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Nizza, Turchia, Louisiana: la Socialdemocrazia è al capolinea?

18 Lug

Alla fine, in Turchia, il golpe l’ha fatto Erdogan destituendo, sospendendo, arrestando quasi tremila magistrati, circa settemila funzionari di polizia e un centinaio tra generali ed ammiragli.
Per non parlare dei referendum per l’introduzione di norme ‘islamiche’ nella costituzione, bloccati dal Parlamento, che adesso proporrà e vincerà facilmente.

Il tutto – come urlavano i suoi sostenitori – in nome “del leader, dell’Islam e della democrazia” ed accusando del fallito golpe il religioso musulmano Fethullah Gülen, noto sostenitore della necessità della “coesistenza pacifica” e del dialogo tra le civiltà su scala internazionale e promotore di una versione moderata dell’Islam, ispirata ad una interpretazione liberale e democratica della religione, incontrando leader religiosi ebrei ed il Papa.

Tre mesi fa, il commissario dei diritti umani del Consiglio d’Europa, Nils Muiznieks, alla fine della visita di nove giorni in Turchia, dichiarava di nutrire «seri dubbi sulla legalità dei coprifuoco di interi quartieri e città del sud est» e che per la distruzione di vaste zone e lo sfollamento di migliaia di persone «le autorità turche hanno il dovere di condurre inchieste effettivee risarcire senza indugio la popolazione locale che chiaramente ha sofferto enormi danni». Inoltre, con Erdogan al potere si è verificato «l’aumento esponenziale nel numero di processi per insulto al Presidente» e «danni irreparabili alla libertà di stampa e al pluralismo», come anche la Turchia detiene il record per numero di richieste di oscuramento di indirizzi Twitter.
Il rapporto annuale degli Stati Uniti sui diritti civili afferma che la Turchia ha usato le leggi di sicurezza nazionale per «reprimere l’attività della società civile» e, in partcolare, che «il governo ha usato le leggi antiterrorismo, così come una legge contro gli insulti al presidente, per asfissiare il confronto politico legittimo e il giornalismo investigativo».

Pochi si sarebbero aspettati che, due giorni fa, mentre avvenivano il golpe ed il controgolpe, Barak Obama sbattesse immediatamente la porta in faccia ai militari con un “tutte le parti in Turchia devono sostenere il governo eletto democraticamente” o che Matteo Renzi provasse “sollievo” per una situazione che “lascia spazio al prevalere della stabilità e delle istituzioni democratiche”.

E chi avrebbe immaginato che a Nizza la Francia del ‘muscoloso’ Hollande avrebbe schierato forse un centinaio, forse meno di poliziotti su un chilometro e passa di Promenade. O che il capo dei servizi segreti francesi inizi a parlare di ‘guerra civile’ dopo che per decenni la socialdemocrazia francese s’era vantata del proprio welfare, nonostante le famigerate banlieues?

O in USA dove  ormai siamo all’insorgere di attacchi terroristici ‘neri’ contro i poliziotti ‘bianchi’, dopo che Barak Obama ha centralizzato la difesa delle minoranze etniche non sugli ispanici, bensì sui luoghi comuni tra ‘bianchi e neri’. Senza parlare del ritiro dall’Irak, dello smantellamento affrettato di Guantanamo, della messa al bando di Assad a favore dei terroristi siriani, dei tre anni di inazione militare che avevano permesso allo Stato Islamico di crearsi ed espandersi.

Intanto, prensiamo atto che – secondo la dottrina social-Democrat attuale – la Turchia è indispensabile per gestire profughi e rifugiati, che un maggiore controllo sui cittadini è necessario alla sicurezza sociale o … che la stabilità (e le le banche) è il valore primario subito seguito dalla … carriera.

Demata

USA: in isolamento per decenni. La storia dei Tre di Angola e di Mumia Abu-Jamal

10 Giu

Free Angola ThreeRobert King Wilkerson, ai primi dei ’70, era un promettente pugile e prossimo futuro padre, ma anche un afroamericano violento, quando – incarcerato per una soffiata estorta con la violenza – entrò a far parte delle Black Panthers.
Nel 1972 fu spostato nel carcere di Angola (Lousiana) e, solo per essersi proposto di assistere legalmente un altro detenuto, fu immediatamente posto nelle  ‘segrete’ del carcere, chiamate ‘Red Hat’, e dopo in isolamento.

Herman Wallace 1972Albert Woodfox e Herman Wallace erano anche loro condannati per rapina e, durante la detenzione, erano entrati a far parte delle Black Panthers, operando nel carcere come attivisti dei diritti civili.
Nel 1972 vennero accusati senza alcuna prova materiale (fonte Amnesty International) per l’assassinio di una guardia penitenziaria di 23 anni,  Brent Miller, e, pur essendo arrivato nel penitenziario a fatto compiuto, anche Robert King Wilkerson venne collegato all’omicidio.

Così divennero i Tre di Angola (Angola Three), anche se – facendo esplicito riferimento alla discriminazione razziale, alla cattiva condotta dal pubblico ministero e alla difesa inadeguata – i giudici statali e federali hanno ribaltato per tre volte le sentenze di Woodfox, mentre il caso di Wallace è stato diverse volte oggetto di revisione dinanzi ai tribunali federali.

In barba ad ogni istanza e richiamo costituzionale affinchè la corte (popolare) giudicasse equamente gli Angola Three, Robert King  ha vissuto isolato e con una sola ora d’aria al giorno fino al 2001, quando è ritornato libero, Woodfox e Wallace rimasero in isolamento totale fino al 2008, quando ottennero una forma di detenzione ordinaria.

Albert Woodfox 1972Wallace è stato rilasciato nel 2013 per motivi di salute per tre giorni  dopo di tumore. Woodfox uscirà, sessantottenne, tra pochi giorni, grazie ad una sentenza di un magistrato federale, che ha sottolineato «la scarsa fiducia della Corte nella capacità dello Stato di assicurare un terzo processo equo» all’ex Pantera Nera.

Ancora oggi, presso la corte di Baton Rouge in Lousiana, pende un’istanza costituzionale per trattamento crudele e disumano ai danni dei Tre di Angola.

Gli  Angola Three non sono  affatto i soli attivisti afroamericani  che – con processi dubbi e diverse revisioni  delle  sentenze – continuano a marcire nelle carceri statunitensi.

Il più famoso di  tutti è  Mumia  Abu Jamal, la cui condanna a morte del 1982 a morte per l’uccisione di un poliziotto è stata Nel luglio 1982 fu condannato alla pena di morte, annullatagli solo nel 2008, nonostante fin dal 1999 un anziano sicario, Arnold Beverly, aveva confessato l’omicidio in un quadro di collusioni tra polizia e mafia.

Fino al 2008, per ben 26 anni, ha vissuto nel braccio della morte ed, ancora oggi, Mumia Abu-Jamal è detenuto presso la Restricted Housing Unit nella Mahanoy Facility in Frackville, Schuylkill County, Pennsylvania.

Free Mumia Abu-Jamal

Demata