Tag Archives: assistenza

Milton Friedman, assistenza e previdenza: fu solo un problema di traduzione in italiano?

20 Feb

Forse, Milton Friedman avrebbe votato a favore del Reddito di cittadinanza e, chissà, contro la Quota 100, ma a condizione – assoluta e preliminare – di riformare l’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale.

Ricordiamo che il famoso Nobel per l’Economia nei suoi interventi si riferisce sempre al sistema statunitense in cui Welfare e Social Security sono programmi diversi, ambedue finalizzati a fornire reddito a chi ne è bisognoso.

La Social Security equivale ai Contributi che tutti i lavoratori versano per tutta la vita alla Pubblica Amministrazione, in cambio della garanzia di sussidi di previdenza o ai superstiti.
Il Welfare, viceversa, è finanziato dalla leva fiscale (Tasse) e riguarda i residenti poveri, anziani o disabili, oltre ai lavoratori che non possono esercitare un proficuo lavoro per una malattia grave.

Semplificando, la Social Security equivale ad una Previdenza pubblica obbligatoria per i lavoratori e il Welfare ad una sorta di Assistenza pubblica universale. Vengono spesso confuse perchè non di rado la medesima Pubblica Amministrazione sovraintende ad ambedue i programmi.

Questa sovrapposizione (percepita o reale che sia non solo negli USA), ha causato quello che fin dagli Anni ’70 viene chiamato il ‘pasticcio del Welfare’ e che … noi italiani siamo riusciti dal 1974 e ad oggi a complicare in modo esemplare, viste le competenze dell’Inps, delle Regioni, del Ministero per la Salute e pure quello del Lavoro, senza dimenticare i Comuni e gli Enti o l’onnipresente Ministero dell’Economia e delle Finanze, che, in pratica, … attingono tutte al Debito Pubblico.
E non è che in Francia stiano messi molto meglio, in termini di competenze incerte e/o sovrapposte.

Infatti, Milton Friedman – nonostante sia stato il maggiore studioso di questa ‘dinamica’ etica, sociale e finanziaria, ricevendo un premio Nobel – non sembra sia stato tradotto in francese, mentre buona parte delle traduzioni italiane risalgono ad almeno quarant’anni fa, cioè a quando le sue idee vennero alla ribalta con l’avvento di Margaret Hilda Thatcher, mentre ancora c’era la Guerra Fredda.

Traduzioni, dunque, che sarebbe opportuno verificare oggi, senza lo ‘spirito di fazione’ e le ‘strilla’ di quell’epoca.

Ecco come potrebbe essere tradotto oggi Milton Friedman in lingua italiana, senza il rischio di generare gli equivoci che hanno condizionato l’Informazione e la Politica negli Anni ’70.

“Sono favorevole a tagliare le Tasse in qualsiasi circostanza e con qualsiasi pretesto, per qualsiasi motivo, ogni volta che è possibile. Il motivo è perché credo che il problema centrale non siano le Tasse, il grande problema è quanto si consuma (spending), cioè la Spesa.

La domanda è: “Come contenere i Consumi dell’Amministrazione (government)?”

I consumi dell’Amministrazione pubblica ora ammontano a quasi il 40% del reddito nazionale, senza contare le spese indirette mediante regolamenti e cose simili. Se le si includono, si arriva a circa la metà. Il vero pericolo da affrontare è che quella cifra aumenterà e aumenterà.

Io credo che l’unico modo efficace per contenere questa cifra è quello di contenere l’ammontare della rendita fiscale (income) che ha l’Amministrazione.
Il metodo per farlo è tagliare le Tasse.

La diffusa insoddisfazione nei confronti del programma di assistenza pubblica – con il cosiddetto “pasticcio del Welfare” – ha prodotto numerose proposte di riforma drastica, tra cui gli interventi presidenziali al Piano di Assistenza Familiare.
D’altra parte, l’attrazione acritica (complacency) per la sicurezza sociale si riflette nella pressione per estenderla ancora oltre.

