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Fondo di Redenzione Europeo, arrivano gli Eurobond, ma c’è a chi non piace

12 Mag

Si inizia a parlare del European Redemption Fund (sigla RF o ERF), il così detto Fondo di Redenzione Europeo, che sarà il primo impegno dell’Unione Europea nel dopoelezioni, secondo la sequenza di interventi anticrisi decisi dall’Assemblea plenaria di Strasburgo nel luglio 2012.

Come ben descriveva il Sole 24 Ore del 13 Luglio 2012, “la plenaria di Strasburgo ha approvato con larghissime maggioranze i testi del ‘two pack‘, i regolamenti per l’ulteriore rinforzo della governance europea con sorveglianza di bilancio dei Paesi a rischio e valutazione dei budget annuali che il Parlamento europeo ha emendato inserendo strumenti per la crescita come Eurobond, fondo di riscatto e fondo per la crescita.” È stato invece bocciato l’emendamento presentato dai socialisti per la golden rule per lo scorporo degli investimenti produttivi dal deficit.

Stiamo parlando dei regolamenti presentati dalla Commissione Europea per integrare il “fiscal compact” e il “six pack” per la governance economica, a cui il Parlamento aggiunse, rispetto alla proposta della Commissione europea:

  1. l’obbligo di «armonizzare» l’emissione del debito;
  2. una roadmap per gli ‘stability bonds’;
  3. la mobilitazione di circa l’1% del PIL ogni anno» ovvero 100 miliardi l’anno «per un periodo di dieci anni» tramite Project Bond;
  4. un ‘fondo di riscatto« (Erf, European Redemption Fund) cui i paesi conferiscono la parte di debito eccedente il 60% del rapporto sul pil per il rimborso in 25 anni.

In due parole, circa 1.500 miliardi di euro di debito pubblico italiano verrebbero trasferiti nelRedemption Fund, dove saranno convogliate anche tutte le eccedenze di debito pubblico degli altri Stati dell’Eurozona, inclusi quelli come la Germania (debito all’80% del PIL).

Un fondo venticiquennale del genere offrirebbe buone garanzie agli investitori e permetterebbe di ‘spalmare’ il debito con interessi bassissimi. Praticamente, all’Italia l’European Redemption Fund ‘costerebbe’ una sostenibilissima ‘rata’ di 100-150 miliardi annui.
Inoltre, non più gravati da tale fardello, le risorse dissipate per interessi e deficit andrebbero a beneficio della nazione, come minore fiscalità, più welfare e infrastrutture eccetera eccetera.

Tutto bene, anzi, benissimo?

No. Di peggio in peggio.

Infatti, se il Redeption Fund è una manovra da manuale se si tratta di risanare debiti e dare ossigeno all’economia, c’è il problema che l’Italia – come tutti a tal punto – dovrebbe assumersi l’impegno di non sforare oltre il 60% del PIL … con una spesa publica che naviga oltre il 100% del PIL.

A dire il vero, si tratterebbe del 75-80% del PIL, se escludesssimo dal computo le pensioni dei lavoratori (non la previdenza sociale) erogata dall’INPS, più interessi e sprechi vari.
Restano circa 200 miliardi di euro, un 15-20% del PIL, che al momento non ci sono, anche risanando la finanza pubblica e destatalizzando l’INPS.

E questo non è un Dogma europeo o una Pretesa tedesca, ma sono i debiti che i politici da noi eletti per 20 o 40 anni hanno accumulato, dilapidando le fortune di una nazione.
Onorare i debiti ed evitare di contrarne troppi dovrebbe essere il minimo per uno Stato come si deve, con la lira, l’euro o altra valuta.

