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Fassina e le tasse immorali

20 Lug

Un operaio specializzato (redditi tra da 15.001 euro a 28.000) oggi si becca trattenute dallo stipendio lordo pari a:

  • 9,9% per un sistema sanitario assurdo … fosse solo perchè persino in USA con 200 $ al mese (circa 140 euro) otterrebbe in cambio molto di più che da noi
  • una aliquota fiscale del 27%, cioè un quarto del reddito duramente guadagnato 36 ore alla settimana per una vita
  • l’addizionale regionale Irperf che in Lombardia è del 1,7%, mentre nel Lazio arriva al 3,3%
  • l’Imposta sul Valore Aggiunto al 22% (in Germania è al 19%), che paga su ogni cosa acquisti e che non può mai scaricare, essendo lavoratore dipendente, anche se si tratta dell’autovettura per raggiungere il lavoro o dei vestiti ‘adeguati’ che deve comprare caso mai non gli dessero una divisa
  • la Tasi con una aliquota media del 2,46 per mille (e picchi oltre l’1%)
  • contributi previdenziali al 33% (23,8% trattenuto all’origine ed il 9,2% detratto dallo stipendio lordo) che sono monopolio dell’Inps senza possbilità di scelta per chi produce il reddito.

In parole povere un operaio che percepisce 15.001 euro annui di reddito in realtà ne produce oltre 18.000 (23,8% versato direttamente all’Inps dal datore di lavoro). Dopo di che, versati altri 1.200 euro per la previdenza, vede volar via 1.500 euro annui (più i ticket e i farmaci non mutuati) per la copertura sanitaria, 4.000 euro come ritenute fiscali nazionali  e altri 500 per quelle locali. Alla fine gli resta molto meno di diecimila euro per comprare cose i cui prezzi sono maggiorati rispetto all’Ue e, soprattutto,  senza possbilità di tante riduzioni /detrazioni per l’IVA come altrove.
In totale, dei 18.000 euro che rappresentano il ‘costo del lavoro’ per le aziende, ai nostri operai da 15.001 euro annui arrivano in tasca 7-8.000 euro, in termini di potere d’acquisto. Molto peggio se c’è anche da pagare un affitto.

Ecco da dove arrivano i salari netti da 8-900 euro mensili … mentre il costo del lavoro ‘all’origine’ è pari a circa 1.500 euro mensili …

Se le tasse locali si pagassero in base al valore catastale e non al reddito, se il sistema assicurativo e quello sanitario fosse liberalizzati, se la smettessimo di sovraccaricare le merci di imposte, accise e tributi , se la smettessimo di spendere il 33% del PIL in pensioni (d’oro), mentre la media UE è  sotto il 20% … quanto tornerebbe nella tasca del lavoratore come ricchezza reale?

Immorale ridurre le tasse? Immorale, piuttosto, continuare a pescare nei nostri portafogli in cambio di servizi spreconi e di bassa qualità.

Demata

Voli di Stato: Renzi a Salerno per sostenere De Luca

22 Mag

L’aereo presidenziale di Matteo Renzi è atterrato ieri alle 12.45 all’aeroporto «Salerno-Costa d’Amalfi» di Pontecagnano per sostenere De Luca, il candidato PD alla Regione Campania, ed incontrare i vertici del Pd al Mediterranea Hotel.

Non è un caso isolato. Il 3 gennaio scorso il parlamentare M5S Paolo Romano aveva denunciato l’uso di ben due aerei di Stato per volare con la famiglia (ed una intera troupe) da Firenze ad Aosta per le vacanze di capodanno a Courmayeur.

Sempre in Trentino ha sollevato indignazione il mini-scandalo degli aerei ed elicotteri di Stato per seguire la campagna elettorale, al punto che Florian Kronbichler (SEL) aveva deciso di non accettare il passaggio offerto a lui e ai suoi colleghi trentini da Renzi.

E’ finita l’epoca di Silvio Berlusconi, che usava l’Airbus presidenziale per le ballerine e i cantanti delle feste di villa Certosa, ma … resta da chiedersi se è lecito usare i voli di Stato per spostarsi con famiglia e amici o – peggio – fare campagna elettorale …

Tra l’altro, se nel 2010 Re Silvio ‘consumava’ 7.000 ore di volo annue, oggi Bertoldo Renzi ce ne fa spendere 6.000. La questione non è irrilevante: seimila ore di volo costano all’incirca 50 milioni di euro ogni anno.