Il mio atteggiamento nei confronti dei due programmi è quasi al rovescio (ndr. cioè possibilista verso il Welfare e antagonista verso la Previdenza obbligatoria).

Per quanto il pasticcio del Welfare sia nocivo, almeno l’assistenza pubblica va principalmente alle persone bisognose che hanno un reddito inferiore rispetto alle persone che pagano le tasse per finanziare i pagamenti.
Il Welfare (system) ha ampiamente (badly) bisogno di riforme, ma al momento esso assolve ad una funzione sociale essenziale. Sembra impossibile eliminarla subito, anche se la sua eliminazione dovrebbe essere il nostro obiettivo a lungo termine.
(ndr. Come vedremo più avanti lo scopo è sostenere il reddito (e il GDP cioè il PIL) per limitare la Povertà e per trasferire l’Assistenza fiscalmente detraibile alla Charity delle Fondazioni)

All’opposto, la Sicurezza Sociale (ndr. Previdenza obbligatoria) combina un Contributo altamente regressivo con benefici ampiamente indiscriminati e, nell’effetto generale, probabilmente ridistribuisce i redditi da persone a reddito inferiore o superiore. Credo che non assolva ad alcuna funzione sociale essenziale.
Gli impegni esistenti rendono impossibile eliminarla da un giorno all’altro, ma dovrebbero essere liquidati e risolti il prima possibile.

Io credo che un programma in grado di dare reddito alle persone, di finanziarle, dovrebbe avere la possibilità di essere testato. Un programma di questo tipo sarebbe molto meno costoso di quelli che abbiamo ora e potrebbe funzionare meglio nell’aiutare le persone.

Abbiamo una responsabilità verso il contribuente e non solo per le persone povere. La persona che paga le tasse ha tutto il diritto di richiedere, se paga le tasse per aiutare qualcuno, che ci sia qualche evidenza che quella persona ha bisogno di aiuto. 

Direi che la nazione non può essere generosa con nessuno. Solo le persone possono essere generose.
La generosità è un tratto umano, individuale, non un tratto collettivo.

Nessuna generosità (ndr. generosity = prodigalità) è implicita nell’imporre tasse a qualcuno, per aiutare qualcun altro.
Non è questa la generosità
(ndr. generosity = liberalità).”

Dunque, l’idea di Milton Friedman (se letto in lingua inglese e conoscendo il sistema statunitense) era quella di una società nel suo intimo attenta alla Coesione Sociale e sensibile all’Assistenza di chi ne ha bisogno, che interviene senza prodigalità, cioè la generosità acritica, ingiusta verso chi versa le risorse per l’Amministrazione, e che riconosce ed agevola la liberalità, cioè la vera solidarietà intesa come impegno individuale per uno scopo collettivo.

Soprattutto, per Milton Friedman l’Assistenza pubblica era – a chiare lettere – un esigenza intriseca alla Società umana e, comunque, da assolvere tramite il Pubblico, finchè necessario. Viceversa, non lo era la Previdenza obbligatoria, essendo tali “contributi previdenziali” una sorta di tassazione recessiva e potenzialmente iniqua, rispetto ai “versamenti al sistema assicurativo” ed alle ‘detraibilità fiscali’.

Noi, in Italia, tra Prima, Seconda e attuale Terza Repubblica abbiamo fatto e stiamo continuando a fare esattamente il contrario, vero? Anche adesso procedendo con la Quota 100 e il Reddito di cittadinanza senza ristrutturare l’Inps e con pochi poteri nazionali sulle Regioni, esattamente come nel 1974 con le Mutue e le Casse.
Sarà per questo che il Debito cresce, il Pubblico arranca e gli italiani in un modo o nell’altro sono insoddisfatti e preoccupati?