Certo che quei 200 miliardi di minori spese che mancano per portare in equilibrio la nostra macchina pubblica potrebbero essere anche trovati nell’arco di qualche anno, mettendo da parte qualche tabù, magari.
Ad esempio, pensionando in anticipo 1,5 milioni di dipendenti pubblici over60 nel quinquennio, con un turn over del 25-30%, che rappresenta una minore spesa stipendiale annua a regime di oltre 50 miliardi di euro. Se, d’altra parte, la grandissima parte dei servizi è informatizzata ed è, per giunta, gestita da ditte esterne, non si comprende la ragione di un tale mastodontico apparato di lapis e blocchetti …

Allo stesso modo – ma parliamo di buona gestione e non di tagli – potrebbero fruttare qualcosa alla nazione i 50 miliardi di euro annui che spendiamo in ‘diritto allo studio’, che andrebbero meglio gestiti e che dissipiamo in modo disomogeneo tra i territori, per il tempo pieno alle materne ed elementari, nonchè scuolabus, mense scolastiche, interculture, alunni disabili, disagio giovanile, formazione,  e … associazionismo e pro loco, persino le feste patronali e tradizioni locali varie, che sempre ‘kultura’ è.
O la Sanità, la cui spesa andrebbe standardizzata su costi base nazionali e per fattori di rischio locali, visto che si tratta di un comparto assicurativo tipico (come le pensioni) nel quale il sistema pubblico si ostina a ‘deformarne le regole’ dato che detiene una condizione monopolistica.

Il resto dovrebbe arrivare dagli appalti, con una maggiore resa e una durevole manutenzione, dalla concentrazione delle funzioni pubbliche e dalla loro accessibilità per i cittadini via internet, dal rilancio produttivo e turistico del Meridone, dalla lotta alla mafia, all’evasione, alla corruzione politica.

L’European Redeption Fund è un’ottima idea, come lo sarebbe quella (in un paese, l’Italia, superindebitato) di rassegnarsi a dover soddisfare – progressivamente si spera – i fabbisogni finanziari in regime di “pareggio di bilancio”, che, vicerversa, è la pietra dello scandalo per alcuni ‘intellettuali’ e, con loro, M5S e – in parte – la Lega, con i sindacati in prima linea.
Eppure, l’ERP non è altro che i famosi bond europei che tutti cheidevano due anni fa …

Se alcuni aspetti del Fiscal Compact sono scandalosi perchè de facto esautorano i parlamenti di alcune loro funzioni a diretta ricaduta ‘esecutiva’, ciò non toglie che un debito pubblico superiore al 60% del PIL mette il paese in mano agli speculatori.

E noi italiani farcene una ragione, visto che questa storia ‘dei debitucci’ italici (ma non duosiciliani) dura da prima del 1861 …

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Spread or not to spread?

5 Feb

Riparte lo spread, la Borsa di Milano perde cinque punti in poche ore, il Wall Street Journal addita l’untore, l’allarme si estende all’Eurozona e, come al solito, la colpa sarebbe di noi italiani, cbe permettiamo a Silvio Berlusconi di candidarsi, di fare la sua campagna elettorale e magari di convincerci – alcuni o tanti – a votarlo.

Ovviamente, le cose non stanno esattamente così.

Innanzitutto, lo spread risale per diversi motivi, a partire dal dato congiunturale con l’Eurozona che resta stagnante in tutta l’area mediterranea, mentre l’Europa vede la Gran Bretagna e la Svezia sempre più diffidenti.

In secondo luogo perchè la vicenda MPS – la banca, ma soprattutto la fondazione – rivela un sistema incompatibile con le logiche di un liberale o di un finanziere e lascia ombre indelebili su quel Partito Democratico che Monti e Bersani stavano faticosamente cercando di accreditare come unico partner di governo possibile ed affidabile per futuro premier italiano.

Infine, perchè, salvo Mario Monti, praticamente tutti i nostri politici – e non solo Berlusconi –  hanno ‘promesso di abbassare le tasse in caso di elezione’, dato che si rivolgono ad un paese in recessione e devastato dalla disoccupazione, anche a causa di una delle più esose leve fiscali del mondo. Chi li ha promessi alle aziende, chi ai meno abbienti, ma tutti hanno promesso.

