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Il governo che non c’è

23 Mar

A quanto si legge, i senatori a vita Carlo Azeglio Ciampi (Gruppo Misto) e Giulio Andreotti (Autonomie) sono in condizioni fisiche tali da non consentire loro di essere presenti al voto di fiducia, ammesso che si arriverà a questo. Allo stesso modo, non potrà votare la fiducia al nuovo governo il presidente Pietro Grasso, per prassi consolidata al Senato.

Iniziamo, così, col dire che Pierluigi Bersani inizia la sua ‘conta dei consensi’ con tre voti in meno rispetto a quanti si potesse prevedere, fermo restante che l’asticella resta a 160.

Senato seggi fiducia

Dunque, ammesso e non concesso che i Montiani aderiscano in toto ad un governo multipartizan con le urne in vista, a Pierluigi Bersani servono ancora quattro voti, oggi, e, prevedibilmente, altri sei dopodomani, visto che SEL in questa Grosse Koalition proprio non si capisce cosa starebbe a fare.

Da dove possono arrivare questi voti?
Dal PdL alla spicciolata, innanzitutto, visto che bastano forse solo quattro voti e che le mele avvelenate sono parte dello strumentario basic della politica.
Dalla Lega, in toto o parte, vista l’eloquente allusione di Bersani (beato chi ci crede) ad ambiziose ‘riforme costituzionali’ e che le mele avvelenate sono parte dello strumentario basic della politica.
Da qualche costola del M5S, entusiastica e buonista, che, forse, non aspetta altro che esser fagocitata dalla Casta o, comunque, si sta solo ora rendendo conto che le mele avvelenate sono parte dello strumentario basic della politica.

Da nessuna parte, visto che più che una mission impossible per Bersani, la formazione di un governo su tali basi appare come una ‘missione suicida’, tanti e tali saranno i balzelli e gli inciuci che una maggioranza così eterocomposita dovrebbe praticare: le mele avvelenate sono parte dello strumentario basic della politica.

Oppure, mentre si mostrano i muscoli in televisione, dato che per Bersani “non c’è altra strada” all’infuori del suo tentativo, il PD lavora sotto traccia, seguendo le chiarissime indicazioni del Presidente Giorgio Napolitano: «le difficoltà a procedere verso la grande coalizione sono apparse rilevanti a causa di profonde divisioni riesplose con la rottura di fine 2012. Insisto sulla necessità di larghe intese a complemento della formazione del governo, il quale potrebbe concludersi anche in ambiti più ristretti».

Un concetto, quello delle ‘larghe intese’, che viene chiarito da Silvio Berlusconi – ‘senza Pdl non c’è maggioranza’ – cui fa eco Maroni della Lega – riguardo gli ‘ambiti più ristretti’ – con “siamo in coalizione con il Pdl, ma serve un governo. Non faremo nulla che sia contro la coalizione, concorderemo tutto”.

Intanto, mentre dal centrodestra arrivano ampie disponibilità ad intese, la road map bersaniana  riparte da Beppe Grillo, forse nella speranza di incassare in un colpo solo i 30-40 senatori che mancano al PD+SEL per governare.

E così siamo al “governo civico”, con nomi tutti da scoprire, tra cui i più accreditati, secondo Repubblica, sarebbero Oscar Farinetti (Eataly), Milena Gabanelli (RAI),  Giampaolo Galli (Confindustria), Fabrizio Saccomani (Bankitalia).

Un ‘governo civico’ del tutto ‘scollato’ dai partiti e dai gruppi parlamentari, ovvero in balia di essi …

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Bersani al governo con il Giaguaro?

21 Mar

Beppe ha cercato di spiegare a Napolitano la rivoluzione che sta accadendo, il cambiamento del mondo, gli ha detto che i paradigmi a cui siamo abituati non vanno più bene. Gli abbiamo spiegato che gli italiani hanno deciso che questi partiti non li vogliono più.
Gli abbiamo spiegato che il vero vincitore di queste elezioni, la maggioranza assoluta degli italiani, è rappresentato dal M5S e dagli astenuti. Questo è il primo partito in Italia: è il partito che dice che non vuole più la vecchia politica“.
Questo è, in breve, quanto ha riferito Vito Crimi ai colleghi senatori del Movimento 5 Stelle sulle consultazioni al Quirinale con Giorgio Napolitano.

Una giornata davvero triste ed opaca per la Repubblica Italiana, se dovessimo prendere atto, domattina, che il presidente degli italiani, Giorgio Napolitano, proprio non è riuscito ad accorgersene – durante i sette anni di mandato – che l’Italia 2.0 c’è, non è solo grillina e proprio non sa che farsene dei robivecchi e trasformisti.

Ancor più triste, come giorno, se dobbiamo assistere ad un intervento di Nichi Vendola, autoproclamato difensore di oppressi e diseredati, che dimentica in un sol colpo ‘da quale lato della storia’ dovrebbe stare e rivendica per il PD+SEL un’egemonia parlamentare che non corrisponde al volto reale del paese.

