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Niente crescita: Monti, missione fallita

18 Apr

Anche oggi pan cotto o pan bollito.

Monti annuncia che «c’è un nuovo patto politico», il viceministro dell’Economia Grilli annucnia che «al momento  non c’è necessità di una manovra correttiva», Barbara Spinelli, finalmente, si accorge che “Matthews denuncia lottizzazioni partitiche già nel ’44. Un’altra cosa che smaschera è il ruolo della mafia nella Liberazione. Anche quest’idra è tra noi.

“La letteratura è spesso più precisa dei cronisti. Nel numero citato di Mercurio è evocato il racconto che Moravia scrisse nel ’44: L’Epidemia. Una malattia strana affligge il villaggio: gli abitanti cominciano a puzzare orribilmente, ma in assenza di cura l’odorato si corrompe e il puzzo vien presentato come profumo.

Quindici anni dopo, Ionesco proporrà lo stesso apologo nei Rinoceronti. La malattia svanisce non perché sanata, ma perché negata: “Possiamo additare una particolarità di quella nazione come un effetto indubbio della pandemia: gli individui di quella nazione, tutti senza distinzione, mancano di olfatto”. Non fanno più “differenza tra le immondizie e il resto”.

A dire il vero, gli italiani, molti italiani, la puzza non hanno mai smesso di sentirla, ma non hanno voce. Intimiditi dalle cosche, esclusi dalla politica, bloccati nelle carriere, indifesi verso malattia e povertà, nulla hanno potuto se non astenersi dalle urne o votare la cosiddetta “antipolitica” (Lega, Beppe Grillo, Di Pietro, una parte di SEL, Forza Nuova). A conti fatti sono almeno il 50% di tutti noi.

La metafora “dell’olfatto”, egregiamente richiamata da Berbara Spinelli, si applica solo ad una ristretta minoranza dei cittadini ed a una ampia  maggioranza dei “potenti” o dei “fortunati”.
Si chiama “cleptocrazia”, come racconta l’enorme messe di scandali, non fascismo, che arriva, invece, quando il malcontento popolare diventa risentimento, non avendo trovato percorsi democratici per emergere e non godendo, neanche in minima parte a causa della crisi, delle “briciole” lasciate, anzi dovendo gravosamente sobbarcarsi l’onere del continuo banchettare di alcuni.

Ovviamente, dato che la chiave delle storie di Moravia e Ionesco è la pubblica opinione che nega il tanfo, non riusciremo ad aggregare nuovi partiti, se i nostri editori non decideranno di abbandonare al proprio destino l’attuale classe dirigente italiana, selezionata con criteri affatto meritocratici.

Iniziassero a pubblicare e raccontare gli scandali che emergono ogni giorno come federo ai tempi di Tangentopoli, basterebbe questo per non lasciar soli i magistrati cme accadde per Falcone o Borsellino. Anzi, vuoi vedere che la Spinelli stesse scrivendo non a noi lettori, ma ad un paio di “grandi vecchi” della Repubblica Italiana, invitandoli ad “aprire gli occhi” e cambiar rotta rapidamente?

Leggi anche Salvarci e non salvarci

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La possibilità di salvarci e di non salvarci

17 Apr

Colaninno stamane su La7: “Noi abbiamo la possibilità di salvarci e di non salvarci”.

Se il “noi” è riferito all’Italia, Colaninno si sbaglia: noi non abbiamo alcuna possibilità di salvarci dopo le misure attuate dal Governo Monti, non almeno se non si verifichi un grande cambiamento prima dell’autunno e della predisposizione della Finanziaria per il 2013.

L’età pensionabile è tra le più elevate del mondo e già nel medio periodo darà i suoi nefasti frutti come l’invecchiamento dell’età media in scuole, università e ospedali e la povertà diffusa per gli over50 rimasti senza lavoro, con maggior costi per il Welfare che si voleva tagliare.

La leva fiscale sui contribuenti è tra le più elevate del mondo e anche nel breve periodo se ne vedranno gli effetti, dato che nessuno Stato può sopravvivere a lungo se preleva dalle tasche dei cittadini onesti anche 2/3 di quanto producono.

La spesa per il rilancio è sotto zero, dato che i tagli lineari incidono su tutto, i soldi per il Sud non si sono mai visti, gli aiuti alle aziende non ci sono e questo non è un “lungo o corto periodo”, ma l’attuale.

Neanche a parlarne del taglio della spesa pubblica, la riorganizzazione della Pubbica Amminstrazione, l’abbattimento dei costi e della intrusività della Politica. Nè arriva, dai “professori” che avrebbero dovuto averla già in tasca, la semplificazione delle procedure civili e penale, onde avere processi e sentenze in tempi utili a fare anche giustizia.

