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Basta populismo, basta sprovveduti

12 Dic

Luca Cordero di Montezemolo, oggi leader di Italia Futura attacca il populismo e l’Italia del ’94 (quella di Berlusconi ma anche quella di Prodi) e dichiara: «Monti l’uomo giusto». Purtroppo, in parte si sbaglia, visto che Mario Monti non ha avuto neanche il tempismo politico di riformare le Province a furor di popolo, quando era un gioco da ragazzi.

Intanto, dalla Sinistra che sembrava avesse già vinto le elezioni dell’anno che verrà arrivano Bersani, con un (poco) rassicurante «Avremo numeri al Senato», e Vendola, che lancià la sua enensima fattwa su Casini, giusto per dimostrare che sinistre e governabilità sono due cose ben distinte e che per i cattolici è ancora tempo di diaspora.

Intanto, Le Figaro titola ‘La dipartita di Mario Monti preoccupa gli europei’ – ma affatto gli italiani, sarebbe da aggiungere – ed ABC lancia l’iperbolico strillo ‘La Spagna paga il caos italiano’, ribadito da El Pais che titola ‘La crisi politica italiana scuote i mercati e castiga la Spagna’. Politica, si noti bene, e non finanziaria come si racconta da noi.
Il ben informato Financial Times informa il mondo che ‘Monti è in trattativa per correre come Primo Ministro’ – cosa che i nostri media si affanano a smentire – ed in Sudafrica il deVolkskrant parla chiaro ed annuncia che ‘Il ritorno di Berlusconi spaventa gli investitori’, come altrettanto fa il Buenos Aires Herald che spiega che è ‘l’Europa (che) spinge per le riforme di Monti”. Non gli italiani.

Dunque, quello che apprendiamo dai media di paesi meglio posizionati del nostro nelle classifiche per la qualità dell’informazione è qualcosa di molto semplice:

  1. la crisi italiana è politica e non finanziaria e questo lo sapevamo anche noi italiani, prima che lo spread a reti unificate obnubilasse le nostre coscienze;
  2. il sovraccarico fiscale propinato da Mario Monti agli italiani ha anche lo scopo di sostenere l’Eurozona e la situazione spagnola
  3. gli investitori (potenziali speculatori e non benemeriti mecenati) temono il ritorno di Silvio Berlusconi
  4. i grandi poteri mondiali tifano per Mario Monti quasi che abbiano scopi diversi da quello di aiutare l’Italia a superare una crisi politica di cui Monti è ormai coprotagonista.

Una dimensione delle cose che trova conferma nell’atteggiamento tedesco.

Infatti, il ministro degli Esteri Guido Westerwelle, ha voluto precisare il governo tedesco non intende interferire negli affari interni italiani, essendo dell’opinione che “Né la Germania, né l’Europa sono la causa delle attuali difficoltà che attraversa l’Italia”.
Il problema, però, è che la cancelliera Angela Merkel interferisce, e come, se si dichiara “convinta che gli elettori italiani voteranno in modo tale da garantire che l’Italia resti sul cammino giusto”.
Se esiste un ‘cammino giusto’ quale è quello sbagliato? Restare, un invito a confermare l’attuale?

Dunque, se un uomo qualunque volesse avanzare dei dubbi, a leggere i titoli stranieri, potrebbe sentirsi legittimato. Potrebbe pensare che “lo spread è un imbroglio” ed esser fermamente convinto che “l’economia con Monti è solo peggiorata” o che le elezioni “sono state anticipate solo per colpa delle dimissioni anticipate di Monti”.

Del resto, è piuttosto astruso – sia per i comuni mortali sia per gli addetti ai lavori – focalizzare una crisi nazionale su un unico indicatore consistuito dal mero rapporto degli interessi sui nostri titoli rispetto a quelli sui bund tedeschi, il cosiddetto ‘spread’.

Specialmente, se si viene a sapere che Berlino aveva “ordinato a tutte le banche di vendere i buoni del Tesoro italiani, con 8-9 miliardi di vendita. Gli altri fondi hanno pensato: ‘Se la Germania vende, qualcosa ci sarà…’. E hanno ritenuto di chiedere un premio per un rischio teorico, a noi del 6%. La Germania ha approfittato di tutto questo e ha abbassato i tassi all’1%, mentre a noi importa che i nostri tassi sono aumentati del 2%, che in un anno sono 5 miliardi in più.”

Ragionando a mente fredda, qualcuno potrebbe anche convincersi che “tutto quello che è stato inventato sullo spread è un imbroglio usato per abbattere un governo e fargli perdere la maggioranza”.
Ragionando a mente fredda, si potrebbe anche mettere a fuoco che quel governo ci aveva portato in quella situazione, dopo aver ereditato una pesante situazione dal governo uscente, e che l’opposizione a quel governo per 3 anni e mezzo non s’è fatta sentire granchè.

