be very appropriate and useful that someone informs Lucia Riina of what ‘god of the Underworld’ servants will do the mobsters like his father and what it provides Catholicism for families like hers, if at first repentance and shame do not replace honor.
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No mafia or supporter of any mafia can be called Catholic. Stop.

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Lucia Riina: siamo cattolici, onoro mio padre …

28 Ago

La televisione svizzera ha pubblicato sul suo sito un’intervista con Lucia Riina, figlia del capomafia Totò Riina, la quale dichiara ‘sono onorata e felice di chiamarmi così’. E’ il cognome di mio padre e immagino che qualsiasi figlio che ama i suoi genitori non cambia il cognome. Corrisponde alla mia identità’.

‘Nostra madre è stata estremamente importante, poiché non abbiamo potuto andare a scuola. E’ lei che ci ha insegnato a leggere e a scrivere’. ”Sono i miei genitori, siamo cattolici e devo dell’amore a mio padre e mia madre’, ricordando che a casa pregavano tutte le sere e che il momento piu’ brutto della sua vita fu l’arresto di suo padre.
Peccato che ogni anno, da vent’anni circa, milioni di italiani festeggino il giorno di quell’arresto e commemorino quelli delle stragi e delle morti dei martiri di mafia.

Strage di Natale al Treno Rapido 904 – quotidiano.net

Quasi immediata la reazione della società civile italiana, come quella di Giovanna Maggiani Chelli, presidente dell’Associazione Vittime della Strage di via dei Georgofili: ‘La sua favoletta di brava figlia che ama quell’assassino di suo padre, ma che gli dispiace tanto per le vittime di mafia la vada a raccontare a qualcun altro. Suo padre non ha ucciso qualcuno durante un raptus, ma ha macellato e fatto macellare scientificamente centinaia di poveri cristi che si sono trovati anche solo sulla sua strada come i nostri figli. Inorridisca una buona volta Lucia Riina davanti a tanto sangue innocente versato perche’ quelle come lei potessero fare la bella vita’.

Strage dei Gergofili – foto La Nazione

Ricordiamo che Totò Riina è stato il capo indiscusso di Cosa Nostra siciliana per circa un ventennio ed a lui vanno ascritti centinaia di morti e feriti, attentati e autobomba, stragi, corruttele e cospirazioni, che condizioneranno il futuro dell’Italia e del Mediterraneo per molti decenni a venire.
Ricordiamo che Cosa Nostra (e la Ndrangheta che le è subentrata) ha invaso l’Italia e (in parte) la Germania di quell’eroina che ha avvelenato intere generazioni, ha creato un sistema fiscale parallelo a quello dello Stato controllando le estorsioni, ormai è presente più o meno direttamente in tantissimi appalti e concessioni, arrivando persino alla Borsa di Londra dopo quella di Milano.

Strage di Capaci – foto Sestini

Un uomo responsabile della morte dei magistrati Falcone e Borsellino con le loro scorte. Un criminale incallito che ha castrato le aspirazioni di sviluppo e crescita delle sua stessa terra, la Sicilia, condizionando persino l’erogazione dell’acqua alle case e nei campi, come tutt’oggi accade. Che ha condizionato i risultati elettorali della Regione e del Parlamento. Che ha ricattato e, probabilmente, continua a ricattare lo Stato Italiano, uno dei paesi parte dei G8 e della NATO.
Che ha messo in atto attentati terroristici contro la popolazione civile con autobomba e carichi espolosivi.

Come si possa essere ‘onorati’ di un tale genitore è difficile da comprendere, a meno che non si parli di ‘uomini d’onore’ e di ‘onorata società’, ma è ancora più difficile capire come si possa essere grati ad un padre che per scampare al carcere e continuare nei suoi sordidi affari ha fatto crescere i figli nella latitanza senza neanche poter frequentare una scuola e farsi liberamente degli amici.
Un boss mafioso che non ha mai dato segni di pentimento, come invece accaduto per i boss Provenzano e Buscetta o per il killer Brusca.