Dunque, c’è poco da agitare la pubblica opinione con il ‘fantasma di Berlusconi’, dato che il problema è generale e che alcune promesse rispondono a precise istanze del popolo italiano.

Infatti, chi di spread ferisce potrebbe, addirittura, di spread perire: gli italiani associano il termine al salasso che Monti e Bersani gli hanno inflitto e ad un qualcosa che la Germania avrebbe potuto/dovuto fare e non ha fatto.

Mandare gli italiani al voto con lo spread in risalita potrebbe generare una situazione imprevedibile.

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L’Eurozona non riparte

5 Feb

Lo spread risale, le borse europee vanno male, l’Euro perde rispetto al dollaro. La crisi dell’Eurozona non è finita. A parte il ‘disastro’ Italia, sullo sfondo ci sono transizioni epocali non solo nel nostro paese.

Transizioni come la devastante disoccupazione che ha colpito tutta l’Europa mediterranea e, dunque, anche la Spagna, mentre nel Nord Africa attendono un futuro enormi masse di giovani. Una crisi globale che può essere risolta solo se il Sudeuropa e la sua tradizione commerciale e manifatturiera ripartono.

O come il ricambio che la Germania attende da un decennio e che comporta che la Grosse Koalition di Angela Merkel inizia a non piacere a tanti, in terra sassone e non solo. Oppure che la Francia di Hollande ha incassato tasse, ma non prodotto riforme e minori spese. Come dire che il gallismo dei francesi impedisce di aggiornare un sistema di pubblica amministrazione obsoleto e sprecone e che l’autoreferenzialità dei tedeschi impedisce qualunque rapporto paritetico con loro?

O, ancora, che la Gran Bretagna, la Svezia e gli altri stati nord-europei sono sempre più fuori dai giochi europei, per propria ed altrui scelta, con i risultato che tutti i dati confermano l’esistenza di due ‘Europa’, una continentale, repubblicana e cattolica, che coincide sostanzialmente con il Sacro Romano Impero degli Svevi ed usa l’Euro, una seconda, spesso monarchica ed ancora libera di battere moneta, che è sovrapponibile allo spazio che il Vichinghi-Normanni (od i Protestanti) andarono ad occupare. Sarà un caso?

Elementi di ‘sfondo’ di una crisi dell’Eurozona che sempre più s’accartoccia. Un problema ‘da nulla’, causato dai faciloni che vollero l’Euro, senza una reale unificazione politica ed economica, e che potrebbe affliggerci anche per i prossimi 100 o 200 anni.

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Spesa pubblica: due conti in croce

29 Giu

I dati forniti da SIOPE e diffusi mesi fa dall’Unione Province Italiane (link) descrivono la distribuzione della Spesa Pubblica italiana e forniscono – nell’estremo tentativo di salvare gli enti politici provinciali – un quadro alquanto desolante, per quanto relativo alla situazione generale, e fin troppo deludente per quanto inerente l’azione di governo esercitata da Mario Monti ed i suoi prescelti.

Infatti, mettendo in tabella i dati SIOPE-UPI sul 2011 insieme ai dati forniti dal Ministero dell’Interno e dal MIUR – riguardo le proprie spese (2010) – e dalle Regioni e Province – relativamente al numero dei consiglieri – ecco cosa ne viene fuori.

Dati che vanno letti considerando che un consigliere comunale del Comune di Sassari ci costa solo 13.338 Euro all’anno, trasferte e rimborsi inclusi. (leggi anche sui CdA, Lo scandalo degli Enti Strumentali)

Se questo è il costo dei cosiddetti ‘apparati’, ovvero dei consiglieri-parlamentari e dei rispettivi gruppi consiliari, non è che con la sommatoria – incompleta- della spesa pubblica si vada meglio.

Fatti salvi circa 11 miliardi di Euro spesi per il Ministero dell’Interno e palesemente insufficienti, non è chiaro per quali motivi l’Italia abbia una spesa per l’Amministrazione Centrale di quasi 200 miliardi a fronte di una spesa complessiva delle Amministrazioni locali di ‘soli’ 135 miliardi, in cui rientrano strade, porti, reti locali, ambiente eccetera.