Demata (since 2007)

Un’Italia diversa

6 Mag

in estratto da Nostalgia di un’Italia diversa di Ernesto Galli della Loggia per il Corriere della Sera

Siamo in molti oggi in Italia, credo, ad avvertire dentro di noi e intorno a noi sempre più spesso pensieri e pulsioni che in altri tempi avremmo giudicato tipici di una mentalità conservatrice (e che in un certo senso lo sono davvero).

La cosa è tanto più significativa in quanto riguarda persone che spesso sono state di sinistra e dicono di esserlo ancora.
Forse più che conservatori siamo nostalgici. Nostalgici ad esempio dello Stato. …

Nostalgici di quello Stato che non si era ancora rassegnato all’inefficienza dei suoi uffici e alla abituale protervia dei suoi dipendenti, che nei ministeri e altrove non aveva dato tutto il potere alle lobby interne e ai sindacati. … Nostalgici dello Stato, della Banca d’Italia, delle Sovrintendenze, dei Provveditorati, del Genio Civile, dell’Ufficio Geologico Nazionale, delle Prefetture (sì certo, delle Prefetture!): dello Stato insomma rappresentato da quelle amministrazioni che per un secolo e mezzo ci hanno consentito una convivenza in fin dei conti decente, riuscendo bene o male a disciplinare il nostro anarchico frazionismo e il nostro scarso rispetto delle leggi.

Ad esempio conservare una scuola capace di tenere a bada le famiglie e di mantenere la disciplina; con insegnanti bravi, consci del proprio ruolo e capaci di farsi ubbidire; con regole non destinate a mutare ogni tre anni … Una scuola ideale che forse non è mai esistita: ma la cui immagine, di fronte alla rovina presente, si rafforza ogni giorno di più come un irrinunciabile dover essere.

O ancora, conservare le nostre città: libere dalle movide, dai pub, dalle troppe pizzerie al taglio e dai troppi negozi alla moda che chiudono dopo appena un paio d’anni … un’insofferenza crescente verso gli atteggiamenti più conclamati di autoreferenzialità, di ribellismo, di edonismo vacuo ..

Prima di ogni altra cosa, che la Seconda Repubblica è stato un fallimento totale: con tutti i suoi D’Alema, i suoi Berlusconi, i suoi Bossi, i suoi Prodi e compagnia bella, con tutti i suoi partiti e con tutte le sue scelte politiche che volevano essere di rottura, o comunque «diverse» rispetto al passato, e che invece non hanno portato a nulla. E poi – e soprattutto – che

Dalla Seconda Repubblica non si esce né a destra né a sinistra, per adoperare un lessico antico … È ciò di cui si è accorto grazie alla sua età e al suo fiuto Matteo Renzi: ed è per questo che egli sta riportando una vittoria dopo l’altra, mentre i suoi avversari interni balbettano sul nulla e dalle altre parti si agitano solo dei fantasmi o degli inutili masanielli.

Demata (blogger since 2007)

L’Italia e la ‘deriva non autoritaria’

9 Feb

Se il Nuovo Centro Democratico, buona parte di Scelta Civica ed un tot di Cinque Stelle con tanto di ministri, sottosegretari e presidenti di commissione passa ‘armi e bagagli’ con il Partito Democratico,  non c’è nulla da fare: si chiama inciucio.

Se, poi, passano armi e bagagli con il PD anche tanti componenti di liste civiche locali, decapitando de facto i vertici di importanti associazioni e onlus, siamo oltre l’inciucio ed entriamo nel campo della cospiracy, dato che ‘contestuaalmente’ si smantellano trasparenza e accesso.

Se, per caso, ci ritrovassimo alle prossime elezioni con l’ex DC, l’ex PCI e i sindacati in coalizione per l’ennesima ‘Grande Ammucchiata’, non c’è che dire: come la Germania di Adenauer – Kohl – Merkel, anche l’Italia non può essere governata se non da De Gasperi – Andreotti – Renzi.

Solo che ‘cristiano democratico’ o ‘cristiano sociale’ sono una cosa molto diversa da ‘cattocomunista’ …

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Mattarella for President: another Jesuit for Rome?

31 Gen

Sergio Mattarella is the new President of the Italians.
A gentleman, southerner, educated person, he has credit in the ‘gentry’ society. The critical elements are given in the age (73 years old) and the former ChrisitanDemocrat origin, as in his appaesament in PD, as well as being little known Italian and abroad.

