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La complicata storia del latte in Sardegna

20 Feb

Monta la protesta dei pastori sardi, a pochi giorni dalle elezioni regionali in Sardegna ed il leader di Forza Italia, Antonio Tajani, chiede se “sembra giusto che un litro di latte venga pagato meno di un caffè?”

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Sappiamo tutti che per il caffè, come tutte le ‘spezie’, le variabili che incidono sui prezzi è l’abbondanza e la qualità dei raccolti come la richiesta dei consumatori, che lo rendono oggetto di oscillazioni di prezzo di minuto in minuto,   esattamente come per le azioni in borsa, per fattori di qualità come per quelli sociali, ambientali o salutistici nei paesi di origine come per il consumatore in Italia, tra cui il costo della manodopera, i fertilizzanti e i prodotti come i pesticidi, le varie Borse Merci, Azioni o Valute, la fiscalità locale, eccetera, tra cui ovviamente anche le speculazioni inevitabili in una filiera così.

Poi, per il caffè, ci sono da aggiungere al costo della materia prima anche quello di trasporto, le oscillazioni delle valute e i dazi doganali per arrivare fino alle industrie italiane che si occupano della trasformazione dei chicchi in miscela o delle fave in cacao in polvere.

La filiera del latte in Italia è molto più semplice, essendo sorta sulle infrastrutture pubbliche del Novecento preposte a garantire una alimentazione sana e sufficiente per tutti i bambini: le ‘Centrali del Latte”. Naturalmente, essendo la Sardegna un’isola impervia, il costo di raccolta e trasporto del latte sardo è prevedibilmente maggiore di quello di una regione continentale e pianeggiante. E con costi molto maggiori che nel Terzo Mondo, trasportare via mare il latte dalla Sardegna al continente potrebbe rivelarsi più oneroso che portare caffè dall’Etiopia, a parità di peso.

Poi, va sommato il costo di questa trasformazione, nel caso del del latte in se stesso c’è la pastorizzazione  .
La densità ed il peso specifico dei due prodotti influisce sul costo di impacchettamento e trasporto agli hub ed ai depositi, tributi o accise inclusi.
Restano comparabili per numero di prodotti venduti, non per peso, i costi di marketing commerciale per la diffusione del prodotto e tutto quanto contribuisce al prezzo della miscela all’ingrosso di norma.

Nel rapportare il passaggio dalla produzione alla vendita c’è un dettaglio essenziale: il caffè viene trasformato, il latte di per se è ‘trasformato’ con la pastorizzazione e la conservazione, ma non è formaggio o mozzarella.
In altre parole, se parliamo di ‘caffè tostato, polverizzato e impacchettato’, cioè trasformato, c’è da ricordare che esiste anche la ‘trasformazione’ del latte ed è quella ad opera dell’industria casearia italiana che sembra essere florida e nota nel mondo.
Da quanti decenni che si tenta di sviluppare una filiera casearia in Sardegna, che porterebbe occupazione e valore aggiunto?

Infine, ci sono i costi della somministrazione del caffè, cioè di gestione del locale e delle stigliature, l’Iva, i tributi locali, le tasse, i costi della sicurezza sul lavoro e della raccolta rifiuti, eccetera.

Infatti, al bar un bicchiere di latte costa circa 1 euro e non circa 28 cent come se lo comprassimo al supermercato, nè 0,7 cent come se lo viene pagato all’origine (dati CLAL).

Andando alla Politica in Sardegna, da Wikipedia apprendiamo sommariamente che “alle elezioni politiche del 2018 il Partito Sardo d’Azione stringe un accordo con la Lega Nord per l’inserimento dei suoi candidati nelle liste elettorali della Lega” conquistando un seggio alla Camera e uno al Senato.
Inoltre, il leader leghista Matteo Salvini presentava il 34esimo congresso del PSd’Az a Cagliari insieme al candidato a Governatore regionale, Christian Solinas.

In altre parole, sembra proprio che gli Autonomisti sardi hanno scelto in larga parte di transitare nella Lega (o comunque nel Centrodestra).  Infatti, gli ultimi sondaggi di Swg danno il candidato del centrodestra in testa con una forbice compresa tra il 33 e il 37%.

L’oppositore è Massimo Zedda, sindaco di Cagliari del Partito Democratico in coalizione con +Europa-Centro democratico e molte liste civiche, che è stimato invece fra al 27-33%, mentre Desogus del M5S è staccato nei sondaggi tra il 22 e il 26%, anche se il Movimento sostiene la protesta dei pastori.

Vale la pena di sapere, infatti, che la vicenda inizia con il pasticcio tutto sardo della Associazione Regionale Allevatori, che doveva solo riformare l’Art.9 dello Statuto ed è pervenuta sorprendentemente ad una sorta di trasferimento di tutte le funzioni amministrativo-contabili verso una società consortile con sede fuori dalla Sardegna.
Oggi, l’ARA Sardegna è stata messa in liquidazione ed è dall’inizio del 2018 che migliaia di allevatori sardi chiedono chiarezza alla Regione, dato che rischiano di perdere 37 milioni di euro annui che arrivano dal contributo a fondo perduto europeo sul Benessere Animale e sono rimasti senza servizi pubblici d’assistenza tecnica alle aziende agricole.

E’ ancora possibile un testa a testa tra Solinas e Zedda, ma la filiera del latte sembra essere la chiave del successo del Centrodestra, almeno delle promesse di Salvini, visto l’insuccesso della uscente Giunta regionale a guida PD.

Lo sviluppo caseario ad elevata qualità sembra restare un fattore di qualità del Centrosinistra, che da anni doveva sostenerlo con più coraggio, se  il direttore di Coldiretti Sardegna, Luca Saba, conferma il problema di ricavi infimi da parte dei pastori legati alla ‘trasformazione’ e successiva ‘distribuzione’, invitando “i trasformatori dare un segnale concreto e immediato proponendo un prezzo di acconto più alto”.

Del resto, in Sardegna come altrove, ognuno è portatore del proprio male, specialmente se questo ‘male’ si chiama ‘resistenza al cambiamento’, cioè decrescita.

Demata