E’ grazie al Porcellum – ed affatto in base alle volontà degli italiani – che alla Camera Partito Democratico e SEL abbiano conseguito la maggioranza assoluta, come l’essere in pole position nell’elezione del Capo dello Stato, con l’apporto dei Montiani.

Una Sinistra Ecologia e Libertà che parla come se non fosse arcinoto che “il M5S non accorderà alcuna fiducia a governi politici o pseudo tecnici con l’ausilio delle ormai familiari ‘foglie di fico’ come Grasso. Il M5S voterà invece ogni proposta di legge se parte del suo programma” e che “come forza di opposizione, chiederà la presidenza delle Commissioni del Copasir e della Vigilanza RAI”.

Una storia triste – quella di una solita sinistra che vince ma non vince – che non manca di attori a destra, dove PdL e Lega inutilmente si prodigano ad offrire – da 4 mesi a dire il vero – la stampella che serve per uscire da questo cul de sac.

Dunque, mentre Grillo spiega al Quirinale chi siano gli italiani e cosa non vogliano assolutamente, mentre Berlusconi offre larghe intese per un governo d’alto profilo, potrebbe verificarsi che il nostro presidente della Repubblica decida di giocarsi l’aut aut al Parlamento: o nominare premier chi sarà incaricato da lui oppure tenersi Mario Monti per altri 3-4 mesi, mentre si elegge il presidente e si va a nuove elezioni.

In questo disastro incombente, spiegano fonti del Quirinale, «il presidente ha più volte ripetuto che resterà al suo posto fino all’ultimo giorno. A meno di situazioni imprevedibili e, soprattutto, ingestibili».
Ad esempio, come quella – prefigurata su La Stampa da Federico Geremicca che di ‘partito’ se ne intende – che verrebbe a crearsi dinanzi al flop di un premier incaricato da Napolitano che però non ottenga la fiducia del Parlamento.

Una mossa suicida per l’Italia attuata dalla solita gerontocrazia che – vale la pena di iniziare a dirlo – probabilmente non era al passo con i tempi già nel lontano 1956. Gente convinta che esiste un solo mondo ‘giusto’, una sola gente ‘giusta’ – loro stessi, na klar – un solo modo giusto. Gente che, però, non ci sta ad assumersi le tragiche responsabilità di un disastro ultraventennale.

Che si tratti di Bersani – navigato politico – o di Grasso – professionista dell’antimafia – sarebbe inevitabilmente un flop: è troppa e tanta la diffidenza verso di loro da parte degli elettori.
Come ha correttamente detto qualcuno dei M5S, se PD, SEL e PDL vogliono credibilità, che facciano un governissimo e producano loro le riforme che attendiamo da decenni, ma è davvero difficile che un governo di Pietro Grasso sostenuto dal PdL e dal PD possa far meno danni di quello uscente presieduto da Mario Monti.

In questi minuti, un accigliato Partito Democratico annuncia, dopo essersi lungamente e, forse, affannosamente consultato con il Presidente Napolitano, di “mettersi al servizo dell’esigenza di cambiamento e governabilità” del Paese, come partito di maggioranza parlamentare, offrendo diverse riflessioni al Capo dello Stato. Riflessioni, non proposte od ipotesi: le esigenze di cambiamento e governabilità possono aspettare.
Intanto, solo grazie a La7 – che ha posto la domanda giusta – scopriamo che Bersani non ha nè un piano B nè, soprattutto, un piano A, ma anche che vuole la premiership e che il Partito Democratico si rivolgerà a tutto il Parlamento e, dunque, anche alla Lega ed, più o meno esplicitamente, il PdL del giaguaro Berlusconi.

Di tutto un po’ e nulla di tutto.

Intanto, caso mai Partitocrazia e Quirinale non avessero capito come vanno le cose e chi sono gli italiani, ci pensa l’ambasciatore americano David Thorne, che spiegava giorni fa al Liceo Visconti di Roma, come “voi giovani siete il futuro dell’Italia. Voi potete prendere in mano il vostro Paese e agire. Tocca a voi ora agire per vostro Paese, un Paese importantissimo nel mondo. So che ci sono problemi e sfide in questo momento, problemi con la meritocrazia, ma voi potete prendere in mano il vostro Paese e agire, come il Movimento 5 Stelle, per le riforme e il cambiamento. Spero che molti di voi daranno un contributo positivo in questo senso per il vostro Paese”.

Giorgio Napolitano ha una sola notte per decidere, speriamo solo che non si sbagli di nuovo, come gli accadde in gioventù riguardo i fatti d’Ungheria.
Se la sentirà di incaricare Pietro Grasso confidando in un governo PD-PdL-Lega, maggioritario nelle Camere, ma minoritario se rapportato all’intero corpo elettorale, consegnando RAI e Servizi all’opposizione M5S?

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Un Presidente 2.0

19 Mar

 Dopo la figlia del senatore Boldrini eletta alla Camera – raccontandoci che è una scelta per rompere con la partitocrazia – e dopo il magistrato dell’antimafia Pietro Grasso, posto quasi a commissariare il Senato – come se non sapessimo che siamo in una cleptocrazia – l’ultima cosa che il Partito Democratico dovrebbe tentare è quella di collocare personaggi ‘di fazione’ anche alla Presidenza della Repubblica, come Bindi e Finocchiaro, se non gli ‘ormai compromessi agli occhi di tanti italiani’ come Monti o D’Alema.