Demata

(Nota bene: è consentita Libertà di copiare, distribuire o trasmettere questa traduzione a condizione di menzionare il Traduttore. E’ negata la Libertà di riadattare questa traduzione)

—-

Testo originale in inglese

I am in favor of cutting taxes under any circumstances and for any excuse, for any reason, whenever it’s possible.

The reason I am is because I believe the big problem is not taxes, the big problem is spending.

The question is, “How do you hold down government spending?”
Government spending now amounts to close to 40% of national income not counting indirect spending through regulation and the like.

If you include that, you get up to roughly half. The real danger we face is that number will creep up and up and up.

The only effective way I think to hold it down, is to hold down the amount of income the government has.
The way to do that is to cut taxes.

Widespread dissatisfaction with the public assistance program — with the so-called welfare mess — has produced numerous proposals for drastic reform, including the President’s proposed Family Assistance Plan now before the Congress. On the other hand, general complacency about social security is reflected in pressure to expand it still farther.

My own attitude toward the two programs is almost the reverse. Bad as the welfare mess is, at least public assistance does go mainly to needy persons who are at lower income levels than the persons paying the taxes to finance the payments. The system badly needs reform but, at the moment, it serves an essential social function. It seems impossible to eliminate it promptly, even though its elimination should be our long-term objective.
On the other hand, social security combines a highly regressive tax with largely indiscriminate benefits and, in overall effect, probably redistributes income from lower to higher income persons. I believe that it serves no essential social function. Existing commitments make it impossible to eliminate it overnight, but it should be unwound and terminated as soon as possible.

I believe that a program which is going to give income to people, which is going to give funds to people, should have a means test. I believe we have a responsibility to the taxpayer and not only to poor people.

I believe that the person who pays taxes has every right to require that, if he pays the taxes in order to help somebody, there be some evidence that that person needs help.

A program of that kind would be vastly less expensive than the ones we’ve now got. It would do a better job of helping people. In my view, the task of people like Mr. Cohen and myself is not to speculate about what people will do if they don’t have leadership but to try to provide leadership in order to obtain the kind of good program that would achieve our objectives.

I would argue that the nation can’t be generous to anyone. Only people can be generous. Generosity is a human, individual trait, not a collective trait. There is no generosity involved in my imposing taxes on you to help him. That is not generosity.

Salute: chi è Renato Balduzzi

16 Nov

Il professor Renato Balduzzi è il nuovo ministro della Salute italiano.

Dal 2002 al 2009 è stato presidente nazionale del Movimento ecclesiale di impegno culturale (MEIC, già Movimento Laureati di Azione Cattolica) e attualmente è componente per l’Italia dello European Liaison Committee di Pax Romana-Miic (Mouvement international des intellectuels catholiques) – Icmica (International Catholic Mouvement for Intellectual and Cultural Affairs).

Costituzionalista ed esperto di diritto sanitario, ha ricoperto l’incarico di Capo dell’ufficio legislativo del Ministero della sanità dal 1997 al 1999, presiedendo altresì la Commissione ministeriale per la riforma sanitaria.

Sappiamo tutti come è andata a finire quella riforma: più caos, meno servizi, più sprechi, più tagli, meno diritti, più costi.

Una riforma, quella sanitaria, che non era errata nei presupposti giuridici, quanto nelle managerialità, nei protocolli e nelle procedure.
Ci saremmo aspettati un tecnico e non un giurista, visto che i principali problemi che si abbattono sui nostri malati sono di tipo organizzativo, gestionale, procedurale, operativo.

Il postino bussa sempre due volte … speriamo che, almeno stavolta ci sia anche qualcosa per i malati, nel “pacco” di Natale, e non solo per i medici.

originale postato su demata

PD a San Giovanni: una manifestazione pacifica

6 Nov

A due settimane dalla guerriglia dei Blck Bloc, Piazza San Giovanni è tornata a riempirsi di gente, il popolo del PD, dimostrando che si può manifestare per ore anche senza sfilare in corteo, come il sindaco Alemanno aveva imposto.