Basta populismo: gli italiani non sono degli sprovveduti.

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Monti va(i) a casa

7 Dic

Ormai, dopo la presa di posizione del PdL al Senato, il Governo Monti è ufficialmente un governo di minoranza: il dl Sviluppo e il dl enti locali passano con poco più di un terzo dei voti dei senatori. Intanto, Angela Finocchiaro incalza con il “governo non ha più la fiducia delle Aule parlamentari. Monti salga al Quirinale” e Giorgio Napolitano chiede (o forse implora?): “Evitare fine precipitosa legislatura, non mandiamo tutto a picco”.

Al di là di alcuni dettagli – ad esempio, perchè Finocchiaro inviti Monti alle dimissioni mentre il suo partito lo sostiene oppure cosa starebbe mandando a picco il PdL e cosa, invece, hanno mandato già a picco i tecnici del governo – questa è la situazione e che lo spread o salga, con tutte le boutade degli ultimi 12 mesi, non interessa quasi più a nessuno.

Al di là di come andrà a finire, Silvio Berlusconi, con l’ennesima impuntatura, ha reso un prezioso servigio al Paese, dimostrando agli eufemisti del ‘si può fare’ che uno Stato lo si governa quando si ha almeno la metà più uno del Parlamento, quando almeno il 50% degli elettori non diffida profondamente del principale partito al potere ed, ammesso che i milioni di laccioli che la Casta ha superfetato a propria tutela, non possano tornare, questi, utili anche per bloccare la Casta nelle sue stesse pastoie.

Chi si illudeva di governare con il 30% è smentito.

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Monti al Quirinale, il commissariamento continua

16 Nov

E’ di queste ore la balzana idea di destinare Mario Monti al Quirinale, allorchè Giorgio Napolitano terminerà il mandato. A quanto pare, Partito Democratico e Terzo Polo sarebbero già d’accordo, mentre il PdL potrebbe convergere, non appena liberatosi dall’ormai ingombrante presenza di SIlvio Berlusconi.

Un’idea balzana, visto che Mario Monti ha certamente più appeal, più consenso, di tutti i partiti del quadro parlamentare messi insieme, ma, altrettanto certamente, è quanto meno mal visto da più della metà degli italiani. Non dimentichiamo che sotto Mario Monti l’atensionismo ha guadagnato almeno 10 punti in percentuale e che, con l’attuale governo, M5S e SEL starebbero facendo man bassa di voti, mentre la destra estrema dilaga tra i giovani.

Ma non solo.
Quanto tempo durerebbe la credibilità di un presidente della Repubblica targato Goldman Sachs, esperto in banche che operano in regime di monopolio, pressoché privo di esperienza politica e sostanzialmente avulso alle tematiche sociali?

E cosa avrebbe da dire il furuto presidente Monti agli italiani alla prossima super nevicata, al prossimo sciame sismico, alla prossima calamità o disastro annunciati? Arrangiatevi, come già accaduto?

Oppure, cosa accadrebbe se nostri imilitari in ‘missione di pace’ dovessero trovarsi nei guai? Lo stesso travaglio che stanno sperimentando i nostri marò in India?
E, soprattutto, cosa penserebbe la gente se accadesse che Mario Monti si rifiutasse di firmare leggi ‘sociali’, mentre SEL, M5S, Lega e CGIL dovessero strillare al ‘golpe bianco’? Che l’Italia è eterodiretta e che il commissariamento continua?

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Lavoro, tasse, pensioni, previdenza: tutto da cambiare

3 Ott

La pressione fiscale in Italia è una delle più alte del mondo ed è una delle più anomale.

A partire dal sistema di accertamento e riscossione di tasse e tributi, che si perde in mille rivoli e che, come scopriamo riguardo ‘Tributi Italia’, vengono saccheggiati dai soliti furbastri della Casta oppure, come accaduto per Equitalia, degenerano in storie di mostruoso accanimento.

Per passare allo status dei lavoratori dipendenti e delle aziende che gli danno lavoro, dove la certezza dell’accertamento e la regolarità del prelievo fiscale non comportano premialità e sgravi, ma solo maggiore penalizzazione in un paese dove l’evasione fiscale si chiama mafia e lavoro nero e dove la falsa fatturazione sembra essere uno dei principali peccatucci della Politica.

Per finire ad una barca che può stare solo ferma in mezzo al guado, se 2/3 del gettito è dato da quel quinto di italiani che vivono nel lusso, nonostante- come detto sopra – i dipendenti siano presi tra l’incudine delle tasse ed il martello del lavoro.

