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Roma, il volto balneare della crisi

28 Mag

Quattro notizie in un solo giorno, uno spaccato di Roma e dintorni in tempo di crisi.

“Complice un’improvvisa domenica di sole e caldo (quasi) estivo, le spiagge del litorale romano sono state prese d’assalto. I più coraggiosi non hanno rinunciato a un primo tuffo nonostante l’acqua è ancora gelida. Da questa mattina, così, le spiagge di Ostia, Fregene, Ladispoli, Torvajanica, Nettuno e Sabaudia si sono popolate anche solo per chi voleva concedersi un passeggiata sull’arenile o per un pranzo all’aperto per godersi un primo anticipo dell’estate.

Affollati anche i parchi capitolini con lunghe file di macchine parcheggiate nei pressi di Villa Pamphili, Villa Ada e Villa Borghese. Anche qui asciugamani, bikini e picnic.” (Roma, 27 mag. – Ign)

Poche ore prima, durante la notte, un operaio 44enne, originario di Rieti, veniva trovato impiccato in un bosco tra Acquasparta e Spoleto. Padre di tre figli, era rimasto disoccupato un anno fa. Nell’auto c’erano appunti per incontri di lavoro.

27 maggio 2012, domenica di Pentecoste, “la festa dell’unione, della comprensione e della comunione umana”, ha ricordato Papa benedetto XVI all’omelia da San Pietro, aggiungendo che “tutti possiamo constatare come nel nostro mondo, anche se siamo sempre piu’ vicini l’uno all’altro – con lo sviluppo dei mezzi di comunicazione, e le distanze geografiche sembrano sparire – la comprensione e la comunione tra le persone e’ spesso superficiale e difficoltosa”.

Più o meno alla stessa ora, un centinaio di Grillini, a piazza Montecitorio, hanno dato il via all’assemblea pubblica della città di Roma del Movimento Cinque Stelle, tra i passanti incuriositi ed un po’ intimiditi, che però applaudono se si sente dire “perché se siamo in questa situazione è grazie alla classe dirigente di oggi”.

Con i Cinque Stelle anche il Movimento per l’acqua pubblica – “perché Alemanno sta privatizzando l’acqua, e sta calpestando la volontà dei romani che hanno detto no a vendere l’Acea” – e l’immancabile Movimento noTav capitolino.

Parole destinate alle agenzie, quelle del Papa o dei Grillini, ma non ai romani che erano al mare, come se rotolare in allegria verso il baratro faccia meno male.
Parole non destinate a chi vive (e muore) nel disagio se non nella disperazione, dissanguati dalle speculazioni finanziarie e dagli egoismi dei potentati finanziari, dall’assenza di opportunità. Persone, la maggioranza di noi, che necessitano di un cambiamento strutturale – un cambio di mentalità – e non di neofiti o vecchie volpi della politica e pannicelli caldi nelle riforme attese da decenni od eccesso di tutele per le rendite di posizione.

Comprensione e comunione tra le persone, che non possono fermarsi al moto affettivo od al bel gesto senza intervenire sulle cause e sugli effetti, e che possono, se ancora disattese, portarci a ‘vivere in una Babele’, come ricordava Ratzinger.

Ad ogni modo, questa è Roma nell’anno della Crisi e se il quadro d’insieme preoccupa, ricordiamo che è la capitale della terza potenza dell’Eurozona, ovvero dell’ottavo PIL del mondo, e di uno dei principali potentati finanziari mondiali, lo Stato del Vaticano.

Resta solo da chiedersi cosa accadrà (o non accadrà) durante il lungo black out balneare romano, che, prevedibilmente, inizierà tra un paio di settimane, con l’esodo vacanziero (e spendaccione) di donne, vecchi e bambini, e che finirà tra 3-4 mesi, alla riapertura delle scuole.

Intanto, oggi 28 maggio, il cielo è coperto e forse pioverà.

originale postato su demata

Alemanno: Roma kaputt mundi

31 Mar

Era il 1993, allorchè Rutelli divenne sindaco di Roma; dopo di lui, Veltroni, dal 2001 al 2008, ed Alemanno, fino ad oggi.

Del primo, ricordiamo i controversi consulenti, che gli valsero una condanna, ma, anche e soprattutto, l’informatizzazione dei servizi anagrafici e comunali, la fine delle auto in doppia fila e l’introduzione massiva di parcheggi a pagamento e ZTL, la razionalizzazione della mobilità e delle infrastrutture, l’accatastamento di migliaia di abitazioni che i suoi predecessori avevano condonato ma non sanato, un minimo di trasparenza nelle oscure procedure comunali, l’alto là all’edificazione di nuove cubature residenziali.