Una mossa del genere equivarrebbe a dire – agli italiani e all’estero – che si punta a nuove elezioni, rinviando a novembre, se non all’anno che verrà, le tantissime riforme e misure finanziarie che, già prima di Mario Monti, il Governo Berlusconi aveva promesso in Europa.

Vista la poca qualità politica che gli eletti del Movimento Cinque Stelle stanno dimostrando, non è improbabile che i ‘fini strateghi’ democratici tentino anche questo atto di forza, in modo da garantirsi un asso nella manica per i prossimi sette anni.

In due parole, il modo migliore per dividere gli italiani. Ma anche un’occasione perduta.

Infatti, il Partito Democratico, se proprio volesse dimostrare di aver chiuso con il proprio passato comunista – che ricordiamo essere un anelito totalitario ed illiberale – non dovrebbe fare altro che ricordarsi che Stefano Rodotà potrebbe essere la persona giusta al momento (storico) giusto.

Un personaggio figlio della minoranza etnica arbëreshë, che nasce politicamente nel Partito radicale di Mario Pannunzio, sempre indipendente, che per lungo tempo ha fatto parte della Commissione Affari Costituzionali.
Tra l’altro, se proprio volessimo parlare di modernità e di nuovi diritti, Rodotà è stato il primo Presidente dell’Autorità garante per la protezione dei dati personali, mentre dal 1998 al 2002 ha presieduto il Gruppo di coordinamento dei Garanti per il diritto alla riservatezza dell’Unione Europea.
Inoltre, il 29 novembre 2010 ha presentato all’Internet Governance Forum una proposta per aggiornare la Costituzione Italiana, inserendo: “Tutti hanno eguale diritto di accedere alla Rete Internet, in condizione di parità, con modalità tecnologicamente adeguate e che rimuovano ogni ostacolo di ordine economico e sociale”.

Un personaggio stimato nel mondo e noto per equilibrio e lungimiranza, sul quale potrebbero arrivare, senza particolari sforzi, i voti dei Montiani e del M5S.
Un uomo che rappresenterebbe non il fantasma di “un’Italia giusta”, ma il futuro di “un’Italia diversa”, l’Italia 2.0, che esiste già.
Stefano Rodotà compie 80 anni a maggio, questo l’unico limite, ma, anche se ‘durasse’ 3-4 anni e volesse ritirarsi prima, difficile immaginare una soluzione migliore.

Ci facciamo un pensierino?

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Un governo pasticciato ed insolvente?

19 Mar

Il Partito Democratico ha vinto la prova di forza delle cariche istituzionali di Camera e Senato, superando in tal modo le resistenze poste dal Presidente della Repubblica alla formazione di un governo di minoranza con a capo Pierluigi Bersani. Purtroppo, per l’interesse collettivo degli italiani, il PD ha perso la prova d’astuzia e lungimiranza che mercati, elettori e società civile si aspettavano.

Infatti, la stampella al Senato è arrivata da una ricca fetta di Montiani e solo da un manciata di Grillini e questo la dice lunga sull’esito di un governo minoritario e fortemente sbilanciato a sinistra. Il discorso del neo Presidente Grasso, per quanto avvincente, non ha, di certo, rassicurato chi auspicava equilibrio e paritarietà istituzionalil, specie considerando cosa penserà il mondo a vedere l’ex supermagistrato antimafia a presiedere il Senato italiano.
Commissariamento?

Peggio alla Camera, dove abbiamo assistito ad una dimostrazione di rara arroganza, con la candidatura vincente di Laura Boldrini, figlia di un noto senatore comunista, accusato di essere il responsabile di eccidi e di ritorsioni contro i fascisti, mentre gli inglesi sfondavano le linee tedesche in Romagna. Trovare un ‘volto nuovo’, ma storicamente parte della Casta.
Missione compiuta.

D’altra parte, il Popolo delle Libertà aveva rinunciato del tutto a fare la propria parte, dato che alla Camera il candidato era inesistente, mentre, al Senato, era pura follia – con l’aria di forca che si sente – contrapporre ad un professionista dell’Antimafia come il giudice Grasso l’avv. Schifani, che di professione difende persone ritenute colpevoli da un giudice, visto che non c’è separazione delle carriere per la pubblica accusa.
Una partita perduta in partenza.

Del Movimento Cinque Stelle, c’è poco e troppo da dire, dopo la figura barbina che hanno fatto.
Il poco è nell’assoluta e generalizzata inconsapevolezza che tanti di loro stanno dimostrando rispetto al ruolo e le responsabilità istituzionali a cui sono chiamati non più dai ‘loro’ elettori, bensì da ‘tutti’ gli italiani. Il troppo è nell’illusione – forse coltivata da Casaleggio ed i suoi – di credere che la democrazia sia uno strumento di gestione – eventualmente automatizzabile ed informatizzabile – e non una prassi quotidiana ed uno stile di vita, che ha più a che vedere con le paure ed i difetti dell’Uomo, piuttosto che con la sua istintiva voglia a cooperare e collaborare.