Strage di Via Amelio

Figlia di un mafioso, cosa vogliamo aspettarci, direbbe qualcuno, dimenticando che la coscienza è qualcosa di individuale e non ereditata dai genitori, che al massimo possono educarla o plagiarla.
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Una coscienza di cui Lucia Riina chiarisce i riferimenti morali quando dice “siamo cattolici e devo dell’amore a mio padre e mia madre”. Una questione di coscienza che riguarda tutti i cattolici, se, ad esempio, in Messico sono annose le polemiche per le ricche donazioni che la Chiesa Cattolica accetta dai Narcos.

Lapide di ‘ringraziamento al benefattore Heriberto Lazcano Lazcano’, capo degli Zetas, apposta sul sagrato di una chiesa cattolcia a Tezontle in Pachuca, Mexico

Non a caso la Radio Télévision Suisse, dalla città che fu di Calvino, titola: “Une éducation catholique”.
Eppure, dovremmo ricordare tutti – messicani inclusi – che l’ episcopato siciliano ha comminato la pena della scomunica alla mafia ben tre volte – nel 1944, nel 1955 e nel 1982 – e che Papa Wojtyla, che stringendo il crocifisso e alzando il dito verso il cielo lanciò l’anatema ‘Convertitevi!’ contro i mafiosi e definì la mafia «frutto dell’opera del tentatore», «peccato sociale», il «contrario» della civilta’ dell’amore voluta da Dio. Anche il 20 maggio scorso, Papa Francesco ha ribadito che per i mafiosi i funerali non possono essere celebrati in chiesa visto che, non accettando il messaggio evangelico, si pongono direttamente fuori.
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Roberto Saviano ha esortato recentemente il Pontefice ad emettere una scomunica urbis et orbis, visto che sia i delinquenti sia una parte del clero che gli officia i sacramenti, continuano ad ignorare la ‘lata sententia’.
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Pur senza scomodare l’indaffaratissimo Vicario di Cristo, sarebbe veramente opportuno e utile che qualcuno informasse Lucia Riina di quale ‘dio degli Inferi’ si fanno servi i mafiosi come suo padre e di cosa prevede il Cattolicesimo per famiglie come la sua, se all’onore non vanno a sostituirsi pentimento e vergogna peri peccati commessi.
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Nessun mafioso o sostenitore di una qualunque mafia può definirsi cattolico. Stop.

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Nel nome di Paolo Borsellino

19 Lug

Sono trascorsi molti anni, due decenni in pratica, e non tutti possono ricordare l’atmosfera che si respirava nel Meridone allorchè Cosa Nostra inaugurò la stagione delle stragi, trucidando Falcone, Morvillo, Borsellino e le rispettive scorte.

Era l’Italia di Tangentopoli, travolta dagli scandali e dall’ira popolare, e tanti ‘terroni’ ricorderanno il nostro sdegno generalizzato per quello che accadde a Capaci, prima, ed a Palermo, dopo.

Sdegno, mobilitazione spontanea, non paura e non collera, animati dal desiderio di cancellare una volta per tutte questa sorta di dominazione dall’interno che il Sud subisce da 150 anni.

Ci si aspettava una reazione da parte dello Stato, non più quello avido e cinico dei Savoia, e da parte di Roma, Milano, Torino, Bologna. Una reazione che non venne, non arrivò neanche quando le bombe, dal Sud, arrivarono a Firenze e nella Capitale.

Ci aspettavamo l’esercito ed eravamo pronti a sostenerlo, perchè era ovvio che solo ‘assediando’ certi quartieri e certe frazioni si potevano sgominare i ‘cartelli’ e le ‘famiglie’, togliendo loro traffici, territorio e potere.

Lo Stato – o meglio dire la Politica – trattò, cedette, preferì un’immorale pace interna pur di mantenere il ‘quieto vivere’ delle regioni centro-settentrionali e pur di non scoprire quegli scheletri, accuratamente riposti negli armadi dal 1860 in poi.

Morale della favola, la criminalità mafiosa, invece di essere estirpata, divenne quella che Saviano in piccola parte ha raccontato, quella che la strage di Duisburg ha portato allo scoperto, quella che i continui arresti confermano ben integrata dal Po a salire, per non parlare di tutti i segnali (pessimi) che arrivano dalla Capitale, tra commesse ospedaliere, morti ammazzati e racket vari.