Di Veltroni, spiace dirlo, potremo ricordare il ritorno delle auto in doppia fila, l’assenza di manutenzione stradale, la ripresa dell’abusivismo edilizio, dimostrato dai condoni inerenti quel periodo, l’edificazione di nuove cubature residenziali, l’ossessiva esposizione mediatica dell’onnipresente “sindaco di tutti”, lo spaventoso indebitamento comunale, il totale abbandono di migliaia di migranti (regolari e non) accampati praticamente ovunque, l’isolamento di interi settori periferici della città.

Di Alemanno e della sua giunta cosa racconteranno i posteri?

Sicuramente, ricorderanno Parentopoli e le migliaia di familiari ed amici assunti (per centinaia di milioni di euro annui di stipendi) nelle cosiddette “aziende municipalizzate”, che, per altro, costavano già mediamente tanto a fronte di una città che a stento riesce a cosmetizzare il degrado nelle zone turistiche e del potere. Una città in profondo declino alla quale l’Italia aveva già “regalato” il mantenimento di Alitalia e l’Hub di Fiumicino, un sindaco che aveva “denunciato” i folli indebitamenenti di Veltroni e ricevuto aiuti governativi miliardari per “Roma capitale”, spesso sottratti alle risorse per il Sud.

Altrettanto certamente, Alemanno verrà ricordato per l’immobilismo, visto che gli interventi (metropolitane, ponti eccetera) in corso di realizzazione furono avviati dai vari Veltroni e Rutelli, ed il basso profilo, considerato che Roma è oggi una città meno sicura e meno solidale di 2-3 anni fa, quando si lagnava, giustamente, il lassismo di Veltroni.

Un quadro sconfortante che l’attuale leadership romana riesce a peggiorare drasticamente con la proposta di creare (ndr. edificare cosa mai, altrimenti) dei centri commerciali a Castel Sant’Angelo, Villa Pamphili, Borghese, Torlonia eccetera.

Inutile dire che un maggiore afflusso automobilistico nei luoghi in questione paralizzarebbe pendolari e fornitori che dai municipi periferici vanno verso gli uffici ed i negozi siti nell’area “umbertina” della città.

Un sindaco serio avrebbe già spiegato ai romani ed ai loro palazzinari, da 20 anni almeno, che “non c’è trippa per gatti” in una città di “soli” 4 milioni di abitanti, che si estende, però, su 900 km quadrati e che è riuscita a costruire 250 km di strade interne, che è pressochè priva di una solida realtà industriale, che si è sviluppata enormemente in soli 150 anni esclusivamente grazie ai capitali sottratti al Sud ed estorti al Nord.

Una città millenaria incapace di sviluppare un’industria turistica adeguata (vedi Parigi o Firenze) in modo da trasformare i propri beni archeologici in utili (per se stessa), anzichè in spese (per lo Stato).

Una città del Novecento, già ricca di negozi, dove nell’ultimo decennio sono stati già “creati” dei megacentri commerciali con il risultato che i pensionati oggi son costretti a far chilometri per trovare quello … che prima avevano sotto casa.

Che Alemanno e la sua giunta svenda pure i “gioielli di famiglia”, se non c’è altro da fare, ormai, perchè non si è capaci di qualcosa di diverso dall’affaruccio edilizio: la storia di Roma avrà modo di ricordarli adeguatamente.

Come liberare l’Italia?

25 Feb

Micromega, noto magazine “di sinistra”, si interroga sull’annoso enigma di come liberare l’Italia da Berlusconi. L’appello si rivolge alle “varie componenti dell’Italia che ancora si riconosce nella Costituzione repubblicana” ed è di oggi la “soluzione” di Roberto Saviano, che però interviene con specificità sul consenso e sulla corruttela elettorale, aspetti non specificamente antiberlusconiani.

Non avrebbe potuto fare altrimenti l’autore di Gomorra, visto che Micromega parla di “difendere/realizzare la Costituzione nata dalla Resistenza”, senza porsi e porre, viceversa, il dubbio che  il “peccato originale” non sia  da ricercarsi proprio nella carta dei diritti nazionale, visto che la nostra democrazia non decolla da decenni ormai.

Come non chedersi se il “problema” non sia insito nel fatto che la nostra Costituzione non abbia affatto affrontato, risolto e superato gli squilibri e le fratture causati dall’unificazione italiana.