Un primo ed evidente dato che dovrebbe convincere anche i non pochi politici del PD accorsi, 24 ore prima, in soccorso di 500 studenti romani, bloccati dalla polizia per un corteo non autorizzato.

Speriamo che questo sia l’inizio d una riflessione e di una moratoria generalizzata sulla necessità (in un mondo di 7 miliardi di persone, di manifestare la propria opinione senza turbare l’attività di quei cittadini che la pensano diversamente.
A prescindere da vandalismi e violenze, bloccare strade, treni, ambulanze, persone al lavoro non è più tollerabile: i danni per la società intera sono troppo elevati rispetto al “diritto” (presunto) di una limitata parte dei cittadini di sfilare nelle zone strategiche delle nostre metropoli per ore ed ore.

La Costituzione garantisce lo sciopero, la libertà di riunione, il diritto d’opinione, cose che non richiedono necessariamente sfilare in corteo, che dovrebbe rimanere un evento straordinario, rispetto ad un’ordinarietà fatta di incontri pubblici, di scambi d’opinioni, di resistenza eventualmente passiva (lo sciopero).

originale postato su demata

Roma, la Val di Susa ed il Fight Club

23 Ott

Ad una settimana dalla manifestazione convocata dal Partito della Rifondazione Comunista ed altri, che ha coinciso con l’ennesima devastazione di Roma a causa di “black bloc infiltrati”, gli arresti si contano ancora sulla punta delle dita.

In tutto tredici, incluso un gruppetto di amici dei Castelli Romani dall’aspetto dark e che poco sembra avere a che fare con gli scontri, l’ormai arcinoto Er Pelliccia, lanciatore di estintori in Mondovisione, ed un antiTAV, già noto alle forze dell’ordine. Dimenticavo, c’è anche un giovane lavoratore rumeno, forse lì senza scopi violenti, pensando che a Roma sarebbe stato come a Madrid o Londra.

Arresti tutti da perfezionare, sia per gli aspetti legati alle indagini sia per quanto relativo il dato antropologico generale .

Da un lato è impensabile che chi si vesta di nero, per altro colore principe della moda e delle discoteche, debba cambiarsi d’abito prima di andare ad una manifestazione. Sono i black bloc ad aver trasformato “il nero” in una divisa, ma è la polizia a cadere, eventualmente, in equivoco.

In secondo luogo, Er Pelliccia. Un ragazzo a modo per i genitori, un pericoloso soggetto a vedere le foto. Ventiquattro anni ed, a leggere gli articoli, non sembra lavorasse o studiasse. Non ho capito perchè i genitori siano così stupiti di ritrovarsi, purtroppo per loro, il “mostro” in prima pagina.

Un “non sembra lavorasse o studiasse” che ritorna con persistenza dalle tante interviste televisive di questi giorni, fatte a leader di base della cosiddetta “rivolta sociale”. Un ripetersi di “lavoro che non c’è”, “di crisi che affama il popolo”, “di abbandono da parte dello Stato”; mai un dire “ho studiato non mi trovo nulla”, “ho cercato di inserirmi”, “ho fatto corsi”, “ho perso il lavoro perchè …”.

Una marginalità che vuole lavoro ma non cerca qualificazione e meritocrazia. Qualcosa di molto, molto diverso dagli “operai specializzati” della FIOM di Landini, questo va detto, e non si capisce perchè e per come Ferrero o Maroni vogliano metterli tutti assieme.

E qui arriviamo all’antiTAV arrestato ieri a Chieti, in procinto di partire, dopo Roma, per andare in Val di Susa, che si spera proprio venga condannato con severità se non collaborerà con la giustizia, facendo i nomi di tutto il network cui appartiene. Qualcosa di simile potrebbero, forse, fare gli abitanti della Val di Susa, dove finora i violenti hanno potuto contare sulla “non ostilità” della popolazione.

