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Elezioni, referendum e l’astensione degli esclusi

12 Ago

E’ difficile immaginare che il 36% dell’elettorato italiano (43% a Roma) uscirà di casa per votare: sono gli over65, infamati e rottamati.

E’ il popolo delle RSA ‘a porte aperte’, degli ambulatori ‘chiusi per Covid’ e dei luoghi per gli ‘anziani’ che non ci sono. Il popolo di quelli che gli lesinano 30 euro sulla pensione, ma poi li regalano alle partite Iva.
E sono quelli che si sentono sicuri con i lockdown locali, anzichè attendere quello nazionale, e che potrebbero uscire e frequentare amici, se i ‘giovani’ evitassero assembramenti e usassero le mascherine e se i Sindaci intervenissero. 

anziana-maltrattata

Del resto, se sono dieci anni che Casaleggio, Di Maio, Salvini, Zingaretti, Renzi pretendono e propagandano la cancellazione del ceto politico nato prima degli Anni ’70, prima o poi doveva accadere che l’elettorato si spaccasse trasversalmente alle generazioni.
E l’Emergenza Covid voluta da Conte nei modi che conosciamo li ha del tutto cancellati dal lavoro e dalla vita sociale: invalidi, malati cronici, anziani, congiunti di malati fragili eccetera.

Dunque, la percezione generale già a partire dai nostri cinquantenni è quella di una scena politica okkupata da una generazione di ‘giovani’ parvenus senz’arte nè parte, affamata solo di poltrone e potere.

Inoltre, ci perdonino i ‘giovani del cambiamento’, ma il repulisti e le riforme promesse non si vedono all’orizzonte. Anzi, si ritorna a ‘soluzioni’ legislative di era fascista, come la ‘tessera’ del pane oggi ‘reddito’ o ‘bonus’, e come la ‘nazionalizzazione’ e la ‘cassa integrazione’ con cui DC+PCI devastarono l’occupazione italiana.

Intanto, la disperazione a cui ci ha portato il malgoverno locale potrebbe indurre tanti a seguire quel candidato/a che si presenti come ‘uomo del destino’, il ‘salvatore’ che inconsciamente attendono, mettendosi … nelle mani di qualche ennesimo ‘giovane’ privo di requisiti, ma desideroso di poltrone.

Le elezioni amministrative si svolgeranno con alcune anomalie: un paio di generazioni ne sono escluse a priori, un’altra vi si sostituisce per mera assenza di contendenti, quella emergente aspetterà in eterno. 

Se davvero i partiti italiani vogliono governare la transizione e l’innovazione, permettendo allo Stato e alle Regioni di uscire dal deficit e dal declino, troveremo in lista tra i candidati di punta dei 60enni esperti, dei 50enni operativi, dei 40enni in carriera, dei 30enni di talento.
Se, come oggi in Parlamento, dovessimo ritrovarci quasi esclusivamente con under50 in carriera, è presto detto: gli anziani sono del tutto esclusi e può starci una riduzione dei parlamentari del 30%.

Il referendum? Beh … con i ‘giovani 40enni’ che non hanno fatto figli, tra 2-4 legislature gli elettori saranno la metà di oggi e gli over60 – ‘dovendo morire’ – sono esclusi già oggi:  a cosa servono tanti parlamentari come ora?
Anzi, perchè non dimezziamo consiglieri regionali e comunali, che sono oltre centomila?

Il tutto senza parlare della convinzione – ormai abbastanza diffusa anche tra i più giovani – che la generazione degli Anni ’70 italiani rimasta priva dei milioni di ‘eccellenze tecniche’ traslocate all’estero sia oggi davvero poco adeguata alla governance, essendolo già stata verso il lavoro e verso l’istruzione.

Demata

Scuole medie: tutti accompagnati o forse no?

26 Ott

61QWtjC4fGL._SX353_BO1,204,203,200_La sentenza della Cassazione  n. 21593/17 si è espressa con una condanna sul caso di un bambino toscano investito nel 2002 da un autobus di linea all’esterno della scuola, mentre il regolamento dell’istituto prevedeva che avrebbe dovuto essere sotto la custodia del personale scolastico.

