Tag Archives: Basilicata

Monti verso il capolinea?

8 Mar

Tra le diverse cose che questo blog afferma fin dai primi giorni di governo di Mario Monti c’è anche quella che, passata la buriana dei titoli di Stato e “sistemata” Unicredit, sarebbe venuto meno il “collante” che tiene insieme l’ammucchiata PdL-PD-UDC-FLi.

Ed, infatti, nel giro di pochi giorni, come entrati nel mese di marzo, accade che il PdL rifiuti di inserire nel “programma di governo” RAI e giustizia, mentre 46 sui senatori – praticamente un terzo con Nitto Palma come primo firmatario, insieme a Bruno Alicata e Luigi Compagna – chiedono formalmente la revoca dell’incarico al ministro della cooperazione Ricciardi, per una frase fortemente offensiva verso i politici “di mestiere”.

Intanto,  il Partito Democratico, dopo il disastro delle primarie di Genova, conferma la propria recessività a Palermo, dove “la sinistra” sceglie il candidato Fabrizio Ferrandelli, un ex del Partito Umanista molto sostenuto dall’emergente Partito del Sud (link)

Ciliegina sulla torta, tutti i sondaggi ci confermano che un Mario Monti a capo di una Grosse Koalition (si traduce letteralmente “ammucchiata”) incontrerebbe, nonostante il supporto di tutti i “grandi” partiti, una forte resistenza popolare, forse ben oltre il 50% dei consensi.

Come anche, molti ministri dell’attuale governo – a partire da Corrado Passera che annunciava poche settimane fa “un decreto la mese” – si stanno rendendo conto che il loro è un “governo tecnico” e che già è un miracolo che nessuno stia ancora raccogliendo le firme referendarie per abrogare l’allungamento dell’età pensionabile preteso da Elsa Fornero.

Per non parlare dei nomi eccellenti ed eccellentissimi che gli scandali Penati, Finmeccanica, Lusi e Boni porteranno in luce a breve, si spera prima di andare a votare. O, pejus, dell’elettorato leghista che, sull’onda degli scandali, potrebbe imboccare qualunque deriva alla stessa stregua di quanto avviene in Val di Susa.

Una situazione, dunque, dove l’unica variabile è il giorno in cui tanti illustri personaggi vorranno “ritirarsi in buon ordine” sia per limiti geriatrici sia, soprattutto, per i limiti strutturali del paese che “non ce la fa più” e che ha bisogno di chiudere una volta e per tutte l’esperienza della Prima Repubblica, ancora ben rappresentata e dominante come dimostra l’aggregato politico (DC-PSI-PCI-AN) che sostiene Mario Monti.

All’Italia serviva un governo tecnico che avesse l’umiltà di traghettare e che non pretendesse l’esautorazione della Politica. Questo non è accaduto e difficilmente Mario Monti riuscirà ad andare oltre l’aver evitato una patrimoniale grazie al massacro delle pensioni, indecorosamente avallato dai leader sindacali, la “persecuzione dei tassisti” o l’acquisto di tot cacciabombardieri F-35 e qualche prebenda per i “settori amici”. Basti vedere in che stato di follia sono i conti del MIUR, se da diversi giorni si promettono 10.000 assunzioni e poi si va ritrattare.

Giorni fa, scrivevo che è di nuovo “l’ora del Presidente”, Giorgio Napolitano: questo governo non sta dimostrando nè una caratura politica adeguata alla situazione corrente nè un’assenza di conflitti di interessi che gli permetta di “avere le mani libere” nè un Parlamento che possa dire di essere rappresentativo dell’elettorato, visto che da anni ed anni è sostanzialmente chiamato va votare “si o no”.

Un governo che “non ha bisogno di chiedersi” che idea si sta facendo della situazione quel  20% di elettori, che sente elogi sperticati al governo, ma continua a non arrivare a fine mese: un politico, anche di infimo livello, un problema così lo terrebbe bene in chiaro, vuoi per opportunismo vuoi per senso di umanità vuoi perchè è la sua mission.

Sarebbe il caso che Mario Monti ed i suoi ministri iniziassero a prendere atto – fosse solo per “deontologia magistrale” e per amore del numero e della oggettività scientifica – che da novembre ad oggi son passati 4 mesi … e l’acqua è davvero poca.