… neanche la legge sugli stadi di calcio, che ridurrebbe costi pubblici e ne porterebbe investimenti rilevanti da privati, con benefici per l’occupazione, l’edilizia, i servizi, il turismo, il mantenimento urbano, migliorando notevolmente gestione e sicurezza. Od una “facile” abrogazione delle attuali norme sui diritti televisivi all’estero delle partite di calcio, attualmente gestiti in modo collettivo, che porterebbe ben altri introiti per le società e per l’erario.
Neanche un briciolo di creatività o di iniziativa.

Eppure, son cose che “non ci vuole una laurea”, basta andare al supermercato per guardare i prezzi, gli scaffali e quanto spendono le persone. Come sarebbe bastato che Mario Monti, Bersani, Alfano e Casini si fossero attenuti al discorso programmatico di insediamento al Senato pronunciato e sottoscritto dallo stesso Monti.

Non sembra che ci siamo salvati e non era il default o lo spread il vero pericolo.

A non salvarci è stata, è e sarà l’avidità, il pressappochismo e l’arroganza dei governanti e dei potenti, che in Italia sembrano proprio non avere le doti adatte al ruolo che vanno a ricoprire. Ed a non salvarci (se accadrà) sarà stata anche l’esitazione o la non incisività di chi poteva o doveva intervenire.

Pessimista? Sta ad altri giudicarlo, ma allo stesso modo andrebbe valutato “l’ottimismo” che i media ed i direttori di testata hanno manifestato e continuano a manifestare, mentre non ve ne erano affatto le premesse.

Fatto sta, infatti, che su questo blog, in data 29 novembre 2011, si poteva leggere sul post Crisi Eurozona, lontana la schiarita:

Oggi, solo oggi, Mario Monti ha completato lo staff di governo, aggiungendo ai 17 ministri iniziali un altro ministro per la Funzione Pubblica, 3 viceministri per l’economia e ben 25 sottosegretari. Sono stati necessari ben 21 giorni dalla caduta di Berlusconi ed ancora non si sa nulla del programma. Per essere un governo tecnico, nato dall’emergenza italiana, europea e mondiale, è un “non sense”. Questo pone dei serie perplessità sull’esattezza e veridicità delle ipotesi, finora fatte, sulle cause e sulle soluzioni della crisi dell’Eurozona tutta.

Il buon giorno si vede dal mattino e si vedeva dall’inizio che “non era un governo tecnico”, ma nenache di programma.
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O come a seguire in Manovra iniqua, le alternative c’erano del 7 dicembre: “Una Manovra ampiamente evitabile, come ricordava ieri sera a Porta a Porta, Roberto Napoletano del Sole24Ore, sottolineando che per non intaccare le pensioni più basse sarebbe bastato tassare i capitali scudati del 3% anzichè del 1,5% come propone il pluriministro Passera, eminenza grigia di questo esecutivo. Per non parlare della patrimoniale “lineare” che sta passando sotto forma di IMU, anzichè “scalare”, ovvero più pesante per i più abbienti e più lieve per i meno fortunati. Una scelta che poteva essere ben più incisiva e con cui si poteva fare molta “cassa”, senza incidere troppo sulla recessione in corso e sulle istanze sociali finora disattese.

Tempo dato a Roberto Napoletano da Bruno Vespa per “aprir bocca” su questo problema? Una manciata di secondi.
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E come, ancora, riguardo il Governo Monti nei sondaggi: un flop del 13 dicembre: “Secondo il 69% degli italiani “è la solita manovra che colpisce quasi esclusivamente lavoratori dipendenti e pensionati”, l’intervento sulle pensioni “è stata una scelta del Governo, ma era possibile concentrarsi su altri capitoli di spesa” per il 60% degli italiani, l’incapacità di colpire i grandi patrimoni “è un’ammissione di sconfitta” per il 68%.”

Utile ricordare i commenti entusiastici di telegiornali, quotidiani e talk show, perdurati mesi, riguardo il quasi unanime consenso dato a Mario Monti dai cittadini, mentre i sondaggi raccontavano qualosa di altro.
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Questioni che trovavano conferme nei fatti se il 16 dicembre era possibile leggere in Fiducia “Salva Italia”? No, salva Euro … che “Purtoppo per noi, anche l’Europa aveva bisogno di mettere le cose a posto, ovvero l’esposizione speculativa delle banche francesi e tedesche verso l’Italia, una montagna di euro, quasi 350 miliardi per le prime ed oltre 100 per le seconde. Sappiamo come va il mondo e, oggi, il nostro Parlamento ha votato la fiducia al “Decreto Salva Italia”, che, però, non contiene una misura una per contenere la recessione, riassorbire la disoccupazione, sostenere le piccole imprese, attirare capitali e risorse.”

Scritto il 16 dicembre 2011, non l’altro ieri. L’avevo detto io?
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Tralaltro, ritornando addirittura a due giorni prima dell’insediamento del Governo, troviamo un post del 27 novembre scorso:o l’Europa di Sarkozy, Merkel e Monti prende atto di un “problema” che si chiama democrazia oppure la  protesta che monterà potrebbe essere molto poco governabile.
Gli (indo)europei non amano le crisi, le risolvono. In un modo o nell’altro.