Riguardo il processo penale, sappiamo che il personale coinvolto era stato perseguito per un reato prescrivibile in tempi relativamente brevi e, probabilmente, per ‘abbandono di minore’ (art. 591), condizione che non si esaurisce nel venir meno degli obblighi assistenziali, ma deve derivarne uno “stato di pericolo” per il soggetto abbandonato.

Riguardo quello civile per i danni, cioè quello pervenuto in Cassazione, la scuola e il ministero sono stati condannati perchè un particolare articolo (il 39°) del regolamento di stituto prevedeva che “non doveva essere interrotta la vigilanza della scuola fino all’affidamento dei minori al personale di trasporto, o, in mancanza di questo, a soggetti pubblici responsabili. Nel caso di specie invece i ragazzi appena usciti da scuola sarebbero stati lasciati liberi sulla strada pubblica.”

La stessa sentenza precisa che “sussiste un obbligo di vigilanza in capo all’amministrazione scolastica con conseguente responsabilità ministeriale sulla base di quanto disposto all’art.3 lettere d) ed f) del Regolamento d’istituto.”

La Corte di Cassazione non lascia dubbi: non sono le norme generali a porre degli obblighi nella vicenda specifica, bensì sono le lettere d) ed f) dell’art. 3 del Regolamento d’istituto, che “richiamate rispettivamente pongono a carico del personale scolastico l’obbligo di far salire e scendere dai mezzi di trasporto davanti al portone della scuola gli alunni, compresi quelli delle scuole medie, e demandano al personale medesimo la vigilanza nel caso in cui i mezzi di trasporto cittadino ritardino.”

Ed è in base a quelle “norme richiamate rispettivamente” che “l’attività di vigilanza della quale l’amministrazione scolastica era onerata non avrebbe dovuto arrestarsi fino a quando gli alunni dell’istituto non venivano presi in consegna da altri soggetti e dunque sottoposti ad altra vigilanza, nella specie quella del personale addetto al trasporto.”

Dunque, la sentenza della Corte di Cassazione non riguarda in alcun modo la situazione che viene a crearsi se un genitore manda a scuola il proprio figlio dodicenne da solo e se ne autorizza il rientro a casa da solo.

Inoltre, giusto per chiarire l’art. 591 del Codice Penale e la nozione di “stato di pericolo per il soggetto abbandonato” che ne è alla base, notoriamente non vediamo genitori processati, se un ragazzino delle medie incorra in un incidente od un infortunio, in itinere mentre si reca a scuola.

Dunque, quale diritto ha la scuola nel trattenere un alunno – ad esempio tredicenne, che abita a cento metri in una zona pedonale/residenziale – se i genitori ne ingiungono formalmente la ‘libera uscita’?  E, nel caso, quale “stato di pericolo” impedirebbe alla scuola di non essere condannata ai sensi dell’art. 605 del Codice Penale, aggravato dall’abuso dei poteri inerenti alle sue funzioni da parte di un pubblico ufficiale?

Dunque, mentre si annuncia altra burocrazia e nuovi obblighi educativi per i genitori – ma solo nel rientro a casa: nel percorso di andata i rischi forse non ci sono … –  il pedagogista Daniele Novara, interpellato dal Corriere della Sera, spiega che in Italia solo il 30% dei ragazzini torna a casa da solo, mentre nel resto d’Europa si arriva al 90%; questa “circolare è un’idea dettata dalla paura, dalla mancanza di responsabilità pedagogica e dalla burocratizzazione della scuola”.

Non a caso, proprio Antonietta Iuliano, dirigente dell’istituto Alberico da Rosciate di Bergamo, che finì al centro delle polemiche proprio per l’obbligo di accompagnamento di tutti gli studenti delle medie, annuncia che “ha ammorbidito la questione. Ai genitori ha fatto compilare un modulo con le indicazioni sulla capacità di autonomia dei propri figli: «Saranno poi la dirigenza e il consiglio di classe a decidere se il ragazzo è in grado di uscire da solo o meno».

Addio ragazzi della Via Paal … tra un po’ – andando avanti così – potrà sembrare fantascienza.

Demata