Facciamo presto, signor Presidente, che l’ultima iattura che ci meritiamo, noi italiani, è di andare a votare in autunno, con milioni di disoccupati, il Sud rovente, le valli alpine stradeluse e due riforme due, tanto “british” ma sostanzialmente di facciata se non “pro domo di qualcuno”.

originale postato su demata

IPR Marketing: la Prima Repubblica è con Monti?

6 Mar

Il sondaggio IPR Marketing per La7 (link) è molto lusinghiero verso Mario Monti: presentandosi come Premier di una Grande Coalizione avrebbe il 50% degli italiani dalla sua parte e, se fondasse un proprio partito, il 32% degli elettori andrebbe con lui.

Un consenso che include pressochè per intero il PdL, l’UDC ed il PD (salvo qualche “frangia”), ovvero i tre partiti ancora composti in larga parte dai politici della Prima Repubblica.

Veltroni, D’Alema, Alfano, Casini, Cicchitto, La Russa, Franceschini, Marini, Violante e chi più ne ha più ne metta.

Popolo bue? Probabilmente, ma … a legger bene il sondaggio fino in fondo scopriamo che dichiara su 1000 contatti addirittura 982 risposte, mentre di solito ne sono 250 ogni mille …

Un record planetario: improvvisamente tutti i primi 1000 “sondati erano lì pronti a rispondere alla telefonata senza aver alcuna incombenza da compiere e tutto il desiderio di partecipare.

Due righe sotto, IPR marketing precisa che “i dati sono stati ponderati rispetto ai parametri di costruzione del campione stesso” … Inutile aggiungere altro, no?

Scopriamo, dunque, che è scomparsa la grande quota di astenuti/indecisi (oltre il 40%) di pochi giorni fa e, soprattutto, che Mario Monti è il candidato ideale per i salotti ed il popolino di un certa Italia, una volta detta “democristiana”, “socialista”, “cattocomunista”.

La cosa non stupisce. Specialmente dopo il floppante governicchio attuale, non è affatto soprendente. Cambiar tutto purchè nulla cambi.

In tutto ciò, con il 50% dei sondaggi non si vincono le elezioni, specialmente se la legge non è ancora scritta, la campagna elettorale non si è avviata, e soprattutto se, arrivando le elezioni tra un anno con il Sud esausto, dovesse accadere che il Partito del Sud, dimostrando una capacità propositiva su questioni di interesse nazionale, riuscisse nello sfondamento del Quorum.

Infatti, di questo passo, con Monti “Premier uber Alles”, Berlino come Roma, continuerà a non arrivare niente di nuovo dal Sud,  … come “non arrivò niente di nuovo dal Fronte Orientale” un secolo fa all’incirca … speriamo solo che il “niente di nuovo” arrivi dal lato “onesto” e non da quello “mafioso” … ci manca solo di fare la fine del Messico.

Tanto basta continuare a farsi del male, o no?

A propostito, Groesse Koaition non significa “grande” coalizione, bensì “coalizione di massa”, e la CDU, il partito di Ang(h)ela Merkel, è l’ultimo, solido baluardo dell’apparato democristiano andatosi a creare con la Guerra Fredda, come i Socialisti ed il PD sono le ultime “ridotte” della Socialdemocrazia.

I dati, dunque, tornano, ma al negativo, dato che non può esser certamente questa la compagine – qualcuno direbbe neoguelfa – ad avere le capacità morali e personali necessarie per difendere e rilanciare un’Europa ed un’Italia sempre più esposte, come le vicende dei fucilieri di marina in India dimostrano.

E resta sempre da capire come si orienteranno, forse e comunque all’ultimo momento, gli astenuti/indecisi che nessuno, come “ovvio”, osa lontanamente sondare …

originale postato su demata

Crespi Ricerche, confermato il flop di Monti

1 Feb

Poche ore fa, Crespi Ricerche ha pubblicato un proprio report relativo alle intenzioni di voto, confermando l’alto consenso (57%), che Mario Monti e la sua maggioranza godono tra i sempre meno italiani (58,8%) che, sembra, esprimerà il proprio voto.

Anche questo studio conferma la minoritarietà del Governo Monti, attestato tra il 27 ed il 33% delle preferenze dell’intero corpo elettorale. Due italiani adulti su tre, in un modo o nell’altro, non voterebbero l’attuale maggioranza ed, evidentemente, è gente che non è soddisfatta o non si sente rassicurata.