Quanto ai due soli servizi (istruzione e sanità) dove Stato e Regioni hanno competenze condivise, i dati raccontano che per la scuola si spende troppo poco, mentre per la salute si spenda troppo e male.

Male non solo per i servizi scarsi o inutili che arrivano ai cittadini, ma soprattutto perchè, se le Regioni spendono tre volte tanto per ASL e ospedali di quanto spendano per tutto il resto, è presto spiegato il disastro italiano.

Infatti, con una sproporzione tale – in termini di volume finanziario e di bisogni dei cittadini da soddisfare – non è improbabile che non pochi consigli regionali siano ‘dominati’ da lobbies afferenti al settore sanitario, come non pochi scandali dimostrano, dalla Regione Puglia agli ospedali cattolici romani o milanesi.

D’altra parte, 116 miliardi di spesa sanitaria annui sono una cifra enorme che richiederebbe ben altro che una spending review, in questi tempi di crisi. Infatti, non saranno i 246.691 infermieri (10 mld di spesa annua?), i 46.510 medici di base ed 7.649 pediatri (altri 5-6 miliardi) coloro che inabissano la spesa del Servizio Sanitario Nazionale.

Dei restanti 100 miliardi va cercata e chiesta ragione ai medici ospedalieri ed ai consigli di amministrazione delle ASL, non ad altri.

Sarebbe interessante sapere anche perchè quei 300 miliardi di previdenza siano congelati nelle casse dello Stato, anzichè diventare denaro circolante, con un sistema di previdenza privata sotto controllo pubblico come in Germania.

Come anche, ritornando alle ‘spese dell’Amministrazione Centrale’ per 182 sonanti miliardi di euro, sarebbe bello sapere in cosa consistano, visto che i beni monumentali languono e le infrastrutture attendono.

Sarebbe importante sapere, anche e soprattutto nell’interesse di Roma Capitale, quanta parte di questi miliardi siano andati a costituire lo strabiliante PIL che per anni fu vanto di Walter Veltroni e delle sue giunte e di cui, da che c’è crisi, non sembra esserci più l’ombra. Ma questa è un’altra storia.

Leggi anche Tutti i numeri delle Province

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Eurozona? I soliti tedeschi …

11 Giu

Alla fine del 1943, i territori europei controllati dalla Germania del III Reich erano, nella sostanza, quelli dove era solido il senso di appartenenza alla ideologia nazionale germanica. Altrove, lo sfondamento degli Alleati e l’appoggio massivo della popolazione impediva ai soldati della Wermacht una resistenza adeguata.

Questa è la cartina che indica, grosso modo, i territori rimasti in mano alla Germania dopo l’Armistizio italiano e la Liberazione di Parigi.

La cartina di seguito, invece, descrive l’Eurozona ed, in particolare, quella rigidamente germanocentrica che Angela Merkel, Mario Monti e Corrado Passera difendono a spada tratta.

Incedibile, vero?

E possiamo notare come poco sia combiato dal 962 dopo Cristo, quando Ottone I cinse il capo con la corona imperiale.

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Dunque, stando alla geografia politica ed economica, siamo alle solite, come da mille anni a questa parte, con i  Guelfi ed i Ghibellini ad investire in fabbriche e commerci, per loro avidità, ma sempre pronti a batter cassa ‘a Sud’ se i conti, poi, non tornano.

E, sempre come al solito, – come accade quando c’è qualcuno che impone regole in nome del ‘buon esempio’ ma guardando al protafogli  – anche questo  (quarto) ‘tentativo’  di un’Europa germanocentrica ci riporta ad un continente con tre anime e tre stili: uno sassone-normanno, uno celto-latino ed uno germanico-polacco.

Tra meno di dodici mesi voteremo per il Parlamento Europeo – una babele di migliaia di deputati – ma il governo d’Europa, mancando una Costituzione, resterà altrove.