Lavoro che in Italia è eccessivo per chi è occupato e scarso per chi non ce l’ha. Eccessivo negli orari, nelle mansioni e nell’età pensionabile. Scarso nelle opportunità, nei salari in entrata e nelle tutele contrattuali.

Dulcis in fundo, dato che al peggio non c’è mai fine, siamo il paese dove a fronte di elevati contributi previdenziali, la Sanità di alcune regioni, Lazio incluso, è tragicamente pessima e sprecona con centinaia di migliaia di malati cronici – sadicamente definiti ‘rari’ – che rinunciano alle cure per troppa burocrazia.

Tasse e tributi che prendono tante vie, poche utili al Paese e tante inutili, obsolete o sprecone, tra cui alcune fin troppo note. Parliamo della Casta della Pubblica Amministrazione e del Sistema Sanitario, delle pensioni d’annata e dei vitalizi, dei contributi all’agroalimentare che, però, produce solo il 3-4% del PIL, del financial drag superdefiscalizzato da parte delle banche e delle compagnie telefoniche, aeree ed energetiche.

Intanto, il ministro delle Politiche comunitarie, Enzo Moavero Milanesi promette che “nel 2013 già si vedranno importanti segnali di ripresa e che il 2014 e 2015 saranno anni di ripresa economica”.

Giorgio Squinzi, presidente di Confindustria, però, è molto scettico: “non vediamo la ripresa. Salvo miglioramenti sarà verso fine 2013, ma per una vera ripresa faccio la firma per il 2015”.  E, non a caso, Susanna Camusso, Segretario Generale della Cgil,  lancia un monito da prendersi sul serio: “Questa riduzione al tema ‘lavorare di piu” che vedo fare da tutti quelli che hanno lanciato il tema della produttività senza porsi il tema dei suoi fattori strutturali, rischia di diventare per molti lavoratori anche offensiva, visto che siamo costretti a misurare le decine di milioni di ore di cig e a contare decine di migliaia di lavoratori in mobilità ai quali piacerebbe tanto poter lavorare e invece sono costretti all’inattività. Basta dunque “ricette facili” e “colpevolizzazione dei lavoratori”: “piuttosto le imprese, pubbliche e private, abbassino le retribuzioni ai grandi dirigenti e taglino le stock option.”

Almeno questa volta – anche i suoi detrattori e gli scettici dovranno ammetterlo – la CGIL ha ragione: da anni si taglia su tutto e da anni le prospettive occupazionali languono, mentre la produttività è aumentata.

E, non a caso, la ‘voce dispari’ del PD, Stefano Fassina, esperto di lavoro ed economia, richiama Mario Monti ai suoi doveri: “Chi ha responsabilità politiche ha il dovere dell’ottimismo. Tuttavia, diventa preoccupante chiudere gli occhi di fronte alla realtà come continua a fare il governo. L’Italia, come e più dell’euro-zona, è stretta in una spirale recessiva che, oltre rendere la disoccupazione e la chiusura di imprese sempre più drammatica, allontana gli obiettivi di finanza pubblica. Il debito pubblico nel 2013 sarà più elevato del 2012 e del 2011”.

Non resta altro che accettare il principio etico dell’equità ed incidere sui redditi di dirigenti e professionisti. Inclusi quelli già in pensione.

Tra l’altro, sono la classe dirigente attuale e quella già in pensione  – con le loro scelte errate od egoistiche – che ci stanno costringendo a raschiare il fondo del barile e non è pensabile che ci siano famiglie con bambini senza reddito, mentre un’orda di ultrasettantenni percepisce pensioni superiori ai 1.500 Euro al mese.

Qualcosa deve cambiare, se non vogliamo che il collante sociale e, soprattutto, generazionale venga del tutto a mancare.

Leggi anche Le colpe di Mario Monti

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Mario Monti candidato Premier?

2 Ott

Mario Monti, per il bene dell’Italia, non deve candidarsi a Premier per le prossime Elezioni Politiche.

Non deve farlo per un essenziale motivo, al quale, incredibilmente, nessuno ha pensato finora.

Se Mario Monti  si candidasse, tutte le riforme attuate da una ‘grande maggioranza parlamentare’ diventerebbero in sol colpo ‘di destra’, ‘ultraliberiste’ ed ‘affamatrici del popolo’.

Nel caso, poi, che vincesse le elezioni nulla potrebbe impedire l’ira di esodati, malati, massaie, studenti, meridionali, disoccupati, precari eccetera. Nel caso le perdesse, sarebbe impossibile per il nuovo governo mantenere la barra del timone senza cassare tanti interventi di spending review e, soprattutto, sulle pensioni eliminando – ope legis – quelle d’annata ed  i vitalizi, che sostengono la Casta e che Elsa Fornero si è ben guardata dall’intaccare.

