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Equitalia, il diritto di protestare

10 Gen

Ferdinando Imposimato è il Presidente onorario aggiunto della Suprema Corte di Cassazione. E’ stato anche funzionario del Tesoro, commissario di polizia, giudice istruttore, avvocato penalista e senatore della Repubblica.

Questa la sua opinione riguardo Equitalia.

Ritengo che le osservazioni di Grillo siano giuste, e che debbano essere rispettate perché, a mio avviso, il problema del comportamento vessatorio di Equitalia esiste.

Mi sembra un ente che è forte con i deboli ed è debole con i forti, per cui penso sia necessario che Equitalia accetti le critiche.

Parlare di terrorismo forse è un po’ esagerato, però questo comportamento eccessivamente fiscale nei confronti dei piccoli evasori e questa inerzia nei confronti dei grandi evasori, non può più continuare. Noi vogliamo il recupero delle somme evase, ma soprattutto a carico dei grandi evasori.

Chiaramente noi non siamo per i terroristi, siamo contro i terroristi anche perché abbiamo sempre lottato contro il terrorismo, però non si può negare sia a Grillo, che a me, che ad altri, il diritto di protestare.

C’è stata debolezza nei confronti dei grandi evasori e grande capacità di intervento nei confronti dei piccoli evasori, questo è l’aspetto più grave rispetto al comportamento di Equitalia.

Devono esistere delle leggi che vanno fatte rispettare, soprattutto verso i grandi evasori fiscali che fino adesso purtroppo sono stati al riparo dagli interventi di Equitalia. In Italia ci sono 175 miliardi di evasione fiscale.

Se lo Stato, attraverso Equitalia, riesce a recuperare dai grandi evasori le somme evase, allora anche i ceti medio bassi saranno più disponibili a sopportare dei sacrifici.
Se invece i sacrifici debbono essere sopportati soltanto dai lavoratori, dagli operai, dei pensionati e dai dipendenti che hanno uno stipendio limitato e non invece dai grandi evasori, questo fatto che provocherà una ribellione nei confronti dello Stato.

Doveroso ricordare che ad affermarlo è il giudice istruttore dei processi per l’uccisione di Aldo Moro, l’attentato al Papa, l’omicidio del vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura, Vittorio Bachelet, la strage di Piazza Nicosia, il banchiere Michele Sindona legato a Cosa Nostra, la Banda della Magliana. Il magistrato  che ebbe, nel 1983, il fratello Franco ucciso per una vendetta trasversale e che fu il primo a parlare della pista bulgara in Europa e delle connessioni internazionali del terrorismo (tra cui Israele/ Palestina).

C’è da dargli credito.


L’intervista integrale è su Cado in Piedi

originale postato su demata

Firme per Battisti? No, prego

17 Gen

Quello che veramente ho difficoltà a comprendere sono le firme in favore di Cesare  Battisti:

  1. anche se giudicato in contumacia, Cesare Battisti in quegli omicidi c’entrava ed i morti erano comuni cittadini. Nè “pennivendoli”, nè “lacchè”, nè “bracci violenti”: padri di famiglia, lavoratori come tanti
  2. sono anche gli irriducibili (e chi li beatifica) che impediscono una pacificazione definitiva, mica solo le famiglie delle vittime
  3. su centinaia di arrestati, fermati e detenuti, tra il 1977 ed il 1980 si sono registrati rarissimi casi di “tortura”: non una disfunzione generalizzata, sistemica o locale, non battaglioni della morte “brasiliani”, niente sparizioni “argentine”
  4. la maggior parte dei “terroristi”, se non scarcerata prima, già alla fine degli anni ’80 godeva di lavoro esterno e libertà vigilata. Giusto per la storia, aggiungiamo che questo fu possibile grazie al documento “di capitolazione ed abiura” firmato dai leader “resistenti”, Gallinari e Franceschini. Un documento di cui Francia a Brasile sembrano non avere nozione
  5. quasi nessuno crede che a Bologna furono Mambro e Fioravanti. C’è una sentenza, è vero, ma sono tanti gli indizi, che confermano la presenza (piuttosto insolita) di un agguerrito gruppo di terroristi internazionali, affiliato al famigerato Carlos. Alla stazione fu strage di Stato oppure, come proprio sembrerebbe, fu un’azione di uno stato estero?
  6. il giudice Imposimato, nel suo libro, documenta sia alcune ombre sulla teoria di destra riguardo Piazza Fontana, ma racconta anche di canali del KGB in Francia, della scuola parigina Hyperion, “crocevia” del gotha terroristico, della “resa” di Valerio Morucci e Adriana Faranda avvenuta in un’abitazione di persone molto vicine all’establishment sovietico
  7. Mario Moretti, l’unica persona che conosce la storia delle BR dal 1969 al 1983, non ha mai collaborato alle indagini e ha mantenuto il silenzio sulle attività delle BR. Due mesi dopo essere entrato in carcere, un detenuto affiliato ad una cosca catanese tentò di ucciderlo a coltellate
  8. le BR fecero un’indagine sulla strage di Piazza Fontana e, secondo loro, almeno chi fece da tramite era interno al movimento.