E questo non è bene.
Come non vanno (più) bene – in Italia come altrove – le isterie sullo spread e le minacce di default, il campo libero agli speculatori ed il moloch ‘svalutazione’, gli aiuti agli Stati in difficiltà ed i tabù sul welfare, gli aiuti alle banche, ma non ad imprese e cittadini, e l’enorme spesa per le amministrazioni pubbliche.

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Piraten, il vento demoliberal arriva in Germania

14 Mag

Tutti parlano di Ang(h)ela Merkel che perde e della SPD che vince in Nord Rhein Westphalia, la regione di Duesseldorf, Duisburg, Colonia, Dortmund, Wupperthal, Essen, la Ruhr.

Una lettura “scorretta”, visto che nella Grosse Ammucchiata ci sono CDU ed SPD e che “la politica del rigore” – ovvero quella favorevole a Deutsche Bank e Goldman Sachs – l’hanno voluta ambedue, esattamente come in Italia dove Alfano, Bersani e Casini (ovvero PdL, UDC e PD, ma anche Berlusconi, D’Alema e Napolitano) stanno appoggiando la stessa cosa.

Una lettura “miope” se non si fa caso al dato che il quarto partito è quello dei Piraten, che sia nel programma sia nella composizione ha alcune peculiarità interessanti.

Innanzitutto, i Piraten rappresentano “de facto” la generazione under30 ed il “sonante” 8,5% di oggi potrebbe preludere a ben altri risultati futuri. In secondo luogo, la piattaforma dei Piraten è tipicamente “demoliberal” e tutt’affatto “de sinistra”, come abbigliamento e volti lascerebbero, viceversa, pensare e … come conferma indirettamente il dato della Linke al 2,5% e, dunque, fuori dal parlamento della Renania.

A proposito di “miopia”, finora nessuno si è accorto che Verdi, Piraten e Liberali rappresentano il 28% dell’elettorato, praticamente tanto quanto la CDU di Ang(h)ela Merkel.

Un vento pirata e demoliberale come le “fratellanze norrene e vichinge” alle quali si ispira la democrazia anglosassone fin dalle origini e che, oggi, iniziano ad attecchire in Scandinavia e Mitteleuropa, forse, un domani, in Spagna.

Il loro programma? Una società che garantisce salario minimo, libero accesso alle informazioni, meritocrazia, energie rinnovabili diffuse, over-taxing per il lusso e dei consumi voluttuosi (droghe), lotta alla corruzione ed ai monopoli.

Di seguito, è possibile leggere alcuni stralci del loro “programma” (link in tedesco), dai quali è possibile evincere (con generale sorpresa) che anche in Germania hanno “qualche problema” di corruzione e di “amici degli  amici”, di scuola inefficiente e dispotica, di tossicodipendenti e di correlate mafie fornitrici, di lavoratori in affitto schiavizzati da datori e colleghi, di bambini di serie ‘A’ e bambini di ‘B’ o ‘C’, di diritto ad “esistere” in quella che è una società del lavoro, dei consumi e dell’informazione.

Welfare e Lavoro

I fondi pubblici devono essere utilizzati in modo produttivo e non meramente assistenziale.
L’obiettivo è un reddito per il sostentamento per tutti, garantito ad ognuno direttamente per una questione di dignità umana.
La stragrande maggioranza delle persone userà un’esistenza sicura come base per lo sviluppo del loro potenziale economico e sociale.

Un’esistenza sicura crea uno spazio per l’auto-determinazione dell’istruzione e della ricerca, come dell’innovazione economica, agevola e consente il volontariato, come anche le cure che i genitori dedicano ai bambini, il giornalismo indipendente, l’attività politica o la creazione di arte e di software libero.
Questo avvantaggia tutta la società.

Il Partito dei Pirati è pertanto impegnato in soluzioni che garantiscano un’esistenza sicura e la partecipazione sociale, come il reddito di base incondizionato e il salario minimo.
Vogliamo prevenire la povertà, non ricchezza.