Altro potrebbe essere se Mario Monti si tenesse in disparte, pronto a sostenere un governo improntato alla sobrietà, alla crescita ed alla solidarietà, abbandonando al loro destino l’esercito di ‘salotti buoni’ che si è portato dietro al governo e che non sembra (salvo Cancellieri) abbiano concluso granchè.

Ma, allora, il Centrodestra non avrebbe un ‘candidato forte’ e rischieremmo di trovarci Renzi o Vendola come premier?

Beh, ci si poteva pensare prima a questo ‘finale’, piuttosto scontato, a fronte di un governo durato un anno che ha voluto salvare ‘tutte le banche a tutti i costi’ e, per non fare una patrimoniale od intaccare prebende acquisite, ha peccato di iniquità e di tecnicismo. A sinistra, ci sono anche Fassina, De Magistris, Tabacci, ma, essendo fuori dal coro, adesso è difficle proporli agli elettori in quattro e quattr’otto.

La frittata è fatta, qualcuno l’aveva detto in tempi non sospetti e non c’è tempo per rimediare, visto che, invece di smantellare la Casta e far emergere nuove leadership e nuovi metodi, questo Governo s’è forse più preoccupato – agenda alla mano – dell’Europa che dell’Italia.

Mario Monti non peggiori la situazione, dunque, dato che non è un politico nè sembra avere le doti necessaria, visti i ‘non risultati’ ottenuti finora.

Leggi anche Mario Monti, un curriculum da conoscere

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Malati? No, meglio consumatori

1 Ago

“Secondo l’Aiba, l’Associazione italiana dei broker di assicurazioni e riassicurazioni, il costo dei risarcimenti per malasanità oscilla tra 850 e 1400 milioni di euro”.
Un miliardo di euro l’anno di danni causati e risarciti o risarcibili per danni alla salute causati da medici o dalla gestione sanitaria sono davvero un’enormità.
“Risarcimenti che “pesano” una media di 25-40 mila euro ciascuno” e che, facendo due conti della serva, riguardano almeno 20.000 malati che sono stati danneggiati anzichè curati.

Eppure, “secondo un’indagine della Commissione parlamentare d’inchiesta sugli errori in campo sanitario, è difficile che un professionista debba affrontare una condanna penale: il 98,8% dei procedimenti per casi di lesione colposa e il 99,1% di quelli per omicidio colposo si concludono con l’archiviazione, mentre su 357 procedimenti le condanne sono state solo due.”
Se le condanne penali rappresentano lo 0,5% dei casi denunciati, possiamo immaginare, dunque, che i risarciti dalle compagnie assicurative – per un miliardo di euro anni di media, ricordiamolo – siano solo la parte più vistosa del problema

Un ‘dato’ indirettamente confermato da Francesca Moccia, responsabile del Tribunale per i diritti del malato-Cittadinanzattiva  che ammette che “noi scoraggiamo le cause inutili, che fanno perdere tempo e denaro, con un sistema di giustizia lento come il nostro. Puntiamo invece a sostenere i cittadini nelle azioni di autotutela e mettendo in mora le strutture sanitarie inadempienti oppure segnaliamo le violazioni dei diritti dei malati come, ad esempio, nel caso di infezioni contratte in ospedale”, che, viceversa, esigerebbero risarcimento del danno.

Una conferma che ci viene data anche da quegli “otto chirurghi su 10 ammettono infatti di evitare interventi, andando oltre la normale prudenza, per paura di una causa, secondo un indagine dell’Ordine dei medici di Roma e dell’Università Federico II di Napoli” … così negando o ritardando ‘de facto’ l’accesso alle cure ai malati che necessitavano di quell’intervento?

Tutte le frasi tra virgolette sono tratte da un recente articolo di La Repubblica Dossier.

La soluzione suggerita dal noto quotidiano romano?

Farsi aiutare dal Tribunale del Malato e dalle numerose associazioni che difendono i diritti dei pazienti … proprio quella di cui sopra che “scoraggia le cause inutili”, invece di pretendere un sistema di controlli, giudizi e sanzioni degno di un paese europeo, come anche “segnala le violazioni dei diritti”, invece di offrire supporto e patrocinio legale ai malati danneggiati.

La Repubblica non si smentisce mai …

Piuttosto, se invece di esser considerati malati – e per giunta anche molto pazienti – accettassimo la mercificazione vigente e generalizzata ed iniziassimo a considerarci consumatori?
Siamo sicuri che ci tratterebbero ancora così?

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Nel nome di Paolo Borsellino

19 Lug

Sono trascorsi molti anni, due decenni in pratica, e non tutti possono ricordare l’atmosfera che si respirava nel Meridone allorchè Cosa Nostra inaugurò la stagione delle stragi, trucidando Falcone, Morvillo, Borsellino e le rispettive scorte.