In questi mesi, da quando un magistrato di quel ‘pool antimafia’, Antonio Ingroia, ha iniziato a sollevare il velo, le nostre redazioni son riuscite a scrivere (poco e male) di una trattativa Stato-mafia, quasi fosse un qualcosa di usuale e giustificabile, ‘dimenticando’ che si stava parlando anche di Falcone e Borsellino.

Nulla di nuovo, visto che, solo pochi giorni prima di morire, Giovanni Falcone aveva dichiarato “mi hanno delegittimato, stavolta i boss mi ammazzano”.

E nulla di sorpendente se Paolo Borsellino ebbe a dichiarare, in un’intervista, che “all’inizio degli anni Settanta Cosa Nostra cominciò a diventare un’impresa anch’essa … a gestire una massa enorme di capitali … e contestualmente Cosa Nostra cominciò a porsi il problema e ad effettuare investimenti. Naturalmente, per questa ragione, cominciò a seguire una via parallela e talvolta tangenziale all’industria operante anche nel Nord o a inserirsi in modo di poter utilizzare le capacità, quelle capacità imprenditoriali, al fine di far fruttificare questi capitali dei quali si erano trovati in possesso“.

Non è, dunque, un caso che nessuno, finora, abbia voluto chiedersi e chiedere se lo Stato o delle sue istituzioni abbiano il diritto di trattare con una organizzazione criminale, specie se questo riguarda i poteri effettivi ed i loro esercizio da parte della comunità costituita.

E nessuno ha voluto prendere atto che, mentre al Sud c’è chi resiste al pizzo ed al racket, al Nord – da quello che raccontano venti anni di processi – si paga e basta, sempre che non ci sia da chiudere un occhio o qualche buon investimento da fare, come le indagini relative alla gestione dei rifiuti in Campania dimostrano ampiamente.

Cosa resta di Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Paolo Borsellino, Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina, Claudio Traina, Antonino Vullo, Giuseppe Costanza, Paolo Capuzza, Gaspare Cervello, Angelo Corbo?

Tutto. Tutto quello che lasciano ai posteri i martiri e gli uomini senza paura: le loro idee, il loro sacrificio, la loro umiltà, il loro coraggio, il loro esempio, la nostra memoria.
E la nostra rivalsa che, tra anni o dopo secoli, avverrà anche nel loro nome: il Tempo, come la Morte, esigono sempre uno specifico pedaggio.

Se un uomo non è disposto a rischiare nulla per le proprie idee, o non vale niente lui o non valgono niente le sue idee. (Paolo Borsellino)

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Trattativa Stato-Mafia, la madre delle cospirazioni

22 Giu

Dopo tante dichiarazioni di pentiti e non pochi riscontri, arrivano le telefonate di questi giorni – mentre i giudici incalzano – tra l’allora ministro dell’Interno Nicola Mancino e il consigliere giuridico del Presidente Giorgio Napolitano.

Parole chiare, inequivocabili, quelle trascritte nei verbali in possesso dei magistrati, come quelle del consigliere giuridico del Quirinale, il dott. Loris D’Ambrosio, che risponde all’ex ministro indagato.

Adesso probabilmente il Presidente parlerà con Grasso nuovamente… eh… vediamo un attimo anche di vedere con Esposito… (il procuratore generale della Cassazione, ndr)… qualche cosa“.

Dopo aver parlato col Presidente riparlo anche con Grasso e vediamo un po’… lo vedrò nei prossimi giorni. Però, lui, lui proprio oggi dopo avergli parlato, mi ha detto: ma sai, io non posso intervenire“.

Certo, ma io comunque riparlerò con Grasso, perché il Presidente mi ha detto di risentirlo. Però io non lo so… francamente… lui è ancora orientato a non fare niente, questa è la verità“.

Dunque, ecco una ‘bella’ trama che coinvolge il Quirinale – di oggi e di venti anni fa – che va ad aggiungersi a quella della procura di Trani, che procederà per ‘cospirazione’ contro alcune agenzie di rating per il crollo dei titoli italiani e le speculazioni successive.