Come si conferma, nel rapporto pubblicato da Crespi Ricerche, una crescita della “fuga dalle urne”, dato che la “sommatoria” astenuti-bianche-indecisi è salita, in 20 giorni, dal 38 al 41,2%.

Un andamento generale del consenso che coincide, parallelamente, agli esiti dei diversi sondaggi, effettuati in questi giorni da Ipsos, SWG, EMG per Telecom, La7, Repubblica, Corriere della Sera.

Non è chiaro a quale realtà dei fatti, e soprattutto dei numeri, attingano coloro che continuano a “reclamare” – nel senso di reclame e non di reclamo – che c’è una “sorprendente tenuta del Governo Monti” …

La matematica non è un opinione e la rappresentazione dei dati non può puntualmente ignorare il forte distacco esistente tra cittadini ed establishment.

La statistica serve, anche e soprattutto, alla Politica per individuare direzioni, strategie, finalità. Come, ad esempio, per quanto relativo quei politici che stanno lavorando alla legge elettorale, che ben andrebbero informati della situazione che tutti i numeri raccolti in questa settimana, successiva alle “liberalizzazioni”, hanno confermato.

Una legge elettorale – ne riparleremo – non può essere utilmente strutturata, specie se con finalità oligarchiche o partitocratiche, se chi la formula e chi la vota è influenzato da informazioni “trionfalistiche” che non raccontano come, da qualche parte,  l’astensionismo potrebbe rivelarsi eclatante, causa le solite “punte statistiche”, o, peggio, che la gran parte dei voti vadano a nuove e raccogliticcie entità politiche, vanificando ogni cordata ed ogni premio di maggioranza.

Speriamo che, se non gli statistici, almeno i “direttori” od i “professori” si chiedano quanto fatale, per la nostra povera Italia, possa rivelarsi il proseguire su questa china.

Altri dati su Un governo di minoranza e L’astensionismo galoppa verso il 50%?

originale postato su demata

Un governo di minoranza

1 Feb

Nessuno si meraviglia se siano da prendere con le pinze le notizie che diffonde La Repubblica, il quotidiano fondato da quel Eugenio Scalfari, che attualmente rappresenta la “quinta colonna” di un governo liberista come quello di Mario Monti.

Nessuno poteva immaginare che, però, una tale mostruosa manipolazione della pubblica opione continuasse dopo due settimane di sondaggi “edulclorati” e, puntualmente, svergognati.

Oggi, La Repubblica titola: Sale la fiducia al Governo cinque punti in 20 giorni ed esibisce a riprova un sondaggio IPR Marketing che vede al 57% “molta/abbastanza” fiducia al governo Monti.

Peccato che lo stesso sondaggio annoveri un “bel” 53% di astenuti/indecisi e che, se tale è la fuga degli elettori, solo il 27% degli italiani appoggia l’attuale governo e la riprova ne sono i persistenti dati che danno il Centrosinistra a livelli storicamente infimi.

Infatti, secondo un sondaggio di EMG per Telecom-La7 di ieri, Italia dei Valori, Sinistra, Ecologia e Libertà, Verdi, Rifondazione e Comunisti italiani raccoglierebbero, uniti, solo il 19.4% con un astensionismo stimato al 33% ed una massa di indecisi attestati al 16%.

Il Governo Monti, secondo questo sondaggio, raccoglie solo il 27% dei consensi complessivi. Un dato che conferma, in peggio, gli esiti dei dati SWG del 23 gennaio, per La7, che stimavano al 40% gli astenuti ed i voti “dispersi”, con una “Alleanza per Monti” (PdL, FLI, UDC, e PD) al 33% delle indicazioni di voto totali raccolte durante le interviste.

Lo si scriveva giorni fa: l’unico dato certo che questi sondaggi offrono è che meno di un terzo degli elettori è soddisfatto dell’attuale governo e parlamento, mentre una buona metà è, viceversa, del tutto insoddisfatta ed i restanti sono piuttosto confusi.