E’ dal G8 di Genova che abbiamo dovuto prendere atto dell’esistenza di questi personaggi. All’epoca, l’attenzione fu distolta dalla morte di Carlo Giuliani e dai pestaggi avvenuti nella scuola media, ma pochi ricordano, ormai, che i fatti degenerarono anche perchè le Tute Bianche rifiutarono, ad assalti già iniziati più avanti, il momentaneo alto là delle forze dell’ordine.

Oggi, abbiamo un piccolo network di “teste calde” che si ispirano al noto film “Fight Club”, è da lì che prendono la “divisa nera”, è quello lostile dei piccoli devastatori di scuole medie e superiori, è quella la divisa in black che “sfoggia” Er Pelliccia con i due amici ai giardinetti.

Fight Club è una parola a doppio senso, ricordiamolo, e significa sia Circolo del Combattimento sia Fascio (mazza fasciata per l’esattezza) da Combattimento …

Siamo partiti col legittimare gli Antagonisti e con il coccolare Ultras e Centri Sociali ed, oggi, siamo ai piromani ed agli iconoclasti.

Ci siamo persi qualcosa?

originale postato su demata

Una proposta di D’Alema: vincere col 60% dei voti

18 Ott

Che ci sia aria di elezioni “anche se Silvio non vuole” è chiaro a tutti, persino a “Silvio”, che, altrimenti, non si dibatterebbe come sta facendo.

E così andando, arriva, immancabile, la proposta di Massimo D’Alema (Pd) in una intervista rilasciata al Corriere della Sera: “Un’alleanza in grado di valere almeno il 60% dell’elettorato. Un nuovo centrosinistra capace di andare oltre il vecchio Ulivo.”

Il bello dei numeri è che son fatti per essere contati e 60% è una cifra enorme che sottintende molte cose.

Infatti, raccogliere una tale percentuale significa ottenere il consenso di 20-22 milioni di italiani su circa 37 milioni di votanti totali, con un astensionismo al di sotto del 20%.

Considerato che, alle Politiche del 2008, PD e IdV raccolsero circa 13 milioni di voti, il passo è palesemente lungo: mancano 9 milioni di voti.

Esattamente quelli che raccoglieranno, molto prevedibilmente, Sinistra e Libertà di Vendola e l’Unione Democratici di Centro di Casini

Infatti, se l’apporto di SEL sottrae voti al Partito Democratico ed all’Italia dei Valori, un’eventuale alleanza o desistenza elettorale “a sinistra” si trasformerebbe in una utile compensazione di voti (2-3 milioni) per la coalizione.

Va da se che ciò rende impraticabile il coinvolgimento dell’UdC di Casini, da cui dovrebbero arrivare, con l’API di Rutelli, quei 4-6 milioni di voti che servirebbero alla proposta dalemiana per essere praticabile.

Di tutte queste congetture, tali restano senza sondaggi e statistiche, non mi resta altro che un “atroce dubbio”: e se, dinanzi ad una alleanza UdC, IdV, PD, SEL + sindacati, il popolo italiano sentisse puzza di consociativismo o trasformismo e ne venisse fuori un voto impazzito? Fu proprio questo fattore che, agli albori della Seconda Repubblica, creò le premesse per l’entrata di “Berlusconi in politica” e, poi, per il consolidamento del Berlusconismo.

Non è un caso che D’Alema sottolinei, quasi prendendo le distanze da se stesso, che questo singolare aggregato di partiti dovrebbe iniziare col “definire un progetto alternativo di governo, non una mera alleanza elettorale.”

Oltre l’Ulivo, ripetendo l’Ulivo? Forse si.

Utile aggiungere che Massimo D’Alema si è detto “positivamente colpito da Alessandro Profumo”, il creatore di quell’Unicredit che oggi ha outlook negativo, e considera, ancora oggi proprio mentre l’Euro traballa, Romano Prodi “una risorsa”.