Basti pensare alla struttura di Bankitalia od alla divisione delle regioni o dei collegi elettorali, che hanno sempre sfavorito il Meridione, più ricco e popoloso del Nord e, soprattutto, del Centro. Ditemi voi se è pensabile che uno Stato così possa evitare il debito pubblico, l’assenza di governance, il desviluppo di alcuni territori.

Oppure, alla sovranità vaticana sul territorio italiano, esercitata pariteticamente con lo Stato e congiuntamente con il Popolo (sovrano), che è un po’ come affermare che Pio IX, Vittorio Emanuele II e Giuseppe Garibaldi potessero andare d’accordo.

Per non dire che le imprese sono fondate sul lavoro, mentre le repubbliche di solito si rifanno ad ideali e sentimenti comuni, come la nazione o la patria, la libertà o la fratellanza, la tradizione o la cultura. Difficile che il lavoro, specialmente nella società dei media e dei consumi, possa affratellare le persone, a meno che non si voglia creare una corporazione di lavoratori.

Sempre restando alla Costituzione ed al flop della Seconda Repubblica, sarebbe interessante almeno riflettere su quanto la centralità romana, ancora oggi, alimenti la corruzione e l’inefficienza, come azzerò gli hub internazionali preesistenti, come Trieste, Verona, Genova, Napoli, Otranto, Palermo, per avvantaggiare Roma e con lei Milano, Torino e Bologna.

Come liberare l’Italia da Berlusconi e non solo?

Semplice: iniziando a porsi il problema che c’è qualche errore nel disegno iniziale.

Berlusconi ed i ministri cattolici

21 Gen

Il ministro Sacconi, da buon cattolico, ribadisce sul suo sito che :”moralita’, giustizia e legalita’ sono principi di riferimento per coloro che esercitano funzioni pubbliche, elettive e non”.

Più chiaro di così …

Non credo che l’autorevole politico ci sta anticipando che il premier Berlusconi abbia intenzione di rimettere il mandato e/o di controfirmare al Presidente napolitano lo scioglimento anticipato delle Camere.

Però, c’è da chiedersi se accadrà “soltanto” che i ministri cattolci  rimetteranno l’incarico per dissociarsi dalla sequela di fatti che turbano e, temo, turberanno la nazione, la diplomazia ed i mercati, oltre che le coscienze degli italiani.

Italia a picco, allarme di Napolitano

21 Gen

Il Presidente della repubblica, Giorgio Napolitano, è intervenuto di nuovo riguardo lo scandalo Ruby Rubacuori, ribadendo che «occorre … scongiurare ulteriori esasperazioni e tensioni  … troppe sollecitazioni sono cadute nel vuoto, troppe occasioni sono state perdute, e oggi ne paghiamo il prezzo».

Un invito che non coinvolge solo il Presidente del Consiglio, ormai travolto dagli scandali e dalla diffidenza generale.

Un richiamo che, certamente, si rivolge alla CGIL della Camusso ed a SeL di Nicki Vendola, che dovrebbero “fare autocritica”, visto che rigettando l’alleanza con Fini ed agitando la piazza, proprio mentre in Parlamento di discuteva la fiducia, non hanno permesso il consolidamento di un governo tecnico.

Come, altrettanto certamente, la palma delle “occasioni perdute” tocca al duo democratico D’Alema e Veltroni, che dovrebbero valutare seriamente il “passo indietro” od optare per quell’incarico internazionale od umanitario, che ambedue avevano annunciato ma non hanno mantenuto.

Si passa, poi, a Casini, Cesa, Franceschini, Letta, Bindi, De Mita e Giovannardi che cattolici sono ed ai cattolici parlano, ma, stranamente, non parlano tra loro e che, opportunamente, dovrebbero “allentare la tensione”:

Arriviamo al blocco liberale, quell’eterno Amleto che va da Rutelli, Tabacci e Bonanni a Fini, Baldassarri, Montezemolo, Rutelli, Dini e Guzzanti: non è un fattore di tensione anche l’incertezza ed il procastinare?

Ce n’è anche per Di Pietro, Grillo e De Magistris, tra le tensorie provocazioni del primo, l’improponibilità politica del secondo e la posizione “liberal ma di sinistra” del terzo: tre piedi in quante scarpe sono fonte di grande turbamento, no?

Finiamo alla Lega, che ha la grande responsabilità di non aver mai tentato di coinvolgere il Sud nel suo progetto federale e di aver sempre tentato soluzioni sottobanco con il potere romano. Più destabilizzante di così?