“Svalutare” l’Euro proprio no, eh?
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O come, il 22 dicembre scorso, dove nel post Aria di inciucio  si poteva leggere, mentre chiunque altro inneggiava al decreto “SalvaItalia” come fosse la Provvidenza divina, che: “Dopo i rumours ed i “mal di pancia” relativi la legittimità dell’azione di governo condotta dal senatore a vita Mario Monti, arriva una prima presa di posizione del Presidente Giorgio Napolitano, che ha precisato come Alfano, Bersani e Casini dovranno fissare un comune percorso di riforme.

Prendiamo atto che quel richiamo cadde nel vuoto, come quelli successivi e sempre più incalzanti ed ormai quasi quotidiani.

E, detto questo, è evidente che, se il Presidente Giorgio Napolitano non interviene rapidamente e con incisività – ovvero ben prima delle elezioni locali e “rimuovendo le cause” – noi italiani non abbiamo alcuna possibilità di salvarci e, con noi, l’Eurozona.

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C’è consenso e consenso

16 Feb

In tutte le televisioni, a qualunque ora, troviamo qualcuno che ci spiega che il “governo Monti ha un largo consenso”.

In effetti è vero, ma dovremmo, poi, chiedere se il consenso che Monti e Passera riscuotono è degli elettori italiani o di quei politici, seduti in Parlamento, di cui gli italiani, da anni, vorrebbero il ricambio.

Potremmo anche chiederci perchè, con tutti i talk show che ci sono, i nostri politici “consensienti” non vadano in trasmissione a spiegarci questo e quell’altro … ma sarebbe troppo.

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L’ottimismo viene dal consenso

15 Feb

L’Italia è ufficialmente in recessione, i dati di ottobre-dicembre 2011 sono carta stampata, ma questo è il passato, la scommessa è il futuro.

Ce lo racconta Corrado Passera, ministro dello sviluppo del governo Monti.

I dati «sono una conferma di quanto ampiamente previsto e del fatto che proprio da lì dovevamo partire, come abbiamo fatto, con riforme e interventi strutturali».

La recessione, annunciata da questo blog e non solo, ma snobbata dai nostri “professori”, secondo Passera «ci spinge ad andare avanti con grande determinazione: un’iniziativa al mese per rimettere il Paese in condizione di reagire».
«Un ottimismo che viene dal consenso del Parlamento e dell’opinione pubblica, questa è la grande spinta».

Ah, beh, … allora stiamo inguaiati, se la “grande spinta” arriva dal consenso dell’opinione pubblica.

Ma non solo …

«Messi i conti in sicurezza», va attuato «un’insieme di iniziative per la crescita. Infrastrutture, competitività e internazionalizzazione delle imprese, innovazione, costo e disponibilità del credito, costi dell’energia, semplificazione».
E per le opere già previste, il ministro annuncia 60 miliardi entro quest’anno: «Una messa in moto oltre le aspettative, un passaggio fondamentale per la competitività del Paese».

Male, peggio, malissimo, cosa dire?

Sostenere con 60 miliardi le opere già previste, senza entrare nel merito, significa, molto probabilmente, incrementare la cementificazione senza provvedere agli interventi urgentissimi per contrastare il dissesto idrogeologico, più volte richiesti da Giorgio Napolitano, invano, alla legislatura di Berlusconi.
Inoltre, senza intervenire sulle norme inerenti i subappalti, si rischia di consegnare all’Italia un ulteriore ammasso di sprechi, collusioni, infiltrazioni mafiose, clientela politica.

Quanto alla crescita ed all’ottimismo, le domande sono tante o tantissime.

  • Quali nuove infrastrutture, se l’Italia muore di scarsa o nulla manutenzione dell’ordinario?
    Internazionalizzazione delle imprese significa molte cose, incluso che arrivino i “russi” a comprarsi tutto o, peggio, che la Padania possa incrementare la spoliazione produttiva del paese, delocalizzando ancor più la produzione?
    Costo e disponibilità del credito è cosa corretta in un paese che, causa declassamento, paga caro il denaro e che ha bisogno di “inflazione” per superare la recessione? O, guardando alla demografia ed agli anziani che abbiamo, in un paese che non dovrebbe affatto invoglaire i giovani continuino ad indebitarsi “a vita” per un mutuo trentennale?
    Per non parlare dei costi dell’energia, che possono aprire la strada a maggiori privatizazioni, e della semplificazione, che finora ha comportato solo un aumento dei contenziosi, delle collusioni e delle corruttele, visto che tra farraggini, tributi e territorialità l’iter è solo peggiorato.

Domande non eccessive se ricordiamo che Corrado Passera si è finora distinto per la sua abilità nel far ricadere  i costi aziendali sullo Stato (Alitalia, Caboto-FinMek, Nextra-Parmalat …) e per la sua capacità di tagliare posti di lavoro a favore delle concentrazioni di capitale (Comit, Intesa San Paolo, Olivetti, Telecom …).