Who will Mr. President Sergio Mattarella is easy to say: we can predict that he will inspire to Bartolomeo Sorge, a Jesuit, theologist and Italian political scientist, expert on social doctrine of the Church and member of the so-called Democratic Catholicism.
Padre Sorgeduring the 80s as director of Civiltà Cattolica, a newspaper published by Jesuits, became the protagonist of a movement of opinion to promote Catholics into a new cultural identity and a new political role, with the goal of a re-founding” of the Christian Democrats , and, from 1986 to 1996, he directed the Institute of Political TrainingPedro Arrupe’ in Palermo, from which supported the so-called Spring of Palermo‘ twenty years ago.

The father, Bernardo Mattarella, repeatedly parliamentary, constitutional expert and anti-mafia man’, already in 1944  signaled to Don Luigi Sturzo, even in the United States, that the Sicilian separatism is still a movement that must be followed and constantly vigilant, even little good for the element from which it is surrounded, the mafia, reported by the feudal lords to the honor of the separatist political limelight ” and – in an article in the June 3, 1944 on People and Freedom – published an article in which he accused the separatists, accusing them of have “on the conscience the sad responsibility to have gathered around it (the Mafia), trying to recharge the organization more dangerous and overbearing that has plagued for many years our lands.”

Therefore, the election of Sergio Mattarella could also prove a good choice, with the right man in the right place.
The problem is the butcher policy that led to his name.

In fact, going to summarize, this election:

  1. induces the generation of octogenarians actually ‘on ride again’ to believe they can reset the country to 1994, when just the Mattarellum law entered Italy into the hell of the Second Republic, or perhaps to 1978 when the whole Italian politics turned for the worse
  2. convinces the Demoratic Party to be in a politically hegemonic position , while this is true only in neoaristocratics clubs,  while, on the contrary, both the Democrats like the people’ are of a completely different opinion
  3. leaves a huge void on right side of parliament’, with an Alfano hostage’ of the Stability and a Berlusconi’ humiliated more than  judgments did, but also to left side’, since the day after tomorrow Matteo Renzi could claim to have reconstructed the White Demo-Christian Whale .

Meanwhile, we note that with Pope Bergoglio sj and Mattarella President goes to compose a piece of that democratic project that led to the papacy John XXIII as John F. Kennedy in the White House, but 1961 is so far away.

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Mattarella Presidente, il sogno di don Sturzo e padre Sorge si avvera?

31 Gen

Sergio Mattarella è il nuovo Presidente degli italiani.
I lati positivi positivi sono tanti: è un galantuomo, un meridionale, persona colta, ha credito negli ambienti che contano italiani. Gli elementi critici sono nel dato anagrafico (73 anni) e nella provenienza non laica, ex democristiana,come nel suo appaesament nel PD, oltre ad essere poco conosciuto dagli italiani e all’estero.

Che presidente sarà Sergio Mattarella è facile dirlo: possiamo prevedere che si ispirerà a Bartolomeo Sorge, un gesuita, teologo e politologo italiano, esperto di dottrina sociale della Chiesa, ed esponente del cosiddetto Cattolicesimo democratico.
padre_bartolomeo_sorge_imagefullPadre Sorge sj, durante gli Anni ’80 come direttore di Civiltà Cattolica, si fece protagonista di un movimento d’opinione per promuovere nei cattolici una nuova identità culturale e un nuovo ruolo politico, con l’obiettivo di una “rifondazione” della Democrazia Cristiana, e, dal 1986 al 1996, ha diretto l’Istituto di Formazione Politica Pedro Arrupe di Palermo, dal quale sostenne la cosiddetta ‘Primavera di Palermo‘.

Il padre, Bernardo Mattarella, più volte parlamentare, costituzionalista e ‘antimafioso’ della prima ora, già ne 1944 segnalava a don Luigi Sturzo, ancora negli Stati Uniti, che il separatismo siciliano «è comunque un movimento che occorre seguire e vigilare continuamente, anche per l’elemento poco buono da cui è circondato, la mafia, riportata dai feudatari separatisti all’onore della ribalta politica» e, in un articolo del 3 giugno 1944 su Popolo e Libertà, pubblicò un articolo in cui accusava i separatisti, accusandoli di avere «sulla coscienza la triste responsabilità di avere riunito attorno a sé, cercando di ripotenziarla, l’organizzazione più pericolosa e sopraffattrice che abbia afflitto, per lunghi anni, le nostre contrade.»