Il lavoro temporaneo per l’economia è uno strumento utile e necessario per affrontare periodi di punta.
Negli ultimi anni, tuttavia, si è dimostrato che questo strumento è stato usato da molte aziende per aggirare la protezione del lavoro, la contrattazione collettiva e i salari minimi.
In alcune aziende, i lavoratori temporanei sono usati in competizione con il personale con contratti a tempo indeterminato e questo conduce infine ad una spirale di bassi salari.

Energia e Ambiente

Abbandono progressivo dell’energia nucleare.
I Pirati chiedono, nel lungo periodo, la creazione di una infrastruttura energetica sicura e rispettosa dell’ambiente, ovvero fonti energetiche rinnovabili.
Questa infrastruttura energetica deve essere decentralizzata: è l’unico modo per ottenere la partecipazione di ogni cittadino e per evitare monopoli.

La nostra società e la nostra prosperità dipendono principalmente dalle risorse naturali e da un ambiente sano. Tuttavia, distruggiamo questo ambiente e utilizziamo queste risorse ad un ritmo mozzafiato.
Noi viviamo a spese di altri paesi ed a discapito delle generazioni future. Tuttavia, queste persone hanno lo stesso diritto ad un ambiente sano come noi.
Pertanto, è nostro dovere utilizzare le risorse naturali in modo sostenibile e lasciare l’ambiente come lo abbiamo trovato.
Pr questo è particolarmente necessario promuovere l’uso dei trasporti pubblici e le fonti di energia sostenibili e rinnovabili.

Istruzione

Gli investimenti nell’istruzione sono l’investimento per il futuro.
Il libero accesso all’istruzione è nell’interesse di tutti. Pertanto, è responsabilità della società nel suo insieme finanziare le infrastrutture e garantire finalità educative appropriate.
Il finanziamento privato della pubblica istruzione va accolto con favore, purché non abbia alcun impatto sul curricolo esistente.
Per questo motivo, la creazione e la diffusione di materiali didattici liberi va incoraggiata, non solo per i costi e la reperibilità, ma anche per consentire agli insegnanti di adattare senza ostacoli legali le risorse di apprendimento per le proprie lezioni.

Il compito della formazione istituzionale è quello di aiutare l’individuo a sviluppare i propri talenti, a ridurrne le carenze e a scoprire nuovi interessi e competenze.
Il conseguimento della formazione dovrebbe essere basato su prove tangibili e verificabili e deve essere mediato garantendo un punto di vista al più possibile neutrale.

Oltre agli orari di insegnamento meno rigidi, il conseguimento della formazione dovrebbe essere basato su prove tangibili e verificabili e deve essere mediato da un punto di vista neutrale possibile.
La scoperta, comprensione, valutazione e diffusione delle informazioni in una varietà diversa di rappresentazioni mediatiche diventa sempre più importante.
Gli studenti devono essere consapevoli di quale obiettivo di apprendimento sia perseguito, al fine di ottenere miglior risultati in base alle specifiche conoscenze, abilità e interessi degli studenti per ottenere.
L’obiettivo dei pirati è anche il riconoscimento di una specifica missione educativa dei servizi per l’infanzia e il finanziamento sistematico delle scuole per l’infanzia.

Droghe e Farmaci

Ad ogni cittadino va garantito l’accesso senza barriere e senza censure a tutta la documentazione di qualsiasi farmaco.
I Pirati appoggiano esplicitamente leggi ragionevoli, se necessarie per la protezione dei bambini e degli adolescenti.
I pazienti non devono essere limitati nella libera scelta del trattamento.

Leggi, regolamenti e misure fiscali possono essere adottate solo per proteggere contro i pericoli reali, non sulla semplice argomentazione ideologica o economica.
Solo la strutturazione a livello nazionale di una rete di consulenza e  di servizi di supporto può non solo ridurre il rischio tossicodipendenza, ma soprattutto può coinvolgere i membri della famiglia e i sodali co-dipendenti.
Le risorse per un cambio di approccio e la strutturazione dei servizi possono ampiamente deirvare dai minori costi per sicurezza e azioni giudiziarie, come dalla tassazione delle “droghe” legalizzate.