Un manager che della politica e della pubblica amministrazione conosce solo un aspetto riflesso, come Tremonti era esperto sono nella fiscalità e nella gestione di un bilancio.

Un uomo che muove i primi passi in politica e già gode dell’appoggio di Roberto Formigoni, governatore della Lombardia ininterrottamente dal 1995, e di Pier Ferdinando Casini, genero di Francesco Gaetano Caltagirone, undicesimo italiano più ricco al mondo, a capo di uno dei più importanti gruppi industriali italiani.

Un ministro che annuncia “un’iniziativa al mese per rimettere il Paese in condizione di reagire”, mentre la riforma delle pensioni non trova una forma regolativa, gli F-35 si son ridotti di un terzo, le liberalizzazioni raccolgono migliaia di emendamenti, la riforma del lavoro è deve essere recepita dai lavoratori e non semplicisticamente i sindacati con cui discute il governo.

Mala tempora currunt.

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Corrado Passera, una biografia non autorizzata

9 Gen

Corrado Passera, 58 anni, è un banchiere e manager italiano, dal 16 novembre 2011 ministro dello Sviluppo Economico, ministro delle Infrastrutture e ministro dei Trasporti del governo Monti.

Si è laureato alla Bocconi e, nel 1980, ha conseguito un Master in Business Administration (MBA) alla Wharton School di Philadelphia.

Dopo di che, grazie ad un’entratura di Guido Roberto Vitale, a.d. di Euromobiliare, entrò nell’entourage dei Di Benedetti e quella, come vedremo, fu la sua fortuna.

  • 1985, ricopre la carica di assistente di Carlo De Benedetti per poi diventare Direttore Generale di CIR, la holding del Gruppo De Benedetti, fino al 1991, quando diventa direttore generale di Arnoldo Mondadori Editore e, a seguire, del Gruppo Editoriale L’Espresso.
  • 1992, è anche co-amministratore delegato del Gruppo Olivetti, ristrutturato drasticamente, per il settore informatico, e immesso nel settore telecomunicazioni come Omnitel e Infostrada.
  • 1996, viene nominato sia amministratore delegato che direttore generale del Banco Ambrosiano Veneto, che si “consolida” con Cariplo, creando il Gruppo Intesa, che assorbirà, nel 2001, anche la Banca Commerciale Italiana.
  • 1998, il Governo Prodi lo nomina amministratore delegato di Poste Italiane con un Piano d’Impresa che prevedeva il taglio di oltre 20.000 posti di lavoro nel settore pubblico.
  • 2002, Passera lascia l’incarico alle Poste e va a ricoprire la carica di amministratore delegato di Banca Intesa, e, nel 2006, è tra gli artefici del processo che porterà all’integrazione tra Banca Intesa e Sanpaolo IMI dando vita a Intesa Sanpaolo.
  • 2008, è advisor dell’operazione di salvataggio Alitalia che rafforza il monopolio nel trasporto aereo su molte tratte nazionali ed accentra su Fiumicino il traffico internazionale.

Dunque, è anche Corrado Passera che dobbiamo ringraziare se:

  • abbiamo “trasformato” tanti potenziali giovani programmatori ed impiegati in definitivamente precari operatori di call center, grazie alla “trasformazione” di Olivetti in Infostrada
  • abbiamo non solo salvato la banca che fu di Guido Calvi, ma, a furia di fusioni, l’abbiamo addirittura resa comproprietaria di circa il 30% dell’azionariato che controlla la Banca d’Italia
  • abbiamo ristrutturato le Poste, che son lente come prima ma costano di più, proprio mentre, nel mondo ma non da noi, la posta elettronica iniziava a farla da padrona
  • abbiamo salvato Alitalia, Fiumicino e Roma (che non ha grandi aziende), versando nelle sue casse, tramite ministero dell’economia e finanze, tanti di quei miliardi che oggi ci farebbero comodo.
  • abbiamo salvato la Fiat dalla Chrysler, grazie a Banca IntesaSanpaolo, ma la Fiat non salverà i nostri interessi italiani dalla Chrysler.

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Corrado Passera è stato coinvolto in tutti i principali scandali finanziari della storia recente italiana, anche se ne è uscito sempre pulito:

  • 1996, Olivetti-CIR, falso in bilancio  (indagato dalla Procura di Ivrea) (fonte )
  • 1996, fallimento Sasea, concorso in bancarotta (indagato dalla Procura di Milano)  (fonte)
  • 1999, Poste italiane, indebitamento per emissione eccessiva di bond, verifica di Mediobanca ed indagine della Procura di Roma (fonte)
  • 2004, Cirio, scandalo dei bond (indagato dalla procura di Milano) (fonte)
  • 2004, Parmalat, concorso in aggiotaggio,  avvisi di garanzia per Nextra di Banca Intesa (personalità giuridica) (fonte)

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Le domande che restano sono diverse:

  1. quanto è costato Corrado Passera all’Italia in soli quindici anni, ovvero dal 1996 ad oggi?
  2. dopo Poste Italiane, Alitalia, Cirio e Parmalat, mettereste voi i vostri soldi nelle mani di Corrado Passera?
  3. come è possibile che faccia proprio il ministro delle infrastrutture lo stesso uomo, intercettato al telefono con Cesare Romiti, che ha finanziato, tramite Intesa SanPaolo, l’inutile avventura dello Stretto di Messina?
  4. quale è l’utilità per l’Italia nell’affidare tre ministeri strategici ad un uomo che, per bene che vada, si è finora distinto per la sua abilità nel far ricadere  i costi aziendali sullo Stato (Alitalia, Caboto-FinMek, Nextra-Parmalat …) e per la sua capacità di tagliare posti di lavoro a favore delle concentrazioni di capitale (Comit, Intesa San Paolo, Olivetti, Telecom …)?

A proposito, sembra che Corrado Passera possa vantare un reddito almeno pari a 38 milioni di Euro annui, per lo meno nel 2005 e 2006 (fonte).

Era possibile con un Corrado Passera così, secondo voi, fare una minipatrimoniale o toccare seriamente i “capitali scudati”, invece di colpire drasticamente i diritti dei nati dopo il 1950, in fatto di pensioni e carriere?

P.S.  25-01-2013 – Prendiamo atto dell’onestà intellettuale dimostrata da Corrado Passera che, seppur solleticato da più parti, ritorna alla sua professione, dopo aver servito l’Italia come ministro delle infrastrutture, anziché ‘mettersi in politica’.

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Manovra iniqua, le alternative c’erano

7 Dic

Secondo un sondaggio di Repubblica “Per il 70% del campione la manovra “non è equa”. Gli elettori di 4 dei 5 principali partiti (Pdl, Pd, Lega, Idv) la giudicano negativamente con percentuali oscillanti dal 63% (Pd) al 70% (Pdl). Anche coloro che fanno riferimento ad altre forze politiche si esprimono negativamente con percentuali molto elevate (73%).

La Manovra è iniqua, ma anche incerta e, forse, aleatoria, come scritto ieri (Perchè la manovra non funzionerà).

E così andando, il professor Monti inizia a mettere le mani avanti: “Con questa operazione che è di rigore, di equità e di crescita, io ho chiesto agli italiani molti sacrifici, ma c’era il rischio, molto concreto, che lo Stato non potesse più pagare, che gli stipendi non potessero più essere pagati, che le pensioni non fossero più pagate. Non abbiamo da guardare molto lontano: la Grecia è la rappresentazione di che cosa sarebbe potuto accadere in Italia“.

Anche lasciando da parte la questione “equità” che fa acqua da tutte le parti, il discorso dei “professori” è alquanto inesatto e pro domo sua …

Basti dire che l’Italia non può fare la fine della Grecia, avendo 10 volte la popolazione del piccolo stato europeo, ma, soprattutto, un’infrastruttura industriale da G8 ed un PIL enormemente superiore.

E’, viceversa, vero il default della spesa dello Stato, incombente su gennaio prossimo, ma è altrattanto corretto ricordare che erano almeno tre anni che alcuni, inascoltati, esperti avevano prefigurato tale disastro a tale scadenza. Chissà perchè nessuno ne abbia mai parlato tra autorevoli professori, esimi politici e sinceri giornalisti …

Lacrime di coccodrillo, ecco cosa emerge dalla dichiarazione del Presidente del Consiglio che afferma: “quando abbiamo capito che occorreva chiamare a contribuire i pensionati, anche quelli con livelli molto bassi, appena superiori alla fascia minima, be’, lì siamo stati molto in difficoltà” ed è in quel momento “che abbiamo deciso di chiamare a contribuire coloro che avevano usufruito dello scudo fiscale.” (ADN-Kronos)

Se si voleva equità, era il caso di partire dai capitali scudati ed eventualmente arrivare alle pensioni, non viceversa, ma soprattutto incidere sui costi della politica, anche perchè la Fornero, solo sei mesi fa su Sole24Ore, scriveva che “la riduzione, trasparente e controllabile, dei costi della politica, ivi inclusi i privilegi pensionistici, appare perciò una condizione ineludibile affinché queste nuove correzioni, pur tecnicamente valide, siano anche socialmente accettabili.

Una Manovra ampiamente evitabile, come ricordava ieri sera a Porta a Porta, Roberto Napoletano del Sole24Ore, sottolineando che per non intaccare le pensioni più basse sarebbe bastato tassare i capitali scudati del 3% anzichè del 1,5% come propone il pluriministro Passera, eminenza grigia di questo esecutivo.