Era l’Italia di Tangentopoli, travolta dagli scandali e dall’ira popolare, e tanti ‘terroni’ ricorderanno il nostro sdegno generalizzato per quello che accadde a Capaci, prima, ed a Palermo, dopo.

Sdegno, mobilitazione spontanea, non paura e non collera, animati dal desiderio di cancellare una volta per tutte questa sorta di dominazione dall’interno che il Sud subisce da 150 anni.

Ci si aspettava una reazione da parte dello Stato, non più quello avido e cinico dei Savoia, e da parte di Roma, Milano, Torino, Bologna. Una reazione che non venne, non arrivò neanche quando le bombe, dal Sud, arrivarono a Firenze e nella Capitale.

Ci aspettavamo l’esercito ed eravamo pronti a sostenerlo, perchè era ovvio che solo ‘assediando’ certi quartieri e certe frazioni si potevano sgominare i ‘cartelli’ e le ‘famiglie’, togliendo loro traffici, territorio e potere.

Lo Stato – o meglio dire la Politica – trattò, cedette, preferì un’immorale pace interna pur di mantenere il ‘quieto vivere’ delle regioni centro-settentrionali e pur di non scoprire quegli scheletri, accuratamente riposti negli armadi dal 1860 in poi.

Morale della favola, la criminalità mafiosa, invece di essere estirpata, divenne quella che Saviano in piccola parte ha raccontato, quella che la strage di Duisburg ha portato allo scoperto, quella che i continui arresti confermano ben integrata dal Po a salire, per non parlare di tutti i segnali (pessimi) che arrivano dalla Capitale, tra commesse ospedaliere, morti ammazzati e racket vari.

In questi mesi, da quando un magistrato di quel ‘pool antimafia’, Antonio Ingroia, ha iniziato a sollevare il velo, le nostre redazioni son riuscite a scrivere (poco e male) di una trattativa Stato-mafia, quasi fosse un qualcosa di usuale e giustificabile, ‘dimenticando’ che si stava parlando anche di Falcone e Borsellino.

Nulla di nuovo, visto che, solo pochi giorni prima di morire, Giovanni Falcone aveva dichiarato “mi hanno delegittimato, stavolta i boss mi ammazzano”.

E nulla di sorpendente se Paolo Borsellino ebbe a dichiarare, in un’intervista, che “all’inizio degli anni Settanta Cosa Nostra cominciò a diventare un’impresa anch’essa … a gestire una massa enorme di capitali … e contestualmente Cosa Nostra cominciò a porsi il problema e ad effettuare investimenti. Naturalmente, per questa ragione, cominciò a seguire una via parallela e talvolta tangenziale all’industria operante anche nel Nord o a inserirsi in modo di poter utilizzare le capacità, quelle capacità imprenditoriali, al fine di far fruttificare questi capitali dei quali si erano trovati in possesso“.

Non è, dunque, un caso che nessuno, finora, abbia voluto chiedersi e chiedere se lo Stato o delle sue istituzioni abbiano il diritto di trattare con una organizzazione criminale, specie se questo riguarda i poteri effettivi ed i loro esercizio da parte della comunità costituita.

E nessuno ha voluto prendere atto che, mentre al Sud c’è chi resiste al pizzo ed al racket, al Nord – da quello che raccontano venti anni di processi – si paga e basta, sempre che non ci sia da chiudere un occhio o qualche buon investimento da fare, come le indagini relative alla gestione dei rifiuti in Campania dimostrano ampiamente.

Cosa resta di Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Paolo Borsellino, Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina, Claudio Traina, Antonino Vullo, Giuseppe Costanza, Paolo Capuzza, Gaspare Cervello, Angelo Corbo?

Tutto. Tutto quello che lasciano ai posteri i martiri e gli uomini senza paura: le loro idee, il loro sacrificio, la loro umiltà, il loro coraggio, il loro esempio, la nostra memoria.
E la nostra rivalsa che, tra anni o dopo secoli, avverrà anche nel loro nome: il Tempo, come la Morte, esigono sempre uno specifico pedaggio.

Se un uomo non è disposto a rischiare nulla per le proprie idee, o non vale niente lui o non valgono niente le sue idee. (Paolo Borsellino)

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Allarme Italia in crescita

17 Lug

Mentre il ‘fantasma’ del Berlusconismo si aggira nelle sale di Montecitorio e nelle redazioni dei nostri media, visto che il PD solo alleandosi con l’UDC può sperare di vincere le prossime elezioni, accadono cose  davvero inquietanti.

A partire dal documento pubblicato da The Guardian, quasi in simultanea con il de-rating di Moody’s, dal quale è possibile evincere – in tutta la sua ‘grandezza e piccineria’ – il disastroso bilancio dello Stato italiano. Nessuna eco dalle nostre parti, come del resto atteso.