Tra l’altro, l’aspetto più sconcertante è che i parlamentari del Movimento Cinque Stelle non sembrano essere andati a Roma per fare quello che gli compete, ovvero per concordare compromessi, per promulgare leggi, per essere responsabili di un budget da 2.000 miliardi di euro, per dare risposte chiare a chi dall’estero le chiede, eccetera eccetera.
L’arte di governare dicono sia la più difficile in assoluto …

In un contesto simile, il rischio maggiore è che il Partito Democratico possa – furbescamente – rigiocarsi la carta dei ‘non politici’, il cosiddetto metodo Boldrini-Grasso, per la squadra di governo, ma solo per prepararsi ad andare rapidamente alle elezioni, dopo aver ‘dimostrato’ agli elettori che senza partiti non si va da nessuna parte.

Una via perigliosissima, che vedrebbe i politici “di professione” del tutto disarticolati dall’esecutivo.
Ammesso che si trovassero – volta per volta – le maggioranze necessarie, resta da capire come potrebbero essere gestite le Commissioni parlamentari e su quali scopi condivisi.

Un pasticciaccio brutto.
Intanto, mentre a Cipro crolla di tutto, le nostre aziende attendono 70 miliardi dallo Stato e l’Italia è la prima della black list, Berlusconi promette «battaglia ovunque» e Grillo ha capito che «al Senato è stata una trappola», lui – Pierluigi Bersani – sorride alle telecamere.Beato lui che ci crede …

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Italia: allarme mercati

13 Mar

Inviare una visita fiscale ad una persona ricoverata in ospedale per dichiarare che, in base alle condizioni di salute di oggi, il malato non avrà legittimo impedimento a presentarsi in tribunale dopodomani è difficile da comprendere secondo il buon senso, oltre che rappresentarsi come una spesa per l’erario.
Infatti, oltre al dato ‘ovvio’ che oggi non è dopodomani e che la salute peggiora come migliora, c’è da prendere atto che il giudizio di un medico della ASL poco o nulla dice, dinanzi ad un intero reparto ospedaliero con fior di specialisti che giura e giurerà il contrario in base a dati biomedici.

Non è un caso che l’appello di Giorgio Napolitano  a “garantire la partecipazione di Berlusconi alla fase politica” suoni, soprattutto, come un  monito alla magistratura ed ai media, a fronte delle veementi proteste dell’intero Popolo delle Libertà. Le nostre televisioni non se ne sono accorte, ieri sera, ma il testo è sui giornali alla portata di tutti coloro che vogliano leggere.

Sempre riguardo la carta stampata, scrive Sergio Romano, direttore del Corriere della Sera, nell’editoriale odierno, che “per un breve periodo (i primi mesi del governo Monti) abbiamo sperato che le maggiori forze politiche avrebbero assicurato all’esecutivo la loro collaborazione. Più recentemente abbiamo sperato che il risultato inconcludente delle elezioni avrebbe costretto i maggiori partiti (quelli che hanno grosso modo programmi convergenti) ad accantonare i loro dissensi. Avrebbero dato al Paese un governo e al Movimento 5 Stelle lo spettacolo di una classe dirigente ancora capace di un soprassalto di orgoglio e buon senso. È accaduto esattamente il contrario. Nessuno è disposto a sacrificare qualcosa o a fare un passo indietro.

L’inciucio, infatti, sembra essere alle porte con una pletorica, forse solo simbolica, presidenza del Movimento Cinque Stelle in una Camera dei Deputati svuotata di ogni crisma di democrazia, se – grazie alla legge elettorale – di tre partiti arrivati ‘testa a testa’, uno, il Partito Democratico, ha la maggioranza assoluta e gli altri due men che un quarto degli eletti.

O, peggio, quello che si prospetta in caso di flop da parte del ‘predestinato a governare’ Pierluigi Bersani: un governo di transizione presieduto dal Presidente del Senato, che a tali condizioni potrebbe diventare un ‘mercato delle vacche’ ben peggiore di quello che, secondo i magistrati napoletani, avvenne circa due anni fa.

Inciuci su inciuci, che potrebbero confluire nella tristissima constatazione che anche i duri e puri del M5S tengono a garantire ‘a qualunque costo’ legislature partitocratiche e vitalizi propri, ma che fin d’ora prefigurano ulteriori criticità, se andiamo a vedere cosa (non) accade nel PdL.

Un Popolo delle Libertà che, privato di Berlusconi, si prevede che andrà in mille pezzi, creando un vuoto parlamentare particolarmente preoccupante se si considera che gli interlocutori per interloquire non possono essere monocolore. Una prevedibilissima frammentazione della Destra e dell’area Liberal italiana ed il riaffermarsi di un’enorme area ‘demo-cristiana’ – poco o punto ‘popolare’ e tanto, tanto ‘populista’ – espressione di una dottrina sociale e morale che, come dimostratosi, è stata la madre di tutti gli sprechi e di tutte le impunità italiche, negli ultimi 150 anni.