Come, altrettanto, sarebbe bastato estendere a tutti il sistema contributivo e bloccare i pensionamenti per un anno, magari incidere fiscalmente sui TFR e/o ridurre gli stipendi della Pubblica Amministrazione del 10% oppure, ancora meglio, fissare un tetto alle pensioni d’annata ed oversized, se il problema era il default di gennaio prossimo: tutte le altre misure pensionistiche incidono sul decennio a venire, al momento non servono a nulla, neanche a ridurre gli accantonamenti che l’INPS e il MEF dovrebbero fare e che, come apprendiamo dalle finanziarie da anni, non è detto che vengano sempre e comunque fatti …

Per non parlare della patrimoniale “lineare” che sta passando sotto forma di IMU, anzichè “scalare”, ovvero più pesante per i più abbienti e più lieve per i meno fortunati. Una scelta che poteva essere ben più incisiva e con cui si poteva fare molta “cassa”, senza incidere troppo sulla recessione in corso e sulle istanze sociali finora disattese.

Oppure dell’ICI e dell’esenzione fiscale di cui gode il clero, il cui gettito sarebbe elevato, anche in condizoni di agevolazione, e che nessuno considera oppure delle Provincie e dei piccoli comuni, che sembrava cosa già fatta e che sta prendendo un’altra piega.

Le bugie hanno le gambe corte ed il naso lungo …

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Italian financial plan? Fix it again …

6 Dic

It is amazing how Italian press does not get up a complaint or a negative thought about the financial plan that Monti & co. want to impose to Italians, today, and the French, tomorrow who knows, standing the “feeling” showed for “Mario”.
All happens while on television, typically consociational, we listen, conversely, negative comments – sometimes caustic – by experts and politicians.

A financial plan that is an hypotesis, maybe a promise, maybe an illusion.

Helps for little companies are very low, given by tax cuts, that work only if people goes  shopping and if production rises up.
Obviously, we cannot expect any good if actual recession will be aggravated by measures that severely affect pensions, as it is really difficult mind to a more cooperative workers.
Talking on companies, Monti was clear: those can survive only espanding their markets abroad … where, of course, German, Indian and Chinese companies are waiting for us …

About the Caste – this is the name used by italians for politicians, judges, syndacates, medicians and journalists – nothing happens and nothing is promised. At this rate, the cost of politics, at least as an annual budget of 2012 remain an hypotheses and discontent could turn into anger.
Reorganization of municipalities and provinces sounds as a step back from the “general will” to quash the provinces and to melt small municipalities.
And always on Caste, nothing is in sight regarding Unions and “justice system”, which is equivalent to stay tethered in lengthy procedures and dealings.

Infrastructure and public administration are also at stake, despite vague promises, and this means that waste and decline will continue. Not only that, because a good part of the implementing rules of the Monti’s financial plan will have to overcome obstacles and drains in the State-Regions Conference.
The South is as well not exist, five billions od euros are a beggar banquet, not even mention Naples (and Rome) about landfill issue, incentives and infrastructure to even talk about it. And the fight against Mafia requires large investments … at moment not avaiable.
About public sector, it suffices to note that the rules on pensions will have no other effect than increasing the average age of personell.

And now, we arrive at retired slaughter. Monti’s “promise” is to get cash for about 6 billion per year over a decade. A very tiny amount compared to social uncertainty that produces. A sum also quite random.
To be precise, billions are just 3-4 at net of tax and, for other factors, actual Monti’s prevision could be just a handful of truly pennies.
In fact, since we’re talking about over 50 y.o. people that, not rarely, suffer from some chronic disease and we cannot number how increasing costs will we will have for for times off from work and increased health care costs, given that diseases will only worsen.
Obviously, these “senior” workers will always be slower and less flexible, not “upgradable” and not in career.
Financial plan on retired workers will backfire, especially because contributions will have to be concerted with Unions and we had, thirty years ago, an inflation “two digits” …

Finally, nobody talks about a new electoral law, without which this government has a blank check to cash. A problem of effective democracy, which is combined with the use of a Government Bill, which cut off parliament, and the many and serious conflicts of interest faced by this government. Serious and very serious, such as the President of newspaper publishers who is also Deputy Minister to publishing.

Don be stupified if you read in newspapers a fewer part  of what Italians know by television from comments of technicians and politicians. As we cannot forget that this government has no experience about government, democracy and social governance.

If something does not go your way, under the hypotheses of professors, the Italians run the risk to pay a part of the Euro Default of Germans and Frenchs, as has already happened for Greece and Unicredit Bank on which it is was poured a part of the Polish flop.

read also Monti’s financial plan: a risky idea …

original on  demata

Italie, la manouevre de Monti ne fonctionnera pas

6 Dic

Il est incroyable de voir comment la presse italienne ne éleve pas une plainte ou une pensée négative sur le plan financier que Monti & co. veulent imposer aux Italiens, aujourd’hui, et les Français, demain qui sait, debout le «sentiment» a montré de “Mario”.
Tout se passe alors à la télévision, généralement consociative, ou nous écoutons, à l’inverse, des commentaires négatifs – parfois caustique – par des experts et des politiciens.

Un plan financier qui est une hypotesis, peut-être une promesse, peut-être une illusion.