Se così fosse che di quale Stato delle stragi si fa cenno nelle petizioni?

Utimus sed non minumus, le Br hanno operato anche al Sud, come i Nap a cui si ispirarono. A Napoli ebbero forti contiguità con la Camorra cutoliana …

C’è altro da dire?

Si.  Tra il 1977 ed il 1983, gli uomini dello Stato italiano sgominarono il network di Sindona e la P2, mentre Falcone stava completando la rete che, nel 1984, portò Tommaso Buscetta a collaborare con la giustizia.

Negli stessi anni, mentre i terroristi inneggiavano al “tanto peggio tanto meglio” contro lo stesso interesse nazionale, nel Sud Italia le mafie iniziavano la loro brutale estensione su ogni attività, grazie ad una media di 5.000 omicidi annui, che ancora oggi si mantiene costante.

Certo, quegli anni furono torbidi ed esistono fin troppe tracce dell’operato di servizi segreti stranieri, alleati e non, come altrettanto certamente sul caso Moro e sul ruolo di Moretti nelle BR esistono molte ombre, mentre il terrorismo fascista di basso livello ebbe contiguità con alcuni apparati e non furono regolari tutti tra i milioni di interrogatori che ci furono.

Un paese “normale”, con seri problemi di mafia, di inefficienza e di corruzione, nulla di più.

Non la Francia che ospitava decine di migliaia di rifugiati politici, accusati però di crimini violenti, tra cui anche qualcuno che avevano fatto uso di armi contro inermi o, addirittura, aveva ucciso.

Per non parlare gli indios dell’Amazzonia che non avevano e non hanno scampo dinanzi a quel progresso così “brasileiro” e così devastante per l’ambiente e per i ceti poveri.

Evacuare San Lorenzo

19 Feb

A
Roma, in centro, c'è il quartiere di San Lorenzo.

Un
quartierino "rosso da sempre"
, dove la parola
"democrazia" è ancora associata a "cristiana",
dove il nome "Silvio" è onta e dove, ancora oggi, la
Sinistra occupa 3/5 dei seggi in Municipio.

Se
ci sarà un Obama italiano, arriverà da un posto così,
vediamo come vivono.

Partiamo dalla famosa (o famigerata) Via
dei Volsci, dove da 30 anni lo Stato è assente e si spaccia
per strada
(in pieno centro e lo sanno anche i bambini); in caso
di dubbi, è visibile "a pelle" la quantità di
pregiudicati annoverabile tra i residenti.

Poi,
tanto per parlare di sudore e lavoro (tanto cari ai Sinistri),
annotiamo che a San Lorenzo sono state rosicchiate moltissime
attività artigiane (marmisti, carrozzieri e falegnami)
per aprire locali notturni e pizzetterie.

E,
giusto per non dubitare sulla "spinta" a far soldi con ogni
mezzo possibile, l'evasione fiscale (quella rinfacciata ai
Berluscones) va a go go, tra case fittate agli studenti e scontrini
inesistenti.

Nonostante
la politicizzazione di tanti residenti storici, e la possibilità
di avviare cause e vertenze di lavoro, molti anziani  vivono oggi di pensione
minima o poco più, avendo preferito, evidentemente, lavorare in nero,
intascare i sussidi e non pagare i contributi.

Se
parliamo di "pari opportunità", qui, come in
altri quartieri "rossi" della Capitale, esistono ancora,
nel Terzo Millennio, le "ragazze madri" e il tasso di
istruzione è il più basso di Roma (guardando i
quartieri storici), nonostante San Lorenzo abbia la più grande
concentrazione d'Italia, quanto a biblioteche e centri d'istruzione.

Inoltre,
nonostante San Lorenzo sia un quartiere "piccolo" e ricco
(se pagassero le tasse), le strade sono piene di buche, ci sono
dovunque carte e schifezze buttate per terra, le auto sono
parcheggiate dovunque e per attraversarlo (700 metri) ci vogliono 10
minuti in auto: non ci sarebbero motivi evidenti per riconfermare
puntualmente la Sinistra al governo del Municipio.

Vi
sembrerà strano, ma i Sanlorenzini sono molto orgogliosi del
loro stile di vita, che è molto diverso dai salotti,
altrettanto “rossi”, di Monteverde (almeno ½ milione di
Euro per una casa di circa 100 mq) o dagli ammassi di case, pendolari
e lavoratori “veri” della Periferia orientale.

Un
quartiere dove lo “Stato” è sempre e solo quello delle
“stragi” e dove la parola “legalità” suona come
“galera”.

Mentre
Veltroni lascia e il PD cerca nuove “magie” (che altro sennò),
sarebbe utile iniziare ad affermare che non si va da nessuna parte,
se la Sinistra raccoglie elettorati così disparati, tra
sussidiati, privilegiati e sfruttati.

Se
la Sinistra vuole andare da qualche parte, se vuole avere un
Programma, se vuole di nuovo “ammantarsi” di legalità,
inizi a
“ripulire o evacuare” le tante San Lorenzo
dalle quali attinge voti
: si
perde la faccia con gli Italiani a considerare “di Sinistra”
quella che non è altro che la “Baia dei Pirati”.