I primi ad accorgersene saranno i partner europei e, naturalmente, i mercati. Quando constateranno che l’Italia balcanizzata è soltanto un campo di battaglia fra corporazioni economiche e istituzionali, tutti smetteranno di attendere il suo risanamento e cominceranno a scommettere sul suo collasso. Il costo del debito aumenterà e tutto diventerà ancora più difficile. Beninteso, quel giorno le battaglie corporative che hanno paralizzato il Paese avranno perduto qualsiasi significato: non vi sarà più niente da spartire.” (S. Romano – Corsera)

Non è la prima volta che l’Italia si trova in una fase ‘balcanizzata’. Lo fu per quasi 1600 anni, da Costantino a Vittorio Emanuele di Savoia, e, a dire il vero, non se la cavò affatto male. Come lo è stata per un biennio, quando il Meridione si liberò a caro prezzo dell’oppressore nazista, ritornando una e sola con la nascita della Repubblica ed il varo dell’attuale Costituzione.

Oggi, è morta Teresa Mattei, ultima donna in vita dei Padri costituenti. La sua biografia, anche in breve, delinea tutta l’anacronismo delle nostre leggi, frutto di uno ‘status quo’ del momento e non di un anelito condiviso, di più ampio respiro e di maggiore lungimiranza.

Infatti, Teresa Mattei ‘era un’ex partigiana», combattente nella formazione garibaldina Fronte della Gioventù, eletta all’Assemblea Costituente con il Pci a soli 25 anni, «madre» della nostra Costituzione e ideatrice della mimosa come simbolo dell’8 marzo’.
Di lei ricordiamo la frase «l’unica volta che mi misi del rossetto fu per mettere una bomba», come ricordiamo che di quella Assemblea Costituente restano in vita ancora due uomini, Giulio Andreotti (nato nel 1919 e prescritto dal reato di partecipazione all’associazione per delinquere denominata Cosa Nostra fino al 1980) e Emilio Colombo (nato nel 1920 e poi coinvolto nell’inchiesta sul giro di droga e prostituzione).

Un’Italia che, dunque, non è mai stata de-balcanizzata, grazie ad una Costituzione snella e ‘di principio’, se in 60 anni non si è riusciti a normare adeguatamente Regioni, Province e Comuni. Oppure se la Pubblica Amministrazione continua ad essere un settore di spesa sociale (occupazione), un fattore di spreco elevato, un elemento di consenso rilevante. Per non parlare, ricordando i Balcani, dell’impossibilità a darsi una legge sulle rappresentanze sindacali o sulla separazione delle carriere in magistratura. Oppure sull’enorme commistione tra banche d’affari e finanza pubblica od il rilevante involvement dello Stato (e delle lobbies partitiche) del sistema produttivo.

Un’Italia che, per come stanno andando le ‘trattative di governo’, non potrà credere di eludere la questione federalista, come non potrà ignorare l’urgenza epocale di una riforma concreta (ed equa?) del welfare, del lavoro e del sistema assicurativo. Come non possiamo attendere alri cinque anni per riformare il sistema agroalimentare, che porta cibi sulle nostre tavole a prezzi ben più elevati di quelli che rileviamo in Germania, e non c’è più tempo per la questione discariche e rifiuti, come per una chiara definizione dei reati ambientali, su cui fin troppe sviste si son prese finora.

Chiacchiere di un blogger: quel che conta è conquistare poltrone, presidenze e ministeri. Anche i Grillini pian piano si adegueranno a questo vile destino, se accetteranno di votare una fiducia, invece di obbligare il Partito Democratico ed il Popolo delle Libertà ad una prova di responsabilità nazionale e capacità politica, condividendo l’onere e l’onore di un governo di programma per le riforme.

Chiacchiere di un blogger che, però, in questi anni si sono rivelate affini a quanto i ‘mercati’ hanno finora appioppato all’Italia, dopo aver speranzosamente creduto a qualche bufala nostrana e dopo aver tardivamente ritirato ‘deleghe’ ed esposto ‘assi di picche’.

E’ ora che i ‘mercati’ – ma anche Obama, Merkel e Hollande – facciano tutto questo prima del disastro, del cui annuncio noi italiani ce ne rendiamo ben conto, e non a fatto compiuto, quando ci sarà solo da alimentare il dubbio – in una nazione europea che ha un PIL ed una popolazione ben superiori alla Grecia – che rating e speculazioni vadano di pari passo.
E sarebbe solo un inizio … non la fine.

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Le impegnative vittorie di Pisapia e De Magistris

30 Mag

Esultanza per le vittorie di Pisapia e De Magistris a Milano e Napoli, ma non troppa, almeno per ora.

I motivi per essere cauti sono tanti e diversi, come si evince dai primi ed essenziali dati.

A Napoli, vince un candidato dell’IdV, “orgoglioso di essere tra i Liberali Europei”, con il 33% dei voti esprimibili, dato che tanto fa il 65% se mezza città (50,57) non va neanche a votare.