Les aides pour les entreprises petites sont très faibles, donnée par les réductions d’impôts, qui ne fonctionnent que si les gens font du shopping et si la production augmente.
Évidemment, nous ne pouvons pas attendre de bon, si la récession actuelle sera aggravée par les mesures qui affectent sévèrement les pensions, car il est vraiment difficile à l’esprit des travailleurs plus coopératifs.
Parler sur les sociétés, Monti était clair: ceux qui ne peuvent survivre que espanding leurs marchés à l’étranger … où, bien entendu, l’allemand, les entreprises indiennes et chinoises sont en attente pour nous …

A propos de la Caste – c’est le nom utilisé par les Italiens pour les politiciens, pour les juges, les syndacates,  les medicians et les journalistes – rien ne se passe et rien n’est promis. À ce rythme, le coût de la vie politique, au moins comme un budget annuel de l’année 2012 restera une des hypothèses et le mécontentement pourrait se transformer en colère.
La réorganisation des municipalités et des provinces des sons comme un recul par rapport à la «volonté générale» pour annuler les provinces et les faire fondre les petites municipalités.
Et toujours sur la caste, rien n’est en vue concernant les syndicats et “système de justice», ce qui équivaut à rester attachés à de longues procédures et les transactions.

Les infrastructures et l’administration publique sont également en jeu, en dépit de vagues promesses, et cela signifie que les déchets et la baisse va se poursuivre. Non seulement cela, car une bonne partie des modalités d’exécution du plan financier de Monti aura à surmonter les obstacles et les drains à la Conférence État-Régions.
Le Sud semble ne pas exister, cinq milliards d’euros sont un banquet mendiant, ne mentionne même pas Naples (et Rome) sur problème d’enfouissement, les incitations et les infrastructures même de parler de lui. Et la lutte contre la mafia nécessite des investissements importants … au moment pas avaiable.
À propos du secteur public, il suffit de noter que les règles sur les retraites n’aura pas d’autre effet que d’augmenter l’âge moyen du personnel.

Et maintenant, nous arrivons à l’abattage de la retraite. La “promesse” de Monti est d’obtenir des liquidités pour environ 6 milliards par an plus d’une décennie. Une très petite quantité par rapport à l’incertitude sociale qui produit. Une somme aussi assez aléatoire.
Pour être précis, des milliards sont juste 3-4 au net d’impôt et, pour d’autres facteurs, prévision réelle Monti pourrait être juste une poignée de pennies vraiment.
En fait, puisque nous parlons de gens de plus de 50 ans, qui, non rarement, souffrent d’une maladie chronique et nous ne pouvons calculer le numéro de l’augmentation des coûts pour arret de travaille et pour l’augmentation des coûts des soins et de santé, étant donné que les maladies ne fera que s’aggraver.
Évidemment, ces travailleurs «seniors» seront toujours plus lents, moins flexibles et non pas dans la carrière. Le plan financier sur les travailleurs à la retraite va se retourner contre, surtout parce que les cotisations devront être concertés avec les syndicats et nous avons eu, il ya trente ans, une inflation «à deux chiffres” …

Enfin, personne ne parle de la nouvelle loi électorale, sans laquelle ce gouvernement trouve un chèque en blanc pour argent comptant.

Un problème de démocratie effective, qui est combinée avec l’utilisation d’un projet de loi du gouvernement, qui ont coupé le parlement, et les nombreux conflits et d’intérêts graves rencontrés par ce gouvernement. Graves et très graves, comme le président des éditeurs de journaux qui est également ministre adjoint à l’édition.

On ne peux pas s’étonner si nous lisons dans les journaux très peu de ce que nous savons par la télévision à partir des commentaires des techniciens et des politiciens.
Comme nous ne pouvons pas oublier que ce gouvernement n’a aucune expérience sur le nationale gouvernement, la démocratie et la social gouvernance.

Si quelque chose ne va pas sur votre chemin, sous les hypothèses de les professeurs, les Italiens courent le risque de payer une partie de l’Euro par défaut des Allemands et Frenchs, comme cela a déjà eu lieu pour la Grèce et Unicredit Bank sur lequel a été versé une partie de le flop polonais.

d’origine affiché sur demata

Perchè la manovra non funzionerà

6 Dic

E’ stupefacente come dalla stampa non si levi una lagnanza od una riflessione negativa riguardo la manovra che Monti & co. vogliono imporre agli italiani, oggi, ed ai francesi, domani chissà, vista la “simpatia” che mostrano i poteri forti di Francia per “Mariò”.
Il tutto mentre in televisione, tipicamente consociativa, si ascoltano, viceversa, commenti negativi autorevoli e, talvolta, caustici.

