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Sanità: il disastro dei Commissari ad acta

13 Giu

La Costituzione italiana (art. 38) prevede che i lavoratori siano assicurati per malattia, invalidità e vecchiaia, non – viceversa, come normato ‘provvisoriamente’ nel 1974 – che le Regioni debbano sostituirsi al comparto assicurativo in condizioni di monopolio, vertendo su un enorme leva fiscale, producendo una notevole spesa pubblica, legiferando limiti alla libera scelta dei malati e/o la concorrenza delle aziende sanitarie.

Nel 2007, circa 30 anni dopo, dopo le Casse e le Mutue di allora, anche le Regioni (e specialmente alcune) si sono trovate non poter più sopportare costi e sprechi in uno scenario – successivamente emerso – di incoffessabili nepotismi politici e di abnormi regolamenti ed appalti sanitari.

La soluzione fu notoriamente anomala con il Commissariamento ad acta affidato allo stesso Governatore regionale la cui Giunta si era dimostrata incapace di intervenire adeguatamente.

Dieci anni dopo, nel Lazio, dove si è finora perpetuata questa modalità di gestione, assistiamo al profondo conflitto di interessi, oltre che alla sostanziale impotenza del cittadino / contribuente / paziente / elettore, e – soprattutto – alla superfetazione sistemica e la complessità di monitoraggio dei risultati, derivanti dall’essere la Regione praticamente tutto ed il contrario ditutto.

Infatti, nel settore sanitario, oggi la Regione Lazio è:

  1. luogo di rappresentanza civica e democratica,
  2. ente di governo politico,
  3. pubblica amministrazione erogatrice e autoritativa,
  4. assicuratore ai sensi dell’art. 38 della Costituzione,
  5. concessionario e datore del personale dei propri siti sanitari ceduti in gestione alle ASL,
  6. appaltatore di servizi e forniture,
  7. cofinanziatore dei servizi sociosanitari comunali,
  8. partner di enti universitari e fondazioni,
  9. commissaria di se stessa.

Un conflitto di interessi intrinseco alla soluzione ‘provvisoria’ del 1974, che pose nelle mani dei politici e delle lobby sanitarie il 9,9% del reddito di chi lavora e dovrebbe essere assicurato.

Un conflitto che la Riforma del Titolo V ha reso ‘istituzione’, determinando l’assicurazione sanitaria universale gestita dalle Regioni a carico di Iva, Irperf e Accise, ma anche che non vi fossero poteri sostitutivi verso quelle che – facenti funzione del comparto assicurativo – risultassero inadempienti, disorganizzate, corrotte, sprecone, anomale.

Un conflitto di interessi ancor pù accentuato dalla rinuncia della funzione politica, coincidente con l’affidamento della funzione commissariale al Governatore, da ormai dieci anni nel Lazio, senza delega dell’Assessorato alla Salute e senza il corrispettivo dibattito consiliare o mediatico.

Rinuncia alla funzione politica ed eclisse del confronto democratico, ma soprattutto ulteriore dissesto sanitario e finanziario: quel che decide il Commissario ad acta per il piano di rientro del Lazio di concerto con le direzioni sanitarie del Lazio, senza alcun confronto politico o mediatico, rappresenta il gettito degli aborriti Ticket e dell’Imposta regionale sul reddito, ma anche la metà del sovrapprezzo sulle merci causato dall’Imposta sul valore aggiunto e delle Accise sulle benzine … degli italiani.

Il tutto, magari, vantando per qualche anno bilanci regionali e monitoraggi di qualità ottimistici, mentre i debiti delle Aziende Sanitarie scorporate arrivano ad un miliardo e passa di euro, il rapporto medio medici-infermieri resta di 1 a 2 (invece di 1 a 3 come normale), il tempo medio dei Pronti Soccorsi è ampiamente superiore alle 12 ore, i tempi di prenotazioni da Recup avevano superato i sei mesi, quasi tutti gli interventi chirurgici non sono programmati, ma in urgenza.

Vogliamo sospendere il dibattito politico e consegnare la nostra Salute ad “un uomo solo al comando” anche a Napoli e in Campania? E vogliamo che i lavoratori, cioè i contribuenti – invece che da Casse e Mutue – debbano dipendere dalle decisioni del Governatore regionale di turno e delle lobby del personale sanitario?

Demata

Sanità USA: Obama, che vergogna!

13 Dic

Gli ospedali USA potranno negare l’assistenza agli anziani e malati cronici, per evitare le multe che Obamacare, la riforma sanitaria voluta da Mr. President, promette.

Incredibile, ma vero, la riforma di Barak Obama prevede che gli ospedali che riammettono i pazienti entro 30 giorni dopo che erano stati dimessi dovranno ora, in forza di una disposizione dell’Obamacare, pagare multe, che potrebbero costringere gli ospedali di tagliare i programmi che aiutano gli anziani, i poveri ed i malati cronici, che spesso ritornano in corsia dopo breve tempo.

Secondo uno studio di settore, “circa i due terzi degli ospedali che servono i pazienti Medicare, circa 2.200 strutture, saranno colpiti con sanzioni medie di circa 125 mila dollari per impianto durante il prossimo anno.”

Inutile spiegare a noi europei che questa disposizione è stata inserita in Obamacare come ‘equa’ misura di riduzione dei costi, ma, di fatto, costringerà gli ospedali per dare a poveri, anziani e malati cronici un’assistenza non adeguata.

I più colpiti saranno i grandi policlinici universitari a causa del fatto che questi ospedali sono spesso in prima linea con gli anziani e poveri, oltre ad essere gli unci che accolgono – anche a fini di ricerca medica – le persone con malattie rare o non diagnosticate che hanno costantemente bisogno di essere riammessi in ospedale per cure urgenti.

Come osserva Examiner, ” la nuova disposizione aggraverà lo stress che queste persone malate, dato che questi pazienti non possono essere certi che il loro trattamento sarà adeguato in caso di necessità di riammissione in ospedale dopo la dimissione. E gli ospedali che stanno subiscono la stretta finanziaria – a causa di tagli ai rimborsi da parte del governo federale – potrebbero essere costretti a limitare il livello di cure fornite durante la riammissione e dismettere pazienti molto prima che siano guariti”.

Inutile ricordare che i malati cronici sono i malati per antonomasia, malati per la vita, e che è davvero vergognoso proclamare l’assistenza sanitaria per tutti, come ha fatto Barak Obama, e poi tagliarla proprio ai cronici ed agli anziani.

Era difficile far di peggio dopo la riforma previdenza di Elsa Fornero che, in nome dell’equità, innalza l’Italia a record mondiale dell’età pensionabile per i lavoratori odierni, mentre i giovani non hanno lavoro e mentre 700.000 pensionati assorbono – senza aver contribuito a sufficienza –  quanto percepiscono altri 20 milioni di loro.
Ecco che arriva un nuovo primato dell’iniquità umana, quello di Barak Obama, che, in nome delle pari opportunità, vessa tutti i malati che abbiano ricorrenti necessità di ricovero o situazioni instabili e critiche, multando gli ospedali che li accolgono troppo spesso.

originale postato su demata