A Milano, il candidato “moderato” di SEL vincerà con il 37% dei voti esprimibili con la Moratti al 30% ed il resto dei milanesi (un “non partito” pari al 33%) che non ha votato in ambedue le tornate.

Una giunta difficile, quella che attende De Magistris a Napoli, dove il PD e l’UDC, seppur estromessi dal ballottaggio, controlleranno quasi il 30% dei seggi e sarà interessante vedere dove andrà a collocarsi, da grande sindaco metropolitano, rispetto al “sistema partitocratico” nazionale.

Un banco di prova, quello di Pisapia a Milano, dal quale tutti gli italiani si faranno un’idea delle qualità o dei limiti di Sinistra e Libertà, giusto in tempo per le prossime elezioni nazionali.

Lettieri – De Magistris: programmi a confronto

26 Mag

Secondo quello che paventano i media, quella di De Magistris a Napoli sarà una cavalcata plebiscitaria.

Considerato che l’IDV ha sempre sostenuto Bassolino e Jervolino e che dietro il candidato sindaco s’intravedono i soliti nomi, tutto questo è a dir poco strano.

Visto quanto scoperto nel confrontare i programmi di Moratti e Pisapia, viene il sospetto che i candidati sindaco “per Berlusconi” abbiano più di una ragione per lagnarsi dei media.

Presi i programmi di Gianni Lettieri e di Luigi De Magistris, infatti, l’impressione è la stessa che per Milano: completo e lungimirante  il primo, limitato e sparagnigno il secondo.

Un dettaglio, però, induce a diffidare fermamente: il programma del candidato berlusconiano costa davvero molto, attingendo a risorse che la città, al momento, non ha: buona parte delle promesse, a ben vedere, farebbero affidamento al “Piano per Napoli” che il governo leghista dovrebbe approvare e che Lettieri considera propedeutico …

Qua nisciuno è fesso.

 

GIANNI LETTIERI

LUIGI DE MAGISTRIS

 

Ambiente e Cultura
  • raccolta differenziata porta a porta
  • individuazione di un sito di trasferenza e avvio dei lavori per la realizzazione di un sito di compostaggio
  • isole ecologiche
  • piano per la balneabilità
  • diffusione degli impianti fotovoltaici
  • introduzione dell’Ecopass
  • abbattimento di edifici degradati nelle periferie
  • Museo della musica napoletana
  • abbandonare il ricorso a società di capitali per la gestione dell’acqua
  • raccolta differenziata porta a porta in tutti i quartieri della città
  • incentivi alla vendita di prodotti domestici alla spina
  • creazione di una isola ecologica per municipalità
  • riqualificazione del patrimonio immobiliare pubblico
Welfare e Imprese
  • interventi fiscali e forme di sostegno per le famiglie a basso reddito
  • nuovo Assessorato alla famiglia, alla scuola e ai bambini
  • un asilo nido pubblico in ogni municipalità
  • apertura pomeridiana delle scuole, con attività sperimentali e laboratori
  • controlli mirati e premi aziendali in tema di sicurezza.
  • banca per il microcredito
  • sportelli coordinati Università e Imprese
  • assunzione nel Comune di 1.500 giovani laureati
  • incentivi fiscali a chi inserisce giovani apprendisti
  • strutture sportive moderne
  • spazi ad hoc per mercatini etnici e venditori ambulanti
  • semplificazione comunale per le imprese di ristorazione
  • creazione del Napoli Convention Bureau per i grandi eventi
  • istituzione di micro incubatoci d’impresa, agenzie di sviluppo locale e sportelli di micro credito, soprattutto per giovani e donne
  • rimodulazione delle concessioni comunali
  • costruzione di quattro strutture per le donne
  • riqualificazione del patrimonio immobiliare abitativo pubblico
  • Garante per le problematiche della disabilità
  • Garante per la Salute dei cittadini
Sicurezza e Mobilità
  • Più mezzi pubblici ed orari garantiti h24
  • Funicolari aperte fino alle 2.00 di notte
  • Potenziamento delle linee ferroviarie urbane
  • piste ciclabili
  • estensione delle aree pedonali del centro storico
  • parcheggi d’interscambio
  • Mobility Management e Car Sharing
  • più videosorveglianza
  • istituzione di ZTL estese
  • controllo elettronico delle corsie preferenziali
Pubblica amministrazione e legalità
  • trasferimento di funzioni e poteri dal Comune alle Municipalità
  • valorizzazione dei dipendenti comunali
  • cronoprogramma delle opere pubbliche, consultabile online
  • società partecipate accorpate in un’unica holding
  • abolizione di sprechi ed extra benefit
  • Authority per la trasparenza
  • prepensionamento di 5.000 dipendenti comunali
  • nuova disciplina delle gare d’appalto per la manutenzione stradale
  • bilancio partecipato
  • riorganizzazione amministrativa del Comune
  • istituzione di un nucleo di valutazione collegiale
  • tagli alle consulenze esterne
  • riqualificazione del personale comunale
  • accorpamento delle partecipate con la riduzione dei cda
  • gestione documentale elettronica in backoffice degli atti
  • partecipazione e accesso elettronici dei cittadini in frontoffice
  • maggiore efficienza energetica degli edifici pubblici
Tasse e Tariffe
  •  ?
  • rimodulazione delle concessioni comunali