Cose simili forse stupiranno il Presidente della Repubblica, ma – diciamolo – noi italiani ce l’aspettavamo, anzi ci aspettiamo di scoprire, prima o poi, molto molto peggio di quanto già pessimanente viene a galla.

Quello che stupisce è che una persona posta ai vertici dello Stato, consulente del Presidente e, si spera buon conoscitore dalla storia patria, possa dire “io l’oggetto della trattativa mica l’ho capito, no… mi sfugge proprio completamente“.

Infatti, se La Repubblica scrive di “un patto lungo vent’anni (che) fa tremare ancora oggi molti potenti“, sarebbe opportuno parlare di un patto lungo 150 anni.

Di cosa si trattava tra Stato e Cosa Nostra?

Del solito ‘tramezzino’: voi ci alleggerite la galera e ci fate fare i fatti nostri nel Meridione, evitando che arrivi ai media l’enorme messe di gravi notizie che leggiamo sui quotidiani del Sud ma non sulle ‘grandi testate’, e noi vi garantiamo, dal Garigliano a scendere, pace sociale e vi promettiamo che, dal Garigliano a salire, eviteremo di mettere autobomba, omicidi eccetera, oltra al fatto che vi faremo vivere nel benessere con l’enorme massa di denaro che abbiamo da riciclare.

Per conoscere ‘l’oggetto della trattativa’, bastava che il dott. D’Ambrosio frequentasse qualche cinema. Della ‘trattativa’ – ormai secolare – ne raccontano film come ‘I Guappi’ di Pasquale Squitieri, ‘Il Camorrista’ di Giuseppe Tornatore, ‘Salvatore Giuliano’ e ‘Le mani sulla città’ di Francesco Rosi, ‘Bronte: cronaca di un massacro’ di Florestano Vancini, ‘Gomorra’ di Matteo Garrone, ‘I banchieri di Dio’ di Giuseppe Ferrara.

Ovviamente, preso atto che il Gotha del cinema italiano ha raccontato ‘la trattativa’, non resta che chiedersi se i giornalisti italiani trovino mai il tempo per andare a cinema.

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Riforma elettorale … che nulla cambi

2 Mar

Arriva la Riforma Elettorale od almeno così dicono, visto che quello che si paventa è solo un’ulteriore arroccamento della stantia politica dei partiti.

Si parla di 500 deputati e 250 senatori, i primi eletti dal popolo, i secondi eletti dai Consigli Regionali: un Senato, dunque, che sarà espressione della Casta partitica.

Un Senato “federale”, composto da soli 250 personaggi che non rispondono al popolo ma alle maggioranze dei Consigli Regionali, che si troveranno a decidere su tutto quanto l’art. 117 della Costituzione – voluto da D’Alema e Amato – assegna alle Regioni in toto od in parte: commercio con l’estero, tutela e sicurezza del lavoro, istruzione, professioni, ricerca scientifica e tecnologica, sostegno all’innovazione per i settori produttivi, tutela della salute, ordinamento sportivo, protezione civile, governo del territorio, porti e aeroporti civili, grandi reti di trasporto e di navigazione, ordinamento della comunicazione, produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell’energia, previdenza complementare e integrativa, armonizzazione dei bilanci pubblici e coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario, valorizzazione dei beni culturali e ambientali e promozione e organizzazione di attività culturali, casse di risparmio, casse rurali, aziende di credito a carattere regionale.

Avete letto bene e sappiate che la Camera dei Deputati – quella eletta da noi – avrà l’obbligo di approvazione entro 15 giorni, altrimenti varrà come unica la prima lettura approvata in Senato “federale”.

Il principale autore del testo di riforma sembra essere Luciano Violante, l’ex magistrato che raccolse le deposizioni di Tommaso Buscetta riguardo il terzo livello della mafia, rimaste senza esito, e condusse, secondo molte fonti, le trattative con il superboss Giovanni Brusca.

E fu un grande siciliano, Giuseppe Tomasi di Lampedusa, a spiegarci che in Italia una certa politica va a “cambiare tutto perchè nulla cambi” …

Leggi anche Riforma elettorale: una nuova “legge truffa”?

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