Oppure, il Presidente della Repubblica che – mentre si avvicina il semestre bianco preelettorale – tacita per ‘conflitto istituzionale’ l’inchiesta palermitana sulla cospirazione che portò alla morte di Falcone, Borsellino e relative scorte, con il seguito di stragi e trattative mafia-Stato. Cosa di talmente imbarazzante (e lampante) deve esserci in quelle intercettazioni?

E che dire dei tanti e tanti consigli locali che si sono incrementati i vitalizi a pochi mesi dalla fine dei mandati, se non prendere atto che ‘i topi scappano quando la nave affonda”‘? O del Fondo Monetario Internazionale che va ad aggiungersi alla lunga fila di commenti negativi, specie riguardo la situazione sociale/politica e quella che è stata la sua gestione negli ultimi mesi?

Intanto, Eugenio Scalfari da La Repubblica – non quella di Platone, ma quella ‘all’amatriciana’ ed ‘espresso’ – ci invita a rileggere Marx e Keynes per scoprire i limiti dle Capitalismo. L’impressione è che l’invito sia diretto a Mario Monti e ministri vari, oltre che alla segreteria del Partito Democratico, dato che gli italiani questo l’hanno già capito da soli, specialmente da otto mesi a questa parte.

Varrebbe la pena di leggere d’altro e di più recente, sia Lei sia gli altri come Lei, egregio dottor Scalfari. Ad esempio, i brevi stralci che riporto.

Al di sopra dei governi, dei parlamenti, dei giudici, dei giornalisti, dei sindacati, degli intellettuali, delle chiese, degli eserciti, degli scienziati regnano casì i mercati finanziari. Ecco che allora le istituzioni pubbliche si svuotano del loro sangue e la repubblica soffre di anemia. Ben presto sarà ridotta a un fantasma“. (da La privatizzazione del mondo – 2002 – di Jean Ziegler, parlamentare ed economista svizzero)

L’esautoramento della politica da parte del mercato si manifesta così nel fatto che allo stato nazionale viene meno la capacità politica di proteggere la sua base di legittimità rastrellando risorse fiscali e stimolandola crescita economica“. (da La costellazione postnazionale – 1999 -di Jurgen Habermas, sociologo e membro del Partito Social-democratico tedesco)

Per restare concorrenziali sui mercati mondiali sempre più importanti, gli stati sono costretti a prendere iniziative che danneggiano irreparabilmente la coesione della società civile.” (da Quadrare il cerchio – 1995 – di Ralf Dahrendorf, sociologo e membro del Partito Liberale Tedesco)

In Italia, come dicevamo, stiamo ancora a Marx e Keynes, alle classi sociali ed agli stati nazionali – con tanto di codazzo di nostalgici di Giolitti, Mussolini, Togliatti e De Gasperi – mentre la situazione è vistosamente mutata e, soprattutto, ci sono altri autori e nuovi studi che consentono una visione diversa e delle soluzioni differenti.

Una consapevolezza che non attecchisce solo negli ambienti ‘estremi’ o radical, ma che sta coinvolgendo anche i cattolici – almeno per quanto riguarda l’America Latina – e che meriterebbe ben altra attenzione da parte dei ‘guru’ nostrani.

Cos’altro dire ai nostri ‘intellettuali’?
Che, da anni e decenni, in Italia, l’acqua è poca e la papera non riesce a galleggiare?

Leggi anche J’Accuse …! Lettera al Presidente Mario Monti

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J’Accuse …! Lettera al Presidente Mario Monti

14 Lug

Sappiamo da almeno 150 anni che gli italiani sono un popolo pronto ad inseguire lucciole e falene: il Trasformismo ottocentesco e la Cleptocrazia della Seconda Repubblica ne sono la prova.

Sappiamo anche che la qualità delle nostre scuole ed università non è eccelsa, forse non lo è da decenni, come dimostra quel 56% circa di adulti non diplomati e la fuga dei nostri (migliori) cervelli all’estero.

E ci è ampiamente noto che i nostri media non hanno alcuna intenzione di disturbare il conducente di turno: la riprova è nell’enorme quantità di politici indagati, condannati o prescritti di cui non v’è neanche una statistica riassuntiva.

Dunque, qui da noi è ampiamente possibile che venga data fiducia ad un personaggio, Mario Monti, che pur occupandosi di banche e finanza ‘da sempre’ riesca a dire “siamo virtuosi e invece di premiarci ci puniscono“.

E quando mai, egregio dottor Monti, la finanza speculativa (ndr. perchè ce ne sono altre?)  ha premiato la ‘virtuosità’? E, tra l’altro, chi è che può affermare che il programma attuato dal Governo Italiano sia ‘virtuoso’ se non le agenzie di rating che stanno lì apposta?