Moratti – Pisapia: programmi a confronto

26 Mag

Letizia Moratti continua a pagare la presenza di Silvio Berlusconi “capolista” e le (xeno)fobie della Lega.
E’ di oggi l’appunto di Famiglia Cristiana che si trova a chiedersi “se la polemica elettorale resta ferma all’anticomunismo, al taglio delle tasse (promesso da 17 anni), fino all’assurdo della cancellazione delle multe stradali, anche se domenica vincesse la Moratti quale riforma si potrebbe attendere per una politica cosi’ desolante come quella di oggi in Italia?”.
Il periodico delle Edizioni Paoline, schierandosi nella corsa a sindaco, precisa anche che Milano “non rischia nulla di terribile”, se vincesse il candidato del centrosinistra Giuliano Pisapia.

Tutto questo accade mentre la Lega innescava una puerile querelle riguardo il diritto dei residenti islamici di avere una moschea degna di tale nome, cui tutti i media hanno “abboccato”, ditraendo l’elettorato da quello che più conta: i programmi dei due candidati sindaco.

E qui viene il bello, o meglio il tragico.

Il programma di Letizia Moratti è chiaro, preciso, completo: sono indicati, quasi elencati, i servizi, le risorse, le destinazioni. Non sono pochi ed, a scorrerli, c’è quasi da vergognarsi a vivere nella Capitale od in gran parte d’Italia, visto di cosa son capaci i milanesi.
Il programma di Giuliano Pisapia è vago, impreciso, incompleto: l’unica cosa chiara è che faranno tanti progetti e tante commissioni per dare tanti diritti a tutti. Sembra il programma di Walter Veltroni per Roma e sappiamo tutti cosa ha trovato “dopo” l’attuale sindaco Alemanno.

Incredibile? Ecco di seguito i due programmi a confronto.

 

LETIZIA MORATTI

GIULIANO PISAPIA

 

Ambiente
  • 100.000 nuovi alberi in città
  • 5 nuovi parchi (expo 2015)
  • miglioramento dell’efficienza energetica delle case popolari
  • raddoppio spazzini di via
  • nuove aree cani
  • pronto soccorso per animali operante 24 ore su 24
  • rimozione del degrado ambientale al fine di ripristinare la legalità nelle periferie
Anziani
  • nuovi centri per anziani
  • raddoppio assistenza a domicilio
  • potenziamento sportello badanti
  • potenziamento dei centri diurni
  • adeguamento degli interventi per le persone non autosufficienti e disabili
  • cinema e teatro a biglietto ridotto per gli anziani “nonni”
  • rete di strutture di lungodegenza,
Cultura
  • nuovo museo arte contemporanea
  • nuove biblioteche in periferia
  • grandi eventi a Milano
  • Istituire un grande Assessorato alla Cultura
  • Istituire la Conferenza permanente tra comune, università, enti di ricerca
  • Rifugi anti-noia e presidi di legalità
  • sportello pubblico per tutti gli operatori di cultura
  • assegnazione di spazi del demanio comunale
Famiglie e infanzia
  • piano casa
  • Fondo Sostegno Affitti
  • nuovi asili nido
  • Bonus Bebè e Bonus nonno
  • Sportello baby Sitter
  • libri di testo gratuiti
  • risanamento delle condizioni materiali delle case pubbliche
  • riqualificare l’offerta dei Consultori familiari
  • forte investimento “per la qualità” e profonda riorganizzazione interna negli asili e nelle scuole per l’infanzia
Giovani e sport
  • ristrutturazione delle palestre scolastiche
  • potenziamento incubatori imprese innovative
  • spazi per i giovani talenti
  • incentivi per le imprese dei giovani
  • Carta comunale dello studente
  • superare l’attuale modello organizzativo dello sport milanese
  • ampliamento dell’offerta di posti letto per i fuorisede
  • borse per la mobilità in entrata e in uscita per gli stranieri
Mobilità
  • nuove metrò M4 e M5,
  • nuovi parcheggi,
  • potenziamento Bike-Mi e Car-Sharing
  • potenziamento Bike-Mi
  • maggior coordinamento dei mezzi pubblici che collegano i diversi atenei
  • pianificazione della mobilità e prevenzione dell’inquinamento atmosferico
Accoglienza
  • messa in sicurezza e riduzione dei campi regolari
  • chiusura di tutti i campi abusivi
  • insegnamento dell’italiano
  • autorizzare esperienze di “autocostruzione”
  • riconoscere il diritto di voto agli immigrati
  • indagini di settore ed interventi di mediazione
  • insegnamento dell’italiano
  • rete di sportelli “Nuove Cittadinanze
  • realizzazione di un grande centro di cultura islamica
Sicurezza e legalità
  • pattuglia di quartiere
  • più videosorveglianza
  • diffusione dei braccialetti anti aggressione con geo-localizzazione
  • contrasto delle baby-gang
  • tracciabilità dei flussi per le società partecipate
  • attenuazione della percezione d’insicurezza dei cittadini milanesi
  • sportello dei diritti di quartiere
  • pubblicità della situazione patrimoniale e delle condanne e pendenze di tutti i facenti parte di organismi del Comune
  • misure organizzative per prevenire la corruzione
  • campagne di informazione e iniziative pubbliche contro l’usura
Occupazione
  • 61.000 nuovi posti (expo 2015)
  • diffusione del telelavoro, del part time
  • Job Sharing
  • Buoni Lavoro
  • sostegno all’opera di reinserimento socio-lavorativo dei detenuti
  • riapertura di opportunità lavorative con le associazioni degli industriali, degli artigiani, della cooperazione sociale
  • rigorosa verifica di tutte le esternalizzazioni
  • piano procedurale per 220 incarichi da ricoprire
Salute e Disabili
  • Centri Socio Educativi
  • potenziamento servizi
  • Centri Diurni Disabili
  • Nuclei Distrettuali Disabili
  • poliambulatori integrati
  • psicologo di quartiere
  • garantire a tutti i cittadini una rete diffusa di cure primarie,
  • una nuova stagione di impegno per la medicina del lavoro e per la sicurezza,
  • politiche di adeguamento della rete di offerta dei servizi sanitari e socio sanitari
  • promozione dell’integrazione tra servizi sanitari, socio sanitari e sociali
Imprese
  • più sostegno alle onlus
  • nuovi servizi on line
  • meno burocrazia per le imprese
  • Casa delle Associazioni di quartiere
  • Istituzione di un nuovo organismo interno al Comune “in staff al Sindaco” per la gestione delle partecipate
  • revisione delle procedure e dei capitolati contrattuali
  • revisione delle autorizzazioni a operare nelle aree di mercati all’ingrosso
  • Consulta cittadina della cooperazione internazionale
Tasse e Tariffe
  • no aumenti
  • adeguamento delle tariffe
  • ristrutturare il debito del Comune
  • accesso a venture capitals