La “fuga dai partiti” era ampiamente prevedibile fin dall’incipit del governo Monti, quando per 20 giorni, con i mercati impazziti, ci tennero tutti all’oscuro di quello che avrebbero, poi, preteso di legiferare in quattro e quattr’otto senza interferenze da parte del parlamento …

Elettori in fuga dalle urne: questo il dato di un governo minoritario ed autoritario.

originale postato su demata

Beni Comuni: il Sud non ci sta

30 Gen

In questo fine settimana si è svolto a Napoli il “Forum dei Comuni per i Beni Comuni”  per il rilancio e il riscatto del Sud nella “consapevolezza che il Sud non può beneficiare in alcun modo dal liberismo economico proposto dai poteri forti del Nord, rappresentati dall’attuale governo Monti e da quello precedente di Silvio Berlusconi e dei suoi alleati della Lega Nord“.

La lotta per il riscatto e per il rilancio del Sud non può essere disgiunta dalla lotta contro il liberismo economico e la politica dei sacrifici che l’attuale governo Monti sta portando avanti.”

Molto applaudito l’intervento di Luigi De Magistris, sindaco di Napoli ed esponente liberale nell’Italia dei Valori: questo esecutivo è un arroccamento dei poteri forti contro le istanze di cambiamento che provengono dalla società. Le politiche di Monti sono quelle di Berlusconi, mentre da qui, dal nostro esempio di democrazia partecipativa e dal basso, devono nascere modelli economici alternativi al liberismo”.

Anche il sindaco di Bari, Michele Emiliano del Partito democratico, è stato particolarmente critico: “noi siamo qui e vediamo il mondo da sud.  Ed ascoltare il vice segretario del mio partito che dice che le liberalizzazioni di Monti, ovvero qualche taxi in più e qualche farmacia aperta qualche ore in più, sono ‘l’inizio del risorgimento italiano’, mi fa pensare che forse siamo nella confusione delle parole. Io dico no a un sistema che vuole distruggere meccanismi che abbiamo costruito con lacrime e sangue. E credo che dobbiamo utilizzare un modello di partecipazione diverso da quello penoso dei tesseramenti”.
Secondo Massimo Zedda, sindaco di Cagliari di Sinistra Ecologia e Libertà, “in questo momento c’è al governo un galantuomo che però sta facendo le cose che farebbe Berlusconi, e il solco sociale si accentua”.

Intanto, la protesta dilaga e coinvolge sempre più cittadini di tutte le estrazioni sociali, dagli operai agli agricoltori, dai disoccupati agli imprenditori, fino agli studenti.  Ed è un mistero di come abbiano fatto i nostri media a non accorgersi che, nelle proteste siciliane sono sempre più presenti le bandiere con la Trinacria, mentre in Sardegna gli operai sventolano la bandiera con i Quattro Mori.

L’impressione che ne viene è che i sindacati e i partiti nazionali,  in particolare i partiti della sinistra, sembrerebbero allo sbando al Sud, “forse perché da tanti, troppi anni, manca completamente in questi partiti il tema Sud”.

Non a caso, l’evento, che ha visto l’intervento anche della FIOM di Pomigliano d’Arco, è stato presentato dalla giornalista Norma Rangeri de “il Manifesto”, “che ha evidenziato l’esigenza della nascita d’una nuova formazione progressista che si sostituisca all’inefficienza degli attuali partiti per vincere e incanalare verso una politica più partecipata alle prossime elezioni nazionali.

E lo stesso Nichi Vendola, nel suo intervento, ha detto che ““Abbiamo bisogno di politica, e non di invocare specialismi o tecnici che è un’idea di destra, autoritaria.  È propagandistica l’idea che la liberalizzazioni possano trascinarci fuori dalla crisi, mentre l’Italia precipita in quel buco nero che è il -2,2% di Pil previsto dal Fondo monetario internazionale. Questa giornata è un seme buono che può dare speranza per la costituzione di un processo alternativo.

Al convegno hanno partecipato anche esponenti del Partito del Sud e delle Autonomie siciliane e sarde.

Una curiosità “che connota”.
L’evento, tenutosi al Maschio Angioino e al cinema teatro Politeama, era convocato ed aperto a tutti gli amministratori locali italiani ed era finalizzato a trattare, in una visione di centro sinistra, dei rapporti tra “enti locali e Stato”.
Una questione nazionale, non meridionale.

Ebbene, Giuliano Pisapia (sindaco di Milano), Nicola Zingaretti (presidente della Provincia di Roma), Virginio Merola (sindaco di Bologna) e Giorgio Orsoni (sindaco di Venezia) non sono pervenuti …

originale postato su demata