Partiamo dalle aziende per le quali c’è poco, troppo poco, visto che gli sgravi fiscali servono a qualcosa solo se la gente spende ed i lavoratori producono alacremente.
Ovviamente, non c’è da aspettarsi nulla di buono se la recessione sarà aggravata dalle misure che colpiscono duramente le pensioni, come sarà difficile che la collaboratività dei lavoratori aumenti, dopo la batosta annunciata.
Sempre riguardo le aziende, Monti è stato chiaro: sopravviverà solo chi riesce ad espandere i propri mercati all’estero … dove, ovviamente, stanno aspettando noi …

Passando alla Casta, nulla accade e nulla si promette. Di questo passo, i costi della politica, almeno come budget annuale del 2012 restano ipotesi ed il malcontento potrebbe trasformarsi in ira.
Riassetto dei comuni e delle provincie, infatti, significa solo un passo indietro rispetto alla “volontà generale” di cassare le provincie ed i piccoli comuni, valorizzando le comunità montane.
E sempre restando alla Casta, nulla è in vista riguardo sindacati e “sistema giustizia”, che equivale a rimanere impastoiati nelle lungaggini delle procedure e delle contrattazioni.

Infrastrutture e pubblica amministrazione restano anch’esse al palo, nonostante vaghe promesse, e questo significa che sprechi e declino continueranno. Ma non solo, dato che una buona parte delle norme attuative della manovra Monti dovranno superare lo scoglio ed il salasso della Conferenza Stato-Regioni.
Il Sud è come se non esistesse, cinque miliardi sono un’elemosina, neanche si menziona Napoli (e Roma) per la questione discariche, incentivi ed infrastrutture neanche a parlarne. Figuriamoci la lotta alla mafia che richiede grandi investimenti.
Quanto al pubblico impiego, basta rilevare che le norme sulle pensioni non avranno altro effetto che incrementare l’età media del personale.

Arriviamo alle pensioni, il de profundis. La “promessa” è di far cassa per circa 6 miliardi di euro l’anno su un arco decennale, in tutto una sessantina di miliardi. Una somma decisamente infima rispetto all’incertezza sociale che produce. Una somma anche alquanto aleatoria.
Per l’esattezza, di miliardi si conta di risparmiarne solo 3-4 al netto del prelievo fiscale e, così andando, l’apporto effettivo si riduce davvero ad una manciata di spiccioli.
Infatti, dato che parliamo di ultracinquantenni non di rado sofferenti di qualche malattia ormai cronica, non è dato sapere di quanto incrementerà la spesa per tutte le assenze che faranno e, soprattutto, quanto spenderemo in più di sanità, visto che le patologie non potranno che peggiorare.
Per non parlare del fatto che questi lavoratori saranno sempre più lenti e meno flessibili nelle loro mansioni e che non sono più “upgradabili” nè in carriera, ormai.
Secondo i conti della serva, la manovra sulle pensioni potrebbe rivelarsi un boomerang, visto anche che sul contributivo andranno concordati con i sindacati gli incrementi inflattivi “a due cifre” di 30 anni fa.

Per concludere, non si parla di nuova legge elettorale, senza la quale questo governo si ritrova ad incassare un assegno in bianco. Un problema di democrazia effettiva, che si assomma alla scelta dello strumento del decreto legge, che scavalca a pie’ pari il parlamento per 60 giorni, per non parlare dei tanti e seri conflitti di interessi, che affliggono questo esecutivo. Gravi e gravissimi, come quella del Presidente degli editori di giornali che è anche sottosegretario all’editoria.

Forse, è per questo che sui giornali si legge molto poco di quello che apprendiamo dalla televisione dai commenti di tecnici e politici.

Nel consegnare “l’asso di picche” a questa impostazione di governo e di governance,  ricordando che questo esecutivo non ha alcuna esperienza politica e sociale, resta solo da dire una cosa.

Se qualcosa non andasse per il verso giusto, secondo le ipotesi dei professori, noi italiani rischiamo di pagare una parte del default dell’euro che toccherebbe, viceversa, a tedeschi e francesi, come è gia accaduto per la Grecia e per Unicredit sulle quali è stato riversata una parte del flop polacco.

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Il ministro Fornero e la mia vita

4 Dic

In pensione con 42 anni di versamenti e senza finestre?

Nel mio caso è probabilmente impossibile: sono malato seriamente, già adesso non dovrei  più lavorare, come non dovrei “combattere” con il Servizio Sanitario Nazionale che non mi garantisce neanche un pronto soccorso adeguato, se non in 3-4 città, nonostante leggi e finanziamenti appositi.

Grazie a Fornero & Monti, va a finire che della mia pensione ne godrà lo Stato.
Oppure, dovrò lasciare il lavoro e tirare avanti con 300 euro di pensione di invalidità per 14 anni, ovvero fino ai 67, pur avendo ben 36 anni di contributi versati o ricostruiti con salati versamenti.

Non è uno scherzo e non sono il solo.

La mia colpa? Essere un italiano nato negli Anni ’50 ed aver creduto nella meritocrazia.

Speranze?

Una sola, che tra sindacati e partiti qualcuno si ricordi che, a 50 anni, una parte degli individui iniziano  ad essere portatori di malattie croniche, anche piuttosto serie, che, purtroppo per i conti da mettere a posto, non sono immediatamente o rapidamente letali.
Persone che addirittura in USA vengono prepensionate.

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