Dunque, non nascondiamoci dietro un dito, signor Presidente del Consiglio, che a quello ci pensa già Pierluigi Bersani.

Lei, presidente Monti, non sta eseguendo il programma con cui si presentò al Senato. Non ha rilanciato il sistema-Italia e, viceversa, l’ha messo in stallo, pur di dragare denaro privato e salvare banche (Unicredit e Monte Paschi) ed industrie belliche (Finmeccanica). Non ha risanato il sistema di governance e neanche ha spinto per farlo, mentre – a rileggere i giornali di settembre scorso – era questa la prima azione di risanamento da attuare.

Il suo piano ‘salva Italia’ non ha finora tutelato gli anziani, i sottoccupati ed i disoccupati, le famiglie, i giovani e le donne, i malati, gli scolari e gli studenti. Non ha tutelato i cittadini che, tramite il voto, affidano i loro destini al Parlamento ed al Governo.
Eppure, per ‘sistemare le pensioni’ bastava intaccare quelle milionarie e d’annata, che stravolgono persino i conti dell’INPDAP, che pur attinge dai contributi certi e noti del personale pubblico.

Come anche, invece supertassare i cittadini e portare l’Italia in una cupa recessione, potevamo ricorrere ad una Patrimoniale da 40 miliardi di euro, che, a far due conti, sono 670 euro per italiano di media. Una Patrimoniale che avrebbe evitato lo spread, ci avrebbe posto al di fuori dei ‘ricatti’ dei mercati finanziari e, soprattutto, rappresentava denaro cash e non a rate con gli interessi, come accade per i titoli di stato.

Tra l’altro, egregio professore, Lei ha forse ascoltato, ma certamente non ha raccolto consigli e suggerimenti che da più parti sono arrivati in questi otto mesi di delirio. Come anche ha avocato a Lei stesso tutte le decisioni riducendo in poltiglia il già penoso dibattito politico, con il risultato che “the political climate, particularly as the Spring 2013 elections draw near, is also a source of implementation risk“.
Oggi, lo scrive Moody’s, da otto mesi lo sta scrivendo Demata.

Dunque, non resta che prendere atto che Moody’s ha sfiduciato Lei, dottor Mario Monti, per due ben precisi motivi e lo ha fatto proprio mentre Lei andava ad incontrare il Big Business di Silicon Valley.

Il primo dei motivi del declassamento è che Lei ha adottato misure rivelatesi perniciose (recessione, deindustrializzazione generale ed abbandono del Meridione) e destabilizzanti (pensioni, lavoro e BTP). Un brutto flop di cui i media italiani – risvegliandosi dal torpore – iniziano ad sottolineare, come ad esempio LA7 di ieri sera.

Il secondo motivo del declassamento di Moody’s trova origine dal fatto che, come tecnico, Lei non ha avuto l’umiltà di ricorrere alla ‘concertazione’, ovvero al dibattito tra le parti e alla responsabilizzazione delle parti,  viatico unico ed imprescindibile per riformare la Casta, ripristinare un ‘political climate‘ ed abbattere ogni ‘source of implementation risk‘.

Oggi, con un rating in caduta libera, non Le restano molte scelte, egregio presidente Monti, se escludiamo il ricorso ad elezioni anticipate, ovvero il salto nel buio senza una riforma del parlamento e delle autonomie locali.

Dunque, o qui si continua a tirare avanti non si sa come, come da marzo accade, portando a fibrillazione completa il corpo elettorale e creando i presupposti per un ‘problema italiano’ di lunga durata (un Ventennio?), oppure Lei inizia a comportarsi da Clistene o da Cincinnato, come tutti si aspettavano, ricorrendo ad una Patrimoniale, riformando la Casta, semplificando il Paese.

 

Intanto, prenda atto che stavolta ‘l’asso di picche’ del Bel Mondo e della Bella Gente è toccato a Lei, prima, e poi, solo poi, all’Italia ed agli italiani.

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Moody’s declassa Mario Monti (e l’Italia)

13 Lug

Digis srl, con una serie di sondaggi effettuati in questi giorni, offre uno squarcio abbastanza fedele del deterioramento della pubblica opinione italiana, dopo sei mesi di ‘governo tecnico’ e della contestuale sparizione del dissenso dai media.

Innanzitutto, prendiamo atto che, oggi, i contatti rifiutati sono il 70,1% del totale, mentre, in dicembre, le interviste complete  raccolte da Digis srl (per un analogo sondaggio) erano il 73,7% su totale contatti.

