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Il biotestamento, la deontologia medica e la morale cattolica

21 Dic

 La legge sul Biotestamento non contiene una specifica disciplina in tema di obiezione di coscienza per i medici, dato che parliamo di un diritto individuale e personale che i malati terminali non sono spesso in condizione di garantirsi da soli.

E’ un po’ come se venisse esteso alla Vita stessa quello che è già consentito per il rifiuto consapevole di alimentarsi sancito dal Codice Deontologico Medico, art. 53: “Il medico informa la persona capace sulle conseguenze che un rifiuto protratto di alimentarsi comporta sulla sua salute, ne documenta la volontà e continua l’assistenza, NON assumendo iniziative costrittive né collaborando a procedure coattive di alimentazione o nutrizione artificiale”.

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Soprendentemente – visto che c’è un Parlamento che ha legiferato alla grande – la ministra Lorenzin, invece di garantirne l’applicazione secondo il voto del Parlamento, annuncia che «è mia intenzione, immediatamente dopo la pubblicazione della legge, incontrare i rappresentanti delle strutture sanitarie private cattoliche, per condividere con loro opportune modalità applicative della legge, volte a contemperare la necessità di applicare fedelmente le nuove disposizioni legislative, con la altrettanto fondata esigenza di assicurare agli operatori sanitari il rispetto delle loro intime posizioni di coscienza».

Peccato che, già a proposito di obiezione di coscienza verso l’aborto, il Codice Deontologico Medico (Art. 43) la contempla secondo gli ‘ordinamenti’ vigenti: non è una questione di etica medica nè un diritto assoluto del medico, ma solo una questione di consuetudine normativa nazionale.

Inoltre, le strutture sanitarie private cattoliche hanno già il diritto al rispetto delle loro intime posizioni di coscienza e già possono astenersi da qualsiasi pratica medica, se questo non è lesivo della salute del paziente.

Il punto è che se alle strutture cattoliche non fosse stato riconosciuto il diritto ad obiettare contro l’aborto … non avrebbero potuto ottenere convenzioni pubbliche per le loro strutture ginecologiche ed, oggi, senza qualche aiutino della Ministra “uscente ma in campagna elettorale”, i costosi reparti di Terapia del Dolore o Intensiva che volessero osteggiare il Biotestamento … finirebbero per perdere finanziamenti ed utenti.

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Chissà se l’on. Lorenzin immagina cosa andrebbe a succedere con gli obiettori del biotestamento negli ospedali pubblici … tenuto conto che rispetto della legge sull’aborto, i malati terminali neanche possono – come sono oggi costrette tante donne – fare il giro degli ospedali prima di trovare un medico non obiettore …

Giù le mani dal Biotestamento.

Demata

Biotestamento, una legge da rifare?

13 Lug

Il testo di legge per «disposizioni in materia di alleanza terapeutica, di consenso informato e di dichiarazioni anticipate di trattamento», il cosiddetto «testamento biologico», è passato alla Camera con il voto contrario di utta l’opposizione.
Il provvedimento di legge, secondo l’On. Domenico Di Virgilio del PdL, “aiuta anche il medico, sollevandolo dal dovere di prendere decisioni in maniera autonoma, senza conoscere quali siano le intenzioni e le volontà del paziente”, mica obbligandolo a tenerne conto e/o rispettarle, e che eviti “che il medico riacquisti quel paternalismo assoluto o quel potere assoluto dei decenni passati”, come se i problemi che ci danno il sistema snaitario e quello universitario non segnalassero che poco o nulla è cambiato.
In realtà, , presenta non poche affermazioni che sarebbe opportuno riesaminare in Senato.

Nessuno potrà decidere in anticipo di “non” essere curato: la vita umana è “un diritto indisponibile”, una aspetto di diritto costituzionale che, si spera, qualcuno vorrà verificare.
Le dichiarazioni anticipate di trattamento, DAT,  rilasciate dai malati non avranno valore legale: sono dei semplici “orientamenti”.
La nostra volontà è solo “un orientamento” per il medico che potrà decidere cosa fare del nostro, e non suo, diritto indisponibile”. Inoltre, se la volontà (ndr. orientamento) non è espressa negli esatti modi indicati dalla legge e per le specifiche esatte del trattamento in questione, ebbene, la volontà del malato non ha alcun valore.
Il tutto si basa su un’«alleanza terapeutica» medico/paziente che potrebbe esistere come non e che, visto il coma vegetativo, andrebbe estesa ai familiari.

Per inciso, il paziente in stato vegetativo permanente è considerato come una persona gravemente disabile, a cui è dovuta l’alimentazione artificiale, anche se non fosse un trattamento terapeutico specifico, nonostante il forte dissenso tra i medici.
Il codice di deontologia medica, decisamente meticoloso, prevede regole ben più liberali di quelle votate alla Camera.

Provvederà il Senato a rigettare una simile “contraddizione in termini” oppure dovranno pensarci il Consiglio superiore di sanità o la Corte Costituzionale, se consultati, od, a maggior costo, sarà la volta di un ennesimo referendum abrogativo?

Fatto sta che persone, che hanno trascorso anni e decenni a sopportare e combattere malattie, dimostrando un coraggio che tanti altri non hanno, meriterebbero un maggior e diverso rispetto da parte dei propri medici, dei politici e, perchè no, dei giuristi e religiosi.