Intanto, l’UDC vince in Molise, alleato del PdL, che, in quella regione, non ha voluto Berlusconi capolista …

originale postato su demata

Black Bloc a Roma e la Sinistra divisa

18 Ott

La Repubblica riporta che, riguardo l’aiuto da dare alle forze dell’ordine, la posizione di Ateneinrivolta: “Assolutamente no, siamo contro ogni tentativo di repressione e criminalizzazione del movimento”.

Va da se che un’organizzazione che non intende collaborare con le forze dell’ordine non può convocare cortei e manifestazioni, in un paese democratico e legalitario. Qualcuno dovrebbe spiegarlo agli studenti degli atenei in rivolta …

Una posizione che non trova una netta e legalitaria contrapposizione a Sinistra, dato che, tra le tante organizzazioni che hanno emesso comunicati, solamente la Rete Universitaria Nazionale e la Federazione degli Studenti non mostrano  “sulla necessità di aiutare le forze dell’ordine, nessun tentennamento: “Si, le aiuteremo”. Le motivazioni: “Chi ha sfregiato la giornata di sabato sapeva di non poter convivere con questo movimento, dunque ha preso piazza S. Giovanni con la forza.”

Riguardo le devastazioni e gli incendi di sabato scorso a Roma, ricordiamo che si sono così espressi:

  • Valentino Parlato sul Manifesto, “A Roma ci sono stati anche scontri con la polizia e manifestazioni di violenza. Meglio se non ci fossero state, ma nell’attuale contesto, … aggiungerei: è bene, istruttivo che ci siano stati. Sono segni dell’urgenza di uscire da un presente che è la continuazione di un passato non ripetibile”;
  • Pierluigi Bersani, segretario del Pd, “E’ indispensabile un rigoroso isolamento dai movimenti che hanno manifestato pacificamente di chi si è reso protagonista di questi gesti inaccettabili”;
  • Nicky Vendola, Sinistra e Libertà: “Minoranze di teppisti, di black bloc che sono in azione per togliere la scena agli ‘indignati”;
  • Beppe Grillo, leader a 5 stelle: “E’ andata esattamente come previsto. Bersani e Vendola hanno la stessa dignità di Ponzio Pilato”;
  • Paolo Ferrero, di Rifondazione Comunista: “Il movimento è stato stritolato da un’aggressione politica e anche fisica”;
  • Alberto Perino, leader No-TAV: “Io a Roma non c’ero. Non mi fido di quello che ho letto sui giornali”;
  • Antonio Di Pietro, leader Italia dei Valori: “Si deve tornare alla Legge Reale. Anzi bisogna fare la legge Reale bis”.

Posizioni a di poco contrastanti, specialmente se consideriamo che, da Perino a Di Pietro, passando per Grillo, Bersani, Vendola e Ferrero, si tratta di un’unica coalizione se solo andassimo a guardare come sono composte le giunte dei comuni.

D’Alema, intanto, parla di una possibile vittoria elettorale al 60% …

originale postato su demata

Indignati, con sdegno e senza rabbia

17 Ott

Se un osservatore alieno dovesse inviare un brief report sulla nostra Italia non avrebbe affatto l’imbarazzo della scelta nel condensare la situazione in alcuni fatti che parlano da se.

Il paese non ha attualmente una centrale di spesa e di monitoraggio autonoma rispetto al Governo, dato che non viene nominato il Governatore. Intanto, nonostante sia una nazione ricca e sostanzialmente operosa, la scadenza del default (insolvenza dello Stato) non è, forse, così lontana come si potrebbe credere.

Il Governo non ha una politica finanziaria visto che è andato sotto, giorni fa, proprio sul bilancio generale dello Stato. Tra l’altro, ricordiamolo, ha negato la crisi finanziaria, non ha tenuto fede al programma elettorale in materia di fiscalità e di infrastrutture e stava andando in ferie agostane, se non fosse arrivata l’Europa a ricordarci che c’era un disastro in corso.