Dunque, l’elezione di Sergio Mattarella potrebbe rivelarsi anche un’ottima scelta, con l’uomo giusto al posto giusto.
Il problema è la macelleria politica che ha portato al suo nome.

Infatti, andando a sintetizzare, questa elezione:

  1. induce la generazione di ottuagenari al potere a credere davvero di poter resettare il Paese al 1994, quando proprio il Mattarellum scatenò l’inferno della Seconda Repubblica, o forse al 1978 quando tutta la politica italiana prese una brutta piega
  2. convince il Partito Demoratico ad essere in una posizione politicamente egemonica, mentre questo è vero solo negli ambienti neoaristocratici, mentre, al contrario, ben sia i democratici sia il ‘popolo’ sono di tutt’altra opinione
  3. lascia un vuoto enorme a ‘destra’, con un Alfano ‘ostaggio’ della Stabilità e un ‘Berlusconi’ umiliato più di quanto potessero le sentenze, ma anche a ‘sinistra’, dato che da dopodomani Matteo Renzi potrebbe affermare di aver ricomposto la ‘Balena Bianca’ democristiana.

Intanto, prendiamo atto che con Papa Bergoglio sj e Mattarella Presidente va a ricomporsi un tassello di quel progetto democratico che portò al soglio pontificio Giovanni XXIII e alla Casa Bianca John F. Kennedy, ma … il 1961 è tanto lontano.

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Salvini contro tutti? La Lega guarderà oltre la Padania?

25 Gen

Matteo Salvini sta avendo un notevole successo mediatiche, incarnando temi che la pubblica opinione, evidentemente, sente propri e che altri non sanno rappresentare.

In un paese in declino fatto di anziani, giacobini e parrocchie, lui dossa un look da ‘cittadino’ da fare invidia agli ingiaccati parlamentari di Beppe Grillo e raccoglie ogni genere di revanchismo e nostalgia italofrancese, incluso tanto statalismo populista ed operaista su cui i comunisti, caduti Mussolini e Petain, costruirono un trentennio di successi.

Pragmatico e mitteleuropeo (grazie al patto con Le Pen) può contare, in un certo qual modo, sull’appoggio di una parte di ‘chi conta tra Torino e Milano’, visto che Maroni, Zaia e Tosi non si vedono granchè sulle reti La7, e per ora ha il ‘nulla osta’ della ‘destra storica’ da Roma in giù.

Il suo tallone d’Achille è la Lega, dove la triade Zaia, Tosi, Maroni confidavano di profittare notevolmente dal nuovo senato regionale renziano, controllando Piemonte, Lombardia e Veneto, se non fosse stato per Beppe Grillo che gli ha portato via un mare di elettori.

Una Lega che avrebbe rischiato di chiudere i battenti – dopo che Berlusconi ha fermato i ‘gentili contributi’ allo scandaloso Umberto Bossi (Fatto Quotidiano) – se proprio Salvini non avesse innalzato notevolmente i consensi alle Europee, superando il 4% di sbarramento (e di rimborsi elettorali), visto che il patrimonio netto al 31 dicembre 2013 era di circa 21 milioni in immobili e oltre 4 milioni di fondi e debiti.
Certo Berlusconi potrebbe riparare i conti della Lega, sostenendo Flavio Tosi – che definì «rozzo ma efficace» – ma deve pur tener conto dei consensi in forte calo dopo la vicenda delle spese pazze dei consiglieri regionali della maggioranza Lega-Pdl piemontese, come gli scandali Expo e Mose che hanno segnato la Lombardia e il Veneto.

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Le troppe ‘manine’ di Matteo Renzi

8 Gen

Il Governo Renzi non va, non va proprio e quel che manca è il metodo, cioè l’unica cosa che non dovrebbe venire a mancare.

La ciliegina che fa traboccare il vaso è quel 3% di ‘infedeltà fiscale consentita’ che lascia alla gogna chi evadesse 4 euro su cento totali e riporta in paradiso (leggasi parlamento) chi avesse evaso 29 milioni su un miliardo.
E come dicevamo la questione non è solo nella ‘manina di Renzi’ e nel ‘ritorno di Berlusconi’, ma nella balzana idea di andare per percentuali ‘secche’ senza badare a persone e cose che ci sono dietro.