Televisione: Berlusconi ovunque

21 Mag

A Napoli e Milano, Pisapia e De Magistris andranno al ballottaggio senza l’effettivo sostegno del PD. 

Non ci vuole molto a capire che l’ex magistrato demoliberale è l’antitesi del potere bassoliniano e non solo di quello camorristico. Come non è necessaria troppa fantasia per immaginare quanta gioia si possa provare nelle Botteghe Oscure se anche a Milano dovesse affermarsi Sinistra e Libertà.

E, d’altra parte, quale migliore occasione per ribadire che senza il PD capofila non si vince da nessuna parte?

Il segnale di questa deriva è tutto nell’appello, sfortunatissimo, del comunista Ferrero alla convergenza tra PD, SeL ed IdV.

Con quest’aria che tira, e mentre i media ignorano o mistificano i fatti spagnoli, cosa fareste voi, se foste Silvio Berlusconi? Attacchereste come falchi, visto che vi sentite Napoli e Milano in tasca …

 Così come vanno le cose, il “pareggio (Torino-Bologna, Milano-Napoli) conviene a tutte le forze parlamentari e solo a loro. E così finirà, a meno di una sempre possibile impennata d’orgoglio dei napoletani o dei milanesi verso il potere romano e padano.

Elezioni amministrative: nessun vincitore

18 Mag

Tutti concordano sul fatto che il Centrodestra non abbia vinto queste amministrative e tanti ritengono che la responsabilità sia dei panni sporchi di Silvio e dello scontro istituzionale in atto.

Alcuni, ma non troppi, attribuiscono il flop alle figuraccie della Lega, prima di tutte quella con Libia, Nato ed Unione Europea. Solo pochi tengono conto che l’esodo di Gianfranco Fini non costa solo il 4% che Futuro e Libertà ha generalmente conseguito.

Anche il PD non vince, checchè ne dicano, visto che Piero Fassino e Virginio Merola hanno vinto con il “solo e risicato” 50% contro candidati del PdL “leggerissimi” che comunque hanno totalizzato il 30%, mentre la Lega, in ambedue i consigli comunali, ha enormemente aumentato il proprio quorum.

Anche Casini non vince e con lui l’UDC, visto che ha diverse alleanze un po’ dovunque e che, se volesse davvero far politica nazionale, il dover scegliere gli sottrarrebbe voti.

Sinistra e Libertà per ora vince, a Milano, con Pisapia, ma sarà il ballottaggio a dirci se questo è realmente vero od è stato l’effimero esito di un week end. Lo stesso vale per De Magistris, visto che gli avversari più acerrimi son proprio l’UDC ed il PD napoletani.

Il segnale, però, gli Italiani l’hanno dato.

I nuovi leader, che la gente inizia ad acclamare, sono cinquantenni, liberali o libertari, provenienti dalla società civile e non dai partiti o dai comitati, sufficientemente colti, con un forte riferimento al senso dello Stato.