Il Parlamento non ha una maggioranza, dato che il tutto, da un anno, si regge su una dozzina di voti ed anche meno. Il principale partito d’opposizione, il Partito Democratico, è alla paralisi e, salvo il gruppo che fa capo a Zingaretti, non avanza proposte e programmi da molto tempo. Anzi, ha recentemente fatto capire a chiare lettere che non intende agevolare la nascita di un governo tecnico per la legge elettorale e la finanziaria.

Il Presidente della Repubblica, un nobiluomo, non può sciogliere le Camere perchè non si può andare a votare con una legge elettorale che non funziona e non può avvicendare il Governo senza la collaborazione del Premier perchè glielo impedisce, naturalmente, la legge elettorale che non funziona.

I Sindacati non riescono a darsi una veste unitaria, oltre che garantire la democrazia interna, e, stando così le cose, non possono rappresentare unitariamente i lavoratori. La Confindustria continua a pensare agli investimenti ed alle infrastrutture senza chiedere anche interventi per garantire maggiore legalità nel paese, più celerità nei processi penali, più certezza della pena/sanzione per i disastri ambientali e gli infortuni sul lavoro.

La Società Civile ed i cittadini indignati vengono oscurati, nella piazza e nei media, prima da una torma di bandiere rosse, che protestavano “contro i tagli” (alla maniera greca, non in quella spagnola o inglese per intenderci), e poi da una banda di teppisti lasciati liberi di vandalizzare Roma e di assaltare i due o  tre esigui avamposti di polizia che c’erano, giusto per confermare ai media internazionali che di indignados in Italia non ce ne sono e che la drammatica deriva greca sta ispirando almeno una parte dei nostri giovani e meno giovani.

Naturalmente, in un dissesto del genere, una sentenza definitiva per un banale prestito non restituito può durare anche dieci anni, le Tasse sono al limite massimo sostenibile, la Sanità e l’Istruzione sono molto decadute, l’Agricoltura ci costa in sussidi quasi più di quanto produce, le strade sono scassate, pericolose e stracolme di cartelli,  i trasporti pubblici erano, ma non lo sono più, l’orgoglio del paese, i morti sul lavoro sono tanti e troppi, buona parte della dirigenza apicale è corresponsabile del disastro insieme alla classe politica. Ovviamente, le Mafie sono ben presenti in una buona metà del Paese, i fondi per l’Antimafia vengono decurtati ed alcuni accusati di rapporti con la criminalità organizzata o con dei cartelli finanziari occulti sono coperti dall’immunità parlamentare.

This is Italy, the Pizza Republic …

Questo, più o meno, è il quadro generale che un lettore straniero, acculturato e non superficiale, riceve dai media del suo paese e possiamo immaginare cosa stiano “captando” i ceti meno istruiti delle altre nazioni riguardo l’Italia ed il nostro “stile di vita”: mafia, disastri ambientali, donnine facili, corruzione diffusa, sanzioni poche e differite.

Dopo il (prevedibilissimo) fallimento della manifestazione romana degli autonominatisi Indignati, convocata però da anarchici e comunisti, all’Italia non resta altro che lo sdegno e l’indignazione, non la rabbia, della gente comune, che, ricordiamolo, non ama manifestare sotto la bandiera di alcuno e che in Italia non è ancora scesa in piazza, a differenza degli altri paesi europei.

Ed è proprio di queste persone che si sta nutrendo l’istanza di rinnovamento nelle altre nazioni: le persone comuni, quelle che facendo dei lavori ordinari sanno come funzionano le cose e come andrebbero cambiate.

Lo sdegno non può essere fermato da un manipolo di ragazzini violenti o da un legislatore inadeguato oppure dai media che non danno voce alle istanze concrete di riforme.

Ordinary people, common law: la Storia siamo noi, la Storia continua.

originale postato su demata