Metodo simile nel Jobs Act, dove non si considera nè la progressività per i licenziamenti disciplinari nè la fidelizzazione del lavoratore all’azienda per gli indennizzi dei licenziamenti ‘normali’.

La ‘Buona Scuola’ che il MIUR sta per varare prevede scatti stipendiali ogni sette anni da cui verrà escluso il 30% dei docenti, su base di singola istituzione scolastica e non come sistema nazionale di istruzione, così un ‘docente da 7’ avrà lo scatto se sceglie di stare in una scuola mediocre, ma non lo avrà se sta in una scuola ottima o, peius, con ‘equilibri consolidati’.

La Giustizia sulla quale non si prevedono riforme, anche se i processi son talmente lenti che per salvare appalti e servizi a Venezia, Roma e Milano c’è voluto un supercommissario. Peggio ancora riguardo la Sanità per  la quale tutto tace, anche se è evidente che dal ‘Lazio a scendere’ spendiamo un mare di soldi, si taglia di tutto fuorchè baroni e feudi vari e  aumenta il numero dei pazienti che si rivolgono dalla ‘Toscana a salire’, dove le prestazioni sono migliori e, incredibile, costano anche meno.
O le pensioni, dove il non occuparsi della questione ha comportanto ipso facto un incremento di quattro mesi di lavoro per tutti, inclusi quanti avrebbero diritto a scivoli pensonistici a causa di gravi invalidità.

Dulcis in fundo, il debito pubblico che cresce a causa – ormai – del solo debito ed è inutile continuare a tagliare la spesa (e lo Stato di diritto) se non riduciamo drasticamente il deficit, ovvero eliminiamo almeno 1.000 miliardi di ‘cambiali’ che abbiamo in giro.
Renzi sperava che durante il ‘suo’ semestre europeo la Banca Centrale Europea assorbisse in un sueprfondo una buona fetta del nostro deficit, forse tutto addirittura, ma a dissuadere Juncker e Merkel è stata proprio l’incapacità italiana a riformare i perversi rapporti finanziari originatisi con l’Unificazione.

Così non è stato: la sua ‘colpa’ probabilmente è stata quella di essere troppo rispettoso degli equilibri interni della Sinistra e poco attento nel dimenticare che il suo mandato arrivava dal Parlamento e dal Presidente, non dal partito o dagli elettori.
Una delle tante riprove di questo ‘errore’ è tutta nei nomi di alcuni ministri, finora del tutto silenti rispetto ai ‘suddetti problemi’: Andrea Orlando alla Giustizia, Stefania Giannini all’Istruzione, Università e Ricerca, Giuliano Poletti al Lavoro e Welfare, Pier Carlo Padoan all’Economia.
E la prova definitiva di una carenza di idee dello staff renziano, ultima speranza della Sinistra italiana, arriva proprio il continuo replicarsi di una eventuale elezione a presidente di un settantaseiennne, Romano Prodi.

Sarà difficile arrivare al 2016 con un governo così, se non arriverà Mario Draghi a rilevare la voragine di debiti in cui ci hanno lasciato i coetanei di Prodi e Berlusconi … o se le Cinque Stelle non decideranno di far politica per davvero, liberando Renzi dalle pressioni partitocratiche.

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Prodi presidente? Tanti motivi per dire di no

15 Dic

Fassina nel salotto buono di Lilli Gruber sostiene la candidadura di Romano Prodi, come sostituto di Giorgio Napolitano; Giachetti, un’ora dopo, reesta possibilista.

Eppure di motivi (ottimi) per escludere una ‘presidenza Prodi’ ce ne sono. In un altro post si raccontava la sua biografia estesa, ricordiamo in pochi punti perchè proprio sarebbe inopinabile una tale candidatura.

Romano Prodi, al suo primo incarico manageriale nei primi Anni ’70 come presidente della Maserati e della società nautica Callegari e Ghigi, due imprese in difficoltà gestite dall’istituto finanziario pubblico GEPI, fu ‘de facto’ l’inventore della famigerata ‘cassa integrazione’. Una vicenda di cui scriveva Adriano Bonafede (Miliardi nel pozzo Gepi, La Repubblica, 8 gennaio 1988), raccontando che “a posteriori è possibile attribuire a GEPI un notevole ruolo nello sperpero di risorse pubbliche e nel ritardo infrastrutturale italiano, dato che  solamente per la Innocenti, nel decennio tra il 1976 e il 1986, erogò contributi per l’astronomica cifra di 185 miliardi di Lire.