Corruzione e Conflitto di interessi

I contratti tra istituzioni pubbliche e le imprese private devono essere resi pubblici, come devono esserlo tutte le offerte e le motivazioni di deroghe e sovracosti edi cosiddetti segreti commerciali (come il costo, promessa di profitto, obiettivi e premi, eccetera).

Attualmente, qualunque informatore (ndr. o pentito) riguardo reati finanziari o corruzione deve affrontare notevoli incertezze giudiziarie, sia penali sia civili. Il sistema giuridico generale deve garantire la protezione degli informatori riconoscendo il loro valore sociale.

Se questi sono i Piraten, le cose sono due. La prima è che nei paesi latini (Francia, Italia, eccetera) siamo davvero molto arretrati, la seconda è che qualcosa va cambiato nella dialettica “destra-sinistra” (come in quella “credente-laico”) e non solo a casa nostra.

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La leggenda della spending review

4 Mag

Difficile scrivere qualcosa di serio in giornate in cui cronaca, informazione e governance decidono di darsi all’intrattenimento ed al varietà. Stiamo parlando della spending review.

Innanzitutto, con “revisione della spesa”, si intende quel processo diretto a migliorare l’efficienza e l’efficacia nella gestione della spesa pubblica che annualmente la Gran Bretagna attua da tempo. Come riporta l’apposito sito istituzionale britannico, “The National Archives” (of spending review), la “revisione di spesa” fissa un piano triennale di spesa della Pubblica Amministrazione, definendo i “miglioramenti chiave” che la comunità si aspetta da queste risorse. (Spending Reviews set firm and fixed three-year Departmental Expenditure Limits and, through Public Service Agreements (PSA), define the key improvements that the public can expect from these resources).

Niente tagli, semplicemente un sistema di pianificazione triennale con aggiustamenti annuali, che si rende possibile, anche e soprattutto, perchè la Camera dei Lord e la Corona britannica non vengono eletti, interrompendo eventualmente il ciclo gestionale o rendendosi esposte (nel cambio elettorale) a pressioni demagogiche o speculative.

Di cosa stia parlando Mario Monti è davvero tutto da capire, di cosa parli la stampa ancor peggio.

Venendo al super-tecnico Enrico Bondi, la faccenda si fa ancor più “esilarante” a partire dal fatto che, con tutti i professori ed i “tecnici” di cui questo governo si è dotato (utilizzandoli molto poco a dire il vero), è necessario un esterno per fare la prima cosa che Monti-Passera-Fornero avrebbero dovuto fare per guidare il paese: la spending review e cosa altro?
Il bello è che, dopo 20 anni di “dogma” – per cui di finanza ed economia potevano occuparsene solo economisti, matematici e statistici (ndr. i risultati si son visti) – adesso ci vuole un chimico (tal’è Enrico Bondi) per sistemare le cose, visto che sono gli ultimi (tra i laureati italici) ad avere una concezione interlacciata dei sistemi, una competenza merceologica e, soprattutto, la capacità di fornire stime affidabili con sveltezza.

Dulcis in fundo (al peggio non c’è mai fine) l’appello ai cittadini a segnalare sprechi.

Quante decine o centinaia di migliaia di segnalazioni arriveranno? Quanti operatori serviranno solo per catalogarle e smistarle? Quale è il modello (se è stato previsto) con cui aggregare il datawarehouse delle segnalazioni?

E quanto tempo servirà per un minimo di accertamenti “sul posto”? E chi mai eseguirà gli accertamenti?
Quante di queste segnalazioni saranno doverosamente trasmesse alla Magistratura, visto che nella Pubblica Amministrazione italiana vige ancora l’obbligo di denuncia, in caso di legittimo dubbio riguardo reati?

Una favola, insomma.
Beh, in tal caso, a Mario Monti preferisco Collodi: fu decisamente più aderente alla realtà italiana.

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