Resta quel che resta del PdL, travolto dalla corruzione, dai nepotismi, dalla corruzione, dai rapporti con le mafie e le lobbies, dal controllo ossessivo, dalle carriere fulminanti, dalla onnipresenza delle escort: un’esperienza politica, ammesso che lo sia stata, iniziata durante gli scorci della Prima Repubblica ed ormai terminata dalla crisi di valori e di risorse che incombe.

Silvio Berlusconi dovrebbe prendere atto che, a prescindere dalla grave situazione giudiziaria in cui versa, ha il dovere, come primo funzionario dello Stato, di rimettere il proprio mandato nelle mani del Presidente Napolitano.

Non lo farà, questo è quasi certo, e così andando trascinerà nel suo baratro una delle più importanti nazioni industrializzate del mondo.

Anzi,  a sentire “lui” pare addirittura che ci si diverta.

Ratzinger e le radici morali dell’Italia

21 Gen

Papa Ratzinger richiama l’Italia: “Società e istituzioni ora ritrovino le radici morali”.

Prima di iniziare quella che somiglia più una caccia al “tesoro che non c’è”, piuttosto che un atto catartico e liberatorio, vale la pena di chiedersi quali radici morali?

Quelle della Banca Romana, di Nogara e Pacelli e delle Guarentingie? O quelle della razzia del Banco di Napoli, della cancellazione delle politiche mediterranee e del Meridione asservito agli Enti capitolini ed alle aziende del Nord?

Oppure, ancora, quella di quel sottobosco elettorale trasformista che da sempre si avvantaggia dei “buoni rapporti col clero”, pur predicando, forse, bene e razzolando, spesso, male?

Tardiva riflessione, quella vaticana, dopo aver interferito con i fatti italiani pur di ampliare il proprio potere finanziario ed il  fund rising.

Riuscirà un papa bavarese, come lo fu Martin Lutero, a liberare Roma (e l’Italia) da prebende, privilegi e prelazioni?

Con le dita nel naso …

3 Apr

Irene ci parla delle dita nel naso, ecletticamente, la questione è: “Esistono occasioni “tipiche” nelle quali ci turiamo il naso con le dita?”.

La risposta è “Si”, noi italiani abbiamo una tradizione sul campo ed siamo perpetuarla ai posteri attraverso la pratica annuale del voto.

Si iniziò con l’Unità d’Italia al “profumo del soldi facili”, come quelli che furono ricavati dalla vendita delle terre papali e borboniche sequestrate oppure quelli “trovati” nelle casse del Banco di Napoli e del Banco di Sicilia.

Dopo la conquista di Roma si passò alla “puzza di fame” e non tutti sanno che una ventina di milioni di italiani emigrarono proprio in quel periodo.

Con il ‘900 passammo alla “puzza di fregatura”, con la stampa di banconote false proprio a cura della Banca Romana che “doppiava” le emissioni del Banco di Sicilia.

La “puzza di fregatura” divenne “puzza di incendio” quando l’accesso al voto di tutti i cittadini maschi adulti si comportò in una fregatura come nel 1921.

Grazie a Dio non siamo solo Italioti, ma anche italiani  e qualche volta abbiamo anche provato a cambiar qualcosa, in tema di naso ed odori.

In diverse epoche  si sono tentate delle innovazioni, ad esempio nel 1923 con l’imposizione del Partito Unico, “che tanto nel tempo puzza uguale”.

Una generazione dopo, dal 1948, si cambiò di nuovo tutto e si tornò al sistema delle “più puzze”, un lotto al “vapore d’incenso e di martiri cristiani”, un altro irradiante “vero sudore dell’Armata Rossa”, un altro ancora al “tanfo di mazzetta distillato al 5%”.
Di contrabbando si trovavano anche calzini usati, appartenuti a qualche mistico del partito unico, per anziani nostalgici.

Un’altra generazione dopo, tra  consumismo sfrenato stile Anni ’60/70 e faccioni di Che Guevara, s’inventa l’unica cosa che non s’era mai fatta: ad ognuno una puzza ed a tutti la puzza di ognuno.
Un successone … come dislocare un ratto morto in un’aiuola di margherite, tanto per redistribuire un po’.

Così, dal 1992 si iniziò a notare che ormai c’era una puzza unificata: la “puzza di bruciato”.

Questo sistema, quello della famosa “puzza di bruciato”, con le elezioni del 1994 fu cassato per andare incontro al “profumo del nuovo” che avanza e, soprattutto, non puzza.
Una roba svedese meglio dell’IKEA (sic!).

Molti osservatori politici hanno usato la parola declino, per descrivere questi ultimi 15 anni.

Puzza di cadavere ?