Nel 1982, Romano Prodi ottenne la presidenza dell’IRI, Istituto per la Ricostruzione Industriale, dove verrà successivamenre richiamato nel 1993: la produzione e la capacità manifatturiera del Meridione venne dimezzata,  dismettendo ben 29 pregiate aziende del gruppo, tra le quali l’Alfa Romeo, Finsider e Italsider, Italstat e Stet, Banca Commerciale, Rai, Alitalia, Sme, con drammatici tagli occupazionali gestiti tramite generosi prepensionamenti, che ancora oggi gravano sul nostro PIL,  azzerando le attività portuali ed industriali di una città come Napoli e provocando il crash del Banco di Napoli, con lo stop degli interventi straordinari nel Mezzogiorno e la canalizzazione su banche settentrionali dei fondi europei.

Come Presidente del Consiglio, Romano Prodi è stato artefice dell’entrata nell’Euro e dell’adeguamento delle pensioni in Lire, che oggi si sono rivelati disastrosi. Inoltre i suoi governi hanno promulgato le quattro norme sulla Sanità che oggi – anni dopo – si conclamano incapaci sia di contenere gli sprechi sia di incidere sulla malasanità sia garantire trasaprenza come sanno i cittadini delle Regioni con Irperf maggiorata. A Romano Prodi dobbiamo anche ascrivere la blindatura dei contratti di lavoro del pubblico impiego, nel 2007, e le norme che hanno causato /permesso il vero e proprio saccheggio che le casse previdenziali ex Inpdap hanno subito prima di essere fagocitate dal Inps.

Ma, soprattutto, Romano Prodi non può fare il presidente della Repubblica – non in un’Italia che volesse ‘cambiare’ – se Il Manifesto del 14 agosto 2004 titolava”Li fermeremo in Libia. Accordo con l’Italia per blindare frontiere e mari. Prodi si congratula con Gheddafi“ e  se Der Spiegel scriveva non troppi anni fa sui presunti legami nel ruolo di consulente per il leader kazako Nazarbayev, per non parlare dell’inchiesta Why Not su una presunta ‘loggia sammarinese’ poi finita archiviata.

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Pensioni d’oro: Matteo Renzi getta la maschera

26 Nov

Mettere un tetto alle pensioni d’oro dei funzionari pubblici, che si applicherà su tutti i trattamenti pensionistici, anche “quelli già liquidati” ma solo “a decorrere dal 2015” senza pensare di ridurle drasticamente è talmente poco – rispetto alle aspettative di milioni di invalidi e lavoratori anziani –  da rasentare il ridicolo.
Specialmente se si eliminano le penalizzazioni previste per chi va in pensione prima di 62 anni avendo comunque accumulato i requisiti richiesti, ma “limitatamente ai soggetti che maturano il previsto requisito di anzianità contributiva entro il 31 dicembre 2017”.

Praticamente, significa annunciare al Paese che chi è nato più o meno prima del 1950 ha diritto a mantenere la propria rendita pensionistica a danno di chi è nato dopo, mentre restano a piede libero gli artefici di una sequel infinita di errori contabili e finanziari in circa vent’anni di ‘riforme pensionistiche’.

Peggio ancora se le donazioni liberali dei politici ai propri partiti (cioè a se stessi) vanno a sgravio – persino sulle pensioni – e tutte le altre no.

Certo, l’affluenza alle urne non interessa il nostro Premier, Matteo Renzi, tanto nessuno l’ha eletto per fare quel che fa oggi, come nessuno elesse Mario Monti, e può permettersi di strafregarsene dei su detti milioni di di invalidi e lavoratori anziani. Tanto il Patto del Nazareno è finito, l’eclisse del Centrodestra lo richiede, e l’attenzione dei nostri ‘rappresentanti del popolo’ è tutta rivolta all’irrisolta questione dell’enorme patrimonio immobiliare dell’ex Partito Comunista Italiano, di cui fruiscono anche i sindacati, tanto per dirla tutta.

Così andando le cose, in attesa che Alfano o Berlusconi stacchino la spina, il cattivo Matteo Renzi pensa a far cassa nel partito emanando un’indecente norma pensionistica che potrà essere gradita solo a chi nacque tra gli elettori pensionati e pensionandi.

Non venga più a parlarci di ‘nuovo’, di ‘giovani’, di ‘futuro’ eccetera eccetera.

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