In soldoni, le persone che hanno deciso che ‘rispondere ai sondaggi è una perdita di tempo’ sono aumentate più del doppio ed una percentuale così alta dovrebbe suggerire che sono fortemente scontente. Dovrebbe …

Ma il peggio arriva al leggere i dati raccolti: sembrerebbe quasi che tutti siano convinti (o convincibili) di tutto ed il contrario di tutto.

Vendere beni dello Stato è ‘un errore che porterà alla svendita del patrimonio statale’ per il 38%, mentre il 21% degli intervistati vuole che si mettano in vendita ‘soltanto quelli costosi ed improduttivi’, ma ben il 41% pensa che sia ‘un provvedimento non rinviabile’.
Il 43% degli intervistati ritiene che il ministro Fornero dovrebbe dimettersi, ma il 79% degli intervistati ritiene che per gli ‘esodati lo Stato dovrebbe garantire il raggiungimento dei requisiti di pensione solo per coloro che hanno subito chiusura o ristrutturazione dell’azienda”.

Allo stesso modo, il 48% attribuisce all’INPS la responsabilità degli errori sui dati degli esodati, mentre il 52% attribuisce la responsabilità degli errori al ministero diretto da Fornero.
Inoltre, il 49% è convinto che ‘i sacrifici imposti da Mario Monti riusciranno a portare l’Italia fuori dalla crisi’, ma il 60% ritiene che ‘questo governo deve interrompersi in autunno con elezioni anticipate’.

Un dato che viene implicitamente confermato da EMG, con un sondaggio eseguito su un campione di 1.000 persone che mostra un tasso pesantissimo di rifiuti/sostituzioni, pari al 79%, ed un totale sfaldamento della compagine elettorale e, soprattutto, del bipolarismo.

Le intenzioni di voto rilevate, infatti, attribuirebbero il 46.0% ad una coalizione guidata da Monti, composta da PD, Popolo della Libertà, Psi, UDC e FLi, ma, allo stesso tempo, confermano un rilevante astensionismo (35-37%), oltre che a prevedere sia la coalizione SEL-IDV sia il Movimento 5 Stelle al 20%.

Preso atto della situazione e del fatto che non ci voleva molto a prevederla, ricordiamo che il capo di un governo ha come primo compito operare affinchè il Paese sia unito, specie se è tempo di crisi e viene scelto un tecnico. Affinchè questo accada è necessario che i sacrifici siano equi e che gli errori vengano pubblicamente ammessi. Ciò vale, naturalmente, anche per i ministri come Fornero e Passera.

E’ anche indispensabile che – proprio perchè c’è crisi e la nazione ha un ‘manovratore’ e non un ‘capitano di lungo corso’ – i media provvedano ad informare a tutto tondo i cittadini, in modo da renderli consapevoli delle scelte e permettere loro di discernere cause ed effetti, responsabilità e decisioni.

Tutto questo non è accaduto in questi mesi, durante i quali l’Italia ha vissuto in una sorta di limbo della democrazia, senza alternative, senza commenti e senza critiche ad una ‘cura’, che a ben vedere è ignota a tutti, visto che Mario Monti non sta affatto rispettando il programma da lui stesso presentato a suo tempo.

Il Partito Democratico, da anni ormai, non agogna altro che un’alleanza con l’UDC, cosa che finalmente permetterà a buona parte degli ex giovani democristiani di confluire in un solo raggruppamento politico con alla guida Mario Monti, redivivo Cincinnato.

Un’alleanza PD-UDC che, coalizzandosi con il PdL degli esecrati Alfano e Cicchitto (incredibile ma vero) e con Gianfranco Fini ed i suoi (ancor più incredibile), riuscirebbe in due scopi: vincere le elezioni ed aggregare in una solo raggruppamento politico tutto ciò che resta (troppo e tanto) dei partiti della Prima Repubblica.

Una follia che porterebbe l’Italia ad un forte deterioramento della coesione civile, confusa dalla disinformazione ed alimentata dall’iniquità, mentre si andrebbe a creare un definitivo ed irrimediabile ‘strappo’ tra cittadini da un lato e politici e clientes dall’altro.

E’, dunque, evidente che se Moody’s declassa l’Italia, non è a causa di Confindustria o del Sindacato, specialmente se è il ‘quadro politico’ ad allarmare agenzie di rating e mercati.
Un ‘quadro politico’ che non riesce a ridurre di un centesimo le spese della Casta, che esita se deve tagliare qualche CdA o qualche provincia, che non sa stilare una legge elettorale, che non vuole assolutamente intaccare alcun privilegio di una generazione di privilegiati, che non offre un volto nuovo da almeno 20 anni.

Un ‘quadro politico’, ricordiamolo, che vede in Mario Monti la sua massima autorità come capo di un governo di programma sostenuto da una coalizione di partiti.    E chi altri mai?

originale postato su demata